51.
*Matthew*
Cosa ci faccio in questa cucina, impalato in mezzo alla stanza a fissare come un coglione la porta-finestra che ha appena sbattuto dopo che Anna è fuggita? Non sono più padrone di me stesso da quella sera al 'Morgan's', e me ne sto accorgendo solo adesso, dopo che le parole di quella dannata ragazza mi hanno attraversato il cuore come una scarica elettrica. Sto sentendo quasi un male fisico, da quando ha detto che era lei, quella notte, fra le mie braccia. Ma forse, in fondo, l'ho sempre saputo. Per quello ho reagito così male quando ha iniziato a evitarmi. Sarebbe bastato ignorarla, una soluzione così banale. Così impossibile.
Per giorni ho giocato al suo stesso gioco, ma anziché trarne giovamento mi ci sono invischiato sempre di più.
Fino a stasera. Cazzo, stasera sono arrivato da solo alla festa. Nessuno degli altri è voluto venire, sapevano che non ne sarebbe valsa la pena. Jude me lo ha detto, vedendomi andare via. "Sei fottuto, amico. E non lo sai." Aveva ragione. Non me ne sono reso conto quando l'ho vista sulla scala, che scendeva nel suo solito modo da regina del mondo. Non me ne sono reso conto quando mi sono infuriato nel vedere che faceva finta di non avermi visto e neppure quando mi sono trovato di fronte a lei qui, in attesa di una sua risposta.
Ma ora. Ora che le sue parole galleggiano ancora nella mia mente incredula. Ora che l'ho lasciata fuggire. Ora che mi si è impressa a fuoco nel cervello l'immagine del suo sguardo perso non appena si è resa conto di ciò che le era sfuggito. Ora che sto male per la necessità di sapere se è vero, se era lei. Ora so. Jude ha ragione. Sono fottuto.
Mi manca l'aria qui dentro.
La devo trovare.
La pioggia. Corro e mi sta sferzando il viso con una violenza che non mi disturba, anzi. Mi aiuta a non perdere la testa del tutto. È buio, fa freddo e i polmoni mi stanno scoppiando, ma la vedo in lontananza che entra nel campo di atletica. Solo a lei poteva venire in mente di andare lì. Non so cosa dire, non so cosa fare. Non so più chi cazzo sono. Questo va contro tutto quello per cui ho lottato in questi anni. Continuo a correre finché non la vedo su quella gradinata, seduta sotto la pioggia, con la testa fra le mani, fradicia e sola. Più vera di quanto mai mi sia capitato di sentirla. Si alza, si volta e mi vede. Ha i capelli bagnati incollati al viso, il trucco colato non solo a causa della pioggia e una disperazione nello sguardo che non le avevo mai visto. Ho Anna di fronte, non la sua immagine che tutto il mondo conosce. E mi trovo senza forze e senza difese di fronte a lei. Il cenno di assenso, che fa crollare le mie ultime resistenze, mi fa quasi piegare le ginocchia.
Solo mentre la stringo fra le braccia, quando le mie labbra si uniscono alle sue, mi rendo conto che sì sono fottuto, ma che che va bene così.
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Scritto di getto. Non l'ho riletto, ma ci tenevo a pubblicarlo... lo metterò a posto. Un bacio
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