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73.

La strada scorreva e scorreva, ma un silenzio pesante era calato nell'abitacolo ormai da svariati minuti. Dopo la partenza dalla casa di Mrs Gray avevamo scherzato e riso insieme per il buon umore che ci aveva trasmesso quella vecchietta, ma il non detto e i pensieri un po' alla volta avevano preso il sopravvento su entrambi. Era come se un incantesimo fosse calato su di noi e fossimo diventati all'improvviso incapaci di comunicare.

Quella situazione mi stava facendo saltare i nervi. Sentivo che Matthew aveva progettato qualcosa che non voleva condividere con me, ma ero incapace di domandargli cosa gli stava passando per la mente. Come se qualcosa mi stesse tappando la bocca e impedisse alle parole di uscire. Lo guardavo mentre guidava e, distrattamente, sfiorava con un dito la mano che tenevo poggiata sulla sua gamba per avere un contatto. Era chiaro che con la testa era a milioni di miglia di distanza. Lo sguardo era fisso oltre il parabrezza, incupito tanto da far sembrare il verde dei suoi occhi quasi nero.

Incapace di restare lì a non fare niente e odiandomi per non essere in grado di affrontarlo, decisi di dargli il cambio alla guida e glielo proposi, con la scusa di lasciarlo riposare. La mia voce risuonò come un tuono, tanto assoluto era il silenzio che ci avvolgeva. Lui voltò la testa di scatto, stupito e stranito: era chiaro che stava pensando a tutt'altro e che si era quasi dimenticato che io fossi seduta di fianco a lui. Mi passò per un attimo per la mente che si fosse pentito di avermi accompagnata, ma era un pensiero troppo disturbante per soffermarvi la mente su, così lo eliminai. Magari ci avrei riflettuto più tardi.

Fermò l'auto e anche lo scambio di posto avvenne in silenzio. Cosa si era rotto, dopo l'incontro con Mrs Gray? Speravo che guidare mi avrebbe rilassata, ma ciò non avvenne. Accesi la radio, ma neanche la musica riuscì a cancellare i pensieri sempre più cupi che si stavano affastellando nella mia mente mano a mano che macinavamo strada e che il momento dell'incontro con il mio patrigno si avvicinava sempre di più.

Ogni tanto guardavo Matthew, rilassato e con gli occhi chiusi, che seguiva il ritmo della canzone tamburellando lievemente le dita sulle gambe. Sempre in silenzio, vicino a me eppure lontano anni luce.

Passò del tempo, forse un'ora, pensando al numero di canzoni che erano passate una dopo l'altra e che non avevano che contribuito ad aumentare il mio nervosismo. Ormai mancava poco all'arrivo a casa e mi resi conto che non ce la facevo più, dovevo sapere se mi ero fatta dei film mentali oppure no. Senza preavviso accostai a bordo strada e fermai la macchina. Matthew si riscosse, aprì gli occhi e si voltò verso di me con la fronte aggrottata.

"Qualche problema?" chiese, incerto nel vedermi con un'espressione piuttosto contrariata.

"Sì" buttai là e uscii in fretta dalla macchina, sbattendo la portiera con più foga del dovuto. Mi misi a camminare lungo il bordo della carreggiata, fino a quando non sentii una mano afferrarmi il braccio e costringermi a girarmi. Matthew era sceso a sua volta ed era davanti a me, a pochi centimetri, e mi guardava con un'espressione cupa e preoccupata.

"Cosa c'è, Anna?" mi chiese, sfiorandomi la fronte per allontanare un ciuffo di capelli che, a causa del vento, mi era finito davanti agli occhi. Il suo dito proseguì lungo gli zigomi e il mento, per poi alzare il viso, che tenevo abbassato, verso di sé. "È da quando che siamo ripartiti dopo essere stati a trovare Mrs Gray che sei taciturna... Hai voglia di parlarmene?"

Feci un profondo respiro. Era quello che volevo, no? Perché allora ero ancora così incerta se palesargli i miei dubbi e le mie paure? Perché mi avrebbe vista come una ragazzetta isterica con le visioni?

'Ma lo sei, cara. Tanto vale che lo sappia anche lui. Torna la ragazza con la testa sulle spalle che sei sempre stata e piantala di farti film probabilmente inesistenti! Domandagli se i tuoi sospetti sono fondati. Più semplice di così...'

Dannata vocina. Ma aveva ragione, tanto per cambiare. Trattenni il fiato e dissi di botto: "Come mai ho la netta sensazione che tu abbia in mente qualcosa per l'incontro con Nathan e come mai non riesco a non preoccuparmi?"

Quelle parole caddero fra noi come macigni. Matthew per un istante smise di accarezzarmi il viso, sbatté le palpebre e serrò le labbra. Un muscolo della mascella guizzò e gli occhi si fecero cupi. Ma fu come una nuvola estiva passeggera, durò il tempo di un battito di ciglia, poi la sua espressione tornò rilassata e il dito riprese a seguire i contorni del mio viso, tanto che pensai di avere immaginato tutto.

"Perché ti vengono queste strane idee?" chiese, ma non fu abbastanza bravo a manifestare indifferenza e in quell'istante seppi di avere ragione.

"Perché so che è così, tu hai in mente qualcosa. Perché non me lo dici?"

"Perché ti sbagli, Anna" replicò serafico. Perché continuava a negare?

"Senti, Matthew. Io non so il motivo per cui non me lo vuoi dire, ma ti garantisco che da qui non ci muoviamo finché non ti decidi a dirmi qualcosa". Sembravo molto arrabbiata, e ascoltandomi scoprii di esserlo davvero. "Non voglio arrivare di fronte a Nathan senza sapere cos'hai intenzione di dirgli. Non esiste, punto." Incrociai le braccia e mi appoggiai al cofano fissandolo dritto negli occhi, in attesa. Non poteva non dirmi nulla.

Matthew si mise di fianco a me. "Non capisco da cosa ti sia venuta questa idea" disse scuotendo la testa e guardandomi in tralice.

"Dalle parole che hai detto a Mrs Gray. Come pensi di riuscire a farlo ragionare?" sputai, ben lontana dall'essermi calmata.

"Ci sono tanti modi" rispose calmo lui "Non è detto che debba necessariamente dire qualcosa per ottenere un risultato. Ho buone speranze che basti la mia presenza per farlo scendere a più miti consigli".

Le sue parole erano così ragionevoli, così credibili... che stonavano come unghie su una lavagna. Lo squadrai da capo a piedi, incredula. Sembrava così rilassato che avrei voluto prenderlo e scuoterlo. Davvero credeva che me la sarei bevuta?

"Ma per piacere, Matthew. Neppure tu che non lo conosci puoi credere che uno come il mio patrigno possa cambiare idea così, senza un valido motivo!" Dovevo frenare la rabbia, ma vederlo così imperturbabile mi innervosiva oltre il lecito. Mi staccai dall'auto e mi piazzai davanti a lui. Il fatto che si fosse appoggiato al cofano lo rendeva quasi alto come me, per cui mi era più facile guardarlo negli occhi. Che mi mandavano in pappa il cervello anche in quell'occasione, maledizione. Gli misi le mani sui fianchi e provai ad addolcire il tono, sperando di ottenere migliori risultati: "Dimmi cosa ti passa per la testa, per favore Matthew. Nathan è un osso duro, se dici la cosa sbagliata otteniamo esattamente l'opposto di quello che vorremmo. Lo conosco bene, se mi dici cosa vuoi fare ti posso dire se funzionerà o no... ti prego Matthew. È inutile che neghi, lo so che..."

Fui interrotta da un suo brusco movimento. Si era alzato di scatto, mi aveva preso le mani e allontanate dai fianchi, tenendole salde fra le sue. Gli occhi mandavano lampi e l'espressione del viso si era fatta improvvisamente dura.

"Basta, Anna. Non ti dirò niente, non ce n'è bisogno. Li conosco quelli come lui, ci sono cresciuto in mezzo e so come vanno trattati. Sarà una guerra di volontà e una questione di prezzo il fatto di convincerlo o meno. Perciò no, non ti dirò cosa ho intenzione di fare" il respiro gli si era fatto pesante, era evidente che tutta la tranquillità che aveva mostrato fino a pochi istanti prima era solo una facciata. Qualcosa lo stava consumando dentro, ora intravedevo in quel viso che avevo imparato a conoscere e ad amare ombre e sofferenze che arrivavano direttamente dal suo passato e che per colpa mia tornavano a tormentarlo. Cos'era costretto ad affrontare a causa mia? La rabbia evaporò in un istante, ma non ebbi il tempo di dire nulla perché non aveva finito di parlare. Continuò, ma con la voce spezzata da una preoccupazione che non ero in grado di arginare né di comprendere. "Una cosa ti chiedo. Quando saremo davanti a lui, qualsiasi cosa io dica tu mostra di essere d'accordo. Va bene?" I suoi occhi scavarono nei miei, quasi a volere leggere la risposta prima ancora che io parlassi. Sentivo la pressione delle sue mani, mi trasmetteva quanto in realtà tutta quella faccenda lo stava torturando.

"Come posso promettertelo, Matthew?" chiesi con voce rotta.

"Perché è l'unico modo per uscirne vincitori. Fidati, Anna. Per favore". Restammo così per svariati secondi, immobili, gli occhi negli occhi e le mani che si erano cercate per intrecciarsi con forza. Una folata di vento passò fra di noi sciogliendo l'incantesimo che ci bloccava. Annuii senza dire nulla, ma un laccio gelido si strinse intorno al mio cuore e un brivido mi scosse. Quella sensazione di pericolo incombente su Matthew aveva improvvisamente preso consistenza e sembrava una terza presenza, viva e reale quanto noi due. Ma ormai non potevo più tirarmi indietro. Nel vedere il mio cenno di assenso, lui emise un profondo respiro e chiuse gli occhi, sollevato, poi si avvicinò, sciolse le mani dalle mie e mi prese il viso per baciarmi dolcemente.

"Ce la faremo, vedrai" sussurrò scostandosi appena dalle mie labbra.

"Ok" riuscii a dire, poi mi staccai da lui e finsi una convinzione che non avevo. Dov'era finita la decisa e inossidabile Anna Walker? La rivolevo indietro. "Andiamo, dai. Prima arriviamo prima finiamo" dissi sfoggiando uno dei miei migliori sorrisi di repertorio.

Poco dopo eravamo di nuovo in viaggio, la mente di entrambi rivolta a quello che sarebbe capitato di lì a poco. Non passò molto tempo che vidi la nota stradina che conduceva a casa dei miei genitori.

"Ci siamo" dissi, svoltando.

Il viale alberato era lungo, ma anche quello terminò e ci trovammo infine a parcheggiare di fonte alla villa che conoscevo così bene e che, tanti anni prima e per tanto tempo, mi aveva stregata. Ora non mi diceva niente, forse perché sapevo cosa si nascondeva dietro la bellissima facciata. No, non era per quello. Conoscevo quasi da sempre la realtà delle cose, ma era da poco che avevo smesso di farmela andare bene.

Scesi dalla macchina in contemporanea con Matthew e ci prendemmo per mano mentre ci incamminavamo verso l'ingresso . Qualcuno doveva averci visti, perché non fu necessario suonare: la porta si aprì e Bill, il maggiordomo tuttofare che mi conosceva da anni, comparve sulla soglia.

"Buongiorno signorina. Ben arrivata" disse con sussiego, dopo avere squadrato Matthew con freddezza "Siete attesi in salotto. Vuole che avvisi che andate prima a rinfrescarvi?".

"Grazie Bill non serve" dissi entrando e facendo finta di non notare l'espressione sorpresa dell'uomo nell'udirmi ringraziarlo con gentilezza. Era probabilmente la prima volta che succedeva, in tanti anni che ci conoscevamo.

Senza soffermarci nel grande salone in penombra, guidai Matthew lungo un corridoio che si apriva sulla destra. Arrivati in fondo, mi fermai di fronte a una porta chiusa e mi voltai a guardarlo. Non aveva ancora aperto bocca.

"Pronto?" chiesi.

Annuì deciso. "Andiamo" disse.

Bussai e, senza attendere conferme dall'interno, aprii la porta ed entrai nello studio dove Nathan ci attendeva, seguita da Matthew.

La luce dl lampadario era accesa, sebbene fosse giorno, e illuminava alla perfezione la stanza. I miei occhi corsero immediatamente alle due persone sedute sui divani posti al centro.

Mia madre, elegantissima come al solito, appoggiò la rivista che stava leggendo per alzarsi e venire a salutarmi. Bontà sua, non era mai capitato. Nathan, invece, si limitò a smettere di leggere e sollevare la testa dopo avere abbassato gli occhiali. Scrutò me facendo un breve cenno di saluto con il capo, per poi soffermarsi su Matthew, visibilmente contrariato.

"Cos'è questa buffonata, Anna" tuonò. "Perché c'è anche lui?" Aveva capito subito chi fosse Matthew e la sua presenza lo disturbava, era evidente.

"Ciao anche a te, Nathan" risposi fredda e decisa almeno quanto lui.

"Non mi hai risposto" replicò Nathan "Perché questa pagliacciata?"

"Non c'è nessuna pagliacciata" risposi "Vogliamo sentire entrambi cos'hai in mente. Sai, Matthew faceva un po' fatica a credere che mio padre potesse cadere così in basso da ricattarmi per ottenere i propri scopi" Calcai sulla parola 'padre' per fargli capire quanto, agli occhi di un estraneo, quello che lui aveva proposto a me fosse ai limiti della decenza. Guardai di sottecchi Matthew, che ancora non aveva parlato. Se ne stava tranquillo in piedi di fianco a me, le mani in tasca e l'espressione del tutto neutra.

Nathan spostò lo sguardo da me a lui e fra i due iniziò una guerra di volontà dalla quale, con mia enorme sorpresa, il primo a ritirarsi fu proprio il mio patrigno. Matthew aveva sostenuto il suo sguardo con una freddezza e una nonchalance che mi tranquillizzarono non poco. Forse, dopo tutto, sarebbe finito tutto bene.

"Che ci sia o no il nostro patto non cambia" disse Nathan lapidario. "Siamo quasi a metà novembre. Allora. Tu o lui?"

Senza vergogna. Come si permetteva di parlare così, anche in presenza di Matthew? Si credeva così forte? E mia madre, sempre in silenzio. Mi mossi per rispondere a tono, ma sentii una mano appoggiarsi delicatamente sul mio braccio e vidi Matthew fare due passi e mettersi fra me e il mio patrigno. Entrava in scena. E io gli avevo promesso di sostenerlo, qualsiasi cosa avesse detto. Tremai e trattenni il respiro mentre lo udii iniziare a parlare.

"Può fare un riassunto anche a me, signore?" chiese gentilmente, quasi fosse una normale conversazione fra estranei che chiacchierano del più e del meno.

Nathan si appoggiò mollemente allo schienale del divano e squadrò Matthew da capo a piedi, senza rispondere subito. Voleva fare capire di essere lui il più forte, lì dentro.

"È presto detto. Rivoglio la mia candidatura al Senato, quella che tuo nonno mi ha soffiato sotto il naso. O la mia cara Anna mi dà il modo di usare qualche notizia su di te per stroncare lui, oppure dovrà dire addio a tutti i benefici, che con infinita bontà, le ho concesso di avere."

L'aveva detto sul serio. Non aveva avuto remore neanche di fronte alla persona che aveva intenzione di rovinare. Ero annichilita dalla sorpresa, non pensavo che sarebbe arrivato a tanto.

Matthew, invece sì.

"Capisco" rispose serafico "e mi dica, perché a questo punto sono curioso. Cosa le fa pensare che qualcosa che riguarda me possa in qualche modo colpire mio nonno? O la mia famiglia, quanto a questo. Io sono stato tagliato fuori anni fa, non lo sapeva?"

Quelle parole colpirono Nathan con più efficacia di un gancio da ko al mento. Lo vidi strabuzzare gli occhi. Non se lo aspettava e non riusciva a capire se si trattava di un bluff oppure no. Neanche io, quanto a quello. Dovetti farmi violenza per dare almeno l'apparenza di sapere perfettamente ciò che Matthew stava dicendo, anche se avrei invece voluto voltarmi verso di lui e tartassarlo di domande.

"Vorresti farmi credere che se trapelano notizie varie, diciamo così, su di te la carriera di tuo nonno non verrebbe frenata o troncata? Ma fammi il piacere" Si era ripreso in fretta, niente da dire. Cos'avrebbe detto Matthew per reggere il gioco? Perché non credevo a nulla di quello che stava affermando, dovevano essere per forza solo bugie create ad arte per convincere Nathan a lasciare perdere.

"Mr Walker. Secondo lei i membri della mia famiglia come ci sono arrivati a ricoprire da generazioni ruoli di spicco nella politica nella finanza del nostro Paese?" chiese Matthew, sempre molto calmo almeno all'apparenza. "Secondo lei non hanno tutti i mezzi necessari per evitare che notizie 'scomode' intralcino i loro piani di potere?"

Non proseguì, preferendo che quelle parole entrassero da sole nella testa del mio patrigno. Il quale rimase in silenzio a riflettere per qualche minuto, poi disse quasi fra sé e sé: "È possibile che tu abbia ragione. Peccato Anna" disse, volgendo all'improvviso l'attenzione su di me "puoi dire addio a tutti i tuoi benefici. Se non diventerò senatore dovrai darti una bella regolata e iniziare a trovare un modo per non pesare più sul bilancio della famiglia". Lanciò uno sguardo a me, per poi tornare a fissarsi su Matthew. Uno contro l'altro, e io ero nel mezzo. Cosa potevo fare per evitare questo casino e perché Nathan ci lasciasse in pace?

"Fai pure" sbottai "non sarei né la prima né l'ultima a mantenersi agli studi. Credi che non ne sarei capace?"

"Non serve, Anna" mi interruppe Matthew. Poi si rivolse al mio patrigno. Sembrava stanco. "Mr Walker, lasci stare Anna. A lei interessa che la sua carriera di senatore riparta, se ho capito bene. Se questo succede lascerà perdere quello che vuole fare a sua figlia? Ci lascerà in pace?"

Nathan lo studiò per un po', poi annuì. "Sentiamo" disse.

"Farò in modo che mio nonno ritiri la propria candidatura. Così poi lei potrà riprendere il suo posto e tutto tornerà come prima" buttò lì come se non avesse detto niente di importante.

Quelle parole, invece, trafissero il mio cuore e mi fecero provare un dolore se fosse stato colpito da un milione di coltelli affilati. A causa ma avrebbe dovuto tornare dai suoi, da suo nonno, scendere a chissà che compromessi. E io avevo le mani legate a causa di quella stupida promessa dii assecondarlo qualsiasi cosa avesse detto. Sapeva che si sarebbe potuti arrivare a quel punto, aveva fatto in modo che ci si arrivasse. Perché a questo Nathan non avrebbe mai detto di no.

Infatti il mio patrigno, dopo una breve riflessione, annuì "Va bene. Ma se non otterrai il risultato che mi aspetto, io procederò con quanto avevo in mente. Perché, checché tu ne dica, anche qualche notizia che infanga il nome della famiglia può nuocere". Aveva un'aria soddisfatta che gli avrei volentieri tolto a suon di schiaffi, invece dovevo stare buona e zitta.

"Non servirà" disse Matthew "riavrà la sua candidatura. E noi la nostra pace. Arrivederci. Signora" concluse, facendo un breve cenno di saluto a mia madre che era rimasta immobile in piedi per tutto il tempo. Poi si voltò, mi prese per mano e, senza darmi il tempo di dire nulla, mi trascinò fuori da quella stanza.

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Ciao! Ho cercato di "concludere la scena" per non spezzarla in vari capitoli, ma forse è venuta un po' troppo lunga e noiosa... fatemi sapere, che nel caso cerco di rimediare.

Prossimo aggiornamento entro martedì 25.04... stay tuned! Un abbraccio e ancora una volta grazie di esserci! ^_^

Ps: il video che ho messo in apertura non c'entra niente con il capitolo se non per il fatto che quella canzone è stata la colonna sonora della mia giornata di oggi, da quando stamattina l'ho sentita per la prima volta alla radio senza sapere di chi fosse. Visto che ancora mi immagino Matthew più o meno con quella faccia, mi pareva che qui dentro ci stesse proprio bene 😊

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