Aurora: Nathan e Aurora
(Personaggi tratti da "Aurora", opera creata da @CamilleMemoir -trovate la recensione della storia su Anime d'Inchiostro. Il testo qui presente potrebbe risultare lungo o essere diviso in più parti, ma pigroni miei, sappiate che qualche risata potrebbe esserci. Il capitolo è scritto a 4 mani e revisionato -prima della pubblicazione- dalla sottoscritta. Pareri e feedback sono sempre ben accetti. Ps. I "pò" purtroppo Wattpad non me li fa modificare nel modo corretto, sarà la decima volta che lo ripeto T-T)
Huston si allontana dal bancone, abbandonando definitivamente la lettura. Non mi rivolge la parola fin quando, con la sua consueta calma, non ha fatto partire il jukebox vicino al tavolo che ormai sento mio di diritto, incastrato tra quell'affare ed il tavolo da biliardo. Il suono che ne esce è molto più dolce delle solite ballate rock e mi viene da sorridere «Sick of losing soulmates, stai cercando di dirmi qualcosa?» lo apostrofo, rimettendomi a sorseggiare la birra. Lui mi lancia un'occhiata di tralice, accusandomi con i suoi profondissimi occhi neri di qualcosa che non capisco. Sì, deve essersi offeso per via degli auguri.
«Dimmi, hai altri incontri in programma per oggi? Almeno mi preparo a vederti fare la gatta morta con personaggi di altri.» sbotta rimettendosi di fronte a me, ma comunque oltre il bancone, in modo da impedirmi qualsiasi tipo di contatto. Cosa ho fatto di male questa volta? Non mi sembrava che ci tenesse particolarmente a ricevere un mio messaggio la notte di Capodanno!
Sbuffo «Che palle che sei!» e con la lingua mi sfioro i denti «Sì, devo vedere la capostipite dei "Casi Umani", Aurora ...»
«Finalmente una donna!» esulta, dimenticandosi che pure io appartengo a quella parte della popolazione denominata "femmine".
«Abbassa l'asta Huston, c'è pure il suo bello, Nathan.» e subito il suo sguardo cattivo torna a fare capolino tra di noi. Effettivamente mancano le protagoniste, qui. Penso si senta un pò denigrato, messo in disparte, ma a dirla tutta, tanto meglio per me, che mi rifaccio gli occhi dopo giornate piene e letture intensive, che comunque vanno troppo a rilento.
Stacco l'indice dal vetro del boccale, pronta a proseguire il discorso, ma proprio quando sto per aprire bocca, un tocco leggero mi sfiora la spalla e caccio un urlo degno di un soprano. Lo spavento mi fa rovesciare la birra sulla zona di lavoro del barista che, già incazzato con me, si prepara a sbraitare come un ossesso. Mentre la sua voce mi insulta nei modi più coloriti, mi volto cercando l'origine di quel tocco così leggero che potrebbe essere stata opera di un qualsiasi fantasma. Non nego che sarebbe anche ora, di incontrare la vera gente strana di Wattpad City, peccato che ciò che mi ritrovo a fronteggiare, sia tutt'altro che un vampiro o un pulcioso licantropo.
Due enormi occhioni grigi mi fissano, mentre onde nere provano a coprirli con una certa ostilità.
«Aurora!»esclamo, riconoscendola subito «Ma che diamine ti salta in mente?» e lei alza le spalle, scuotendo la chioma. Ah, già... dimenticavo che questa non proferisce parola nemmeno sotto tortura -cosa che la CIA apprezzerebbe tantissimo.
Continuando ad ignorare le lamentele di Huston, sfilo dalla borsa un block notes su cui ci sono appuntati alcuni dettagli per le recensioni e glielo passo con un sorriso cordiale. Lei ricambia, felice che mi sia attrezzata per la sua visita e, mentre inizia a scarabocchiarci sopra, un altro tocco mi fa sussultare, ma grazie a Dio nel boccale, non c'è più birra da rovesciare sulle brache del barista.
Nathan.
Nathan seduto sul legno del bancone.
Nathan seduto sul legno del bancone e Huston che afferra una stecca del biliardo, probabilmente per tirargliela in testa.
Il primo tentativo di colpire quella sorta di darkettone uscito male non va a buon fine ed il barman finisce per sferrare un colpo a vuoto, che certamente avrebbe impalato di netto il ragazzo, se fosse andato a segno. Il secondo tentativo, meglio calcolato, va a piantarsi dritto sul costato del disgraziato che, nel vano tentativo di evitare la morte, è sceso dal bancone il più in fretta possibile, sgambettando come una gazzella.
L'aria si è fatta elettrica, mentre mi ritrovo a soffocare un bestemmione degno della convocazione in Vaticano.
Come diamine fanno ad essere già sul piede di guerra?
Aurora al mio fianco, sbianca improvvisamente, forse sconvolta da tutto quel trambusto. Credo non sia più abituata all'azione, la REMS deve averla rammollita non solo nel corpo, ma anche nello spirito.
Ad ogni modo, ci ritroviamo a fissare un barista e la reincarnazione del male che lottano senza nemmeno fingere, che le mazzate se le vogliono dare per davvero: chi potrebbe averla vinta in un duello a suon di steccate da biliardo?
Senz'ombra di dubbio, non Huston.
Nathan impiega poco a prendere l'arma dell'altro e a spezzarla in due come un grissino, come il mio compare c'impiega ancor meno tempo ad afferrare un bicchiere vuoto per minacciarlo, ignaro del fatto che quell'oggetto non metta paura nemmeno ad un bambino «Non ti azzardare a risalire sul mio bancone, ragazzino!» e fuoco e fiamme scaturiscono dalla sua figura, certamente più fisicata di quella del nemico.
Gli occhi dell'altro scintillano di rosso «Hai cercato di ammazzarmi con una stecca da biliardo!»afferma incredulo, quasi fosse la prima volta che gli capita.
«Peccato non esserci riuscito ...»
Allargo le braccia sconvolta di fronte al mio collega, sempre più furente e paragonabile ad uno spartano «Sono ospiti, ospiti! Quante altre volte devo ricordartelo? Non hai colto neppure lontanamente il senso della frase "il cliente ha sempre ragione"? Eh Hust?!» tento di rimproverarlo in qualche modo, ma amaramente mi ritrovo a pensare che a lui, delle mie lamentele, frega sempre un gran poco.
Huston cerca di calmarsi, posa lentamente il bicchiere e continua a borbottare inacidito dalla situazione«Non me ne frega assolutamente niente! Meglio perderli certi clienti, che ritrovarseli appollaiati sul mio bancone.» e senza aggiungere altro, riprende il libro dalla copertina color cipria, provando ad isolarsi.
L'espressione gelida di Aurora rimane un'icona singolare nel battibecco, l'unica cosa che si azzarda a fare è sospirare esasperata. Segue con lo sguardo Nathan che si sistema malamente sullo sgabello affianco al suo e le lancia un'occhiata scocciata «Che c'è? Ha iniziato lui.» vorrei dargli ragione, ma non sono intenzionata a ricevere Nabokòv sul naso.
Lei lo ignora e prende a scribacchiare qualcosa sul taccuino.
«Barista, passa una bottiglia di vino rosso per me e un bicchiere d'acqua liscia per la marmocchia.» ma Nathan le botte le vuole proprio!
Aurora lo ignora, mentre Huston abbandona le pagine ingiallite e compie il suo lavoro, con un broncio tutt'altro che amichevole.
Dal canto mio, resto a fissare la scena, in parte divertita da quei due. Non so perchè, ma ho la sensazione che presto troverò la faccia della "Ragione" su un foglio e sopra, un'enorme striscia rossa. Bandito dal Vodka&Ink's.
«E prepara un'altra birra per la gentile recensitrice, non vorrei venir meno al mio status di gentleman.»ed ecco che il barista soffia un'altra manciata di insulti.
Scuoto la testa nascondendo un ghigno «Cos'è, ora leggi anche nella mia mente? Non ti basta la sua?» con un movimento leggero del mento indico Aurora, che finalmente sembra aver smesso di scrivere.
La ragazza solleva il block notes mostrando un messaggio: "Lasciatelo perdere, è represso di natura"
Nathan stringe gli occhi a fessura, mentre Huston gli passa la bottiglia di vino -sebbene non sprizzi tutta la gioia di questo mondo nel farlo. Essere qui con Aurora, probabilmente, è un lusso che la sua autrice poche volte gli avrebbe concesso. Camille alle volte riesce a far soffrire personaggi e lettori, tutti in una volta. Credo che si stia digi-evolvendo in un'arma di distruzione di cuori. Non che sia un male, in fin dei conti tutti gli autori vorrebbero essere in grado di compiere un'impresa del genere, solo che lei deve aver persino sviluppato un feticismo, al riguardo.
«Come è, rivedersi dopo tanto tempo?» gli chiedo sorridendo, crogiolandomi nell'idea di aver davanti agli occhi il primo ragazzo per cui ho sviluppato una patologia chiamata fangirl, qui in Wattpad City, ma soprattutto rivedendo questa coppia dall'armadio un po' troppo monocromatico. Sono leggermente distaccati, come i primi tempi, quando erano solo all'inizio della loro storia dai tratti vagamente splatter e dannatamente fantasiosi.
Nathan finisce di versarsi il vino che Huston ha evitato di servirgli adeguatamente, forse per ripicca. Aurora arrossisce giusto quel tanto che basta a dar colore al visino smunto e la tenerezza che mi suscita è quasi totale.
Sì, lo so anche io che provare tenerezza per una pazza sociopatica e pure omicida non è una cosa normale, ma smettetela di fare quella faccia: abbiamo tutti delle turbe mentali, cosa credete?
Il ragazzo beve un sorso di vino, ci si risciacqua il palato e sembra star pensando a qualcosa di inconfessabile; poi adocchia la mano abbandonata di Aurora sul bancone e finisce per incastrarci la sua.
I due si guardano e lui sembra chiederle il permesso per parlare.
Lei gli sorride appena e stringe a sua volta la mano che lui le ha porso. Non nego di invidiare la loro sintonia, quella specie di simbiosi che solo un libro -o una mente folle- può creare.
«È strano» inizia Nathan, staccando gli occhi dalla ragazza e passandoli rapidamente su di me.
«Ci siamo svegliati questa mattina e ci siamo ritrovati nella macchina scassata della nostra autrice. Guidava isterica mentre cianciava cose su un'intervista, noi eravamo ammucchiati sui sedili dei passeggeri. C'era anche Ryan, inizialmente, ma dopo due chilometri ha parlato un po' troppo e l'autrice l'ha buttato fuori dalla vettura!» oh, ce la vedo proprio Camilla alle prese con un simile soggetto; me l'immagino mentre accosta, chiede gentilmente a Ryan di aprire la portiera e, mentre lui prova a capire cosa stia succedendo, lo sbatte giù con una manata degna di John Cena.
Già, che bella vita quella degli autori!
Aurora sogghigna, lasciando ben poco della tenera ragazza di un attimo prima.
Scribacchia qualcosa: "Ogni tanto capita una gioia anche per noi".
Prendo un sorso di birra e tento di insistere «Non avete risposto alla mia domanda, non adeguatamente...»
Nathan fa finta di nulla concentrandosi sul vino rosso, della stessa cromia del sangue.
Aurora lascia la mano del ragazzo e prende nuovamente a scrivere, aggrottando le sopracciglia.
Quando mi mostra il taccuino, non riesce a trattenere un sospiro sconsolato.
"È come ricordarsi come si vive dopo tanto tempo passato solamente a sopravvivere" decreta. Le sue parole pizzicano un cuore che credevo fermo da tanto tempo.
Nathan arrossisce violentemente e si muove a disagio sullo sgabello.
Quelle loro uscite risultano alquanto bizzarre, se si riflette sulla realtà dei fatti e sul loro amore impossibile; però hanno un ché di dolce, sotto sotto.
Le sorrido «Immagino... però ora ci sono tanti uomini nella tua vita, di loro che mi dici? Gaeli, Adriano, Lorenzo... non vorrai dirmi che la loro presenza, seppur breve per alcuni, non ti sta aiutando.» Lo sguardo del ragazzo mi fulmina appena, incapace di nascondere una fugace scintilla di gelosia. Eppure quando si volta verso il "caso umano numero uno" di Camilla, quel fantasma nei suoi occhi si volatizza, lasciando solo vacuità intervallata da un pizzico di curiosità.
Nathan poggia poco elegantemente i gomiti sul bancone, beccandosi un'occhiata d'avvertimento di Huston, che proprio non vuole saperne di sotterrare l'ascia di guerra.
Mi fa un cenno con il mento«Ottima domanda, recensitrice. Dicci, Aurora, come vanno le cose con gli uomini della tua vita?»
Lei non sembra scomporsi troppo, ma la sua mano corre verso il bicchiere d'acqua ancora intonso, lo porta rapidamente alle labbra e ne ruba un profondo sorso.
"Sono particolari, a modo loro. Mi tornano utili, per certi versi. Per quanto riguarda Adriano, piuttosto, vorrei darlo felicemente in pasto a Ryan!" Sbotta e Nathan si ritrova a soffocare una risata, poi si attacca alla bottiglia del vino, ghignandosela beatamente «Amen!»
Intano la ragazza continua a scrivere "Lorenzo faccio ancora fatica a capirlo, devo essere sincera. Ha di maledettamente utile il suo vizio di rubare tutto ciò di abbastanza sfortunato da passargli sotto al muso. Sto ancora aspettando che mi porti lo spillo che gli avevo chiesto"
Il ragazzo vestito di nero alza un sopracciglio ed agita la bottiglia «Ecco, a proposito, a cosa ti serve uno spillo?»e come un segugio, drizzo le orecchie incuriosita, ma la risposta della schizofrenica non accontenta nessuno.
"L'ho già detto. Devo trafiggere una bambolina voodoo!"
Nathan ed io rimaniamo a fissarla per un istante prima di riscuoterci, nel vano tentativo di capire una battuta che evidentemente non riusciamo a cogliere. E dire che una volta me ne intendevo, di humour!
Ora Aurora sembrava pericolosamente seria, quasi fossimo noi quelli strani.
Provo a scacciare l'aria viziata che inizia a calare sulla conversazione agitando una mano«Su Gaeli, invece?» Aurora ghigna appena.
Il suo accompagnatore fa eco alla mia domanda «Su Gaeli, invece?» e vorrei tirargli Lolita in testa. Qui le domande dovrei farle io!
"Gaeli è Gaeli. Che altro c'è da dire? È l'unico Cristo in quella cazzo di REMS a prendersi cura di me. Cosa potrei dire d'altro su di lui?"
Nathan gesticola infastidito «Potresti tipo dire che non ti piace, che non te ne stai innamorando e che stai ancora aspettando che io torni. Per esempio, eh, ti ho giusto consigliato una risposta da dare» gelosone.
Lei fa una breve pausa, poi scrive controvoglia "Sto perdendo le speranze di vederti tornare" e l'aria frizzante della scena, muta improvvisamente in gelo -scivola oltre i maglioni pesanti e si attacca alle ossa.
I due si fissano, poi sospirano.
Aurora mi passa il block notes, in modo che possa leggere "Tu la conosci la nostra stramaledetta autrice, potresti cortesemente ingabbiarla da qualche parte prima che arrivi a farci fuori definitivamente?" e sorrido.
«Guarda, temo che sarei io ad avere la peggio, non so perchè, ma mi pare una specie di creatura esplosiva!» le restituisco il blocchetto di fogli, osservandola sospirare «Nel lieto fine ci speri ancora, Aurora?» chiedo a bruciapelo, stringendomi un po' nelle spalle. Il gelo di prima non se ne è ancora andato.
Scruto la mia ospite, mentre lei tenta di trattenere le lacrime alla meglio, Nathan si rabbuia e si volge leggermente dal lato opposto al nostro.
Nessuno ha gran voglia di parlarne, ma la domanda è stata posta, una risposta va data.
Aurora tira su col naso e scrive "So già che mi è stato predestinato un marito, la caccia è attualmente ancora aperta. Penso che questo possa definirsi un lieto fine, no? Ma se poi non è come me lo sono immaginato fino ad ora?"
Scorgo Nathan stringere i pugni e le sue nocche sbiancare.
"Se non dovesse essere la persona giusta per me? Avrò voce in capitolo nella scelta, o l'autrice mi venderà al miglior offerente?"
Una lacrima le scende sul viso silenziosamente "Dubito che ci possa essere un lieto fine senza Nathan"
L'interpellato torna a rivolgersi verso di lei, lanciando un'occhiata di panico alla sottoscritta, giusto il tempo di qualche secondo.
«Ma no, ma che fai. Non metterti ogni sacrosanta volta a piangere, per favore.» La stringe e rimane a fissarmi: la sua espressione grida aiuto. Non ho idea di che fare, perché mica ci so ragionare, con le persone che piangono! Mi assale sempre l'ansia da prestazione, quando succedono certe cose.
È Huston a prendere voce, a salvarci come solo un vero uomo sa fare. Senza scomporsi o dar peso al darkettone tutto preoccupato, molla il libro per afferrare tra l'indice ed il pollice il viso di Aurora. Il suo sguardo è magnetico, cattura persino noi, che in quel colloquio non siamo coinvolti«Basta ragazzina»le sussurra con un sorriso a labbra strette «Che hai da piangere? Non è la fine del mondo sai? Ci sarà un uomo, uno che non è sto emo con manie di grandezza, ma ci sarà comunque qualcuno e finirai con l'amarlo, perché la storia andrà così, vanno sempre così. Magari non sarà Amore, quello che ti scombussola e ti lascia in estasi, ma sarà comunque un sentimento buono che lenirà la mancanza di Nathan. I lieti fini sono effimeri Aurora, alle volte non sembrano nemmeno tali, ma con il tempo li comprendi e finisci con l'accettarli. Noi siamo marionette in mano a sti sadici»fa una pausa, mi posa addosso uno sguardo accusatore che non mi piace e voglio scrollarmi di dosso. Lo so che siamo cattivi, lo so che siamo abomini che provano a competere con Dio, ma non serve disprezzarci e ricordarcelo a questo modo!
Gli occhi di Huston mi abbandonano e lui sospira «ma alla fine ci vogliono bene.» conclude. Le lacrime di Aurora si arrestano di colpo ed i due stranieri ammutoliscono per qualche istante, stupendosi di tanta saggezza. Il barista lascia il viso di lei, sbuffa e poi, quasi avessimo toccato il suo tasto dolente, scivola oltre la porta del retrobottega.
Restiamo sospesi nel silenzio, nuvole di pensieri che non vogliono dissiparsi con le parole. Eppure c'è molto da dire, partendo da qui «Scusatemi, ho esagerato. Se volete vi faccio ancora un'ultima domanda.» ma è difficile per tutti fingere un sorriso.
Ma questa non doveva essere una rubrica filo comica?
Dannazione, troppe belle parole e frasi filosofiche, non va bene.
Nathan guarda il punto in cui Huston è sparito. Sembra riflettere su qualcosa, ma il pericolo di una nuova domanda lo fa voltare di colpo. Mi indica digrignando i denti «Una domanda semplice. Fammela piangere di nuovo e ci pensi tu a consolarla, stavolta.» come se potessi competere con quel demente del mio compare!
Annuisco, poco convinta.
«Tu resterai con lei, in qualche modo, vero Nathan?»
Aurora si è calmata, ma rimane avvilita sul suo sgabello, a muovere le dita intorno al bicchiere d'acqua. Il finale della sua storia sembra preoccuparla fin troppo, eppure è così vicino...
Probabilmente consapevole d'esser preso -in parte- per il culo, Nathan svuota la bottiglia con un'ultima sorsata, rendendo fieri tutti gli alcolisti del mondo.
Alza un sopracciglio e incrocia le braccia al petto«Ho detto una domanda semplice.»
Sventolo la mano di fronte al viso «È semplice e non farà piangere Aurora. L'unico che può frignare, al momento, sei tu. Corriamo questo rischio?»
Sto mettendo a dura prova il già poco paziente carattere del ragazzo, lo so, ma arreso, leggermente alticcio per il vino e turbato per Huston, sospira con rassegnazione«Anche se l'autrice non mi farà mai tornare, io sarò con lei sempre. Forse non potrò stringerla, forse non potrò baciarla, ma Aurora ha bisogno di me. Ci sarò, combatterò per lei, difendendola come ho sempre fatto dalla Follia. Forse non mi sentirà, forse sarò troppo lontano, ma spero che si ricorderà di me.» tutto questo mi sa tanto di storia epica, in cui il cavaliere è pronto a morire per la principessa.
Aurora stringe il bicchiere ed alza di poco lo sguardo, fissa il suo bello, regalandogli un timido sorriso. L'altro allunga un braccio e se la porta vicino. I suoi occhi sono colmi di lacrime dorate «Forse farci venire assieme non è stata una gran bella idea.»sospira abbracciandola. Consapevole dell'ormai terminata intervista, guarda con ansia la porta del pub: il tempo da passare assieme, per loro, è già finito.
Si alzano con la flemma di una marcia funebre, mi salutano con la mano e mi dicono di essere meno invadente con i clienti che verranno dopo di loro. Non li guardo sparire e nemmeno salire in auto, dove certamente una Camilla imbestialita gli starà facendo il terzo grado. Sono stati qui molto ed è pure stato piacevole, ma lei di fare il taxi, immagino non ne abbia voglia. Resto sola con tutte quelle belle parole strette in mano.«Oh Nathan, per noi lettori è stata la cosa migliore, invece ... >> ed il mio sussurro si perde tra le prime note di un nuovo brano.
(Begli ubriaconi, anche per stavolta è finita! Spero vi sia piaciuto e se così non fosse, Huston sarà lieto di udire le vostre lamentele, credo. Ad ogni modo, il bando per entrare nel Vodka&Ink's è ancora aperto e spero di potermi dedicare a voi tra una lettura e l'altra di Anime d'Inchiostro -tranquilli, silenziosa sto procedendo, solo che mi avete appioppato storie infinite T-T! A presto! )
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