CAPITOLO 11-Conversazione civile
(Quassus)
Tutto quello che le ho detto in fin dei conti è vero, anche se non lo avevo mai pensato né espresso esplicitamente: penso mi abbia travolto troppo in fretta con delle informazioni per di più insufficienti ed ha preteso che sin dal primo giorno esplorassi la Datospiana con lei.
Il problema più grave è che non so di quali informazioni abbia bisogno. Non so affatto cosa chiedere, ma so di volerne sapere di più.
-Allora? – mi sprona.
Non voglio che aspetti altro tempo che riaccrescerebbe la sua rabbia. Tra parentesi, dopo tutto questo me ne sarei andato, ma devo ammettere di aver bisogno di lei. Non so quanto tempo passerà prima che incontri qualcun altro, stando alle sue parole, e so che lei vuole soltanto uscire da qui, come lo voglio io: dovrebbe solo imparare a tollerarmi di più.
Quindi butto fuori la prima domanda che mi viene in mente: -Magari, prima di affrontare ogni livello spiegami cosa dovrei fare. Primo – ed è forse la cosa più logica da chiedere, infatti lei annuisce – Secondo... - comincio con una domanda un po' stupida – hai detto di aver trovato dei computer lungo la strada...
-Esatto – risponde lei – ogni tanto, allontanandosi dai sentieri convenzionali come facevo io di solito nei primi anni, capita di trovare dei computer veri e propri, isolati, anche se ne ignoro il motivo. Ci si ritrova ogni sorta di informazioni, tanto che già sono riuscita a farmi una mezza idea di come dovrebbe essere il nono livello.
-E come sarebbe?
-A quanto ho capito è una sala delle torture digitale. Non che sia riuscita a carpire di più – conclude con faccia neutra. Io invece inorridisco: se già quella era la Rubratorre del secondo livello... che mai conterrà quella sala delle torture? Strumenti per tagliare i muscoli dall'interno? Rabbrividisco.
-E che genere di informazioni hai trovato?
Lei abbassa la testa e parla con tono triste. –Be', una è che esistano prigioni all'interno della Datospiana, ma che essendo state progettate da una mente informatica che non ha bisogno di nutrirsi, fanno soffrire i carcerati che comunque non muoiono, dato che nella Datospiana non muore nessuno. Loro compresi.
-Ed i condannati all'ergastolo? – faccio una mezza battuta.
-Pare vengano direttamente folgorati – dice spegnendo il sorriso di entrambi.
-Ad ogni modo, proprio con quei computer, ho scoperto che quegli altri avrebbero iniziato a pretendere che della gente venisse mandata nella Datospiana, per un motivo che davvero mi è ancora ignoto. Probabilmente tu non lo ricordavi perché fa parte della nostra memoria cancellata selettivamente.
-Hai davvero indagato così poco?
-No, è che non tutti i computer sono uguali, anzi, sembrano fatti apposta perché si scopra avanzando: ce n'è uno per livello, ed andando avanti li trovi sempre più con la memoria piena. Se vuoi posso mostrarti quello del primo livello, e, quando vi avremo fatto ritorno, quello del secondo livello e mostrarti quelle informazioni perché le veda coi tuoi occhi, tanto conosco bene le scorciatoie per raggiungerle perché visito più volte i computer, qualche volta ho scoperto informazioni che precedentemente mi erano sfuggite. Se vuoi posso mostrarteli.
-Magari domani. Comunque per ora mi basta il primo. – Penso che con tutte queste risposte date abbia appagato ogni mia sete di informazioni, ma mi resta un'ultima curiosità che ho intenzione di soddisfare, ma non prima di aver fatto una cosa: -Yeela, io comincio ad avere fame, magari prima di farti la prossima domanda vogliamo mandare giù dell'acqua e qualcosa, così, per "cena"? Io comincio ad avere leggermente fame.
-Anch'io – ribatte sorridendo. E vedendomi alzarmi mi interrompe: -Non scomodarti, vado io. – Vorrei dirle che non deve farsi perdonare per avermi picchiato perché penso che al suo posto mi sarei arrabbiato anche io, magari non ho un carattere così irascibile, ma la lascio fare. –Cosa vuoi che ti porti?
-Due o tre mele. – Ho già mangiato varie robe qui, ma le ho finite e mi sta tornando la fame comunque.
Lei gira i tacchi alla volta della baita e della cantina. Io torno a fissare il tablet, che ha riscaricato finalmente la mappa, che ora però non ho voglia di guardare. Piuttosto farò una partitina a Candy Crush.
Non gioco da molto a questo gioco, ma ricordo di averlo odiato, quando adesso mi sembra addirittura divertente. Peccato mi venga da imprecare non appena mi ritrovo davanti un livello a tempo su cui non sembra esserci nessuna combinazione speciale attivabile.
Intanto Yeela arriva, che vedendomi giocare sorride lievemente, portando con sé una damigiana d'acqua, una semivuota di vino, tre mele ed un paio di manghi.
-A che punto sei arrivato? – mi chiede.
-Al ventesimo livello, ci stavo sclerando da due minuti prima che tu... arrivassi. – Tento di dire l'ultima parola con un tono sdrammatizzante, ma lei abbassa la testa pentita sentendola, così cambio argomento: -Comunque, l'ultima cosa che a questo punto vorrei chiederti è se potessi descrivermi un po' tutti i livelli per sapere cosa mi aspetti in linea di massima. Mi hai raccontato com'è fatto il nono, magari ora dimmi tutti gli altri.
-D'accordo – risponde. –Hai visto il secondo livello, quella roba alla Code Lyoko... be', nel terzo ti trovi in un puzzle. Hai mai giocato a Super Mario Galaxy? Ecco, gli assomiglia, ma è più terribile. Per prima cosa ti risvegli sempre davanti ad un branco di tapiri rullanti che ti schiacceranno con le loro zampette se non ti rifugerai sulle pareti abbastanza rapidamente né li schiaccerai. Poi ti ritrovi in una specie di laghetto circondato dalla spiaggia, per di più piena di crostacei facili da procacciare, ma che sembra circondata a sua volta dal nulla, quasi dallo spazio, ma nuotando fino in fondo al lago ti accorgi che sotto c'è un sotterraneo in cui c'è una specie di... versione umana, a grandezza naturale, di Geometry Dash - oh, quanto odiavo quel gioco - robe così, e da lì raggiungi il terminale per il quarto livello, che in realtà non è nulla di che, ricorda Mario Bros, devi attraversare un ponte tibetano su un lago di lava. Stranamente, se all'inizio tutto è fatto di pixel, andando avanti la grafica diventa sempre più accurata. Al quinto livello le cose si inaspriscono: all'inizio ti ritrovi in una stanza da pranzo, ma poi scendendo ti rendi conto che ha tantissimi piani e degli esseri vagano per il palazzo pronti a falciarti la testa all'occorrenza, solo che tu per raggiungere la stanza del terminale per il sesto livello devi cercare tra una gamma di parecchie. Il sesto livello è tosto, mi ricorda Skyrim, in cui all'inizio ti trovi su una montagna innevata ma poi devi entrare in un tumulo, ed in fondo c'è il terminale per il settimo livello, ovviamente dopo vari ostacoli come battagliette e trappole, ed altri che ora non voglio dilungarmi a spiegarti ora perché li vedrai a loro tempo, e fidati, capirai. Il settimo livello è piuttosto... tosto, ci si trova in un campo di folgorazioni, cioè... cadono continuamente fulmini per tutto il percorso e per di più gironzolano delle specie di pantofole sferiche appuntite che cercano di morderti – sorrido. – È la descrizione più affidabile che mi venga.
Lei sgrana leggermente gli occhi.
-L'ottavo livello è un completo brivido, perché ci si trova su una specie montagna russa sospesa... ma senza carretti, ed è di pietra. Va percorsa tutta, e se si cade si precipita verso la terra a velocità elevatissime e con uno schianto orribile. Ti assicuro, non è affatto bello andare in game over là.
Me lo immagino, e mi auguro proprio di non doverlo fare... rabbrividisco al pensiero che a lei sia successo. –Sai, purtroppo dovrai abituarti a queste torture.
-Questo è l'ottavo livello che dovrebbe essere più tranquillo del nono?
-Quello mi inquieta.
Ridacchiamo.
-Comunque, se non è troppo lontano puoi mostrarmi quel computer, potremmo trovarci qualcosa di utile.
-Non più di quanto potremmo aver già trovato. È il primo e l'ho interrogato una decina di volte, ma posso mostrartelo.
-Ricordo qualche tecnica di hackeraggio, potrei usarla.
-Ne ho già usate anch'io perché le conosco, ma quel coso sembra un guscio vuoto. Ad ogni modo, che tu voglia tentare più a fondo o semplicemente curiosare, non ti fermerò di certo.
-Allora andiamo a vederlo – dico scattando in piedi. –Ora.
Lei continua ad osservarmi dal basso, distesa sull'erba. –Ne sei sicuro? Per me non è un problema, ma non pensi sarebbe meglio aspettare domani mattina?
-Tanto giorno e notte non esistono là fuori.
-Non è esattamente vero. Durante la notte fonda escono più obbrobri digitali.
-Non è ancora notte fonda, il sole è appena tramontato.
-Non è che ci voglia comunque pochissimo, almeno mezz'ora di corsa.
-Andiamoci comunque. – Sono deciso.
Lei, salendo che sembra quasi crescere dalla terra, acconsente: -Va bene. Non penso ci serviranno zaini. Io comunque finisco l'acqua.
E rapidamente afferra la damigiana d'acqua per i vimini e butta giù per la gola tutto il contenuto restante. –Aaaah – finisce staccandosi sollevata, suscitandomi un leggero brivido.
-Ora va meglio. Possiamo andare. – E prende il tablet.
-Via – le dico, e lei esce dal portale del giardino mentre io la seguo, da cui veniamo catapultati in quell'ammasso di colori freddi e cangianti che è la Datospiana.
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