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64.


La porta d'ingresso del piccolo condominio era aperta, per cui potei entrare e arrivare indisturbata al piano in cui si trovava l'appartamento di Matthew.

Già dal fondo del corridoio iniziai a udire voci concitate giungere da quella direzione e capii all'istante che quello che temevo si era realizzato: Matthew era già a casa e Jude non aveva aspettato un secondo a raccontargli ciò che aveva visto. O che credeva di avere visto. Dannato ragazzo, mi prudevano le mani. Non poteva farsi una vagonata di fatti suoi e lasciarci in pace? Ero appena riuscita a risolvere il problemino che avevo causato in mensa che mi toccava affrontarne uno nuovo probabilmente peggiore.

Arrivai davanti alla porta e rimasi immobile, incapace di suonare. Le voci che mi arrivavano attenuate si avvolgevano al mio corpo come una corda, impedendomi di muovermi mente una paura e una rabbia senza nome iniziavano a montare dentro di me senza che potessi, o volessi, fare niente per fermarle. Era stata una brutta giornata e quella ne era la degna conclusione.

'Cazzo, Matthew! Avresti dovuto vederli, si strusciavano come due gatti in calore! Non era equivocabile l'atteggiamento, svegliati! Quella ti sta prendendo per il culo, si vuole solo divertire e ridere alle tue spalle con i suoi amichetti!'

'No! Piantala Jude. Li hai visti per un attimo e hai tratto delle conclusioni. Forse sono affrettate, forse c'e' una spiegazione diversa al perché erano così, qualcosa di cui noi non siamo a conoscenza. Cosa ne sai tu, o io, di quali sono i suoi migliori amici o di come si comporta con loro?'

'Come si comporta con loro? Sveglia, uomo! Lo sa tutto il campus che tromba alla grande sia con Taylor che con O'Brien e che quei due, come probabilmente molti altri, sono ai suoi piedi e nel suo letto a un semplice schiocco delle sue dita. Era lì, avvinghiata a Travis che le faceva milioni di moine. Secondo te che altro significato può avere? Che la dovrai dividere sempre con qualsiasi maschio appetibile del circondario. È questo che vuoi?'

'Piantala di fare quell'espressione schifata, Jude. Te l'ho già detto, è diversa da come la dipingi tu...'

La risata di Jude, che interruppe le parole di Matthew, servì a svegliarmi dallo stato di ipnosi in cui ero caduta ascoltando quello scambio così acceso.

'Già, probabilmente è molto peggio' sospirò così forte che sembrò quasi che la porta si fosse mossa. 'Matt, sono preoccupato per te. Quella ragazza ti farà solo del male, ascoltami!'

Basta. Dovevo farli smettere. Feci l'ultimo passo che mancava per arrivare di fronte alla porta e suonai con decisione il campanello. Le voci si zittirono all'istante. Udii dei passi avvicinarsi all'uscio e il suono inequivocabile di una chiave che girava.

"Ciao Claire" disse Jude aprendo la porta, prima di vedere chi fosse stato effettivamente a suonare. Quando il suo sguardo si posò su di me, ebbi la soddisfazione di vederlo strabuzzare gli occhi e sbiancare come se avesse visto un fantasma.

"Tu sei uno stronzo" sibilai senza distogliere lo sguardo. "Tieni le tue sudicie illazioni lontane da Matthew. Non sai una cazzo né di me né della mia vita, per cui evita di infangarmi sulla base del nulla." Lo superai con un passo ed entrai in casa. Con la coda notai che la stanza era vuota: forse Matthew, udendo il campanello e pensando che fosse la fidanzata di Jude, era andato in camera sua. Mi girai per affrontare di nuovo quel detestabile ragazzo, che nel frattempo aveva chiuso la porta e si era ripreso dallo stupore di vedermi lì. La sua espressione era rabbiosa almeno quanto la mia.

"Del nulla?" sputò arrivandomi a pochi centimetri. "Te ne stavi seduta, avvinghiata a O'Brien mentre lui di accarezzava e ti dava dei baci! E lo chiami nulla?"

"Te lo ripeto, non sai un cazzo! Non ti devi permettere di metterti in mezzo fra me e Matthew, distruggendo tutto sulla base di sospetti infondati! E stammi a distanza, mi infastidisci." Gli puntai un dito sul petto e spinsi in là per allontanarlo. Aprì bocca per dire qualcosa, ma lo anticipai. "Imprimitelo nel cervello. Stai. Alla. Larga. Da. Me. E. Da. Matthew." Poi mi voltai senza dargli il tempo di replicare e mi diressi a grandi passi attraverso il soggiorno verso una porta da cui immaginavo si arrivasse alle camere e da cui proveniva il suono di una chitarra.

Sentii una mano afferrarmi il braccio con una presa ferrea e non potei fare altro che fermarmi. Mi voltai di scatto, pronta a un altro scontro, ma le parole aspre che stavo per pronunciare mi morirono in gola.

Lo sguardo e l'espressione del viso di Jude non erano astiosi o rabbiosi come poco prima, ma esprimevano solo preoccupazione. Le sue parole non fecero che confermare tutto quello.

"Matthew è un mio amico e sono preoccupato per lui..." Anche il tono era diventato più amichevole. Mi girai del tutto e decisi di non interromperlo. "Non voglio che stia male ancora, ne ha già passate abbastanza."

"So che non mi credi, ma questa è l'ultima cosa che voglio" risposi senza tanti giri di parole, poi rimasi in silenzio a guardarlo sperando che capisse una volta per tutte che ero sincera.

Nessuno dei due si mosse per qualche secondo. Il silenzio che si era creato fra noi era interrotto solo dalle note attutite che provenivano da un qualche punto oltre la porta davanti alla quale ci trovavamo. Io respiravo appena, in attesa. Jude non mi piaceva molto, ma avevo bisogno che non mi fosse nemico per cui speravo con tutte le mie forze che si convincesse della mia sincerità.

Lo vidi fare un cenno di assenso e mi sentii sollevata. Mi stava dando una possibilità, stava a me giocarmela al meglio.

"E va bene, forse ho sbagliato" ammise "Ma azzardati a farlo stare male e te la dovrai vedere con me".

Sorrisi, soddisfatta per la vittoria. "Non succederà" affermai sicura. Jude mi lasciò il braccio, poi disse solo "Ultima stanza a destra" e si allontanò, non prima di avermi fatto un mezzo sorriso stiracchiato, segno che stava cercando di darmi una possibilità.

Tornai a voltarmi e aprii la porta del corridoio, contenta che almeno una cosa ero riuscita ad appianarla, in quella giornata tutta rovescia. Ora però mi aspettava, forse, quella più difficile. E se alla fine Matthew avesse creduto alle illazioni di Jude? Avevo un solo modo per scoprirlo.

Le note di Patience iniziarono a risuonare per il corridoio e accompagnarono i miei passi fino alla porta che mi aveva indicato Jude. Suonata così, con un'unica chitarra acustica, era quasi più bella della versione originale.
La porta della sua camera era socchiusa e mi fermai un attimo prima di entrare, lasciando che quelle note mi avvolgessero e mi aiutassero a raccogliere le idee. Dallo spiraglio riuscivo a vederlo, nonostante la luce soffusa della stanza: era di spalle, seduto sul bordo del letto di fronte a una grande vetrata da cui si intravedevano le luci del campus sul quale era ormai calata la sera. Il suo corpo ondeggiava lievemente al ritmo della musica, e riuscivo a vedere le dita della sua mano sinistra muoversi con sicurezza sulla chitarra per trovare le note giuste.
Ero incantata, sarei rimasta a guardarlo per ore con la scusa di dover decidere cosa dirgli e come farlo.
Passarono sicuramente almeno un paio di minuti. Poi Matthew iniziò a cantare a bassa voce e non capii più nulla.

Shed a tear 'cause I'm missin' you
I'm still alright to smile
Girl, I think about you every day now
Was a time when I wasn't sure
But you set my mind at ease
There is no doubt you're in my heart now
Said woman take it slow, and it'll work itself out fine
All we need is just a little patience
Said sugar make it slow and we'll come together fine
All we need is just a little patience...

Aprii senza fare rumore la porta della camera ed entrai, chiudendola poi silenziosamente alle mie spalle. Diedi appena un'occhiata a ciò che mi circondava, ipnotizzata da quella voce che ancora una volta faceva vibrare dentro di me corde che non sapevo neppure di possedere.
L'unica cosa che notai sul serio fu il grande letto a due piazze che occupava quasi tutta la stanza, perché gli dovetti girare intorno per arrivare da Matthew.

Lui non si era accorto della mia presenza, assorbito del tutto dalla musica e da chissà quali pensieri. Io avevo camminato senza fare rumore e quando gli fui davanti vidi che era a occhi chiusi e che le sue mani si muovevano sullo strumento come se avessero una volontà indipendente.

I sit here on the stairs
'Cause I'd rather be alone
If I can't have you right now, I'll wait dear
Sometimes I get so tense but I can't speed up the time
But you know love there's one more thing to consider...

Caddi in ginocchio e, prima di poterci ripensare, appoggiai le mani sulle sue gambe senza distogliere lo sguardo dal suo viso così concentrato.
Aprì di scatto gli occhi per la sorpresa e li fissò su di me. Dalla chitarra uscirono alcune note stonate.
La luce era troppo poca per riuscire a decifrare, dall'espressione del suo viso, cosa gli stava passando per la testa ma, a dire la verità, non volevo scoprirlo, non subito.

"Non smettere" sussurrai senza distogliere lo sguardo "è bellissima..."

E lui riprese a suonare, lo sguardo inchiodato al mio, mentre le mie mani accarezzavano al ritmo di quelle note le sue gambe all'altezza delle ginocchia.

La canzone finì e nessuno dei due si mosse. Sembrava che fossimo stati entrambi colpiti da un incantesimo che ci impediva di muoverci o di parlare. Quando anche l'eco dell'ultima nota si spense udii Matthew emettere un lieve sospiro e lo osservai appoggiare la chitarra sul letto e poi voltarsi di nuovo verso di me, sempre in silenzio. In attesa.

Mi resi conto in quel momento di essere ancora inginocchiata di fronte a lui e, nonostante mi sentissi in imbarazzo ora che non c'era più la chitarra a dividerci o a giustificare quella posizione, non fui in grado di muovermi né tantomeno di alzarmi. Tanto valeva accettare la cosa e provare a spiegarmi ugualmente.

"Travis è un mio caro amico, uno dei pochi" esordii, dando per scontato che lui sapesse che avevo il suo alterco con Jude. "Sta cercando di aiutarmi a risolvere un casino con alcune amiche. Eravamo in quel bar appunto per questo..."

Non potei continuare. Mentre parlavo Matthew era scivolato giù dal letto, si era inginocchiato di fronte a me e mi aveva poggiato un dito sulle labbra.

"Non ti ho chiesto spiegazioni, né ti accusata. Né ti ho detto che credo a Jude..." Frugai nei suoi occhi per accettarmi della verità di ciò che stava dicendo e nulla mi indusse a credere il contrario. Fui quasi annientata dal sollievo, avevo dato per scontato che fra la parola del migliore amico e la mia, non sarebbe stata quest'ultima a prevalere. Ma il suo sguardo era limpido e senza ombre. E mi stava sorridendo, con una dolcezza nell'espressione che non aveva mai avuto. Qualsiasi cosa avessi voluto dirgli, svanì come una bolla di sapone. "Questa è la seconda volta, oggi, in cui sei venuta a cercarmi per mettere a posto qualcosa che pensavi si sarebbe potuta mettere fra noi due" sussurrò iniziando a tracciare con un dito i contorni del mio viso. Piccoli brividi di piacere iniziarono a correre giù per la mia schiena. "Qualsiasi dubbio potesse essere sorto in me a causa di ciò che mi ha riferito Jude, sparisce di fronte a questo. Non hai bisogno anche di spiegarmi perché fossi lì con lui... Ho deciso di fidarmi e non torno indietro su questo..."

La mia bocca fu sulla sua prima che avesse terminato di parlare e l'ultimo pensiero, prima di perdermi nella miriade di meravigliose sensazioni che la bocca e le mani di Matthew mi provocavano, fu che per fortuna avevo chiuso la porta e che forse Jude era uscito di casa con la sua fidanzata.

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Come promesso... seconda parte. Per la terza... ancora un attimo di pazienza  ;-)

Buon fine settimana! :-*

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