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82.

Da quel momento le ore e i minuti si susseguirono in una sequenza interminabile e sempre uguale. I giorni passavano senza che me ne rendessi conto. Seguivo le lezioni con particolare attenzione, mi buttavo con tutta me stessa nello studio e in ogni attività collaterale pur di non permettere a pensieri molesti e inopportuni di prendere il sopravvento.

Avevo anche ripreso gli allenamenti. Monica aveva insistito affinché il passaggio di consegne avvenisse con l'anno nuovo e, alla fine, avevo acconsentito.
"Tu hai bisogno di concentrarti su qualcosa e io non sono pronta a prendere il tuo né la squadra lo è a perderti. Prepariamo la cosa per bene e facciamola per gradi... ne guadagneremo tutte", mi aveva detto e non avevo potuto non acconsentire.
Per fortuna, quei momenti erano un vero e proprio toccasana per il mio animo tormentato.

Anche le altre si erano accorte che qualcosa doveva essere successo. L'Anna più accondiscendente dell'ultimo periodo era sparita e aveva fatto di nuovo la sua comparsa la persona egoriferita e presuntuosa che ero sempre stata prima di incontrare Matthew. Non che mi sentissi più tanto a mio agio in quei panni, ma comportarmi così era diventata una valvola di sfogo come un'altra, per cui andava bene.

In un momento di particolare nervosismo, dovuto al fatto che per caso avevo incrociato Jude e Claire davanti a un'aula, ero quasi stata tentata di telefonare a Matthew e coprirlo di insulti per tutto quello che stavo passando a causa sua, perché le nostre strade si erano incrociate e io non ero più neppure lontanamente simile a una pallida ombra di quella che ero prima di conoscerlo.

Se possibile, da quel momento divenni più Anna Walker che mai, impossibile da avvicinare, intrattabile tranne che con pochissimi, sempre in splendida forma. Di tutti coloro che mi conoscevano solo Monica aveva notato questa "regressione", forse perché era stata l'unica a essere messa a parte di ciò che aveva rappresentato quel ragazzo per me, e che vuoto avesse lasciato la sua partenza.

"Non ti reggo più, ragazza!" sbottò un giorno, alla fine di un allenamento particolarmente snervante in cui avevo avuto parole dure per tutte, nessuna esclusa. Aveva aspettato che le altre cheerleaders tornassero abbattute negli spogliatoi per fermarmi vicino alle gradinate e dirmene quattro. Eravamo immobili, una di fronte all'altra e una più nervosa dell'altra. Di sicuro l'ultima cosa di cui avevo voglia in quel momento era subire un rimprovero, per cui contrattaccai prima che proseguisse nelal reprimenda.

"E allora ti puoi accomodare fuori. Così sono io. Non mi pareva che la cosa ti desse tanto fastidio, fino a non molto tempo fa. Fattela andare bene di nuovo, quello che è stato il recente passato non tornerà, io sono questa."

"Balle!" esclamò incrociando le braccia davanti al petto. Nei suoi occhi si leggeva una rabbia pari come minimo a quella che avevo dentro io. "Tu non sei così, non più. Raccontati la favola che vuoi, ma la realtà non è quella. E sei tu che devi accettarlo. Sei cambiata, Anna, i panni da primadonna non ti vanno più bene anche se adesso vuoi fare finta che non sia successo niente per eliminare dalla tua mente l'ultimo periodo." Mi afferrò per un braccio, vedendo che mi stavo per allontanare pur di non sentirla più. Provai a divincolarmi, ma la sua presa era ferrea e non riuscii a liberarmi. Venne a pochi centimetri da me e riprese a parlare, a voce bassissima perché nessun altro udisse le sue parole, a parte me.

"No mia cara, adesso mi sentirai fino in fondo. Lui ha avuto un effetto dirompente nella tua vita e anche se adesso non è qui non puoi semplicemente cancellare i mesi scorsi come se non fosse mai accaduto nulla di particolare, perché non funziona così. Lo so che fa male, ma non è in questo modo che ti sentirai meglio. Non lo senti che non ci stai più bene, nei panni della reginetta del campus stronza e inavvicinabile che eri prima che conoscessi Matthew? È chiaro che riesci ancora a comportarti così, ma non crederò neppure per un secondo che in quella veste ti ci senti bene come prima. O sbaglio? Guardami negli occhi e sii sincera. Dimmi, che giovamento ti dà trattare male tutti e fingere che tutto sia come prima che lo conoscessi, quando l'unica cosa che ti interessava al mondo era il tuo benessere? Stai solo fuggendo, Anna. E prima accetterai la cosa, prima inizierai a venirne fuori."

"Basta!" gridai e, con uno strattone, riuscii a liberare il mio braccio. Tremavo dalla rabbia, avrei voluto prenderla per i capelli e ricacciarle in gola tutte le parole che aveva appena detto. Perché per quanto le rifiutassi, non riuscivo a far tacere la voce dentro di me che continuava a gridare che Monica aveva detto le cose come stavano.

"Tu non sai niente di niente. Credi di conoscermi, ma né tu né nessuno qui dentro sa niente di me. Io sono così come mi hai vista oggi, che ti piaccia o no. Questa è la vera Anna Walker e va bene così. L'ultimo periodo non è mai esistito, è una spiacevole parentesi che sarà presto dimenticata. E ora levati dalla mia vista, prima che cambi idea circa quello che avevo detto alla Davenport e decida che le cheerleaders possono fare a meno di te, anziché averti come capo".

Le voltai le spalle, andai a recuperare la borsa e mi incamminai verso l'uscita senza dire altro, fingendo che quello che mi aveva appena detto mi fosse scivolato addosso senza lasciare segni e di non sentire il suo sguardo che mi perforava la schiena. Ma intanto le mie gambe tremavano, avevo il respiro corto e un bruciore agli occhi che aveva poco a che vedere con la stanchezza post allenamento.

La voce di Monica mi raggiuse quando ero ormai quasi arrivata alla porta.

"Fammi sapere quando tornerà Anna. Io ho pazienza, la aspetterò."

Il rumore della porta della palestra che sbatteva dietro le mie spalle sottolineò le sue parole che, mio malgrado, continuarono a rimbombare nella mia testa in un'eco senza fine. Continuai a camminare senza sapere dove stavo andando, ma ben presto le mie gambe non mi ressero più così mi sedetti su una panchina del parco che circondava il palazzetto dentro cui si svolgevano i nostri allenaenti e rimasi lì, immobile, a fissare le mie mani abbandonate sulle gambe senza riuscire a mettere insieme un pensiero di senso compiuto.

Fino a che, una dopo l'altra, lacrime silenziose iniziarono a scivolare giù dai miei occhi bagnandomi il viso. Le parole di Monica, soprattutto le ultime, avevano definitivamente lacerato il velo di nebbia che mi aveva ottenebrato il cervello da quando ero uscita dallo studio di Mrs Davenport. Ora non c'era più niente a difendermi contro il dolore puro e assoluto da cui avevo cercato di fuggire da quando Matthew se ne era andato, nessuna Anna Walker dietro cui nascondermi, perché era vero: quella persona non esisteva più. Sentivo un gelo dentro da cui mi pareva che non sarei più stata in grado di liberarmi. Serrai gli occhi e circondai il busto con le braccia, sperando di scaldarmi un po' e di sentire meno male.

Non seppi mai per quanto rimasi in quella posizione, dondolando avanti e indietro e lasciando le lacrime libere di scendere. I minuti passarono così, silenziosi e inutili senza che me ne accorgessi. Come non udii, dopo un po', passi avvicinarsi o voci pronunciare il mio nome. Non mi accorsi di nulla fino a quando non sentii braccia avvolgermi da ogni parte e mani che mi accarezzavano i capelli con un tocco gentile.

"Siamo qui, Anna. Qualsiasi cosa ti sia successa, siamo qui."

La voce di Diana Young. 

Sollevai il capo senza capire, che razza di sogno o incubo era? Sbattei gli occhi e girai lo sguardo, trovando intorno a me i visi preoccupati delle quattro ragazze del Federal Contest. Diana e Abby si erano sedute una alla mia destra e una alla mia sinistra, Sylvia era dietro di me e aveva appoggiato le sue mani sulle mie spalle, mentre Helen era accucciata di fronte a me e mi guardava preoccupata.

"Cosa..." iniziai a dire, troppo sorpresa per riuscire a mettere insieme una frase di senso compiuto.

Helen mi accarezzò il viso. "Travis ci ha raccontato un bel po' di cose e ci ha fatto capire che abbiamo sbagliato ad arrabbiarci con te e a tagliare i ponti. Stavamo venendo a cercarti per parlarti e chiederti di perdonarci quando ti abbiamo vista qui..."

Avevo quasi paura di rendermi conto di quello che mi era appena stato detto, di crederci. Guardai Helen, poi le altre una a una, incapace di parlare. Nei loro occhi vidi dispiacere e preoccupazione, allora le mie braccia si mossero in autonomia e, in qualche modo, riuscirono ad arrivare a tutte loro e le serrarono in un abbraccio che cancellava il litigio e quanto di brutto era successo da quando la storia della scommessa era venuta fuori. Un piccolo refolo di aria fresca mi arrivò al cuore, almeno una cosa si era messa a posto.

Quando ci sciogliemmo dall'abbraccio, mi trovai di nuovo quattro paia di occhi che mi scrutavano in cerca di risposte.

"Cosa ti succede, Anna? Possiamo aiutarti? Ti sei fatta male?" chiesero una sull'altra. Sorrisi fra le lacrime, mi erano mancate davvero.

"Niente di cui preoccuparsi", risposi scuotendo la testa. "Una persona mi ha delusa, succede. Ma ora basta, sono rimasta fin troppo a piangermi addosso. Sono così contenta che abbiamo fatto pace!"

Mi alzai dalla panchina, ero stufa di rimanere lì. Avevo voglia di passare un po' di tempo con le ragazze, sarebbe stato un toccasana per il mio animo ferito.

"Una di queste sere ci dovremo trovare per quella famosa maratona di film e gelato che ancora avanzo..." Stavo per aggiungere 'dalla serata al Morgan's', ma al solo sfiorare quel pensiero mi era tornata in mente l'immagine di Matthew che cantava 'Halleluya' e, di nuovo, una fitta di dolore mi aveva trafitto il cuore. Fortunatamente nessuna delle quattro si era accorta di nulla, così feci in tempo a ricompormi.

Tutte si erano messe ad applaudire all'idea, fino a quando Diana diede una gomitata a Helen e disse ridendo: "Bella idea, ma forse non saremo tutte... qui una di noi è sempre impegnato con un certo giocatore dei Tigers..."

Helen divenne rossa come un peperone e questo scatenò ilarità e battute affettuose da parte delle altre. "Senti chi parla, che fra un po' il coach della squadra di basket ti proibisce di avvicinarti al palazzetto perché distrai Ned!" replicò lei a Diana.

"Ma brave!" esclamai e le guardai. "Credo che qualcuno mi debba aggiornare su quanto è successo dalla festa di Halloween in poi..."

Chiacchierando e scherzando ci allontanammo da quella panchina e arrivammo sul marciapiede che costeggiava la strada.

"Ora dobbiamo andare", disse Abby "ma sono tanto contenta che abbiamo chiarito. Tu sei sicura di stare bene, Anna?"

"Certo, tranquille. Un momento di tristezza può capitare a tutti, non è niente di grave". Ero diventata brava a fingere, per certo. Ci abbracciammo con la promessa che ci saremmo sentite la sera successiva per metterci d'accordo, poi ci separammo. Le osservai allontanarsi a piedi e mi domandai stupita come fosse possibile che una semplice manifestazione di amicizia e affetto potesse agire da potentissimo toccasana. Sapere di avere di nuovo al mio fianco quelle ragazze mi scaldava il cuore, dopo il gelo che lo aveva circondato da settimane, e mi dava speranza che i giorni a venire sarebbero stati un po' meno duri da affrontare, con loro al mio fianco.

Sovrappensiero arrivai quasi davanti alla Cheers Hall, ma mi accorsi della 500 azzurra solo quando quasi vi arrivai addosso. Non feci in tempo di riavermi dalla sorpresa, che una Mrs Gray arrabbiatissima uscì dall'abitacolo, circumnavigò la piccola vettura, mi si piazzò davanti e mi piantò  l'indice destro sulla pancia. Abbassai la testa per guardarla in faccia, troppo sorpresa per spiccicare parola.

"Sali in macchina" sbottò. "Abbiamo da fare".

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