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CAPITOLO 15-Manco un maratoneta

(Quassus)

-Benvenuto a Geometry Dash – esordisce.

Ed infatti, dopo una breve pozza di un liquido verde di cui non intendo scoprire le proprietà, mi si staglia davanti un percorso lunghissimo, che vedo pieno di spunte, e nel remotissimo muro in fondo, un terminale di un colore che non distinguo. Probabilmente rosso acceso.

Ho giocato a Geometry Dash; anzi, mi ricordo di aver superato tutti i livelli, quindi penso che questo sarà proprio una passeggiata per me.

-Allora, Quassus: devi soltanto lanciarti su quella pedana – me la indica di fronte, un quadrato di plastica scintillante dai mille colori – ovviamente senza cadere nel liquido... poi corri e basta. Non devi mai fermarti. E quando dico "mai", dico mai. O rischi di non fare una bella fine. Io l'ho sperimentato sulla mia pelle. – Mi indica qualcosa dietro di noi, e vedo che nella parete di pietra c'è... un oblò, nero e vuoto, dall'aria decisamente minacciosa. –Supera gli ostacoli come vuoi, ma appena la corsa sarà iniziata, non dovrai mai interromperla finché non avrai toccato il terminale. Il che vuol dire che nessuno dei due, per aspettare l'altro, può restare indietro. D'accordo?

-D'accordo. Ma se poi ci perdiamo ed uno è così cretino da morire?

-Ogni riferimento a Quassus realmente esistiti NON è puramente casuale – commenta, al che io la rimbecco con un: -Ma vaffanculo, - accompagnato da una gomitata negli stinchi.

-Comunque, prevedendo quest'eventualità, Quassus (il che mi esorterebbe a lodarti) – che parlantina velenosa oggi – facciamo che cercheremo di correre per mano, perché di certo io non mi fermerò. Ma se ci perderemo, nulla. Nessuno può fermarsi su quella strada. Ok?

Mi afferra. –Ok – rispondo.

Al che lei fa per prendere la rincorsa, ed io la imito. Sfrecciamo correndo, e poi saltando, verso la pedana, al cui tocco mi sembra di sentire un suono di gong indefinito, sfumato ed onirico, ma la mente mi suggerisce che non è completamente frutto della mia immaginazione.

Yeela non perde un istante: non ha neanche posato i piedi sulla pedana che sta già correndo. Dev'essere proprio tassativo quel meccanismo.

Io rimango leggermente scombussolato e rischio di perdere la presa, ma poi la riacquisto e torniamo a correre a pari posizioni.

Gli ostacoli iniziali, come mi aspettavo, non sono granché: qualche spuntone disordinato, facile da evitare anche schivando, ma questo è solo l'inizio. Avremo percorso appena un ventesimo del livello.

E senza che me ne accorgessi, è pure partita la musica, che però non mi fermo ad analizzare. Devo soltanto correre.

Cominciano ad arrivare gli ostacoli più maligni: delle scalette, che saltiamo abbastanza agilmente. Il ritmo della musica sembra guidarci.

Poi ci ritroviamo sospesi da piattaforme sul liquido verde, anch'essi magnificamente ornati di punte. Ma prontamente li schiviamo.

Per ora il livello non sembra particolarmente difficile. Non siamo ancora morti e questo sarà il 20%, il che lascia ben presagire. Peccato che poco dopo mi trovi davanti una molla elettrica, che riconosco quasi subito ma che senza l'intervento di Yeela non avrei mai evitato prontamente, andando così a sbattere contro dei fantastici spuntoni superiori per poi fare la conoscenza di quel simpatico sistema anti-stop.

Continuiamo a correre. Il livello sta rapidamente aumentando di difficoltà, ma Yeela sembra saperlo quasi a memoria, così che devo seguire solo le sue mosse. E mi va bene così: in fondo anche i giocatori di Geometry Dash più esperti tribolano per completare un livello in un solo tentativo.

Saremo al 30% quando vedo delle Premimolle (io almeno così le chiamo), aggeggi sospesi in aria pronti a farti rimbalzare.

Andandoci sopra non riesco a dare subito il comando e quindi rischio di cadere nel liquamaccio verde, ma un pronto salto di Yeela mi trascina con sé portando entrambi salvi sulla sponda opposta. E non è finita: compare anche un Anello Volvente, che siamo costretti ad attraversare. E finiamo sul soffitto. Tutto mi sembra scombussolato, ed il sangue sembra insistere per fluire verso il cervello. Cavolo.

Fatico a guardare le spunte ed i vari ostacoli (anche abbastanza infimi) sul percorso, e non la strada ed il liquame verde che sembrano occupare il soffitto. Per fortuna arriviamo presto all'Anello Volvo-Chiudente, con cui avremo fatto una buona metà del livello. Non ci siamo fermati neppure un attimo, e comincio a sentire gli effetti della stanchezza: ma il braccio instancabile di Yeela mi sprona ancora dandomi la spinta affinché non mi fermi.

Ma qui le cose si fanno più difficili. Troviamo un Anello Suppostale, che ci circonda quasi magicamente di una navicella. Ci mettiamo al comando, e qui siamo costretti a lasciarci le mani. Ehi, però, me la cavo bene come pilota. Soprattutto mi sento un tizio-che-deve-ricevere-medaglie-a-profusione-seduta-stante quando riesco a sopravvivere ad un tunnel con spuntoni sia sul soffitto che sul pavimento.

Quando troviamo l'anello Supposto-Chiudente avremo fatto il 70% del livello. La milza comincia ad accusare lievi dolori, ma riesco a riprendere la mano di Yeela. Lanciandomi un sorriso in una lieve voltata di capo, fatta sempre senza fermarsi, mi costringe nuovamente a correre, facendomi schivare uno spuntone infido che cercava di imbrogliarci subito dopo l'anello. Non penso ne troveremo più altri.

Più che altro cominciamo a comparire tante pedane sospese, tante Premimolle e tanti spuntoni, per i quali, non conoscendone lo schema, mi rimetto completamente nelle mani di Yeela, che schiva tutto abbastanza abilmente.

-Ma hai imparato il percorso a memoria? – le chiedo urlando, come temessi che il vento della nostra corsa possa rubare il suono della mia voce.

-È l'unico modo per sopravvivere! – risponde senza smettere di correre sulla pedana saltando uno spuntone larghissimo.

Continuiamo a rimbalzare coi piedi su queste pedane pazze, su cui spuntoni, mollacce e Premimolle abbondano, così come il liquido sotto di noi.

Forza, saremo al 90% (duro è stato da raggiungere senza fermarsi in mezzo a questi cosi infernali, che non accennano a diminuire). Be', in fondo stiamo finendo.

E dopo varie schivate una più rocambolesca dell'altra, intravediamo da vicino il terminale. Ma proprio distraendosi, Yeela cade su uno spuntone ed a stento non viene trafitta. Rimane stesa, sfiatata, a terra. Io mi abbasso accanto a lei per rialzarla, per fortuna abbastanza rapidamente, ricordando che non possiamo smettere di correre.

Non possiamo. Smettere. Di. Correre.

Con un orrendo sospetto mi volto dietro. Un missile infuocato è già partito silenziosamente dal fondo. Sebbene non lo distingua molto bene capisco che avrà già raggiunto in questi pochi secondi un quinto del livello.

Non ho altro tempo per guardare indietro. -Sbrighiamoci, Yeela! – le grido. Lei sembra intuire tutto. Ricominciamo ad affrontare quest'ultima pedana nella speranza di seminare il missile. Anzi, i due missili.

Schiviamo pochi altri spuntoni, mentre mi guardo dietro. Scopro che il missile è a metà del livello. È proprio progettato per non lasciare fuga ai latenti.

Stringo la mano di Yeela ed accelero il passo. Lei inizialmente mi guarda interrogativa, ma capisce immediatamente. Non possiamo perdere neanche un secondo.

Finalmente intravediamo l'ultimo spuntone, che saltiamo.

Il missile è quasi alla posizione in cui ci siamo fermati. Facciamo uno sprint incredibile per raggiungere il terminale. Mi guardo dietro prima di stringere la mano di Yeela, pronti a lanciarci sul terminale.

Il missile ha appena raggiunto l'ultimo spuntone. Ora, voltandomi un attimo, riesco a vederlo nel suo alone di fuoco, che celava la sua corazza metallica dipinta di nero. Minacciosa fino in fondo.

Ma Yeela, come sempre, non si fa sfuggire neanche un secondo. Salta verso il terminale. Mi trascina, quasi oppongo resistenza per la sorpresa. Vedo il missile dritto negli occhi pronto a sventrarmi famelico. Ed un attimo dopo tutto il livello sembri magicamente dissolversi in una macchia scura.

Veniamo scaraventati su un nuovo terreno, anche se con più delicatezza, roccioso. Riconosco subito che è una grotta, vedendone le stalattiti.

Ho il cuore a mille che sta, con la mia mente, festeggiando. Vedo poi la sagoma di Yeela che, invece, è già in piedi, e mi guarda crucciarmi in questo antro buio. Non che abbia mai amato il buio.

Be', non proprio buio. Arriva una luce fioca dall'entrata a qualche metro circa, poca, ma sufficiente per distinguere sagome e movimenti. Sento i ticchettii delle gocce ripetersi ad un ritmo piuttosto sinistro.

Yeela sbuffa, stanca. –Quassus, non so te, ma credo sia il caso di accamparci qui per la notte e continuare il prossimo livello domani.

Non le do torto. Questa grotta non mi ispira certo fiducia, ma dopo questa corsa, assieme a tutta la giornata di livelli attraversati, non me la sento di affrontare in questo stato il quarto.

-D'accordo.

-Allora mandiamo giù qualcos'altro e beviamo prima di dormire. Ne avremo bisogno.

Non disdegno un pochino di frutta, anche se ora che ci penso avrei preferito che ci fossimo portati della carne di granchione. –Non potevamo portarci un pochino di carne di quei mollusconi troppo cresciuti?

-No. È uno dei cibi più buoni che la Datospiana offra, ma si deteriora piuttosto rapidamente. Con l'umidità di questa grotta ci sarebbe già cresciuta una tenia, ed è l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno. – Giustamente.

Così ci sediamo vicini sulle pareti rocciose della grotta, cercandole a tastoni, e tiriamo fuori dallo zaino della frutta: io tre mele, mentre non so Yeela, cui però non intendo chiedere. Senza un particolare motivo.

Non diciamo nulla inizialmente.

Poi io tiro fuori un commento. –Ma come cavolo mi sono potuto offrire volontario per questa merda?

Lei tira un sospiro. –Non so, Quassus. Questo dovresti saperlo tu.

-Ma se mi è stata cancellata tutta la memoria, è palese che non saprò un bel niente.

-Non so... qualche nuovo ricordo?

-Nuovi ricordi?

-Sì, nuovi ricordi. Andando avanti nella Datospiana, dovresti riavere una parte della tua memoria, com'è successo a me. Mai tutta, ma una parte.

-Boh, non ho sentito nulla.

Lei sembra guardarmi con un sorriso sorpreso. –Oh, Quassus, ma non devi sentire qualcosa. Non siamo in un film.

Sembra, penso.

-I ricordi ritornano lentamente. Ma se non li richiami non lo capisci. Tu non avresti ricordato tutto se non te l'avessi detto io, ma probabilmente l'avresti fatto più tardi, forse anche adesso.

Allora tento di richiamare qualsiasi ricordo collegato a "Datospiana".

-Forse... forse ricordo...

-Cosa?

-Qualche parola... ricordo parole sparse come "guardare", "avrò il controllo", "il mio destino"...

-Il mio destino? Sei sempre stato modesto, eh.

La zittisco senza cerimonie con una gomitata.

-Si fa così con le donne? Eh, Quassus?

-Ma stai zitta – continuo.

-Chi ha il diritto di zittire? La veterana od il novellino?

La mia testa sta urlando: "VAFFANCULO, YEELA." Ma la mia bocca si limita ad un: -Be', comunque i ricordi continuavano.

-Racconta.

-Ricordo... di un uomo... in un prato... forse un campo di spighe... mi parla... ma non ricordo proprio nient'altro.

Lei mi fissa senza dire nulla. Non credo comunque stia elaborando. E questi sono davvero tutti i miei ultimi ricordi.

-Tu invece hai ricordato qualcos'altro, oltre a quello che mi hai detto?

Lei esita un attimo. –Oh no, ti ho detto tutto. Il resto non era praticamente nulla di importante.

Quell'esitazione mi desta sospetti.

Ma sono troppo oppresso dal sonno per investigare.

-Io mi addormento, Yeela. A domani.

-Buonanotte – mi risponde mentre io mi sdraio.

Subito dopo aver chiuso il suo zaino si sdraia anche lei, e le nostre teste si toccano leggermente, e la mia faccia viene coperta dai suoi capelli.

Tossisco, e togliendoli affermo: -Yeela, i tuoi capelli non sono buoni.

Lei soffoca una risatina. –Scusa, Quassus – e se li raccoglie con la mano sulla sua schiena.

E dopo questo non mi faccio più molte domande: mi limito a sprofondare senza indugi nel sonno.

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