Capitolo 13
Eravamo in cima al mondo, io ed Harry. Non avevamo un posto per dormire e le uniche cose che possedevamo erano quelle che riuscivamo a portare nelle nostre borse, ma ci sentivamo dei re. Ed eravamo appena saliti al trono.
I nostro sorrisi non sbiadivano neanche se l'avessimo voluto. Spuntavano sulle nostre labbra quando dei baci spontanei venivano rubati e quando la corsa diventava divertente attraverso i giochi e gli inseguimenti giocosi. Eravamo sulla strada giusta per diventare davvero liberi e stamattina era stato un buon inizio.
Ma anche con i soldi che avevamo appena ottenuto, le nostre anime erano molto più costose per delle persone che si trovavano in questa situazione. E la nostra fortuna non sarebbe durata, e il ciclo infinito di disgrazie non sarebbe finito. Ma in questo momento eravamo fortunati, e volevo approfittarne.
Forse era quello che avevamo appena realizzato a far ergere il mio ottimismo, o forse era perché sapevo che il tempo stesse per scadere. O forse c'entrava qualcosa l'aver nominato il Natale poco fa a farmi venir voglia di fare qualcosa per festeggiare. Ma stavo ancora giocherellando con alcune idee.
"Che giorno è oggi?" Chiesi ad Harry.
"In che senso?"
"Il giorno della settimana," specificai. Cercai di fare il conto da sola, ma non riuscii a capire da quanto fossimo andati via.
"Siamo scappati di. . . um? Di Venerdì?"
Feci spallucce.
"Siamo fuggiti da più o meno una settimana, direi che è Venerdì o Sabato."
Sorrisi. Anche io avevo ipotizzato qualcosa del genere.
"Perché?" Chiese. Sperava di trovare la risposta sul mio viso, guardandolo mentre la sua espressione imitava la mia. "A cosa stai pensando?"
"Beh. . ." Iniziai. "Penserai che sono una pazza, ma ascoltami."
"Oh, Dio," disse Harry, ma c'era un sogghigno nelle sue parole.
Avevo pensato a vari modi per dirlo, non volendo che Harry rifiutasse la mia idea il secondo dopo che le mie parole avessero lasciato le mie labbra. Ma non riuscii a pensare a tanti modi per spiegarglielo o a come sollevare la questione. Così lasciai che i miei pensieri si liberassero attraverso le mie labbra.
"Voglio andare a ballare."
"Cosa?" Chiese Harry con confusione ed un pizzico di attenzione.
"Pensaci," gli suggerii. "Potrebbero scoprire in qualsiasi momento che noi non siamo davvero morti, e poi potremmo raramente andare in città. E chi lo sa quando prenderemo questi biglietti aerei. Questa sarà la nostra ultima occasione per fare qualcosa del genere per un bel po'.
Sapevo che questa idea fosse ridicola e sapevo anche che Harry ne fosse consapevole. Ma anche se era pazzesca, mi gustai il pensiero. Dopo essere stata rinchiusa in delle mura spaventosamente grigie con le urla fantasma che vorticavano nell'aria intorno a me per mesi, desideravo assaporare la vita. Divertirmi. E se c'era un momento per farlo, questo momento era ora.
"Inoltre," aggiunsi. "Non siamo mai stati ad un vero appuntamento."
A queste parole, la testa di Harry scattò, guardandomi incredulo e divertito, la bocca lievemente aperta con un sorriso su di essa. "Hai ragione."
Annuii, sentendomi leggermente trionfante.
"Ma non sono ancora sicuro. E se qualcuno ci riconoscesse? E se ci fossero delle guardie di sicurezza? E non sappiamo neanche quale sia il luogo più vicino."
"Ma sarebbe l'ultima cosa che chiunque si aspetterebbe." Dissi. "Qui, correre nei boschi, è quello che sospettano. Ma lì fuori sembreremo soltanto una coppia di adolescenti durante un appuntamento. Ed è solo una questione di tempo prima che correremo attraverso le fognature e ci nasconderemo dietro agli alberi, potremmo non avere più questa possibilità per un bel po'."
Harry succhiò le labbra tra i suoi denti, con i pensieri vorticanti, e la mente in elaborazione, mentre cercava una ragione per non tornare in città. Ma non era diverso da quello che avevamo già fatto. Eravamo già stati in un hotel e in un supermercato, uscendocene senza un graffio. E, semmai, andare in un club o qualcosa del genere sarebbe stato persino più sicuro. Potevamo facilmente mischiarci con la gente. E inoltre, quali fuggitivi sarebbero andati in un luogo così popolare? Dubitavo saremmo finiti in grossi guai.
E poi, l'imminente oscurità mi avrebbe fatto pensare di nuovo a lei. L'avevo immaginata nei boschi, e anche se era probabilmente un inganno della mia mente, non riuscivo a fare a meno di inquietarmi quando sentivo qualsiasi rumore che non proveniva dalle scarpe mie o di Harry. Quei punti di sutura, anche solo il ricordo di essi, non mi facevano sentire a mio agio, neanche dietro gli alberi minacciosi. Così volevo allontanarmi da essi.
Un sospiro da parte di Harry mi fece ritornare da lui, gli altri pensieri si dispersero nell'aria. Osservai con agitazione la sua espressione, sapendo cosa stesse per dire.
"Credo potrebbe essere un'occasione per prendere più soldi. Un sacco di borse inosservate."
"Quindi lo faremo?" Chiesi eccitata, lasciando il fastidio delle sue parole riguardo al rubare scivolare via da me.
Scosse la testa incredulo, ma le parole che fuoriuscirono furono, "suppongo di sì."
E a quel punto l'unica cosa che dissi fu 'Yay!" ma fuoriuscì come uno strillo eccitato. Sorrisi istantaneamente e interruppi il nostro cammino. Avvolsi le mia braccia intorno al collo di Harry, lasciando un bacio sulle sue labbra. Questa volta fui io a sbaciucchiare tutto il suo viso. "Grazie! Sarà divertente, promesso."
Harry rise ma lasciò comunque cadere le sue mani sui miei fianchi. Il mio cuore stava martellando, un po' per il tocco di Harry e i nostri baci giocosi -abituali- ma un po' di più per la mia emozione. La mia mente era intrattenuta da pensieri di noi che ballavamo e ridevamo insieme alla musica alta e divertente. Non ero un tipo che usciva molto, anche prima di incontrare Harry, ero più uno statico. Onestamente non ci avevo mai pensato, credendo che in futuro avrei avuto un casino di tempo per divertirmi e avventurarmi. Ma ora, con i giorni che passavano, volevo avere un assaggio di quella vita che conducevano i ragazzi come noi, solo che vivevano in circostanze diverse.
Ma uno dei motivi principali per cui volevo allontanarmi dagli alberi di pino era per farci prendere una pausa e per stare lì, accanto a lui. Il suo corpo vicino al mio, toccando il mio, ma in un divertimento innocente mentre avremmo cantato e ballato. Volevo che il mio cuore accelerasse e che il mio corpo si muovesse libero e innamorato.
L'impazienza per questa notte bruciava dentro di me mentre continuavamo a guardarci, le mani di Harry ancora ferme sui miei fianchi e le mie attorno al suo collo.
"Ma dove metteremo le nostre cose quando siamo lì? E cosa mi dici dei nostri vestiti?"
Harry fece questa domanda e sentii il bagliore di fuoco spegnersi. "Troveremo un bagno. Puoi usare dell'acqua per sistemarti i capelli all'indietro, e potremmo semplicemente indossare i nostri jeans e magliette. Andrà bene," dissi cercando di sminuire qualsiasi sua scusa per non andare, prima che i miei sogni venissero distrutti. Era una cosa insignificante, davvero, ma la volevo disperatamente. "E possiamo mettere le nostre cose sotto il nostro tavolo o tra i cespugli e cose del genere. Troveremo un modo. Lasciati andare, e comunque sono io quella che pensa troppo e fa le domande," scherzai.
Harry sorrise ma rispose seriamente. "Non ci sto pensando troppo, sto solo cercando di essere intelligente al riguardo."
"Beh," dissi. "Forse faremo meglio ad essere stupidi per questa volta. Le persone intelligenti sanno troppo per sapersi divertire."
Sospirò, scuotendo la testa. La sua espressione non rivelava molto, e in un momento, il mio cuore sprofondò. Pensavo stesse per rifiutare. Ma al contrario, il colore nei suoi occhi brillò con qualcosa simile ad ammirazione.
"Cosa c'è?"
"Non smetti mai di sorprendermi," disse.
Un sorriso crebbe sul mio viso, e i miei occhi riflessero le stesse sue emozioni. Lasciai un ultimo bacio sulla sua guancia e, stringendo la sua mano nella mia, proseguimmo il nostro percorso.
-
Ci volle un bel po' di tempo per trovare un posto. Era mezzogiorno quando avevamo preso la decisione, ed ora eravamo appena arrivati al luogo che stavamo cercando mentre il sole iniziava a calare dietro l'orizzonte. Per fortuna, eravamo rimasti vicino alla strada mentre avevamo viaggiato, abbastanza lontani da non farci vedere o sentire, ma abbastanza vicini da sentire il ronzio di un automobile. Abbastanza vicini per mantenere un certo senso di direzione.
Prima ci eravamo avvicinati ad una città, ma non in una molto popolata. C'erano solo alcune case e negozi in giro, ma niente di simile a ciò che stavamo cercando noi. Dopo un po' di tempo, fummo finalmente in grado di intravedere qualcosa. Eravamo usciti silenziosamente dal nostro nascondiglio dietro i pini affrettandoci verso i vari edifici. Le strutture sembravano essere elevate in alto, poiché da qui riuscivo ad avere una vista completa della città.
Era una zona molto caratteristica, decorata da animati bar, da vari commensali, e tanto altro. Il posto brulicava di vita persino nella stagione invernale, la gente si radunava per divertirsi durante la notte. Gruppi di amici, coppie, ragazzine con dei vaporosi ricci, seguite dai Teddy Boy* con i capelli lisci e tutti eccitati sotto le stelle. Le insegne luminose si accesero quando la luce del sole smise di illuminare l'intera scena.
"Wow," disse Harry meravigliato, osservando la città. L'ammirai anche io, ma lui sembrava persino più estasiato di me. Ora che ci pensavo, io ero stata in giro per la città quando ero a Londra. Ma Harry, essendo stato istituzionalizzato, e avendo lavorato in una piccola fattoria, e poi essendo stato rinchiuso di nuovo, non aveva avuto molta esperienza.
Guardai i suoi occhi scintillanti, la sua espressione dolce mentre assaporava il tutto. Mi avvicinai a lui e avvolsi le mie mani attorno al suo braccio, la testa poggiata sulla sua spalla.
"Non è fantastico?" Chiese, gli occhi ancora prigionieri della vista.
Annuii contro il tessuto della sua giacca. Ma la mia vista era diversa; stavo guardando lui invece che la città movimentata.
"Andiamo," dissi. Non aveva alcun senso rimanere qui a fissare la scena quando potevamo invece tuffarci in essa. Presi la sua mano nella mia e ci dirigemmo verso la prosperosa città. Ci stavamo imbarcando nell'avventurosa notte che io avevo desiderato disperatamente, e mi sentii già più libera. Aspirai gli odori di piatti esotici e la sensazione di un'atmosfera leggermente più calda ma allo stesso tempo più rinfrescante sulla mia pelle, l'elettricità e la gente attenuavano il freddo.
"Qui dentro," disse Harry, entrando nel primo edificio. Era un piccolo negozio di vestiti. Ma era affollato, riempito da diversi top, magliette e jeans. In esso c'era una discreta quantità di gente che faceva shopping. Eravamo in grado di muoverci attorno a loro senza attirare molta attenzione.
Trovammo la toilette in fondo al negozio, solo un bagno, sia per donne che per uomini. Si trovava oltre i piani dei vestiti , quasi in un'area più appartata, più piccola e sporca vicino al magazzino, leggermente nascosta ai clienti. Ma questo era un punto a nostro favore. Harry si guardò intorno per assicurarsi che nessuno ci stesse osservando ed aprì la porta. Entrai prima io e dopo lui, chiudendo e bloccando la porta. Si girò per guardarmi, togliendosi le borse dalle spalle e sistemandole a terra.
"Non riesco a crederci che tu mi stia facendo fare tutto ciò."
"Beh, sono piuttosto persuasiva," dissi in sua difesa.
"Già, lo sei," concordò. "Prima hai fatto credere a quella donna sulla strada di essere ferita, e ora mi hai portato nel centro di qualche città a ballare."
"Non posso lamentarmi," feci spallucce, ridacchiando.
Harry rise e mi si avvicinò, le sue mani scivolarono sulla mia mascella. "Tuttavia. . . mi piace questo tuo lato," disse, ma la sua espressione non divenne più tenebrosa e neppure la sua voce divenne più rauca e seducente. Stava dicendo seriamente.
"Oh davvero?" Chiesi, arrossendo un pochino.
Annuì, gli angoli delle sue labbra ancora rialzati in un sorriso mentre si abbassava per baciarmi. E ancora una volta, questo bacio fu diverso. Non riuscivo a descrivere il cambiamento, c'era soltanto questa specie di felicità, di energia in esso. Non si trattava di un bacio che derivava dalla celebrazione di qualcosa che avevamo realizzato o dalla paura di perdere l'un l'altro o dal desiderio di stare più vicini, ma era semplicemente dovuto al fatto che fossimo entrambi felici ed innamorati in questo preciso istante.
Il bacio finì con lo scoppio di una fiamma nella bocca del mio stomaco, la quale voleva disperatamente di più, ma in un certo senso voleva anche ardere dentro di me per un po'.
E rimase lì mentre io ed Harry ci preparavamo. E lo facemmo velocemente sperando di finire prima che qualcuno bussasse. Inzuppai le mie mani nell'acqua, scuotendole poi tra i miei capelli così da aumentare il volume. Usai le mie dita per dare alle sopracciglia una forma migliore, bagnai le mie labbra, ed entrai nella mia maglietta, cercando di aggiustare il mio aspetto. E dopo raggiunsi la mia borsa per cercare qualcosa di utile, mentre Harry prendeva posto davanti allo specchio. Invece di trovare qualcosa di utile -eccetto un elastico per capelli- tirai fuori una barretta di cereali e una banana leggermente schiacciata. Non avevo realizzato quanto fossi affamata se non quando mi ritrovai con il cibo nelle mie mani, e lo divorai tutto.
"Fatto," disse Harry a sé stesso. Mi ero lasciata troppo prendere dal cibo per vedere tutto il processo, ma quando mi girai i miei occhi si spalancarono. La mia mascella sarebbe cascata a terra se non fosse per il fatto che era momentaneamente piena.
Harry stava proprio davanti a me, ma avrei potuto giurare che non fosse davvero così. Ero quasi certa che ci fosse uno schermo televisivo a separarci ed io ero solo una fan, rimasta a bocca aperta, nel vedere la sua celebrità preferita. Si era cambiato nella sua bianca t-shirt, che si aggrappava perfettamente al suo forte petto. Aveva fatto una sola piega ai suoi jeans per renderli leggermente più alla moda. Una giacca scura adornava tutto l'outfit. Ma ciò che mi colpì di più furono i suoi capelli. Li aveva sempre pettinati infilando le sue dita tra quella folta chioma, ma questa volta aveva usato dell'acqua e le sue mani per spingerli indietro quasi a mo' di ciuffo. E per coronare il tutto, mentre lo fissavo, tirò fuori dalla bocca una sigaretta e lasciò fluttuare il fumo attraverso le sue labbra carnose.
"Porca - io. . . sei sexy," fu tutto ciò che riuscii a dire.
Harry rise, quel tipo di risata accecante nella quale venivano mostrati i denti e le fossette sulle sue guance e immediatamente il fatto che lui fosse mio mi colpì come una tonnellata di mattoni.
"Anche tu," disse. Afferrò la metà della banana che non avevo finito e diede un morso, accompagnato dopo da un altro tiro della sua sigaretta. "Sei pronta piccola?"
"Sì, sì," dissi, scuotendo la testa per liberarla dalla nebbia di Harry. "Solo un'ultima cosa."
I miei capelli erano aumentati un po' di volume, e mi avvicinai allo specchio e giocai un altro po' con le radici per renderle più voluminose. E poi presi l'elastico e li legai in una coda di cavallo rimbalzante. Meglio.
Anche se eravamo vestiti semplicemente con delle t-shirts, jeans, e giacche, speravo fossimo leggermente più decenti rispetto a quando eravamo entrati qui. Con le borse di nuovo sulle spalle, uscimmo dall'edificio, il più velocemente e discretamente possibile.
Uscendo nell'aria fredda, mano nella mano con Harry, iniziai ad immaginare un mondo in cui ci eravamo incontrati in circostanze diverse. Proprio come due persone normali con poche difficoltà. Saremmo potuti andare a degli appuntamenti come questo quando volevamo, fuori a cena, a vedere una partita di calcio, o a guidare senza nessun problema. E chi lo sa, magari quel tipo di vita sarebbe potuto esistere per noi. Forse un giorno, saremmo potuti essere così.
A pensarci bene, l'ultima volta che ero stata ad un appuntamento era stato simile a questo, in giro per la città con. . .
Rabbrividii, cacciando via dalla mia mente il pensiero del suo corpo insanguinato. Mi ero dimentica di quella notte.
"Hai freddo?" Chiese Harry, distaccando le nostre mani per avvolgere il suo braccio attorno alla mia spalla.
"Un po'," dissi, lasciandogli credere che fosse questa la ragione per cui mi erano venuti i brividi.
"Penso che sia proprio lì, sembra affollato." Indicò un grande edificio un po' più avanti, molti ragazzi saltellavano intorno al posto. "Voglio spendere il minimo che ci vuole per entrare qui, non voglio perdere molti soldi."
"Oh, giusto. Mi ero dimenticata del costo di copertura," dissi, in tono di scusa.
"Va tutto bene," fece spallucce. "Ne varrà la pena, e sto pianificando di uscircene con più soldi di quelli che abbiamo."
"Grazie, e scusa," dissi. Non ci avevo proprio pensato.
"Non ti preoccupare, davvero," insistette, lasciando un bacio sulla mia tempia per mostrarmi che non fosse un problema per lui. Ero sul punto di rispondergli ma qualcos'altro attirò la mia attenzione.
"L'hai sentito?" Chiesi emozionata. Era un debole e soffocato ronzio, che proveniva da dentro le mura dell'edificio, ma riuscii comunque a capire il ritmo. Una specie di allegro jazz.
"Sì," disse Harry con un sorriso, mettendosi ad ascoltare più attentamente.
Era sicuramente una sala da ballo. Sembrava che fosse stata illuminata solo per noi, gli edifici accanto ad essa più scuri e opachi.
"Aspetta," disse Harry. Mi tirò sul lato di una delle numerose strutture perfettamente allineate. L'ultima prima della discoteca. I cespugli a decorare la parte inferiore del muro.
Harry si scrollò lo zaino dalla spalla, guardandosi di nuovo attorno per assicurarsi che le sue azioni fossero discrete e fece scivolare la borsa sotto il cespuglio più fitto. Lo seguii facendo lo stesso. Nell'oscurità, in un vicolo stretto tra i negozi, dubitai che qualcuno avesse potuto scorgere i nostri bagagli nascosti.
Ci avvicinammo al posto da cui proveniva il suono fino a quando non arrivammo davanti a due porte doppie. Un po' di gente era fuori in piedi, in cappotti spessi, sciarpe e guanti, ma non erano organizzati in nessun tipo di fila, così ci facemmo spazio tra di loro.
Ma poi ci fu una fila. A zig zag lungo la hall dove c'erano dozzine di corpi. Per cui rimanemmo ai nostri posti alla fine della fila. Stare lì in piedi con tutti quei ragazzini, appena ventenni, mi ricordava la città in cui ero cresciuta. Era piccola, e il centro sembrava la periferia di Londra. Ma dozzine di persone incuranti si riunivano nel mio pub preferito, dal momento che era l'unico posto in cui divertirsi, durante il fine settimana.
Ma ero un po' più spaventata rispetto a quelle notti passate nel mio pub preferito. Così, tenni la mia bocca chiusa e non attrassi l'attenzione su di me mentre ci avvicinavamo sempre più alla porta principale. C'era tensione tra noi due e il resto della stanza. E non si ruppe fino a quando non incontrammo l'uomo all'inizio della fila.
"Per voi due?" Chiese.
"Si, grazie," disse Harry.
Il dipendente guardò verso qualcosa scritto sul bloc-notes davanti a lui prima di rispondere," Sono due pounds."
Harry tirò via i soldi dalla tasca e lo pagò. L'uomo fece un segno col capo, dandoci il permesso di attraversare quelle porte, per cui le attraversammo.
Eravamo dentro.
E come avevano fatto i nostri sguardi quando avevamo per la prima volta posato gli occhi su questa piccola ma innegabilmente vivace città, ci guardammo meravigliati intorno. La stanza era grande e immensa, buona parte occupata da una grande pista da ballo in legno. Tavoli di bibite e cibo la circondavano, un bar su un lato con ciò che probabilmente era una cucina, anche se fuggiva a nascondersi dentro il muro e non si riusciva più a vederla. Sul retro c'era un piccolo palco dove una band suonava un motivo veloce e divertente. C'erano urla di trombe, lamenti di sassofoni e il ritmo forte e martellante della batteria. Ogni zona era piena di rumori e di gente che rideva, parlava, mangiava, cantava, ballava. Ma non mi sentivo più a disagio o spaventata stando nel bel mezzo di tutta quella gente perché non ci stavano guardando. Tutti erano qui soltanto per divertirsi, e il pensiero del Wickendale e dei suoi fuggitivi sembrava essere lontano da questo posto.
Così, invece, mi sentii quasi accolta. L'energia era così diversa dall'orribile istituto o dalla quiete delle foreste, e ciò mi fece battere forte il cuore.
All'improvviso Harry afferrò la mia mano e mi tirò al suo petto. Riuscivo a sentire i passi delle persone intorno a me, il brano jazz ancora in esecuzione.
"Balli con me?" Mi chiese Harry, incapace di sopprimere il suo sorrisetto.
Annuii, sorridendo a me stessa. Si fermò per un istante, guardandomi con il labbro superiore tra i suoi denti. Ma dopo condusse entrambi sulla pista da ballo.
Fummo facilmente in grado di immischiarci tra la gente in movimento. La marea di gente poteva quasi fungere da camuffamento. Certamente, alcuni erano vestiti in degli abiti più carini rispetto a nostri, le ragazze volteggiavano in delle gonne barboncino e i ragazzi indossavano dei jeans più costosi. Ma non tutti erano vestiti allo stesso modo, ed alcuni indossavano semplici capi come i nostri. Con quel poco che ci distingueva, non dovevo preoccuparmi di niente se non di muovere il mio corpo con quello di Harry.
Ed anche questo fu facile da fare. Era difficile non muovere i piedi a ritmo della melodia orecchiabile che vorticava intorno a noi. Mi adattai alla musica, ondeggiando avanti e indietro. Ma Harry era ancora fermo, quasi incerto. E per un secondo temetti le sue azioni, sperando non si comportasse da trasgressivo, come uno di quei ragazzi da 'io non ballo'.
Ma capii subito che non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Stava solo trovando il coraggio, ma le sue labbra si allargarono in un ampio sorriso e mi avvicinò a lui. Mi fece andare in basso e poi mi risollevò, alzandomi la mano in modo tale da farmi volteggiare sotto il suo braccio. Scoppiai a ridere, non aspettandomi una cosa del genere da lui. Rise anche lui, facendo scivolare le sue braccia sui miei fianchi. Mi ritrovai poggiata sul suo petto, con una mano che stringeva la sua camicia così da non perdere l'equilibrio durante i rapidi movimenti.
"Ascolta, proviamo a fare questo," dissi ad alta voce per essere sentita da sopra la musica. "Scivolerò sotto di te," afferrai entrambe le sue mani nelle mie, aprendogli le braccia e lui annuì, capendo cosa stessi per fare. Mi lasciai cadere sui talloni, scivolando rapidamente sul pavimento e passando sotto di lui, ma Harry non lasciò mai la mia presa. Mi riportò su nel modo in cui ero arrivata e mi alzai facilmente, ritornando completamente sui miei piedi.
A questo punto non potevo sorridere ancora di più altrimenti le mie guance avrebbero iniziato a farmi male. Harry stringeva ancora la mia mano, l'altra era avvolta attorno ai miei fianchi mentre la mia cingeva la sua schiena. E di nuovo, ondeggiammo avanti e indietro a ritmo di musica.
Dopo quella mossa, eravamo a corto di nuovi passi, era evidente che nessuno dei due faceva spesso questo genere di cose. Ma continuammo comunque a ballare, senza fare caso a come, prendendoci in giro da soli. Harry mi fece girare un paio di volte e poi continuammo a sfarfallare avanti e indietro. Ma i nostri sorrisi non svanivano mai, e quando lui mi schiacciava i piedi o io inciampavo, ridevamo semplicemente. A volte lui arricciava il naso ed io ribaltavo la testa all'indietro, per ridere.
Col passare del tempo iniziammo a riceve un po' di sguardi, ma erano accompagnati da sorrisi e risate per il fatto che non sapessimo come ballare, il che mi andava perfettamente bene. Ma lanciai lo sguardo su qualche coppia, sperando di capire quello che stavano facendo. Eseguivano un rapido tip tap e giravano su sé stessi, mano nella mano.
Così ci provammo anche noi. Ci prendemmo per mano e iniziammo a girare in cerchio, ed io caddi quasi a terra mentre Harry rideva, ma riuscii a rimanere in piedi.
Continuammo ad imitare i loro passi, colpendo sul pavimento i nostri piedi e girando tra le braccia di Harry che poi mi rilasciava andare sempre con una giravolta. Avevamo imparato alcuni passi di ballo guardando gli altri e stavamo iniziando a prendere la mano.
"Voglio provare a fare una cosa!" Gridò Harry sopra la la musica
"Cosa?" Chiesi, ma prima che la parola uscisse fuori dalla mia bocca, agganciò un braccio dietro di me ed uno dietro le mie ginocchia, sollevandomi completamente in aria. Mi fece pendere all'indietro e mi sentii come se fossi stata capovolta, nessuna parte di me toccava il pavimento o aveva del controllo. Ma in un'azione rapida fui riportata a terra. Risi mentre Harry mi lasciava andare.
Ero sul punto dirgli che fosse un pazzo, ma una voce più alta mi interruppe. "Okay gente, rallentiamo un po' il ritmo," il cantante disse al microfono, riecheggiando attraverso gli altoparlanti della stanza. Il ritmo aveva ancora del jazz in esso, ma era una canzone felice e d'amore; sembrava che fosse stata fatta per far innamorare due persone.
Ora questo tipo di ballo sembrava più semplice di quello che avevamo tentato precedentemente. Mi avvicinai ad Harry, le mie mani accarezzavano la sua schiena. E qui fu quando glielo dissi. "Tu sei pazzo, lo sai?" Dissi, il mio cuore ancora martellante a causa della sua mossa audace di qualche secondo prima.
"Così ho sentito dire," rispose, le braccia posizionate sui miei fianchi. Risi e lasciai la mia testa poggiarsi sul suo petto.
Condividere questa notte con Harry, in questo posto, mi rese felice come non mai. Quel bacio nel bagno della boutique aveva accesso un fuoco in me che ora stava ancora ardendo follemente.
E una parte di me voleva ballare con lui per sempre come stavamo facendo ora, il mio corpo stretto al suo mentre ci muovevamo a ritmo della dolce melodia. Ma una parte di me voleva muoversi con lui in un altro modo. Sembrava che anche Harry stesse combattendo la stessa battaglia nella sua mente, ma sembrava anche che lui avesse già scelto da che parte schierarsi, quando sussurrò nel mio orecchio.
"Posso durare solo qualche altra canzone, e dopo dobbiamo trovare un posto appartato dove posso prenderti."
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*Teddy Boy: questo era lo stile di migliaia di ragazzi che in Gran Bretagna incarnavano a pieno lo spirito di ribellione che invadeva tutta l'Europa e non solo, intorno al 1954. Mantelle o giacche scure, di solito rivestite di velluto e di scura tonalità, jeans a tubo e capelli impomatati all'indietro con un vistoso ciuffo che
s'innalzava sulla fronte.
. . .
Non so voi ma questo capitolo è tipo la dolcezza fjncrieiow. . .quindi, conoscendo Natalie, prepariamoci al peggio!
p.s. Se vi va seguiteci su IG: psy_hidden !
A presto, un bacio. x
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