CAPITOLO 34-Lavoro in crescendo
(Yeela)
Raccolgo tutta la mia forza mentale per reprimere la mia delusione ed espellere ciò che è successo un minuto fa, prima che Quassus mi interrompesse proponendo. Non intendo ripensarci neppure per un secondo.
-Bene... posso aiutarti? - Da adesso non voglio che tutto capiti casualmente. La litigata mi ha fatto riflettere. Saremo utili alla stessa maniera, a nessuno verrà più relegato un secondo piano.
Mi getta un'occhiata. Per un momento sembra curioso, poi intuisco che condivide la mia idea.
-Dai un po' di ordini al tuo drone. Dato che è già in grado di immagazzinar dati e che sai programmare cose semplici, puoi chiedergli di ricercare il documento. Penso possa anche scandagliare il codice. Non credo siano comandi difficili. - No, stessa idea. Mi ci vorrà un pochino, però.
-Nel frattempo - continua - io rinnoverò, per sicurezza, i firewall, poi creerò un altro drone, sconosciuto al programma, che esplori la zona in quarantena. - Si ferma per emettere uno sbuffo frustrato. - Se solo potesse inviare dati a distanza, ma visto che siamo sotto controllo...
Quante altre volte dovrò spiegarli che quel Darth Vader 2 è stronzo?
-Be', imposta una buona velocità - propongo. Ma lui declina senza pensare un secondo. -Cambiamenti troppo repentini nel programma renderebbero visibile il firewall. E se da quello possono, perché possono, risalire alle nostre posizioni, siamo fottuti.
Maledizione.
Non posso formulare abbastanza in fretta altre riflessioni perché la mia mente viene interrotta bruscamente. -Stavo dicendo, a quel punto avremo due droni a fare i compiti. Poi si va al sesto livello ed esaminiamo questo passaggio. Se sarà infruttuosa anche quella, torneremo ad esplorare i computer. Intanto, installerò altri due droni solo per noi, roba figa da agenti segreti, anche se non avremo bisogno di troppa protezione se non dai nemici. Ma un firewall in più non fa male.
Mi raccolgo un attimo per elaborare e computare quel fiume di decisioni vomitato in un solo minuto. -Non avremo bisogno di protezione se non dai nemici? Che intenderesti?
-Yeela, per proteggerci ho dovuto rendere i nostri avatar invisibili al programma. Solo così non potranno trovarci. - Sposta rapidamente lo sguardo ai lati, alludendo al nostro "amico".
Raddrizzo le labbra a formare una linea retta.
-Bene. - Rispondo, e nel mentre continua. - Per lo stesso motivo dovremmo cercare di non fare troppo casino coi nemici. Se vedessero un caos epocale drizzerebbero le orecchie e ci scoverebbero in un baleno.
Annuisco, ed avanzo: -Crea un firewall che ci renda invisibili anche a loro.
Lui sembra pensarci un pochino. -Non è una cattiva idea. Però non vorrei che troppi firewall inceppino i nostri codici.
-Perché se si inceppassero saremmo come rallentati. - Concludo con logica. -Ma non preoccuparti. Alla fine sei nella Datospiana, ed il computer dev'essere già potente di suo per sopportare tutto questo. Non cambierà nulla una decina di migliaia di stringhe in più, fidati.
-Hai ragione. Ma il mio dubbio era più su un accumulo di comandi che facesse crashare solo una porzione di codice. Comunque... il rischio vale la pena.
Le sue ultime parole non mi rassicurano troppo, ma secondo me è troppo pessimista. Davvero.
-Quindi... al lavoro? - chiedo. Ricevo solo un cenno d'assenso prima che incolli gli occhi al computer. Io so già che sarà pronto a staccarli solo tra parecchio.
Per cui, richiamando il drone nella mia mente (che spero essere ancora attivo), apro la mano. Non vengo, naturalmente, delusa: il joystick di luce azzurra mi si ricompone sulla mano, scaturendo dal mio palmo, non appena premo il pollice al centro, dove scorre una linea. Dopo un secondo fa la sua comparsa il visore, che mi manda l'immagine del giardino.
-Guarda - dice Quassus, cogliendomi di sorpresa - ho inserito un'opzione per viaggiare tra i livelli. Devi solo aprire il tastierino numerico e scegliere. Per il decimo livello, c'è lo zero.
Annuisco in risposta mentre chiudo, stavolta con accurata delicatezza, l'occhio sinistro, ma giusto per provare. Poi apro la tastiera e schiaccio, sempre provando un brivido, il pulsante "cambia codice".
Qui complichiamo le cose. Non è facile chiedere ad un elemento di scandagliare tutte le stringhe. Ma dovrei farcela. Non ricordo un comando sintetico, quindi ricorrerò a qualcosa di analitico. Tipo tag e comandi annidati. Ma dovrei farcela.
Per prima cosa creo una sandbox col tag apposito. Dentro comincio a strutturare il comando "check" perché controlli qualcosa. Poi inserisco un oggetto: cosa devo controllare?
Spero esista un comando per imporgli di guardare il codice.
Ma in fondo non è complicato: mi basta indicare la parola "everything". A quanto ho capito il linguaggio di programmazione ha una specie di glossario inglese, utile per impartire ad un computer ordini che vertano su concetti complessi od astratti, che difficilmente si possono indicare. Mi fa quasi ridere che quei rincretiniti abbiano fatto il lavoro sporco per me.
Ecco. Ora scandaglierà ciò che per lui è tutto, e cioè tutto il codice. Che qui, però, si confina al solo primo livello. Tutti gli altri sono infatti come blocchi separati: agiscono in un modo che mi fa pensare che ogni livello sia contenuto in diversi potenti computer, che fungono da server.
Inserisco allora un comando abbastanza semplice, la condizione. Gli ordino di, se troverà il documento incriminato, copiarlo in blocco nel suo archivio e poi riportarmelo.
Ma come faccio a chiedergli di cambiare livello? Non so come dire ad un computer "quando avrai controllato tutto". Mi conviene rischiare con un comando alternativo? No.
Mi giro. -Quassus, come posso scrivere una condizione per cui il computer cambi livello solo quando abbia scandagliato l'intero codice di quello corrente?
Lui mi guarda un attimo, e sembra perdere qualche secondo per ritornare nel mondo reale. Ma poi ne spende altri per capire la mia frase contorta. -Hai impostato un ordine per cui vada a cercare? Dagli un nome. Poi usa il comando della condizione specificando "quando sarà finito", insomma con una sintassi del tipo "when: done" e l'ordine. Poi impartisci il resto.
Cerco di capire di che sintassi parli, poi capisco. Semplicemente si tratta di ricorrere ancora al glossario.
Digito il tag di condizione e vi annido la parola "DONE:".
Poi, come una ritardata, vado dopo a circondare tutto l'ordine di scandagliare. Come nome, gli affibbio "cacciaaltesoro".
Una vocina nel mio cervello sussurra: "Stupida."
La zittisco. Nel mentre torno alla stringa precedente ed aggiungo il nome. Adesso devo scrivere l'ordine, ma come posso fare? L'ideale sarebbe che andasse tra i livelli uno dopo l'altro, ma come posso renderlo conscio di quale deve raggiungere? Non mi conviene rischiare che perda tempo azionando un comando che gli chieda di prendere un livello a caso, perché se fosse lo stesso lo riscandaglierebbe di nuovo da cima a fondo comunque.
Ma poi sorrido ricordando che forse lo è già.
Vado a vedere il blocco che gli consente di cambiare livello. Di certo dovrà disattivare un'opzione, quella del livello corrente.
Non vengo tradita. Trovo infatti una blocco dove appare un comando annidato e piuttosto contorto. Infatti ogni pulsante, rappresentato da una stringa che racchiude il lungo e potente programma di trasferimento, è costituito da una condizione. "IF:(NUMBER:CURRENTLEVEL)..." i miei occhi, almeno, così lo vedono, e non si curano di leggere il resto. Ho trovato ciò che mi serve. Do solo un'occhiata all'ordine, per copiarlo.
Torno alle mie stringhe ed incollo il comando. Poi sostituisco il numero del livello a cui il trasferimento specifico di quel pulsante era diretto ed inserisco un tag per i calcoli matematici. Dentro, poi, scrivo "(NUMBER:CURRENTLEVEL)+1".
Fatto. È pronto per solcare la Datospiana.
Prima di aprire la sandbox inserisco un comando che arresti tutto il processo quando il documento sarà trovato. Poi, soddisfatta, confermo il codice. Vedo il drone attivarsi all'esterno, attraverso la lente del "binocolo" virtuale. Gli apro la porta perché indaghi anche qui dentro, anche se non penso ne necessiti. Lo farà, nel caso, da fuori.
Inserisco un'ultima stringa perché continui anche senza che io lo timoni, e poi chiudo il palmo per tornare alla situazione iniziale.
Intanto guardo Quassus, che in quel momento pronuncia: -Eclissati.
Il computer collassa rivelandomi la sua faccia. Per un momento vorrei ripensare a prima, ma resisto. Mi concentro, per distrarmi, sulle sue parole. -Bene. Ho anche creato, nel punto in cui prima c'era il drone, un terminale a codice. Potremo accedere solo noi. E quel tizio se lo scassinerà virtualmente. - Sento le labbra curvarsi. -Poi, come hai detto, ora siamo invisibili ai nemici, ed anche alle trappole sul percorso. Nessuno ci metterà i bastoni tra le ruote.
Che bravo. Vorrei proprio dargli una medaglia per questo, finalmente ha capito. E non solo quella.
-Ci perderemo tutto il divertimento - affermo - ma meglio così.
-Dovrai accontentarti di darle al Darth Vader. Od al suo corpo vero quando saremo fuori.
Oh, che idea allettante. Davvero, le dita mi stanno formicolando perché le arriccioli formando un bel pugno. Le sue affermazioni mi piacciono sempre di più.
-Seriamente, andiamo?
Non rispondo a parole. Gli prendo la mano. Forse stringo più forte di quanto dovrei. Ma il suo sorriso mi rinfranca e mi dà la forza per alzarlo dal letto.
Lui mi fissa, senza far nulla. Per un attimo contemplo il suo viso, poi mi ridesto dalla trance ed entro con lui nel terminale.
Dopo un breve vortice, siamo, stavolta entrambi in piedi, nel sesto livello.
Ci scambiamo un'occhiata d'intesa. Anche stavolta, davvero non sprechiamo un secondo.
Corriamo prima dal punto fuoco alla porta, poi giù per le scale, ignorando il buio e talvolta inciampando coi piedi in cose strane od in quelli dell'altro, o persino incastrandoli male negli scalini così che traballiamo minacciando di cadere; poi ci precipitiamo sulla strada di ciottoli e quindi nella foresta, che attraversiamo incuranti di qualsiasi non-morto la pattugli, che schiviamo prontamente, e del secondo buio dovuto alle foglie fitte che ci impedisce di vedere i rami, in cui talvolta cado, caso in cui non trattengo degli urletti, favorita dalla difesa di invisibilità; infine ci lanciamo sulla strada.
È un accordo tacito che ci incita a continuare a correre. Nessuno lo ha ordinato, ma sentiamo nei nostri cuori che la destinazione va raggiunta in fretta. Ci stringiamo le mani per tutto il tempo, mentre i nostri piedi scalpitano come zoccoli equini sulle pietre lisce e tonde, in certi punti davvero affusolate al tatto della pianta del piede. Restiamo in questo stato per circa un'ora, e non ci fermiamo mai. L'impazienza, la corsa e la fretta ci forniscono abbastanza adrenalina. In questo momento potremmo dipendere solo da quella.
Alla fine raggiungiamo la stanza dorata di Marco. E dico: meno male che quel mastodonte non può vederci. Non voglio averlo di nuovo tra i piedi mentre s'elogia e s'encomia tre volte al secondo. Lui è come in stato vegetativo, fisso al centro della stanza a piè pari, con lo sguardo fisso verso un punto del muro.
Lo evitiamo girando, attenti a non toccarlo (è meglio comunque non spostare nulla, perché anche se siamo invisibili ed inattaccabili, possiamo muovere gli oggetti, e se qualche nemico se ne accorgesse da ciò risulterebbe rapidamente un allarme). Poi ci fiondiamo contro la scaletta, che saliamo sempre in fretta.
Poi attraversiamo il tunnel verde fosforescente, in qualche secondo.
Non ci fermiamo ancora: io prendo la guida e ci direzioniamo verso un punto tra le montagnozze, verso metà sala.
Solo lì davanti la corsa si arresta, al che mi accorgo di avere il fiatone.
Lo ignoro. Gli indico un punto nascosto tra le rocce: infatti dietro alla montagnozza alla mia destra c'è uno spazio posteriore vuoto.
Lui annuisce e ci facciamo strada lì dentro. Passarci non è facile, per quello mi ci rifugiai.
Arriviamo al retro di una montagnozza un poco più distante, e lì troviamo un portellone nero. Completamente chiuso. Solo al centro campeggia un tastierino numerico e quattro occhielli con dietro la cifra 0.
Sussurro a Quassus: -È tutto tuo.
Dopo aver aperto con sufficienza il computer guarda qualche stringa e sentenzia: -Mmh... un codice falso per ingannare noi programmatori provetti - "vanesio!", penso - ed ecco, più complicato, quello vero... 57943.
Appoggio tre dita sulla fila centrale del tastierino e le muovo a formare il numero. Le cifre dietro gli occhielli lampeggiano cambiando una dopo l'altro, finché non vien composto. Lì sento uno scatto.
-Wow - pronuncia Quassus, quasi soffiando. -Digito in modo davvero figo.
Lui sarà un mago della tastiera... io lo sarò del tastierino.
Rispondo con un occhiolino, e spalanco il portello.
Ma dietro non c'è niente. Soltanto del nero.
-Aspetta. - Non mi ero accorta che Quassus stesse ancora sul computer. -Dobbiamo mostrargli un volto autorizzato per procedere.
Cazzo, ecco. La misura di sicurezza perfetta. -Minchia - è l'unica parola che riesco a borbottare.
Lui liquida però la mia frustrazione con un gesto della mano. -Nah. Difese così si corrompono facilmente, quando si conosca qualche trucchetto come questo... - prende a digitare qualcosa. Nel mentre spiega: -Basta ingannare il computer. Semplicemente lui cerca una stringa specifica, non guarda il contesto. Come se ci fosse una firma virtuale. Ed è proprio quel che cerca, in questo caso: sarebbe stato troppo complesso ed avrebbe compromesso probabilmente il funzionamento del livello analizzare un avatar intero. Poi tutti possono cambiare un minimo divenendo però irriconoscibili ad un confronto stringa per stringa. Quindi basta esibire al riconoscitore, che non ci vede in quanto invisibili, proprio quella, che è contenuta nel codice. D'altra parte, è stato anche intelligente da parte loro risparmiare, perché se qualcuno avesse scassinato anche con la sola firma, avrebbe scassinato tutto.
Non digerisco con facilità la sua digressione. Fatto sta che, in qualche modo che non riesco a vedere, tranne far apparire una specie di sferetta luminosa (che sia codice?), fa scomparire il nero.
Dietro c'è solo una stanza con un computer.
-A te l'onore? - dico.
Annuisce. Sa che cose di questo tipo toccano a lui. Io vedrò di aiutarlo, ma lui è il campione. Io sarei per i lavori di forza, che penso non dovremo affrontare per un po'.
Lo accende e non deve compiere alcuna operazione. Direttamente gli si dipana davanti un elenco. Vedo sia dai suoi occhi strabuzzati, sia dal suo sospiro mentre sobbalzava, che non vorrei vederlo.
Ma mi avvicino a guardare.
Finché non distinguo la prima scritta in cima, la prima dell'elenco fatto di biglietti poligonali, come parallelogrammi coi lati obliqui piegati. È una barra di ricerca, infatti esibisce "digita il numero".
Poi abbasso gli occhi e vedo un'altra scritta.
"Soggetto 1".
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