Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 35

La mattina successiva Artemisia si alzò dal letto trepidante, non sapeva cosa aspettarsi e soprattutto dubitava che avrebbe avuto la cattedra ma il Signore Oscuro così le aveva ordinato e così avrebbe fatto. Si vestì con abiti neri, voleva rispettare il lutto che sicuramente ad Hogwarts era ancora sentito, e si incamminò verso l'esterno. Si smaterializzò direttamente nei giardini della scuola, trovava assurdo come in un momento così delicato nessuno si fosse premurato di rialzare le barriere anti-smaterializzazione. Una volta giunta all'ingresso le parve che le fosse crollata una colonna addosso, avrebbe di nuovo percorso quei corridoi ma senza doversi preoccupare della morte intorno a lei. Come se avesse bussato al campanello, ma forse era successo qualcosa del genere, Gazza le corse incontro allarmato, la gatta al seguito.

"Intrusi! Intrusi!" urlava. "Gazza la smetta, non sono un'intrusa, voglio vedere la professoressa McGranitt" il suo tono risoluto fece tacere il custode che le si avvicinò circospetto. "Io mi ricordo di te. Eri la pupilla di Piton" lo disse con una punta di ribrezzo, "Preferirei non essere associata a quell'assassino" rispose ferma.

"Argus che succede?" la voce severa e stanca della professoressa li raggiunse da una scalinata e poco dopo la videro scendere reggendosi al corrimano. "Preside c'è una donna alla porta che la cerca", l'anziana la riconobbe subito e i suoi lineamenti si ammorbidirono. "Cara, prego entra, la scuola è deserta come mai sei qui?"

"Volevo parlare con lei di una cosa, nel suo ufficio se fosse possibile", l'altra parve interdetta ma le fece segno con la mano di seguirla. Percorsero i corridoi della scuola lentamente, Artemisia stessa rallentò il passo per godersi ogni angolo e la McGranitt parve capirlo perché seguì il suo ritmo, giunsero infine di fronte all'ufficio della professoressa di trasfigurazioni. "Pensavo avesse preso posto in presidenza" disse la ragazza mentre si accomodava di fronte la scrivania, "Devo confessarti di averci pensato ma di non esserci riuscita" fu la risposta provata e sincera.

"Di cosa sei venuta a parlarmi?" era arrivato il momento. "Professoressa io non ho passato molti anni in questa scuola ma mi ci sono affezionata moltissimo, i tempi duri che ci aspettano mi portano a volerla difendere. Volevo dunque chiederle una cattedra, potrei chiedergliene una qualsiasi pur di stare qui, ma ciò in cui sono davvero brava sono le pozioni, quindi se fosse possibile vorrei quella". L'anziana ascoltò tutto il discorso attentamente, poi sospirò.

"Signorina Carter, lei è molto giovane e possiede solo la certificazione MAGO", "Mi scusi ma devo interromperla" così dicendo estrasse da una tasca un attestato di conseguimento del Master in pozioni in Francia. Lei però era stata troppo poco tempo per ottenerlo sul serio e quella era solo una versione contraffatta.

"Si, allora, lei ha i requisiti necessari sebbene poca esperienza. Ma la cattedra di pozioni è già occupata, dal professor Lumacorno". "Non si potrebbe chiedere al professore? So che era in pensione già da molti anni quando Silente lo ha richiamato". La sua insistenza sfinì la McGranitt che richiamò in suo patronus e lo mandò da Horace.

Dopo pochi minuti il mago bussò alla porta ed entrò allegramente nell'ufficio. "Minerva, mi cercavi?", "Si, abbiamo qui una ex studentessa che tu purtroppo non hai conosciuto, Artemisia Carter". La ragazza si alzò in piedi e offrì la mano all'uomo che la strinse distrattamente.

"Salve professore, mi scusi se l'abbiamo disturbata, la colpa è mia. Vede dopo i MAGO ho approfondito gli studi di pozioni ed ero venuta a proporre la mia candidatura alla professoressa ma ho saputo che è già sua la cattedra. Non fa nulla era solo un tentativo" mentre parlava cercò il contatto visivo dell'uomo e non appena lo trovò suscitò in lui le immagini del castello in fiamme, uomini incappucciati di nero e maschere d'argento, fumo e morte a ogni sguardo.

Lumacorno impallidì ritenendo quelli dei propri pensieri sul futuro e rapidamente disse quasi balbettando: "No-no. Minerva io volevo chiederti proprio di lasciare il posto ma non volevo farlo in mancanza di uno sostituto, la situazione è già difficile per il corpo docenti, ma se qui abbiamo una giovane di buona volontà io mi ritirerei nuovamente in pensione"

L'espressione della Preside era allibita e delusa contemporaneamente, sapeva che Lumacorno fosse un pavido ma non pensava che avrebbe approfittato della prima occasione per ritirarsi dai giochi.

"Desidererei che prima tu verificassi la sua preparazione, su qualcosa di avanzato non i programmi di scuola" disse aspramente manifestando tutto il suo disappunto. "Oh certo. Signorina lei quando è libera?", "Quando vuole, le lascio il tempo di pensare a cosa lavorerò?", "Si, meglio. La settimana prossima dovrebbe andare bene"

Rientrò al Maniero poco dopo e subito si diresse dal Signore Oscuro, sarebbe stato più semplice se sulla porta non avesse incontrato Lucius. "Antonin mi ha detto cosa sei andata a fare", "E quindi?" cercava di mantenere una certa distanza. "Com'è andata?", "Abbastanza bene, aspetto conferma", "Me lo avresti detto? Se non fosse stato Antonin a dirmelo" Artemisia tentò di aprire la porta alle sue spalle spazientita da quel teatrino ma Lucius le bloccò il passaggio. "Allora?"

"Certo che te l'avrei detto Lucius, perché non avrei dovuto?", "Perché non vuoi accettare la tensione che c'è tra noi e allora mi eviti". Un rumore di tosse fece voltare immediatamente Artemisia e alzare lo sguardo di Lucius.

Severus Piton si trovava a pochi passi da loro attendendo a sua volta di poter entrare nella sala. "Se non vi è di eccessivo disturbo potreste darci un taglio con queste confessioni e farvi da parte?". Il biondo si spostò finalmente dalla porta permettendo a Piton di passare: "Che succede Lucius? Non accetti che una donna ti dica no?" glielo soffiò a un palmo dal viso e poi spalancò la porta facendosi strada all'interno. Artemisia che era ancora atterrita dalla scena gli andò dietro riuscendo a sfuggire a Malfoy.

Vide Severus prendere posto alla lunga tavolata di fianco al Signore Oscuro mentre lei rimase in piedi attendendo di ricevere la parola.

"Artemisia dunque? La cattedra?", "Mio Signore il professor Lumacorno ha subito accettato di lasciarmela, ma la professoressa McGranitt vorrebbe prima che venisse verificata la mia preparazione. Non penso che avrò particolari problemi, solo che ho portato un attestato di Master affinché non mi facessero troppe storie e...", "E tu, Carter, ovviamente il Master non ce l'hai" il commento pungente arrivò dalla destra del Signore Oscuro, dall'ultimo uomo che avrebbe voluto avere davanti in quel momento. "Non perché non ne sia in grado" rispose piccata. Purtroppo aver perso quella borsa di studio in Francia era una ferita ancora aperta, lei si era sempre dedicata allo studio e in esso vedeva il suo futuro, averci rinunciato per la guerra era l'ennesimo torto che la vita le faceva.

"Questo è da dimostrare", Artemisia gli sarebbe volentieri saltata alla gola se non ci fosse stato il Signore Oscuro ad assistere. Strinse i pugni fino a sentire le unghie nel palmo dolente e si costrinse a non rispondere. In tutto ciò Voldemort era silenzioso e studiava i due e il loro odio reciproco, fu dissolto da quella analisi dal suo servo più fidato che abbassò la voce rendendo impossibile alla ragazza udirli.

"Mio signore, la Carter conosce già molte cose che sarebbero sufficienti a farle superare questa verifica, tuttavia potrei propormi per colmare le lacune e indirizzarla su ciò che le verrà chiesto con maggiore probabilità", "È qualcosa che potrebbe fare anche da sola, la Villa è ricca di libri di pozioni molto avanzate", "Il materiale è molto ampio, è fondamentale che si focalizzi solo sulle cose che Horace potrebbe davvero chiederle, io ho studiato 7 anni con lui, so a cosa tiene e cosa ritiene superfluo", "Capisco, Severus."

"Artemisia, quando ti ha detto Lumacorno che vi vedrete", "Ha detto genericamente la settimana prossima" si affrettò a rispondere presa in contropiede da quell'improvviso rivolgersi a lei.

"Lavorerai con il professor Piton fino ad allora, inizierei da subito ma sta a voi l'organizzazione", a sentire quelle parole Artemisia sbiancò. Lei voleva evitarlo e si ritrovava a lavorare con lui per una settimana intera?

Furono congedati e Piton subito si avviò all'esterno senza rivolgerle il minimo sguardo o parola. "Quando ci dobbiamo vedere?" gli chiese andandogli dietro nervosa, ma non ebbe risposta. "Verrà lei qui o devo venire io da lei? E se è così dove?" ancora nessuna risposta.

"Come le è venuto in mente? Io non volevo vederla e lei non voleva vedere me". Il passo di Piton accelerò e con lui il suo. "Al contrario di ciò che pensa sarei stata assolutamente capace di farlo da sola" l'uomo si arrestò da un momento all'altro e si voltò a guardarla causandole ancora più rabbia. "E mi vuole rispondere?!" si sentì afferrare l'avanbraccio e dopo un attimo si smaterializzarono.

Si ritrovò nel mezzo di un salottino le cui pareti erano tappezzate di libri, una poltrona nera e consunta si trovava in un angolo con a fianco un tavolino con una lampada. "Ci vediamo adesso, a casa mia. È vero tu non volevi vedermi e io non volevo vederti ma alle volte le cose vanno diversamente da come vogliamo. E per ultimo il problema è un altro". Rispose a tutte le sue domande nel giro di pochi secondi e con un tono che non ammetteva repliche.

"E quale sarebbe questo problema?" chiese indispettita la ragazza incrociando le braccia al petto. "Che tu stai bloccando, secondo me inconsciamente, e stai cumulando troppe emozioni"

"Professore non dica sciocchezze", "Smetti di darmi del lei così tu smetterai di dire sciocchezze".

"Lei ha richiesto questa distanza, gliel'ho già detto. E poi io sto occludendo, e non bloccando, perché questo è il mio compito ed è l'unico modo che ho per restare viva"

"Ora sei in casa mia, nessuno ti ucciderà, smetti di occludere", "Non voglio farlo di fronte a lei" temeva seriamente che sarebbe esplosa e avrebbe detto qualcosa di avventato.

"Ma che diavolo dici, ti conosco meglio di qualsiasi altra persona, provaci", "No, non voglio Severus!" il suo nome buttato fuori in maniera così incontrollata lo allarmò immediatamente. Le si avvicinò lentamente mettendole una mano sulla spalla, tocco a cui lei si sottrasse, allora Piton lo ripeté ancora e ancora fin quando sotto quel contatto caldo e rassicurante Artemisia ci rimase.

"Ti devo chiedere scusa, sono stato ingiusto con te, ero arrabbiato con me stesso e con Albus, e ho riversato su di te la mia rabbia. Ti ho mancato di rispetto e svalutata, ti ho allontanata per l'ennesima volta e sono tornato sui miei passi come ho già fatto troppe volte. Ora ti prego se è per colpa mia, smetti di bloccare".

"Ti ringrazio per le tue parole ma adesso possiamo studiare? Io non sto bloccando, voglio solo passare questa cosa con Lumacorno e tornare ad Hogwarts."

"Perché vuoi così tanto tornare?", "Perché è casa mia e non voglio più stare a Villa Malfoy", mentre parlava vide Severus andarsi a sedere comodamente in poltrona.

"Ma è il posto più utile dove tu possa essere", la provocò, "Il Signore Oscuro me l'ha chiesto, non devo dare conto a te dei miei compiti" si stava innervosendo di nuovo.

"Silente non c'è, è a me che devi fare rapporto adesso", "Silente mi ha lasciata totalmente al buio per un anno intero"

"Io voglio avere maggiore controllo di Silente e ad Hogwarts saresti lontana da me", mentì perché nessuno sapeva ancora che sarebbe diventato lui il preside l'anno successivo, "Sarà ancora meglio allora".

Severus si sollevò dalla poltrona e le andò incontro stringendole il mento nella mano: "Pensi di essere capace da sola?", "Penso di averlo dimostrato". "Ora però hai bisogno di me per studiare" lo disse con un tono talmente strafottente che la reazione fu incontrollata.

"Non ne avrei avuto bisogno se non avessi dovuto sacrificare i miei studi per te! Per starti vicino, per supportarti, per farlo fino alla fine di questa dannata guerra. E mi dispiace se non ho fatto abbastanza, se ora ti porti un'altra morte sulla coscienza, avrei voluto fare di più, avrei ucciso io Silente al tuo posto"

"Non te lo avrei permesso" sussurrò Severus più a sé stesso che a lei, tanto che non fu udito.

"Sono stata lasciata sola un anno, in una casa di mangiamorte, senza che nessuno mi dicesse cosa fare. Ho avuto a che dare con Dolohov e con Bellatrix", a quel nome ebbe un brivido.

"Ogni giorno era solo malvagità e sofferenza, ho dovuto fare delle cose... ed ero talmente arrabbiata... e mai tu mi hai dedicato uno sguardo, solo quella notte in cui IO ti ho cercato abbiamo parlato, ma poi alle parole non sono mai seguite le azioni, e mi sarei voluta far bastare le parole ma i dubbi ti divorano comunque. E sono notti che non dormo perché ho paura che non mi perdonerai mai di aver baciato Lucius, ma trovare qualcuno che mi dedicasse attenzioni dopo la tua continua freddezza è stato quasi come tornare a sentire le sensazioni. Tu dici che io sto bloccando, ma cosa sto bloccando se il mondo intorno a me è tutto nero, non provo gioia da talmente tanto tempo che non so se riuscirei a produrre un patronus".

Alla fine di quel discorso calò un silenzio opprimente per entrambi. "È stato-?", "Solo un bacio, non è stato niente", Severus la guardò negli occhi e finalmente gli fu semplice il passaggio nella sua mente, non vi si inoltrò, non voleva vedere nulla, solo sapere che si fosse sbloccata.

"Com'era la cosa della gioia?" le chiese sarcastico e lei non ne capì il senso. "Forse ho esagerato ma veramente sono stati mesi terrib-"

Non concluse la frase che Severus la stava baciando, dopo mesi di lontananza era come tornare a respirare. Il petto le si riempì della più pura gioia e il cuore rimbombava come un tamburo in una chiesa. A un certo punto sembrò che lui volesse riprendere fiato ma lei gli si aggrappò con forza alla redingotte e lo tenne stretto a sé, piangeva lacrime calde mente gli carezzava le spalle e il viso ispido per la leggera barba.

"Non staremo più lontani, a settembre io sarò preside e tu insegnerai, ci faremo forza a vicenda proprio come dici tu" le sussurrò e a quelle parole seguì in tenero bacio sulla fronte.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro