CAPITOLO 39-Più di un percorso
(Quassus)
Mi stupisco dell'effetto calmante che riesco ad avere.
Il tocco delle mie braccia le fa da cubetto di ghiaccio. Sembrava un vulcano, e devo dire che adesso lo sono anch'io. Forse sarebbe stata una scelta migliore urlare ancora più forte, assieme.
Ma ho paura non ci sia tempo per urlare. Se questa è la situazione, posso dire soltanto questo. -Yeela - esordisco, trasformando i miei pensieri in suono. -Guarda, in questo momento anch'io vorrei riempirli di fottuti schiaffi. - Libero un contenuto sospiro al pensiero. -Ma non dobbiamo perdere un secondo. Torniamo alla ricerca di quei documenti. Non abbiamo altre piste.
Dalla sua voce non trapela alcuna rabbia. Solo rassegnazione. -E se non ne ottenessimo niente?
È un timore che devo confessare di avere. Ma non so cos'altro fare. -Hai un'altra idea?
Scuote la testa ed i suoi capelli mi solleticano strusciandomi sulla pelle.
-Allora dobbiamo tentare. Se ci sono documenti su di noi, sono l'unico posto dove potremo reperire informazioni sui nostri avatar. E manomettere i nostri avatar è l'unica via d'uscita.
Aspetta qualche secondo. Poi ribatte, ma senza spostarsi di un centimetro. -E cosa te lo dice?
Perché deve fare così? -Ti ho già detto: hai qualche altra idea? - Il mio tono si sta visibilmente alzando.
-Chi non ti dice sia tutta una trappola? Perché quel palazzone dovrebbe essere l'unico collegamento coi nostri avatar?
-Dove altro potrebbe essere?
-Forse nel livello misterioso.
Sapevo che stava solo rigirando la stessa frittata di pessimismo. -Yeela, è proprio lì che stiamo andando.
Non risponde. Così continuo: -Di certo troveremo qualcosa di importante in quel palazzone.
-Non possiamo permetterci di perder tempo.
La sua affermazione mi spiazza un pochino: capisco il timore che si nasconde dietro di essa, ma sembra non capire che non abbiamo assolutamente altre piste.
-Cos'altro possiamo fare? - le chiedo allora. -In nessun livello ho visto strutture abbastanza grandi da contenere un archivio di tutti gli avatar, che ne richiederebbe di codice. E poi i droni le avrebbero rilevate.
-Cosa ti dice che non siano nascoste? - chiede. La domanda mi coglie impreparato, e mentre cerco una risposta ne fa breccia un'altra: -O per esempio, come sapevi che quel comando della voragine rossa avrebbe distrutto i nostri avatar e quindi anche noi?
Queste sono domande a cui non so rispondere perfettamente. Anche io comincio ad avere dubbi sul mio piano. Ma prima spieghiamo la seconda. -Semplicemente il comando si chiamava "killbody". Mi pareva abbastanza esplicito.
Dopo quest'affermazione comincia a destreggiarsi con svariati movimenti delle braccia, il che la porta, dopo qualche mezza contorsione, a staccarsi da me. Non appena le nostre sagome si separano, resta per qualche secondo dritta, orientata verso il cielo.
Fa mezzo giro, incrociando per l'ennesima volta i miei occhi. Ma il suo sguardo ha perso qualsiasi traccia di rabbia o gaudio: vedo soltanto una radicata risoluzione. -E devo dirti io che quei comandi automatici sono conservati in una banca dati installata nei computer?
Ha ragione.
Se non fosse così sarebbe impossibile impartire molti dei comandi, come quello di accesso al livello misterioso, qui nella Datospiana.
Peccato che io, solo vedendo quel paio di parole inglesi, sia andato nel panico, senza chiedermi se avrebbero potuto essere un comando di trasporto travestito da trappola. Ma ormai non posso tornare indietro, quel buco rosso sarà già sparito. -Visto il loro significato, avrei potuto fare altrimenti?
Non batte ciglio. -Ammetto che l'avrei fatto anch'io - afferma. -Ma almeno puoi scoprire se il comando fosse una minaccia vera o comunque se potremmo ricavarne qualcosa di utile? Dopotutto, perché mai avrebbero installato un programma assassino, se han bisogno di noi?
Riflessione che non fa una piega.
Annuisco, sussurrando il comando per aprire il computer.
Ovviamente non posso ritornare indietro a guardare il codice. Non conosco stringa in grado di sfondare la barriera che confina la portata del computer al codice del livello, per arrivare al luogo dove il codice era conservato. Ma nulla mi impedisce di ricrearlo.
Mentre immetto la scorciatoia del comando assassino, affermo: -Dopo questo ci converrà ricontrollare i firewall. Sanno sicuramente che siamo fuggiti, e saranno ritornati alla carica.
Non guardo la sua faccia per vedere se annuisca: i miei cristallini sono fissi sullo schermo. In questo momento, almeno secondo il mio sguardo, sono sospeso nell'aria in una grande stanza vuota grigia, ritto in piedi e con le mani sulla tastiera, mentre quintali di caratteri mi scorrono davanti, quasi che l'interfaccia informatica abbia sostituito il mondo.
Procedo con cautela per materializzare il codice. Il primo passo da fare è creare una gabbia, una specie di cubo di ferro cavo, programmato per non avere nessuna interazione con l'ambiente esterno. Poi ci immetto la scorciatoia. Gli aggiungo un comando di sostituzione. Non uso da un sacco questa configurazione, anche perché è raro dover estendere un template nel suo codice completo quando lo si può inserire in una sola e comoda stringa. Perché alla fine questi comandi devono essere proprio come template: blocchi di codice che si possono inserire tra altri codici inserendo una sola stringa di rimando.
Ho un pochino di paura ad attivare quel codice, per quanto protetto dal cubo cavo. Così, prima di premere il pulsante Invio, aggiungo oltre al sostituzione un comando di annullamento.
Ma poi mi viene un dubbio: e se avessero previsto anche quello?
So di non dover sottovalutare la loro potenza e dunque di non poter escludere nulla.
A questo punto cosa posso fare? Un comando di annullamento sarebbe la sola arma. Se non conosco la natura del codice letale non posso contrastarlo, perché potrebbe benissimo mangiare qualsiasi stringa gli si propinasse, ed essere attrezzato contro i firewall d'invisibilità. Dopotutto, i codici non reagiscono con noi. Però reagiscono, e dunque interagiscono, con lo schermo stesso, così che non veniamo visti. Ma se fossero cablati per captarlo, lo papperebbero in qualche secondo e nulla ci salverebbe più.
Fisso i codici, sconfitto. Per quanto lo vogliamo, non possiamo esplorare quel codice senza incorrere in un rischio.
Emergo dal mio mondo codificato e guardo Yeela attraverso lo schermo. -Non posso.
Mi aspetto una faccia delusa e sconvolta. Che infatti compare. -Come?
-Troppo rischioso. Potrebbe essere progettato per distruggerci senza possibilità d'errore. Eclissati.
Quando la montagna di numeri collassa nel vuoto vedo di nuovo la sua faccia, piegata in una smorfia a metà tra il dolore e l'incredulità. Ma nei suoi occhi leggo distintamente dello stupore.
Svia un attimo lo sguardo e getta occhiate in direzioni aleatorie, come a processare la mia frase. Ne sortisce un: -Capisco.
Mi sarei aspettato più resistenza, ma non obietto. -A questo punto penso si possa andare al palazzone.
-Ma ti ho già detto che la via d'uscita potrebbe essere dovunque!
Lo dice con un tono che fa sembrare un'ovvietà la sua frase, naturale e semplice, nonostante sia una scemenza totale. Ed a questo punto non posso non ribattere. -Yeela, cazzo, perché devi fare così? - pronuncio, alzando il tono. -Abbiamo una pista perfetta, che ci porterà di sicuro a delle informazioni utili, e tu vuoi setacciare ogni fottuto angolo di questa Datospiana alla ricerca di qualcosa che potrebbe non esserci?
Anche il suo tono si alza mentre la sua pelle facciale passa ad una tonalità rossa. -Intanto, che ne sai che non è tutta una loro trappola? E come fai a dire che non c'è, visto che di sicuro quel qualcosa è sempre stato nella Datospiana?
-Ma hai idea di quanto codice serva per un tale mastodonte? L'avrebbero mai fatto solo per noi?
-Se ci giudicano abbastanza sediziosi e pericolosi, sì.
-Anche fosse così, sappiamo che contiene i nostri documenti? Sappiamo che esiste da prima che comparissero le scritte "ricercati" sotto i nostri fascicoli?
La rabbia che stava effluendo dalla sua bocca comincia a tramutarsi in una punta di vergogna. -Ok, possiamo trovarci qualcosa. Ma chi non ti dice che quel qualcosa sia inutile e che sia tutto da un'altra parte? - Anche il suo atteggiamento passa in parte sulla difensiva, perché arretra di un passo e raccoglie sul petto i pugni come uno scudo.
Capisco che si sta solo arrampicando sugli specchi, anzi, lo so. E così i miei nervi, già a fior di pelle, azionano definitivamente il detonatore. -Cazzo, ma hai paura ad entrare? - grido. -Ti coprirò di difese! Manderò un drone a setacciare la Datospiana! Ma non ti viene in mente? È l'unica pista che abbiamo! Lo vuoi capire? Se tutto fosse lì, e qualcosa c'è di sicuro, non avrebbe senso esplorare una distesa sterminata di codici che potrebbe essere vuota! - Mi fermo un attimo, accorgendomi del raddoppio del mio battito cardiaco e del diaframma esausto. Poi prendo un'ultima boccata d'aria. -Dammi un piano alternativo entro cinque secondi o ti trascino lì di peso. Non me ne frega niente.
La mia mente è in subbuglio. La sento lamentarsi della stanchezza. È pesante, come sovraccaricata di colpo.
La sua faccia non è stupita: piuttosto affranta. La bocca resta leggermente aperta, come a liberare delle parole che però restano incatenate all'ugola.
-Tempo scaduto - sentenzio, senza che trapeli neppure il minimo briciolo di pietà. In questa situazione, devo prendere il controllo: dobbiamo adottare in fretta una soluzione. -Ora lancerò un drone, poi rinnoverò tutti i firewall e li potenzierò. Dopo creerò un dispositivo che ci porti entrambi nel livello misterioso. Niente storie.
Fa un'espressione sottomessa: lo sguardo le cade verso i miei piedi.
Mi trasmette pena in questo stato, ma continuo la mia linea autoritaria: -Bene. Servimi - dico come sospendendo la frase, aspettando che il computer si materializzi.
-Ma, per esempio... - Yeela mi interrompe, prima che possa pensare a cosa fare. Così rispondo: -Ti ho detto...
Ma vengo fermato, prima di finire, da un suo ruggito selvaggio ed adirato. -ASCOLTAMI! - Dicendo ciò, tuffa la testa oltre lo schermo, impedendomene la visione ed obbligando il mio cervello ad osservarla.
-Semplicemente, hai presente quei rettangoloni bianchi in cui comparivano dei numeri? - Il suo tono si è calmato. -Proprio adesso, ripensando ai livelli, mi sono accorta di averne visto di striscio, senza averlo considerato, uno nell'ottavo livello. Potremmo setacciare quello. Chi ti dice che non sono un codice?
Ha ragione. Ed anche se vorrei precipitarmi al palazzone, declinare seccamente la sua proposta sarebbe come adottare il suo comportamento precedente.
-Ok. Dammi un momento per controllare i firewall e poi andiamo ad esaminarlo.
Lei annuisce, segno che ha capito, e ritorna dietro lo schermo.
Così io sistemo un po' i firewall. I nostri sembrano funzionare correttamente, ma per sicurezza, oltre ad applicare un altro strato, li potenzio: inserisco un distorsore, così da proteggerci anche da eventuali detector che potrebbero annullare la nostra invisibilità.
Dopo questa progetto un drone per accontentare Yeela. Lo programmo perché scandagli ogni livello. Inserisco una serie di parametri per cui registri tutto ciò che potrebbe essere affine ad una banca dati degli avatar. L'ultimo comando lo vincola a tornare da me a lavoro finito. Spero solo faccia un lavoro celere.
Così, tuffando la testa oltre lo schermo, sentenzio: -Pronto. - Quasi il naso di Yeela si scontra col mio, che però riesce a squittire e ritirare la testa abbastanza in tempo.
-Ora rotta per l'ottavo livello, poi per il palazzone - continuo.
Lei non risponde subito: cerca di sistemare i piedi dopo essersi lanciata all'indietro, via dal computer. Non appena ritrova una postura stabile, balbetta: -Ok.
Vorrei sentire qualche sillaba in più, ma opto per ritornare dietro la cortina dello schermo e programmare rapidamente, con ovvia annessa autodistruzione, un terminale per l'ottavo livello.
Tendo la mano sotto la tastiera, e le nostre dita si incontrano.
Procedendo soltanto di un passo, vedo di sfuggita il computer collassare nelle usuali macerie di cifre, ma poi tutto viene occupato dal vortice bianco.
Riemergiamo per l'ennesima volta sulla pedana di pietra.
Ormai conosco il percorso a memoria. Non ci facciamo né un segno né una domanda, quando avanziamo fuori dalla pedana, sapendo che i cubi verranno ad offrire un terreno alle nostre suole.
Ed in effetti vengono. Non mi suscitano più alcuno stupore l'altezza, il sole che riluce sulla sabbia lontanissima, le intricate costruzioni di pietra sospese. Il viaggio sembra persino più corto del previsto: secondo la mia mente sono passati solo due minuti scarsi quando avvistiamo il parallelepipedo, che sembra allo stesso stato di prima.
-E se avessero saputo della nostra incursione e ci fosse qualche trappola? - chiede Yeela.
-È quello di cui ho paura - ammetto. -Sei disposta a rischiare?
-Sì, ma... non puoi proprio fare niente?
Mugugno. Non credo proprio. Dopo aver pronunciato la parola d'ordine, esploro un pochino la programmazione. Forse è un'idea che avrei dovuto avere prima di levare quelle fiamme, ma ormai è un po' tardi. Purtroppo, trovo proprio ciò in cui non speravo. -Quel computer ed il portale nero sono reindirizzamenti - le spiego. -Mostrano soltanto del codice contenuto in un altro computer. - Non è neppure possibile operare una sostituzione.
Annuisce, facendo "mh-mh". -Quindi dobbiamo ridistricare tutto quel bordello?
-Già.
La sua faccia è abbastanza eloquente riguardo ai suoi sentimenti. Così la tranquillizzo: -Ah, non preoccuparti, posso rifare tutto.
Non perdo tempo. Mentre camminiamo ritornando verso la passerella di pietra, assemblo un drone. Lo cablo sul parallelepipedo, poi reinserisco tutti i comandi dell'altra volta. Adesso toglierà le fiamme e risolleverà tutto da solo.
Quel gioiellino di metallo nero prende a fare squittii robotici non appena si materializza. Per qualche motivo, mi fanno una certa tenerezza. Chiudo il computer, e dietro il crollo di cifre vedo quella meraviglia.
Procediamo a piccoli passi sulla passerella, dopo averla raggiunta. Poi, raggiungiamo invece l'entrata del parallelepipedo, fermandoci solo sulla soglia.
-Vai. - È il solo ordine che impartisco al drone, che comunque capisce subito tutto. Infatti si posiziona, ad una rapidità inesprimibile, davanti alle fiamme. Altrettanto rapidamente viene detonata, silenziosamente, la radiazione gialla, che spegne le fiamme; è subito seguita dal proiettile rosso, massiccio, luminoso e sferico, che si lancia contro il muro opposto del lato del parallelepipedo. La parte che sarebbe dovuta precipitare diventa rossa, ma la tinta si schiarisce dopo un attimo: il sistema di caduta non è neppure potuto entrare in azione, per quanto poco tempo aveva. Il virus sicuramente non sta facendo altro che annullarlo.
Alla fine tutto ritorna normale, ma le fiamme non ci sono.
Entrando, adocchiamo subito il portone nero (be', è più uno spazio. Chissà poi perché lo chiamiamo portale). Rimaniamo sulla passerella, alla sua sinistra: tanto è incastonato nella parete meridionale, la parte da cui siamo venuti.
Per fortuna, anche se il codice è un reindirizzamento, posso risalire alla chiave: infatti solo il codice interno è in un altro computer, il sistema di chiusura di sicurezza è a tutti gli effetti parte esaminabile della Datospiana. Do solo una sbirciata al codice, poi mi volto verso i quattro vetrini, azionando il comando per abbassare il computer. In effetti l'avevo installato, senza mai usarlo troppo dopo.
Dietro le coperture stesse splendono delle lucine verdi uniformi, per tutta la superficie sotto di loro.
-Otto, otto, otto, trentasei - sentenzio, con voce un po' annoiata. Nel mentre, Yeela si avvicina al portale, restandovi davanti, eretta.
Come mi aspettavo, i vetrini affondano nel nero, che poi diventa un fluido melmoso bianco. Mentre questo succede, guardo il codice. Sta affiorando fuori dal redirect una serie di stringhe: quelle per il fluido, una serie di comandi di assestamento, ed intravedo qualche descrizione del numero e della scritta che dovranno emergere. Poi, c'è qualcos'altro.
Un comando di teletrasporto. Abbinato ad uno di stordimento.
Li riguardo meglio. L'intera struttura che sta emergendo sembra essere progettata per balzare in fuori in forma di radiazione. E man mano che si sviluppa, capisco di poter fare solo una cosa.
-Yeela! - grido. -Usciamo!
E vado a grandi falcate affannate fuori, fermandomi sulla passerella all'esterno, dove teoricamente dovrebbe terminare la gittata di quella trappola. Lei si gira a guardarmi, esibendo una faccia interrogativa. Ma non la vedo a lungo, perché un'altra radiazione, stavolta rossa, invade l'interno del parallelepipedo, così velocemente che non dopo un secondo è già sparita. E con lei, è sparito anche il drone. E Yeela.
Riguardo dentro. Qualcosa sembra essere apparso sopra il fluido bianco del portale, ma di Yeela non c'è traccia. Sembra essersi volatilizzata: la stavo guardando un attimo fa e poi è stata investita dalla radiazione. Che deve averla trasportata.
-Yeela? - chiamo. -Yeela!
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