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CAPITOLO 32-Drone inesperto

(Yeela)

Sapevo sin dall'inizio che il compito non si sarebbe rivelato facile.

Ma questo sì che è un codice astruso. Una distesa di lettere maiuscole dove dovrebbero esserci anche numeri e segni di punteggiatura. Ma non penso questo dovrebbe ostacolare il raggiungimento della chiave. O forse sì.

Innanzitutto, piuttosto, dovrei sapere di che testo si tratti. Potrebbe benissimo essere una fila di numeri senza senso, come un codice sorgente od un messaggio.

Me ne rendo conto solo ora. Avrei dovuto pensarci prima di offrirmi per lavorare quel coso.

Allora chiudo il file, poi alzo gli occhi dal tablet. Le gambe scivolano abilmente sciogliendo l'incrocio, e rapidamente mi ritrovo prima inginocchiata sull'erba, poi eretta grazie ad un fluido movimento delle ossa.

Mentre comincio a camminare faccio scorrere le dita sul contorno del dispositivo, trovando coi polpastrelli il pulsante di spegnimento. Lo premo con un tocco delicato, quasi elegante, e la luce azzurra che mi sfarfallava sull'occhio sinistro scompare.

I miei passi risuonano mentre calpestano la pietra, conducendomi davanti alla porta. Busso con un tonfo sordo, sperando si sia svegliato. No, a quanto pare è ancora immerso nella sua pennichella, che sarò costretta ad interrompere.

La porta scorre silenziosa. Davanti mi trovo un letto, con sopra un Quassus bellamente disteso come a prendere il sole. Indovina indovina, sta russando alla grande.

Ha proprio una narcolessia in questi giorni. Ma ora vedi come gliela tolgo.

Non penso abbia un sonno abbastanza leggero perché si possa procedere a buone maniere.

Gli appoggio entrambe le mani sulle scapole e poi le scuoto avanti ed indietro come fruste. -Trombone! - lo insulto nel frattempo. -Svegliati!

Al primo movimento ha sbattuto gli occhi, al secondo li ha aperti completamente. Al terzo comincia ad alzarsi sbuffando. -Mai che si possa riposare in pace.

Quell'affermazione rende le sue guance estremamente desiderabili alle mie mani. Ce ne vuole di autocontrollo per rabbonirle e tenerle lungo i fianchi.

Mi sforzo di ignorarlo e chiedere: -Quassus, non posso decifrare il codice.

Peccato che adesso sia ancora nel mondo di sogni a mangiare caramelle gommose alla menta piperita. Orrore.

Come posso svegliarlo definitivamente con modi civili?

Ovvio, bloccandogli manualmente la testa e scuotendola. Quando si alzerà urlando, sarà davvero sveglio.

Non ci vuole molto. Già al primo movimento si lamenta, al secondo si alza in piedi schiaffeggiandomi le mani ed urlando: -Smettila!

Prorompe poi una serie di querele ed insulti che non ascolto. Tanto è facile interromperlo.

-Quassus. - Dico con un sorriso stampato sulle labbra mentre i miei capelli gli setacciano il collo, e le dita affondano nel tessuto che gli copre la schiena. I gomiti mi si piegano ad angolo retto per avvolgerglisi attorno ai fianchi, ed i nostri tronchi si modellano aderendo l'uno all'altro.

La sua bocca si chiude immediatamente. Mi lascio sfuggire un sospiro rassicurato mentre accomodo il cranio contro la sua pelle, che mi tocca delicatamente la fronte. In quel punto, avverto una sensazione di frescura.

-Mi aiuterai? - pronunciando quella frase faccio descrivere al mio naso un arco finché non si allinea col suo, dieci centimetri più in alto. Spalanco per bene gli occhi e li sbatto due volte regolarmente, ad intervalli. Il sorriso mi cresce sulle labbra da solo.

La sua faccia è emotivamente grigia. Ma nei suoi occhi scorgo un barlume di debolezza. Che a quanto pare ha la meglio. -Parla.

Come per esprimere riconoscenza (e tenerlo consenziente) irrigidisco i muscoli delle braccia, rafforzando la presa.

Ma poi decido di dare un taglio a questa commedia romantica e mi stacco di colpo.

Vedendo che la sua espressione non muta il cuore mi cade per un secondo. Poi espongo tranquillamente: -Devi risetacciare il codice. Se non capisco in cosa devo convertire il testo crittato non posso agire.

È una richiesta semplice, il problema è: come?

Ammicca. -Quindi vuoi che ritorni a caso nel secondo livello.

Non ho il coraggio di annuire. Ma in sostanza sto chiedendo proprio questo.

Fa un passo indietro e si risiede sul letto, annunciando: -Ma anche no. Però - aggiunge immediatamente come ad evitare che lo ammazzi - manderò qualcosa. Basta un programmetto stupido. Servimi.

Non sembra neanche pensare mentre posa le dita sui tasti che scrivono una ventina di stringhe.

Quando conferma compare prima un terminale rosso nell'angolo della stanza, poi una specie di cubo volante davanti a noi. Sei facce nerastre, una provvista di un ampio foro rotondo. Emette qualche bip, come un drone, e comincia a svolazzare in direzioni improbabili.

Nel frattempo non noto che attorno al mio destro è comparsa una proiezione. Sono io, ed in questo momento il foro è voltato verso di me. Il bip diventa più acuto e frequente, come se quel coso fosse felice.

-Apri la mano destra e metti il pollice al centro.

Lo faccio. Attorno alla mia unghia compaiono quattro ologrammi sospesi, disposti a croce greca. Delle frecce.

-Chiudi la mano per arrestare il programma. Mandalo al secondo livello e raggiungi il computer. Quando avrai inquadrato la tastiera, fatti pressione sul palmo e potrai scrivere. Per esaminare il codice sorgente basta digitare il tag "noworder", due punti, "showsourcecode". Copia tutto il codice che desideri. Buon lavoro.

Saranno istruzioni complete, ma non mi lascia il tempo di fare domande che già si è di nuovo spaparanzato sul materasso.

I suoi occhi si chiudono come la sua bocca riapre. Dopo una trentina di secondi la tuba riprende a suonare.

Riesco, chiudo la porta e mi stendo prona sull'erba.

Distendo il braccio per avere sott'occhio il controller. Suppongo funzioni spostando il pollice.

Chiudo l'occhio sinistro, e la mia vista viene occupata dal visore e qualche sfumatura azzurra ai bordi.

Muovo un pochino il pollice per testarlo, mandandolo a zonzo. Dopo un minuto riesco a controllarlo con relativa facilità, per cui lo spedisco dritto dritto sul terminale.

Quando la sua testa metallica colpisce la morbida sostanza, simile a gommapiuma liquida, del terminale, per un attimo vedo un vortice bianco attorcigliarsi verso il centro. Poi il colore viene trascinato via verso l'interno per poi scomparire completamente, come in un gorgo.

La Rubratorre appare, imponente, nella mia visuale.

Sbatto un attimo l'occhio sinistro per alleviarlo dallo sforzo per strizzarlo, ottenendo per un breve momento un vista appannata e confusa, in cui il livello si fonde col prato.

Questo coso sarà immune alla quarantena?

Ma certo che sì. Un virus progettato per rilevare gli umani non può colpire un drone. Spero solo che Quassus abbia provveduto ad un firewall (in caso contrario, lo manderò di personale dentro al terminale a calci. Non per forza da dietro). 

Mi addentro là. Mi aspetto quasi di trovare qualcosa di sconosciuto.

Ed in effetti, dopo qualche secondo, mentre attraverso la zona passando per una linea retta che mi conduca alla torre, vedo qualcosa. Nel terreno, prima composto di soli cubi rossastri, comincio ad intravedere una trasparenza. C'è qualcosa sotto. E quel qualcosa assomiglia a lettere e numeri.

Aggiusto la posizione per vedere meglio, anche se non dovrei perdere troppo tempo. Più tengo quell'aggeggio al sicuro nel firewall del giardino, meglio è.

Poi mi accorgo che Quassus ha pensato a tutto.

Riaprendo un attimo l'occhio sinistro, intravedo sul polso le parole "cambia codice", come stampate, in lettere azzurre luminescenti.

Le premo con l'altro braccio.

La visuale viene rimpiazzata da un unico schermo azzurro, su cui scorgo delle lettere. Poi scruto il polso, su cui adesso campeggia una parola rossa: "conferma". Tra i due avambracci si distende, placida, una tastiera.

Provo per un attimo a scrivere qualcosa. Ma per qualche ragione, quel cretino di Quassus mi ha impostato il layout Colemak. In cui le lettere sono confuse. Ed ora come minchia scrivo?

Per fortuna individuo in fretta tre diciture a lato. Sono dei pulsanti, che sostituiscono i normali "Stamp-Bloc-Pausa", i tre famosi tasti di cui nessun comune mortale ha mai capito l'utilità.

Per caso questi ipotetici tecnici (ma neanche tanto ipotetici) della Datospiana usano questo trucco per evitare che qualcuno usi i loro computer? Non sembra raccomandabile, eppure ora mi rendo conto di quanto sarebbe efficace mettere una Dvorak. Con quella il 90% degli umani impiegherebbe ore a scrivere una ventina di frasi semplici.

Imposto la QWERTY.

Per fortuna non ho una velocità troppo bassa. Non so quanto potrei far concorrenza a Quassus, ma imposto velocemente una funzione per riconoscere le lettere e poterle copiare nel suo database, cosa per cui alla fine era stato programmato. Ora che ci penso, dato che volevo fare lo stesso col computer, perché Quassus non ha provveduto ad una funzione simile? Ah, sì, era più morto di sonno di un gatto narcolettico.

Premo il pulsante annullatore e torno ad esaminare la trasparenza.

Riesco ad individuare qua e là le stringhe di qualche oggetto. Una parete, un pulsante, ma tutto sparso qua e là. Be', il nostro Quizzettaro narcolettico sarà felice di esaminarle.

Carico una copia nel database e la nomino "lavoro per il narcolettico".

Tanto che, mi torcerà mai un capello? È un palese morto di sonno.

Preferisco non dilungarmi troppo. Interrompo l'esplorazione imprevista e riparto alla volta del mio obiettivo.

Ora che ci penso, c'è qualcosa per accelerare? No. Il che vuol dire che dovrò premere il pulsante a velocità supersoniche.

Innanzitutto, punto le dita verso il basso per farlo scendere. In questo modo avrò più tempo. Lo posiziono esattamente davanti ad una delle porte.

Quando la massa di cubi bordeaux collassa, non perdo un momento. Schiaccio con ferocia selvaggia il pulsante "avanti".

Ed in effetti accelera. Abbastanza perché sia già nel corridoio quando la mannaia precipita contro il suolo, pronta a tranciare qualsiasi malcapitato.

Non mi preoccupo molto della mancanza di luce. Procedo in linea retta in avanti.

Alla fine arrivo senza troppi complimenti alla stanza Rubravitrea.

Ritorno in modalità "cambia codice" e creo una semplice funzione per sparare energia. Dovrebbe essere sufficiente per aprire la Rubravitrea e poi infrangere quel fragile muro.

Aprire la maniglia si rivela un po' complicato, ma è meglio che distruggere la porta. Darebbe troppo nell'occhio. Abbattere il muro è invece decisamente facile.

Mi ritrovo davanti la tastiera, ed allora procedo come da istruzioni. Quando premo il pollice contro il palmo si ridipana la tastiera, ed apro, con gran sollievo dei miei muscoli oculari, l'occhio sinistro.

Immetto la stringa scassinatrice, ed al di sopra della tastiera compare uno schermo. Sembra contenere tutto il codice sorgente celato nel computer.

Non perdo tempo. Scanso rapidamente tutte le montagne di documenti che già avevo letto. Arrivo, quasi in fondo, al messaggio criptato.

Quassus ha scritto soltanto il messaggio da decifrare. Non accorgendosi che ai lati c'erano due tag crittativi.

Molto bene. Probabilmente al loro interno è annidata e nascosta la chiave per decifrare. Probabilmente coperta da firewall e varie difese. Ma io ho Quassus.

Copio tutta la porzione di codice. Qualsiasi cosa ci sia al suo interno, il narcolettico potrà sicuramente svilupparla a tirarla fuori, allo scoperto.

Ora è tutto in velocità. Faccio correre il drone verso l'esterno, per riportarlo al sicuro di casuccia in fretta. Se quei rincretiniti lo scoprono è la fine.

Attraversa con tempismo perfetto (grazie ai miei comandi) la porta a mannaia. Sorvola la zona quarantenata in poco tempo.

Ma appena lo fa mi accorgo che quel morto di sonno non ha impostato nessuna funzione per richiamarlo.

Oh, se mi sentirà.

Entro nel cambio di codice. Guardo la tastiera, e, per fortuna (per la salute fisica di Quassus) trovo un pulsante ramingo, con la dicitura "crea terminale ritorno".

Cazzo, potevi dirmelo. Ora te lo do io il pisolino pomeridiano.

Lo creo, ma non accade ciò che mi aspettavo. Semplicemente il drone viene avvolto dalla gommapiuma liquida e trascinato in un nuovo vortice, stavolta nero.

Aprendo di scatto l'occhio sinistro, vedo che ricompare proprio davanti al cartello.

Chiudo la mano, ed il drone crolla come precipitando a terra. Nel frattempo emette un bip prolungato, abbastanza simile ad un grido di morte.

So già cosa fare ora.

Scendo in cantina e prendo un'ottima damigiana d'olio.

Questa sarà una punizione esemplare. Non userei l'acqua, che lo infastidirebbe sì, ma lo rinfrescherebbe anche in questa calura perenne. Il vino è un'opzione escludibile a priori.

Ci vuole un leggero sforzo per trasportarlo su, ma i miei muscoli compiono fatiche da anni.

Non perdo un secondo per aprire la porta, dispormi davanti al letto in posizione d'attacco contro quel violoncello ambulante, e stappare. Appena il contenitore gli grava sopra, lo rovescio dritto sulla faccia.

Si risveglia ansimando, inghiottendo così una discreta quantità di quel gustoso liquido.

-Quizzettaro - lo richiamo, mentre fa per sputare. -Basta pacchia. Ho del lavoro per te.

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