Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

CAPITOLO 38-Crociera galattica

(Yeela)

Gli indico il cielo dietro al grattacielo di vetro, puntando il mio dito contro un pianeta verdastro a strisce celesti. -Lì è successo qualcosa.

L'altra mia mano si ancora a terra, a farmi da pilastro.

Lui si alza leggermente, andando a reggersi sui gomiti. Ruota la testa di un angolo piatto. -Che cosa?

-Ho visto come un puntino cadere... non può essere un caso. Sembrava una roccia, un asteroide...

Passato ad una posizione completamente seduta, apre il computer senza proferir parola o lamento. Istintivamente mi aspetto che cominci a digitare, invece guarda semplicemente in alto a destra. -Ma non è ancora l'ora... sono le cinque...

-Esplora comunque - gli chiedo. Lui comincia a scorrere rapidamente il fiume straripo di stringhe, senza batter ciglio. Ma io, mentre guardo di nuovo quel pianeta dai colori freddi, so già che c'entra qualcosa con quel fantomatico palazzone.

Avremmo dovuto pensarci.

Per noi due è ormai assodato che dietro al muro informatico c'è una componente umana. E gli umani non sorbiscono tutti i dati che ricevono elaborandoli sterilmente. Non sono stupidi. Sanno che ormai troviamo tutto in due secondi e che qualsiasi codice venga inserito qui può venir scoperto.

Cerco di ricordare esattamente cosa dicesse il codice. Scavo brevemente nella memoria e ritrovo la fotografia mentale del documento.

Infatti, era indicata l'ora di partenza e la durata del viaggio prevista. (Per fortuna, dopo aver dormito anche solo altre tre ore, nonostante l'incubo, i miei ingranaggi mentali si sono ben oliati.)

L'ora di partenza era mezzogiorno. Poi la durata prevista dieci ore.

Infami. Nessuno ha mai detto a che ora quel palazzone sarebbe arrivato. Cosa mai avrebbe loro impedito di accelerarlo durante il tragitto con una manovra dell'ultimo minuto? Non hanno certo fornito informazioni sbagliate al computer: quel tempo stimato era solo una statistica. Io sono stata sempre troppo assonnata per accorgermene.

Se solo Quassus sapesse perché ieri non abbia chiuso occhio, né sia riuscita a farlo oggi dopo tre ore di sonno travagliate da incubi.

Probabilmente avrà pensato, riguardo ad adesso, di aver avuto un colpo di fortuna.

Ma la verità è che è stato lui a tenermi sveglia.

Sono arrivata al punto in cui non può toccarmi senza che la mia mente si attivi, emozionandomi, riempiendomi di adrenalina ed ossitocina. E tutto questo mi ha portata ad una sola, inevitabile domanda.

Avrò una qualche cotta?

È come un'onta rispondere affermativamente. Se anche la mia mente volesse negarlo, tutto il resto di me non potrebbe.

Dopo un incubo che ho già dimenticato, magari un semplice sonno leggero, mi sono svegliata sobbalzando accanto a Quassus, qualche ora fa. Mentre lo guardavo dormire, ho avvertito nuovamente l'impulso quasi irresistibile di fiondarmi sulle sue labbra, come quando è andato verso il letto nella baita per programmare i droni. Avevo tentato di bloccargli la faccia con le mani, ma i suoi piedi sono scivolati via, per portarlo a lavorare, prima che ne avessi il tempo. Non sono in grado di concepire nuovamente, con la memoria, quella delusione che ho poi preferito nascondere.

Ci ho riflettuto, come anche ieri notte, visto che non riuscivo a dormire. Od almeno, avevo brevi e sporadici sprazzi di sonno tormentato, alla fine equivalsi al nulla.

Ho considerato sì ciò che provo. Non posso negarlo a me stessa. Ho considerato tutte le emozioni che riesce a suscitarmi, tra le più variegate. Ho considerato la mia solitudine sessennale.

Ma ho considerato anche tutto quello che stiamo facendo. Ho considerato le incombenze che abbiamo. Ho considerato la Datospiana che cospira contro di noi. Ho considerato questa attuale ma continua possibilità di morire improvvisamente.

Perché non so se la nostra necessità alle loro macchine demoniache ci salverà ancora a lungo.

Ed ho deciso che, per ora, è meglio tenere da parte qualsiasi romanticheria.

Anche se non potrò mai soffocare completamente il regolare impulso di strangolarlo in un abbraccio che coinvolga tutte le mie forze. Non abbiamo tempo neanche per quello.

-Ah, ecco - al suono della sua voce, riemergo dal mondo delle nuvole. -C'è un'attività dietro al grattacielo. Qualcosa di molto grosso si sta muovendo.

Lo guardo, implorandolo con gli occhi (anche se non incrociano i suoi) di pronunciare le parole che voglio sentire. Almeno in questo momento preciso. -È il palazzone.

Lo sapevo.

-Quei rincitrulliti ci hanno preso in giro - commenta. -Devono aver deviato le informazioni all'ultimo momento.

Comincia a digitare subito prima che io possa dare una risposta logica oltre ad un: -Già - pure molto strascicato. Lui afferma, coprendo la mia voce: -Per fortuna è facile programmare questi gioiellini. - Quando, dopo una decina di secondi, preme il pulsante Invio, inizia a comparire qualcosa. È una piattaforma blu sospesa in aria sulla passerella, coi bordi acquamarina. Appare prima la linea di uno dei suoi lati, al centro della passerella siderale. Man mano comincia a svilupparsi, allungandosi, così che diventa da una linea un rettangolo, e da un rettangolo un quadrato.

Apre la mano: il computer collassa automaticamente nella solita massa di numeri. Poi il joystick a quattro frecce si dipinge in luce azzurra sulla sua mano.

-Prego, madame - mi dice con un accentone francese maccheronico, accennando un inchino e protendendo il braccio verso il quadrato. Al che io rispondo: -Grazie, sguattero.

La sua faccia perde immediatamente il sorriso ironico ed i suoi occhi passano ad una tonalità più scura. -Ma vaffanculo, - sbotta. Nello stesso momento, mentre sto posando il piede destro sulla pedana, mi fa volare uno schiaffo cosmico contro la schiena. La cosa mi piega in due dal dolore, ma contemporaneamente mi trasmette una risata gustata. Infatti, mentre attraverso lo spazio per fargli posto, mi tengo la pancia e sono chinata quasi ad angolo retto mentre sghignazzo. Mi giro, e Quassus è a pochi passi da me. Lo vedo premere un pulsante fluttuante azzurro, con scritto "pilota automatico".

La pedana esce dalla passerella e comincia a volare, portandoci verso lo spazio. Suppongo ci farà fare la traiettoria per arrivare al palazzone.

Ne approfitto per attaccar briga: ho bisogno di distrarmi: -Ohé! - Esclamo, spingendo le sue spalle. -Ma le buone maniere? - continuo, alludendo a prima.

-Yeela, non ora - mi interrompe, senza neppure accennare un sorriso. Nel mentre apre il computer; ha già spento il telecomando. -Devo lavorare.

Quassus. Fottiti. Non hai. Una minchia. Di senso. Dell'umorismo. Hai. Completamente. Distrutto. La mia. Autostima.

Fedele al mio pensiero, mi volto tenendo il broncio.

-Cazzo, Yeela - borbotta -smettila di far la bambinetta frignona! È una cosa seria questa!

A quell'offesa la mia rabbia comincia davvero ad impiantare le fondamenta.

-Bambinetta frignona? Cosa vuoi tu? Non hai mai combattuto, ti sei sempre nascosto dietro al computer, da vero codardo! - Non penso veramente sia un atto così codardo usare il computer. Ci ha combinato meraviglie inimmaginabili, se non necessarie. Ma non può permettersi di insultarmi così, gratuitamente, dopo un scherzo. Non riesco a fermare la bocca.

Alza gli occhi dallo schermo, mentre io comincio a guardarlo. Dal calore facciale che percepisco, capisco che sto arrossendo.

Ma lui taglia corto. -Non perdiamoci in cavolate.

Alla sua affermazione, ricordo improvvisamente cosa stiamo facendo. Quassus deve dirigerci verso il varco per il livello misterioso, se vogliamo avere una possibilità.

Provo una repentina vergogna per averlo distratto, e per questo arrossisco ancora di più.

Mormoro una scusa, ma lui non risponde. Sta già digitando. Io osservo, da dietro, il codice. Ma non riesco a comprenderlo. Per fortuna, lui arriva prontamente a spiegarmelo. -Ecco, ho trovato il palazzone - dice. -Ho passato uno scanner che ha scandagliato tutto il codice alla ricerca di stringhe di invisibilità.

Io faccio qualche passo per arrivare al suo fianco, e poter osservare il codice direttamente. Continuo, però, a vederlo come un fiume di dati incomprensibile.

Poi mi sussurra all'orecchio: -Per fortuna, io ho sviluppato un trucchetto per neutralizzarlo, e l'ho applicato ai nostri firewall. Probabilmente lo conosco solo io. - Fa un occhiolino. -L'ho studiato appositamente, per un mese intero.

Io, come per congratularmi, gli accarezzo un braccio sorridendo. Passa un minutino, in cui la pedana continua a muoversi con un ronzio lento, di cui solo ora mi accorgo. Intanto Quassus continua a scorrere le stringhe, probabilmente alla ricerca del nostro obiettivo.

Continua a riflettere a voce alta: -Sì, infatti in quella direzione c'è un comando di varco. Dammi un'attimo per renderlo visibile.

Traffica un attimo su una stringa. Mentre lo fa, io osservo la sequenza di caratteri con occhi affascinati, come di una lepre che veda dell'erba da rosicchiare. Intanto riflette: -Ecco, prima scandagliamo, poi configuriamo questo, miriamo, il comando... fatto. - Sentenziando ciò, preme il pulsante Invio.

Al momento stesso del tocco, si forma qualcosa davanti alla piattaforma su cui poggiamo i piedi. Questa rapidità con cui si materializzano i codici mi affascina davvero.

È una specie di bolla rossa, simile al virus che Quassus ha scagliato nell'ottavo livello. Proprio come quello, sfreccia verso un punto lontano. Non ne individuo la destinazione precisa.

Vorrei tanto cose così si potessero fare nella vita reale. Anche se probabilmente mi riferisco alla mia vecchia vita reale, quella in cui eravamo umani liberi. Ma dopo tutto questo tempo, all'uscita, ricorderò ancora la mia vita reale?

Ammetto che, nonostante abbia teoricamente recuperato tutti i ricordi, il mio cervello ne abbia obliato la gran parte naturalmente. Ma qualche sprazzo, scarabocchio, a volte anche pastrocchi emeriti, rimangono.

Per esempio la mia casa. Una volta, era una bellissima baita nel bosco. Ciò che chiunque sognerebbe: la perfezione e la tranquillità pure immerse nella natura.

Ovviamente fu rasa al suolo dai computer, che volevano le foreste completamente sgombre. Infatti nessun umano è autorizzato ad entrarci. Logica mossa: chiunque in un luogo privo della loro tecnologia potrebbe cospirare contro di loro. Anche per questo, se non sbaglio, gli elicotteri erano e sono proibiti, quando non abbiano un'espressa autorizzazione.

Da quel momento vissi in quell'appartamento di città. Per tre anni trattenni il mio istinto alla libertà, in mezzo a svariate angherie. Solo dopo un anno mi misi a studiare per venire qui.

Ma è possibile che un istinto umano così forte come il desiderio di libertà sia represso da tutti?

Certo che sì. D'altra parte, quando la polizia ha dalla sua apparecchi letali, è difficile replicare. E le forze dell'ordine, poi, non si sognerebbero mai di spodestare i computer: vengono ricompensati profumatamente. Non è solo la logica a suggerirmelo: anche qualche indiscrezione sparsa, ormai troppo sbiadita dal tempo nella mia memoria.

-Yeela, guarda! - vengo ridestata di botto per la seconda volta in un giorno. A circa cinquecento metri c'è una sorta di cerchio rosso: all'interno c'è un vortice bordeaux e nero che si ripiega su se stesso, come se una spaccatura dimensionale si fosse aperta nel livello. Qualche striscia di numeri e lettere, incorniciata da due righe, sembra fuggire dentro, come risucchiata. -Non vedo tracce del palazzone, ma quello è un accesso al livello misterioso.

La pedana sta scorrendo, scivolando sul vuoto spaziale, verso quel buco nero. Anzi, buco rosso.

Arretro verso il bordo della pedana, un po' impaurita.

Quassus sentenzia: -Bene, - ed apre la mano per spegnere il pilota automatico. Ora siamo ad una distanza da cui possiamo tranquillamente tuffarci lì dentro.

Sento però una vibrazione. Quando comincio a fare mente locale, una parte della pedana è già all'interno del buco.

-Che cazzo...? - anche Quassus indietreggia. Prima di riaprire il computer, la sua attenzione sembra per un attimo venir presa da una stringa, mentre viene inghiottita dal vortice. Poi si gira verso di me, e sulla sua faccia vedo il panico puro.

-Yeela, non entrare! - mi dice proprio mentre sto prendendo la rincorsa. -Servimi!

Già dal tono del suo ordine percepisco la sua ansia. Ed intanto mi accorgo che metà della pedana è stata inghiottita. Stiamo venendo risucchiati anche noi. Ma perché Quassus lo sta impedendo? Non dobbiamo andarci?

Deve avere, senza dubbio, captato un pericolo.

-Che sta succedendo? - chiedo mentre digita pazzamente. Preme il pulsante Invio senza continuare a rispondere, accrescendo la mia ansia.

Intanto la pedana è stata inghiottita per tre quarti. Ormai, anche se non ne conosco la natura, non ho dubbi che sia una trappola.

Un terminale azzurro si forma ai nostri piedi.

Mentre la pedana continua a venire inghiottita, Quassus, senza neppure chiedermelo, mi afferra con una violenza terrorizzata il polso e ci scaglia a capofitto sul terminale.

Riesco a vedere l'ultima porzione di pedana venir risucchiata da quell'aggeggio prima che un vortice grigiastro m'avvolga.

Rifiniamo, come sempre, nel giardino. E stavolta cado sull'erba di pancia, al che ho il lieve (e dolorosissimo) presentimento che almeno venti costole mi si sian rotte.

Quassus, invece, è già in piedi, e libero dalla sagoma pressante e possente del suo computer.

Mentre mi rialzo mi gratto via qualche rimasuglio di terra ed erba con le mani, anche se già credo che questa camicia andrà lavata con parecchia acqua. Ma, ora che ci penso, dubito ne avrò il tempo.

Ruoto bruscamente la testa un paio di volte per togliermi i capelli dalla faccia. Poi passo a sostenere il suo sguardo, ancora colmo di ansia. Ma dietro, scorgo un velo di delusione.

-Cos'è successo? - chiedo.

Per i primi secondi, ricevo in risposta solo il silenzio. Continuo a scrutare nelle sue pupille, captando ancora sempre le stesse due emozioni. Il suo corpo è completamente stabile, equilibrato e fermo, escludendo sporadici battiti di ciglia.

Poi si decide a parlare. -Yeela, ci hanno gabbati.

Eh?

-Gabbati?

-Quello non era un portale per il livello misterioso - sentenzia. -Ma un codice programmato per arrestare il mantenimento dei nostri corpi. Non potendoci vedere, hanno preferito attirarci nella tana del lupo. Così, anche fossimo scappati, ipotesi che ritenevano possibile, avrebbero avuto qualcosa per ricercarci. Probabilmente, proprio in previsione di quest'eventualità, monitorano l'attività dell'oggetto ed eventuali corpi estranei che vi entrassero. Quindi sanno che sapevamo di tutto e che siamo stati lì. Abbiamo fornito loro una pista.

Digerisco lentamente tutte le nozioni.

-Stai dicendo che ora verranno probabilmente a cercarci e che sanno dove andremo?

-Sì.

-Nonostante quel posto potrebbe essere la nostra unica possibilità?

-Sì.

A quei due "sì", la mia mente si svuota di qualunque emozione.

Poi vengo riempita da una rabbia assoluta. Pura, primitiva, che penetra in ogni mio meandro più profondo. Assorbe ogni mio neurone e cellula. Sono alle sue dipendenze.

Il mio primo istinto è di schiaffeggiare Quassus. Lui mi ha informata di tutto questo, lui non ha previsto quest'eventualità. Solo un grande autocontrollo riesce a convincermi che in fondo è innocente e non poteva prevederlo.

Così mi strappo una scarpa dal piede, senza neanche slacciarla, brutalmente, e con altrettanta brutalità e forza selvaggia la sparo col braccio contro la parete del giardino.

Impatta di suola, producendo un forte tonfo, cadendo però a terra ancora integra.

La mia rabbia però reclama ancora distruzione. Reclama dolore. Reclama crudeltà.

Non mi resta che urlare vaffanculi sparsi ed un discorso infiammato. -Fanno schifo al cazzo! - Pronunciando il tutto sollevo un braccio e lo agito nell'aria come a colpire, mentre le corde vocali mi si tendono in uno sforzo supremo. Continuo a partorire pensieri macabri. -Hanno fottuto la nostra vita! Stronzi! Credono pure di farla franca? Darth Vader della minchia! Ah, se ti trovo! Ti scuoio vivo, poi ti brucio le interiora col fuoco, poi ti eviro, poi ti spezzo in cinque parti tutte le costole, poi... cazzo... poi...

Soltanto una cosa riesce a placarmi. -Yeela. - Sono le braccia di Quassus che mi avvolgono da dietro, avvinghiandomi in un abbraccio. Sento tutto il mio corpo riscaldarsi, il battito cardiaco aumentare ancora di più, le gambe tremare leggermente, come a ricordarmi che per quanto mi opponga le cose non possono cambiare. Mi ritrovo in breve la schiena contro di lui, la testa sotto la sua mandibola, le sue mani a tenermi la pancia e bloccarmi le braccia, impedendomi di sfogarmi ulteriormente. Ma qualsiasi sensazione stessi provando è stata spazzata via, rimpiazzata da un solido tepore.

-Non disperare. Possiamo ancora fare qualcosa.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro