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CAPITOLO 24-Saltelli nei prati

(Yeela)

Bene, questo era forse il punto che temevo di più. La fine.

L'ho vista solo un paio di volte fino ad ora, ma è impossibile da dimenticare.

Il labirinto e gli ostacoli finiscono lasciando una sola striscia di pietra color ocra, simile a quella delle piramidi (ma certo, questo dovrebbe essere un richiamo a Kula World). 

Nelle condizioni normali, escludendo qualche possibile crisi di vertigini, sarebbe facilissima da attraversare.

Se non ci fossero degli aggeggi fastidiosissimi ad intralciarti il cammino.

Sono come insetti. Aerei, infatti hanno un'elica ed un motore, ma ricordano bene degli insetti. Fatto sta che non appena ne vedano uno attaccano quei poveri malcapitati che tentano di continuare. Facendoli cadere, e quindi subire un game over orribile. 

Ma qualcuno è mai arrivato al nono livello?

Cavolo, stando alle informazioni carpite nessuno ha mai superato il nono, il che quasi mi toglie la voglia di toccare il terminale.

Non credo comunque che avere una lastra semovente di vetro continuamente sotto i piedi ci darà una qualche possibilità in più. 

È un peccato, poi, che quegli stupidi si siano già accorti del nostro arrivo. Infatti sento un ronzio cominciare a venire alle mie orecchie, che risvegliano il mio cervello, che poi rimanda a lavorare i miei occhi, che registrano la sagoma di due velivoli in avvicinamento.

Sono difficili da attaccare non solo perché volano, ma perché hanno corazze in ferro, che non solo sono resistenti, ma incrinano pure le unghie dei mignoli quando vengano colpite.

Il primo proiettile fora il cielo ridestandomi completamente non appena sfiora di un micron le mie dita.

Osservo Quassus con un'occhiata rassegnata. -Possiamo soltanto correre e correre sperando di arrivare in piedi a toccare il terminale. Anche con questi blocchi, non c'è altra soluzione.

Meno male che in questo frangente non ci sono stati cambiamenti. Non avrei sopportato di trovare pure un drago sputafuoco a sentinella, a quel punto mi sarei data all'ippica ed a feste pazze con Quassus in cui ci saremmo ubriacati tipo ogni giorno per poi menarci e sfotterci. Tanto sarebbe valso non uscire più dai giardini.

Lui liquida la mia affermazione con un gesto, facendomi sentire per un attimo una stupida. (Per la cronaca, quando riesce a ferirmi ho una voglia incontrollabile di uccidere). -Ma fammi il favore. Servimi.

Istintivamente penso mi stia dando un ordine, poi appare il computer e ricordo bene che in effetti lo ha.

-Li spazzeremo come mosche in meno di un secondo. Sono sensibili al fuoco? - chiede.

-Ah, ma che ne so, pensi abbia mai provato?

-Stando al loro codice no. - dice.

"Ma allora perché cazzo me lo chiedi, mettiti a digitare quelle quattro stringhette infantili e distruggi quei rottami!" vorrei urlargli, ma vedo che è già al lavoro.

Intanto riflette a voce alta. -Hanno troppi firewall per poterli distruggere con un tasto, ma non sembrano immuni ad armi particolari.

Ha già digitato una decina di stringhe.

Mi avvicino, e vedo che quello è il mio codice.

Poi mi volto, vedendo che un "rottame" è a cinque metri, con un lungo codazzo a seguirlo.

-Eclissati - ordina Quassus, facendo collassare lo schermo, per poi distendere la mano verso una delle ferraglie ambulanti e dire: -Fallo anche tu.

In quel momento una colonna di fuoco esce dalla sua pelle travolgendo prima quel catorcio (wow, ho già trovato tre insulti idonei in un minuto?), poi tutti gli altri suoi colleghi cretini dietro. 

Mmh. FA-VO-LO-SO.

Stendo subito la mano e comincio a menare una colonna scintillante a destra e manca, lanciando urletti divertiti ad ogni uccisione come una bambina.

-Te la stai tagliando? - chiede Quassus con voce vuota.

-Avoglia - rispondo. -Ehi, ne ho ucciso un altro!

-Tanto vinco io - dice con un ghigno malefico.

Per tutta risposta sbatacchio ancora di più la colonna riempendo rapidamente l'area coperta, e dopo una ventina di secondi, qualcuno più pieno di foga ed altri più concentrati essendo alcuni catorci davvero lontani, tutto il livello è stato ripulito da quel lerciume. Guardando sotto, sfidando le vertigini, mi accorgo che sta precipitando continuando a bruciare e sfasciarsi verso il suolo.

Avere l'accesso libero a quel terminale mi sembra un sogno.

Così corro ad abbracciare Quassus. -Ci siamo! - grido estasiata. Gli sono saltata addosso ed ora mi sto aggrappando alla sua schiena, mentre lo scuoto nella foga della felicità.

Lui mi ributta sui cubi di vetro infastidito, facendomi ricordare, di colpo, che in effetti cancellando una stringa potrebbe farmi precipitare nel vuoto. -Ok, ci siamo, ma non stuprarmi.

Stavolta mi ha offesa davvero. 

-Ma chi ti stava stuprando. Era un abbraccio.

Il suo sguardo si fa più severo. Ma non risponde.

Paradossalmente, questa mancata risposta accende la mia rabbia.

Ma non permetterò che questo momento sia rovinato, così lo incito. -Andiamo.

Raggiungiamo in fretta il terminale, e toccandolo veniamo finalmente spediti nel nono livello.

Appena arrivata comincio a guardarmi intorno.

Tutto il livello sembra essere una valle circolare racchiusa da catene montuose, sulle cui vette... svetta la neve. Adesso sono invece vicino ai piedi di alcune colline, che a loro volta sono ai piedi delle montagne. Sulle prime ci sono prati vigorosi e verdi, con qualche chiazza scura sparsa di alberi. Io sono invece in un prato fiorito, sempre verdeggiantissimo e disseminato di fiori rosati e margherite. 

Il prato sembra una sorta di anello esterno, infatti dopo ce n'è uno più interno, costituito da una strada. Normale, asfaltata. Ma vuota. Neppure una macchina.

Nel disco centrale c'è invece una piana stepposa, di un verde spento e morto, dove si intravedono solo radi ciuffi di erba che sia alta. Il resto è erba piana, rasa e scolorita, come ad un'isola caraibica, e sotto un terreno denso e scuro, che mescolandosi col floscio verde dei fili crea un colore da bottiglia di vino.

Proprio nel centro c'è un castello diroccato, di un nero scuro, ma troppo lontano perché possa vederlo nei dettagli.

Quassus comincia commentando: -E questa sarebbe una sala delle torture digitale?

Ricordando quell'informazione mi sorge qualche dubbio. In effetti quei computer possono solo avermi mentito, perché non c'è nulla. L'unica alternativa è che sia nel castello.

Il mio istinto mi suggerisce di non andarci, ed adesso posso affidarmi solo a quello.

-No - dico. -Ma procediamo con cautela. Riesci a scansionare qualcosa nel livello?

Apre il computer e ribatte: -C'è una mole infinita di stringhe. Sono salite ad oltre due milioni. Nello scorso livello erano 400.000. Ci metterei davvero troppo a dirti ogni segreto di questo valle.

Capisco, e scuoto la testa.

Comunque dev'esserci un modo per proseguire che non sia quel castello. Me lo sento. Lo dice il mio istinto, ed ora solo a quello posso affidarmi.

Ma qualsiasi ricerca o pensiero stessi cominciando viene interrotta da un rombo di motore.

Ad una velocità supersonica una macchina da corsa, color argento, che sfreccia con un suono assordante che mi trapana le orecchie. Poi scompare dietro alla collina centrale col castello al centro.

Quassus guarda per un attimo allibito, poi chiede: -Solo una domanda. PERCHÉ?!

Non posso che essere d'accordo.

Nel frattempo strappo un paio di margherite e le guardo, mettendomi a sedere.

La grafica è perfetta. Non riesco a distinguere neppure uno zero in questi petali soffici e candidi.

Desidero tanto farlo. Quando mai sono nel giardino?

Le intreccio nei capelli con cura, incastrandole nella massa di fili.

Mi sento di nuovo ragazza. Vorrei correre per le montagne, nei boschi, saltellando e distendendomi libera nell'erba.

Libera. 

La parola mi rimbomba nelle orecchie. -Yeela, mi hai sentito?

Emetto un sospiro per lo spavento. -Eh?

-Ti ho detto che forse dovremmo andare verso il castello a cercare il terminale. 

-No, Quassus. - rispondo istintivamente.

-Ed allora che cazzo vorresti fare? - sbotta. Sembra che la rabbia per il mio abbraccio non si sia estinta.

-Non so... sento che non dobbiamo andarci. Ti prego. Cerchiamo un pochino qui intorno.

Lui mi guarda un attimo, ma poi si rassegna. -D'accordo. Dieci minuti.

Annuisco mentre smetto di rigirarmi margherite tra le mani. Lui comincia a guardare un po' nel prato, e scandagliare il codice circostante, mentre io penso di fare qualcosa di più artigianale. Mi alzo e comincio a camminare, sbattendo i piedi contro il terreno, che risponde con dei tonfi legnosi, mentre aguzzo la vista alla ricerca di qualcosa di sospetto.

Tonfi legnosi.

Lo realizzo adesso, e guardo il terreno calpestato.

Avevo una botola sotto i piedi, e come una cretina non l'ho notata. Va be', ma quando sarò uscita dovrò farmi curare.

-Quassus! - chiamo gridando. Lui si gira immediatamente e si avvicina. Le nostre pelli sono ad un millimetro dal toccarsi, ma non so perché lo stia notando.

Gli indico la botola e lui, senza dire una parola, estrae il computer ed opera su qualche stringa. La botola si dissolve.

Ed il terreno sotto i piedi con me.

Ma per fortuna me ne accorgo in tempo per saltare via, lanciando un urletto da cornacchia. Me ne vergogno un attimo dopo perché Quassus dice: -Cos'era?! - Ma non sembra gliene importi molto perché subito dopo scende lungo questo tubo aggrappandosi a delle scale ferrose, ed io lo seguo a ruota. 

Ho un pochino paura. È una paura dell'ignoto, che da parecchio tempo non ho più. L'ottavo livello mi ha ben bloccato. 

Guardo in basso, e sotto il cammino sembra illuminato. Speriamo siano torce.

Lui ad un certo punto si stacca dalle scale e si getta sul pavimento, atterrando senza scomporsi.

Mentre faccio lo stesso commento: -Sei impazzito?

Lui risponde scansandosi: -Se non mi seguissi a scimmia avresti saputo che non gli scalini si esaurivano. Sempre a seguirmi.

Arrossisco. Di vergogna, ma anche della foga che metto nel rispondere: -Ohohhh! - esclamo con fare arrabbiato. - Intanto io ho scoperto la botola e non dimenticare che ti ho salvato! 

Rispondendo lo spingo per sembrare più bulla.

-Ehi, io intanto ti ho fatto superare l'ottavo livello! Chi è stato più utile all'avventura?

-Ti ricordo che se non ti avessi salvato non l'avresti mai scoperto! 

Lo spingo di nuovo ridendo, ma stavolta resiste meglio.

-Ti ricordo che se avessi studiato un pochino di informatica non avresti avuto bisogno di me!

-Sentilo, colui che stamattina era così morto di sonno da non svegliarsi.

-Sentila, la bambina montanara che ancora si mette i fiori nei capelli.

-Sentilo, colui che deve andare a fanculo.

Un suono interrompe la conversazione mandandoci sull'attenti. 

Sembrava un urlo lontano. 

Per la prima volta osservo bene il luogo. È un tunnel continuo, illuminato ai lati da torce rosse che rivelano delle pareti da segreta di un castello. Probabilmente proprio lì siamo. 

In fondo scorgo delle luci lontane, e voci indistinguibili.

-Andiamo - dico a Quassus, che devo trascinare per un braccio, come sempre, visto che non mi sente subito.

Mentre camminiamo sempre più verso l'esterno la mano tende a scivolare verso la sua, trasformandosi dalla trazione che era in una stretta. 

Continuiamo per due minuti. Non diciamo neppure una parola, forse per ignoranza di cosa poter dire, o forse per sicurezza, fatto sta che alla fine ci affacciamo su una grande sala che osservo attentamente. 

La stanza è proprio una segreta da castello, ma la cosa più esilarante è al centro: un campo da calcio, pieno di giocatori che si azzuffano. Una voce fantasma fa commenti del tipo: -Passa... incredibile... noooo!

Insomma, il livello è un incrocio tra Skyrim (o Destiny? Chi se lo ricorda), Gran Turismo e Fifa.

Osservo il soffitto, in vetro. Sopra vedo un uomo incappucciato condurre due donne fuori da delle gabbie e dire seccamente: -Potete tentare o seguirmi. Scegliete.

Sento la prima dire: -Tento.

L'altra: -Seguo.

La prima si tuffa in una specie di cubo nero, anzi, pieno di liquido nero, che forma una protuberanza nel soffitto. 

Infatti cade proprio in questa stanza nel campo da calcio, avvolta da una sostanza nera. Sembra incapace di muoversi, e tutti i giocatori, come se non la vedessero, prendono a calpestarla. Andrà di sicuro in game over a breve. 

La seconda, che lo segue, va a destra. Guardo proprio la parete di destra, anch'essa di vetro. Dietro, solo una sedia. 

O meglio, si apre una porta dietro a quel vetro. Lei sembra vedere quella sedia e fa per scappare, ma viene immobilizzata dall'uomo che la pone di forza sullo schienale. 

La osservo compatita mentre si dimena, cercando di sfuggire alla sua presa salda come la roccia. Esclama: -Sta' ferma.

Allaccia le cinghie immobilizzandola, poi pronuncia qualche parola in una lingua strana e la sedia si tinge di strani colori azzurri. Lei comincia a tremare. La sedia è elettrica.

-Non preoccuparti, durerà al massimo un'ora, poi riavrai il tuo giardino.

Sala delle torture medievale. Ah-ah.

L'uomo fa tornare su, ma sembra vederci. Per un attimo non fa niente, e penso ci abbia ignorato.

Ma poi urla: -INTRUSI!

Improvvisamente da altre gabbie, in questa stanza, escono giocatori altri giocatori di rugby che corrono verso di noi.

Ora che guardo bene, anche nel campo ci sono in realtà giocatori di rugby, ma stanno usando un pallone da calcio.

-Oh. Oh. - borbotto.

-Io entrerei nel campo - dice Quassus indicandomi in fretta un terminale azzurro in una porta, poi mi afferra per un braccio trascinandomi nel campo attraverso l'unica entrata dalla parte opposta prima che quei mastodonti possano placcarci.

La gente dalle gabbie, sia di questa stanza sia sopra, sembra osservarci. Sento l'uomo borbottare, poi, "ma guarda tu".

La donna è ancora stesa lì e sembra davvero incapace di muoversi. Probabilmente, ora che ci penso, non fa parte della scenografia.

Ci facciamo strada tra i giocatori verso il nostro obiettivo, ma improvvisamente mi arriva contro un pallone. 

Merda.

Su di me si buttano a capofitto almeno dieci rugbisti, che già mi avrebbero schiacciato se non mi fossi abbassata immediatamente.

Quelli menano di mani e piedi, ma per fortuna riesco a strisciare, dopo aver lasciato il pallone, tra i loro corpi ed uscire dalla mischia.

Quassus mi stava aspettando fuori dall'assembramento nel campo quasi vuoto.

Fuori invece dal campo ci sono ancora i rugbisti sguinzagliati, che ci tallonano ai confini del campo, segnati da una sorta di muro invisibile con una solo accesso. A quanto pare non entrano, meglio per noi.

Solo che la mischia si è appena risciolta, ed ora tutti stanno tornando proprio verso la nostra porta.

Quassus mi afferra di colpo la mano e mi fa correre così in fretta che mi fa male la milza. Voglio gridare, ma sono già a pochi passi dal nostro obiettivo.

Mentre un rugbista minaccia di far meta gettandosi dentro la porta (che regole strane ha, questo gioco), noi ci gettiamo con un piccolo balzo sul terminale, ed io riesco a vederlo dritto in faccia mentre spinge la palla contro il terreno, come al rallentatore, mentre tutto si dissolve in un fiume di bianco.

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