Legacy: Adam e Ken
( Tratti da Legacy di Kira93_76 , storia d'amore recensita anche in Anime d'Inchiostro.
Il testo potrebbe risultare lungo o essere diviso in più parti, ma questa è una premessa che verrà applicata ad ogni capitolo. I testi sono scritti a 4 mani e revisionati dalla sottoscritta. )
Huston ancora non si è deciso a mettere nessun annuncio sul giornale locale, il Wattpad Daily, diretto da una specie di setta di autori super in voga che noi, comuni mortali, salutiamo da lontano con quella che alle volte sembra essere ammirazione. Dice che basto io a rovinargli la reputazione. L'ho minacciato di licenziamento e di cancellazione, ma facendo spallucce mi ha cacciata in un angolo del locale "in modo da non rovinare l'arredamento" e le mie minacce, ha fatto finta di non sentirle.
Ingrato.
Ad ogni modo, stavamo parlando dell'annuncio, uno di quei pochi modi per farsi conoscere. Lo spam, diretto o indiretto che sia, serve. A lui tutto questo però non interessa, la fama non gli stuzzica nemmeno un po' l'appetito; se ne resta fermo dietro al bancone a leggere Lolita, sfiorandosi ogni tanto il labbro inferiore e diventando parte integrante del Vodka&Ink's.
Dalle casse del jukebox esce "Sex on Fire" dei Kings of Leon, che si mangia ogni altro rumore intorno a me. Per quanto bizzarro, questo locale ha un ché di intrigante; ammalia chi entra, nonostante possa assomigliare a uno di quei posti un po' mainstream, da bassifondi londinesi.
Resto quindi sola dietro a un triste tavolo che fa angolo, infossata su una panca dalle sedute di pelle imbottite, di un rosso sbiadito che s'intona a meraviglia con il legno del pub; davanti al naso, un bicchiere di birra e gli appunti delle recensioni ancora da finire. Quantomeno, la tranquillità che regna qui mi sarà di aiuto per proseguire nel lavoro.
Tamburello con il fondo della penna sul mobilio, cercando un modo per iniziare. L'ispirazione ogni tanto si affloscia a tutti, è innegabile, e come con il viagra, prendo di tanto in tanto un sorso del liquido ambrato che, sicuramente, mi darà modo di far affiorare qualche buona idea, esattamente come la pillolina blu riporta sangue dove non c'è. L'alcool libera la mente, si sa.
Occasionalmente, mentre aspetto l'avvento di questa fantomatica ispirazione, mi distraggo; è impossibile negare che abbia un deficit d'attenzione, soprattutto quando metto piede qui. In questi momenti, in cui i neuroni si divertono a far tutto tranne che collaborare, agguanto il cellulare. Cerco le gif, rispondo alle notifiche, guardo le quotazioni dell'Haters Club - che diamine, se stanno salendo! - e leggo i messaggi di mia madre.
Okay ragazzi, forse Huston ha ragione, non sono eccessivamente socievole e ho pochi amici, succede.
Ehi, non ridere! La sfiga gira e presto o tardi becca pure te!
Sta di fatto che, mentre leggo uno dei suoi sproloqui su quanto sia raccapricciante il modo in cui abbia lasciato il mio appartamento stamattina, Huston si fa vicino «Ania», chiama, con un tono che riesce a malapena a superare la voce di Caleb Followill durante il ritornello. Mi distraggo persino da quel passatempo, diventando inesorabilmente rossa.
Ditemi che non ha visto il mittente!
«Ci sono due tizi che ti cercano.»
L'imbarazzo si dilegua e con lo sguardo provo a scorgere oltre le sue spalle larghe. Non faccio fatica a notare due ragazzi che persino da questa distanza, mi paiono essere dei colossi. Saranno alti quanto i Watussi, se non di più e la cosa mi mette una certa soggezione.
Con la lingua bagno le labbra fin troppo secche che sanno di birra. «Che vogliono?» chiedo, senza staccar loro gli occhi di dosso, un po' circospetta. Ad essere sinceri, sfiderei qualsivoglia donna a smettere di guardarli, perchè uno di loro pare essere una specie di belloccio da copertina glamour. Ah! Il bello dei libri e delle storie...
Huston sorride «Hai fatto incazzare il loro capo.» mi sfotte un po'.
«Come, scusa?» Sbatto un paio di volte le palpebre, tornando a fissare il suo viso, più vicino del solito e su cui, in questo momento, non voglio concentrarmi.
«Ti ricordi Legacy?»
«Ovvio! Ci ho messo mezza vita per recensirla.» e faccio una smorfia bambinesca che non mi si addice affatto.
Lui ridacchia, poi si rimette dritto, allontanandosi da me quanto basta per mostrarmi tutta la sua soddisfazione. «Bene, vengono da lì.», dice, e fa loro un cenno, invitandoli a raggiungermi.
Io lo sapevo che Sean Hayes stava a capo della mafia!
Mi sporgo d'istinto, quasi sdraiandomi sul tavolo e afferrando la maglia di Huston che, grazie al cielo, si è cambiato da quando ci siamo visti una manciata di ore fa. La stoffa emette un rumore preoccupante nel mio palmo, ma non ho alcuna intenzione di calmarmi. «Ti ammazzo brutto idiota, hai capito?», lo minaccio, sfoderando lo sguardo peggiore che c'è nel repertorio. È ovvio che non mi tema e che di essere sollevato da questo incarico non gli interessi; anzi, potrebbe persino essere piacevole per lui.
«Sei tu che ti sei voluta mettere nei pasticci, non io!», scherza.
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Kenneth si ferma per un momento di fronte a una strana porta a vetri. Alza lo sguardo sull'insegna e le sue labbra si piegano in un ghigno, poi tira la porta ed entra deciso.
«Ma dove mi hai portato?», chiede Adam, seguendo l'amico all'interno e storcendo il naso per la puzza di chiuso e fumo. Si guarda attorno con un po' di disgusto: sembra una vecchia bisca clandestina.
«In un nuovo locale. Me ne hanno parlato bene le ragazze dell'ufficio legale», risponde Ken, guardando di sottecchi l'altro. Sa bene cosa sta pensando, glielo legge in faccia e questo lo diverte. Poi, cede alla curiosità e fa una bella panoramica dell'ambiente, pensando che a suo fratello piacerebbe un posto del genere; e anche a lui non dispiace.
«Non c'è molta vita da queste parti.», commenta Adam.
«Non è orario di apertura. Ma non siamo venuti qui per divertirci, non ora per lo meno», replica lui, mentre un uomo dalle spalle larghe si fa loro incontro dicendo che il locale è chiuso. «Siamo venuti per incontrare una persona. Ci è stato detto che viene qui fuori orario.», dice Kenneth all'uomo che sembra il barman, liberando i bottoni del cappotto. Sotto porta un bel completo blu, di Armani, che gli calza a pennello. Già che sono venuti in Italia per affari, ne ha approfittato per farsi fare un paio di completi su misura.
Adam si affianca all'amico, impettito e con le mani in tasca. Anche lui non è da meno dell'altro, ma per questa "gita" preferisce qualcosa di più informale. Sostiene lo sguardo dello sconosciuto, come un cane da guardia, però preferisce non aprire bocca. Quando l'uomo si allontana sussurra irritato alcune parole al compare. Ken sghignazza, si toglie il cappotto e si appoggia al bancone, osservando la camminata dell'uomo e commentando che ha un bel sedere. Lo fa notare ad Adam, ricevendo un grugnito in risposta che lo fa divertire ancora di più. Dopo alcuni istanti, vede il barista far loro cenno di avvicinarsi. Lo raggiungono al tavolino, in un angolo un po' buio del locale. Davanti a lui, una tipetta poco più che ventenne sembra attirare l'attenzione del giovane Hayes.
«Ciao, sei tu Ania?», chiede alla ragazza che incredula li fissa. «Io sono Ken e il mio amico è Adam. Possiamo sederci?»
●•●•●•●
Huston si divincola dalla mia presa e sgattaiola via, lavandosi le mani del pasticcio in cui mi ha buttata. L'imbarazzo è quasi totale, lo sento appiccicarsi alle guance. «Certo ragazzi, prego.», biascico, rinunciando all'idea della fuga. Mannaggia a me che ho creato un posto dove poter incontrare i personaggi altrui!
I due, fin troppo eleganti per il Vodka&Ink's, si siedono di fronte a me. Ken, il biondo, mi sorride con fare sornione, mentre l'altro non riesce a smettere di mettermi ansia con le sue occhiatacce. Vorrei allungare una mano e presentarmi, ma cambio presto idea; non sia mai che me la mangino!
Abbozzo a mia volta un sorriso «Che vi porta qui? La vostra autrice ha deciso di farmi causa?»
Già da lontano mi mettevano soggezione, figuriamoci ora che ci sono solo quaranta centimetri di legno tra noi! Noto con piacere, però, che sono proprio come me li ero immaginati: belli da far invidia e con il sorriso che fa bagnare le mutandine della massa.
Kenneth Hayes scuote la testa, divertito. Ci scommetto il libro di grammatica sotto alla cassa che sta pensando io sia un'idiota. Slaccia la giacca del completo per essere più comodo e i miei ormoni fanno un salto dalle montagne russe gridando come scalmanati.
«No, non credo. Vuole solo metterti in difficoltà, ha scoperto che ti dai agli speed date.»
Il ragazzo al suo fianco sgrana gli occhi, forse capendo ora per la prima volta cosa sia venuto a fare qui.
«Più che speed date, sono domande e spoiler gratuiti. Posso offrirvi da bere? Sapete, con un po' di alcool in corpo è tutto più semplice.» La mia mano è già levata in aria a richiamare le attenzioni di Huston che, sbuffando, viene a prendere l'ordine.
Salvami, omaccione acculturato del mio cuore!
Mentre aspettiamo che arrivi la comanda, mi perdo un po' a fissarli e un po' a chiedermi cosa potrei cavarci fuori da questi due. Sicuramente sono più bravi di me con le parole e non faticheranno a sviare le curiosità troppo indiscrete. Se avessi saputo che erano loro, i miei primi ospiti, avrei studiato meglio cosa dire.
Adam non mi rivolge quasi mai la parola, bofonchia all'amico, probabilmente inveendo contro di lui per questa malsana idea: non gli do nemmeno tanto torto, chi vorrebbe avere a che fare con me? Li osservo confabulare e mi pare quasi che tra di loro ci sia un'intesa fuori dal comune, una sorta di taciuta alchimia che mi crea nostalgia in fondo allo stomaco. Vorrei quasi infilarmi tra loro e farmi avvolgere da quella sensazione, ma mi mettono troppa soggezione, quindi resto immobile a giocare con il fondo del bicchiere che ho appena finito.
«Che ne dite, iniziamo?» L'imbarazzo si dissolve, lasciando posto solo a quella fastidiosa sensazione che assale le persone quando si rendono conto di essere state tagliate fuori.
Kenneth mi sorride, allentando un poco il nodo della cravatta e liberando il bottone del colletto della camicia. Forse si è deciso che non è il caso di essere tanto formali, per una chiacchierata in amicizia. Scambia uno sguardo veloce con Adam e poi torna a fissare il viso che ha di fronte. Sì, i suoi occhi addosso iniziano a farmi un certo effetto, o forse è solo colpa dell'alcool.
«Certo, siamo qui per questo.», dice, sorridendo e rilassandosi sulla sedia. «Chiedi quello che vuoi.»
Adam continua a squadrarmi perplesso, giocherellando con un salatino che ha pescato dalla ciotolina che Huston ha portato assieme alle due birre e al whisky. Da quello che so, non gli piace parlare di sé come invece fa spesso e volentieri Ken, un po' più conscio del suo fascino. Ci sono personaggi che non rifiutano mai un po' di popolarità.
«Ditemi, chi di voi ci perderà di più alla fine di questa storia?» Il sorrisetto che mi spunta ha tutto tranne che dell'innocente. In più, mi piace andare dritta al sodo; dei convenevoli me ne faccio ben poco, quando ho dei lettori che devono arrivare fino alla fine di questo poema.
Ken tamburella per qualche secondo sul tavolino. Sente addosso lo sguardo sfottitore di Adam, lo stesso che Huston usa con me –e la cosa, credo non faccia altro che incitarlo. Ci pensa ancora un poco e sospira.
«Dipende dai punti di vista.» Nel dire questo però la sua mente corre a Stevie: non si sono lasciati molto bene e ancora non ha avuto modo di appianare le cose con lui.
Quel biondino, del resto della storia sa un gran poco, dannazione!
«Uh, mi vuoi tenere sulle spine?» Huston, dal suo angolino riparato, mi lancia uno sguardo cattivo, quasi mi stesse dicendo di mantenere una certa professionalità. Sbuffo, dovendo dargli nuovamente ragione. «Okay, andiamo oltre. Come è stato scoprire del "diario"?», chiedo, portandomi una sigaretta alle labbra, la prima della serata.
Kenneth mi guarda perplesso: non ha la minima idea di cosa stia dicendo. Allora si volta verso Adam e sicuramente, in lui, nota un certo nervosismo. «Quale diario?», gli domanda.
L'altro si mette in bocca il salatino, sgranocchiandolo rumorosamente. Il gusto non è dei migliori, ma in questo momento mangerebbe anche un piatto di pasta al forno vegana piuttosto che rispondere. Purtroppo non si può fare, ha accettato e ora deve onorare l'impegno. «Nulla di ché.», dice, facendo spallucce.
Mi sfioro una tempia, sospirando con fare sconsolato. I due ospiti si voltano verso di me, entrambi sfoderando sguardi poco amichevoli. C'è troppa suspance in questa storia, per non ottenere un pò di spoiler. Con un colpetto delle dita, passo ad Adam il pacchetto di Lucky Strike, invitandolo a prenderne una. Cerco di imbonirlo ora che sono in tempo, perchè ho in serbo per lui un paio di domande che non gli piaceranno affatto. Chiunque vorrebbe avere le risposte che sto cercando di ottenere io, quindi hanno poco di cui lamentarsi: nessuno li ha costretti. Con la mano libera, inizio a giocare con l'accendino al centro del tavolo.
«Ken, mi parli un pò dell'incidente di tuo fratello? Vorrei anche sapere come mai gli sei così dannatamente legato, non accorgendoti che...» Huston mi fa segno di tacere, quasi a ricordarmi che per quell'affermazione o domanda, non è giunto il momento. Abbasso lo sguardo, mordendomi la lingua e cercando di sviare a quella gaffe. «Nulla, parlami solo di quello.», mi appresto a dire.
Adam mi lancia un'altra occhiata di traverso e con un gesto della mano rifiuta la mia offerta di pace «Non fumo, grazie.»
Vabbè, contento lui... riporto gli occhi sull'altro, sicuramente più incline a fare amicizia.
Kenneth si rabbuia in volto per un momento; il suo sguardo sempre sicuro diventa triste, malinconico, nel ripensare al passato. Sfiora con la mano il bicchiere davanti a sé e inizia a raccontarmi: «È stato il momento più brutto della mia vita.», dice, facendo poi un piccolo sbuffo. Vorrei che Huston mi si sedesse accanto, in modo da imparare dal signorino Hayes come si fa a far accelerare il battito cardiaco di una donna.
«Sai, può sembrare un cliché, ma è proprio vero. Avere un gemello non è come avere un fratello normale. C'è una connessione particolare, più intima, come due parti della stessa anima che sono state separate a forza, ma che cercano in tutti i modi di tornare un tutt'uno. In quei giorni mi sono sentito morire. E quando Stevie si è risvegliato... tutto è stato diverso. Lui era diverso.» Sospira tristemente, prima di bagnarsi le labbra con la birra, divenuta ormai tiepida.
Sì, ha davvero fascino, quando si incupisce.
Adam rivolge uno sguardo all'amico, mordendosi impercettibilmente il labbro. Per un singolo istante, mi pare che si stia sentendo come la sottoscritta prima, quando, nella frazione di qualche secondo, avrei voluto essere loro complice. Ken chiude gli occhi, le sue labbra si piegano in un sorriso lieve, tenero.
Huston dovrebbe realmente farsi dare qualche lezione!
«Chissà come sarebbe stato se non fosse mai avvenuto.», mormora. «Era diventato così debole, così fragile...» Fa un respiro profondo per scacciare quei pensieri. Questa "intervista" sta diventando troppo triste, lo pensano loro esattamente come lo penso io.
«Se non lo aveste coccolato così tanto, non sarebbe diventato la "principessina" che è.», sfotte Adam. Subito però si morde la lingua. Sa di essersi lasciato sfuggire qualcosa di troppo. E questo non è da lui. Ma devo ammette che un po' di gelosia non guasta mai. I miei occhietti verdi scintillano, si fanno furbi: sia mai che mi lasci sfuggire un'occasione del genere!
Mordicchio il labbro, entusiasta e crepitante, forse spaventandoli leggermente. «Adam, quando pensi di dichiararti a Ken?» Non vorrei affatto usare il tono che invece mi sfugge, come una bambinetta con gli ormoni in fermento.
È un colpo basso, lo so, ma siamo sinceri: chi tra coloro che seguono la storia, non vuole saperlo?
Una forte risata, che arriva proprio dal ragazzo che ho di fronte, mi lascia a bocca aperta. Kenneth quasi si ribalta dalla sedia e a quel punto sono io a dover trattenere l'ilarità. Giuro ragazzi, dovreste essere qui, perché non avete idea delle facce che gli son venute! Il biondino tossisce un paio di volte e prende un altro sorso di birra, forse per riprendersi da questo momento tragicomico. Intanto il mio compare, dal bancone, si dispera come un forsennato. Non approva questo genere di domande, è uno all'antica.
«Ma come ti è venuta in mente questa idea?», chiede. Ha quasi le lacrime agli occhi. «Siamo cresciuti come fratelli.»
Vorrei taaaaaaaanto credergli, ma non è la risposta di Adam, bensì la sua.
Kenneth si volta a guardare l'altro che invece, è rosso per la vergogna, alimentando i miei sospetti . Il ragazzo che mi sta tenendo testa sorride malizioso. Il loro rapporto è questo: si divertono a mettersi in difficoltà a vicenda, ma non vanno mai troppo oltre, o almeno questo è ciò che l'autrice vuole farci credere. Sussurra qualcosa all'orecchio di Adam e ottiene un cenno di assenso. «Passiamo alla prossima», dice Ken, in tono professionale.
Uh, quanti ormoni che mi stanno saltando! Ammettiamolo, ogni tanto cedo anche io al fangirl, lo sapete voi, come lo fate, voi; quindi è inutile girarci intorno, loro mi avevano già conquistata durante la lettura per la recensione, ma ora...
Mi rivolgo ancora ad Adam, ritrovando un contegno che vacilla spesso. «E di quello che stai scoprendo, nel diario, che idea ti sei fatto?» Il diario di cui parlo, per chi non lo sapesse, è quello del padre di un altro dei personaggi più importanti della storia. Il ragazzo è ancora restio a rispondere perchè Ken è all'oscuro di tutto, ma a me di questo interessa poco. Si prende qualche attimo per riflettere.
«Scoprire dei retroscena di un vecchio caso della polizia è affascinante.» Sceglie la diplomazia, sperando di mettere a tacere la curiosità. Diamine! «Sapere che coinvolge persone che conosci mette tutto su un piano più personale.»
Questa gliela do buona, capendo che non potrei ottenere di più, a meno che non voglia arrivare a una rissa.
«Parliamo ancora di famiglia, vi va?» Sorseggio la birra, provando a mettere a tacere le varie vocine che mi frullano nella testa. «Ken, hai mai notato la poca somiglianza con tuo padre? Io l'ho fatto.» Riprendo a gongolare, in attesa che mi risponda. I prossimi clienti spero che non siano altrettanto affascinanti, sennò potrei passare tutto l'incontro a fissarli e basta, da brava sociopatica.
Kenneth sorride a questa domanda. «Evidentemente abbiamo preso tutto da nostra madre», risponde.
Vorrei ridere, ma sarebbe scortese, quindi mi limito a sorridergli e berci su, ancora una volta. Arriverò all'ora di apertura, già ubriaca. «E... sei geloso di Stevie? Sai, gli è sempre andata bene, ma ultimamente... » Anche a questa domanda Ken ride divertito, ma è una risata diversa da quella di prima. Devo avere un umorismo davvero spettacolare, o nel peggiore dei casi è il mio muso a destargli tanto divertimento. Probabilmente pongo le domande nel modo sbagliato, storco troppo le labbra o altro. Ad ogni modo, quando si tratta di Steven, in lui c'è una dolcezza particolare, il loro legame tanto speciale spunta fuori.
«Sì, sono molto geloso di mio fratello. E lo potrai scoprire tu stessa nei prossimi capitoli.» Così dicendo si alza, afferrandomi la mano e baciandola a fior di labbra. Resto interdetta per alcuni istanti, sbattendo le ciglia e avvertendo l'imbarazzo crescere. «Ma... ma io...» E quando mi rivolge un sorriso degno del più esperto tra i playboy, rinuncio a proseguire. «È stato un piacere, ragazzi. Buon rientro a Boston.»
Si allontanano nello stesso modo in cui sono arrivati, pagando persino il conto al posto mio, da veri gentil'uomini. Un sospiro mi si ribalta fuori dalle narici ed è impossibile impedire agli occhi di diventare due cuoricini. Vedo Kenneth Hayes titubare un po' sull'uscita, si gira e mi fa un occhiolino ambiguo, per poi sparire oltre la porta con il suo braccio destro.
«Huston, che hai combinato?», sbraito dal mio angolino, fulminandolo con lo sguardo. Lui è già piegato in due dalle risate, si crogiola in un divertimento che non capisco.
Ho già detto che potrei ucciderlo?
«Gli ho lasciato il tuo numero, accennando che sei perfetta per cacciare le persone indesiderate!»
È scemo, ora non lo può più negare nessuno.
(Aspettiamo le vostre lamentele!)
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