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CAPITOLO 26-Immobilità assoluta

(Yeela)

Osservo immobile lo schermo bianco mentre comincia a sfumarsi di grigio, per poi passare ad una scala di grigi disposta su cerchi concentrici. Il più interno si sta scurendo, tendendo sempre più al nero, fino a diventare una tenebra totale.

Di colpo si illumina di un verde che proietta un'ombra dello stesso colore sul suolo, davanti al computerino, da cui sorge, uscendo dal suolo come un fantasma, una figura.

Ma non la vedo in viso, perché è coperta completamente da un abito nero, ed il volto da una maschera nera, modellata da lineamenti umani, mostruosamente neutri. Sembrano appartenere ad un morto.

Nel complesso mi ricorda Darth Vader. Ma questo riesce ad essere più inquietante e neutro.

Per ridonarmi un momento di conforto, stringo con una forza assassina la mano di Quassus.

Lui è qui. È con me. E proteggerà me come io proteggerò lui.

Vedo solo con la visione periferica i suoi passi nella nostra direzione, perché i miei occhi sono concentrati sulla maschera. Che rapidamente arriva a qualche centimetro da me.

Per fortuna non respira come Darth Vader. Altrimenti sarei già in game over.

Le prime parole escono, ma non con la voce grave che mi sarei aspettata. È la voce del computer, ma senza distorsioni. -Vorreste distruggere questo computer? Ed uscire dalla Datospiana?

Grava di nuovo il silenzio.

Dopo un respiro, lo rompo io. -Siamo in fondo al decimo livello. Dov'è l'uscita?

So che teoricamente siamo stati mandati dagli Antinformatici, ma se lui fosse uno di loro? Non credo questo sia un computer.

Dalla grassa risata che sento capisco di aver sbagliato.

-Non mi hai sentito, nanetta? La Datospiana non ha uscite.

Solo per il "nanetta" dovrei riempirlo di calci nelle palle, ma non la trovo un'opzione sicura.

-Sarebbe a dire? - oso avanzare. I nostri nasi sono così vicini che mi sembra di sentire il suo respiro.

-Sarebbe a dire, nannetta - mamma mia, rischio davvero di sbroccargli contro - che non avete mica scelta. La Datospiana adesso è la vostra casa. Perché mai dovrei lasciarvi andare quando ci servite così tanto?

-Continuo a capire sempre meno. - Teoricamente avrebbe dovuto essere solo un pensiero, ma la mia bocca l'ha espulso.

Quello mi posa una mano su una guancia come per compassione, al che ho un altro picco di rabbia.

-Forse è il caso di procedere in ordine.

Ritrae la mano di scatto, trasmettendomi un brivido.

-Semplicemente questa è una realtà virtuale.

Ci ero arrivata, cretino.

-Se è così, non ti sei mai chiesta dove sia il tuo vero corpo?

In effetti no, o forse sì. Fatto sta che non ho bottoni per uscire, e tutto si avvicina ad una realtà irreale.

Ma tu sputa il rospo.

Guarda Quassus. -Semplicemente siete dei vegetali in questo momento.

Era una battuta? No, perché faceva abbastanza schifo.

Ehi, ma questo dovrebbe pensarlo Quassus, non io. Io ho sale in zucca.

Ma lui continua a spiegare con lo stesso tono, quello di una guida turistica. -La Datospiana è soltanto nella vostra testa, non è un luogo fisico, come ho già detto. Voi siete i primi ad avere raggiunto questo punto. - Vengo attraversata da un brivido d'orgoglio. -Andando al sodo, i vostri corpi sono conservati in delle bare speciali dove possiamo sfruttare tutto il vostro potenziale. Cosa credete, che quelle favole sugli Antinformatici siano vere?

Queste ultime parole mi confondono. Ma lui continua: -Gli Antinformatici non sono mai esistiti.

Colgo uno sguardo di Quassus, che pare colto di sorpresa.

-Sono soltanto una - acquisisce una punta di voce disprezzante - bugia, ideata per attirare qui i sediziosi e tenerli a bada in un modo utile.

Sedizioso?

Intende sicuramente contro la dittatura. Perché io sarei di sicuro una sediziosa.

-Sapete, i vostri impulsi nervosi sono... utili per i nostri processi. Procurano un grande sostentamento alla Datospiana. Elettricità, creatività, pensieri... stimoli per i computer, grazie a cui amplificano il loro potere e continuano a mantenere l'intelligenza necessaria per mantenere, assieme ai nostri comandi, questa dittatura. A che pro far sì che possiate uscire?

Quassus esplode in una domanda: -Ma perché cazzo ci fate superare tutti questi livelli se non c'è un'uscita? Non potete spremere i nostri fottuti cervelli e basta?

Dark Vader Falso ride. -E tu saresti l'esperto di informatica?

Si ricompone. -A noi interessa che voi superiate i livelli. Perché il vostro potenziale sia sfruttato al massimo. Più elaborano, più i nostri computer ottengono impulsi da cui raffinare stringhe con cui rafforzarsi, nonché elettricità extra. Tanto per nutrirvi basta il liquido trichintidale.

Poi si rivolta indietro borbottando: -Forse vi ho già dato troppe informazioni. GAME OVER!

-Aspetta...! - faccio per gridargli, ma poi sento partire delle sirene e la mia vista comincia a diventare rossa.

Perdo rapidamente il controllo del corpo. Infatti sto già urlando. Di dolore.

Posso solo cadere a terra a contorcermi guardando negli occhi Quassus, nella stessa situazione, e Darth Vader, che sta risalendo verso il computer, finché gli occhi non mi si chiudono e vengo cullata dall'oscuro abbraccio del game over.

Non so quanto duri. Non so per quanto questo buio quasi completo in cui la mia mente sembra arrestarsi continui, fatto sta che alla fine mi ritrovo nel giardino di Quassus.

E lui è accanto a me. Siamo tutti e due sdraiati sull'erba, perfettamente lucidi.

-Ho impostato i nostri codici perché ci mandino allo stesso giardino quando gameoveriamo - spiega.

Io non perdo tempo ad incassare quell'informazione utile mentre mi rialzo, mentre rielaboro tutte le parole di Darth Vader.

La Datospiana non ha uscite.

Sei anni in quei livelli non sono serviti ad un'emerita minchia.

Non posso uscire. Sono stata attirata qui con l'inganno credendo che fosse un'opportunità di libertà, ed invece sono confinata qui per sempre.

Non penso ci siano molte parole idonee a descrivere il mio stato. -CAZZO! - grido.

Anche se la mia rabbia non ha obiettivi in questo momento, riesco a trattenermi dallo scegliere Quassus.

Vado allora contro il muro. Quassus sembra osservarmi in silenzio mentre sbatto un pugno contro il muro invisibile di confine, poi il piede, e continuo ad imprecare senza neppure una pausa: -Datospiana di merda, computer di merda, Darth Vader Coso Falso o come cazzo si chiami stronzo! Andate a fanculo tutti! Vi possano evirare ed impalare nel deserto!

Prendo un attimo fiato, ma vengo interrotta da dietro. Braccia, che mi cingono. Quassus.

-Calmati, Yeela.

Il suo gesto quasi mi dissuade, anche se il magma continua a ribollire al mio interno. Non ho altri desideri se non schiaffeggiare quelle mani, togliermele di dosso ed andare a distruggere la baita pronunciando gli insulti peggiori che un umano possa concepire.

Ma le sue parole mi bloccano definitivamente: -Forse non lo vedi, ma anche questa soluzione potrebbe avere un'uscita.

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