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CAPITOLO 19-Stupidi ululanti

(Yeela)

-Quassus! - grido mentre si ridesta.

-Uh? - sbatte gli occhi, trasecolando. -Cos'è successo?

È sveglio. E dire che se prima non avesse respirato l'avrei creduto morto.

-Quassus, sei come svenuto - gli spiego mentre riprende un'espressione normale. -Stavi digitando sulla tavoletta e di colpo sei caduto.

Mentre gli parlo, si guarda intorno, probabilmente per analizzare il paesaggio che prima non ha considerato neppure per un attimo. Mi ha chiesto subito la tavoletta ed ha tenuto gli occhi fissi su di me e su di essa per tutto il tempo. Neppure per un attimo ha provato a contemplare lo splendore che cela questo livello orrendo.

Siamo circondati da montagne candide, ricoperte di neve.

Anche noi in realtà siamo su una montagna, su una sorta di altopiano. Sempre ricoperto di neve, anche se per fortuna il cielo ora è limpido. Ma accanto a me c'è il terminale chiuso del livello precedente, a poca distanza da un cerchio di sacchi a pelo, con al centro un fuoco. Accanto a cui adesso sono seduta.

Dall'altra c'è un blocco di roccia, su cui riluce una porta di granito liscissimo.

Della sola luce del fuoco, essendo notte.

Tutto è troppo strano. Sono accaduti troppi cambiamenti, ed ancora ne stanno accadendo. Non ho mai visto un'opposizione notte-giorno nella Datospiana fuori dai giardini abitativi.

Ma rispondiamo ad una domanda alla volta: -Cos'è successo, Quassus?

-Non lo so... ho tipo digitato la stringa "view" e sono stato catapultato in una specie di mondo buio. C'erano alcuni codici, parlavano di... una casa... poi mentre camminavo è apparso un occhio gigante, ho sentito un dolore ed alla fine sono stato tirato fuori.

-Ma dov'eri?

-Nel buio. Non c'era null'altro.

-Devo averti tirato fuori io. Ti sei risvegliato non appena ho cancellato quella stringa.

-Quindi potrei tornare...

Quel pensiero mi fa impazzire e lo interrompo: -NO! Tu resterai qui! - Ho un impulso a serrarmi contro le sue mani per bloccarlo, ma la mente mi ferma.

Non ripiomberà in quello stato nuovamente. Siamo franchi, mi serve.

-Comunque che sarebbe questo livello?

Mi guardo un attimo intorno prima di rispondergli.

-Skyrim. Entreremo in quel tumulo e dovremo superare un sacco di cose, domattina. Non-morti e varie.

-Perché domattina?

-Spero tu abbia voglia di dormire.

Non vorrà mettersi a fare l'eroe adesso?

-In effetti non mi dispiacerebbe.

Meno male. Comincio ad avere un po' di sonno anch'io. Ad un "ma dai, pigrona, continuiamo" o simili lo avrei riempito di botte. Insomma, anch'io ho diritto al meritato riposo. (Lui, da bravo cretino emerito, direbbe "ahahahah! No", ed io gliele darei ancora più forti).

A quanto pare Quassus è davvero stanco, dato che non pronuncia un suono. Forse si aspettava fossi io ad incitarlo a continuare.

Ne approfitto per pensare a quello che sta succedendo.

Ricapitolando, di colpo nella Datospiana è comparsa in alcuni livelli un'alternanza tra notte e giorno. I livelli, poi, stanno cambiando. In alcuni ostacoli, ma anche nella struttura. Poi sono comparsi nuovi oggetti, e soprattutto quella tavoletta computerizzata, che ha permesso a Quassus di trovare una parte nascosta tra i livelli.

Non può essere un caso che stia accadendo tutto di colpo. Non che sia da imputare a Quassus, dato che già giorni prima avevo notato cambiamenti nella frequenza di certi nemici. Sembra che qualcuno stia sottoponendo la Datospiana ad un restyling.

In effetti io non l'avevo mai vista. Ma la cosa inquietante è che basti digitare nel proprio codice una stringa per raggiungerla, per di più senza darlo a notare. Si sembra addormentati. Probabilmente Quassus avrà tirato le somme e capito che questa è una realtà virtuale, anche se io lo sapevo, od almeno sospettavo, già da parecchio. Andiamo, sono grande per credere alle favole dei bambini. Queste cose non possono esistere nel mondo reale. E visti i tempi non so quali altre possano essere le alternative.

Comunque, dev'esserci qualcosa dietro tutto questo.

Provo a scavare nei miei ricordi, quelli recuperati e quelli appresi. La prima domanda che mi sorge però è: i computer possono davvero fare tutto questo?

Un computer può avere delle idee? Può conoscere la notte ed il giorno? Può decidere di cambiare arbitrariamente delle cose? Può inserire oggetti particolari? Da quando li ho visti, hanno sempre ragionato in maniera sistematica. I computer agiscono solo in conseguenza di qualcosa, e secondo schemi precisi. Se tutto questo è stato fatto da computer, doveva esserci uno schema preciso alla base, non solo un progetto, ma anche una catena di cause ed effetti dedicata nei loro codici. Qualcosa che li abbia spinti a fare tutto questo.

Il problema è: perché? Non ho mai capito perché la Datospiana esista, davvero.

Ed oltre a questo: se teoricamente i computer non hanno l'inventiva e le capacità di problem solving per effettuare simili "aggiornamenti", come hanno potuto creare la Datospiana, senza fantasia?

Può essere stata ideata, ora che ci penso, soltanto dagli uomini.

Non ci avevo mai pensato, in tutti questi anni. Ma ora il puzzle si sta componendo.

Dev'esserci qualche essere umano dietro alla Datospiana. E dev'essere stata sua l'idea. Per qualcosa così, qualsiasi fosse stato il motivo, un computer avrebbe certo trovato un metodo più diretto.

Per dire, se fosse stato per contenere gli umani, penso che un computer si sarebbe limitato ad ucciderli.

Questo fa sì che ora abbia due desideri: quello di capire perché esista la Datospiana, e quello di strangolare quel coglione che ha avuto questa cazzo di idea.

Ma ora che mi guardo, tra un pensiero ed un altro, mi sono già infilata nel sacco a pelo. Meglio così, alla fine. Fa piuttosto freddo e forse ho più bisogno di dormire che di arrovellarmi in questi pensieri, in fondo inutili, visto che domani dovrò ben menare le mani.

Così non perdo molto tempo ad addormentarmi e sprofondare in un sonno di computer, stringhe, uomini, voli e Quassus.

Vengo svegliata varie ore dopo dal caldo bacio del sole.

Quassus è ovviamente ancora a terra. Ed ovviamente ancora russa in modalità "trombone ambulante".

Non faccio molte cerimonie per alzarmi e scuoterlo: -Quassus!

-Eh? Cosa? Quindi mangiamo? Od andiamo alla locanda?

-Sveglia, Datospiana chiama Quassus.

Lui sembra capire mentre si stiracchia e si alza in piedi. Prende subito lo zaino, ed io per questo gli faccio un pollice alzato mentre raccolgo il mio.

Mi segue mentre raggiungo senza dire una parola la porta. È abbastanza pesante, ma la spalanco senza problemi.

Mi si apre il solito atrio orripilante, un cilindro buio con una scala a chiocciola.

Prendo una torcia a lato e con il fiammifero, come sempre appoggiato sul supporto, la accendo, tingendo i muri bui di una sfumatura rosso-arancione.

Gli faccio cenno di seguirmi con la mano.

Mentre scendiamo le scale, un rotolo di legno inclinato piuttosto malridotto, lui attacca bottone. -Che cosa dovrei aspettarmi, quindi? - Ed io rispondo: -Una buona e nutrita scorta di non-morti, una cascata mozzafiato ed il boss finale.

-Concisa, la ragazza - osserva, ed io mi porto le mani al petto vanitosamente. -Comunque, cosa pensi possa esserci dietro a tutte quelle cose che mi son successe ieri?

-Non lo so, Quassus. - rispondo secca, troncando la conversazione. Non ho molta voglia, devo dire, di condividere le mie riflessioni.

Facciamo abbastanza in fretta: infatti arriviamo rapidamente davanti alla seconda porta di granito.

Spalancandola, si rivela il mondo del tumulo.

Sotto, un bosco in cui entra il sentiero di ciottoli che ora sto calpestando.

Più avanti, un altopiano con un lago alimentato da un'altissima cascata, con alla sorgente un semplice foro da cui entra la luce del giorno.

-Wow - si lascia sfuggire Quassus.

Vorrei godermelo anch'io, ma preferisco muovermi.

Così al mio cenno andiamo verso quella foresta fitta.

Non ci sono mostri o simili, ma di sicuro Quassus se ne uscirà con qualche commento stupido.

-Ma ancora nessun non-morto? Io volevo menar le mani! - dice ad un tratto.

È un commento stupido, ma sicuramente lo apprezzo.

-No. Ma avrai pane per i tuoi denti - dico mentre nel frattempo stiamo uscendo, tornando alla luce del sole. -Più avanti troveremo una specie di fortino, che forse non vedevi prima.

L'ho già nominato e, guardando la strada che corre attorno alla collina, vi appare un non-morto. Brandendo un'ascia ed urlacchiando, cammina scomposto verso di noi minacciando un attacco.

-Ed ora...? - Quassus non fa in tempo a chiederlo che già sto andando incontro a quell'imbecille urlante. Mentre alza la spada, alzo un piede e metto a segno un calcio.

Grida e si accascia a terra.

Pappamolla.

Quassus resta un attimo a guardare. Poi esplode in un -CHE FORZA! CAZZO, VOGLIO FARLO ANCH'IO! - Ottimo. Mi serve un Quassus così. -Allora muoviamoci - dico sorridendo.

E continuiamo per la strada. Ogni tanto Quassus getta occhiate meravigliate alla luce.

Dopo dieci minuti siamo già di fronte al fortino. Chiamalo fortino, è un cubo insignificante di pietre grigie.

-Allora, entriamo. Vedi di non far rumore. Poi potrai spaccare e distruggere quanto vuoi!

-Bordello!!! - grida.

È proprio un cretino. Ma anche per questo ne ho bisogno, non solo per decifrare i codici.

Cominciamo ad andare verso la porta a passi felpati. La attraversiamo, ed io poso con cautela un piede sul pavimento.

Sento un urlo acutissimo e mi trovo di colpo davanti un altro non- morto. Non penso: stendo subito il piede per distruggerlo.

Per fortuna è tra quelli abbastanza deboli da stramazzare subito.

Ma intanto dalla sala davanti, tutti i non-morti che erano ancora chini "addormentati" sui loro troni, ora hanno aperto gli occhi e ci fissano con una faccia neutra. Che poi si riempie di desiderio.

-Suppongo non avessi previsto questo - osserva Quassus.

-Merda - dico io.

Non abbiamo molte alternative diverse dall'affrontarli direttamente, se non vogliamo fuggire e lasciarci rincorrere per tutta la strada (o forse meno). Quindi dico solo tre parole: -Attaccali senza pietà.

Lui sembra afferrare alla lettera quest'ordine. Infatti si catapulta contro il primo non-morto che vede e, dopo avergli sferrato completamente a cazzo un pugno in testa, alza il piede e lo colpisce alla faccia. Fa ripiegare l'essere sul trono immediatamente.

-L'ho ucciso! Medaglie!!! - grida.

Nel mentre, io ed i non-morti l'abbiamo fissato con occhi sgranati, probabilmente chiedendoci tutti: "Ma quanto è ebete questo?"

Tanto, penso.

Infatti tutti gli altri si precipitano su di lui per contrattaccare. Tenta di difendersi sferrando calci, infatti alcuni arretrano, ma si vede che non è abbastanza esperto nel combattimento corpo a corpo. Ha bisogno di me.

Mi avvento contro la massa di non-morti che si sta formando attorno a lui. Già rinvigorita dall'adrenalina, sferro un calcio fortissimo ad uno della mischia, dritto nella schiena.

Quello si accascia al suolo. E dire che li facevo un pochino più forti. Probabilmente ho ormai l'abitudine di sferrare calci possenti.

Si girano verso di me.

Approfitto del momento di sorpresa per centrarne un altro, sempre calciando. Con un pugno prima colpisco alla testa un altro. Poi incassa un calcio dell'altro piede.

Quassus guardandomi ha una scintilla negli occhi.

Cominciamo entrambi e sferrare calci per abbatterli, assieme ai pugni. -Siamo due ad uno, Quassus!

Lui, per l'appunto in quel momento, assesta un calcio dritto in testa ad un non-morto. Cade. Ehi, che tattica. Avrei dovuto pensarci. Anche perché sembra funzionare.

-Due a due - mi corregge.

Un lampo di orgoglio mi spinge a caricare un altro calcio. Finisce contro un non-morto che stava in quel momento sguainando la spada. La colpisco proprio col piede, aprendogli uno squarcio nell'addome. Emette una sorta di lamento e cade ai miei piedi. -Tre a due!

Ma, in questo breve momento in cui posso permettermi di guardarlo, Quassus ha già assestato un paio di calci mirati, che buttano due non-morti a terra. -Quattro a tre!

-Vaffanculo! - replico. Poi mi metto a dare calci all'aria. Ma molto alti.

È una buona tattica, perché sto colpendo tutti i non-morti.

E continua così, tra calci, friniti amplificati (friniti? Ma come cavolo me ne esco?) di quei mostri e conteggi tra me e Quassus. -Sei a sei! - dico io. -No, sette a sei! - replica.

Ed alla fine tutti i non-morti giacciono ai nostri piedi. -Che squadra! - esclama Quassus. -Dieci a dieci?

Come sarebbe a dire? Normalmente i non-morti sono ventuno. Dov'è finito l'ultimo?

"Stupida". Sento una voce nella mia mente dirlo. Un attimo dopo sono in aria, e sento la gola bloccarsi. Ma nessuno me la sta tenendo.

"Nessuno può uccidermi." La voce si fa più reale mentre la presa si rinforza. "Ed ora. Muori."

Emetto un lamento strozzato.

Con la visione periferica vedo Quassus avvicinarsi e sferrare un calcio al vuoto, vicino alla mia testa.

In quel momento cado a terra, ma la presa alla gola si allenta.

Cado sul pavimento di pietra e vedo attorno a me due braccia nere. Di non-morto. Mi divincolo rapidamente, per poi rialzarmi.

-Cosa...? - apro bocca, ma Quassus mi zittisce. -L'ultimo non-morto si era fatto invisibile. - dice. -L'ho intuito sentendo la voce. Ho voluto provare a rischiare, e colpito alla sua ipotetica testa. Ha funzionato, almeno. Probabilmente non credeva che avrei capito il suo trucchetto.

Cosa dovrei fare?

Lo abbraccio. -Grazie, Quassus. - Sto anche stringendo con molta forza.

-Prego, Yeela. - Sicuramente sta sorridendo, anche se non posso vedere la sua faccia. -Comunque vinco io undici a dieci.

È davvero così spietato? -Stronzo! - gli dico staccandomi e tirandogli nel mentre un pugno alla schiena.

-Intanto ho vinto - mi canzona.

-Senti, se non vuoi un calcio nei coglioni ti suggerisco ti uscire e di continuare a camminare - lo minaccio.

-Senti, ma ci si comporta così? - dice uscendo e tornando nella strada.

-Senti, ma vuoi chiudere una volta tanto quella tua cazzo di bocca? - ribatto raggiungendolo.

Lui non risponde, ed io la prendo come un'altra trionfante vittoria.

Stranamente, il sentiero finisce prima di quanto mi sarei aspettata.

Ci troviamo di fronte una semplice porta d'ebano.

-Che cosa...? - borbotto. -Una volta non era così.

-Ma che succede? Perché cambia tutto? - esclama Quassus.

-Non lo so. Possiamo scoprirlo solo andando avanti.

Da come annuisce sembra concordare. Allora lo incito: -Pronto?

Lui: -Per le medaglie!

Ed io invece di ridere apro la porta di scatto, pronta ad affrontare altri non-morti.

Ma non ce ne sono.

C'è solo un'enorme sala cubica, dalle pareti completamente rivestite in oro, piena di una sola cosa.

Un coso gigante, al centro, a forma di essere umano. Forse lo è davvero. È vestito come un essere umano, con dei jeans, anfibi neri e maglietta a maniche lunghe a tinta unita blu, ma è così alto che non riesco a vederne la faccia.

Getto prima un'occhiata indietro, alla strada che è ancora esattamente uguale a prima ed a sempre, poi verso le gambe di questo essere umano non identificato.

Solo Quassus osa chiedere: -Chi è questo?

Ed una voce nasale dall'alto risponde: -Ma come? Sono io, Marco.

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