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Capitolo 40

"Sono nella foresta di Dean!" Phineas era giunto trafelato nel suo quadro della presidenza dove Severus e Artemisia si trovavano insieme, intenti a bere una bottiglia di rum e parlare degli eventi degli ultimi giorni.

"Severus devi farlo adesso e ricorda: devono prenderla coraggiosamente" lo chiamò all'ordine Albus. Senza dare spiegazioni Severus si alzò dalla sua posizione e recuperò da un supporto la spada di Godric Grifondoro, si smaterializzò immediatamente. Artemisia sconcertata e confusa fissò il punto in cui era sparito il suo compagno, cosa era andato a fare?

"Chi è nella foresta di Dean?" chiese incerta al preside Serpeverde, quello parve più confuso di lei. "Potter e gli altri, la Granger ha l'altro mio quadro nella borsetta, non lo sai?" No, non lo sapeva. In realtà sapeva poco dello svolgimento della guerra al di fuori dei ranghi di Voldemort, Piton in qualche modo la teneva più all'oscuro di quanto fosse mai stata.

Ci rifletté per alcuni momenti e poi si rese conto che per la prima volta era sola in quella stanza. Si rivolse dunque ad Albus. "Preside io non so cosa fare. Da quando sono qui mi sembra di essere in una bolla di tranquillità ma non è per questo che mi sono messa in gioco, mi sento inutile", un sorriso bonario sorse sul volto del preside "Artemisa cara, stai svolgendo esattamente il tuo compito, dare a Severus un motivo per combattere" la ragazza rimase turbata da quelle parole, Severus non combatteva per lei, e se si fosse trovato davanti alla scelta se vivere o morire e raggiungere Lei, non era certa di cosa avrebbe scelto.

"Non so ancora come salvarlo, ricordo dai libri di storia che il giorno è la battaglia di Hogwarts, che la causa sarà l'avvelenamento di Nagini, ma non so come fare e quel dannato serpente non è normale, non c'è un antidoto" stava per la prima volta nella sua vita chiedendo sinceramente aiuto, perché lei la soluzione non la vedeva e ci aveva già pensato giorno e notte.

"Arthur è sopravvissuto, al San Mungo l'hanno curato" fece presente Phineas che cercava a modo suo di aiutarla, "Quindi dovrei aspettare che tutto si verifichi e rischiare?!" il solo pensiero la terrorizzava e faceva arrabbiare.

"Se non troveremo altro penso che questa sia l'unica cosa da fare, ma tu prova a lavorare a qualcosa" anche Albus non aveva idee. Artemisia si guardò intorno come se l'idea potesse venirle da quella stanza, osservò un angolo vuoto dove era certa ci fosse stato qualcosa prima della morte di Silente. "La fenice! Le lacrime di fenice potrebbero essere un punto di partenza, non crede?" chiese speranzosa e il preside annuì ma nel suo volto si leggeva lo sconforto. "Purtroppo Fanny se n'è andata", "E non ha idea di dove possa essere adesso?" il preside ci pensò a lungo: "Le fenici sono animali straordinari, molto fedeli ai loro compagni umani, sospetto che la mia fosse stata legata a Godric prima di me perché è nei dintorni della sua città natale che l'ho incontrata. Era molto restia ad affidarsi a me, non possedevo il cuore più nobile di questa terra, ma lei ha percepito qualcosa perché ci incontrammo ancora e poi da un giorno all'altro non mi ha più lasciato, la lealtà è fondamentale per questi animali" rifletteva ad alta voce condividendo i suoi pensieri con lei.

"E non potrebbe tornare per Severus? Lui le è fedele!" tentò ma un sorriso intenerito nacque sul volto del vecchio preside. "Severus ha agito per me certo, ma la sua lealtà è sempre andata a Lily e a te" un vuoto nello stomaco la travolse nel momento in cui sentì per la prima volta il nome della donna amata da Piton, se Silente l'avesse fatto di proposito o meno non lo sapeva, ma di certo le fece male. 

"Avanti" disse distrattamente quando un deciso bussare alla porta la distolse da alcuni fogli su cui stava scrivendo. Una massa di capelli rossi varcò la porta del suo ufficio, paonazza in viso per la rabbia. "Non ho fatto nulla di male, i Carrow stavano torturando Canon non potevo non intervenire". "Questo lo so" rispose annoiata. "E allora per quale motivo mi ha messa in punizione?!" Ginny Weasley era una furia quando pensava di aver subito un'ingiustizia e i suoi toni non erano mai moderati rispetto al contesto. "Perché ti avrebbero punita loro e perché dovevo parlarti". "Quindi niente punizione?" chiese interdetta la ragazza sbollendosi improvvisamente. "Niente punizione, ora siediti", fece come le era stato detto.

"Ne parlai con Neville ma per me avere contatti con lui è complesso perché non sta nella mia classe, tu invece sì e so già che sei pronta a combattere se necessario". Pochi giorni prima aveva raggiunto Neville in infermeria e gli aveva proposto di rimettere in contatto l'ES. La ragazza aprì bocca per parlare ma fu taciuta da un gesto della mano. "Avete pensato a un modo in cui io possa raggiungervi? Se non potrò aiutarvi personalmente vi fornirò il materiale da cui studiare"

"Noi avremmo pensato a qualcosa, la stanza si collega con un passaggio alla Testa di Porco, è un bar squallido, dove non va mai nessuno. Però è ad Hogsmead che è continuamente sorvegliata. Noi siamo bravi, ce la caviamo da soli, ci servirebbe solo che lei venisse di tanto in tanto a controllare e spiegarci qualcosa di più avanzato ma non c'è bisogno venga ogni volta" spiegò la ragazza cercando di non dimenticare nulla di ciò che si erano detta con Neville, Luna e gli altri.

"Benissimo, allora mi faccia sapere quando volete iniziare, verrò al primo incontro e poi un mese dopo", "Noi vorremmo iniziare questo fine settimana se a lei va bene".

Non appena Ginny ebbe lasciato la stanza le fiamme del suo camino si fecero smeraldine e ne uscì Piton. "Che ci faceva la Weasley qui?" chiese inquisitorio. "E come lo sai?" chiese esterrefatta ma poi guardò la cornice sopra il camino e collegò "Phineas", "Gli chiedo di controllare prima di venire qui, non vorrei farlo con Minerva o Vitius presenti", "Nessuno di loro viene qui, le tue vecchie stanze fanno ancora paura, sono io che vado da loro" spiegò infastidita dal fatto che la sua privacy venisse violata.

"Non hai comunque risposto alla mia domanda" le fece notare. Artemisia inspirò profondamente cercando il modo di uscire da quella situazione: "Io non ti chiedo come stai agendo con Potter, per favore, fai lo stesso". Piton fu indisposto da quella risposta ma dovette farsela andare bene. Per una volta, si rendeva conto, era lui a dover rispettare i silenzi degli altri e non il contrario. Si chiese se fosse così frustrante anche quando era lui a rispondere in maniera così schiva e indisponente.

"Come preferisci" le disse gelido. Ma ne seguì una piacevole serata in cui parlarono di tutt'altro e accantonarono il pensiero della guerra, ignorando entrambi i problemi e le responsabilità che si stavano assumendo singolarmente.

Era giunta ad Hogsmead in tarda serata, le strade innevate della cittadina erano semideserte e le uniche figure che si incontravano erano nere e incappucciate. Lei camminava spedita e risoluta, ostentando una sicurezza che non aveva, si dirigeva alla Testa di Porco che si trovava leggermente fuori centro.

"Signorina, dove sta andando?" una voce aggressiva la raggiunse e fu obbligata a fermarsi, alzò gli occhi al cielo e si guardò intorno. "Cammino per una libera città magica, è forse vietato?"

"Non le ho detto questo, le ho chiesto dove stia andando" insistette la persona di fronte a lei. Artemisia sospirò esausta: "Ti mostro il mio se mi mostri il tuo. Ah perdonami, forse non sei neanche marchiato". A quelle parole l'uomo di fronte a lei sussultò e la sua espressione si fece colpevole. Molte delle persone che battevano Hogsmead per ordine del signore oscuro erano talmente insignificanti da non avere neanche il marchio. I mangiamorte erano una gerarchia a piramide e solo in pochi avevano quell'onore.

"Mi perdoni signora, se me ne desse conferma potrei lasciarla andare senza ulteriori domande" aveva cambiato totalmente approccio. La donna sbuffò e con un gesto rapido scoprì l'avanbraccio sinistro, l'altro trasalì e come aveva promesso la lasciò proseguire senza aggiungere altro.

Una volta all'interno del bar fu un riflesso spontaneo quello di coprirsi il naso. C'era puzza di alcool mischiata a odore di capra, e ciò impregnava tutte le pareti. Un uomo stava al bancone, aveva una lunga barba grigia e quando alzò lo sguardo verso di lei stupito che qualcuno fosse entrato a quell'ora Artemisia ne riconobbe subito il colore azzurro.

"Lei deve essere Aberforth, dico bene?", "Si, sono io" rispose l'altro schivo. "Ho un appuntamento, ad Hogwarts". "Ah certo, i ragazzi mi hanno avvertito" pian piano si stava facendo più amichevole. La condusse sul retro dove un grande quadro copriva una parete, una ragazza molto giovane vi era raffigurata e dedusse fosse Ariana Silente. Dietro quella cornice si nascondeva un tunnel molto lungo che lei imboccò. Camminò per qualche centinaio di metri con solo la luce della bacchetta a illuminarle il cammino, poi giunse a una maniglia che afferrò e spinse con decisione. Insieme alla luce fu inondata da applausi e si trovò davanti una trentina di ragazzi di qualsiasi età.

"Vi prego, con calma, non sono abituata a un tale benvenuto" rise insieme agli altri e le sembrò di essere tornata una studentessa. Ginny le venne in soccorso per scendere dalla posizione rialzata in cui si trovava, anche Neville le andò incontro. "Dov'è Luna?" chiese preoccupata e dalle espressioni degli altri capì che non era un buon segno. "Non è tornata dopo le vacanze e il Cavillo ha smesso di pubblicare il suo settimanale, siamo molto preoccupati". Quella notizia la inasprì ma non proseguì su quell'argomento facendo segno che era pronta a mettersi a lavoro.

"Bene, possiamo cominciare" decretò la Weasley facendo tacere tutti nella stanza, "Questa è la professoressa Carter, quasi tutti la conosciamo, i più giovani non sanno però che lei era tra le studentesse più brillanti di Hogwarts, si è offerta di aiutarci dunque massima attenzione" dopo quella presentazione Artemisia era un po' in soggezione ma si ricompose ed iniziò.

"Ci troviamo in un periodo di guerra, è illudersi pensarla altrimenti, dunque risulta necessario imparare a difendersi, e ad attaccare- sottolineò quell'aspetto- nei prossimi mesi non ci troveremo davanti a situazioni facili e potremmo essere chiamati a combattere, per questo sono apparsi opportuni questi incontri. Ora vorrei sapere quanti di voi sanno disarmare?" tutti alzarono la mano. "Quanti di voi sanno schiantare" tutti alzarono la mano. "Quanti produrre un patronus?" tutti alzarono la mano.

Si voltò verso Ginny e Neville che la affiancavano "Mi avete portato un livello abbastanza alto" annuirono convinti e qualche risata attraversò la stanza.

"Benissimo. Immagino sappiate tutti cosa cono le maledizioni senza perdono" tutti alzarono nuovamente la mano. "Quanti le hanno mai praticate?" sta volta nessuna mano si alzò. "Lavorerete su questo. In uno scontro con i mangiamorte non ci sono regole, si combatte per la vita e bisogna essere pronti a tutto. In uno scontro sono fondamentali cruciatus e anatema che-"

"Ma non rischiamo Azkaban per queste?" chiese una ragazza preoccupata nel mezzo del gruppo. "Nessuno verrà a sindacare se ucciderete un mangiamorte durante lo scontro" la rassicurò Artemisia.

"Oltre queste imparerete scudi potenti e, fondamentali, le magie non verbali" un coro di dissenso partì da più punti. "Lo so che sono difficili, che sono frustranti, che è più comodo pronunciare la formula, ma vi assicuro che vi possono salvare la vita"

"Ma che cambia! In uno scontro non si ha il tempo di pensare a cosa sta dicendo l'altro!" si lamentò un ragazzo. Artemisia alzò gli occhi al cielo per l'ennesima volta quella giornata e disse chiaramente: "Incarceramus", il ragazzo in questione mosse la bacchetta di fronte a sé producendo un debole scudo che però assorbì il colpo. Un attimo dopo un fiotto di luce rossa guizzò dalla bacchetta di Artemisia sbalzandolo molti metri indietro. "È riuscito a parare questo?" chiese risoluta l'insegnante che si incamminava verso il ragazzo per aiutarlo a rialzarsi. "No" ammise lui rosso in volto.

"Questo è il vantaggio che vi danno gli incantesimi non verbali. Se proprio non riuscite a tenere la bocca chiusa almeno sussurratelo, non fatevi sentire" spalancò le braccia esasperata mentre parlava.

"Vi ho portato alcuni vermicoli, vi eserciterete su di loro con le maledizioni" vi osserverò per oggi, poi lavorerete da soli fino alla mia prossima visita"

Una scatola piena di vermicoli ammassati apparve al centro della stanza causando alcune reazioni schifate da parte degli studenti. Lentamente recuperarono quelle creature e la stanza iniziò a riempirsi di fiotti di luce rossa che però, nel migliore dei casi, facevano contorcere le creature alcuni secondi e basta. Ci sarebbe stato molto su cui lavorare. 

"Le cose procedono bene, i ragazzi sono capaci e determinati" disse a Rolanda una mattina mentre stavano nelle stanze della professoressa di volo. "Mi fa piacere sentirlo. Anche Vitius e Pomona sono d'accordo ma Minerva è preoccupata, non vorrebbe coinvolgerli se si dovesse verificare uno scontro". "Temo sia una decisione che spetti a loro, Hogwarts è anche la loro casa e sono loro che vivranno il regime del signore oscuro qualora dovessimo perdere". Vide l'altra trasalire e incupirsi, si affrettò dunque a rassicurarla: "Ma sicuramente non accadrà, abbiamo molti maghi e streghe capaci dalla nostra parte". L'espressione dell'altra però non cambiò. "Rolanda che c'è?" si accorse che era restia a risponderle. "Niente è che... solo Piton lo chiamava Signore Oscuro, e beh... lui è uno di loro" solo allora si rese conto dell'errore. "Io- doveva trovare in fretta una scusa e decise di puntare su una mezza confessione- è vero che io e Piton eravamo in rapporti molto stretti a scuola, abbiamo parlato tanto in quegli anni e ho involontariamente assimilato alcuni suoi modi di esprimersi"

Un sorriso amaro apparve sul viso di Madama Bumb: "Mi risulta così strano pensare che Severus..." volle dire il suo nome come lo aveva pronunciato quando erano ancora amici e lui non si era rivelato un traditore "... si fosse aperto con qualcuno. Devi averne sofferto molto quando hai scoperto ciò che ha fatto". Artemisia decise di non rispondere, si limitò ad annuire con il capo. Vedeva in tutti i suoi colleghi una delusione profonda, in qualche modo erano stati tutti affezionati a Piton e il suo tradimento li aveva devastati. Se solo avessero saputo la verità.

"Ti va di raccontarmi com'era con te? Com'è che vi siete avvicinati?" le chiese Rolanda desiderosa di rievocare il ricordo di momenti più lieti, l'altra rimase sorpresa da quella richiesta. "Oh beh, all'inizio era il solito Piton, anche peggio perché ero arrivata da poco ed ero molto più preparata degli altri, immagino che questo gli desse fastidio" quelle parole scaturirono una leggera risata da parte dell'altra. "Poi, ma questo lo sapevate tutti nel corpo docenti, Malocchio che però era Cruch Jr cercò di avvicinarmi, e Silente decise di affidarmi a Piton per la mia sicurezza"

"Non ne sapevo niente. Non eri tornata in America?", "Oh no, lì non mi resta nessuno, entrambi i miei sono morti" non sapeva perché si stesse aprendo così tanto con Rolanda ma aver trovato qualcuno con cui parlare, tra qualche bugia e qualche verità, la stava facendo sentire più leggera.

"Mi spiace molto", "Non fa niente, l'ho superata, però anche questo ci ha avvicinati, me e Piton, il fatto di essere entrambi soli". "Ti ha raccontato della sua famiglia?" era realmente stupita, lei stessa ne sapeva poco, forse solo Minerva e Silente conoscevano tutta la storia. "Si, quando si è costretti a una convivenza le opzioni sono o ignorarsi o parlare. Mi ha istruita lui personalmente, su ogni materia, soprattutto le pozioni ovviamente. È stato il mio maestro, per quanto ad oggi non è un vanto" lo disse con sincera tristezza, che intenerì anche l'animo focoso di Rolanda. "Severus è un mago incredibile, avere lui come insegnate è stato un privilegio, per fortuna tu hai saputo scegliere il lato giusto della guerra"

"Si, l'ho saputo scegliere" e anche lui, pensò, ma non poté dirlo.  

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