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3.

[revisionato]

L'incidente durante l'ora di pranzo mi aveva colpita più del previsto, forse perché era stato un episodio senza precedenti. Sebbene tentassi di non pensarci, spesso nella testa continuavano a riapparire quel sorriso beffardo e quello sguardo così fastidiosamente intenso. Mi domandavo in continuazione il perché, fra tutte le università presenti negli States, quel piantagrane si fosse proprio dovuto iscrivere nella mia. Non avrebbe potuto finire il suo corso di studi dove lo aveva iniziato, o direttamente all'inferno? Non avevamo certo bisogno di gentaglia del genere, il livello medio dei frequentanti era già così scadente che di una tale "perla" non se ne sentiva certo la mancanza.

Neppure la prospettiva degli allenamenti pomeridiani con le altre cheerleader riusciva a farmi rilassare. Anzi, se possibile mi rendeva ancora più velenosa: due delle nostre compagne più brave, Jill e Barbra, si erano infortunate durante una prova della nuova coreografia per le gare nazionali e dovevano per forza essere sostituite. Avevamo quindi dovuto programmare una serie di selezioni per trovare le sostitute, cosa che mi avrebbe fatto perdere montagne di tempo e rovinato le giornate oltre il lecito. Ogni volta che ci pensavo mi ribolliva il sangue: quelle due sciocche non avrebbero potuto stare più attente? Ora ci avevano messe tutte in una situazione difficile: come saremmo riuscite a sostituirle con successo a così poco tempo dalla gara? Avremmo gareggiato per difendere il titolo dell'anno scorso ma, con due new entry, bissare quel successo sarebbe stato quasi impossibile.

Un pomeriggio di alcuni giorni dopo l'incidente in sala mensa, arrivata al campo di atletica per l'ennesima prova di selezione, buttai l'occhio sulle ragazze in lizza per i posti vacanti che si stavano riscaldando a bordo pista e, già a una prima occhiata, non ne vidi una in grado di entrare nel gruppo, né come aspetto fisico né come capacità atletiche. Eravamo in un bel guaio.

"Ciao ragazze", dissi sedendomi sulle gradinate più basse, di fianco a Sandra e Cindy, che mi avevano preceduta e stavano parlando con le altre cheerleader. "Allora, com'è la situazione?" chiesi, osservandole una ad una.

"Ciao Anna", rispose Monica, la mia vice e l'unica che avesse quel minimo di sale in zucca per sostituirmi in caso di necessità "Sto osservando le candidate da un po' e non mi pare che ci siamo anche se, forse, un paio potrebbero avere le doti che ci servono."

"Allora iniziamo subito, è inutile perdere altro tempo. Se nessuna è all'altezza dovremo indire un'altra selezione... che palle!" sbuffai. Era proprio una giornata no.

Mi alzai in piedi e feci un cenno verso le ragazze che si stavano riscaldando. Al mio gesto tutte si fermarono, in attesa di ciò che avrei detto.

"Sii gentile, mi raccomando... ci servono!" mi sussurrò Sandra. La incenerii con uno sguardo di fuoco. Come si permetteva di dirmi come comportarmi? Dopo le avrei detto il fatto suo, ma per ora dovevo rivolgere tutta la mia attenzione al gruppetto che si era radunato davanti a me.

"Buongiorno a tutte", esordii. Nessuna fiatava, pendevano dalle mie labbra. Che bella sensazione. "Come sapete due elementi fondamentali della nostra squadra, Jill e Barbra che certo conoscete, si sono infortunate per cui oggi iniziamo le selezioni per scegliere le loro sostitute. Siamo detentrici del titolo nazionale e saremo chiamate a dimostrare di averlo meritato durante le gare che si svolgeranno a fine novembre in California, preludio dei Campionati di Primavera. Pertanto non ci accontenteremo di ragazze semplicemente 'brave'. Vogliamo le migliori. Vi chiameremo una alla volta e ci farete vedere la coreografia che vi è stata insegnata in questi giorni. Non saranno tollerati errori, incertezze o sbavature. Siate perfette e, forse, avrete una possibilità di entrare a far parte della nostra squadra."

Sentii un buffetto sulla gamba. Sandra, al solito. Mi stava per certo segnalando che ero stata "poco gentile". Le diedi una rapida occhiata e lei mi fece un cenno impercettibile con la testa,come a invitarmi a dire qualcos'altro. Che impertinente.

"Buon lavoro." aggiunsi. Più gentile di così sarebbe stato impossibile. Terminato il discorso, mi sedetti di schianto sulla gradinata e mi feci passare l'elenco delle candidate da Monica. "Con te parlo dopo", sussurrai a Sandra prima di iniziare a leggere i nomi. "Monica. Chiamale in ordine alfabetico. Ragazze, tenete l'elenco a portata di mano e segnate un voto di fianco a ciascun nome, man mano che terminano il loro esercizio. Alla fine faremo una media e vedremo se qualcuna avrà raggiunto un punteggio sufficiente."

Monica si alzò e si diresse verso il gruppo di candidate per dare loro le indicazioni del caso, mentre io mi mettevo comoda: le prossime due ore sarebbero state molto lunghe e faticose. Chiusi gli occhi per rilassarmi un pochino, ma la pace durò pochi istanti.

"Anna, scusa per prima..." La voce di Sandra disturbò il mio momento di relax. Con lentezza sollevai le palpebre e mi voltai verso di lei.

"Stavo cercando di rilassarmi", replicai gelida. "Disturbarmi per dirmelo non dispone molto bene il mio animo."

"Lo so, ma non volevo aspettare" mi rispose lei, sorprendentemente decisa. Da quando aveva sviluppato un carattere forte? Questa giornata era piena di sorprese fastidiose. "Ti ho suggerito di essere gentile perché, di solito, quando sei di cattivo umore sei corrosiva e quelle poverette già sono tese per la selezione... non potrebbero reggere qualcuno dei tuoi commenti." Mi sorrise. Dovevo ammettere che era carina quando sorrideva, con quel visino a cuore e i grandi occhi verdi che brillavano divertiti. Un po' del mio malumore se ne andò, osservandola.

"Va bene, scuse accettate", tagliai corto con un gesto della mano. Le sorrisi a mia volta, aggiungendo "Speriamo che tutta la mia grande gentilezza le aiuti a fare degli esercizi almeno un po' decorosi..."

In quel mentre udimmo Monica chiamare la prima ragazza, così mi interruppi e ci mettemmo tutte a osservare l'esercizio.

Il tempo passò lentamente e il sole iniziò a calare che non avevamo ancora finito. Era quasi sera e non avevo visto ancora nessuna che potesse prendere il posto di Jill o Barbra. Quelle brave erano brutte, quelle belle erano scarse o facevano troppi errori... un disastro.

Possibile perdere un intero pomeriggio in questo modo? Si stava esibendo l'ultima candidata e io avevo già visto che neppure lei era all'altezza. Mi alzai innervosita.

"Ferma la musica, Monica. Tanto non ci siamo." Ero stufa e volevo solo andare in spogliatoio a farmi una doccia.

"Manca poco, Anna. Lasciala finire per favore", rispose lei.

La fissai. Si erano messe d'accordo tutte per contraddirmi, oggi?

Stavo per replicare quando sentii un paio di mani scivolarmi lungo i fianchi e stringermi in un abbraccio che fece aderire il mio corpo a quello, senza dubbio maschile, del proprietario di quelle braccia. Un istante dopo un brivido mi percorse il corpo mentre sentivo la serie di piccoli baci che mi venivano dati sul collo e dietro le orecchie, mentre un piacevole profumo muschiato arrivava alle mie narici.

Lo avrei riconosciuto anche al buio. Sorridendo mi voltai lentamente e mi trovai faccia a faccia con Stefan.

"Ciao, Splendore" mi disse sorridendo. "Avete finito?"

"Direi di sì, purtroppo. Tutto da rifare, non abbiamo trovato alcuna sostituta."

"Siamo di cattivo umore, allora... E se io ti proponessi di passare la serata a rilassarci un pochino? Anch'io sono un po' teso..."

Gli sorrisi e per tutta risposta gli sfiorai la bocca con le labbra e con la punta della lingua. Poi, senza allontanarmi dal suo viso, sussurrai "Mi sembra un'ottima idea..."

Mi girai verso le ragazze, appoggiando una mano su quella che Stefan aveva lasciato sul mio fianco.

"Io vado. Terminate voi, tanto qui non vale più la pena che resti."

Monica annuì senza distogliere lo sguardo dalla ragazza che stava finendo l'esercizio. Sandra invece mi guardò, dopo aver scambiato qualche parola con Cindy. Aveva una strana espressione sul viso e mi pareva più pallida del solito, ma forse era solo l'effetto delle ombre della sera che stavano avanzando.

Salutai con la mano e mi allontanai insieme a Stefan, uscendo finalmente dal campo di atletica e iniziando ad attraversare con lui il boschetto che circondava la struttura.

"Grazie per essere venuto a salvarmi, non ne potevo più di stare lì dentro! E' stata un'agonia, mai viste tante incapaci messe insieme!"

Lui mi strinse a sé e stava per rispondere, quando udimmo una voce che mi chiamava da dietro.

Mi girai sorpresa. Sandra stava arrivando di corsa verso di noi e aveva un'espressione che non le avevo mai visto.

"Anna, aspetta un attimo. Devo parlarti!" disse, fermandosi davanti a me.

"Vi lascio, ragazze" disse Stefan, incamminandosi verso il caseggiato dove si trovavano gli spogliatoi. "Anna, passo da te fra un'ora. Ciao, Sandra."

Lo guardai allontanarsi, ammirando il fisico atletico. Non vedevo l'ora di trovarmi sola con lui, la giornata mi aveva innervosita moltissimo e quel ragazzo sapeva cosa fare per farmi stare bene... molto bene. Non c'era nulla da dire: Stefan Taylor, oltre a essere bellissimo, con i capelli castani sempre arruffati e un viso d'angelo su cui spiccavano un paio di occhi blu come la notte, a letto era un dio. Non mi sarei mai potuta stancare di lui e il pensiero di cosa avremmo fatto quella sera mi rendeva piuttosto impaziente nei confronti della mia amica.

"Che c'è Sandra? Ho fretta" le chiesi, secca. Stavo proprio perdendo tempo.

"Senti, Anna..." iniziò lei. Era sulle spine, non l'avevo mai vista così. "Ecco... be'... oh insomma. Senti. Io so che tu e Stefan siete rimasti 'molto' intimi dopo che avete rotto la vostra relazione... ma tu cosa provi per lui?"

La fissai. Era rossa come un peperone, lo potevo vedere anche alla luce fioca del crepuscolo. Rossa e imbarazzata ai massimi livelli: non riusciva a guardarmi e continuava a torcere le mani una con l'altra.

"Lo sai, siamo amici e basta. Ogni tanto facciamo un po' di ginnastica da camera perché ci piace e questo è tutto. Ma a te cosa importa?" Ero infastidita dalla sua domanda e non stavo facendo nulla per nasconderlo.

Si schiarì la voce prima di continuare, titubante. "Se... se in nome della nostra amicizia io ti chiedessi di lasciarlo perdere, lo faresti?" terminò la frase in un sussurro e mi guardò.

Ero rimasta allibita. "Stai scherzando, vero? Stefan è off limits, ve l'ho sempre detto", tagliai corto. Che razza di richiesta mi stava facendo?

"Anche se... anche se ti dicessi che a me lui piace veramente tanto? Anche se ti dicessi che mi sono innamorata di lui?"

"Tu ti saresti innamorata di Stefan Taylor?" Risi. Era inverosimile. "E secondo te in quale universo parallelo uno come lui potrebbe guardare una come te? Sei sicuramente una ragazza carina e intelligente ma andiamo... lui è a un altro livello."

Sandra rimase in silenzio, a testa bassa. Poi la rialzò fissandomi. Avrei potuto giurare che aveva gli occhi lucidi.

"Quindi tu non sei disposta a farti da parte e a lasciare che io provi a conquistarlo?"

"Ti sono amica e ti voglio risparmiare del tempo e una grossa delusione. Prima ti togli Stefan dalla testa meglio è, ascolta il mio consiglio."

Sandra annuì semplicemente. Poi si girò e se ne andò senza aggiungere altro.

Rimasi a fissarla scuotendo la testa. Cosa le era venuto in mente? Conquistare Stefan, che idea assurda.

Pensierosa, mi voltai e mi incamminai verso gli spogliatoi senza guardare la strada.

Così sbattei contro una persona che mi si era parata davanti e che non avevo visto.

"Ma che diav..." esclamai cercando di non cadere.

Sollevai lo sguardo e mi trovai a fissare un paio di occhi verdi che mandavano lampi di rabbia.

Ancora il nuovo arrivato. Possibile che dovevo sempre trovarmelo fra i piedi?

"Non puoi stare attento a dove vai? Mi hai fatto quasi cadere!" esclamai furibonda.

Lui continuava a fissarmi con quello sguardo inquietante. Da ogni cellula del suo corpo emanava un tale furore che iniziai ad avere paura.

"Spostati, devo tornare agli spogliatoi!" esclamai mentre cercavo di fare un passo per aggirarlo e andare via.

Lo avevo appena superato quando, da dietro, la sua voce roca e profonda, da cui trapelava l'ira che stava provando in quel momento, mi arrivò addosso come un getto di acqua gelata che mi fece bloccare all'istante. Mi volsi verso di lui e lo fissai con gli occhi sbarrati.

"Mai nella vita mi è capitato di assistere, mio malgrado, a uno spettacolo così avvilente. La tua amica ti ha aperto il suo cuore e tu le hai sbattuto la porta in faccia. Vergognati. Sei la più popolare del campus, ma questo non ti dà il diritto di calpestare le persone a tuo piacere. Sai una cosa? Vali zero."

Un silenzio assoluto ci avvolse, mentre le sue parole aleggiavano nell'aria.

Mi fissò ancora per un attimo, con un'espressione di disgusto così evidente che dovetti distogliere lo sguardo. Poi lasciò sfuggire un profondo respiro e se ne andò rapido, sparendo fra gli alberi.

Rimasi lì immobile, incapace di pensare e di muovermi.

Un solo pensiero senza senso galleggiava nell'uragano che avevo nella testa in quel momento: per due volte mi ero scontrata con lui uscendone sconfitta e non sapevo neppure il suo nome.








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