Chapter 20
Probabilmente parlare della nostra situazione era necessario sia per me che per Shawn, ma nonostante tutto non ne parlammo, nè il giorno dopo, nè i seguenti. Piuttosto in quel periodo cercai di passare meno tempo possibile a casa ma comunque, ovunque andassi, il pensiero delle sue labbra sulle mie e il desiderio di rifarlo mi perseguitavano. Mi martellavano in testa e non mi abbandonavano. Neanche durante le ore di matematica, quelle in cui dovevo essere il più attenta possibile per riuscire a combinare qualcosa con i numeri. Ci pensavo talmente spesso che non fui attenta neanche durante l'ora di economia, durante una lezione sui broker e le borse valori. Ero molto curiosa di capire come funzionava quel mondo, ma pensieri poco casti mi impedirono di prestare attenzione.
Neanche durante lo shopping natalizio ero attenta. Guardavo le vetrine insieme a Sophie, entravamo, lei provava cento vestiti e io non trovavo neanche una mutanda buffa che attirasse la mia attenzione. Ero talmente distratta che non fui sorpresa quando mi cadde il caffè di Starbucks per terra mentre camminavamo sulla Fifth Avenue. L'unico cambio in quel momento nei miei pensieri fu la voglia di comprargli un regalo di Natale, senza curarmi se lui me lo avesse fatto o meno. Non riuscivo neanche a capirmi. Perchè ci pensavo così tanto? Dopo tutto lui non aveva tutti i torti: eravamo finiti a letto un paio di volte e basta a grandi linee.
"Abigail ma mi stai ascoltando?" Mi chiese Sophie mentre mi parlava di un vestito che aveva visto all'interno di un negozio.
"Cosa? Scusami, mi sono distratta." Dissi in mia difesa. Non che avessi prestato molta attenzione a tutto il resto.
"Mi stavo solo chiedendo se quello potesse piacere a James. Penso che lo indosserò a capodanno."
Mi indicò un vestito adornato di strass e luminoso. Lei e James finalmente si erano chiariti e insieme stavano una meraviglia. Li vedevi camminare insieme, mano nella mano, e di istinto pensavi che stavano insieme da una vita intera.
Da Sophie non seppi molto su quella situazione, ma James mi raccontò di come l'aveva aspettata a casa sua che tornasse dal suo viaggio di riflessione. L'aveva presa da parte, le aveva regalato una rosa e le aveva spiegato che voleva stare con lei in tutto e per tutto, e lei non aveva potuto far altro che arrendersi ai suoi sentimenti e confessare di amarlo.
Erano così felici da sembrare una novella coppia di sposini in viaggio di nozze. Tanto che Sophie aveva proposto a James di passare il Natale con lei alle Bahamas ma lui aveva rifiutato. Mi diceva di non sentirsi ancora pronto a presentarsi alla sua famiglia.
"Credo che gli piacerà tantissimo." Annuii entrando insieme a lei per provarlo.
"Dove passerai il Natale?" Urlò dal camerino mentre indossava l'abito.
"Non lo so di preciso. Credo mi tocchi andare in Texas. Questa volta non sfuggo alle feste in famiglia." Sbottai. Non volevo tornare a casa neanche per Natale, le cene con i parenti, la conta di quante persone mancavano all'appello, Katherine, mia zia. Terribile.
"Se vuoi puoi venire con me alle Bahamas. James non vuole ma se tu ne hai voglia, nel mio albergo c'è sempre posto per gli amici." Disse Sophie aprendo le tendine del camerino. Il vestito le stava da Dio. Le cadeva perfettamente addosso, le lunghe gambe sembravano ancora più lunghe perchè il vestito le arrivava a metà coscia, si era alzata distrattamente i capelli e i suoi occhi azzurri risaltavano ancora di più.
"Wow." Rimasi stupita da quanto le stesse bene . "Sei bellissima Sophie."
"Grazie. È bellissimo si! Lo prendo." Annunciò rientrando nel camerino.
Il mio telefono vibrò due volte nella mia tasca e io lo sbloccai per vedere chi mi aveva mandato dei messaggi. Ce n'erano due, uno da mia madre e uno da Shawn.
Mia madre mi chiedeva conferma se fossi o meno andata a Natale a casa, Shawn invece mi avvisava soltanto di avvisare appena fossi arrivata a casa perchè lui era agli allenamenti.
-Tornerò sana e salva, tranquillo papino :P- gli inviai il messaggio e lui mi rispose semplicemente con un cuoricino verde, diceva che quello rosso fosse troppo convenzionale.
"Chi è?" Chiese Sophie sbucando dal camerino con il vestito in mano.
"Nessuno." Dissi chiudendo in cellulare e gettandolo nella borsa. "Mia madre vuole sapere se vado o no a casa per Natale." Sbuffai.
"Io te l'ho detto. Se vuoi venire le porte sono aperte. Sai come ci divertiremmo? Io, tu e Ryan alle Bahamas! Feste in spiaggia, abbronzate per capodanno, champagne nel jet privato, il mare! Sarebbe bellissimo!" Saltellò contenta cercando di convincermi. E per un secondo quasi fui tentata di dirle di si, ma non potevo dire di no a mia madre, ci sarebbe rimasta molto male.
"Si, magari! Ma non posso dire no a mia madre, le spezzerei il cuore. Andrò per il 24 e il 25 e il 26 sarò di nuovo a New York." Feci spallucce, non potevo dire di no.
"Va bene, ma a capodanno starai qui vero?" Chiese Sophie.
"Oh si, certo."
"Bene, allora alle Bahamas andremo dopo capodanno." Disse battendosi le mani da sola per l'idea.
"Cosa?" Rimasi a bocca aperta. Davvero pensava di portarmi alle Bahamas?
"Certo! Andiamo tutti! Tanto mia madre e mio padre hanno detto che vogliono prendersi una vacanza in casa dopo capodanno, andranno negli Hamptons, quindi il jet sarà libero! I posti non mancano, perciò potremo andare tutti." Quasi stava per mettersi a saltellare nella strada più affollata di New York nel periodo dello shopping natalizio. "Ti prego!"
"Come dirti di no?" Alzai gli occhi al cielo ma ero anche io al settimo cielo! Avevo sempre sognato di andare in uno di quei paradisi, poi con i miei amici, cosa chiedere di più? Pensai di toccare il cielo con un dito, così alla fine decisi di godermi quella giornata che mi era rimasta da passare con Sophie.
Girammo probabilmente tutti i negozi di Manhattan, ma solo alla fine decisi cosa avrei comprato a Shawn per Natale. Per quanto mi costasse ammetterlo, Shawn tifava per i Los Angeles Lakers, la seconda squadra più blasonata dell'NBA, dopo i Celtics ovviamente. Perciò decisi di comprargli la maglia del suo giocatore preferito, quello che aveva fatto la storia dei Lakers, e anche una delle persone che più stimavo al mondo, Kobe Bryant. Gliela presi in un negozio che vendeva tutti articoli della NBA, decisi di prendergli quella con il numero 24, invece che quella con il numero 8. Speravo di renderlo veramente felice con quel regalo, perchè sapevo quanto gli piaceva il basket.
Io e Sophie finimmo il nostro giro con uno smoothie al cioccolato. Era piacevole passare il tempo con lei. Mi parlò molto di James e di quanto lo amasse e poi mi decisi solo alla fine di tornare a casa perchè i miei piedi non ne potevano più di camminare.
Quando infilai le chiavi nella serratura di casa mi venne in mente che dovevo comprare il biglietto aereo per il Texas, così entrai e chiamai mio fratello. Anche perchè volevo sapere se lui ed Heather sarebbero venuti con me.
"Ehi Louis!" Dissi al telefono appena mio fratello rispose.
"Ciao sorellina." Sbuffò con poco entusiasmo.
"Che hai? Già sei incazzato senza che io abbia ancora aperto bocca?" Alzai gli occhi al cielo pur sapendo che lui non poteva vedermi.
"No. È che ho litigato con Heather. Dimmi."
"Perchè avete litigato?" Domandai con un po' di timore. Se Louis era incazzato essere insistente non mi avrebbe aiutata, ma sarebbe servito a farlo infuriare ancora di più.
"Perchè siamo dei bambini. Già non era semplice prima che lei rimanesse incinta, ora è dieci volte peggio." Urlò spazientito.
"Va bene Louis. Ti richiamo, calmati tu."
"No no, dimmi cosa volevi dirmi." Disse cacciando un sospiro.
"Volevo sapere se venite a casa a Natale. La mamma vuole saperlo e a me serve il biglietto aereo." Lo informai.
"Non so bene cosa fare Abby. Credo che Heather voglia andare dalla sua famiglia, anche se a me dispiace lasciarti andare da sola." Sospirò di nuovo.
"Tranquillo, starò solo la Vigilia e il giorno di Natale. Il 26 sono già a casa." Annunciai.
"Va bene, ti farò il biglietto. Anderson dove andrà a Natale? I genitori saranno a casa? Non vorrei che rimanga da solo." Disse preoccupato. Era quasi più dispiaciuto per il migliore amico che per sua sorella. Alzai gli occhi al cielo e poi gli risposi.
"Non lo so. Glielo chiederò appena torna dagli allenamenti."
"Va bene. Nel caso portalo con te, non lasciarlo solo per favore. Non è sarebbe una bella cosa passare il Natale da solo." Mi salutò poi e chiuse la telefonata. Siccome passare il Natale a casa, immersa nella tristezza è molto meglio?
Decisi poi di ingannare il tempo giocando un po' alla Play. Call of Duty l'avevo quasi completato quindi decisi di finirlo. Smisi di giocare solo quanto sentii qualcuno infilare la chiave nella serratura e aprire la porta. Shawn entrò in casa portando con se il profumo del docciaschiuma che aveva usato per farsi la doccia dopo gli allenamenti. Mi salutò con un semplice "ciao", poggiò le chiavi su un mobile qualunque e sparì in camera sua. Decisi di fare ciò che mio fratello mi aveva chiesto e andai a chiedergli dove avrebbe passato il Natale, ma quando feci per entrare lo sentii parlare al cellulare.
"Si... si... ma devo per forza? Non voglio papà!" Sbraitò tirando un pugno alla parete. "Non starò per tutte le vacanze! Solo il 24 e il 25 Dicembre, non un'ora in più e non una in meno."
Mi affacciai di poco per guardarlo, ma lui era girato di spalle e guardava fuori dalla finestra, perso. Si sentiva il rumore dei clacson e delle auto che passavano. New York era bella anche per questo. Mi piacevano anche questi rumori.
"Va bene. Ciao." Allontanò il telefono dall'orecchio e guardò il display fino a che il padre non riattaccò. Sospirò e io bussai per entrare. Alzò lo sguardo su di me e poi si mise seduto sul letto, passandosi le mani tra i capelli.
"Perchè urlavi?" Chiesi sedendomi vicino a lui.
"Perchè mio padre vuole che passi il Natale con lui." Disse guardandosi le scarpe.
"E qual è il problema?" Corrucciai la fronte.
"Il problema è che non è una semplice cena di Natale con lui e Spok, ma ci saranno tutti i parenti di lei e poi io che non c'entro niente con loro." Sospirò.
"E tua madre?"
"Dalla famiglia di John."
"Miles?"
"In Ohio dalla famiglia di Elizabeth."
"Anna?"
"Anna ha deciso di cogliere l'occasione per partire con il fidanzato."
"Oh andiamo! Non può essere così terribile! Pensa che io dovrò andare in Texas. Completamente sola! Almeno tu puoi fuggire quando ti pare." Dissi ovvia, però capii una cosa. Capii perchè soffriva della paura dell'abbandono. Era Natale e tutta la sua famiglia era divisa e lui era l'unico che non aveva un vero e proprio posto dove andare.
"Devi andare per forza?" Chiese sdraiandosi sul letto e mettendo le mani sotto la testa.
"Non credi che se potessi lo eviterei?" Risposi sdraiandomi su un fianco e osservando il suo profilo.
"Si. Credo di si." Sospirò ancora una volta. "Non posso chiederti di restare con me e passare il Natale a casa nostra vero?" Si girò a guardarmi conficcando le sue punte di ghiaccio nei miei occhi.
"Ti prego non chiedermelo. Non posso dire di no a mia madre. Ho già saltato il Ringraziamento. Il Natale la ucciderebbe." Sospirai anche io questa volta. "Starò via solo due giorni. Il 26 sarò di nuovo qui."
"Va bene. Va bene." Disse e chiuse gli occhi quando iniziai a fargli i grattini sulla testa, non resistendo dal farlo. "Mi mancherai."
"Mi mancherai tanto anche tu." Sussurrai, gli lasciai un bacio sulla guancia e poggiai la testa sul suo petto. Non mi importò neanche di puntualizzare che fossero solo due giorni di distanza e che per due amici non dovrebbero essere nulla. Ma mi trattenni godendomi il momento.
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