CAPITOLO 25-Passerella siderale
(Quassus)
La mia vista si riordina rapidamente regalandomi un nuovo spettacolo.
Prima vedo sotto di me. Ho un infarto alla vista del vuoto siderale. Soltanto una volta nera, anzi bluastra, puntinata da stelle, e con alcuni pianeti dall'aspetto strano. Assomigliano un po' tutti a Giove, pieni di strisce e macchie variopinte, ma per davvero. Di tutti i colori dell'arcobaleno.
Poi però le mani impattano, ed al tempo stesso prendo un colpo ed un sollievo.
Guardo meglio, vedendo che sono stato fermato da una piattaforma di vetro.
Prima guardo un attimo Yeela, che sembra nella mia stessa situazione, poi contemplo per un attimo lo sfondo stellare con la visione periferica.
La mia mente è divisa nell'ammirare questo paesaggio e nel ricordarmi che questo è il decimo livello. L'ultimo.
Io e Yeela giriamo la testa insieme.
Davanti a noi la piattaforma di vetro si estende. È contornata da una linea bianca, intervallata da lucine viola, o forse blu, equidistanti. Ha la forma di un cerchio... o meglio, più in avanti si protende in una linea.
La seguo con lo sguardo fino a vedere l'altro capo della passerella: in fondo c'è un enorme palazzo cilindrico di vetro. Ricorda molto i grattacieli newyorkesi. Siamo separati forse da un chilometro di camminata.
Non riesco a formulare altre considerazioni perché vengo travolto da un abbraccio di Yeela, evidentemente frastornata fino a poco fa. -Ci siamo riusciti! - grida estasiata. -Quassus...
Dopo essersi dondolata aggrappata a me facendomi barcollare, si stacca, ma tenendomi ancora le braccia. -Questo... è il decimo livello. - Completa la frase.
Un sorriso spontaneo mi si insedia sulle labbra. -Già.
Mentre la sua mano sinistra scivola alle mie dita, e la destra ritorna al fianco, si volta lentamente (ed io la imito), per allineare la lontana porta gigante dell'edificio al suo sguardo.
-Cominciavo a dubitare ci sarei mai arrivata - esordisce. -Cominciamo?
Lo chiede come in quel grattacielo ci fosse l'amore della sua vita.
Be', in un certo senso non mi sbaglio.
Il nostro primo passo è all'unisono. Ma i successivi divengono rapidamente scoordinati, creando uno scalpiccio confuso.
Sta lentamente stringendo la presa. La guardo negli occhi, scoprendoli velati da un sottile strato di lacrime. -Commozione?
-Sì - risponde. -Quasi non riesco a crederci. Grazie a te ho sbaragliato in tre giorni ciò che ho affrontato per sei anni.
L'idea mi fa quasi sorridere. Mi sto sentendo emozionato, non tanto per me visto che scoprirò cose che sapevo (sapevo...) già, ma più per Yeela, che sta riconquistando la sua libertà dopo sei anni di prigionia in questo posto, qualunque sia la sua natura.
-Pensi apparirà qualcosa?
Bella domanda. Ma sbirciando per un attimo il monitor, rapido ad apparire come al solito, vedo soltanto questa passerella. Nessun firewall o trappola sembra annidata.
Come era ragionevole prevedere, la grafica è semplicemente incredibile. Il vetro sembra vero. Forse non distinguerei un uno neppure al microscopio, per quanto è sottile il codice.
-Non riesco a credere sia tutto così facile - dico.
La presa di Yeela si stringe ancora, ma di colpo, denotando un attimo di paura.
-Secondo me dentro troveremo un'altra copia del signor Groar a romperci - dico per stemperare la tensione.
-Il signor Groar? - chiede ridacchiando ed allentando la presa.
-Sì, quel tizio altamente stupido e rompipalle del sesto livello...
Lei sembra capire e commenta: -E poi inventerei io tutti i nomi strani.
-Avoglia se li inventi. Infatti, secondo me nella tua testa stai già chiamando il palazzo Vetrorotonfinale.
Il suo sguardo diventa più neutro ed imperscrutabile. Sembra pensare per un momento.
-Quassus, mi spieghi seriamente il tuo metodo perché butti più stronzate la tua bocca che acqua una diga?
-Semplice. - Lei si ferma un attimo ad ascoltarmi, con aria curiosa.
-Devi essere me.
Il suo sguardo diventa deluso.
-AAHAHAHAHAHAH! - faccio una risata palesemente finta per poi alzare al cielo la mano libera, con un'aria boriosa da "sono un genio".
-Esatto. Vale a dire incredibilmente demente.
Pepata la ragazza, oggi. Stiamo tornando ai nostri vecchi tempi (vale a dire pochi giorni fa?)
Comunque davvero, è tutto troppo sospetto. In questo oceano di spensieratezza sta cominciando a diffondersi dell'angoscia a macchia d'olio.
Non pronunciamo altre parole. Ci limitiamo a continuare a camminare mano nella mano fissando quest'imponente costruzione.
Non ci vuole molto per arrivare di fronte al portone, sempre di vetro. Ma questo vetro è diverso, riesco a vederci attraverso. Non è a specchio come il resto.
Lo spalanchiamo un attimo prima di domandarci come sia l'interno. Strano a dirsi, ma sembra più leggero di una piuma.
È davvero troppo facile.
Ma preferisco dar retta alla mia vocina ottimista.
Esploriamo brevemente con gli occhi l'interno.
I vetri sono diventati dall'interno trasparenti, dandoci una vista mozzafiato sul panorama.
Il cilindro è uno spazio completamente vuoto, riempito solo da una scala a chiocciola avvolta su sé stessa fino in alto, ad una sorta di soffitto ferroso, in cui vedo da lontano la sagoma di una botola.
Mi verrebbe da dire: tutto qui?
-Yeela - esordisco - questa situazione non mi piace.
Un attimo di silenzio. Tombale. Poi si gira lentamente verso di me sussurrando: -Neanche a me.
Mi accorgo ora che le voci riverberano contro le pareti fuggendo verso l'alto.
-Ma possiamo scoprire di più solo avanzando - continua lanciando un'occhiata alla cima.
Così saliamo la scala, con le mani sempre strette. I nostri passi sul primo gradino sono felpati e silenziosi, infatti nel cilindro grava di nuovo una quiete spaventosa.
Ma nessuno dei due osa romperla. Saliamo, tranquilli, forse quattrocento gradini a spirale. Non si sente un nostro passo, solo i nostri respiri. Durante la scalata mi trattengo dal guardare a destra, per non vedere il vuoto di una caduta che mi porterebbe, dopo tutto questo, al game over. Che non sopporterei.
Eh, no, ora voglio la mia libertà. Mi è davvero bastato tutto.
Ci scambiamo poche occhiate fugaci. Proseguendo, la presa sulla mia mano resta stabile, impedendomi di decifrare qualsiasi emozione di Yeela.
Ed alla fine ci siamo.
Sopra le nostre teste c'è una botola di ferro, contornata da un nastro a strisce alternatamente gialle e nere, simile a quello dei macchinari da fabbrica o di confinamento dei luoghi indagati.
Yeela, alla fine, lascia la mia mano. -Tutto qui?
Siamo entrambi stupiti, ma è così. La libertà è sopra questa botola, qualunque cosa ci sia dietro.
Come per compensare la perdita della mia mano, mi abbraccia. -Grazie, Quassus.
-Prego. - rispondo semplicemente.
Restiamo così per un minutino. Analizzo con cura le sue dita, corte e soffici, che premono sulla pelle con delicatezza. Insomma, rispecchiano la sua personalità.
Quando si stacca, continuando a tenere un contatto delle mani con le mie spalle come se ogni attimo di distacco le facesse male, vedo nei suoi occhi solo il sorriso. -Andiamo?
Annuisco, e senza aspettare un segnale sollevo la botola.
Ci arrampichiamo assieme all'interno.
Davanti a noi c'è una stanza dal pavimento in pietra, ed alle pareti sempre vetri lisci che danno sulla vastità spaziale.
Gli unici oggetti sono un computerino piccolo, da ufficio, con dietro un monitor enorme, grande forse quanto una villetta.
-Ma ora che dovremmo fare? Gli Antinformatici non ci hanno dato nessuna istruzione.
Ora che ci penso è vero.
-Se ipotizzavo correttamente, questa è solo un'immagine che concretizza il codice - dico. -Forse il segreto sta in quel computer e dobbiamo capire come fare. Forse non sarà difficile, altrimenti sapremmo tutto.
-Okay - risponde. -Andiamo ad esaminarlo?
-Okay.
Sospira. -Okay.
Così facciamo qualche passo verso il computerone, quando improvvisamente tutta la stanza si riempie di una luce intermittente rossa e del fastidioso squillo di una sirena.
Contemporaneamente il computer si accende. Il monitor è coperto solo dalla luce bianca, ma sento distintamente un borbottio: -Mmh.
Yeela sussurra: -Forza, distruggilo col tuo computer!
Ma sembriamo esser stati sentiti. -Distruggermi?
La voce è pixelata. Sembra prodotta da un automa, eppure qualcosa mi dice che c'è un fondo umano dietro.
-Sì, ti distruggeremo, così elimineremo questa dittatura e potremo uscire!
Forse l'idea di Yeela suona utopistica, ma mi rallegra constatare che i fatti potrebbero essere questi.
Solo che riceviamo in risposta una grassa risata. "AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!"
Dopo un secondo la voce riprende. -Sciocchi. - Sento uno schiocco, come di un microfono che si stimoli con uno sbuffo d'aria. -La Datospiana non ha uscite.
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