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58.

Guidavo per le vie appena illuminate dalla luce livida dell'alba di quel primo giorno di novembre, ma la mia mente era ancora nel letto di Matthew, abbracciata a lui e con nessuna voglia di spostarmi.

Se non fosse stato per il fatto che lui sarebbe stato impegnato per tutta la giornata con Mr Firth per un'attività che avrebbero dovuto svolgere insieme, né mi sarei alzata né avrei permesso a lui di farlo. Non mi sarei più spostata da lì e al diavolo il mondo intero. Ancora una volta, nel rendermi conto di quanto fossi stata bene nelle ore che avevo trascorso con lui, mi domandai come avessi fatto a non capirlo prima. Ero stata accecata dal mio solito modo di pensare, da preconcetti, dai suoi modi così scostanti e dal fatto che sembrasse totalmente immune al mio fascino. 

Ero stata cieca e sciocca, questa era la verità. Se non avessi perso il controllo e detto quelle frasi inopportune e sconsiderate, ciò che di meraviglioso era successo nelle ultime ore sarebbe svanito, non sarebbe mai accaduto.

Un brivido freddo mi corse giù per la schiena. La mia felicità di quel momento, l'avere inaspettatamente trovato, forse, la persona giusta per me, e averla trovata in lui, era dipesa da un caso. Se non fosse successo? Se non avessi bevuto quel sorso di vodka? Se non l'avessi visto alla festa? Se...

"Piantala!" sibilai a denti stretti e quella parola rimbombò nel silenzio dell'abitacolo come se avessi urlato con tutto il fiato che avevo in corpo. Se non altro, servì a calmarmi e a riportarmi con i piedi per terra.

Era successo. Nessun se e nessun ma, nulla avrebbe potuto modificare ciò che era capitato fra me e Matthew.
Ora dovevo solo fare in modo che nulla rovinasse la nostra storia appena nata. Nessuna cheerleader, nessun pettegolezzo.

Nessun Nathan.

Il pensiero del mio patrigno mi riportò inevitabilmente a pensare a ciò che aveva detto Matthew. Secondo lui non avremmo iniziato la nostra storia nel modo giusto se io avessi perso tutto per non aver assecondato il volere di Nathan. Era giusto, ma...

Mano a mano che i minuti passavano e i metri che percorrevo con la mia auto mi allontanavano da quel ragazzo che mi aveva stregato anima e corpo, il mio cervello stava riprendendo a funzionare a modo suo. Infatti l'unico pensiero che, in quel momento, mi frullava per la testa era 'Perché devo permettere a Nathan di fare quella porcheria?

Una rabbia senza nome iniziò a montarmi dentro, offuscando le belle sensazioni che mi avevano scaldato il cuore fino a pochi istanti prima. Detestavo con tutte le mie forze quell'uomo che mi teneva in scacco con il suo denaro e tutti i privilegi a cui mi aveva dato accesso. Tuttavia in quel momento mi resi conto che c'era una sola persona da biasimare e che quella persona ero io, con  la mia passione per il lusso, le cose belle ed esclusive, e lo status che ne derivava nei confronti degli altri. Era una sensazione disturbante, fino a quel momento non avevo mai visto le cose sotto quella prospettiva e mi rendevo conto che non sarei più riuscita a fare finta di niente. Matthew lo aveva già capito, ecco perché era convinto che prima o poi mi sarei pentita di avere rinunciato a tutto per lui. Fra me e me dovetti ammettere che, senza forse, aveva ragione. Ma nel contempo ogni fibra del mio essere si ribellava al fatto che, a causa mia, avrebbe dovuto subire gli effetti dei traffici di Nathan. Possibile che non ci fosse un'alternativa?

Senza rendermene conto ero avevo attraversato il campus addormentato ed ero arrivata alla Residenza. Con lo spegnersi del motore, anche i pensieri frenetici degli ultimi minuti giunsero a una conclusione. Nel momento in cui parcheggiai l'auto davanti alla Cheers Hall capii cos'avrei fatto. Il giorno dopo sarei tornata a casa per cercare di fare scendere a più miti consigli quell'uomo impossibile che era il mio patrigno. 

Nell'istante in cui  presi quella decisione la rabbia si dissolse e capii allora di essere nel giusto. Magari non sarebbe servito a niente, ma dovevo provarci. Perché se fossi riuscita a risolvere quel problema, tutti i dubbi e le perplessità sarebbero spariti e allora sì che saremmo stati liberi di vivere la nostra storia al meglio.

Con un sospiro di sollievo lasciai che l'immagine di Nathan sparisse dalla mia mente, così potei tornare a ripercorrere tutto ciò che era successo dalla festa in poi e di nuovo quella sensazione di stupore e gioia si fece strada nel mio animo.

Entrai nella Residenza silenziosa e mi sembrò di essere stata assente per anni, invece che per poche ore. Tutto sembrava così distante, come se appartenesse alla vita di un'altra persona. Mi sedetti di schianto sul divano del soggiorno. Di lì a poco avrei dovuto affrontare Monica e spiegarle il motivo per cui avevo continuato a usare la stampella, avrei dovuto prendere dei provvedimenti nei confronti di quelle due svampite che avevano dato spettacolo in modo indecente durante la festa, avrei dovuto riconsegnare gli abiti dell'Antro a Mr Donovan sperando che fossero integri, avrei dovuto assistere con profitto alle lezioni della giornata. Avrei dovuto mangiare, parlare, sorridere e fare le solite cose che Anna Walker faceva ogni giorno.

Chiusi gli occhi e con un sospiro appoggiai la testa allo schienale della poltrona.

Come avrei potuto fare tutto quello e come se io fossi sempre la solita Anna, anche se non era così? Non ne avevo idea. L'unica cosa certa era che non volevo condividere con nessuno quello che mi era successo, per cui avrei dovuto impegnarmi al massimo per non fare capire quanto fossi priva di punti di riferimento in quel momento.

Con estrema lentezza mi rialzai e mi diressi su per le scale, verso la mia camera. Erano da poco passate le sei di mattina e ormai avrei avuto a malapena il tempo per rilassarmi per qualche minuto prima di prepararmi per la giornata, che sarebbe stata dura da trascorrere perché sapevo già che avrei avuto poco tempo per riposare a causa delle troppe cose da fare. L'unico pensiero che mi dava la spinta per non fermarmi era che, quella sera, avrei rivisto Matthew e avremmo potuto stare insieme di nuovo. L'appuntamento era nella radura in cui mi aveva portato la sera in cui mi ero fatta male e non vedevo l'ora di essere lì. Sarebbe stato difficile passare tutta la giornata senza vederlo sapendo di essere vicini, ma almeno ero preparata:  il lavoro con Mr Firth lo avrebbe tenuto impegnato per tutto il giorno, quindi non dovevo neppure iniziare a sperare di vederlo prima di sera.

Mi fermai a metà scala, colpita da un pensiero. Era così negativo che non potessimo vederci durante quel giorno? Oppure il suo impegno cadeva a proposito, perché in quel modo quel noi appena nato sarebbe rimasto segreto ancora per un po'? La visione di ciò che sarebbe successo nel campus non appena la nostra storia fosse diventata di dominio pubblico, fra pettegolezzi, dicerie e maldicenze, mi colpì come una mazzata. Era matematico e impossibile da evitare, essendo già capitato tutte le altre volte in cui avevo avuto una storia con qualcuno. Solo che questa volta ci tenevo troppo e per questo ero troppo vulnerabile per cui non lo avrei sopportato.

Non ci avevo pensato fino a quel momento, quindi non ne avevo neppure parlato con lui prima di andare via. Del resto, al contrario di me, sembrava fregarsene bellamente di quello che il resto del mondo pensava di lui e del suo comportamento. Anche quando ci eravamo alzati ed eravamo usciti dalla sua camera, mentre io avevo sospirato di sollievo per il fatto di non avere incontrato il suo amico, lui addirittura aveva detto "Peccato che Jude non sia sveglio". Ecco un'altra cosa da risolvere, ma almeno per questa prima giornata avrei potuto non pensarci.

Arrivai in camera e mi buttai a letto, solo per rialzarmi immediatamente dopo per evitare di cadere addormentata. Dovevo tenermi occupata per non permettere alla stanchezza di sopraffarmi, così alla fine fui pronta per uscire molto prima del solito.

Mi sentivo come una tigre in gabbia, troppe erano le cose che mi erano capitate nell'ultima giornata e troppi erano i pensieri che ne stavano derivando. coì decisi di lasciare la camera, anche se immaginavo che, vista l'ora, non avrei incontrato nessuna delle altre ragazze.

Scesi le scale a passo di marcia e mi diressi in cucina. Avevo intenzione di prepararmi una bella colazione e godermela in santa pace. Dopo pochi minuti che ero lì ero talmente concentrata sul pancake che stavo preparando, che feci un salto dallo spavento quando udii dietro le spalle un "Eccoti!" sparato come una palla di cannone da Monica.

Mi voltai di scatto. "Ma sei impazzita? Mi hai fatto prendere un colpo!"

"Calmati Queen Anna. Eri troppo invitante, così di spalle e concentrata, per non farlo" rise lei di rimando. Era esasperante quando si comportava così.

"Almeno di mattina non potresti evitare questi scherzi idioti? Una volta o l'altra mi farai venire un infarto!"

"Esagerata..." Neppure il minimo accenno di pentimento, come suo solito. Ma non aveva finito, anzi. Prese la prima sedia disponibile e mi si sedette di fronte. Per parte mia, ripresi a preparare il pancake, ma mi sentivo addosso il suo sguardo magnetico.

"A proposito di scherzi" esordì, del tutto seria come se il siparietto di pochi istanti prima non fosse mai avvenuto. "Tu e quella benedetta stampella. Cosa mi puoi dire a riguardo?"

Mi fermai ma continuai a voltarle le spalle, non volevo che mi vedesse in faccia, era troppo perspicace, per me.

"Non c'è molto da dire" esordii e sperai di essere abbastanza convincente nello snocciolare la storiella che avevo deciso di dirgli piuttosto che la verità. "Sono in rotta con la mia famiglia per cui è possibile che fra poco non potrò più permettermi di studiare al Dartmouth. Ecco perché ho preferito non rientrare in squadra: voi vi stavate allenando bene e stavate supplendo egregiamente alla mia assenza, mentre io non avrei potuto garantire al cento per cento la mia presenza. Tutto qua."

"Capisco" udii da Monica, mentre rumori e fruscii non meglio identificati mi fecero immaginare che si stesse per allontanare. In effetti era così, perché quando mi voltai, la vidi appoggiata allo stipite della porta di ingresso della cucina, che mi studiava con il capo inclinato come suo solito.

"Come mai non ti credo?"

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Ciao! Perdonate l'enorme ritardo con cui esce questo capitolo, che di fatto è una prima metà ma se aspetto di averlo scritto tutto fra un mese state ancora aspettando, ultimamente di sera non mi è mai stato possibile scrivere. Spero vivamente che, da oggi, riuscirò a riprendere con gli aggiornamenti settimanali.

Scusate gli errori, ho troppo sonno per correggere bene... rivedrò il tutto domani a mente più lucida.

Un abbraccio e grazie per la pazienza! ^_^

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