CAPITOLO 8- Trapezista illuso
(Quassus)
L'ascensore si arresta con un colpo sordo, ed io con coraggio spalanco il vetro, pronto ad affrontare qualsiasi cosa Yeela abbia nominato.
Si dipana davanti a me una piccola stradina. Che una volta percorsa mi rivela l'effettivo interno della torre:
Un burrone, su cui è sospeso un enorme sagoma deltoidea, appesa per il centro con una fune al soffitto. Distinguo altre due funi quasi parallele, anch'esse pendenti dal soffitto. Dentro ci sono delle luci rosse di cui non individuo la fonte, che sembrano muoversi.
Vedo poi altre quattro passerelle protendersi nel vuoto, e su quella opposta alla mia c'è Yeela. –Benvenuto al Deltoide, Quassus! – mi urla.
-Ma tutti questi nomi dove li trovi, Yeela?
-Alcuni li leggo nei computer che trovo lungo la strada, altri li invento! – dice strappando ad entrambi una risata. È incredibile che ci sia tanto silenzio da permetterci di parlare a queste distanze: questo aggeggio sarà lungo forse una cinquantina di metri.
-Allora, Quassus, devi raggiungere una delle funi esterne ed arrampicarti senza che il Deltoide scivoli per il tuo peso... facendoti cadere verso un destino orribile!
-Che destino orribile?
-Te lo racconterò una volta in superficie, non voglio che tu abbia in questo delicato momento dei conati di vomito guastafeste. – sorrido. – Procediamo assieme per mantenere il suo precario equilibrio.... Ok?
-D'accordo! – le grido. Ed avanziamo con un piccolo passo sulla superficie.
Appena poso un piede il Deltoide si inclina, trasmettendomi un'improvvisa scarica di adrenalina. Per fortuna c'è Yeela ad equilibrare. Ha davvero posato il piede nel mio stesso momento? Ma quanto siamo affiatati.
-Ora anche il secondo piede, Quassus! – ed in un sincronismo perfetto li posiamo sulla pedana, che resta in equilibrio. Mi sento un trapezista.
-Non procedere troppo velocemente – mi urla – rischiamo di sfalsarci!
-E come ci manterremo sincronizzati?
-Fai un passo al secondo, contandoli. Dovremo per forza procedere di pari passo... e le corde non sono lontane, disteranno da noi al massimo venti metri?
Venti metri? Mi sembra di dover raggiungere la Luna a piedi.
Ma faccio come dice lei.
E fin qui ho proceduto per quindici passi. Non manca molto.
Ma improvvisamente una specie di torcia volante di pixel rossa mi sfreccia davanti.
Istintivamente lancio un grido, e cercando di allontanarla perdo l'equilibrio, cadendo all'indietro con un sonoro tonfo. Intanto il Deltoide comincia ad inclinarsi dalla mia parte, e vedo che Yeela, lanciandomi insulti, arretra per riequilibrare.
-Ma sei impazzito? Hai rischiato di mandarci in game over!
-Mi è passato quel coso davanti...
-È una torcia, Quassus, non ti farà niente! Da dove pensavi uscisse la luce di questa stanza, dalle funi?
Levo gli occhi a guardare il soffitto, e scopro che effettivamente è chiuso da botole. Quelli che ora vedo essere mostriciattoli di pixel che vagano per la stanza, a cui non avevo fatto tanto caso prima e su cui anzi non mi ero neppure fatto domande, seppur avendoli notati, si dimostrano l'unico lume del piano del Deltoide.
-Scusa, Yeela...
Lei liquida la scusa con un gesto. Be', a quanto pare ha anche un minimo d'empatia.
-Siamo a pochi passi dalle corde – annuncia mentre mi rialzo– penso che a questo punto possiamo anche non perdere tempo e correre.
-Meglio, liberiamoci di questo inferno.
-Al mio tre?
-Tre...
-Due... uno...
E le mie gambe scattano allo zero, facendo poi un balzo verso la corda, che afferro con avidità.
Per un attimo piombo nel panico perché le mani scivolano lungo di essa, ma poi la afferro completamente, saldando la presa, e rimango sospeso sopra al Deltoide. Guardo in direzione di Yeela: siamo entrambi sospesi come marionette. Ed a quanto pare nessuno ha avvertito un'eventuale oscillazione o perdita d'equilibrio del piano.
-Ottimo – dice, a voce più bassa grazie alla ormai ravvicinata distanza – ora dobbiamo raggiungere la botola del soffitto, spero non sia un problema per te. Lì troveremo un cortile esterno di congiunzione, da cui ripartiremo assieme. Non devi più preoccuparti di cadere (ma di scivolare sì) perché il Deltoide non agisce, cioè, non si muove, ma tieni salda la presa, a meno che tu non voglia fare una brutta fine, o per meglio dire, un brutto game over. Ok?
Scommetto che le sarà successo anche questo in questi sei anni. Ma non lo dico, rispondo con un semplice "sì".
Mi inerpico su per la corda, sforzandomi di non mollare la presa e di non gemere per le abrasioni provocate dagli sfregamenti dei palmi contro le funi, parecchio ruvide e persino taglienti. Che non sono, guardate con occhio attento, normali funi di canapa o qualche tessuto: sono fatte di pixel. Ancora peggio, sono di metallo, oltre che quadrati ed appuntiti. Mi ritroverò alla fine del livello a dover già usare il kit di pronto soccorso.
Quest'inferno dura meno del previsto: dopo tre minuti ho già toccato la botola.
-Mettici un po' di forza, è abbastanza resistente – mi grida Yeela.
Ed allora io, stringendo al massimo con la mano sinistra (ma sistemandola in modo tale da non graffiarmi) do alla botola un destro deciso e secco, che sembra smuoverla. Poi la sollevo, e rivedo la luce del giorno. Che sollievo, cavolo. Mi sento sollevato irragionevolmente, come se fossi stato al buio per anni. E non sono comunque stato qui dentro tantissimo. Ma certi momenti mi sono sembrati davvero eterni.
Anche Yeela a quanto pare ha fatto lo stesso, e mi rivolge un occhiolino d'intesa, che io ricambio con un mezzo sorriso.
E poi usciamo.
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