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6.

[revisionato]

"Finalmente questo strazio di lezioni è finito, almeno per ora!" Esclamò Vic stiracchiandosi non appena fuori dall'aula di Patologia forense.

"Datti un contegno, Vic" sibilai lanciandole uno sguardo glaciale. "Hai fatto un tale sbadiglio che ti si sono viste le tonsille a metri di distanza... e non hai neanche messo la mano davanti alla bocca. Che classe" sbuffai. Ne avevo abbastanza di quelle due, le avevo appresso da tutta la mattina e la mia pazienza si era esaurita. Non potevo continuare a farmi vedere in giro con persone che non sapevano neppure lontanamente il significato della parola 'eleganza'.

"Io mi fermo qui, ci si vede in giro" tagliai corto, fermandomi davanti al mio armadietto. "Ricordatevi l'allenamento delle cinque. Puntuali al massimo."

"Certo, Anna. Saremo puntuali come sempre" disse Vic a voce bassa, chiaramente ancora un po' mortificata per essere stata ripresa poco prima. Per certo avrebbe dato qualsiasi cosa per ricevere una parola di apprezzamento da me, ma era quasi impossibile: nessuna di loro, tranne forse Monica o Sandra, era mai riuscita a ottenere tanto; tutte troppo oltre qualsiasi genere di possibile recupero. 

"Buon pranzo" terminò lei, forse con la vaga speranza di ricevere un invito a unirsi al nostro tavolo. Chiaramente la cosa era fuori discussione: se fossero venute loro, tutti gli altri studenti avrebbero pensato che pranzare con noi era diventata cosa alla portata di chiunque. Fantascienza.

"Buon pranzo" risposi, poi mi voltai dandole le spalle, per aprire l'armadietto e perché fosse chiaro che la conversazione era finita.
Per fortuna capirono e se ne andarono, dopo aver detto qualche altro "ciao Anna" e "a dopo".

Emisi un respiro profondo. Finalmente sola. Non pensavo che avrei potuto rimpiangere la compagnia di Sandra e Cindy, invece era così: almeno loro una parvenza di classe la avevano e potevano stare al mio fianco senza farmi sfigurare... Chissà dov'erano, a proposito.

Quasi avessi parlato ad alta voce, sentii qualcuno battere sulla mia spalla.

"Anna, dobbiamo parlare."

Non avevo mai sentito la voce di Sandra così fredda e distante.
Mi voltai e la fissai. Aveva il viso stravolto, il trucco mal messo e i capelli in disordine. Vicino a lei, Cindy le cingeva la vita con un braccio come a volerla sostenere.

Sollevai le sopracciglia, continuando a spostare lo sguardo dall'una all'altra dopo aver dato un'occhiata al Rolex che avevo al polso per essere sicura di non fare tardi per il pranzo.

"Ebbene? Sentiamo" dissi.

"Qui?" chiese Sandra guardandosi intorno.
Il lungo corridoio era quasi deserto, essendo ora di pranzo, ma c'era sempre qualche studente qua e là che passava o fermo a chiacchierare.
Feci spallucce. Non volevo dare troppa importanza a ciò che voleva dirmi, perciò non intendevo andare altrove.

"Perché no? Sono cose così segrete da non poter essere dette qui?"

"Sono cose riservate, pensavo fosse meglio non sbandierarle ai quattro venti", replicò Sandra piuttosto decisa. "Ma se per te non è un problema... Posso parlare anche qui."

"Avanti, sentiamo. Si sta facendo tardi e vorrei andare a mangiare."

"Farò prestissimo", disse lei a bassa voce. Preso un gran respiro, piantò i suoi occhi nei miei e iniziò a parlare "Quello che hai detto ieri mi ha fatto capire che in realtà tu non mi sei amica. Sei solo una stronza egoista che pensa di poter calpestare il prossimo a piacimento. Io ti volevo bene sul serio e stanotte non ho chiuso occhio a causa tua... penso che si veda. Non voglio più avere nulla a che fare con te, andrò via dalla Cheers Hall e dalle cheerleader. Lo farei oggi, ma ho a cuore le altre ragazze e so quanto ci tengano alla gara del mese prossimo, perciò resterò fino ai campionati. Ma per me da questo momento tu non esisti più."
Senza aspettare una mia replica, girò sui tacchi e se ne andò con Cindy che la seguiva come un cagnolino fedele. Io mi guardai bene dal chiamarla indietro o dal fare scenate in pubblico. Sarei andata a parlarle più tardi, a mente più lucida.

Con gli occhi fissi alle due figure che si allontanavano, l'unica cosa che mi venne in mente fu che avevo bisogno di un caffè. Guardai per un attimo il corridoio per vedere se qualcuno aveva assistito a quella sfuriata, ma i pochi presenti erano troppo lontani per aver sentito le parole di Sandra. Per fortuna.

Pensierosa e arrabbiata, mi avviai verso il distributore delle bevande, posizionato in una saletta poco distante.

Era la seconda persona in due giorni che mi diceva cose poco piacevoli e, se da una parte quel bifolco sconosciuto poteva aver tirato a indovinare sulla base del nulla, le parole di Sandra avevano un'altro peso visto che ci conoscevamo dai tempi della scuola superiore.
'Che esagerata' pensai 'neanche le avessi soffiato il ragazzo. Andrò a parlarle e sistemeremo tutto...però dovrà scusarsi delle cose cattive che mi ha detto, è inaccettabile che mi abbia trattata così...'

Arrivai al distributore e selezionai un caffè. Non appena fu pronto, lo presi e lo zuccherai appoggiandomi allo stipite della porta di ingresso della saletta.

"Un caffè per tirarsi su di morale, eh?" mi sentii sussurrare quelle parole da una voce maschile ben nota.

Mi voltai di scatto e mi trovai di fronte il babbuino nuovo, quel Matthew Hawthorne che sembrava essere arrivato da noi con la precisa intenzione di rendermi la vita impossibile.

Era sempre trasandato, con quei capelli che gli piovevano sul viso e i vestiti sdruciti. Rammentai le parole di Monica e dovetti ammettere che la t-shirt e i jeans neri stretti che indossava non gli stavano male per niente, dannazione.

" Ancora tu? Che accidenti vuoi da me? Vattene e lasciami bere il caffè in pace." Come il giorno prima, cercai di superarlo e mettermi in un una postazione più tranquilla.

"Ma come fai?" chiese con aria sinceramente interessata.

Feci finta di non aver sentito e continuai a bere.

"Lo sai che domandare è lecito e rispondere è cortesia?" chiese "Sei scortese. Non che la cosa mi stupisca, del resto."

Stavolta lo guardai. Sulla faccia aveva un sorrisetto che gli avrei volentieri cancellato a suon di schiaffi.

"Che accidenti vuoi?" ripetei, troppo infastidita per aggiungere altro.

"Sapere come fai a rimanere così tranquilla dopo che quella che dovrebbe essere una tua cara amica ti ha detto che non ne vuole più sapere di te e che sei una stronza egoista. Non hai un cuore, da qualche parte?"

Come faceva ad aver sentito? Non avevo visto nessuno nelle vicinanze.
La cosa era comunque irrilevante. Dovevo rimettere al suo posto quel cafone in modo che non gli potesse venire ancora l'idea di mettersi sulla mia strada.

Mi avvicinai a lui guardandolo negli occhi e, quando fummo abbastanza vicini, gli gettai in faccia il caffè che ancora era nel bicchiere. La sua faccia sorpresa fu davvero gratificante.

"Non sono affari tuoi. E girami alla larga, d'ora in avanti" sussurrai furiosa.

"Miss Walker!" La voce del professor Smith mi gelò. Lentamente mi girai e lo guardai.
"Sa che scenate del genere in questa università non sono tollerate. Mi stupisco di lei. Ora sono costretto ad accompagnarla dal Responsabile Disciplinare. Prego, mi segua."

Qualsiasi cosa avessi detto non avrebbe fatto altro che peggiorare la mia situazione, perciò mi mossi in silenzio e seguii il professore senza degnare di un'occhiata Matthew, anche se avevo la certezza che, nonostante il caffè che gli colava dalla faccia, avesse ancora quel sorriso da schiaffi e un'espressione piuttosto soddisfatta.

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