IV. Profondamente
James non aveva intenzione di uscire con nessuno, tantomeno innamorarsi. Invece ci era finito dentro con tutte le scarpe.
Quando Euphemia parlava, James sapeva che avrebbe avuto ragione a prescindere, solo perché faceva un'affermazione, significava che - prima o poi, anche se forse con qualche difficoltà - quella sarebbe diventata reale e si sarebbe avverata; e infatti James non era in grado di ricordare nemmeno una volta in cui sua madre si fosse sbagliata o non avesse avuto ragione.
Eppure quando poche settimane prima la donna gli aveva detto che la frizzante personalità del giovane architetto avrebbe potuto rapirlo, lui non gli aveva dato peso più di tanto. Era già capitato che sua madre si fosse improvvisata l'oracolo di Delphi dicendogli che un giorno - quando meno se lo sarebbe aspettato - avrebbe incontrato la donna della sua vita. E quella alla fine era arrivata come un tornado di irriverenza e sopracciglia aggrottate che lo aveva risucchiato senza volerlo.
Perché Lily era esattamente così, rendeva proprio tutto ciò che la circondava e lei si adattava al tutto senza rendersene conto. Ogni cosa accoglieva la sua forma per far sì che nessuno spigolo potesse infastidirla o farle del male, per magia perdevano la loro vera natura sottomettendosi a Lily.
James - quando la conobbe - per poco non chiamò la madre dicendole che si era sbagliata sul suo conto ma, quando gli si avvicinò, il pensiero che loro non potessero andare d'accordo nemmeno per sbaglio sparì all'istante e al suo posto comparve la speranza che forse non sarebbe andato tutto male.
Si presentava lì ogni mattina, si svegliava prima per poter passare in ufficio e poi portare la colazione per tutti alla villa, adorava vedere il sorriso di Lily che gli dava il buongiorno. Sentiva lo stomaco aprirsi - forse sciogliersi - come i fiori di ciliegio degli alberi, che circondavano la casa, che si schiudevano non appena arrivava la primavera e rilasciavano il loro profumo nell'aria.
Trascorrevano tutto il loro tempo insieme, lavoravano, parlavano e James si rese conto che, dopo poco la loro conoscenza, sapeva così tante cose di Lily che forse avrebbe potuto scrivere la sua biografia. Era a conoscenza anche dei dettagli più insignificanti, quelli che si tendono a dimenticare, ma ormai James prendeva per oro colato tutto ciò che Lily diceva.
Gli sembrava di vivere in una fiaba, la persona perfetta, la situazione perfetta, le sensazioni perfette; eppure come in ogni storia che si rispetti anche la loro aveva un antagonista molto più temibile della strega cattiva: Barry.
Quel matrimonio era sospeso sulle loro teste come la spada di Damocle, e James sapeva che non avrebbe mai potuto nemmeno tentare di sottrarsi a questa. Era così vicina al suo collo - tanto che era in grado di sentire la punta di ferro sfiorargli la pelle - che anche il più piccolo movimento avrebbe implicato la sua caduta, trafiggendo lui, e forse anche Lily. E di quella situazione l'autore non era altro che Barry, pronto a impiccarlo; perché per quanto avesse voluto o non, Barry aveva il coltello dalla parte del manico e lui non poteva fare assolutamente niente, se non sperare che sua madre avesse ragione anche quella volta.
Purtroppo il finale di quella fiaba era ancora in fase di scrittura e solo Lily avrebbe potuto concluderla, solo lei aveva la penna con cui tracciare le parole che avrebbero poi decretato la fine o l'inizio di loro due.
Perciò James si limitava a guardarla dal suo posto e sperare che lei si accorgesse di lui, abbandonasse Barry, e decidesse di annullare quel matrimonio che sembrava non avere nessun amore di fondo. Lily non ne parlava mai e, quando costretta, storceva sempre il naso; dubitava che Lily fosse ancora contenta di sposarsi. Credeva che avesse amato Barry - stavano comunque insieme da otto anni - ma James era al corrente del fatto che l'amore potesse finire - i suoi colleghi avevano tre divorzi a settimana - per cui lui continuava a sperare che anche Lily si accorgesse del giardino arido che era la storia d'amore con Barry, e quanto fosse fiorita invece la piantina che loro due avevano interrato.
James si diede spesso anche dell'egoista perché sperava che chi sarebbe finito con il cuore spezzato - perché quello era inevitabile, alla fine lui o Barry avrebbero dovuto dire addio al cuore di Lily - non fosse lui, ma il suo acerrimo nemico. Voleva che Lily scegliesse lui, che amasse lui, ma quella speranza si affievoliva ogni volta che un'altra giornata giungeva al termine e Lily non aveva detto nulla riguardo un'ipotetica rottura con Barry.
Non odiava Barry per essere innamorato di Lily - non poteva biasimarlo, lui stesso era finito ammaliato dal suo splendore - ma perché era arrivato prima di lui. Se forse Barry non fosse apparso nella vita di Lily otto anni prima, e al suo posto ci fosse stato James, a quell'ora Lily avrebbe preso il sole da qualche parte con James mentre sorseggiavano cocktail fruttati e colorati, piuttosto che dedicarsi all'organizzazione di un matrimonio che le andava troppo stretto.
Lily era tutto ciò che lui avrebbe voluto avere nella vita, una donna come lei era paragonabile al ritrovamento di Atlantide, e James doveva trovare un modo affinché quello passasse nelle sue mani.
Quando i suoi occhi incontravano quelli di Lily, James tirava un sospiro di sollievo, gli sembrava che ogni problema smettesse di gravare sulle sue spalle e semplicemente diventasse stupido. Era quasi come se James venisse risucchiato in una bolla di pace, di tranquillità, di felicità, in cui nulla sarebbe potuto entrare e portare al disfacimento di quella gioia precaria che provava solo quando era con Lily.
Mai avrebbe creduto di potersi innamorare di una persona così velocemente, e forse se Sirius non lo avesse obbligato a leggere Colpa delle stelle, non avrebbe mai pensato che ci si potesse innamorare come quando ci si addormenta: piano piano e poi profondamente.
Fortunatamente per lui il suo profondamente non era ancora arrivato, eppure sentiva - sulla propria pelle - la sensazione di star cadendo nella tana del Bianconiglio con la consapevolezza che però non sarebbe mai tornato in superficie. Gli era ben chiaro che fosse solo questione di tempo e il tic tac dell'orologio batteva così forte nelle orecchie che temeva di non riuscire più a sentire nulla, inclusa la voce di Lily.
La voce di Lily era paragonabile ad una carezza, era così dolce, soffice, materna, ed era in grado di farlo sentire al sicuro. Gli trasmetteva una serenità che lo riportava indietro con i ricordi, e immediatamente l'immagine di sua mamma che gli sorrideva quando aveva solo cinque anni, mentre le stelline sul soffitto si illuminavano e lo facevano sentire a casa, diventava chiara e limpida ogni secondo che passava.
James aveva paura che se quell'incantesimo si fosse spezzato, non avrebbe più potuto sperare che la mano di Lily toccasse la sua involontariamente. Quando lavoravano spesso finivano per scarabocchiare i fogli dell'altro e tentare di bloccare le loro mani per non rovinare ulteriormente il lavoro. James cominciava sempre con il disegnarle una stellina sull'angolo destro del foglio, Lily poi ricambiava con tante macchioline colorate per via degli evidenziatori, e così James continuava iniziando a tracciare linee più lunghe e più spesse, fino a che i fogli e i plichi non diventavano come le tavolozze dei pittori. James adorava farlo perché ad un certo punto la mano ferma e morbida di Lily gli avrebbe bloccato il polso e lui si sarebbe incantato sul quel tocco permettendole di disegnargli il viso con uno degli evidenziatori.
Ma un'altra cosa che era capace di inebriare i sensi di James e mandarlo completamente in trance, era il suo profumo. Dubitava che esistesse un odore a cui far riferimento, semplicemente era la pura essenza di Lily e niente avrebbe potuto assomigliarle. Era un profumo unico, speciale, e James credette che dovesse essere messo sul mercato: dolce ma forte e deciso; lui sicuramente l'avrebbe comprato, anche solo per spruzzarlo in aria e ricordare a se stesso il profumo dell'amore. Perché era certo che fosse quello il suo odore.
L'unico aspetto che James però non aveva potuto studiare era il gusto. Perché lui aveva imparato a conoscere quella ragazza in maniera primordiale, attraverso i sensi, ma a questi mancava il quinto e ultimo elemento: il gusto.
James non credeva che molto presto sarebbe riuscito ad assaggiare il sapore della sua pelle e delle sue labbra. Ma gli era bastato quel piccolo, innocente, bacio sulla fronte di lei per aprire una voragine al posto del suo stomaco, svuotarlo ma farlo sentire allo stesso tempo così pieno.
Sapeva inoltre di essersi spinto troppo oltre perché con Lily anche un sorriso in più sarebbe stato troppo. Era un gesto intimo e profondo che forse loro non avrebbero potuto permettersi, perché per quanto si fossero conosciuti, scoperti e aperti sotto tanti punti di vista, il bacio sulla fronte restava un gesto di tale intimità, quella stessa che loro ancora non avevano potuto raggiungere - e anche in quel caso James ritenne che il problema fosse Barry.
James si era pentito di aver fatto un passo più lungo della gamba e se n'era reso conto quando lo sguardo di Lily aveva vacillato, sebbene fosse stato per un secondo.
Ma James avrebbe rifatto tutto daccapo se fosse servito a farle rendere conto che contro le porte di vetro del suo cuore c'era lui, che sperava di entrare e di accomondarsi senza il pensiero che presto o tardi avrebbe dovuto lasciare quel posto che sapeva così tanto di casa.
~
«Sai, non ti ho mai visto così.»
James alzò lo sguardo dall'arringa che aveva preparato quella mattina e lo posò sulla figura di Sirius, il quale sedeva accanto a lui con una gamba sopra l'altra - in maniera molto scomposta - e stringeva tra due dita una sigaretta.
«Sei strano», continuò Sirius portando la cicca alla bocca e tirando una grande quantità di fumo. «Sei più stralunato del solito.»
James aggrottò le sopracciglia. «Cosa intendi?»
Sirius sospirò cacciando il fumo e si sistemò sulla sedia. «Che prendessi una cotta per un'altra ragazza era ovvio, e perché non proprio per l'architetto che ristruttura casa dei tuoi genitori - una combo perfetta -, ma c'è qualcosa di strano.»
Il ragazzo continuava a non capire cosa volesse dire il suo amico, il quale sembrava volesse lasciargli un messaggio in maniera enigmatica.
«Conosco il James che ha una cotta, ma questo, amico, questo è un altro. È del tutto nuovo e sono certo di non averlo mai conosciuto, questo è un James più profondo, più umano», provò a spiegarsi mentre riduceva gli occhi a due fessure per studiarlo per bene. Se James voleva una risposta, Sirius sarebbe stato contento di dargliela.
Poi di punto in bianco capì.
L'incertezza, l'omissione della verità, la concentrazione completamente su altro, l'aria spaesata e quei sorrisi che apparivano di qua e di là senza motivo apparente, prese tutto il proprio posto e Sirius riuscì finalmente a concludere quel puzzle che era molto più facile di quanto apparisse.
«A te piace Lily.» Disse con un ghigno mentre James gli tappava la bocca con una mano per paura che la ragazza, in cucina con Remus, potesse sentire qualcosa.
«Certo, razza di idiota, ma questo già lo sapevi.»
Sirius si scostò la mano dell'amico dal viso e si poggiò contro lo schienale della sedia.
«Esatto, tu hai detto che ti piaceva, non che ne sei innamorato.»
Seppur James avesse accettato e accolto - quasi sin da subito - quella verità, si sentì come se fosse stato scoperto. I suoi sentimenti erano appena stati messi sotto un microscopio per essere studiati, e Sirius, che adorava prenderlo in giro, sembrava non vedesse l'ora di far cacciare a James anche il più piccolo pensiero.
«Sirius, si deve sposare la prossima settimana. Come pensi che io possa fare qualcosa?» Chiese James sussurrando.
Sirius sbuffò portando la sigaretta, quasi finita, alla bocca. «Tanto per cominciare potresti dirle cosa provi.»
«Poi vedere se mi molla un ceffone, e qualora fosse indulgente nei miei confronti dovrei chiederle di scappare con me su un cavallo bianco e abbandonare il fidanzato all'altare; così se non mi ha dato prima uno schiaffo, me lo dà dopo», ironizzò James chiudendo il laptop con un po' troppo vigore. «Un piano geniale, non c'è che dire.»
«Per prima cosa: calmati», lo rimproverò Sirius mentre schiacciava il mozzicone della sigaretta nella ceneriera. «Secondo: è ovvio che non puoi importi a lei, anche perché ci tengo a ricordarti che non sei l'uomo più bello del mondo - non sei me - e lei potrebbe benissimo non provare quello che provi tu. E infine: il cavallo bianco? Sei serio? È così vintage.»
James si passò le mani tra i capelli, indeciso se ridere o mollare un pugno sul braccio di Sirius. «Tanto per la cronaca, qui l'unico che hai conquistato e non è scappato, è Remus.»
«Pff, punti di vista.»
James scosse la testa ridacchiando, e notò che alla finestra della cucina - ormai perfettamente ristrutturata e arredata - c'era Lily che rideva a qualcosa che Remus le aveva appena detto. Anche il suo amico rideva, e si chiese se perfino Sirius provasse quella sensazione di vuoto quando guardava Remus.
Sembrò averlo letto nel pensiero perché si girò verso la finestra e guardò il fidanzato con un sorriso che sapeva di pace. Si chiese se si sarebbe sentito così se al posto di Barry ci fosse stato lui.
«Hai un'espressione proprio da coglione», commentò alla fine Sirius ridendo di James. «Perchè non le chiedi di uscire?» James aprì la bocca per commentare, ma Sirius lo interruppe e lo precedette. «Ho capito che si deve sposare con Barnabi...»
«Barry», lo corresse James.
Sirius lo guardò con un'espressione tra lo scocciato e l'eloquente. «Davvero, Potter? Lui è il motivo per cui non hai ancora concluso niente e tu...»
«Sirius! E che miseria!»
«Questa», disse Sirius facendo riferimento alla sua reazione. «È un'altra cosa che non ha senso. Perché, diamine, non le hai detto che sei il figlio di Euphemia e Fleamont?»
James non rispose ma abbassò lo sguardo per evitare quello pressante di Sirius.
«Per l'amor del cielo, è un'altra tua fisima, non è vero?»
«Potrebbe.»
Sirius si passò una mano sul viso cercando di ricordare anche un solo motivo per il quale era diventato amico di James. Lui se lo ricordava con molto più sale in zucca, eppure a quanto pareva la botta in testa che aveva preso diversi anni prima, aveva compromesso - e non poco - la sua facoltà intellettiva. Forse gli aveva proprio danneggiato tutto il cervello.
«La devi smettere; non perché Debby Ashton era una pazza che sperava di sposarti per ereditare il tuo ingente patrimonio, significa che lo siano tutte. Anzi mi pare che Lily non sia neanche lontanamente il tipo», lo rimproverò Sirius mentre gli assestava un pugno sul braccio. «Sembra più una che preferirebbe vivere in un minuscolo appartamento con l'uomo che ama piuttosto che trasferirsi in questa villa schifosamente gigante a tue spese e abbandonare il lavoro.»
«Ma Lily non è Debby Ashton», precisò James arricciando il naso al ricordo della sua ex fidanzata sanguisuga di danaro.
«Appunto, James. Ti sei praticamente risposto da solo.»
Prima che però James potesse replicare e specificare che Sirius proveniva da una famiglia anche più ricca della sua, Lily e Remus fecero la loro comparsa con una brocca colma di menta poggiata su di un vassoio e quattro bicchieri.
Lily poggiò tutto sul tavolino e iniziò a versare la bibita dissetante nei bicchieri e a passarli a tutti loro.
James pensò che fosse la creatura più tenera del mondo. Era attenta e premurosa, si era preoccupata di preparare qualcosa per loro a causa del caldo e aveva fatto in modo che Remus non sedesse troppo tempo al sole, dal momento che si era già scottato il viso. Aveva preso dalla borsa una crema protettiva e lo aveva costretto a mettersela; poi obbligò anche Sirius e James.
Sirius addirittura permise a Lily di sistemargli i capelli in una cipollina alta, e se c'era una cosa di cui Sirius Black era gelosissimo - oltre Remus chiaramente - erano i suoi capelli. Nessuno aveva il consenso per toccarli, mentre invece Lily lo aveva convinto con un sorriso e un elastico colorato.
Remus guardò di sottecchi i due mentre Sirius - completamente rilassato e alla mercé di Lily - teneva la testa leggermente china all'indietro per dare la possibilità alla ragazza di fare ciò che voleva.
James pensò che a Remus avrebbe potuto dare fastidio, e invece lo trovò ad osservarli con un sorriso sulle labbra.
Fu in quel momento che capì che sarebbe stato difficile per lui dimenticare Lily, o far finta di non provare nulla per lei, o semplicemente cercare di nascondere quel sentimento che gli faceva battere forte il cuore. Sirius e Remus erano quello che più si avvicinava al suo concetto di tesoro, erano preziosi, e nessuno si sarebbe dovuto permettere di scalfirli o fargli del male; figurarsi poi se avesse provato ad allontanare James da loro.
E invece Lily - anche quella volta - si era mostrata all'altezza delle aspettative, non solo li aveva riempiti di complimenti dopo la loro conoscenza, ma non aveva mai nemmeno fatto cenno alla possibilità che le desse fastidio la loro saltuaria presenza presso il cantiere.
Li adorava, rideva con loro, scherzava con loro, incassava con filosofia le prese in giro di Sirius - che venivano poi abbondantemente ricambiate - e in un certo senso se ne prendeva cura. E a James piaceva da morire, perché non erano gli amici di James, ma avevano acquistato il titolo di suoi amici.
Purtroppo tutti quegli aspetti positivi, quei punti in suo favore, non fecero altro che stringere ancora di più lo stomaco di James e fargli sentire la sensazione di mille farfalle in volo.
Checchè ne dicesse Sirius, lui non poteva chiederle di uscire o spifferarle tutti i suoi sentimenti, Lily non era così. Era seria, era matura. James pensò anche che, forse, Lily si sarebbe sentita così dispiaciuta per James, per la sua stupida cotta, che gli avrebbe chiesto scusa, perché forse dal suo atteggiamento gli aveva fatto fraintendere qualcosa che non doveva. Era così genuina e buona che James non si sarebbe mai permesso di farla sentire in colpa per dei sentimenti che, per di più, non le appartenevano, che semplicemente non erano suoi.
Remus, invece, per quanto ne sapeva James, non si era mai espresso sull'argomento, eppure sapeva che l'aveva capito molto tempo prima di Sirius e di James stesso. Nessuna considerazione e nessuna opinione erano state espresse, solo guardava con estrema attenzione tutta la situazione.
Non credeva che avrebbe detto la sua molto presto, ma era certo che qualora avesse pensato di fare qualche cazzata - come presentarsi all'altare il giorno del matrimonio di Lily e urlare al prete di fermare la funzione quando avrebbe chiesto se ci fosse stato qualcuno che si opponeva all'unione - Remus sarebbe intervenuto, salvandolo da una situazione a dir poco catastrofica.
James pensò seriamente, per un momento, di irrompere al matrimonio di Lily, ma lei avrebbe finito per odiarlo e Sirius l'avrebbe preso in giro a vita.
Perciò era solo e senza speranza.
~
La fine della giornata era il momento che James odiava di più. Quando il sole tramontava oltre il monte all'orizzonte voleva solo significare una cosa: Lily sarebbe andata via.
James amava trascorrere il tempo in sua compagnia e ogni volta dirle addio richiedeva sempre uno sforzo maggiore. Per quanto Lily lo rendesse ormai partecipe della sua vita quasi per il novanta per cento delle volte, James non avrebbe mai avuto la certezza che ad aspettarla non ci fosse Barry, pronto a farle battere il cuore come tempo addietro.
E si sentiva ridicolo nel pensare quelle cose perché Barry era il suo fidanzato, mentre lui rivestiva il ruolo di un semplice avvocato ficcanaso che le riempiva le giornate.
Gli piaceva troppo ammirarla, era elegante e così fine che James credeva fosse stata cresciuta dalla stessa regina Elisabetta. I suoi capelli rossi le ricadevano sulle spalle mentre raccoglieva le sue cose dal tavolo e le metteva in borsa.
James sospirò desiderando di smettere di provare quel sentimento così forte che avrebbe potuto piegarlo al suo volere se solo avesse voluto.
Infilò la mano nella tasca del jeans e recuperò le chiavi della macchina, Lily chiacchierava amabilmente riguardo alla fine dei lavori. Era così contenta che tutto stesse procedendo secondo i piani, senza accorgersi però, che solo ad un palmo di distanza da lei, un'altra persona soffriva per il suo lavoro ben fatto e che seguiva le tempistiche previste.
Era entusiasta anche perché, finalmente, a pochi giorni avrebbe rivisto Euphemia ed era felicissima di darle il benvenuto in quella vecchia casa che sapeva di nuovo. Nonostante Lily e la signora Potter si fossero tenute in contatto tutto il tempo, lei era contenta a prescindere di rivederla perché desiderava mostrarle il suo lavoro.
«Quindi credo che per mercoledì prossimo dovremmo anche ufficialmente chiudere tutto», spiegò mentre entrava in macchina e sedeva accanto a James.
«Mercoledì?»
Com'era possibile che mancasse poco meno di una settimana alla fine di tutto? Dov'era finito tutto il loro tempo a disposizione? Sparito, finito, non c'era più niente.
«Avremmo dovuto finire giovedì ma fortunatamente riusciamo ad anticipare», disse mentre si metteva la cintura di sicurezza. «So che sembra poco ma è comunque un'intera giornata e poiché venerdì è il matrimonio riesco a incastrare tutto.»
James annuì poco convinto.
Alla fine Lily aveva esteso loro l'invito per il suo grande giorno. Si era scusata per il poco preavviso e con le guance leggermente arrossate aveva allungato verso di loro tre buste bianco latte con l'invito all'interno per la funzione in chiesa e il ricevimento.
James mise in moto la macchina e partì in direzione del centro di Londra, ormai sapeva la strada a memoria.
Diversamente dal solito non parlò, non disse quasi nulla in realtà, e nell'abitacolo risuonava solo la voce allegra di Lily che come sempre gli raccontava mille aneddoti. Non voleva essere distratto perché non gli interessava, semplicemente il pensiero che il venerdì successivo Lily si sarebbe sposata, premeva più di ogni altra cosa.
Si dispiacque quando Lily cominciò a capire lo strano umore di James e così iniziò a tempestarlo di domande per paura che lo avesse offeso in qualche modo. James non se lo sarebbe perdonato se Lily avesse saputo che era lei - direttamente e non - il motivo di tale grigiore. Era più probabile che Lily lasciasse Barry, piuttosto che smettesse di chiedere scusa o fare domande.
Superarono il ponte e James si sentì avvolgere da uno strano silenzio.
Il telefono di Lily però squillò prima che lui potesse pensare a qualsiasi altra cosa.
«Ali, dimmi», rispose Lily con le sopracciglia aggrottate. James dedusse che non si aspettava la chiamata. «Che cosa?» Chiese. La sua voce era leggermente alterata, e James si augurò che non fosse successo nulla di grave. «Cos.. E adesso?» James vide Lily passarsi una mano sul viso. «Non c'è, è partita con Vernon per il fine settimana», spiegò. «Non... no Ali, tranquilla. Non fa niente, non preoccuparti. Passo adesso prima che chiuda.» La rassicurò Lily. «Okay, ci vediamo tra qualche giorno.» E attaccò.
James non aveva idea di quale fosse l'argomento della conversazione ma dedusse che Lily volesse un appoggio, o un aiuto, e invece la persona che avrebbe dovuto esserci le aveva dato buca.
Dopo pochi minuti giunsero sotto casa di Lily. Sospirò e si sganciò la cintura di sicurezza.
«Va tutto bene?» Chiese a quel punto James. Se avesse potuto avrebbe voluto aiutarla.
«Si, solo che avevo un impegno con una mia amica domani mattina, e invece il fidanzato è passato a prenderla poco fa per una sorpresa e non torna prima di martedì mattina.» Spiegò Lily raccogliendo la borsa che aveva poggiato a terra.
«Non c'è più nessuno che possa accompagnarti?»
Lily scosse la testa e gli chiarì i motivi. Aprì la portiera sconsolata dopo averlo salutato e poi con una gamba dentro e una fuori dalla macchina, si voltò di nuovo verso di lui.
«Sei libero di dirmi di no, ma non è che vorresti accompagnarmi?»
James fu tentato di rifiutare l'offerta ma gli occhioni verdi di Lily gli chiedevano sostegno, per cui non fu in grado di abbandonarla a se stessa, e annuì con la testa. Lily sorrise e James pensò che qualunque cosa fosse, sarebbe andata bene perché la riconoscenza apparsa sul viso della ragazza superava ogni problema.
Parcheggiò la macchina a pochi passi da lì, sotto la direzione di Lily, e poi si incamminarono lungo la strada dal lato opposto. Erano molto vicini e più di una volta James fu certo che il braccio nudo di Lily avesse toccato il suo.
Alla fine Lily si fermò fuori un negozio, James alzò gli occhi sulle vetrine e capì che forse quello sarebbe stato un buon motivo per dire di no. Lily poggiò la mano sulla maniglia e l'abbassò entrando in quell'atelier che solo poche settimane prima aveva accolto lei e tutte le sue incertezze.
Il campanello avvisò, al dipendente in negozio, che qualche cliente era entrato e Lily si sentì sollevata quando vide il viso familiare di April sbucare dal magazzino.
James si contorceva le mani mentre si guardava attorno nella speranza che quella tortura - perché lo era, visto che non era lui lo sposo - finisse molto presto. Inoltre - mentre fu fatto accomodare sui divanetti nella sala prove - sperò che il vestito di Lily fosse il più brutto della storia degli abiti da sposa, almeno non avrebbe acquistato ulteriori punti in suo favore. Anche se la sua coscienza gli ricordò che Lily sarebbe stata splendida anche con uno straccio.
Quella April - così aveva capito che si chiamava - aveva insistito parecchio affinché Lily mostrasse al nuovo ospite il suo abito. James aveva risposto per inerzia, più catturato dal pensiero di Lily in abito bianco, piuttosto che dal vero desiderio di restare in quel negozio qualche minuto di più.
April lo aveva braccato e fatto sedere mentre lei e Lily erano sparite dietro il muro, dove c'erano i camerini, e non erano ancora comparse. Sentiva un leggero chiacchiericcio di fondo e si augurò che non stessero parlando della faccia da pesce lesso che aveva assunto.
Pochi minuti dopo, April uscì con un sorriso sulle labbra e si andò a sedere poco distante da James. Subito comparve anche Lily. Il vestito stretto la fasciava in maniera morbida ed elegante, la mezza coda dava maggiore raffinatezza all'abito, le spalle scoperte sembravano accarezzate dalla manica che scendeva, il velo che le cadeva perfetto davanti al viso e lungo la schiena.
James credette che quella fosse la pura e semplice rappresentazione di un angelo. Lily era semplicemente divina, e fu certo, a quel punto, di poter cominciare anche a volare tante le farfalle che battevano forte le ali. Lo stomaco si accartocciava sempre di più e presto arrivò alla consapevolezza che, se anche avesse creduto che ci fosse una sola possibilità per salvarsi, adesso era spacciato.
Non ci volle un genio per capire che lui ormai era nei casini fino al collo perché il suo profondamente era appena arrivato e non ci sarebbe stato nessuno per tirarlo fuori, era ormai caduto troppo giù per essere salvato. L'Amore lo aveva reso sua preda e per nulla al mondo si sarebbe lasciato sfuggire un bottino così succulente.
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