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CAPITOLO 16-Manco un forno

(Yeela)

Sbatto gli occhi. La luce del sole coi suoi raggi colpisce i miei occhi costringendomi ad aprirli.

E ricordo di essere nel quarto livello, al che mi stupisco subito. Normalmente nei livelli giorno e notte non si alternano, a quanto ricordo. Eppure questo è il sole, che sovrasta quel normale cielo verdastro per i gas lavici.

Quassus, non appena mi sono seduta a gambe incrociate, si è già svegliato. Sbadigliando e stiracchiando un braccio contro la mia povera schiena.

Borbotta: -Yeeeeela, ba boi guesdo livello gos'era?

La sua voce assonnata lenita rischia di farmi scoppiare dal ridere, ma per fortuna mi contengo. – Il ponte sulla lava. Io andrei subito. Bevi e tirati fuori una papaia od un kiwi dallo zaino – rispondo. Non gli piacerà andare così di fretta, ma qui comando io.

Fa tutto un altro effetto stare in questa grotta col sole, senza dover andare a tentoni e soprattutto potendola osservare: non ne avevo mai visto le bianchissime stalattiti, e la loro acqua che gronda in fiumiciattoli dissolti nelle profondità della caverna. In fondo si scorge solo il buio. Guardo meglio una colonnina di liquido: è formata da piccolissimi, appena ma visibili, uno incatenati, come magneticamente. Ovviamente la grafica sta aumentando col passare dei livelli, anche se, ora che ci penso, una volta il passaggio non era così brusco. Nel terzo livello vedevo molto più in fretta i codici componenti dei granchi, tuttavia mai abbastanza presto perché mi passasse la voglia di mangiarli.

Alzatami in piedi, prendo il mio zaino di getto e ne estraggo una banana, che mangio senza troppi complimenti, per poi buttare la buccia in terra. Tanto non darà fastidio a nessuno e lo faccio sempre. Scelgo sempre un fiumicciatolo che porta chissà dove.

Anche se ho un po' sete, non penso faccia benissimo bere quell'acqua calcarea. Ho sempre aspettato il livello successivo per bere, per quanto sia un sacrificio. Pensando al proposito, bevo un sorsetto d'acqua rapidamente. Poi esorto Quassus, che ha già preso in bocca una papaia, ad uscire. Ovviamente, continua a mangiare.

Vedo per la prima volta sotto il sole questo paesaggio inquietante: un ponte lunghissimo sospeso su un lago di lava. Roba banale, estratta palesemente da Mario Bros, ma che va affrontata con attenzione per non essere colti da qualche lapillo vagante.

Introduco Quassus: -Be', Quassus. Questo è il quarto livello, e non dobbiamo fare altro che attraversare questo ponte fino a quell'isoletta di roccia... – gliela indico a dito, al che lui annuisce – ...per raggiungere il terminale per il quinto livello, anche se da qui non vedi benissimo la luce grigia. Non dobbiamo correre né nulla, ma più che altro dovremo fare attenzione per non morire per il caldo... od i lapilli. Pronto? – Gli strappo un sommesso "Ok".

Il bello è che il sole rende pure tutto più allegro, luminoso e chiaro, ma riscalda considerevolmente l'ambiente già vulcanico. Il che mi mette abbastanza fretta perché normalmente in questo livello ho sempre esaurito gran parte dell'acqua, che poi avrei ricaricato successivamente comunque, ma la sete non è mai un'alleata nella Datospiana.

Quassus ha un chiaro sguardo preoccupato. Ma sa bene che non ha scelta: si possono risalire i terminali all'indietro? E non penso affatto che voglia rifarsi la corsa del terzo livello.

Così non perdo tempo in altre introduzioni. Faccio un passo sul ponte e comincio ad avanzare. Per ora niente trappole, ma è naturale: sono solo all'inizio del livello. Di certo tra poco quei merdosi lapilli fioriranno come funghi boschivi.

Lui sembra esitare un attimo ma si incammina quasi subito. Ed io non lo voglio forzare a correre, a meno che non lo chieda. Anche se temo stia seguendo la mia andatura per non rischiare.

Affretto leggermente il passo. Ma così leggermente che non cambia nulla, e preferisco desistere.

Camminiamo più in fretta di quanto avrei mai creduto. Saremo già ad un decimo del ponte.

Peccato che la mia sete stia procedendo alla stessa velocità. Sono costretta a bere subito un sorso, e sento che l'acqua va già arroventandosi. Il nuovo sole deve fare questo effetto, perché una volta il cielo era notturno (anche se la lava lo illuminava conferendogli un colore verdognolo), ed a parte quella robaccia rovente non c'erano fonti di calore, quindi era abbastanza sopportabile da poter girare sul ponte, almeno in camicia. Ora sudo anche con questa. Ma ovviamente non posso denudarmi per camminare.

-A che punto del ponte siamo? – chiede Quassus.

-Ne manca ancora di strada. Saremo ad un decimo al massimo.

-Io mi sto già arrostendo. – Non fa in tempo a dirlo che schizza via il primo lapillo dalla lava.

Saremo fottuti tra tre... due... uno...

Ordino subito a Quassus: -Chinati.

Non obbedisce subito, ma lo fa appena in tempo per schivare un pallone magmatico che emerge dal lago, compiendo un tragitto a curva sopra di noi. –Accade sempre – gli spiego. –Più avanti le cose peggioreranno.

Non guardo la sua espressione perché sono rivolta in avanti. Ma comunque mi rialzo. –Non pensare di poter fare tutto strisciando, perché saresti troppo lento e comunque non basterebbe – gli dico. Sì, sono molto consolatoria.

Rompo il ghiaccio: -Vogliamo accelerare?

-Va bene. Non voglio restare troppo a lungo in questo posto infernale. – Come lo capisco. È un livello così facile, ma al tempo stesso molto odioso.

Soprattutto nello stato in cui è ora, strema, e mi dispiace per Quassus che finora ha visto soltanto questa faccia del livello. Forse saremmo dovuti partire di notte, ma cosa avremmo fatto per tutto il tempo in quella grotta, e quanti problemi si sarebbe fatto Quassus su dei fantomatici Fantasmi Formaggini Vulcanici? Per me, è una motivazione sufficiente.

Nonostante sia una motivazione cretina.

Saremo ad un quinto del ponte e non ci è arrivato ancora nient'altro, il che mi fa presupporre una sola cosa. Il livello procede sempre secondo gli stessi due schemi.

Annuncio: -Quassus, tra poco inizierà una tempesta di bolle magmatiche, quindi stai all'erta: ti consiglierei di cominciare strisciando e poi capire cosa fare da solo, perché il livello è un po' imprevedibile. Ma non temere, dovrebbe finire presto.

Non fa neppure in tempo a rispondere "ok" che una bolla immane emerge dal lago e si butta dall'altra parte a tutta velocità, al che io impanicata lancio un grido e mi abbasso appena in tempo.

Mugolo per il dolore.

Sarò anche salva, ma quella merda è riuscita a mandarmi in fiamme alcune ciocche di capelli, che ora mi bruciano sulla pelle. Poi sento qualcosa di liquido scorrermi sulla nuca, bagnandomi i capelli ed estorcendomi un sospiro di sollievo.

Mi giro: Quassus è sopra la mia schiena, ed ha una bottiglietta in mano. Deve averla usata per spegnere tutto.

Con una voce da innamorata mi esce incontrollabilmente un "grazie". Mi sento patetica.

Ma poi caccio un altro urlo vedendo un lapillo passare basso sul ponte sotto i piedi di Quassus, che istintivamente salta, non potendolo schivare. Per fortuna resta in equilibrio.

Mi sento strappare l'orgoglio da veterana. Scattando in piedi grido: -Corriamo, Quassus! Normalmente la zona di attacco non è molto estesa, dobbiamo raggiungere quella quieta al più presto!

Non se lo fa ripetere due volte. Mi afferra un braccio e cominciamo a correre, con io che vado in testa alla fila trascinandolo. Arrivano vari altri lapilli che noi fortunatamente schiviamo correndo. Uno mi sfiora la guancia, un altro i fianchi. Un altro prende la gamba di Quassus, che lascia sfuggire un gemito, continuando però a correre.

Improvvisamente veniamo assaliti dall'attacco perfetto.

Un lapillo mi blocca davanti arrestandomi di colpo, poi un altro tenta di colpire dal basso Quassus. Lui prontamente salta evitandolo, ma spingendosi mi trascina un po' indietro con la mano facendomelo prendere in pieno.

Un'ustione ai piedi mi fa cadere distesa a terra urlando.

Sbattendo la testa un ago sembra partirmi dal cervello penetrandomi tutti i vasi sanguigni e surriscaldandosi in fondo.

Cazzo, mi ha colpito in pieno le suole. Prima che possano farmi ancora più male, mi tolgo le scarpe appoggiandole davanti a me prima che mi si ustionino anche le mani, anche se sfilandole in fretta acuisco il dolore. Per fortuna non sono bruciate, ma scottano e quasi metà di ciascuna sembra carbonizzata. Poteva andare anche peggio, e per fortuna io posso stendere mani e piedi sopra questo ponte: per fortuna, ora che ci penso, è, in qualche modo, refrigerato.

Avverto che Quassus mi sta guardando compatito. –Cos'hai, Yeela?

Non ho intenzione di sclerargli contro, anche se le piante dei piedi mi stanno gridando. –Oh, nulla di preoccupante. Le suole si sono carbonizzate per metà ed ho una lieve ustione ai piedi. Ma poteva andarmi peggio. – Lieve...?

Poi mi rimetto in piedi e ripongo le scarpe nello zaino. Ce n'è di spazio, fortunatamente. Posso ancora andare avanti.

-Sei sicura di voler andare avanti, Yeela? – mi chiede.

Sputo una risposta quasi scontata: -Ovvio, Quassus. Cosa dovrei fare, aspettare che altri lapilli vengano a farmi fuori definitivamente?

-No, intendo, se vuoi posso aiutarti, magari... portandoti in braccio... - sento una leggera risatina in quelle parole, ma io non ci trovo nulla di divertente. Mettendomi a camminare dunque gli rispondo: -Ma ti credi un principe azzurro, per caso, e mi hai scambiato per la tua principessa?

E nonostante nella mia voce non ci sia stata alcuna ironia, ribatte: -Modestamente.

Non sto affatto bene. –Ma stai zitto, - sbotto, trattenendo una decina di insulti circa.

Lui finalmente sembra comprendere la serietà delle mie parole, ed infatti si zittisce.

Per fortuna incontriamo un punto quieto che dura per qualche altro minuto, in cui la sete di nuovo mi vince costringendomi ad impugnare una bottiglia di un'acqua che diventa sempre più rovente. Sono troppo abituata allo scenario notturno. Più fresco.

Non posso togliermi altri vestiti, così mi limito a prendere un elastico (quasi disusato ma che tengo da sempre in una tasca) ed a raccogliermi i capelli in una coda. E devo dire che, sebbene non mi cambi la vita, va molto meglio: la fornace che avvolgeva la mia testa sembra spegnersi, dandomi un po' di respiro.

Purtroppo la quiete non dura molto e poco dopo la lava inizia ad alzarsi in geyser, che non sono pericolosi in sé, perché non toccano il ponte, se non in piccole zone da cui è meglio stare alla larga, a meno di non essere masochisti; il vero problema sorge col calore aumentato, che già mi sta uccidendo.

Mi passo una mano sulla gola e la ritiro più imperlata di sudore di un acquario. Devo fare appello a tutto il mio autocontrollo per non berlo leccandolo.

Minchia. Mi sento morire.

Ma sono costretta ad affrontare tutto. Non voglio mettere fretta a Quassus perché non c'è un effettivo pericolo, ma sono costretta a riestrarre la bottiglietta nonostante abbia bevuto appena un minuto fa.

Invece è lui stesso a chiedermi: -Ritorniamo a correre? Non ho proprio voglia di restare in questo forno, e penso neanche tu.

Probabilmente teme la mia risposta, ma non potrei essere più d'accordo. Mi sono indebolita, ma finché non avrò raggiunto quel terminale non otterrò un cavolo, quindi tanto vale affrettarsi.

Prima acceleriamo leggermente il passo, poi cominciamo a correre per davvero. Vogliamo entrambi liberarci di tutto questo; io, personalmente, non ho mai trovato il livello così infernale. Voglio abbandonarlo subito.

Quando i geyser si abbassano introducendoci in una nuova zona quieta, il mio cuore viene ucciso dallo sconforto nel constatare per l'ennesima volta che all'orizzonte non c'è nulla, tranne il vuoto desertico, dove la sola lava osa muoversi, neppure uno straccio di terra al di fuori delle due estremità del ponte. Può davvero esistere un tale mondo?

Sì... nella Datospiana.

E mi rincuora sapere che cose così non sono possibili nel mio agognato ed abbandonato mondo reale.

Le zone di quiete, come prevedevo, restano brevi: appare improvvisamente un altro geyser ma che si attorciglia attorno al ponte, e così tanti altri. Fino alla fine del ponte. Il che vuol dire che per due quinti del tragitto strisceremo, senza alzarci per non ritrovarci una schiena arrostita per cena.

Questa strisciata è come sempre sfiancante. Quassus sta cominciando ad ansimare e lo sento estrarre delicatamente, senza fermarsi, una bottiglietta. Aspetta, ma ho sentito bene od è soltanto la seconda volta oggi che si reidrata? Ma è davvero così coriaceo o sta tentando di suicidarsi? Cavolo.

Io continuo a strisciare sfinita, ma consapevole di non potermi fermare. Per fortuna saremo ad una cosa come l'80% del ponte. Ma, cazzo, io sto comunque sudando come non mai, ed anche se voglio cercare di resistere alla sete, quasi per una questione d'orgoglio, non è proprio una scelta saggia.

Mentre striscio continuo a vedere la lava vorticare, fino in tondo, attorno al ponte, chiudendolo in un tubo, e schermando a tratti la luce del sole. Non che preferisca il loro calore (od il loro fuoco) a quello solare, ma questa strisciata ha qualcosa di affascinante: non devono essere molti quelli che si siano vantati di aver strisciato tra della lava rotante.

Mah, da come ne parlo ora sembra che mi sia stato conferito un privilegio.

Non so se Quassus però lo disprezzi quanto me. Ho... paura, che in questo momento stia credendo di essere nel posto più figo del mondo. Si capisce che è fatto così.

Speriamo non si riduca a dire una tale bambinata, perché gli sferrerei un pugno e gli sbatterei la testa su una ruota lavica, rompendo tutti i nostri buoni propositi di civiltà.

Alla fine, quasi in fondo al livello, non riesco più a resistere ed estraggo una bottiglietta d'acqua. Ma per fortuna è finita: ho appena attraversato l'ultima ruota. Rubo comunque un sorsetto veloce. Forse tra gli ultimi disponibili.

Aspetto Quassus ancora carponi, e, non appena esce, tutta la spirale ricade nel lago. Be', chiamalo lago. È praticamente un laghetto.

Lui, spinto da un'immotivata ma incontrollabile fretta, mi prende la mano e grida: -Be', cosa aspettiamo? – E si lancia sulla luce. L'unica cosa che non avrebbe dovuto fare. Gli grido: -NO, QUASSUS! – e riesco a liberarmi dalla sua presa, ma lui si getta comunque lì sopra.

Urla come una sirena della polizia e salta, con le suole bruciate e infiammate, verso il muro.

A tutta velocità estrae una bottiglietta per spegnerle, finendo tutta l'acqua in dotazione. Cretino.

-Quassus, se mi dessi ogni tanto retta ed aspettassi che sia io a dirti di saltare su un terminale, avresti saputo che quel coso è falso, ed è solo una pozza di lava nascosta da un ologramma. – Non ha più fiamme addosso ma continua a gemere, ed io passo oltre dando un calcio al muro, in cui si apre facilmente una breccia. –Per fortuna è una pietra fragile – commento.

-Yeela... dammi un momento... sto bruciando...

-Sì, brucia, brucia, così ti mangio a cena. – Ho sparato la prima battuta che la mia mente avesse secreto, forse una delle peggiori possibili, ma la liquido piuttosto in fretta: -Su, Quassus, non è nulla. – Mi inginocchio davanti a lui. – Se questa lava fosse letale avrei gameoverato a metà del ponte. Devi solo aspettare. – Ma soltanto sorprendendomi a dire "gameoverato" scoppiamo a ridere.

-E poi sono io lo sgrammaticato – commenta.

-L'idea è partita da te, quindi più di me lo sarai sempre – ribatto, e lui non sembra trovare un insulto di ritorno piuttosto convincente.

Finalmente si decide ad alzarsi, ed io allora passo dall'altra parte del muro, in cui c'è una stanza cubica chiusa vuota, con dentro il vero terminale, che mi illumina gli occhi con la sua luce grigia.

Compare dietro di me, ed io gli afferro la mano senza troppe parole.

Mi guarda con una faccia inespressiva. Non capisco cosa voglia dirmi.

Ma non perdo tempo, e me lo trascino dietro saltando sul terminale.

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