Capitolo 4
Il giardino a casa di Mark era davvero enorme. Ci sedemmo su un divanetto da giardino posto sulla verandina che si affacciava al giardino e che lo collegava con il salone.
Mark mi circondò le spalle con un braccio.
-"Ti dispiace se fumo?"- disse dolcemente.
-"No, puoi fumare."- dissi sfiorandogli la mano. -"Me ne dai una?"- proseguii guardandolo.
-"Ma non avevi detto che non ti piace il fumo?"- chiese stupito.
-"Non proprio, storia complicata."-
-"Ti do la sigaretta solo se me la racconti..."-
-"Allora fuma tu!"-
-"Tieni dai."- disse passandomi il pacchetto.
Ne presi una e Mark mi avvicinò l'accendino.
-"È la prima sigaretta dopo due anni."- dissi cacciando fuori il fumo.
-"Quindi già fumavi?"-
-"Si..."-
-"Come hai fatto a smettere?"-
-"Per una promessa, con il mio migliore amico..."- dissi fissando la piscina.
-"Quindi, per colpa mia, non hai mantenuto questa promessa?"-
-"Era andata già a puttane due anni fa."-
-"Ti spieghi meglio?"- disse Mark ridendo.
-"Ho iniziato a 14 anni, lui ne aveva 18. Lo conoscevo da quando avevo 6 anni. Fumavamo circa due pacchetti da 10 al giorno per qualche mese, poi abbiamo deciso di smettere. Una sera avevamo un diciottesimo e sai com'è, in questi casi, tendi a fumare anche perché sei con gli amici. Io non andai a quella festa e lui mi aveva promesso che non avrebbe fumato nemmeno quella sera ma mentre tornava mi mandò un messaggio in cui mi chiedeva scusa se aveva fumato..."- dissi e le lacrime già mi rigavano il viso. -"Aveva anche bevuto e sbandò con l'auto investendo contro un muro."- proseguii scoppiando in un pianto senza sosta.
Una ferita già aperta.
Mi gettai tra le braccia di Mark che mi accolse.
-"Piccola, mi dispiace..."- sussurrò.
-"Mi manca da morire."-
Mark non disse niente. Si limitò ad abbracciarmi.
-"Mi dispiace averti costretta a parlare..."-
-"Tranquillo..."- dissi asciugandomi le lacrime.
-"Ti voglio bene, grazie per esserci."- disse baciandomi delicatamente il collo.
Restammo a fissare il cielo per un po', senza dire una parola.
Da quel giorno, le sue braccia divennero il mio "happy place". Divennero il luogo giusto nel momento peggiore, l'unico posto in cui riuscivo a sentirmi importante, speciale e al sicuro da tutto ciò che poteva distruggermi. Era il mio scudo e forse, la mia forza.
-"Ci tengo davvero a te!"- disse Mark continuando a stringermi a sè.
-"Anche tu inizi a starmi simpatico."- dissi ridendo.
-"Stronza!"-
-"Grazie!"-
Si allontanò per guardami negli occhi, mi accarezzò una guancia mentre con l'altra mano mi teneva dalla nuca. Si avvicinò lentamente a me e il tutto fu interrotto dal mio telefono.
Era Marta, risposi immediatamente.
-"Ehi!"- dissi.
-"Hope, dove sei?"-
-"Sono da Mark, perché?"-
-"C'è un ragazzo sotto casa nostra che chiede di te, puoi tornare?"-
-"Ehm...certo..."-
Chiusi la chiamata.
-"Qualche problema?"- disse Mark squadrandomi.
-"Marta dice che c'è un ragazzo sotto casa che mi aspetta. Devo andare lì."-
-"Ma sai chi è?"-
-"No..."-
-"Allora ti accompagno. Non ti lascio sola!"-
Ci alzammo e andammo a casa mia.
Fuori dal palazzo in cui abitavo, seduto con la schiena poggiata al portone c'era un ragazzo biondo, lo squadrai meglio e gli corsi in contro abbracciandolo.
-"Chri!"- urlai.
L'avrei riconosciuto tra mille. Ci siamo conosciuti grazie ai nostri genitori che sono molto amici e visto che siamo entrambi figli unici siamo cresciuti quasi in simbiosi. Il primo bagnetto, la prima gita scolastica, i primi tiri a calcio, le prime feste, i primi amori. Siamo rimasti sempre uniti, siamo un'anima divisa in due corpi...
Ricambiò l'abbraccio e disse:-"Come stai?"-
-"Bene tu? Cosa mi racconti? Come va giù da noi? Stai ancora con Vale? Cazzo, Christian quanto mi sei mancato!"- dissi tutto d'un fiato.
-"Hahahaha, mi sei mancata anche tu!"- disse.
-"Andiamo a mangiare qualcosa così mi racconti tutto?"- dissi felicissima.
-"Certo, il tuo amico viene con noi?"- disse Christian indicando Mark.
Guardai Mark che stava con la testa china sul cellulare.
-"Che c'è?"- disse guardandomi.
-"Noi andiamo a mangiare qualcosa, vuoi venire?"-
-"No, torno a casa."- rispose freddo.
Gli avrei parlato in un altro momento.
Mi allontanai con Christian e ci fermammo in un piccolo bar. Ci sedemmo in un tavolino, uno di fronte all'altra.
-"Allora, cosa stai combinando qui?"- disse Christian.
-"Studio, esco con quel ragazzo che c'era prima con me e mi alleno."-
-"Ti piace quello?!"- disse ridendo.
-"No però abbiamo fatto amicizia..."- dissi imbarazzata.
Non avevo mai pensato che potesse piacermi, non ci conosciamo così bene.
-"Bhè, se ti piace sappi che il sentimento è ricambiato..."-
-"Eh?!"- dissi sgranando gli occhi.
-"Seriamente non noti come ti guarda?! È perso di te, Hope e poi per passare giornate intere con te o fa a parte della tua famiglia o è un pazzo."-
-"Tu in quale categoria sei inserito?"-
-"Io sono una cosa a parte."-
-"Tu sei un psicopatico."-
-"Vabbè...Meglio essere pazzi che innamorati di te!"-
-"Ma smettila!"- dissi allungando il braccio per tirargli uno schiaffo.
Mi schivò.
-"Comunque non sto più con Vale. Sto facendo amicizia con quella cogliona della tua migliore amica!"-
-"Dopo 8 mesi l'hai capito che non faceva per te!"- dissi sospirando. -"E Nalì non è cogliona, sei tu il coglione che non noti come ti guarda!"- proseguii.
-"Ma vai!"-
Continuammo a ridere e scherzare finché non mi chiamò Marta per sapere chi era il ragazzo che mi stava aspettando, le spiegai tutto e invitammo Chri a cena.
I giorni seguenti, dentro e fuori scuola, Mark mi ignorò mente Domy iniziò ad assillarmi e starmi sempre addosso ma, devo ammettere che non era niente male. Era dolce, premuroso e poi almeno lui sapeva del calcio e veniva a vedere le mia partite.
Diventammo così affiatati che ci fu anche un bacio. Pensavo che sarebbe stato solo quello ma mi sbagliavo...
Era un normale pomeriggio di novembre, mi ero ripresa il vizio del fumo e stavo leggendo un libro sulla storia della filosofia quando qualcuno suonò alla porta. Mi alzai dal letto ed andai ad aprire. Era Domy.
-"Ehi, sei sola?"- disse entrando.
-"Si, che vuoi?"- dissi scosciata dal fatto di averlo sempre intorno.
-"Io? Niente...vorrei solo vincere una scommessa..."- disse dirigendomi nella mia stanza. Mi spinse sul letto e cercò di spogliarmi. Inizia ad agitarmi, urlai ma non c'era nessuno. Gli tirai una ginocchiata nell'inguine, si scostò ed io mi alzai con uno scatto. Presi il cellulare e le sigaretta e scappai. Uscì di casa correndo.
Scappai verso il mio "happy place" anche se non ci stavamo parlando in quel periodo ma io avevo bisogno di lui.
Provai a chiamarlo prima di arrivare a casa sua ma non rispose. Le lacrime cominciarono a rigarmi il volto.
Appena arrivai davanti a casa di Mark suonai più volte il campanello. Dopo un po' qualcuno aprì il cancello. Dal portone spuntò Jessica con addosso dei leggins e una felpa enorme.
-"Ehi, cos'hai?"- disse preoccupata.
-"Ho bisogno di Mark..."- riuscì a dire tra i singhiozzi.
-"È nella sua stanza..."-
Salì di corsa le scale e davanti alla parta della sua stanza bussai.
-"Jessica, non rompere!"- urlò.
-"S-sono Hope..."- dissi sottovoce.
Dall'alta parte della porta sentì dei passi e subito dopo Mark aprì la porta.
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