CAPITOLO 33-Chiave dentata
(Quassus)
Non penso di dover dire che il mio primo impulso è di gridarle insulti vari e ristendermi, ma sappiamo entrambi chi vincerebbe. O mi metterebbe al tappeto o mi bloccherebbe a forza di abbracci.
-Che cazzo devo fare?
E dire che mi sono sforzato di usarle la massima gentilezza di cui fossi capace.
-Devi sviluppare delle cazzo di stringhe, trombone - ordina. Mi allieta vedere che c'è gente messa peggio di me.
-Che minchia vuol dire?
-Vuol dire che quei cretini hanno esposto quelle minchie di crittatori. Analizzali e trova quella minchia di chiave per codificare.
Prendo pochi respiri profondi per risvegliare la mia mente. Poi emetto un ordine secco curandomi, senza motivo, di non essere volgare. -Dammi quel codice.
-È registrato nel drone. Penso potrai estrarlo.
Ti pareva. Da quando ho quel computer mi tocca fare tutto. -Dico, ma tu non puoi mai fare qualcosa? Da quando abbiamo trovato quel tablet devo fare tutto io!
Forse l'ho urlato con più forza di quanta volessi. Però possiamo negarlo? Io ho provveduto alle armi al sesto livello. Io l'ho salvata. Io ho impostato un sistema d'allarme al settimo livello. Io le ho permesso di superare l'ottavo livello. Io mi sto scervellando per potere uscire. Io l'ho liberata da quella gabbia virtuale.
Il vulcano innevato ritorna. -Hai sempre fatto tutto tu.
Comincia ad appesantire i respiri. -Ora dimmi chi ti ha curato al settimo livello. Dimmi chi ti ha aiutato a passare il nono livello. - Dice tutto con voce grave, che andando avanti aumenta sempre di più a livello di volume, tono e rabbia. -Dimmi chi ha trovato la botola. Dimmi chi si è offerto per controllare il livello misterioso. Dimmi chi sta controllando il drone. - Mi afferra il colletto della maglia, tirandomi contro di lei. - Dimmelo.
Mi lascia senza parole, e lei interpeta correttamente il mio silenzio. -Vedi, Quassus? Non capisci che ognuno sta avendo il proprio ruolo. - Digrigna i denti e stringe la presa, assumendo le sembianze, ed il comportamento, di un leone che demarca il territorio. Quasi vedo della saliva bagnarle le gengive. -Non vedi un cazzo al di là del tuo naso.
Lascia di colpo, e mi guarda per qualche secondo con gli occhi larghi e sgranati, muta.
Esce dalla baita a passi pesanti, sbattendo poi la porta.
Resto fisso a guardare il legno scuro della porta chiusa, probabilmente con la bocca aperta.
Ripenso alle sue parole come un traditore amoroso pentito.
Era tutto vero.
Forse non può paragonare la mole del suo lavoro al mio, eppure mi accorgo solo adesso di quanto abbia fatto per me. Ed io liquidavo il tutto come la norma.
Potrò essere perdonato?
Mi frego del codice. Ora voglio che lei ritorni da me.
Faccio scorrere lentamente la porta per rimanere silenzioso.
La sua figura rimane accartocciata in uno spazietto sull'erba, bassa e scura essendo il sole ormai quasi tramontato.
Spreco qualche istante a fissarla mentre ciondola con lievi spostamenti. A parte qualche ombra e venatura sfumata scavatele nell'abito dalla lampada interna, si confonde perfettamente col buio.
Faccio qualche passo leggero per tastare la situazione e non forzarla. Non faccio movimenti bruschi per cui si allarmi, né rumori che le addrizzino le orecchie.
Ma grazie a queste gambe brucio la distanza in neanche un minuto, nonostante la mia lentezza. Di certo intuisce che l'ho pedinata dall'ombra che copre il lume della lampada nella baita.
Mi abbasso sulle ginocchia controllando che non le tocchino la schiena. Poi, facendo scorrere con qualche fruscio gli avambracci lungo i fianchi, le avvolgo il ventre, cingendola in una stretta debole ma ermetica.
Sussurro debolmente il suo nome, con un tono che sembra affranto. La mia testa, come appesantita dal pentimento, colassa rapidamente sulla sua spina dorsale. -Yeela.
Al contatto delle nostre pelli mi sembra di sentirla inalare con forza ed accelerare il battito cardiaco. Poi tutto torna alla normalità precedente.
Risponde con una sola semplice e lapidaria domanda: -Che cazzo vuoi?
Non riesco a trovare la forza per risponderle, di cui avrei così bisogno in questo momento. Riesco solo a rimanere rintanato in questo posizione, improvvisamente schivo.
-Visto che qui sei tu l'unico cazzo di tuttofare estrai quel codice e fuggi dalla Datospiana da solo. Io non vengo, tanto per quanto sono utile sarei solo un peso.
Dovrei essere ferito da queste sue parole, eppure resto calmo. Fisso nella stessa postura, senza nulla da dire. Vorrei tanto che questo fosse un film, in cui lei mi crede sulla parola e ritorna da me come spinta dal suo inconscio.
Ma questo inconscio non sembra voler collaborare con me. Impiego, dopo qualche sospiro, una manciata di secondi per trovare delle parole da dire. -Come puoi dire questo? Dov'è finita la tua voglia di libertà? Dov'è finito il tuo rancore?
Non so continuare la lista con altre domande. Ma poi scelgo una mossa ancora più drastica.
Mi alzo lentamente, giro intorno alla sua testa e mi chino di nuovo, per guardarla negli occhi. Scrutando nelle pupille individuo soltanto buio e fuoco. Sopracciglia e bocca pendono entrambe verso il basso. Ecco, quest'espressione sa ferirmi davvero. Sento che nessuna delle mie parole ha fatto breccia con la forza sperata.
Per un momento cerco di capire qualcosa di più. Ma vengo sorpreso da uno schiaffo repentino, che cancella qualsiasi cosa avessi elaborato. -Vai. Via.
Il fuoco cresce. Dal suo sguardo fisso, continuo e furioso capisco di non poter più agire. -Che cazzo ti frega di me? Tanto non ho mai fatto nulla.
Devo sforzarmi per articolare questa frase. -Non è vero. Me ne rendo conto solo ora... - mentre parlo le sue pupille restano immobili. Sembrano appartenere ad una statua di ghiaccio. Questa è la temperatura che pelle ed occhi mi trasmettono. -Ho detto una montagna di scemenze. Nulla può giustificarmi. - Cercare una scusa peggiorerebbe soltanto le cose. -Yeela. Perdonami. Non posso stare senza di te.
Per un attimo, quando il fuoco si attenua, sembra riflettere davvero sulle mie parole. Ma poi abbassa gli occhi, infrangendomi già così qualsiasi speranza. -Vaffanculo.
Ora le ha infrante completamente.
Sono sconfitto. Non ho neppure la forza morale per respingere questo attacco pesantissimo.
Mi rialzo in piedi. Adesso ho una sola destinazione.
E dire che credevo potessimo cominciare a trattare civilmente. Ma perché sto a rimpiangere adesso? Ho rovinato io tutto come un coglione. E solo perché avevo sonno.
A questo punto mi conviene seguire il suo "consiglio". Torno a passi lenti verso la baita, inseguendo la luce, gustandomi ogni attimo di dolore che l'allontanamento mi infligge.
Ma mai potrò paragonarlo a quello che provo mentre faccio scorrere la porta con un dito, così che mentre la sua sagoma svanisce sento un leggero tap della porta.
Non mi crogiolo in ulteriori angosce, tristezze e sentimenti negativi. Mi limito a camminare un pochino in tondo.
-Servimi.
Quando arrivo al suo codice mi scende una lacrima al pensiero che non esiste stringa in grado di riportarmela indietro.
Cerco di mantenere comunque la concentrazione. Cerco ancora un pochino e trovo il drone, che in effetti ha un codice molto più ampio adesso. La mia funzione di modifica è servita.
Da lì è facile estrarre i due blocchi di elementi salvati. Analizzo prima quello che dovrebbe contenere le stringhe crittanti. Ed in effetti sono solo due tag. Ma se ha salvato il testo dal computer dovrebbe esserci molto di più. Ho impostato il drone perché agisse proprio così.
Ci vuole del bello e del buono, ma dopo aver materializzato il codice per renderlo più vulnerabile ed averlo attaccato con una sfilza di trucchi, programmetti e virus guidati, posso leggerlo. Ecco, leggendo tra le righe troverò in fretta la chiave.
Ma solo lei è in grado di leggerla.
Cercando di non pensarci, esamino il secondo blocco di dati, che non mi aspettavo.
Questi, però, sono perfettamente leggibili. Dipingono la figura di un'astronave... o meglio, di una specie di palazzo spaziale. Intravedo la programmazione di un motore, poi tantissimi piani rivestiti da muri spessi e colorati che convergono fino ad un'alta guglia. L'altezza del complesso è colossale.
Dove cavolo ha trovato questi?
-Quassus.
Sobbalzo alzando gli occhi da tastiera e schermo.
Non me ne ero accorto, ma la porta si è aperta. E Yeela è sulla soglia, con una faccia priva di emozioni, anche se sulle guance scorgo i rimasugli d'una lacrima.
Prima che io possa far domande o chieda spiegazioni, a grandi falcate annulla lo spazio del pavimento legnoso che ci separa. Attraversa l'ologramma del computer e me la ritrovo già tutta attorno, con le braccia contro la schiena, il corpo contro il mio.
Avverto un singhiozzo sommesso prima che cominci. -Perdonami. Sono una stupida.
A quelle parole di scusa la presa si rafforza. -Non sono in grado di stare senza di te. Non sarei arrivata da nessuna parte.
Sento ormai chiaramente il calore che mi dona la sua avviluppante vicinanza. -Dicevo sul serio prima. - Non sprechiamoci in giri di parole inutili. So che la sua mente conscia l'ha riconquistata e che non se ne andrà, ma soprattutto che capirà e percepirà la sincerità in ciò che dico.
Fa sgusciare la sua testa fuori dall'incavo del mio collo e mi guarda dritto negli occhi. Il sorriso che disegna la felicità sulle sue labbra distrugge tutta la negatività che mi si stava costruendo dentro.
-Di nuovo soci?
La guardo per un lungo attimo.
-Soci.
Sorridiamo. Restiamo poi in silenzio per qualche secondo, senza sapere cosa fare.
La vedo aprire per un attimo le labbra, ma io sono più veloce e le sottraggo l'iniziativa. -Ho qualche robetta da mostrarti.
Vado a sedermi sul divano. Lei fa per un attimo una faccia delusa che non capisco, ma poi mi segue. In quel momento, mi fermo un attimo ad osservare la sua testa, esaminandola. Penso a quanto vorrei poter penetrare oltre la pelle e vedere cosa ci sia in quella testa, che non abbia più segreti per me. Poter leggere i suoi neuroni e conoscerne i dettagli più profondi.
Le spiego per prima cosa l'astronave. -E cosa sarebbe? - chiede infine.
-E chi lo sa? Non mi hai fornito codice sufficiente. - Preferisco cambiare argomento prima che si infuri nuovamente. -Comunque, ho anche sviluppato quelle stringhe annidate che ti crittavano il documento.
I suoi occhi si spalancano. Probabilmente si sta chiedendo come abbia potuto decidere davvero di eseguire quel suo ordine rabbioso, quando c'è una risposta semplice e coerente. Era la cosa più logica da fare.
Le espongo il codice estratto. -Ecco, non l'ho esaminato perché probabilmente l'avresti capito tu...
Lei legge qualche riga del prodotto, poi strizza gli occhi e storce il naso in una smorfia disgustata. -Negativo. - Quella parola è un incudine per il mio cuore.
-È incompleto. Abbiamo bisogno di altri dati nascosti. Si rimanda a qualcos'altro...
Do un'occhiata, ed in effetti c'è un redirect. Il resto della chiave è contenuto in un documento, nominato "crystalpalacekey". Un titolo poco equivoco, peccato che non abbia idea di dove trovarlo. Non ci sono archivi, e scandagliando il codice non ho trovato nulla di simile a documenti. Potrebbe benissimo essere salvato in un altro computer.
-A quanto pare abbiamo parecchio lavoro da fare. Capire cosa sia quell'astronave, decrittare il messaggio, ed esplorare il resto dei computer. Più dati raccogliamo, meglio è.
-Giusto. Continuiamo a cercare comunque, meglio non sprecare tempo. Se solo potessimo compiere le analisi stando nei livelli...
Mi accende una lampadina. -Ma si può fare.
Mi guarda stupita.
Nel frattempo opererei da subito qualche mossa. -Innanzitutto, partirei andando a vedere quel passaggio. Mi fa parecchio gola.
-E tutte le scoperte?
-Perché sforzarci? Lasciamo che il computer lavori per noi.
Alza un sopracciglio, interrogativa, mentre io prendo a spiegare il mio piano.
-Innanzitutto fabbrichiamo un secondo drone che cerchi il documento e che ci porti il messaggio decrittato a lavoro finito. Nel frattempo, farà anche una fotografia più accurata della nostra astronave. Nel frattempo, noi andremo là nel sesto livello, protetti da un firewall, e con qualche comodità. Raggiungeremo il nostro luogo misterioso e lo esamineremo alla ricerca di indizi.
Dal sorriso che le si forma progressivamente sulle labbra intuisco che la trova una buona idea. -Però progetta molto bene i firewall, stavolta. Dobbiamo nasconderci il più possibile. Quell'imbranato non ci penserà due volte a rinchiuderci nella prigione virtuale non appena si prospetti uno spiraglio.
Ha ragione. Se solo ci scoprissimo troverebbe il modo di pizzicarci ed ingabbiarci, figuriamoci se andassimo in game over. Troverebbe un modo per renderlo eterno, traendo pure qualche vantaggio.
Annuisco. -D'accordo.
E dopo averle fatto cenno di scostarsi perché possa riusare il computer, sussurro deciso: -Ora incomincia il vero lavoro.
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