Demon's Chronicles: Carrie Sutthon&Amon
Caccio il naso fuori dalla porta della redazione, lanciando uno sguardo strano lungo la via. Wattpad City è la solita di sempre: pullula di nuove storie, autori e personaggi, tutti alle prese con una vita che sembra non essere affatto afflitta dalla mancanza nauseante di Huston. Chissà dove è, cosa fa e chi si fa, perché lo so: ora che non è più sotto al mio occhio-di-falco-orbo, qualcuna delle sue fan avrà cercato di sedarlo e poi sedurlo.
Sposto l'attenzione ovunque pur di rallentare l'arrivo del momento peggiore di questi pomeriggi, l'istante esatto in cui non potrò più evitare la porta rosso cangiante del Vodka&Ink. Ogni volta che la vedo chiusa, con il cartellino "closed" in bella vista, mi assale un magone che preferirei non sentire. Forse il cuore di ghiaccio che ho acquistato dalla mendicante nel quartiere Fantasy non è poi tanto resistente -si spiegherebbe anche perché l'ho pagato venti euro...
Sospiro, rassegnandomi al fatto che è infine giunta l'ora di posare gli occhi su un'altra delle mie attività fallimentari.
Le enormi finestre opache sono integre, segno che nessun Bad Boy (scappato da qualche storia d'amore che gli sta un po' troppo stretta) ha cercato di fare del vandalismo gratuito. L'edera si arrampica sui cornicioni senza badare al fatto che presto o tardi potrebbe coprire l'insegna, quasi fosse padrona dell'edificio. A parte qualche pisciata di cane o cane-lupo, in genere licantropi incapaci di controllare la propria natura, e la porta aperta, non sembra esserci nulla di nuovo.
Mi concedo un sorriso soddisfatto, lieta che tutto sia in regola. Mi volto con l'intento di rimettermi a leggere qualche capitolo della storia che devo ancora recensire, ma appena muovo il primo passo verso la scrivania, il sangue mi defluisce dalla faccia.
La pipì sui muri è normale, certo, se ne trovano ovunque vista la mole sempre maggiori di branchi di lupi mannari, ma la porta? Era chiusa ieri sera, così come lo era quando sono arrivata oggi in mattinata e ho controllato che tutto fosse a posto. Quindi, facendo un attimo due conti, se non sono stata io a lasciarla spalancata a quel modo...
Hust!
Nemmeno mi concedo il tempo di chiudere le finestre e mettere il cartellino del "torno subito" che con un balzo sono fuori dalla redazione. La milza già grida pietà, mentre il cuore mi esplode nel petto -forse dovrei davvero chiedere un rimborso a riguardo.
Mi spingo lungo i cinquecento metri che separano i due negozi e poi, cercando di non schiantarmi contro lo stipite dell'entrata, oltrepasso la soglia del pub.
Con occhi grandi di felicità e le guance bordeaux cerco le spalle larghe di lui. Ancor prima d'individuarlo apro bocca, pronta a salutare il mio acerrimo collega: «Sei...» mi fermo. Sì, è giusto questione di pochi istanti prima che possa realizzare che nel Vodka&Ink, al posto dell'oste, c'è una ragazza con una maglietta degli Iron Maiden sbiadita e degli occhialetti alla Ozzy Osburne.
Mi fissa stranita, ed io faccio altrettanto. Che Huston abbia cambiato sesso? Dopotutto aveva detto di doversi schiarire le idee, no?
«Chi sei?» dico infine, arricciando il naso.
Lei di tutta risposta, all'inizio, abbassa gli occhiali per riuscire a vedermi meglio nella penombra del locale. In viso ha un cipiglio stranito, quasi sia io l'intrusa della situazione, poi dopo alcuni secondi fa un sorriso curioso, aggiungendo: «Non si preoccupi, Huston è ancora un lui: sono Carrie, Carrie Sutthon, sono qui per l'intervista». Mi porge la mano con una sfacciatissima sicurezza e mentre gliela stringo, cerco di far mente locale. Avevo degli appuntamenti in programma? Possibile che me ne sia scordata?
Sutthon...
Carrie Sutthon...
Oh!
D'un tratto la nube di perplessità che avvolge l'unico neurone rimastomi si dissolve, riportando alla memoria l'identità di questa ragazza: la protagonista di "Demon's Chronicles". Annuisco senza motivo: «Sì, scusa. Ora mi ricordo. Piacere, io sono Ania».
La tizia strana sembra non darmi ascolto, la vedo agitare la mano libera nell'aria, come se stesse cercando di scacciare una sorta di mosca parecchio fastidiosa. Ci metto un po' a capire, esattamente come ci ho messo qualche minuto a ricordarmi di questo lavoro, ma alla fine ce la faccio e la telefonata che ho avuto con la loro autrice ritorna ad essere vivida nelle orecchie. Forse è giusto che informi anche voi: Carrie Sutthon è morta. O meglio, lo era, poi un demone ha deciso di impossessarsi di lei.
Mi schiarisco per bene la gola, catturando finalmente la sua attenzione che, a tratti, sembra essere più labile del previsto.
«Ce l'hai con... Amon, giusto? Il tuo demone...»
Finalmente si divincola dalla stretta di mano, portandosi quest'ultima dietro la testa con fare nervoso. Mi risponde con una certa titubanza: «Erm... sì, solo che la nostra è una situazione un po'... particolare», fa una pausa, poi riprende, «Vede, il fatto è che io e Amon non ci siamo mai incontrati fisicamente: neanche un anno fa, quando sono stata aggredita mortalmente da uno sconosciuto. Condividiamo lo stesso corpo, ma siamo due entità distinte». Si sfila gli occhiali e, facendo una sorta di occhiolino, fa sì che con lo sbattere di palpebra trasformi la sclera in un mare nero su cui la pupilla, di un bianco lattiginoso, risalti all'inverosimile. Vorrei esserne schifata e forse la mia espressione potrebbe far trapelare una cosa del genere, ma in realtà ne sono dannatamente affascinata! Cioè... vi rendete conto? Questa ragazza può terrorizzare chiunque in un "batter di ciglia", come si suol dire! Chi non vorrebbe avere un superpotere del genere?
Carrie si porta una mano alle labbra, sussurrando un «Avanti timidone, presentati: è maleducazione non salutare le persone!» e più che una posseduta, agli occhi di altri, potrebbe dare l'impressione di essere una pazza.
Le vene sotto all'occhio iniziano a scurirsi, farsi più evidenti al di là dello strato di pelle; segno inconfondibile del fatto che non è solo una questione di sanità mentale. Quando apre nuovamente bocca, la voce che ne esce è totalmente estranea al suono che si potrebbe associare al suo volto solare, contornato da corti capelli bruni. Di primo acchito direi che è diverse ottave più bassa, ma non per questo risulta essere meno elegante, antica: «Piacere di conoscerla Ania, sono Amon Yeuxnoir, demone del buio». Nemmeno il tempo di concludere la frase che, il corpo della signorina Sutthon, come una marionetta, si piega in un lieve inchino.
Non so per quale ragione, ma mi sfugge un sorrisetto compiaciuto. La galanteria non è del tutto morta, allora!
Faccio per rispondergli quando la testa della ragazza si rialza, mostrandomi ora due occhi perfettamente normali. Uhm... credo che Amon ci abbia già abbandonate.
«E' un tipo di poche parole, noto. Potrei azzardare a definirlo schivo» commento, cercando di non apparire del tutto scortese -in fin dei conti li conosco entrambi da meno di cinque minuti, è troppo presto per inimicarmeli. Lei per rispondermi si mette in una posizione meno servile, alzando le sopracciglia con un certo stupore «Schivo?! Io direi più antipatico e brontolone, come un vecchio con la sciatica!»
Ridacchio con lei, scuotendo appena il capo. Mi sa che ci troveremo bene a collaborare per questa intervista, non so perché ma potremmo ritrovarci su molte cose.
Con un gesto della mano la invito verso il bancone, lì dove in precedenza ho avuto il piacere di parlare con i personaggi di Eureka: «Prego, accomodiamoci». Mi segue senza esitazione e, nel sedersi, si guarda attorno con una certa curiosità ed un desiderio ad illuminarle lo sguardo. Si mette a sedere e poi, aguzzando la vista in direzione delle bottiglie ancora affiancate sulle mensole mi chiede: «E' possibile avere un Gin & Tonic? No, perché potrebbe seriamente aiutarmi a sopportare questo caldo. Sa, il freddo non mi dà alcun problema, non con questo corpo, ma le alte temperature m'infastidiscono». A mia volta osservo gli alcolici, balbettando una risposta affermativa. Anche senza Huston dovrei cavarmela, no? In fin dei conti cosa ci può essere di complicato nel versare due liquidi in un sol bicchiere?
Scivolo al di là del bancone, sentendo il cuore salire in gola. Non credo di essere mai stata qui dietro e men che meno di averci mai pensato; è sempre stato un posto off-limits, ma adesso la situazione è cambiata e, a mali estremi, estremi rimedi. Con una certa insicurezza afferro tutto ciò che mi occorre per preparare l'intruglio richiesto dalla mia ospite e mentre mi destreggio goffamente in una mansione che non mi appartiene, inizio a rivolgere a Carrie qualche semplice domanda, giusto per spaccare un po' il ghiaccio: «Allora, com'è essere morta, risorta e posseduta? Immagino abbia tanti pro quanti contro, no?»
Vedo la ragazza storcere le labbra, fare una smorfia strana: «Morta, risorta e posseduta... diciamo che i pro sono estremamente soddisfacenti, mentre i contro... beh, quelli sono alquanto fastidiosi, visto che sono stata vittima di un effetto farfalla e adesso mi trovo invischiata a in una brutta storia» ammette con un certo scazzo. Credo che a nessuno piaccia parlare della propria morte.
E resurrezione.
Figuriamoci quando c'è pure di mezzo una possessione!
Però il lavoro è lavoro e chi prende appuntamento con me deve essere pronto a tutto, soprattutto alle domande fastidiose – ho un certo talento per quella roba.
«Ti eri fatta dei nemici? In ambito lavorativo, intendo» faccio un sorrisino malizioso: la sua autrice mi ha dato qualche indicazione su quali tasti toccare, ed io non posso farmi sfuggire una simile occasione – sennò voi che ci stareste a fare qui?
«No no, quantomeno non lì! Sai, la cosa è molto più assurda» fa un sorso dal bicchiere che le porgo, poi riprende: «il cornuto nella mia testa aveva messo il naso in affari che non dovevano essere neanche guardati e i capi di tali affari se ne sono accorti, così l'hanno fatto massacrare. L'assassino è fuggito ma io ero sulle sue traccie, quindi... BAM!», sbatte una mano sul bancone per enfatizzare ed io salto per lo spavento. Sono debole di cuore, non posso rischiare un infarto.
Alza gli occhi su di me, procedendo con il racconto: «In un attimo avevo un'emorragia e una ferita di... quanto era? Ah sì! Quasi dieci centimetri sullo sterno», Carrie beve ancora, tracannando quasi completamente il drink che le ho porso. Si schiarisce la gola, andando più nel dettaglio.
«Come posso dire... la cosa tremenda non è tanto l'assassino sfuggito, quello gli riesce bene. Il problema più grande è stato il terrore: avrei voluto chiamare qualcuno ma non c'era nessuno, volevo muovermi ma non potevo perché rischiavo di accelerare la perdita di sangue. In testa avevo un vero e proprio pandemonio, non riuscivo a capire, avevo solo domande: perché? Perché ora? Perché io? Se ci ripenso, ero furiosa».
Mi bagno le labbra: «Addirittura furiosa?» Credo che al suo posto io mi sarei messa a piangere senza freni, pregando una qualche divinità strana.
«Sì, perché vedi, mi faceva incazzare il fatto che nel mio momento migliore qualcuno fosse riuscito a portarmi via tutto, in un battito di ciglia! E finisci persino con il chiederti se una cosa del genere te la meriti... potrò sembrarti matta, lo so, ma io me lo sono chiesto... e credo che un po' tutti, in modo direttamente proporzionale ai propri peccati, nel profondo si chiedano una cosa simile, anche se comunque all'ultimo rimane comunque quella fiamma inestinguibile di vita.»
La guardo, notando che la vena del collo le si è gonfiata un po'. Non dev'essere facile per un personaggio attraversare una fase del genere, figurarsi se poi è giovane ed il suo autore così sadico.
Verso ancora dell'alcol nel suo bicchiere, non sia mai che resti a secco e con lei anche la voglia di rispondere alle mie domande.
«Che sensazione ha tornare in vita?»
Carrie alza gli occhi, quasi si stia risvegliando da uno stato di trance in cui nessuna di noi si era accorta fosse caduta. Beve e poi scrolla le spalle: «Quasi non te ne accorgi. La mattina seguente al mio accoltellamento mi sono risvegliata a casa e avevo solo una vaga sensazione, come se avessi avuto un incubo» e la sua risposta sembra essere così naturale, innocente; dà quasi l'impressione che sia la cosa più normale di questo mondo. La fisso stranita, non riuscendo a capire se sia seria o se invece è in vena di scherzi. La mia ospite forse nota il punto di domanda che mi riempie il viso, così riprende: «Cioè... per me è stato così, anche se credo sia una cosa determinata dal modo in cui sono morta... » non fa nemmeno in tempo a concludere la frase che l'occhio le diviene nero ed il cuore mi salta in gola per lo shock che la scena mi provoca. Ora è il turno di Amon nel dire la sua, dovrò preoccuparmi? In fin dei conti stiamo pur sempre parlando di un demone.
«Così la confondi soltanto. È una sensazione percepita principalmente dai demoni, quando la reincarnazione avviene è come se ti arrivasse una grossa scarica di adrenalina, senza contare che abbiamo i secondi contati quando decidiamo di farlo in situazioni simili. In meno di un secondo devi scansionare il territorio circonstante per trovare qualcuno in condizioni migliori delle tue e, quando lo trovi, la tua anima passa nel suo corpo» mi spiega, usando la voce ed il corpo della sua "coinquilina". L'argomento però m'intriga, molto più di quel che vorrei far vedere. Dubito quasi di star sviluppando un feticismo per la questione, così mi lancio subito sulla domanda seguente, senza dar tempo ai due di scambiarsi nuovamente.
«C'è un momento di interazione tra le anime?»
Amon tira un angolo della bocca di Carrie, costringendola a fare un sorrisetto malizioso: «Sì, solitamente l'anima normale oppone resistenza contro quella estranea, però l'anima di questa qui si stava staccando molto velocemente, per cui non c'è stata resistenza» ne parla come se la cosa non avesse alcun tipo di valore e, al posto di sconvolgermi, la cosa mi incuriosisce. I demoni non devono dare gran valore alle nostre anime, come invece ci fan pensare le pellicole cinematografiche, i fumetti o qualsiasi altra cosa.
Sorseggiando la mia vodka provo a scherzare, ad alleggerire l'ipotetica tensione data dalla questione: «Beh, una coppia affiatata potremmo dire!»
«Beh... questo dipende dai momenti, i primi tempi sono stati... complessi. Non hai idea dell'orrore che abbiamo vomitato prima di poter "stabilizzare" le nostre anime con il Patto! Senza contare che ogni volta che succedeva, sembrava di fare un bruttissimo trip!»
Rido, anche perché non credo si possa fare molto altro. Qui le domande che si vanno a formare nella mia testa sono sempre più, peccato che non possa farle tutte: il tempo non è infinito, anzi, i protagonisti devono tornare alle loro storie se vogliono trovarci una fine – e quella dei due difronte a me è inesorabilmente legata ad un mistero.
Mi frego le mani al riparo del bancone, pregustandomi già le informazioni che potrei cavar fuori con il prossimo interrogativo. Non nego di avere un debole per questi momenti, e voi?
«So che state indagando su una certa organizzazione, l'Ala Bianca. Che mi dite a riguardo? Sapete, i lettori sono affamati di spoiler non troppo espliciti e a me il compito di sfamarli!»
«L'Ala bianca... devo dire che la Biotech Corporation non mi è mai piaciuta, mi è sempre parsa quel genere di azienda che nasconde qualcosa, ma scoprire che è l'attività di copertura di una società segreta fa effetto, senza contare che i suoi membri non si fanno tanti problemi a coinvolgere dei ragazzini, una di loro mi ha quasi grigliata con le sue scariche elettriche...» vedo Carrie storcere le labbra e cercare di scacciare l'idea della quasi morte – anche se non capisco dove sia il problema, visto che è già seccata una volta.
«Fantastico! E' un po' la classica setta d'invasati che addestra giovani menti labili al pari di soldati» dentro di me una specie d'eccitazione si fa strada. Amo quando i cattivi lavorano in grande, creando intricate reti di complotti e piani maligni.
La mia ospite annuisce mestamente: «Esatto, inoltre deve essere estremamente articolata. Solo a New York la Comunità conta cinque Distretti, per cui ho pensato a una possibile banda segreta che tiene sotto controllo gli alti papaveri che compongono il Consiglio, anche se non ne sono sicura... però se così dovesse essere potrei pensare che il capo sia Marcus Edwards: quel damerino mi puzza...»
«Carrie, non spifferare troppo! Quella pazzoide di Foxi ci potrebbe conciare per le feste quando torniamo!», Amon l'ammonisce, temendo per la propria incolumità.
Gli autori possono davvero essere cattivi alle volte e persino i demoni si ritrovano a temerli!
«Beh, già dai vari nomi che hai citato immagino che sia una roba davvero complicata! Non vorrei mai essere nei vostri panni» rido un poco, anche se so che per loro due è una cosa abbastanza seria.
«In realtà lo schema è abbastanza semplice, lasciando perdere gli agganci che rendono l'organizzazione invisibile e i protettori... beh, verrebbe fuori un organico molto ristretto, ma estremamente efficace: alla base ci sono tre lupi solitari che agiscono indipendentemente, due scienziati e un membro della Yakuza. Amon aveva scritto che c'è un intermediario tra loro e la punta, parlo dell'attuale capo della Biotech Corporation, quindi, oltre che a controllare la copertura dell'organizzazione, detiene buona parte della cassa... anche se devo dire che potevano fare una scelta migliore»
Corrugo le sopracciglia, senza realmente capire. Tutti questi nomi mi mettono una certa confusione in testa, ma devo illudere tutti – soprattutto loro – di riuscire a seguire ogni risposta senza la minima difficoltà: «Cosa intendi?» e la mia domanda è tanto neutra da risultare efficace.
«Intendo che quel tipo, Darius Nixon, non è proprio normalissimo. Sia nelle informazioni raccolte da Amon che in alcuni articoli che ho letto, ho riscontrato un personaggio che tende a sfogare la tensione negli eccessi, tipo incontri clandestini e feste un po'... strane».
Sicuramente andrebbe d'accordo con Hust; ce lo vedo ad ubriacarsi e lasciarsi fare lap-dance da donzelle con perizoma tanto succinti d'apparire come filo interdentale.
«E la Punta? Sai qualcosa sui loro progetti?»
«Eh, magari! Edwards lo conosco per la carica politica che ha ricoperto, è stato un senatore importante; per quanto riguarda il suo ruolo nella Comunità, so che la sua famiglia è una tra le più importanti, però sono diventati sterili... non hanno più un briciolo di magia, tranne qualche rara eccezione. White invece è un totale mistero per me! Ho cercato ma senza risultati... c'era solo un'annotazione sul fatto che era sposato e, insieme alla moglie, svolgevano l'attività di archeologi. Poi più nulla, a un certo punto le notizie finiscono... e questo a partire dal 2005» ha un'aria sconsolata, quasi non sappia da che parte girarsi per capire qualcosa di più. Manco s'immagina quanto la capisca!
«Sei una gran chiacchierona! Comunque, la situazione è precaria, abbiamo poche certezze concrete e per ora stiamo ancora brancolando nel buio» Il demone fa nuovamente la sua entrata in scena, quasi spezzando il momento fin troppo serioso.
Guardo l'orologio e, d'un tratto, mi rendo conto che il tempo per le chiacchiere sta finendo, così mi spiccio.
Giusto qualche altra curiosità da saziare e poi potrò lasciare questi due investigatori alla loro vita paranormale.
«Per sapere... avete pensato al vostro futuro?» la testa di Carrie si alza, in modo che i suoi occhi si fissino dubbiosi su di me. Non credo che mi abbiano capita, così cerco di essere più precisa: «Intendo dire... avete pensato al poi? A quando i tasselli ritorneranno al loro posto? Oppure avete mai considerato la possibilità di scindervi nuovamente in due entità separate? Sempre se è possibile, ovvio».
Il silenzio diventa padrone della scena per alcuni minuti e non posso evitarmi di chiedere a me stessa se con questa domanda sono andata un po' troppo all'interno dei segreti di Demon's Chronicles.
Carrie si tormenta un attimo le mani cercando visibilmente di mantenere l'adrenalina sotto controllo, poi mi lancia un'altra occhiata, quasi non sia certa di cosa può o meno dirmi – e questo non fa altro che stimolarmi. Che si senta sotto pressione, per l'intervista è solo una cosa positiva. Dopo alcuni istanti prende un profondo respiro e, con il sorrisetto malizioso di chi ha ancora un asso nella manica, fa: «Beh... non è così semplice. Il fatto è che le nostre anime sono strettamente legate...»
Amon pare prendere la meglio sulla conversazione: «Non possiamo dividerci, almeno se vogliamo sopravvivere tutti e due, altrimenti la scissione comporterebbe la morte di uno: vita per morte» sentenzia con un tono cupo.
Ed inesorabilmente, negli occhi della ragazza si può ora scorgere una sorta di rassegnazione, che presto muta in determinazione, quella di volere andare avanti e scoprirne di più, trovare una soluzione.
Mi è inevitabile seguire lo stesso filone d'emozioni che aleggia nel pub, così Carrie, forse accorgendosene, cerca di rimediare alla situazione: «Però tra noi due è tutto a posto, almeno, per ora sta andando tutto bene, diciamo che riusciamo ad accettarci e sopportarci...»
«... senza contare che ci vuole una certa dose di pazzia per trovare la forza e la pazienza di compiere certe scelte, per esempio convivere con una "senza orari" come questa qui! A volte mi chiedo se voi giornalisti siate tutti così, almeno lei Ania, se posso permettermi, è molto più carina della punk» il demone interviene nuovamente, coprendosi la bocca per nascondere il ghigno che ora riempie il viso della sua ospite.
Beh, almeno è galante, mica come certi demoni di altre storie che sono tutti badboy e niente arrosto!
Arrossisco leggermente, sistemandomi l'ennesima ciocca di capelli sfuggita alla crocchia malandata. Nel mentre, Carrie cerca di contenere la situazione – in fin dei di ship in questa rubrica ne abbiamo già abbastanza, no?
«Di un po', sei in vena di rimorchi stasera? Guarda che sono etero io!»
Nel mondo di Wattpad però è tutto possibile, anche una relazione a tre di questo tipo: un demone e due donne, di cui una suo contenitore – anzi, può darsi che aumenti esponenzialmente l'audience dei lettori.
«Ah sì? Dal tuo modo di comportarti non l'avevo ancora capito» dice Amon con la voce di Carrie, mettendosi a ridacchiare in modo strano e producendo un rumore ruvido.
«Tanto lo so che mi vuoi bene, cornuto, è inutile che lo neghi»
Sbaglio o questo tipo di battibecchi ricorda qualcuno di nostra conoscenza?
L'ultima battuta è ancora del demone, che cede al momento di tenerezza: «Beh, se ci penso attentamente e scavo molto a fondo... posso dire che ti trovo piacevole solo in determinate circostanze»
Mi trattengo dal sorridere, sempre più toccata dallo scambio di battute.
«Va bene ragazzi, mi pare di capire che non vi siete ancora preparati per il "dopo", anche se ammetto che mi pare una cosa un po' strana...» commento, allontanando il bicchiere che Carrie ha ormai finito d'usare. Sia mai che il Vodka&Ink's sia in disordine quando Huston deciderà di tornare.
«Non è che non abbiamo progetti... io da parte mia, oltre che a chiudere definitivamente il caso della Biotech, vorrei provare a vincere il Pulitzer. Lo so, sono una frana nell'organizzazione, un po' come la mia autrice. Dovrò impegnarmi al massimo e fare tanti sacrifici, però... il fatto è che voglio arrivare in cima e riuscire a rendere orgogliosa una certa persona» il rossore che le colora le guance ha un ché di fanciullesco. Nella sua voce ci sono speranza e felicità, due cose che mi contagiano subito. E' bello vedere tanta spensieratezza tutta in una persona, un po' come era successo con i protagonisti di Eureka!
E mentre mi crogiolo nel momento, mi sale all'improvviso il ricordo del demone, che ancora non ha osato rispondermi.
«E Amon? Seguirai la tua ospite nel resto dei suoi giorni?» questa volta la coscienza di Amon arriva lentamente, mentre le vene dell'occhio si anneriscono con una lena pigra. Le mani della ragazza si artigliano al tessuto della maglia e lo sguardo rimane fisso sul tavolo per un po'.
Quando parla, la voce è roca ed il tono stanco: «Potrei seguirla... oppure non farlo. Sono sopravvissuto per più di cinquecento anni e non so se ricominciare a vivere sia una valida opzione. Ho perso tanto, forse anche troppo nella mia vita»
«Quindi pensi di lasciarti andare lentamente?» gli domando sporgendomi un po' verso di loro, non del tutto soddisfatta dalla risposta che mi è stata data.
«No, penso che aspetterò un po' prima di farlo. Per ora sto cercando una ragione per continuare a stare in piedi, una vera ragione»
Lo fisso per un po', dubbiosa. Forse l'intervista sta prendendo una brutta piega, quindi non è saggio portarla avanti ulteriormente – i loro lettori potrebbero sentirsi il cuore andare in pezzi.
Cerco quindi di abbozzare un sorriso, che certamente avrà più l'aspetto di un ghigno malefico: «Posso solo farti i migliori auguri per trovarla, Amon. Al di là di quella bellissima porta rossa c'è un intero mondo pronto a stupirci tutti!»
E così dicendo, mi congedo, invitandoli nuovamente a tornare da queste parti quando avranno adempiuto alla loro avventura, che si prospetta più difficile di quanto ci si sarebbe mai aspettati.
Un ringraziamento speciale a FoxiOmega_ autrice di Demon's Chronicles e collaboratrice di questo nuovissimo - e stranamente lungo - aggiornamento.
Come sempre, invito tutti i lettori di questa raccolta a dare una possibilità alla storia trattata oggi e lasciare qui sotto la propria opinione, oltre ai commenti sparsi qua e là! Inoltre, se siete anche voi interessati ad una collaborazione, fatevi avanti nell'apposito capitolo e spammate a destra e manca per far sorridere qualche altro utente.
Io intanto vi saluto,
a non so quando cari ubriaconi!
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