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52.

Avevo perso la cognizione del tempo e dello spazio. Sentivo le braccia forti di Matthew attorno a me, le sue mani che, dal viso, erano scivolate una sulla nuca e una lungo la schiena e continuavano ad accarezzarmi dolcemente mentre le sue labbra esploravano le mie in un bacio sempre più esigente che mi faceva piegare le ginocchia. Erano sensazioni che non avevo mai provato con nessuno, neppure durante il nostro primo bacio rubato, alla festa 'Black and White'. Perché, contrariamente ad allora, in quel momento lui sapeva di stare baciando me, che era mio il corpo che accarezzava e mia la bocca di cui non sembrava riuscire a saziarsi.

Un tuono improvviso mi fece sobbalzare. Mi staccai da lui e ci guardammo negli occhi, sorpresi e frastornati entrambi da ciò che era appena successo.

"Cosa stiamo facendo?" chiesi sottovoce, incerta.
Lui rise piano, chiuse gli occhi e scosse leggermente la testa. "Non ne ho idea" rispose appoggiando la fronte alla mia. Sospirò e poggiò le mani ai lati del mio collo. Sentii le sue dita accarezzarmi dietro la nuca, seguire i contorni del mio viso e piccoli brividi di piacere mi attraversarono il corpo. Come poteva farmi questo effetto, al solo sfiorarmi?

Senza smettere di accarezzarmi e sempre con gli occhi chiusi, riprese a parlare sottovoce. La sua voce mi faceva quasi più effetto del suo tocco. Non riuscivo a smettere di guardarlo. "Ci ho provato, a combatterti e a starti lontano. Ma ho solo ottenuto l'effetto contrario. Mi sei entrata nel sangue, Anna Walker e non so come affrontare tutto questo. Non eri prevista, non tu".  Aprì gli occhi e cercò i miei. Quello che vi lessi dentro sciolse gran parte del ghiaccio che avvolgeva il mio cuore da anni affinché fosse protetto dalle intemperie della vita. Erano un canale di accesso diretto ai suoi sentimenti più profondi, senza veli o paure. Stupore, paura, gioia, speranza. Quel mare verde era in tempesta e Matthew non faceva nulla per nascondere tutto ciò a me, sembrava non avere timore di farsi vedere senza difese di fronte a questo qualcosa che aveva appena travolto entrambi. Non era come me, lui. Io in quel momento ero terrorizzata, frastornata e confusa. Stavo provando sensazioni sconosciute che, da un lato, avrei voluto non finissero mai, ma dall'altro mettevano di fronte a una strada ignota di cui vedevo a malapena l'inizio.

Chiusi gli occhi e allontanai la mente da quel contatto così profondo con lui, non sarei stata in grado di sostenerlo un secondo di più. Abbassai la testa e le mie mani si aggrapparono alla sua maglia fradicia. "Dobbiamo andare via da qui" sussurrai, con pessimo tempismo. Lo sentii irrigidirsi e le sue dita si bloccarono sul mio viso. Lentamente, spostò pollice e indice della mano destra e li fece scivolare sotto il mio mento, poi mi sollevò la testa con delicatezza per potermi guardare negli occhi. Non potei fare a meno di ricambiare il suo sguardo e, mio malgrado, mi si strinse il cuore nel vedere che un velo di perplessità e tristezza aveva offuscato il suo. "È per la pioggia o c'è qualche altro motivo?" mi chiese, con l'ombra di un sorriso che gli increspava la bocca. Andai in confusione. Lui sembrava essere così a suo agio anche in quella situazione così assurda, mentre io non riuscivo a venire a capo di niente di ciò che mi stava capitando.

"È la pioggia, sì..." iniziai, ma al solo udire quelle parole mi resi conto che il freddo e l'acqua a catinelle che ancora stava cadendo dal cielo erano solo una scusa. "Non dovremmo stare qui" ripetei, incapace di dire o pensare ad altro.

"Questo l'ho capito e so anche che sta piovendo. Ma come mai ho l'impressione che il vero motivo per il quale tu vuoi andare via sia un altro?" Mentre parlava aveva staccato le mani dal mio viso e le aveva messe in tasca, sulla difensiva. Io mi sentii persa, senza il suo tocco sulla mia pelle. Ma aveva ragione, le mie parole stavano rovinando tutto e gli dovevo una spiegazione. Non spostai le mie mani dai suoi fianchi, ne avevo bisogno come di un approdo sicuro per non andare alla deriva. Sospirai per prendere coraggio e cercare di essere sincera ed espormi come lui aveva fatto con me poco prima. Mi feci violenza per non allontanare lo sguardo dal suo.

"Non avrei mai pensato che sarebbe successo... questo. Neppure io ero preparata e non sono in grado di pensare né di riconoscermi. So solo che tu su di me hai un effetto devastante che non sono in grado di capire né di controllare e sono terrorizzata da dove mi porterà tutto questo..." terminai con sussurro così basso che Matthew dovette chinarsi un po' per comprendere ciò che stavo dicendo.

"Qualsiasi cosa sia" replicò riavvicinando con cautela le mani a me "io credo che valga la pena cercare di capire cos'è... se provoca in entrambi un effetto così dirompente..." la sua voce si spense in un bacio che mi arrivò dietro l'orecchio. Una scarica elettrica, causata da quel bacio, mi attraversò la schiena e lasciai che le mie braccia si avvolgessero intorno a lui.

"Forse sì..." sussurrai mentre un'altra serie di baci sul collo faceva crollare definitivamente ogni più piccola riserva. Mi baciò i lobi delle orecchie, ogni centimetro libero dalla spalla al viso. Io affondai le mani fra i suoi capelli e cercai con la mia quella bocca che mi stava mandando in tilt. Non se lo aspettava, infatti quando sentì le mie labbra sfiorare le sue si bloccò per un istante per osservarmi. Gli sorrisi e lo baciai di nuovo con più decisione. E di nuovo il mondo si dissolse, portando con sé le ultime scorie di dubbi, paure e perplessità che, poco prima, mi avevano fatto quasi rovinare tutto. Non poteva esserci qualcosa di sbagliato se lo stare insieme provocava, sia in me che in lui, sensazioni così forti. Sembrava che non solo le nostre bocche, ma ogni cellula dei nostri corpi fosse affamata di sentirsi in contatto reciproco.

Di nuovo, un tuono mi riportò alla realtà, facendo affacciare ai confini della mia mente il pensiero del mio patrigno e di ciò che Matthew stava rischiando mentre era lì con me. Con uno sforzo estremo mi staccai da lui, e quella volta fu infinitamente più difficile della prima.

"Andiamo da qualche altra parte, al riparo dalla pioggia?" chiesi. Non volevo tirare fuori quell'argomento, non lì, c'erano troppe cose da dire e da spiegare. "Se restiamo ancora un po' ci prenderemo un accidente..."

"Non ti lasci mai andare, tu... io non mi stavo neppure rendendo conto che stesse ancora piovendo. Ma va bene, qui sta venendo giù l'inferno" acconsentì, sfiorandomi la fronte per liberarla da capelli e acqua. "Se vuoi, se ti fidi... possiamo andare da me. Abito in un piccolo appartamento appena fuori dal campus. Credo che Jude stasera non rientrerà tanto presto, per cui possiamo stare un po' in pace e capire cos'è questa... cosa... che sta capitando fra te e me."

Mai proposta prima di quella mi allettò e spaventò a morte nello stesso momento. A casa sua. Io e lui. Da soli. Perché mi sentivo come una bimbetta sotto esame?

Annuii, in mancanza di idee migliori. "Però devo prima passare alla festa a prendere il costume che avevo tolto. E magari vado anche alla Residenza ad asciugarmi e cambiarmi... Ti raggiungo, se mi spieghi dov'è." Mi era venuto in mente di dire così perché avrei nel contempo sia recuperato il vestito sia momentaneamente allontanato il pericolo che fossimo visti insieme da chi non avrebbe dovuto.

Matthew rimase in silenzio per un attimo, pensieroso, poi fece un cenno affermativo con il capo. "Ho sempre l'impressione che ci sia qualcosa che non mi stai dicendo, ma va bene. Vai a fare quello che devi, ti aspetterò a casa" e, in due parole, mi spiegò dove si trovava l'appartamento che divideva con Jude. Era poco distante dal Morgan's, non avrei fatto fatica a trovarlo.

Mi accarezzò il viso e poi intrecciò una mano con la mia prima di avviarsi fuori dal campo di atletica. Mi affiancai a lui e gli camminai accanto, incurante della pioggia ancora più violenta e del freddo che, ormai, mi era penetrato nelle ossa. Quella mano che avvolgeva la mia mi faceva sentire al sicuro e protetta come non mi era mai capitato.

Arrivati al cancello del campo, a malincuore mi fermai e mi staccai da lui. Era poco prudente ciò che stavamo facendo e sperai che la pioggia avesse tenuto lontano chiunque da dov'eravamo in quel momento.

Lo guardai negli occhi e gli diedi un lieve bacio sulla bocca. "A dopo" sussurrai. "A dopo, principessa" replicò lui e stavolta quel nomignolo mi accarezzò il cuore come la più dolce delle parole.


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...prima metà del capitolo... scusatemi, ho troppo sonno per proseguire. A brevissimo il seguito! Un bacio :-* 

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