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CAPITOLO 31-Saracinesca numerica

(Quassus)

Ho la lontana sensazione che il cuore mi acceleri e la pelle si scaldi, mentre vengo rinchiuso dalle sue braccia e stretto contro il suo corpo. Al confronto tutti i nostri scorsi abbracci mi sembrano vuoti, senza passione. Questo racchiude molto di più, nasconde una riconoscenza sincera.

Tutto resta fermo per un minuto. Resto immobile mentre la sagoma della sua pelle aderisce alla mia, dandoci una sorta di complementarietà.

Solo alla fine oso chiedere: -Forse è l'ora dei racconti?

Guardo per un attimo i suoi occhi, che si rivelano velati dalla sorpresa.

Tento per un attimo di sollevarmi sui piedi, ma non mi lascia andare. Sono imprigionato su di lei. I polpastrelli che mi sprofondano nella pelle mi sembrano così veri, forti, vividi.

Solo a quel punto mi risponde: -Hai ragione.

Vengo liberato dalle sue braccia, ed allora mi stendo sull'erba, proprio accanto a lei. Appena la mia schiena si incastra con l'erba avverto del calore intorno al polso. Giro lo sguardo, e vedo che lei me lo sta tenendo. Le nostre dita si intrecciano, e gli interni degli avambracci si toccano con delicatezza, regalando alla pelle un morbido massaggio.

La sento prendere un attimo fiato. -Qualunque cosa avessi visto in quel livello è cambiata, Quassus. Ora c'è solo una distesa di roccia vulcanica. - Sposto un attimo gli occhi per incontrare i suoi, ma sta fissando la volta celeste. -È, insomma, un paesaggio da incubo. Disseminato di castellacci. Sono entrata in uno di loro... grazie a te ho superato una barriera altrimenti impenetrabile, ma al di là Darth Vader mi aspettava. Non ho scoperto altro. Il resto lo sai.

Do qualche secondo alla mia mente perché processi tutto.

Queste varie cose non sembrano avere molto senso. Perché mai costruire un nuovo livello inaccessibile con castelli provvisti di stanze inaccessibili?

Probabilmente nasconde qualcosa lì dentro. Quelle stanze devono celare qualcosa di importante.

Non mi faccio domande sulla prigione di Yeela. È chiaro che si tentava di tenerla prigioniera per dividerci ed impedirci d'uscire.

Tuttavia, qualunque risposta abbia questo mistero, dovrei ricordare che le nostre priorità sono anche altre.

-Yeela, non saprei spiegarti nulla. Fatto sta che ora più che mai la nostra priorità è uscire. Di certo, da adesso, il programma ci considererà alla stregua di terroristi.

Non aspetto neanche il suo comando per alzare l'altro braccio ed evocare il computer. Poi lascio bruscamente la sua stretta.

-È meglio pararsi imponendo qualche firewall.

Mentre dispongo le mani sulla tastiera catturo il suo sguardo, che mi annuisce.

Le mie dita hanno già cominciato a danzare. Ovviamente noi siamo la priorità, e per fortuna il cursore è nei nostri pressi. Non dovrebbe essere difficile applicare una difesa che mascheri le nostre identità e ci renda invulnerabili ad attacchi esterni del codice. A questo punto si potrebbe pensare che potrei divenire invincibile, peccato che sarebbe troppo complicato. Già il programma è progettato perché incassiamo i danni, ma per schermarsi da qualsiasi cosa bisognerebbe avere una protezione specifica per ogni agente attaccante. Il massimo possibile sarebbe un'autorigenerazione, che sto già annidando tra le stringhe. Comunque non avrà mai un'efficacia assoluta, perché un problema nel codice la disinnescherebbe in ogni caso con relativa facilità. Nonostante i nostri firewall, gli antivirus esistono sempre. Ma anche se programmo un rigeneratore dei firewall, non escludo che falliscano. Non posso dimenticare di avere davanti computer, e probabilmente programmatori, davvero potentissimi.

Dopo di noi anche una qualche difesa, anche non troppo elaborata, sul giardino, non guasta. Non vorrei ritrovarmi di colpo senz'acqua, ed indebolirmi il corpo. Ora che ci penso, spero che aver schermato i nostri avatar difenda anche i nostri organismi reali, intrappolati chissà dove. Se non posso proteggerli così non saprei che fare. Tuttavia, dubito fortemente ci verrebbe fatto del male fisico. Siamo sempre preziosi.

Appena riabbasso le braccia stendendole sul suolo lei capisce che il lavoro dev'esser finito. Spero solo che basti. -Ed ora cosa faremo?

Rifletto per un momento. -Mi sembra fuor di dubbio che il nostro obiettivo primario sia uscire. Qualsiasi mistero può aspettare.

La vedo annuire mentre ripristina il contatto col mio braccio. Non tento di ostacolarla. -Ne siamo sicuri?

Sgrano gli occhi alla domanda. Pensavo fosse sempre stato il nostro obiettivo.

-Al di fuori troveremo soltanto computer dittatori. Cosa faremo una volta fuori?

Questa sua arrendevolezza improvvisa mi colpisce. -Credevo desiderassi completamente sbarazzarti di loro. - Giro la testa, e lei fa lo stesso. I nostri nasi fanno per collidere, ma restano divisi da qualche millimetro d'aria. -Là fuori ce ne saranno pure a bizzeffe, ma qui sono ovunque, ed alla lunga potranno distruggerti comunque. I miei firewall non sono infallibili. Solo di fuori, con la tua libertà, potrai fare qualcosa. Al resto penseremo dopo. Ma questa è la nostra priorità.

Capisco di aver detto tutto con gli occhi spalancati e fissi, spaventevoli, con la fronte aggrottata ed i denti digrignati, perché la sua faccia è invece contratta in una smorfia timorosa.

-D'accordo. - Sono le sue uniche parole. Per quanto è telegrafica, vengo contagiato. Anzi, non proferisco verbo.

Posso solo reinclinar la testa a contemplare il cielo, che ormai è passato completamente alle tinte notturne. Delle stelle ed una luna ci illuminano debolmente.

Poi arrivo ad una richiesta. -Visto questo, dobbiamo assolutamente esplorare i meandri segreti dela Datospiana. Quindi, voglio che mi mostri tutti i computer. E qualsiasi cosa di nascosto ci sia nei livelli. Agiremo sui cardini.

Nella scarsa luce la vedo annuire, sempre in silenzio.

Restiamo fermi lì. Non pronunciamo parola alcuna.

Il mio cervello passa lentamente in stand-by. Non mi viene in mente di reagire, né mi accorgo che le palpebre mi si stanno delicatamente socchiudendo esponendomi alle braccia del sonno.

Non penso serva dire che coglie l'occasione offerta al volo.

"-È impenetrabile.

Pronuncio queste parole sbuffando, quasi che sia stanco per un lavoro protratto troppo a lungo. Non so nulla di che sia successo, eppure tutti i miei movimenti avvengono autonomamente, come fossi ipnotizzato.

La mia mano scaglia sul pavimento, con un movimento orizzontale, una pila di fogli. Poi sbatto un pugno sulla scrivania. Posso sentire i nervi delle dita caricarsi d'energia rabbiosa da scaricare nell'aria, attraverso un flusso che parte direttamente dal cervello.

Fisso i fogli rimasti sulla scrivania, tutti pieni di cifre, schemi e diagrammi, poi lo schermo del computer. Sul monitor campeggiano, in chiare, seppur pixelate, lettere biancastre, una serie di stringhe. Il cuore mi si stringe vedendo le ultime quattro, che non posso leggere attraverso la lente di questi occhi onirici.

Sussurro qualche imprecazione mentre intreccio i polpastrelli tra i capelli. Sono pervaso da abbattimento, delusione e sconforto, vorrei urlare. Eppure mi limito a passarmi i palmi sugli occhi per coprirli, aspettando di sentire su sclerotiche e cornee l'umidità delle lacrime.

-Datospiana schifosa. - Riesco a dire soltanto questo."

-E svegliati, cazzo - mi sveglio udendo queste parole.

Il mio cervello si attiva alla percezione dell'acqua a puntinarmi fastidiosamente la pelle, unita alla comparsa del freddo.

Chi mai potrà essere?

-Sono le undici e tu ronfi ancora - sbraita. -E poi dovevamo fuggire al più presto.

Le riservo un'occhiata di puro odio.

Storpio i lineamenti in una smorfia stizzita. Poi mi alzo, stringendo i denti per l'acqua che si spalma. Per fortuna, avverto già il calore del sole, che probabilmente mi asciugherà a breve.

Non aspetto un suo ordine per incamminarmi verso la baita a riempire lo zaino. È proprio ciò che devo fare, ed è quello che mi direbbe.

Mentre lo faccio (mi sembra ragionevole dare per scontato che lei l'abbia già preparato), mi urla da fuori, approfittando della porta lasciata aperta: -Comunque dopo si va nel secondo livello, così potrai finalmente vedere i tuoi adorati computer!

Qualsiasi mia possibile risposta includerebbe un assai poco salutare "abbassa il volume", quindi taccio. Ricevo piuttosto con piacere la notizia. A quanto pare ha capito come devono funzionare le cose in questa casa. Be', una volta ero io a rallentare gli ingranaggi.

Il viaggio dura circa mezz'ora e procede abbastanza tranquillamente. Schiviamo Agotorri, tapiri e volatili come bevessimo vino. Rischiamo per un momento di incappare in un mammut, ma riusciamo poi ad evitarlo senza che ci noti. Il terminale ci accoglie con la sua luce rossa, in cui ci immergiamo tenendoci come sempre per mano. Seppur leggermente scombussolato per il vortice iniziale, atterro relativamente in piedi, con equilibrio. Ripercorriamo il vecchio sentiero per la Rubratorre, e facciamo la rincorsa all'Indiana Jones attraverso le porte capricciose per entrare. Ma dopo aver attraversato il corridoio vengo fermato mentre cerco di occupare una Rubravitrea.

-Non qui - comincia Yeela. -Entriamo entrambi in questa. - Mi indica la porta accanto, e spalanca la porta, girandola completamente attorno ai cilindri, curandosi che non si richiuda. Prima la sua richiesta mi disorienta, poi prendo il controllo del mio cervello e cammino oltre la soglia. Le mie orecchie vengono un attimo confuse, aspettandosi il cigolio della porta, che invece dovrà, chissà perché, restare aperta.

-Osserva - Yeela richiama su di sé l'attenzione. Respira ed espira brevemente, come a prepararsi. Poi, con un gesto semplice e secco, assesta un calcio ai mattoni cubici neri, infrangendo le linee rosse che li contornavano.

Rivela, dall'altro lato, una nicchia molto stretta. Dentro c'è un piccolo computer, poggiato su un piedistallo, molto simile a quello del primo livello. Spero solo di trovare qualcosa di serio in questo, e non altre scemenze disegnate per prenderci per il culo.

-Bene, Jobs 2. Puoi metterti al lavoro. - Questo nuovo soprannome non sarà sicuramente tra i miei preferiti. Ma lo ignoro e mi metto al lavoro sul desktop. Stavolta non c'è Prato Fiorito, ma un gioco di flipper. Abbastanza naturale ed elusivo, efficace, come diversivo: questi computer sparsi devono sembrare tutti meri giocattoli. Un'eccezione darebbe nell'occhio.

Ovviamente anche questo, trovato il suo spioncino, rivela la maniglia per il codice sorgente.

Questo, però, sembra promettere ben maggiormente. Non trovo scritte disordinate ed astruse, ideate per dare false speranze. Tutto ha sin dall'inizio un senso.

Sono documenti.

Yeela, però, demolisce i miei castelli in aria commentando: -Li ho già letti. Non c'è nulla che non sappia già.

Allora continuo a cercare. Qua e là sono disseminate, legate attraverso rimandi, le stringhe del flipper, come se fosse un foglio sbrindellato e riattaccato grossolanamente con la colla solo ai bordi dei frammenti. Il resto è fatto da documenti vuoti, spesso incorniciati da indicazioni di sistema ed anche meccanismi di funzionamento del livello.

Quest'esplorazione informatica dura parecchio. Yeela mi informa ripetutamente di conoscere già il documento, frase ormai ordinaria quando inizio un nuovo documento. Tutti, tra l'altro, sembrano alludere a disposizioni od assomigliano a circolari, in entrambi casi sono correlati al funzionamento del livello, il che conferma una grande organizzazione dietro tutto. Probabilmente opera umana, e non solo di quel Darth Vader 2.

Almeno finché scopro un ulteriore documento, che non viene riconosciuto da Yeela. Anzi, sembra essere cifrato.

Ma non sembra una cifratura che sia già in grado di decifrare. E mi pare giusto: questo è un ambiente fuori dai livelli. Cosa mi aspettavo, di incontrare codici man mano più difficili progredendo? No, se sono informazioni succulente vengono subito protette al massimo.

Anche se penso l'abbia intuito, sbuffo: -È criptato.

Yeela annuisce e propone: -Posso darci un'occhiata io. Non dovrei cavarmela male.

-Voglio sperarlo - dico, anche se non ho ragione di dubitare. Mi chiede: -Trascrivimi il codice da qualche parte e torniamo alla baita.

Ma è impazzita? -Come cavolo ci torneremmo? I terminali sono a senso unico!

-Certo che sono a senso unico. Ma tu, ora che hai un computer e ci hai incatenato a difese di piombo, puoi ricopiare il codice, sempre ricorrendo a qualche piccolo firewalletto, e creare tu stesso un terminale. Non prima di aver ricopiato su un foglio il codice da decrittare e ripormelo nello zaino.

Ehi, che idea. In effetti era davvero semplice. Non c'era bisogno di coordinate di posizione, basta un trucco abbastanza facile.

Mi metto subito al lavoro. Prima appuro che il firewall non è stato attaccato, quindi anche questo lavoretto passerà inosservato.

È qualcosa di abbastanza rapido: devo scorrere innumerevoli stringhe per poter finalmente raggiungere il codice del terminale attivo del livello, ma dopo averlo copiato, taggandolo "sandbox" perché non si concretizzi immediatamente, posso mettermi al lavoro. Basta aggiustare qualche comando in base ai nostri voleri, avviluppare un piccolo firewall e programmarlo perché si autodistrugga. Meglio non avere grane.

Lo tiro fuori dalla sandbox e dietro di noi compare un terminale azzurro.

Dovrebbe ricondurci alla baita di Yeela. Detto fatto.

-Ottimo lavoro - dice con un sorriso sincero.

-Grazie. - rispondo. E stavolta sono io ad afferrarle il braccio e fare un passo nella luce, che ci avvolge completamente per l'ennesima volta, ormai.

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