2. Sconosciuto&Idol
"Healer? Healer? Micetto? Miao?"
Dopo aver cercato ovunque, torna in stanza, ma una figura sconosciuta si trova sul suo letto.
"Yah! Mani in alto!" Disse la ragazza afferrando una scopa che si trovava nelle vicinanze.
La figura si mosse un po', dicendo delle cose incomprensibile, cosa che fece irritare la ragazza.
Il mio povero letto... dovrò cambiare le lenzuola...
Pensò, mentre si avvicinò di più alla figura, quando arrivò davanti, scoprì che era un ragazzo tra i venti e i trent'anni.
"Yah!" Disse colpendolo leggermente con la scopa.
Era pronta a dare una botta fortissima, quando il ragazzo aprì un occhio.
"Min Min, sei tornata..." disse, per poi aprire entrambi gli occhi e mettersi seduto.
"Min MIN?!" Disse la ragazza stupita.
No, basta. Io chiamo la polizia.
La ragazza tirò subito fuori il cellulare e stava per comporre il numero, quando quel ragazzo parlò di nuovo.
"Vai a stalkerare di nuovo Park Hyungsik?" Disse, guardandola dritta negli occhi.
"Che?! Yah! Secondo me l'unico stalker sei tu, io chiamo la polizi-" prima che finisse di parlare, il ragazzo prese il suo cellulare e lo buttò in un angolo della stanza.
"Non mi piace la polizia" disse solamente, prima di rimettersi a dormire.
"Yah! Yah!"
Iniziò a dargli delle botte, ma il ragazzo non voleva svegliarsi.
Aveva paura, perché non sapeva chi fosse e come fosse entrato, aveva paura, ed è sempre stata una fifona.
Il suo più grande difetto: piangere facilmente, motivo per cui molte persone l'hanno allontanata ed isolata.
La ragazza prese la chiave della stanza, e lo chiuse dentro, dopodiché si mise seduta a terra con la schiena attaccata alla porta.
Iniziò a singhiozzare, non poteva chiamare la polizia, dato che il ragazzo le aveva buttato il cellulare da qualche parte della stanza a lei introvabile e dato anche che non aveva un telefono di casa.
Pianse sempre più forte, sempre di più, fino al punto che fece svegliare il ragazzo.
"Min-Jee... apri, non sono qui per farti del male" disse quel ragazzo.
Lasciarlo chiuso o no, non avrebbe cambiato qualcosa, quindi alla fine decise di farlo uscire.
"Chi sei? Come sei entrato? E come sai il mio nome?" Disse la ragazza tra un singhiozzo all'altro.
"Io..."
No, non posso dirle la verità. Tanto non mi crederebbe...
"Io sono Ji Changwook. N-non ti ricordi? Il tuo cugino preferito che non vedi da... ehm... tanti anni?" disse.
"Ji Changwook? Ho davvero un cugino che si chiama così? Sei il figlio di zio Ji che è in America?" Disse la ragazza non riuscendo a riconoscerlo, per poi abbracciarlo.
La ragazza si asciugò subito le lacrime per poi sorridere a trentadue denti.
"Yah! Dovevi dirmelo subito! Pensavo che fossi un pazzo maniaco o qualcosa del genere..." ammise la ragazza.
Dopodiché la ragazza fece una delle sue tante domande.
"Comunque, come fai a sapere che mi piace Park Hyungsik?"
"Ehm... ho le mie fonti, ed ora che ne dici di cucinare qualcosa di buono al tuo carissimo bellissimo ed affascinantissimo cugino?" Chiese il ragazzo auto-descrivendosi.
"Va bene, ma dopo mi racconti come sei entrato eh..."
-
"Quindi?" Chiese la cugina, mentre gli serviva il piatto.
"Ti stavo aspettando, ma dato che non ti facevi vedere, ho aperto la serratura" ammise lui.
"Cosaaaaa?"
"Ehehe" disse prima di assaggiare il piatto.
"Mmmhh... è buonissimo!"
-
"Eccola... la barista che vuole diventare una star" disse una cliente, nonché sua compagna di università, accompagnata da un ragazzo.
"Il solito?" Disse la ragazza, ignorando il suo insulto.
"Prendo un cioccolato e un cappuccino"
"Nonché il solito..." disse sospirando, per poi dirle il conto.
"Chohee-ah..." disse ragazzo.
"Si, Oppa?"
"Ho avuto un imprevisto, devo andare prima" ammise il ragazzo dispiaciuto.
"Non preoccuparti" disse la ragazza, per poi cambinare l'ordinazione.
2 ore dopo...
Non vedo l'ora di andare a casa... chissà come se la sta passando Changwook-ah...
"Salve. Vorrei un americano..." disse un signore, con un cappellino nero e una mascherina.
"Arriva subito" disse Minjee.
Affianco al signore riconobbe una figura a lei fin troppo famigliare.
"Non ci posso credere..." sussurrò la ragazza.
Preparò l'americano e poi chiese all'uomo, probabilmente il manager del suo idolo.
"Sei per caso il manager di Park Hyungsik?" Sussurrò al signore.
"Eh? Che? Non so di che stai parlando..." mentì l'uomo.
"Allora non le dispiacerà se mi metto a urlare dicendo che Park Hyungsik è qui, giusto?" Rispose lei, pronta a urlare.
Ma prima che potesse emettere un solo suono, l'uomo le tappò la bocca.
"Sì, sono io. Vuole un autografo del signorino Park Hyungsik-sshi?"
"Potrei parlargli un attimo?" Chiese la ragazza facendo gli occhi dolci, e alla fine l'uomo non poté altro che chiamarlo.
Appena il ragazzo si avvicinò alla cassa, la ragazza poté sentire il suo cuore esplodere.
"Sei davvero tu?" Chiese la ragazza.
"Beh, non credo che esista un'altro simile bello come me" rispose lui, e la ragazza rise, era rimasto uguale.
"Park Hyungsik, davvero non ti ricordi di me?" Chiese dopo la ragazza.
Il ragazzo alzò gli occhiali da sole e la osservò bene: aveva qualcosa di famigliare, ma proprio non se la ricordava, pensò che probabilmente si erano incontrati ad un fan meeting o ad un concerto.
"Sei una fan, quindi direi che probabilmente sarai venuta ad uno dei miei eventi" disse il ragazzo.
"Ah... giusto." La ragazza rimase giusto un po' delusa, ma che poteva farci?
"Allora queste due parole: ricca e grassa, ti fanno venire in mente qualcuno?" Chiese la ragazza, anche se solo al ricordo le faceva male.
"Ricca e grassa... beh, c'era una ragazza che conoscevo alle superiori... ehm... com'è che si chiamava? Kim... MinJee?" Chiese il ragazzo insicuro se il nome fosse giusto o no.
"Già, ero io" disse la ragazza.
"A quanto vedo tutti mi ricordano veramente come una cicciona e riccona..." disse la ragazza leggermente ferita.
"Ma aspetta... se sei tu, e sei dimagrita, perché lavori in un bar?" Chiese il ragazzo confuso.
"Non credo che sia qualcosa che ti interessi, comunque scusa per averti tolto del tempo prezioso" disse lei, inchinandosi.
"Mi scuso io per non averti riconosciuta, comunque è stato un piacere" disse il ragazzo, prima di allontanarsi dal bar.
Se solo potessi tornare indietro, se solo non fossi stata così grassa, se solo... se solo lui mi amasse... se solo lui si ricordasse di me... questo basterebbe, ma a quanto pare è troppo...
La ragazza quel giorno proprio non riusciva a lavorare, il cliente diceva una cosa e lei ne faceva un'altra.
Il capo si arrabbiò con lei abbastanza volte, ma dato che normalmente era sempre ben educata e si impegnava, decise di chiudere un occhio per questo giorno e di lasciarla andare a casa prima.
Ma appena mise piede fuori dal bar, ricevette una chiamata da un numero sconosciuto.
"Pronto?"
"Min min, che fai?"
"Sto tornando a casa, perché?"
"Girati a destra"
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