Taylor - Now
Il parossismo che si intravede nei tuoi passi lenti e misurati, nelle dita che paiono percepire una scossa per ogni giacca dei tuoi compagni che le sfiorano nel camminare intensivo, negli occhi cercanti lo smussamento dell'afflizione che fiorisce con eleganza, nei lineamenti induriti e spaesati --- questo parossismo acuisce i tuoi sensi, ti proibisce di godere nelle volluttà rispetto l'apatia che da sempre ti contraddistingue.
Non percepisci rabbia, delusione, compassione. È qualcosa di più profondo, come se si radicasse nell'estremo del tuo fra le tue gambe. Un semino divenuto radice, neppure se la pianta di questo sentimento non ragionevole stia raggiungendo egregia grandezza ad un singolo respiro compiuto. Le tue parole, così compite, saccenti, a stento emergono dalle labbra sottili che decorano il tuo visino viziato.
I rami di questa pianta osano e non hanno pena per gli spazi, oziose cavità di un individuo spoglio. Sembra che, crescente, non ti permetta di delimitare i tuoi confini. Corrode, disintegra, non ha pietà dei limiti che ti costituiscono e ti fa affogare dalla mancanza di aria. Viene su, un'altalena i cui piedi accelerano il tocco al terreno secco, la polvere che offusca il tuo sguardo.
È ovattato: tutto, il mondo e le frasi che potresti ascoltare. Ovattati i suoni, ovattati i movimenti e ti senti come in una scatola che ti imprigiona con delle catene ai polsi sottili. Ovattata è la tua voce che, soffocata dalla pianta di repulsione verso te stesso che sta crescendo nel tuo stomaco, non riesce a produrre un grido che trasmetta la tua angoscia.
Stringi le mani allo zaino verde, chini di sbieco il capo e non ti assicuri che la tua postura sia equilibrata, vuoi fuggire.
La bocca è corrucciata, manca d'acqua. Le lettere sono nella tasca più piccola dello zaino nuovo che hai desiderato ardentemente da quando lo hai scorto nel negozio.
Il grigio corridoio coccola le tue incertezze, la tua indifferenza mutante ed i tuoi numerosi peccati che sono stati assorbiti dalle pareti spente. Le persone ti camminano affianco, ma quello che vedi e apprendi è frivolezza, è superficialità eterna.
Schiudi la bocca ed alzi appena appena gli occhioni vuoti, ritrovandoti di fronte a coloro che non avresti mai voluto rincontrare.
Mr Porter prosegue fra le orde di studenti a passo rapido, nonostante la moglie si guardi attorno con fare accusatore. Li vedi, i suoi tratti umiliati e persi. Lui ha perso una figlia e persevera nel proseguire in un mondo morboso e malaticcio, devoto alla cattiveria e all'uguaglianza di personalità. Le sue spalle larghe sono piuttosto ricurve e le mani grandi e rovinate stringono le braccia tremanti della donna dai capelli quasi totalmente bianchi.
Lei è arrabbiata, non sapresti dire con chi, ma la osservi che si fa spazio fra gli scevri chiacchiericci di liceali con foga vendicativa e vorresti distogliere lo sguardo da una donna disperata che trattiene le lacrime. Quando si avvicina, noti delle ciocche di capelli mancanti dal suo capo e vuoi strozzarti, urlare --- strillare fino a che non perderesti le corde vocali ed aspetti che ti sorpassino prima di sbattere le palpebre e poi spalancarle in un atto di agonia nuova. È terminato il tuo tempo di nasconderti.
Hai della nausea, qualcosa è incastrato in gola ed è quando ti volti davanti a te, per raggiungere l'aula di inglese, che trovi Molly e Christina appoggiate agli armadietti e «Stanno proprio male.» dice la seconda.
«Il suicidio non deve essere un'opzione per questo.» i capelli rosa di Molly e il suo tono tranquillo incendiano la tua follia. Chris annuisce e nella sua gonnellina si fa beffa del destino, «Uno stupido si uccide a diciassette anni.»
Sai che ci sono tantissime persone intorno a te, sai che dovresti contenerti e scappare, ma «Uno stupido?» non lo hai sussurrato, dei ragazzi si fermano alle tue parole e convergono il campo visivo sui tuoi pugni serrati. «Uno stupido.» anche Molly e Christina si girano ed incontrano la tua rabbia. Schiudono le labbra, allontanandosi dagli armadietti e cercando di comprendere cosa diavolo ti stia prendendo.
Ah! Incivile deturpazione delle tuo ossa, pare che il liquido seminale della nuova pianticella stia perforando le tue cellule perché nuove colpe soccorrano le precedenti, stremate dalle ovvietà. E senti l,a mancanza: del respiro, della vista, della tua apatia ---su e giù, quest'altalena tremolante che rappresenta la tua momentanea irrazionalità.
«Uno stupido.» la voce è alta, adesso, ma non urli. Noti Catherine e Josh che si fermano e ti osservano confusi. «Uno stupido!» adesso applaudi e strilli, sgranando gli occhi da pazzo.
«Uno stupido, anzi una stupida è la ragazza che si è uccisa poco più di un mese fa.- stai urlando e le ragazze ti chiedono che succede, ma tu ti impianti nel centro del corridoio ed aizzi l'apatia che vuoi abbandonare e «È facile dire che sia stata stupida. Guardatevi! Tutti amici, tutti francamente amanti delle politiche anti suicidio. Siete tutti così ammirati, così carini. Compagni ideali.» qualcuno ti afferra il braccio, ma ti scansi.
La possiedi, la pianta. Non permetti che la ragione rasenti la spontaneità che è venuta a crearsi, decerebrata combinazione ideale dei tuoi peccati. I fiori della pianta sbocciano, puoi sentirli gemere dalla gaiezza nel tuo stomaco, nell'inguine, mentre contrastano i confini muscolari. Penetrano la gola e si stendono, potresti aprire la bocca e far fuoriuscire una miscela di verità meschine e adoperate da un odio perfezionista verso te stesso.
«Tutti buoni, tutti religiosi e tutti incredibilmente falsi. Tutti figli genuini e grandi amici finché tutti non ti spingono ad annullarti! Ti spingono a farti schifo, a detestare ogni minimo brandello di te. Finché ognuna di queste persone non ti volta le spalle e non ti spingono al suicidio!- la vena sul tuo collo pulsa e nella traiettoria trovi degli occhi azzurri che conosci: la rabbia si accentua, si ingrandisce. Senti un gemito provenire dalla massa alle tue parole fervide, ma non ti fermi «Tutti persone eccezionali finché non ti portano a buttarti da un fottuto ponte! Porca merda, l'avete uccisa tutti. Tutti! Finitela, finitela. È morta e l'abbiamo buttata tutti dal ponte. L'abbiamo --- » qualcuno ti tappa la bocca e riconosci la stretta di Daisy mentre ti trascina via e ti conduce fuori dall'istituto. Ed è quando riprendi cognizione di te che Daisy ti pone tante di quelle domande, richiudendoti in un angolo della scuola odiosa, scuotendo le tue spalle. «Cosa cazzo ti è preso?»
«Niente, Daisy. Cosa vuoi che sia successo?- allarghi le braccia in un segno di dispersione, -Dovete lasciarmi stare, cazzo. Lasciatemi!» urli e la allontani con violenza, scappando e cercando nello zaino carta è penna. Sai che ti guarda con occhi irresponsabilmente conoscenti della realtà dei fatti.
È quando davvero la tua furia si placa che ti ritrovi ad essere osservato dai Porter che, avendo cessato di tremare, assumono consapevolezza di ciò che è veramente successo.
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