Chapter 22
La mattina di Natale mi alzai fin troppo tardi, infatti quando scesi al piano di sotto trovai zio Dickie e Silena già a casa mia. Aprimmo tutti insieme i regali messi sotto l'albero addobbato con palline rosse e luci gialle.
Mia madre mi aveva regalato un vestitino da sera, un paio di mutande e reggiseno coordinato, decorato in pizzo. Tutto dello stesso colore, azzurrino. Mi piacevano un sacco, la ringrazia e iniziai a scartare il regalo dello zio Dickie e della figlia. Mio zio mi aveva regalato un nuovo videogame per la Play, l'ultima versione del gioco della NBA e la jersey di LeBron James dei Lakers. Ironia della sorte, ero una persona sportiva e James mi piaceva infinitamente. Dopotutto avevo già la casacca dei Celtics.
"Grazie mille zio." Dissi abbracciandolo. Mi dispiaceva solo per loro dover tornare a Mew York, per quelle persone che mi volevano tanto bene e dalle quali avevo imparato a distaccarmi un po'.
Zia Madison e Kate decisero di non venire a pranzo quel giorno e mia madre in fondo sembrò restarci male. Era la sorella dopotutto. L'abbracciai cercando di confortarla un po' e poi mangiammo tutti insieme il pranzo di Natale. Passammo poi il pomeriggio a giocare ai soliti giochi natalizi: la tombola, le carte, il mercante in fiera. La mia era una famiglia fin troppo tradizionalista. Nulla a che vedere con quella di Shawn. Se avessi proposto di giocare a birra-pong probabilmente mi avrebbero riso in faccia. Andai a dormire, la sera, pronta per ripartire l'indomani mattina.
Dormii come un sasso, nel letto di quando ero piccola. Mi svegliai e mia madre mi fece trovare la colazione pronta. Le dispiaceva molto che me ne andassi ma non lo diede a vedere. Mi aveva fatto anche i biscotti che io mangiai con ingordigia. Preparai le valigie e mi feci accompagnare all'aereoporto. Avevo l'aereo presto.
Feci il check-in, mi imbarcai e finii il libro che avevo iniziato due giorni prima. Questa volta il viaggio fu molto più tranquillo, senza turbolenze e con il sole alto. Una volta atterrati scesi freneticamente dall'aereo. Non vedevo l'ora di vedere Shawn.
Cercai di farmi spazio tra la marea di gente che c'era e riuscii ad uscirne. Lui mi aveva mandato un messaggio, dicendomi di andare vicino la statua di Kennedy, perchè mi avrebbe aspettata lì. Appena uscita sentii il rumore dei clacson e capii di essere tornata a casa.
Mi voltai verso destra e vicino l'enorme statua di J.F.Kennedy lo vidi. Era seduto ad una panchina e stava giocherellando con il telefono. Sorrissi nel vederlo così concentrato. I capelli scuri gli cadevano ancora sulla fronte e il giubbino lo faceva sembrare più possente di ciò che già era. Rimasi ferma a guardarlo, senza capire precisamente il perchè, ma sapendo di volerne catturare ogni minimo dettaglio.
Lo vidi sbuffare, guardare in alto e chiudere il cellulare. Se lo mise in tasca, si alzò e si passò una mano tra i capelli. Prese una sigaretta e se la portò alle labbrà. Per un secondo, prima di accenderla, si girò e mi vide. Riprese in mano la sigaretta e sorrise. Era così bello quando sorrideva. Mi avvicinai sorridendo e lo abbracciai.
"Grazie di essermi venuto a prendere." Il giubbotto mi soffocava la voce e a me andava bene comunque.
"Mi sei mancata." Disse lui tra i miei capelli.
"Anche tu." Sussurrai. "Andiamo a casa. Ho bisogno di una doccia."
Andammo verso la macchina e io passai il tempo a raccontargli di zia Madison, di cosa aveva detto su Louis, di come mia madre l'aveva spenta e anche la sua scelta di non venire al pranzo di Natale.
"Tutto sommato è stato divertente." Scherzai. "Com'è andata a te?"
"Non male. Sono stato per la cena e sono tornato subito a casa, la mattina dopo sono andato giusto per pranzo e tornato subito dopo. Sono state delle ore terribili. Mio padre che continuava a parlare di lavoro e i suoi stupidi amici soli che mi chiedevano in continuazione del college. È stato tremendo." Sentenziò tirando tutto fuori d'un fiato. "Credo che dopo questa mi serva una sbronza di quelle che mi fanno scordare anche il mio nome." Sorrise e poi alla fine parcheggiò l'auto nel parcheggio di casa nostra.
scesi dalla macchina e presi il piccolo bagaglio a mano che avevo per portarlo su.
"Te lo porto io." Si propose Shawn e io lo lasciai fare ringraziandolo. Salimmo insieme le scale e aprì la porta del 13B tirandogli quasi un calcio. Posò il bagaglio in camera mia e io andai a disfarlo.
"Stasera Sophie ci ha invitati a casa sua per una pizza!" Urlò lui dal corridoio.
"Va bene!" Urlai io di rimando.
Presi dei vestiti puliti e corsi in bagno per riempire la vasca. Misi i sali profumati, presi il cellulare, le cuffie e mi immersi nell'acqua. Fare il bagno era una delle cose che preferivo. Era rilassante più di ogni altra cosa. Rimasi in acqua forse per mezz'ora, decisi di uscirne quando vidi i polpastrelli tutti raggrinziti. Mi asciugai con l'accappatoio e mi vestii. Ero profumata, pulita e contenta.
Uscii dal bagno e andai in soggiorno sdraiandomi sul divano. Mi stiracchiai per bene e accesi la TV, chiusi gli occhi, nel pieno relax. Quando li riaprii saltai dalla paura perchè mi ritrovai la faccia di Shawn a pochi centimetri dalla mia.
"Non puoi dormire sempre." Sentenziò.
"E tu non dovresti farmi spaventare così!" Sbottai infastidita. Io ero rilassata e lui mi era venuto a dare fastidio. Mi offesi e incrociai le braccia al petto mentre lui scoppiava a ridere in una bellissima risata che non fece altro che farmi innervosire ancora di più. Girai anche lo sguardo da un'altra parte per non guardarlo.
"Buon Natale!" Disse infine.
Buon Natale?
Mi voltai e vidi che in mano aveva una bustina rosa ben impacchettata. Era di Victoria's Secret. Mi aveva fatto un regalo di Natale? Rimasi un momento di sasso quando mi tornò in mente che anche io gli avevo fatto un regalo.
"Aspetta!" scattai in piedi e corsi in camera mia. Cacciai dall'armadio una busta e tornai in salotto. "Buon Natale!" Cantilenai dandogli il suo regalo.
"Grazie bambolina."
Presi la bustina del mio regalo e gli diedi la sua. "Prima tu" dissi aspettando che la aprisse.
Fece spallucce e iniziò a spacchettare il regalo cacciandone fuori la jersey di Kobe Bryant con il numero 24.
"Ma è bellissima!" Urlò come un bambino abbracciandomi quasi togliendomi il fiato. Risi di gusto per la sua reazione. Poi si staccò e si mise seduto vicino a me, aspettando che io aprissi il mio regalo. "Dai aprilo!" Era impaziente e mi guardava con occhi curiosi. Mi fece agitare abbastanza da avere paura di quel che avrei potuto trovarci dentro.
Tolsi il fiocco e cacciai fuori il contenuto della bustina. Mi feci rossa solo a guardare cosa mi aveva regalato. Era un completino intimo rosso fuoco. Il reggiseno era decorato con il pizzo e gli slip erano allo stesso modo decorati ma come fossero fatti, per la gran parte, di una semplice retina rossa. Le mie guance divennero dello stesso colore. Sorrisi ma in imbarazzo.
"Tu sei pazzo!" Gli dissi senza guardarlo in faccia "ma grazie."
"Ti piace?" Mi fece una domanda a cui non pensai neanche due secondi su come rispondere.
"Si certo! È solo molto sexy!" Annuii alzando di poco lo sguardo.
"Lo so, è per questo che l'ho preso! Sono passato davanti al negozio per caso e ho visto questo completino ad un manichino. Le tue gemelle sono le prime che mi sono venute in mente per riempirlo!" Ammiccò e sorrise. Gli tirai scherzosamente un pugno.
"Scemo!" Urlai ma lui non ci fece neanche caso.
"Abigail! Smettila! Non ho voglia di torturarti con il solletico adesso!" Sentenziò stradiandosi meglio sul divano e poggiando la testa sulle mie gambe. Non riuscii a restitere e gli feci i grattini per cui lui chiuse gli occhi rilassandosi.
"E di cosa avresti voglia?" Chiesi innocentemente ma bramando la risposta.
"Mmmm... non te lo dico. Non vuoi saperlo." Sentenziò alzandosi di scatto. Si mise in piedi e annunciò di voler andare da Sophie un po' prima. Era felice, sembrava un bambino a cui avevano regalato il giocattolo più bello del mondo. Alzai gli occhi al cielo e mi avviai in camera per mettermi le scarpe. Presi il mio zainetto di pelle, controllai che dentro ci fossero le chiavi e il portafogli e mi misi il cappotto.
Quando uscimmo di casa faceva un freddo micidiale. Aveva nevicato ti nuovo e Manhattan era tutta coperta di bianco. Se fossi stata brava a pattinare probabilmente la prima cosa che avrei fatto quel giorno sarebbe stato andare a pattinare a Central Park ma mi limitai ad andare da Sophie. Shawn guidava piano nonostante l'auto avesse le gomme da neve e arrivò impiegando dieci minuti in più del solito.
Quando suonammo alla porta ci venne ad aprire Ryan. Rimasi per un momento sorpresa.
"Ehi! Ciao Ryan! Cosa ci fai qui?" Lo salutai abbracciandolo.
"Mi sono preso un giorno libero. C'è un viaggio da organizzare no?" Disse retorico. Oh si, il viaggio alle Bahamas.
Prima di entrare mi pulii le scarpe dalla neve e poi mi tolsi il cappotto. Entrai e salutai Sophie. Lei ci fece strada e andò nella sala della piscina dove c'era già James ad aspettarci. Indossava come sempre dei jeans neri e una maglia dello stesso colore e cercava di risolvere il cubo di Rubick che aveva in mano.
Sul tavolino dove l'ultima volta che eravamo stati in piscina c'era un posacenere ora c'erano un sacco di carte.
Andai a salutare James e lo stesso fece Shawn che si mise seduto su uno dei divanetti mentre io andavo in cucina insieme a Sophie.
Lei stava prendendo dei bicchieri e dentro ci stava mettendo dei cubetti di ghiaccio.
"Che combini?" Domandai avvicinandomi.
"Lo vedrai." Disse prendendo delle bottiglie.
Mise nei bicchieri l'Aperol, aggiunse poi dei crodini, un po' di spumante e delle fette di arancia.
"Spritz fatto in casa! Non ho molto purtroppo." Annunciò mettendo tutto su un vassoio e portandolo via con me che la seguivo.
Ritornammo dagli altri in piscina. Erano tutti concentrati ad ascoltare Ryan parlare. Avevano occupato tre divanetti e Sophie occupò il quarto. Rimasi io l'unica in piedi.
"Vieni qui!" Disse Shawn con nonchalance indicando le sue ginocchia. Rimasi un momento interdetta ma forse per non aumentare l'imbarazzo annuii e feci come aveva detto.
Le carte sul tavolino mostravano locali, numeri e lettere molto confusionarie.
Ryan le raccolse tutte in un unico plico e prese il suo Spritz mettendosi più comodo sulla poltroncina.
"Allora, cambio di programma! Non andiamo alle Bahamas ma a Santo Domingo! Mi sono confusa un po' l'altra volta." Annunciò Sophie grattandosi la nuca.
"Sorellina, quante persone siamo?" Chiese Ryan prendendo un sorso.
"Noi! Solo noi cinque. A Phoebe non la fanno partite i genitori, Luke dice che tornerà a Cambridge con la famiglia e Noah mi ha semplicemente detto no." Sbottò come fosse infastidita che qualcuno avesse rifiutato il suo invito.
"Quando partiremo?" Domandò Shawn
"Il primo dell'anno! La mattina, per cui propongo di fare after e partire direttamente la mattina dopo. Dormiremo in aereo." Rispose Ryan.
"Bell'idea." Annuii. Non vedevo l'ora di partire.
"Allora, siccome è il periodo più affollato dell'anno ho poche stanze disponibili. Dovremo prendere delle doppie. Sophie e Abigail possono dormire insieme. James e Shawn e io prenderò un'altra camera. Va bene?" Continuò Ryan e io rimasi un attimo interdetta. Perchè James e Sophie non dormivano insieme?
Girai lo sguardo prima da uno e poi dall'altra che scosse il capo. Non dissi nulla e continuai ad ascoltare Ryan.
"Ovviamente ceneremo e pranzeremo in albergo. La spiaggia è vicinissima e per il resto potremo decidere noi dove andare a divertirci."
Annuimmo tutti convinti e poi ordinammo la pizza. Tutto il tempo passò parlando dei Caraibi, del tempo lì, dell'albergo, dei signori Williams che andavano in vacanza e di quanto ci saremmo divertiti. Guardammo tutti insieme un film e quando fu piuttosto tardi io e Shawn tornammo a casa.
Mi tolsi il cappotto e andai in camera mia a mettermi il pigiama. Quando tornai in soggiorno vidi Shawn già con il pigiama, una bottiglia di vodka in mano e due bicchieri.
"scordatelo." Sbuffai mettendomi sul divano. Non sapevo se fosse il gusto della vodka a non convincermi (era alla ciliegia e la mia preferita era alla pesca) oppure il fatto che semplicemente non mi andava.
"Oh andiamo! Un paio di bicchieri e basta!" Mi pregò. Alzai gli occhi al cielo e sbuffai. Mi misi seduta vicino a lui e iniziammo a parlare un po' bevendo piano piano.
Ma la cosa mi sfuggì un po' di mano. Perchè dopo il secondo bicchiere sentivo la testa leggera, Shawn era rilassato e ci sdraiammo insieme sul divano.
Non è che mi sdraiai, ma mi gettai a peso morto con un sorriso ebete sul volto. Fui abbastanza poco elegante da far alzare la maglia del pigiama, lasciando scoperta parte della pancia e lasciando intravedere l'azzurrino del reggiseno che mi aveva regalato la mamma.
Chiusi gli occhi per un momento con la testa che girava leggermente, ma li riaprii appena sentii qualcosa posarsi sul fianco e toccarmi una gamba. Ebbi i brividi in tutto il corpo e si notò, tanto che Shawn che aveva poggiato le labbra sulla mia pelle scoperta lo notò e sorrise e io sentii i denti sfiorarmi la pelle.
Non si fermò ad un solo bacio e io non obbiettai. Continuò a lasciarmi baci umidi fin sotto il seno, alzandomi con l'altra mano il resto della maglia. Continuava a sorridere e io ad avere i brividi, soprattutto quando infilò una mano sotto la coppa sinistra del reggiseno. Mi scappò un gemito che non riuscii a tenere per me.
Lo sentivo desiderarmi. Lo capivo dai baci lenti, dalle mani attente e dalla calma con cui assaporava ogni cosa. Ed era proprio il suo desiderio la cosa più eccitante.
Mi sfilò completamente la maglia, si mise tra le mie gambe sfiorò il suo naso con il mio. Con una calma disarmante mi baciò. Lo fece delicatamente. Passò la lingua sul mil labbro inferiore e poi approfondì il bacio.
Decise alla fine di prendermi di peso, poggiando le mani sul mio sedere portandomi in camera sua. Mi stupì come riuscì ad alzarmi senza il minimo sforzo, ma forse non dovevo sorprendermi così tanto considerando quanto si allenava. Era molto muscoloso.
Mi fece sdraiare sul letto e si mise sopra di me, continuando a baciarmi le labbra, portando le mani ai gancetti del reggiseno. Li aprì con due dita e me lo cacciò con decisione. Abbandonò le mie labbra e scese, lasciandomi baci umidi, fino ad arrivare al seno, baciando anche quello. Io non feci altro che mettergli le mani tra i capelli, con mille brividi che scuotevano il mio corpo.
Continuò con la sua scia di baci arrivando a baciare nella prossimità dell'elastico dei pantaloni del pigiama, con decisione tolse anche quelli e levò di mezzo gli slip. Continuò a baciarmi, scendendo sempre più giù, facendomi provare il piacere più profondo provato fino ad allora. Era bellissimo. Ansimai e riuscii a dire flebilmente "fermati ti prego, non è così che voglio finire".
Non riuscirò mai a capire dove trovai la voce per parlare ma poi la persi di nuovo. Rimasi ansiamante e con il fiato corto mentre lui si allontanò da me e si spogliò rimanendo nella sua perfetta nudità. Si avvicinò al suo comodino e prese un preservativo. Se lo infilò subito e ritornò su di me.
Fu una sensazione bellissima sentirlo di nuovo in me. Gli scappò un gemito e io sorrisi mentre gli mangiavo le labbra. Spingeva lentamente, per me fu quasi una tortura. Iniziò a velocizzare i movimenti e mi guardò negli occhi. I nostri respiri si mescolarono, così come i nostri gemiti che diventavano sempre più forti finchè non lo sentii irrigidirsi. Mise la testa nell'incavo del mio collo e raggiunse l'apice del piacere.
"Abigail..." sussurrò nel mio orecchio e io lo seguii ansimando e sussurrandogli il suo nome nell'orecchio.
Sorrise contro la mia pelle e mi lasciò un lungo bacio sul collo. Sentii il suo respiro solleticarmi e poi si alzò, sparì in bagno e tornò due minuti dopo, nudo ma completamente a suo agio.
Mi sorrise e si sdraiò di fianco a me e io poggiai la testa sul suo petto disegnando dei cerchi immaginari sui suoi muscoli scolpiti.
Avevo ancora il cuore che batteva a mille. Era stata la volta più bella. Mai prima di allora avevo provato lo stesso turbinio di emozioni. Con nessun altro. Mi sentivo così bene.
"A me non dispiace proprio." Lo sentii sussurrare.
"Cosa?" Chiesi alzando il busto e guardandolo negli occhi azzurri luminosi.
"A me non dispiace proprio di aver fatto quello che abbiamo fatto. Ogni volta diciamo sempre che ci dispiace, ma non è vero. Se fosse vero non ripeteremmo l'errore. E invece ogni volta siamo punto e a capo. E a me questo non dispiace proprio per nulla." alzò un po' la voce.
"Neanche a me dispiace." Ammisi. Anzi, a me piaceva un sacco fare quelle cose. Mi faceva provare delle belle sensazioni. Non avevo idea del perchè dovevamo rinunciarvi.
"Allora perchè diciamo sempre che ci dispiace?" Sussurrò di nuovo, quasi come se in realtà non voleva dare voce ai suoi pensieri.
"Non lo so. Ma ti prego, non pensiamoci ora." Risposi in un sospiro.
Mi addormentai con lui che mi accarezzava i capelli, completamente nuda. Anche lui rimase nudo e a nessuno dei due importava. Stavamo benissimo come eravamo. Esattamente noi stessi. Senza nessuna maschera.
Era stata la notte più bella dela mia vita fino ad allora. Ero persa nella meraviglia di quel momento da cui non sarei mai e poi mai voluta uscire. Mi piaceva quella sensazione di benessere che mi regalava e alla quale non volevo rinunciare. Eppure in tutto quel tempo nessuno dei due aveva capito perchè stavamo tanto bene. Che fosse qualcosa di più di semplice amicizia? O di scopamicizia magari in quel caso. Nessuno dei due sembrava poi molto desideroso di scoprirlo.
Non capivo se a bloccarci fosse stata la paura di perdere tutto e di uscirne distrutti oppure semplicemente la paura di scoprire cosa c'era realmente sotto.
Solo una cosa era certa, fino ad allora avevamo vissuto tutto con troppo distacco, con la paura folle del rifiuto reciproco. Nella completa negazione di noi stessi.
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