77.
Le immagini sgranate delle due foto buttate sul tavolino del bar mi ferivano gli occhi come se stessero emettendo una luce violentissima. Avevo la tentazione fortissima di prenderle, strapparle in mille pezzi gettarle via ma sapevo che non avrei potuto farlo, almeno non fino a che non fossimo venute a capo di quel mistero. Chi aveva architettato quella messinscena, fatta ad arte perché venisse scoperta?
Anche Monica, come me china da un'ora su quelle immagini, aveva sul volto la stessa mia espressione disgustata ma allo stesso tempo concentrata di chi non si vuole dare per vinto.
Subito dopo avere udito ciò che avevo appreso nel colloquio con la Davenport, non aveva voluto perdere un secondo di tempo e ci eravamo date appuntamento al solito bar del campus, nel quale un tavolino un po' separato dagli altri era sempre riservato per noi. Sapevo che, in questo modo, avremmo con ogni probabilità perso buona parte delle lezioni della mattina, ma questo problema era troppo urgente per posticiparne la discussione a dopo pranzo. Avremmo trovato il modo di recuperare, ultimamente eravamo diventate piuttosto brave in quello.
"Le figure si vedono troppo male, non riusciremo mai a capire chi sono in realtà" sbottò lei e, con un moto di stizza, le allontanò da sé e si appoggiò allo schienale della sedia. Piegò indietro la testa e chiuse gli occhi mentre si massaggiava il collo sovrappensiero. "Io sono sicura che c'è lo zampino di Amber o Vic... o di entrambe, ma qui la ragazza è di schiena e i capelli sono troppo simili ai tuoi per sostenere una tesi del genere. È vero che con una parrucca ci si impiega poco ad alterare i propri lineamenti, ma qui non ci sono appigli per poter dire questo. Accidenti, che guaio!"
Non potei che convenire con lei. Era una bella gatta da pelare e la cosa peggiore era che c'era poco tempo per capire chi ci fosse dietro a tutto. Per tacere del fatto che la Davenport non vedeva l'ora di avere per le mani qualcosa per cui punirmi.
Allungai una mano e presi una delle due foto. L'immagine del parcheggio di notte, con le due figure che indossavano le divise della Dartmouth semi voltate di spalle di spalle, era sfumata. Si capiva chiaramente solo che erano un ragazzo e una ragazza e che stavano dando una busta a una mora con la giacca di Yale.
"...che poi" sbottò di nuovo Monica, stizzita. "Ma quando mai delle persone che vogliono fare qualcosa di losco si vestono in modo da essere riconoscibili? Non è verosimile! Come può la vecchia megera credere che sia tutto vero?"
"Abbassa la voce, ragazza!" La rimproverai. Poi tornai a guardare le immagini. "C'è qualcosa... non riesco a coglierlo, ma ogni volta che guardo queste due foto da qualche parte del mio cervello si accende una lampadina. Solo che non riesco a concretizzare questa sensazione e la cosa mi sta dando sui nervi."
I minuti scorrevano senza che riuscissimo a venire a capo di niente. L'unica nota positiva era che, in quel modo, evitavo di arrovellarmi su Matthew e l'impresa che si stava accingendo a tentare. Ogni tanto si affacciava il pensiero e mi chiedevo se fosse o no già arrivato a casa dalla sua famiglia, se avesse già incontrato il nonno, se gli stesse parlando in quel momento... mi ero ripromessa di non mandargli messaggi né di chiamare non avevo intenzione di sgarrare, volevo aspettare che fosse lui a farlo quando lo avesse ritenuto più opportuno, ma l'ansia si stava facendo strada e minuto dopo minuto, complice anche il fatto che con quelle foto non venivamo a capo di nulla, stavo diventando sempre più impaziente. Avrei dovuto inventarmi qualcosa per riuscire a mantenere l'impegno di non essere io a farmi sentire per prima.
Il mio sguardo si mosse distrattamente per il bar e notai che la porta si stava aprendo per fare entrare una coppia. Un secondo dopo la mia attenzione si era risvegliata accantonando momentaneamente il pensiero di Matthew e delle foto, avendo riconosciuto nei due avventori Travis ed Helen. Mi raddrizzai sulla sedia, incerta se fare un cenno verso la nostra parte visto come le quattro ragazze avevano troncato ogni rapporto con me, ma Monica mi precedette. Anche lei si era accorta che erano entrati ed esclamò: "Ecco chi ci può aiutare!" Prima che potessi fermarla, la vidi alzare entrambe le mani e sventolarle sopra la testa. Inevitabilmente lo sguardo di Travis ed Helen venne catturato da quel movimento ed entrambi spostarono lo sguardo da Monica a me.
Il resto lo vidi accadere quasi a rallentatore. Travis ci sorrise e ricambiò il saluto, poi si voltò verso Helen, probabilmente per dirle di venire a salutarci. Vidi lo sguardo di lei saettare da lui a me un paio di volte, la vidi dire qualcosa scuotendo il capo, la vidi voltarsi e uscire dal bar. Il significato di quel gesto mi colpì come se mi avessero dato un pugno alla bocca dello stomaco. Non aveva voluto incontrarmi, la faccenda della scommessa era tutt'altro che dimenticata. Sarei mai riuscita a ricucire quel rapporto? Mi guardai le palme delle mani, ammutolita. Si stavano accumulando troppe cose sulle mie spalle, il mio mondo mi stava crollando addosso e iniziavo a disperare che sarei riuscita a venire a capo di qualcosa.
"Ma quella non era una delle tue amiche del Federal Contest?" chiese Monica sorpresa, dopo avere assistito alla sua uscita dal bar. "Sembrava non volesse vederti... è successo qualcosa?"
Per fortuna mi venne risparmiato l'onere di rispondere perché Travis, con perfetto tempismo, era arrivato al nostro tavolo. Ci scambiammo un'occhiata eloquente e lui accennò un gesto di diniego, stante a significare che non era ancora riuscito a convincerle a perdonarmi. Distolsi lo sguardo affinché non capisse quanto la cosa mi feriva, e fui grata a Monica e alla sua irruenza, perché iniziò subito ad aggiornarlo sulla faccenda delle foto.
Mentre ascoltava con attenzione, Travis si sedette al nostro tavolo e prese in mano una delle due foto abbandonate lì sopra. Notai come subito lo sguardo si fece attendo e iniziò a studiarla centimetro per centimetro. Era un ottimo osservatore, forse avrebbe notato qualcosa che a noi era sfuggito.
"Ma cosa diav..." esclamò, poi avvicinò la foto al viso e, al contempo, afferrò anche l'altra. Monica e io attenevamo in silenzio, con la speranza che quell'esclamazione stesse a significare che aveva capito tutto.
"Che io sia dannato... Cosa sta facendo?" sussurrò dopo un paio di minuti di perfetto silenzio. Sollevò lo sguardo e lo passò alternativamente su Monica e me. "Credo di avere capito chi è lui." Buttò là, poi tornò ad abbassare gli occhi sulle immagini che aveva di fronte a sé.
"E dunque? Parla!" esclamò Monica, curiosa come sempre.
Travis allungò le mani sul tavolo e spinse le foto in modo che ce le trovassimo davanti.
"Non vi dicono niente queste immagni?" chiese con un mezzo sorriso soddisfatto.
"A me sì, ma è una sensazione toppo evanescente... non riesco a metterla a fuoco" risposi seccata. Monica confermò che anche lei non ci arrivava e gli disse che aveva poca voglia di giochetti. "Spara, Travis. la mia pazienza si è esaurita da un pezzo."
"Va bene..." disse. "Guardate come il ragazzo tiene inclinata la testa e come è messo in questa foto. Guardate i capelli. Anche così sgranata, non vi ricorda nessuno?"
Entrambe ci avvicinammo per studiare l'immagine sulla base delle sue indicazioni e di nuovo quella sensazione déjà-vu si fece strada dentro di me ma ancora una volta non riuscivo ad afferrarla. Sbuffai irritata, più con me stessa che con lui. Monica scosse la testa.
"No, Travis. A me non dice niente" ammise sconfitta e tornò ad appoggiarsi allo schienale della sedia.
"Va bene, vi dico chi mi ricorda. Più la guardo più penso di avere ragione." Travis spostò lo sguardo da Monica a me e mi fissò con intenzione. "È stato espulso di recente e qualche uccellino mi ha detto che ha dei conti da regolare all'interno del campus..."
Balzai sulla sedia e il mio sguardo si spostò dal mio amico all'immagine della foto. Ma certo, come avevo fatto a non riconoscerlo?
"Jackson. È lui."
Nel momento stesso in cui pronunciai quel nome tutte le caselline del puzzle andarono a posto. Era stato espulso indirettamente a causa mia, di sicuro me l'aveva giurata. Questo era un modo "pulito" per farmela pagare, tanto aveva tutti gli appoggi che voleva all'interno delle cheerleaders. Cindy non ci andava a letto insieme? Ecco fatto, avevano trovato come farmi buttare fuori dal gruppo senza sporcarsi le mani.
"Bastardo, lui e quelle zoccole delle sue complici" imprecò Monica, che era arrivata alle mie stesse conclusioni. "Come facciamo a incastrarli e a scagionare Anna?"
"Lasciatemi riflettere, troveremo un modo. Non esiste che la passino liscia" disse Travis furioso. "Secondo voi è vero che hanno passato gli schemi a Yale oppure è solo una finta a uso e consumo delle telecamere?"
Scossi la testa. "Non saprei. Conosco le cheerleaders di Yale e la ragazza della foto non mi pare una di loro, ma è vero anche che potrebbe essere una studentessa qualunque inviata solo come corriere... Se non portiamo prove certe la Davenport non ci crederà mai, sicuro come l'oro. Non vede l'ora di punirmi e questa è l'occasione perfetta."
Travis mi prese una mano. "Stai tranquilla, riusciremo. Se me lo permettete ne parlo a Stefan, lui è un mago in queste cose. È vero che da quando sta con Sandra il suo cervello è in pappa, ma spero che qualche neurone funzioni ancora." Si alzò e prese in mano le foto. "Me le potete lasciare fintanto che gli parlo? Entro sera dovrei riuscire a restituirvele."
"Prendile, Travis" risposi "e dacci presto notizie, abbiamo poco tempo per smascherarli."
"Lascia fare a me" mi fece l'occhiolino e si avvicinò per darmi un bacio sulla guancia. Arrivato vicino al mio orecchio, mi sussurrò velocemente "Non le ho ancora convinte, ma non dispero di farcela." Scambiammo un'occhiata eloquente e non ci fu bisogno di aggiungere altro. Una vaga speranza che, almeno con le quattro ragazze, le cose avrebbero potuto sistemarsi presto si fece strada nel mio cuore e la giornata fu all'improvviso un po' meno nera.
Appena si fu allontanato, Monica si alzò a sua volta. "Cara mia, questa faccenda ci sta facendo andare via di testa. Le lezioni del mattino le abbiamo perse, cosa ne dici se andiamo in palestra e facciamo un po' di allenamento? Tu sarai un po' arrugginita dopo questi giorni di forzata inattività, ti farebbe bene."
La proposta era allettante. Gli allenamenti mi erano mancati terribilmente. Mi alzai anch'io e la guardai annuendo "Va bene, andiamo a cambiarci. Dovrò stare molto attenta e forse non dovrei ma non importa, ho bisogno di muovermi. Sto impazzendo a restare inattiva. E poi lo sai, ballare rilassa e porta idee... sai mai che ci venga in mente in modo di smascherarli."
Ci incamminammo verso l'uscita del bar a braccetto, contente di passare un po' di tempo nel modo che amavamo di più, quando udii l'inequivocabile suono di un messaggio ricevuto. Il cuore si fermò per un attimo e di fretta pescai il cellulare dalla borsa. Bastò un rapido sguardo per capire di chi fosse.
'Arrivato. Tribù al gran completo, si comincia a ballare. Tieni le dita incrociate. Vorrei che fossi qui. Bacio.'
Deglutii a vuoto. L'attesa era iniziata.
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