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Chapter 17

Passò qualche giorno e arrivò il maledetto giorno del Ringraziamento. Odiavo quella maledetta festa da un lato, perchè come tutte le feste mi costringeva a stare con la mia famiglia e ricordare ogni anno le persone che avevo perso nel corso del tempo. Ogni anno speravo di riuscire a superare quella maledetta fobia che mi aveva portato anche problemi a dormire la notte. Si, soffrivo della tremenda paura di perdere qualcuno di caro. Avevo superato questi problemi solo perchè dormivo con Shawn la notte e passavo più tempo a pensare a quanto tutto ciò fosse strano piuttosto che concentrarmi sui brutti ricordi.

In quel periodo avevamo anche deciso di non andare all'homecoming d'autunno. Era noiosa come festa, così la sostituimmo con una serata passata a giocare alla Play, insieme ad una birra, lasciando Sophie nella disperazione più totale perchè dovette impegnarsi a fondo per convincere James ad andare con lei, il quale accettò a malincuore. Due ore dopo l'inizio del ballo però ce li ritrovammo a casa nostra a giocare insieme a noi.

Il quarto giovedì di Novembre, comunque, ci dirgemmo verso casa di Shawn. Mentre noi abitavamo a Manhattan, la sua famiglia abitava a Staten Island, o almeno così avevo capito. Fatto stava che quella mattina ci dirigemmo verso Staten Island, per cui prendemmo un treno che ci portò fino ad una stazione li vicino e ci venne a prendere la madre di Shawn.

Vivianne Anderson era una donna veramente bella, portava le spalle dritte in segno di fierezza, i capelli castani le ricadevano fino alle spalle e gli occhi dello stesso colore ma penetranti fino a trapassarti le ossa. Mi fece paura forse la prima volta che la vidi, nonostante Shawn mi avesse detto di non preoccuparmi perchè la sua era una famiglia di matti, piena di tante persone così diverse tra loro da non dovermi sentire a disagio. Appena ci vide, o meglio, appena vide suo figlio, il suo sguardo si addolcì senza però mai abbassare le spalle. Chi le passava accanto la salutava cordialmente e lei, con una compostezza innata, salutava facendo gli auguri a tutti. Shawn si avvicinò a lei e io lo seguii restando, però, uno o due passi indietro. Salutò la madre con un abbraccio caloroso, fu forse il primo momento in cui la vidi abbassare le spalle e rilassarsi. Quando si staccarono lei gli accarezzò il viso, gli scompigliò i capelli e gli disse che le era mancato molto.

"Mamma ti presento Abigail. È la sorella di Louis." Mi presentò Shawn e io mi immobilizzai. Quella donna mi aveva talmente terrorizzata da non sapere se salutarla con un bacio, se darle la mano oppure addirittura se salutarla con un saluto militare. Cavolo, sembrava un sergente. Lei però mi precedette e mi salutò con due baci sulle guance che ricambiai cordialmente.

"Che bella ragazza Shawn. Ero certa che avessi buoni gusti a differenza mia." Disse ma non ebbi il tempo di ribattere che il mio coinquilino mi precedette.

"Mamma non siamo fidanzati! Quante volte te lo devo ripetere! Non volevo lasciarle passare il Ringraziamento da sola. E nemmeno io volevo venire da solo se proprio dobbiamo essere puntigliosi." Disse e io mi sentii come fossi nel mezzo di una guerra. Mi sentii anche un po' patetica perchè era come se gli avessi fatto pietà.

"Diciamo che non mi andava molto di passare le feste con la mia famiglia. È molto complicato devo ammettere. Suo figlio è stato molto gentile ad invitarmi, spero di non recarle disturbo." Dissi con una punta di imbarazzo.

"Non dire schiocchezze tesoro. Sono felice di avere la casa piena ogni tanto. Capisco quando dici di non voler passare le feste con la tua famiglia, se non fosse per i miei figli e i miei nipoti anche io eviterei di buon grado." Disse Vivianne.

"Beh, ha avuto il coraggio di parlare. Non la hai terrorizzata proprio come pensavo. Perdi punti mamma." Disse Shawn sorridendo sarcasticamente.

"Che vuoi farci, gli anni mi ammorbidiscono. Non sono più come una volta. Ma non perdiamo tempo al freddo, venite." Rispose la mamma a suo figlio e ci condusse fino alla macchina.

Entrammo nel piccolo abitacolo, Shawn si offrì di guidare, Vivianne prese il posto davanti e io mi misi sui sedili posteriori, non accennando a dire una parola.
"Papà è già arrivato?" Chiese Shawn senza entusiasmo.

"No tesoro. Arriverà poco prima di pranzo." Rispose la madre.

"Spock ci sarà?" Chiese ancora Shawn.

"Oh Shawn, smettila di chiamarla così!" Disse spazientita la signora Anderson.

"Ma andiamo! Non hai visto che orecchie che ha? E poi lo sai che chiamo anche John con un nomignolo. Capitano Kirk. Mi sembrava adeguato." Sentenziò Shawn con un sorriso sul volto.

"Lo so, e si, ha senso. A breve completeremo tutta l'U.S.S. Enterprises." Disse sorridendo e passandosi una mano tra i capelli la madre di Shawn.

Quest'ultimo poi parlò di nuovo e si rivolse a me: "Ab ci segui? Lo hai visto Star Trek vero?"

"Certo. Chi non lo ha visto?" Chiesi retorica.

"Beh, nella mia famiglia solo io e mia madre." Ammise.

"Davvero? A casa mia preferiscono Star Wars ma abbiamo visto tutti entrambi. Le serate film erano obbligatorie per tutti." Dissi facendo spallucce e ricordando le serate di festa passate a guardare i film insieme ai miei genitori e Louis. Mio padre era un grande ammiratore del cinema, quando sceglieva lui un film non c'era verso di fargli cambiare idea e dovevamo vederlo tutti.

Finalmente Shawn fermò l'auto, mettendo fine a quello che mi era sembrato il viaggio in auto più lungo della mia vita. Ero in tensione. Parcheggiò l'auto nel vialetto di una villetta indipendente che faceva parte di un quartiere pieno di case simili. Era bianca, a due piani, con tanti balconi sul davanti e un porticato per entrare. Vivianne scese per prima e andò al aprire la porta e io aspettai Shawn che camminò di fianco a me fino a quando non entrammo. Chiesi permesso e sentii Vivianne urlare "Entra tesoro. Fa come fossi a casa tua."

Shawn si tolse il cappotto e prese il mio poggiandolo all'appendi abiti. Sentii subito dopo delle voci squillanti farsi sempre più forti e dal soggiorno fecero capolino due bambine bellissime che corsero verso di noi andando in braccio a Shawn che le prese senza il minimo sforzo. "ZIO!!" Urlarono e lo riempirono di baci. Poi però videro me e probabilmente, non conoscendomi, si imbarazzarono e nascosero entrambe il viso.

"Ehi bambine! Mi siete mancate. Vi presento un'amica dello zio. Lei è Abigail. Abigail, loro sono le mie bellissime nipotine, sono le figlie di mio fratello Miles. Bethany e Madeline ma puoi chiamarle Beth e Line. Salutate bambine, non abbiate paura, non vi mangia mica." Ci presentò Shawn. Le due bambine alzarono di poco la testa e mormorarono un "ciao" smorzato. Com'erano innocenti. Poi chiesero di poter andare a giocare e si allontanarono.

"Vieni, ti presento i pazzi che vivono qui." Disse Shawn e mi prese per mano portandomi in soggiorno che era piena di persone. O almeno a me sembravano tante.

Shawn mi portò vicino ad un ragazzo che poi tanto ragazzo non doveva essere. Poteva avere una trentina d'anni e parlava con un uomo di mezza età, più o meno della stessa età della madre di Shawn, supposi, quindi era probabilmente il padre.
"Salve uomini!" Salutò Shawn.

Quesi smisero di parlare e si girarono per salutare il ragazzo che li aveva interrotti. "Vi presento Abigail, la mia coinquilina." Strinsi la mano ad entrambi. "Ab, loro sono Miles, mio fratello, e lui è il John, il compagno di mia madre, meglio conosciuto come Capitano Kirk." Disse e per un momento rimasi interdetta. Compagno della madre? I suoi erano divorziati?

"Ma quando decidi di crescere?" Chiese Miles alzando gli occhi al cielo.

"Lascialo perdere Miles. In fondo non è male essere paragonati al Capitano dell'Enterprises." Disse il signore sogghignando.

"Vedi Miles? Quando decidi di essere meno pesante come il Capitano?" Chiese Shawn facendo il finto offeso. Poi mi prese per mano e mi portò da due donne che stavano conversando anche loro. Interruppe pure queste e mi presentò. "Loro sono mia sorella, Anne, e mia cognata Elizabeth." Erano entrambe bellissime donne che mi sorrisero.

"Mi dispiace che tu sia capitata nella stessa casa con lui. È successo anche a me, fatti coraggio ragazza. Passerà presto." Mi disse Anne e non potei fare a meno di sorridere.

Poi si sentì aprire la porta, si sentirono dei saluti e sentii Shawn irrigidirsi.
Non capii perchè fino a quando non entrarono in soggiorno due signori. Uno a pieno agio e l'altra un po' impacciata. Lei era di qualche anno più giovane di lui. Non erano molti gli anni di differenza ma erano abbastanza da notarsi. Il signore si avvicinò a noi, seguito dalla donna di fianco a lui.

"Figliolo." Disse a Shawn salutandolo con una stretta di mano. Shawn la strinse senza dire nulla e poi il signore posò il suo sguardo su di me. "E tu saresti?" Chiese. Un po' scortese forse, o almeno a me sembrò così.

"Salve, io sono la sua coinquilina. Abigail Johnson." Dissi presentandomi.

"Ah si. Vivianne mi aveva detto che saresti venuta. Piacere, io sono il padre di Shawn e lei è la mia compagna, Julia." Disse presentandosi a sua volta e io strinsi la mano ad entrambi. Quella fu solo la conferma che i genitori di Shawn erano effettivamente divorziati.

"Vieni con me." Disse Shawn portandomi via. Mi fece salire le scale fino al secondo piano. Su quel piano le pareti erano costellate di fotografie. Erano di una donna, la madre di Shawn. Era in alta uniforme. Uniforme?

"Mia madre è nella marina. Lavora per lo stato. È capitano di una nave della flotta. È al lavoro che ha conosciuto il Capitano Kirk. Anche lui è in marina. Capisci ora perchè Capitano Kirk?" Mi chiese sorridendo.

"Si, capisco. Ma se lui è Kirk, chi è Spock?" Chiesi

"Spock è Julia! Non hai notato le sue orecchie da vulcaniano?" Chiese aprendosi in un altro sorriso.

Risi anche io. "Mi spiace ma non le ho notate." Dissi scuotendo la testa. "Cavolo ora capisco perchè tua madre sembra un militare! Perchè lei è veramente un militare!"

"Eh già! Pensavo che ti avrebbe terrorizzata di più? Invece sei abbastanza tranquilla. Perde veramente colpi. Quando ha conosciuto Louis, lui non faceva altro che rispondere 'si, signora'. Mancava solo che si mettesse sull'attenti." Disse e a me venne da ridere pensando a mio fratello in una situazione del genere e Shawn rise con me. "Vieni, ti faccio vedere camera mia." Disse prendendomi di nuovo per mano e portandomi con se.

Arrivammo davanti una porta che era semplice, di legno scuro, e che si trovava alla fine del corridoio. Shawn la aprì e mi fece entrare aprendo la luce. "Benvenuta nella mia tana." Disse.

La camera aveva le pareti bianche immacolate, il piumone del suo colore preferito, il blu, c'era una finestra, con le tende blu, che si affacciava sulla strada, un armadio di legno chiaro e una scrivania con un computer e una console sopra.

"È stata camera mia per un po'. Fino a quando non mi sono trasferito da tuo fratello, qualche anno dopo il divorzio." Disse con le mani in tasca. "È stato come cambiare vita."

"Posso farti una domanda?" Domandai con un po' di timore per quello che stavo per chiedere.

"Si, certo."

"Perchè i tuoi si sono separati?" Chiesi girandomi a guardarlo negli occhi.

"Oh beh, è una bella storia, ma forse un po' triste sai? Perchè non è carica di rancore per un paio di corna, ma è triste per un amore sprecato. Mia madre lavora in marina, quindi passava, e passa tutt'ora, molto tempo lontano da casa per stare sulle navi. Passa la maggior parte dell'anno in mare e poi ha pochi mesi di riposo. Mio padre ha un'importante anzienda che produce farmaci e passa la maggior parte del suo tempo in ufficio, viaggi di lavoro e riunioni. La lontananza non è facile da sopportare, il tempo passato separati è come un'enorme quantità d'acqua buttata sul fuoco del loro amore." Raccontò e forse fu difficile per lui, perchè cercava attentamente le parole da usare, le soppesava una per una e le pronunciava con una calma disarmante. Gli presi una mano e mi avvicinai a lui. Poi continuò.

"Ho vissuto la maggior parte della mia infanzia con i miei nonni, chiedendomi perchè mia madre non tornava a casa spesso, perchè non faceva richiesta per lavorare sulla terra ferma così da poter stare a casa, chiedendomi perchè mio padre partiva sempre invece di restare a casa. Mi sentivo... solo. C'erano i miei fratelli certo, i miei nonni, ma non era mai come avere la mamma e il papà a casa. Mia madre in effetti è uno spirito libero, non può stare legato. Per quanto l'amore che la legava a noi fosse forte, l'amore per la libertà e per il mare era più forte, forse un po' egoisticamente. Mio padre invece cercava di darci un futuro, infatti ha dato lavoro sia a mia sorella che a mio fratello, a lui come amministratore delegato e a lei come capo di laboratorio. Poi arrivò un giorno, un giorno in cui i miei erano entrambi a casa. Noi figli eravamo tutti insieme in soggiorno perchè era il periodo di Natale, non avevamo compiti e giocavamo tutti iniseme alla Wii. Ci fecero sedere e ci parlarono apertamente: si amavano ancora, ma la lontananza aveva battuto l'amore. Non ce la facevano a stare troppo tempo separati da soli, volevano cercare qualcuno che gli stesse vicino nei loro mondi, qualcuno come John e qualcuno come Julia. Ci fecero scegliere con chi vivere e io scelsi di restare qui a Staten Island, forse con la consapevolezza che per la maggior parte del tempo avrei avuto i miei spazi senza mia madre. Ma mio padre mi costrinse comunque a studiare in una delle migliori scuole di Manhattan. Fare avanti e indietro era talmente estenuante che decisi di trovare casa lì. Poi, durante una vacanza negli Hampthons, conobbi Ryan e il resto è storia."

Rimasi per un secondo senza parole ed ebbi l'impulso di abbracciarlo.
"Credi che si amino ancora?" Chiesi senza rendermene quasi conto.

"Chi?" Chiese avvicinandosi a me ancora di più.

"I tuoi..." sussurrai, senza sapere perchè stavo sussurrando. In quella stanza c'eravamo solo io e lui.

"Oh si. Sono quasi certo che si amino ancora. Probabilmente sono ancora innamorati come da ragazzi, ma le loro anime sono incompatibili. Sono persone libere che non si legano. Neanche tra di loro." Disse guardandomi negli occhi.

"E il Capitano Kirk e Spock? Non si incastrano bene con il finale della storia." Dissi mentre mi spuntava un sorriso sulle labbra.

"È normale. Loro sono il sequel della storia. E si sa che i sequel sono sempre più brutti e molte volte non si legano con l'originale." Disse aprendosi anche lui in un sorriso. Era così bello, e in quel momento mi sembrava così vulnerabile.

"Hai ragione." Risposi perdendomi a guardare le punte di ghiaccio che aveva al posto degli occhi. Mi cinse con le sue enormi braccia ed eravamo così vicini che stavo per chiudere gli occhi aspettando un bacio, ma poi una voce proveniente dal piano di sotto ci chiamò.

"È pronto!"

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