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Camp Rock - 1

A Giulia, per tutto quello che fa per me

***

«Harry alzati! Farai tardi per il tuo ultimo giorno di scuola!»

Harry Styles, diciotto anni, si alzò mugugnando dal materasso caldo, spegnendo la sveglia che continuava a suonare fastidiosamente sul comodino accanto al letto.

Tutta la stanchezza svanì non appena il suo sguardo si posò sul calendario appeso dietro la porta, il quale indicava che mancassero solamente sei giorni alla sua partenza per Camp Rock, il campo estivo che sognava da sempre.

Fondato da James Corden diversi anni prima, aveva formato molte delle figure più importanti del panorama musicale degli ultimi anni. Camp Rock era considerato il tempio della musica, il punto di partenza di ogni artista di successo. Era lì che si erano formati gli One Direction, probabilmente la boy band più in voga del momento, composta da Louis Tomlinson, il nipote di James, e i suoi due migliori amici Liam Payne e Zayn Malik.

Chiunque amasse la musica sognava di potervi andare, Harry compreso.

Era sempre stato un tipo timido e riservato, che se ne stava per i fatti suoi anziché seguire come un cagnolino il gruppo formato dai ragazzi popolari della sua piccola cittadina. Gli unici amici che aveva lì a Holmes Chapel erano il suo gatto Dusty, sua madre Anne e un paio di ragazzi che lavoravano con lui alla pasticceria della città, ma al riccio non importava: lui aveva la sua musica.

Passava ore chiuso nella sua piccola camera a suonare la sua chitarra, canticchiando mentre cercava di trovare le note che potessero unirsi ai suoi testi. Già i testi. Harry ne aveva a centinaia. Lui scriveva ogni volta che ne aveva l'occasione, sia che fosse felice, sia che fosse triste.

Sua madre da piccolo -dopo che alcuni bambini lo avevano preso in giro per i suoi ricci strani- gli aveva insegnato a buttare sempre fuori tutte le emozioni negative, così da lasciare spazio solo a quelle positive. Così Harry aveva iniziato a scrivere ogni volta che si sentiva triste, o imbarazzato, o spaventato, intrappolando questi sentimenti tra i versi delle canzoni, invece di tenerseli dentro.

Ma Harry scriveva anche quando era contento, quando si sentiva emozionato e felice. Al posto del diario segreto dei film, lui aveva il suo fidato quadernino. Lo portava ovunque e ogni volta che gli venivano in mente aggiungeva nuovi versi, che si univano a quelli che aveva già scritto.

La vita di Harry ruotava completamente attorno alla musica, e lui non poteva desiderare di meglio.

«Sono sveglio!» Urlò, uscendo sul pianerottolo e facendo capire a sua madre che poteva anche smettere di urlare.

Amava sua mamma, ma le urla così di prima mattina anche no.

Si diresse in bagno, dove si fece una doccia veloce prima di tornare in camera per finire di prepararsi. Era l'ultimo giorno di scuola, ci voleva un look diverso dai soliti skinny neri e magliette bucate di varie band.

Canticchiando una delle ultime canzoni del suo quaderno, iniziò a tirare fuori ogni vestito avesse nell'armadio, alla ricerca dell'outfit perfetto. Alla fine, dopo quasi venti minuti di prove, optò per degli skinny blu scuro e una camicia color bordeaux con delle stampe più scure, aperta quel tanto che bastava a far intravedere le due rondini che si era tatuato da poco sul petto. Si infilò degli stivaletti marroncini e afferrò un cappello della stessa tonalità. Prese la sua borsa a tracolla e scese in cucina, venendo accolto prima dal delizioso profumo di omelette e poi dall'abbraccio di sua mamma Anne.

Si sedette a mangiare, guardando con sua madre uno dei canali che più amava: MUTV, famosissimo centro musicale che trasmetteva ventiquattr'ore su ventiquattro i video musicali appena usciti, classifiche di ogni tipo e servizi su ogni artista o band.

«Ed ecco l'ultima bravata del noto cantante Louis Tomlinson, componente degli One Direction» Stava dicendo la giornalista, mentre sullo schermo al suo fianco compariva una foto del ragazzo. «Che a quanto pare avrebbe abbandonato il set del video musicale per l'ultimo singolo uscito, causando alla sua casa discografica la perdita di centinaia di sterline»

«Santo cielo! Ma quel ragazzo si darà mai una calmata?» Chiese ironicamente Anne.

Harry osservò la foto di Tomlinson. Il ragazzo aveva i lineamenti induriti verso la fotocamera che l'aveva ripreso, le labbra fini erano chiuse in una linea dura, gli occhi azzurri erano glaciali e lanciavano uno sguardo quasi derisorio al fotografo. Il riccio non l'aveva mai potuto sopportare.

«Lui ha tutto!» Rispose indignato, mandando giù un boccone di omelette al prosciutto.

Non avrebbe mai capito come si poteva essere così superficiali e presuntuosi, così dannatamente irritanti. Louis Tomlinson aveva tutto ciò che lui sognava da sempre e lo buttava via come se nulla fosse.

Harry si ricordava delle prime interviste di Louis dopo aver vinto la Final Jam di Camp Rock, quando aveva appena sedici anni. Era sembrato così umile e allegro, un ragazzo che viveva per la musica, prima che arrivassero la fama, i soldi e le ragazze -o i ragazzi, Louis Tomlinson certo non si faceva problemi di quel tipo. Da quel momento era diventato famoso per i suoi capricci continui e i suoi colpi di testa, che facevano impazzire tutti i manager della sua etichetta discografica.

Anne interruppe i suoi pensieri con una dolce carezza sul braccio. «Guarda un po' che cosa ho trovato stamattina nel frigorifero, proprio accanto alle uova»

Il riccio si voltò a guardarla con un sorrisino innocente mentre la donna allungava sul tavolo l'ennesimo depliant di Camp Rock.

«Chissà come ci è finito» Fece Harry, prendendo una grande forchettata di omelette e infilandosela velocemente in bocca. «A proposito...La colazione stamattina è fantastica, nuova ricetta?»

Anne lo guardò con dolcezza, accarezzandogli i capelli ricci, ormai lunghi quasi fino alle spalle.

«Oh tesoro, vorrei davvero poterti mandare lì, con tutto il cuore. Lo sai questo? Ma con l'officina di papà, dove gli affari vanno a rilento, e la mia impresa di catering appena iniziata, proprio non possiamo permettercelo»

Harry sentì un enorme crack al centro del petto, ma fece finta di nulla, distogliendo lo sguardo dagli occhi di Anne, pieni di compassione. Si alzò dalla sedia, recuperando la sua borsa a tracolla.

«Ma certo... Ora devo andare mamma, farò tardi alle lezioni» Mormorò piano, lasciando la stanza.

Sua madre provò a chiamarlo, ma Harry fece finta di nulla, avvicinandosi alla fermata dello scuolabus con le sue amate cuffiette già infilate nell'orecchio. In fondo lo aveva sempre saputo, sin da quando aveva iniziato a raccogliere tutti i depliant che trovava e a spargerli per la casa. La sua non era mai stata una di quelle famiglie ricche o importanti, e Camp Rock, il tempio della musica, era decisamente fuori dalla loro portata. Si maledì mentalmente, perché davvero lo aveva sempre saputo, eppure aveva comunque deciso di fare finta di nulla, e in quel momento la dura realtà lo aveva colpito in pieno.

Alcuni sono destinati a girare il mondo e conoscere tutte le persone più importanti di ogni settore, altri semplicemente nascevano in famiglie di onesti piccoli lavoratori. A loro toccavano i pranzi solitari in mensa e i lavoretti anonimi in cittadine anonime.



L'ultima giornata di scuola di Harry passò in modo incredibilmente veloce, tra i compiti assegnati dai professori e le occhiatine derisorie che alcuni compagni continuavano a lanciare al suo look stravagante. In un batter d'occhio il riccio si ritrovò a svuotare il suo armadietto, buttando nel cestino lì accanto tutti i depliant che ancora nascondeva.

«Xiàtiàn hao, Harry!» Esclamò una ragazza, saltandogli addosso e stringendolo in un abbraccio. «Indovina chi ha preso il massimo nell'ultimo test di cinese?»

Harry sorrise teneramente alla sua migliore amica, Sally, ricambiando la sua stretta per qualche secondo. «Ehm... cosa vorrebbe dire?»

«Buona estate, ricciolino» Rise la ragazza, dando un'occhiata al suo armadietto. «Allora, com'è andata?»

«Non è andata. Camp Rock è off-limits» Borbottò Harry, ancora giù di morale per la conversazione di quella mattina.

«Ma tu devi andarci! Camp Rock è il tempio della musica, è il campo dei campi, è il posto dove chiunque deve andare per diventare qualcuno!»

«Grazie, Sally» La interruppe Harry, recuperando le ultime cose e lasciando l'armadietto vuoto aperto. «Comunque, come mai non c'eri a pranzo?»

La ragazza si buttò a capofitto in un immenso racconto, e Harry ne approfittò per cercare di distrarsi, camminando al suo fianco per i lunghi corridoi della loro scuola.

Quando Harry ritornò a casa quella sera si sentiva come se un camion gli fosse passato addosso. Aveva passato l'intera giornata a pensare a Camp Rock, servendo i biscotti e il pane alle anziane signore del paese con un broncio annoiato. Alla fine quella sarebbe stata la sua estate: nella panetteria di Mary, a servire pezzi di focaccia e dolcetti ai bambini che correvano e giocavano nel parco vicino.

«Ciao patatino» Lo salutò subito Anne, non appena lo vide entrare nel giardino. «Come è andata la giornata?»

Harry ricambiò l'abbraccio, stupendosi di trovare sua mamma così allegra e raggiante, mentre lo guardava con gli occhi verdi -proprio come i suoi- brillanti di entusiasmo.

«Al solito» Si limitò a borbottare, avvicinandosi al padre e battendogli un paio di pacche sulla spalla.

Des stava preparando gli hamburger vegetariani alla griglia che lui tanto amava e, per qualche secondo, Harry si sentì davvero in colpa per il suo comportamento. Alla fine i suoi genitori avevano sempre fatto il possibile per lui: sin da quando era bambino avevano cercato di dargli il meglio, a volte anche dovendo fare alcuni sacrifici.

Harry si liberò nel primo, vero, timido sorriso della giornata, sedendosi nel tavolo da picnic al centro del piccolo prato e chiedendo ai suoi genitori come fosse andata la loro giornata. Forse era davvero meglio così. Camp Rock era decisamente troppo per un meccanico ed una disoccupata.

«Dai, diciamoglielo tesoro. Non riesco più a trattenermi» Disse Anne emozionata, accostandosi al marito.

Des scosse affettuosamente la testa, guardando Harry. «Volevamo aspettare il dolce, ma tua mamma è davvero un caso disperato»

«Che cosa?» Chiese il riccio, vagamente incuriosito.

«Andrai a Camp Rock!» Esclamò Anne emozionata, raggiungendolo. «Oh meglio, andremo a Camp Rock! Il mio nuovo servizio di catering è stato assunto!»

Harry si alzò in piedi, frastornato e con il cuore che batteva forte nella cassa toracica. «Oh mio Dio»

«Ovviamente dovrai darmi una mano in cucina tutti i giorni, però sì, Camp Rock tesoro!»

Harry la abbracciò di slancio, mormorando una litania infinita di 'grazie' mentre le sue mani tremavano vistosamente.

Lui, Harry Styles, giovane panettiere con una sconfinata passione per la musica, sarebbe andato a Camp Rock, il campo estivo musicale più importante della Gran Bretagna.



Camp Rock era esattamente identico alle foto che Harry aveva visto su internet. Niente photoshop, effetti speciali o buone angolazioni. Il campo si estendeva nell'ampia zona pianeggiante situata sulla riva di un lago dall'acqua cristallina, in mezzo a piccole collinette, che rendevano tutto il panorama ancora più pittoresco, insieme alle rustiche ma curate capanne in legno e alle piante piene di frutti estivi.

Harry si catapultò fuori dal furgoncino di Anne mentre la donna ancora parlava, attraversando il parcheggio con poche lunghe falcate e posizionandosi su una piccola cunetta, guardandosi attorno dalla posizione rialzata.

Decine e decine di macchine erano ferme sotto il sole caldo, attorniate da famiglie e da giovani ragazzi, tutti con in mano uno strumento musicale, occupati a suonare pezzi improvvisati e a muoversi a ritmo di musica. Lo sguardo di Harry venne subito catturato da una lunga limousine nera, alla quale erano appoggiati due enormi bodyguard mentre un terzo teneva aperta l'ampia portiera. La prima cosa che Harry vide furono un paio di tacchi Chanel, poi delle gambe da modella, lunghe e abbronzate, e un elegante vestitino. Gucci, pensò Harry, senza dubbio. La ragazza appena uscita era decisamente bellissima, con i lunghi capelli biondi che le ricadevano attorno al viso imbronciato.

Il riccio si ritrovò a lanciare un brevissimo sguardo ai suoi stivaletti consumati. Fu solamente un attimo, però, perché no, almeno per quell'estate non si sarebbe permesso di sentirsi inferiore a nessuno, o così sperava.

«Pensi di aiutarmi, Harry caro?» Disse Anne, avvicinandosi a lui e risvegliandolo dai suoi pensieri.

Harry scosse la testa, rivolgendole un sorriso di scuse. «Hai ragione, scusa. E' che qui è tutto così... Così 'wow'. Sarà un'estate stupenda, strepitosa, fenomenale!»

Anne rise amorevolmente, passandogli la sua unica piccola valigia.

Raggiunsero insieme la capanna che avevano assegnato loro, vicino alle cucine e leggermente distaccata rispetto a quelle dei ragazzi, nella zona dedicata a tutti gli adulti del campo, dagli insegnanti ai vari soci.

Harry lasciò velocemente la sua roba sul letto più vicino, senza neanche perdere tempo a guardarsi attorno, troppo curioso di andare ad esplorare l'ambiente. Salutò sua mamma con un bacio distratto e corse all'esterno, andando a sbattere contro qualcuno non appena ebbe messo piede fuori dalla porta.

«Mi scusi moltissimo! Colpa mia!» Esclamò, senza neanche sollevare lo sguardo, svignandosela tranquillamente.

Se solo avesse alzato lo sguardo oltre la polo blu scuro, si sarebbe ritrovato davanti niente di meno che il fondatore e proprietario del campo in persona. James Corden, famosissimo ex membro di una delle band più influenti dell' Inghilterra una decina di anni prima, gli lanciò un'occhiata divertita prima di entrare nel bungalow, pronto a salutare la responsabile del catering che i suoi soci avevano tanto elogiato.

La parte principale del campo era costituita da una grande piazza, al cui centro si trovava un alto palco verde, già fornito di diverse casse e strumenti musicali. Harry si guardò attorno con il cuore che gli rimbombava talmente forte nel petto da coprire la batteria che un ragazzo poco più grande di lui stava suonando. Battendo le mani a ritmo di musica e guardando tutti gli striscioni del campo non fece neanche caso a dove metteva i piedi, finendo per andare nuovamente a sbattere contro qualcuno.

«Scusami» Mormorò, arrossendo lievemente quando si accorse di essere davanti alla ragazza che aveva visto uscire dalla limousine. «Non ti avevo vista»

Lei gli lanciò uno sguardo sprezzante con i suoi sottili occhi marroni, schioccando le labbra infastidita. «Ovviamente»

Harry rimase per qualche secondo fermo a guardare la sua schiena mentre lei si allontanava, mortificato per la pessima figura che aveva appena fatto. Si risvegliò dai suoi pensieri quando senti qualcuno stringergli delicatamente l'avambraccio.

«Lei è Rose Tyler, la diva di Camp Rock»

Il riccio si voltò verso un ragazzo dagli scintillanti capelli rossi, che lo osservava seduto sul palco con la sua chitarra appoggiata alle gambe.

«E' davvero così brava?» Chiese, sedendosi accanto a lui.

Il rosso scrollò le spalle. «E' più brava a sforzarsi di essere brava. Comprensibile, ovviamente, visto che sua madre è Tj Tyler»

«Tj Tyler?!» Esclamò subito Harry, spalancando gli occhi verdi. «Avrà vinto qualcosa come un trilione di Grammy!»

«Un trilione più uno, visto il suo immenso ego» Rispose tranquillamente l'altro, allungandogli la mano. «Io mi chiamo Ed, comunque. Allievo del campo oggi, si spera cantante di successo domani. Ti faccio sentire»

Ed sistemò subito la chitarra tra le braccia tatuate, iniziando a strimpellare alcuni accordi dal suono dolce e melodico. Harry poté immaginarsi ad ascoltarlo nelle giornate di pioggia, quando tornava a casa da scuola stretto sul sedile dell'autobus.

«E' fantastico!» Commentò sinceramente. «Io sono Harry»

I due iniziarono a chiacchierare animatamente. Ed era brillante e molto autoironico, Harry seppe fin da subito che sarebbero andati molto d'accordo. Vennero interrotti da una donna sulla quarantina, che salì sul palco tra gli applausi di tutti i ragazzi radunati della piazza. Harry e Ed si alzarono, spostandosi in prima fila mentre la donna accendeva le casse e recuperava un microfono. Si presentò come Connie Rogers, la responsabile e organizzatrice di tutte le attività del campo, dai corsi musicali obbligatori al tempo libero concesso ogni giorno ai ragazzi.

«Qui a Camp Rock scoprirete e perfezionerete il vostro stile, troverete il vostro sound e farete la vostra musica» Stava dicendo animatamente. «Ma soprattutto...DIVERTITEVI!»

Tutti i ragazzi raccolti sotto al palco lanciarono diverse urla di gioia mentre un paio di ragazzi salivano sul palco, affiancandosi alla donna e intonando un breve pezzo rap che fece ballare tutti.

«Inoltre quest'anno c'è una grande novità» Riprese Connie, aspettando qualche secondo prima di continuare, creando una certa curiosità nei presenti. «Infatti quest'anno il nostro staff sarà affiancato da qualcuno che è partito proprio da dove siete voi ora, e che piano piano è arrivato in cima alle classifiche di tutto il mondo. Ragazzi, ragazze, musicisti e giovani star, passerà tutta l'estate qua con noi, direttamente dagli One Direction... Louis Tomlinson!»



Louis aveva urlato, sbraitato e sbattuto varie porte, ma i suoi manager non avevano voluto sentire ragioni.

Quella era la punizione per i suoi comportamenti, perché la figura del bad-boy che avevano creato stava iniziando a ritorcersi contro di loro. Louis arrivava in ritardo alle premiazioni, non interagiva più con i fan, scappava via dalle riunioni e passava tutte le sue serate in discoteca, con comportamenti che stavano facendo perdere credibilità all'intera band. Costringerlo un'intera estate nel campo dove tutti loro erano cresciuti avrebbe riportato una certa nostalgia nei sostenitori più accaniti e, forse, vedere da dove tutto era iniziato avrebbe aiutato il cantante a capire ciò che stava succedendo.

«Io non lo faccio!» Sbottò per l'ennesima volta, incrociando le braccia e sprofondando nel sedile in pelle della ricca limousine. «Non ho intenzione di spendere la mia estate in qualche stupido camp. Sono Louis Tomlinson, cazzo!»

Liam gli lanciò addosso la felpa appoggiata sul sedile accanto al suo. «Questo non è "qualche stupido campo". E' Camp Rock, macho, ci siamo venuti anche noi anni fa»

«Esatto» Si aggiunse Zayn, spegnendo la sua sigaretta nell'apposito spazio e chiudendo il finestrino. «E' qui che gli One Direction hanno trovato la loro direzione»

Sia Liam che Louis si limitarono a lanciargli un'occhiataccia mentre si apriva una lattina di birra.

«E rivedrai tu zio James»

Louis alzò gli occhi al cielo, guardando lo scorrere veloce degli alberi al di fuori del finestrino. «Questo non è un punto a favore»

«Senti, Lou» Iniziò Liam, andando a sedersi accanto a lui mentre l'auto parcheggiava accanto all'insegna del campo. «Lo so che questo non è quello che vuoi, ma dopo quello che è successo l'altro giorno la stampa ti sta massacrando»

«Come se non l'avessero mai fatto» Bisbigliò rabbiosamente il maggiore.

Liam gli diede un paio di pacche sulla spalla mentre Zayn lo guardava dolcemente.

«Non è la fine del mondo, Tommo, potrebbe essere la tua occasione per staccare un po'. Vai lì, ti rilassi, prendi un po' di sole... E se ti avanza tempo mi fai anche una casetta per gli uccelli»

Louis fulminò entrambi con lo sguardo, recuperando la sua chitarra mentre il loro autista scaricava le sue valigie sul prato.

«Me la pagherete. Entrambi» Si limitò a protestare, uscendo dall'auto.

L'autista aveva appena messo in modo la limousine quando il volto sorridente di Liam sbucò dal finestrino semiaperto.

«Ah, abbiamo detto a quelli della stampa che registrerai un singolo con il vincitore della Final Jam... Buona estate!»

Louis non ebbe neanche il tempo di insultarlo, che l'auto si era già allontanata, sfrecciando via velocemente.

«Fanculo» Borbottò allora, raccogliendo tutta la sua roba.

Rientrare a Camp Rock dopo tutti quegli anni non gli fece assolutamente nessun effetto, non era più come quando aveva sedici anni, quando viveva per la musica e il suo unico desiderio era quello di trasmettere al mondo la sua passione. In quel momento quel sorridente ragazzino dal sorriso allegro e dal ciuffo schiacciato sulla fronte gli sembrava solamente un estraneo.

Prese una via secondaria, che aveva imparato a conoscere con le sue varie scappatelle nel bosco nel mezzo della notte, e raggiunse quella che era rimasta l'enorme capanna di suo zio, bussando senza entusiasmo.

«Louis!» Esclamò James, spalancando la porta con il suo solito sorriso allegro. «Ragazzo, che bello rivederti! Come va?»

Louis si limitò a stiracchiare un sorriso. «Hey, zio. Senti, non è che mi puoi dire quale sarà il mio bungalow?»

«Oh, certo...  E' questo qui accanto al mio»

«Perfetto, grazie zio»

Louis raccolse la sua roba e si allontanò velocemente, senza degnare James di uno sguardo. Arrivò alla sua capanna e si chiuse la porta alle spalle, abbandonando le sue valigie e la sua chitarra per terra e buttandosi sul materasso duro del suo letto.

Sarebbe stata una lunga estate.

Cercò di fare qualcosa di produttivo mentre aspettava la cena. Passò un paio d'ore nell'angolo di spiaggia che aveva scoperto anni prima, al quale si arrivava solamente attraverso una stradina che solo chi lavorava nelle cucine poteva conoscere. Si fece una lunga nuotata e prese il sole, continuando a rimpiangere la sua lunga estate piena di lusso e divertimenti di ogni tipo. Liam e Zayn ignorarono tutte le sue chiamate e lui, dopo averli maledetti in ogni modo gli venisse in mente, decise di arrendersi.

Ancora immerso nei suoi pensieri, una volta abbandonata la spiaggia, Louis fece l'errore di passare in una delle strade principali verso la mensa, attirando subito diversi sguardi curiosi.

«E' LUI! E' LOUIS TOMLINSON! LOU! LOUUUU!»

«Oh porca puttana» Mormorò Louis, vedendo alcune ragazze alzarsi e iniziare a correre verso di lui.

Si allontanò velocemente, facendo una breve corsetta fino ad alcuni grossi cespugli posti sotto ad una delle grosse finestre della mensa. Vi si nascose dentro, cercando di controllare il respiro mentre l'odio per il suo lavoro cresceva sempre di più. Era possibile fare questo? Perché non capivano che anche lui era un essere umano, non solo un fottutissimo fantoccio?

Aspettò qualche secondo mentre le ragazze si guardavano attorno confuse, appoggiandosi alla parete esterna della mensa, grato di essere riuscito a nascondersi in tempo.

Stava per alzarsi, quando lo sentì.

Preceduta e accompagnata da alcune titubanti note di pianoforte, una voce maschile roca e lenta, probabilmente la più bella che Louis avesse mai sentito in tutta la sua vita.

I told him that I loved him, just not sure if he heard

The roof was pretty windy and he didn't say a word

Party died downstairs, had nothing left to do

Just me, him and the moon

Louis accostò l'orecchio al legno, ascoltando la dolce melodia come incantato.

I set you on fire babe

Than down came the lightning on me

Love can be frightening for sure

La voce si fermò per qualche secondo e Louis si ritrovò a trattenere il respiro in attesa che riprendesse. Smise persino di preoccuparsi delle ragazze urlanti a pochi metri da lui, come se tutto all'infuori di quella canzone avesse smesso di esistere.

All I know at the end of the day is you want what you want and you say what you say

And you'll follow your heart even though it'll break

Sometimes

All I know at the end of the day is love who you love

There ain't no other way

If there's something I've learnt from a million mistakes

You're the one that I want at the end of the day

Un'altra pausa e Louis era ormai schiacciato contro il legno, nella speranza di non perdere nemmeno la più piccola e insignificante nota.

At the end of the day

You're the one that I want at the end of the day

Poi silenzio. Louis ci mise qualche secondo ad accorgersi che era tutto finito. Si alzò di scatto dal cespuglio dove era nascosto, grato del fatto che il gruppo di ragazze si fosse spostato altrove, correndo all'interno della grande mensa.

Il pianoforte era posto esattamente accanto alla finestra sotto alla quale lui era nascosto, ancora aperto, ma nella stanza non c'era traccia di nessun ragazzo.

«C'è nessuno?» Disse, guardandosi attorno. «Hey! Chi c'era qui?»

Si arrese quasi all'istante, sedendosi sullo sgabello ancora tiepido. Si ricordò di quando era lui quello che suonava quel pianoforte, nel silenzio e nella pace della grande capanna. Sentendosi di nuovo ragazzino iniziò semplicemente a suonare quelle note che l'avevano accompagnato per tutta la sua adolescenza, cantando quella cover dei The Fray che l'aveva reso famoso in tutto il mondo.

In quel momento lo realizzò. Il Louis di sedici anni gli mancava fottutamente tanto.



Harry si allontanò dalla mensa con le mani che ancora tremavano per l'emozione.

Non aveva mai avuto l'occasione di cantare le sue canzoni accompagnato da uno strumento tanto bello e in quel momento avrebbe voluto essere in grado di suonarlo meglio. Si sentiva libero dopo aver cantato, più sicuro di sé stesso in mezzo a ragazzi decisamente più esibizionisti e pieni di talento.

Camminò serenamente fino alle cucine, infilandosi tranquillamente il grembiule. Sicuramente non avrebbe cantato all'open night quella sera, ma aveva un'intera estate per tirare fuori il suo carattere, ce l'avrebbe fatta.

Aiutò sua mamma con gli ultimi preparativi della cena -Anne provò in tutti i modi a convincerlo a cantare, concludendo con un incoraggiante discorso su quanto fosse importante essere sé stessi senza lasciarsi intimorire da nessun altro- e tornò nel suo bungalow a cambiarsi per la cena, prima di correre nuovamente in mensa. Aveva rinnovato alcuni aspetti del suo guardaroba poco prima di partire e si sentiva incredibilmente sicuro del suo look.

«Hey Ed!» Disse allegramente, raggiungendo il rosso.

Ed gli rivolse il suo solito sorriso genuino. «Ciao Harry! Vieni, ti presento Dua»

Harry spostò lo sguardo sulla ragazza seduta accanto ad Ed. Era bellissima, con il suo caschetto di capelli scuri e il trucco stravagante perfettamente studiato per valorizzarne lo sguardo deciso.

«Piacere, mi chiamo Dua Lipa» Disse subito lei, mostrandosi molto più amichevole di quello che sembrava dall'esterno.

Harry non poté far altro che sorriderle. «Harry Styles»

«Dimmi Harry, è il tuo primo anno?»

«Sì, hai qualche consiglio?»

Dua gli sorrise incoraggiante. «Ti troverai benissimo, poi dicono che quest'anno la cucina sarà speciale. Scusatemi ora, è il mio turno di cantare, fatemi un "in bocca al lupo"»

«In culo alla balena!» Dissero Harry e Ed a tempo, prima di guardarsi e scoppiare a ridere.

Si sedettero al tavolo più vicino mentre la ragazza si posizionava al centro della stanza con un microfono, circondata da alcuni ballerini. Iniziò a cantare una canzone su come tenersi alla larga da un ex fidanzato, lasciando tutti quanti a bocca aperta.

«Ma è fenomenale!» Esclamò Harry alla fine della performance, voltandosi verso Ed.

Il rosso lo guardò con un sopracciglio sollevato. «Lo è, ma alla fine è normale, suo padre lavora a Broadway»

Harry non riuscì a trattenere un'espressione stupita, tanto che Ed dovette battergli un paio di pacche comprensive sulla spalla.

«Lo so, è fantastico, anche se non è questo quello che conta qui. Qui regnano solo pochi brillanti, per questo Rose comanda» Commentò Ed con una scrollata di spalle. «Parli del diavolo...»

Rose comparve accanto a loro pochi secondi dopo, seguita da un ragazzo con i capelli biondi palesemente tinti e una ragazza dai capelli biondo platino e la pelle abbronzata.

«Ciao, Edward» Disse Rose, incrociando le braccia davanti al petto. «Allora, i tuoi genitori intrattengono ancora i passeggeri in crociera?»

Il volto di Ed divenne persino più rosso dei suoi capelli. «In realtà...»

«Ciao, io sono Harry» Lo interruppe velocemente il riccio.

Rose spostò immediatamente lo sguardo su di lui, squadrandolo con fare derisorio per qualche secondo prima di stiracchiare un sorriso. «Io sono Rose Tyler»

«Lo so!» Esclamò subito Harry, sentendo di non riuscire più a controllarsi. «Io amo tua madre»

«Naturalmente» Affermò la ragazza, sistemandosi i capelli dietro l'orecchio.

«Sono Harry Styles»

La bionda accanto a Rose intervenne subito nel discorso. «Tu padre è Jack Styles il compositore? Mio padre ha organizzato un suo concerto»

«No... Mio padre è proprietario di un'officina»

Il trio sbuffò vistosamente, voltandosi e facendo per allontanarsi.

«Ma mia mamma» Provò Harry, pensando freneticamente. «Mia mamma è la presidentessa di MUTV...In Cina. Già va... va tantissimo laggiù»

I tre si scambiarono un'occhiata sorpresa, guardandolo interessati.

«Wow, è una cosa fantastica!» Esclamò allegramente il ragazzo, con un forte accento irlandese. «Sono Niall Horan, comunque»

Anche la ragazza dai capelli biondo platino si avvicinò a lui. «Fantastica al quadrato! Bebe Rexha, molto piacere. Dimmi un po', quindi tu hai conosciuto qualcuno?»

Harry cercò di fingere un sorriso rilassato, cercando di ignorare il cuore che gli martellava forte al centro del petto. «Ovviamente. Ho conosciuto praticamente tutti. Lo scorso anno ero nei cori di sei canzoni, ma insomma...Sono cose da poco»

Si sentì incredibilmente compiaciuto nel vedere, per la prima volta nella sua vita, delle persone guardarlo con così tanto interesse. Riuscì a reprimere tutti i suoi senti di colpa, a quelli ci avrebbe pensato in seguito.

«Sai, c'è un letto in più nel nostro bungalow: è tuo se vuoi» Disse Rose tranquillamente. «Saremo grandi amici. Forza,vieni a sederti con noi nell'area vip»

Senza degnare gli altri di uno sguardo, Rose si voltò, iniziando a camminare verso il tavolo al centro della mensa come se fosse su una passerella. Niall e Bebe si fermarono per salutare velocemente Ed prima di andarsene e Harry stava per seguirli quando proprio il rosso lo trattenne per l'avambraccio.

«Mi sembri una brava persona, Haz» Iniziò Ed, facendogli l'occhiolino. «Non farti trascinare troppo»

Harry lo sguardo confuso per qualche secondo. Stava per chiedergli che cosa intendesse quando Rose lo richiamò annoiata. A quel punto lo salutò con un sorriso veloce, camminando verso il tavolo dove gli altri si erano già seduti.

Alla fine Harry trascorse un'ottima serata: Niall e Bebe erano completamente diversi da quello che sembrava: la ragazza era molto dolce e disponibile, mentre Niall era l'anima del gruppo. Con la sua parlantina spumeggiante e la sua perenne allegria lo aveva messo subito a suo agio e Harry sentiva già che con lui si sarebbe trovato molto bene. Rose non parlava molto, se non per farsi passare qualcosa da Bebe o per dire a Niall di abbassare la voce. Non aveva toccato cibo, passando tutto il tempo a osservarsi in un piccolo specchietto, interrompendo ogni tanto la conversazione solo per chiedere ad Harry dettagli sul lavoro di sua mamma.

Al contrario degli altri due lei era esattamente come appariva all'esterno, fredda e perennemente annoiata, ma per Harry aveva un enorme fascino con la sua chioma bionda perfettamente curata e i suoi vestiti di marca.

Si concesse di pensare a quello che aveva combinato solo una volta usciti dalla mensa, dopo aver salutato il trio per andare a recuperare le sue borse, con la promessa di raggiungerli il prima possibile nel loro bungalow.

Aveva mentito a tutti, inventando una bugia che non avrebbe retto nemmeno una settimana. Forse era il caso di dire subito la verità, di chiarire tutto prima che si creassero casini più grandi di lui, eppure una parte di lui non voleva farlo. Per una volta non era Harry quello strano, quello allontanato e isolato. Per una volta aveva delle persone interessate alla sua presenza, che avevano insistito per averlo prima al loro tavolo, poi nella loro capanna. Arrivò alla conclusione che sarebbe riuscito a resistere. Erano solo un paio di mesi, poi sarebbe finito tutto. O magari avrebbe legato così tanto con loro che, anche una volta saputa la verità, ne avrebbero tranquillamente riso con lui.

Poteva farcela. Alla fine era una menzogna a fin di bene.

«Ciao mamma» Salutò, entrando nel bungalow.

Anne ricambiò subito il saluto con uno dei suoi dolci sorrisi, tornando poi ad osservare alcuni libri di cucina mentre Harry infilava tutti i suoi -pochi- vestiti nuovi in una borsa, prendendo in mano sia quella che la sua vecchia chitarra.

«Vai da qualche parte, patatino?» Chiese Anne confusa.

«Ho conosciuto alcune persone stasera, abbiamo fatto amicizia e mi hanno invitato nel loro bungalow. Posso andare, vero? So di doverti aiutare, giuro che metterò la sveglia un po' prima e tutte le mattine verrò a lavorare»

Anne lo guardò dolcemente. «Ma certo che puoi andare da loro, tesoro. Buonanotte, ci vediamo domani mattina!»

«Buonanotte mamma» Rispose subito il riccio, lasciandole un bacio sulla guancia prima di trotterellare via contento.

Il bungalow di Rose era lievemente staccato e più grosso degli altri, con la parte posteriore che dava direttamente sul grande lago azzurro. Harry entrò emozionato, venendo subito accolto dai sorrisi di Niall e Bebe. Si salutarono allegramente mentre Rose, in un angolo della stanza, faceva avanti e indietro con il cellulare attaccato all'orecchio.

«Sta cercando di contattare sua mamma» Bisbigliò Niall al suo orecchio, mentre Harry appoggiava la sua chitarra per terra. «Ma è molto difficile visto che adesso lei è in tournée in America»

Harry annuì comprensivo, sentendosi per la prima volta un po' in pena per quella ragazza, che sembrava molto meno sicura del solito mentre appoggiava il cellulare sul comodino con un'espressione delusa.

«Ciao Rose» Mormorò Harry sorridendo, sperando che la loro presenza lì potesse farla stare un po' meglio.

«Ciao Harry» Rispose lei, con la solita nota di indifferenza nella voce. «Vieni, mettiti nel letto accanto al mio»

Niall gli diede un paio di pacche sulla spalla, prendendo la sua chitarra mentre Harry appoggiava la sua borsa sul materasso, venendo interrotto da Bebe.

«Oh mio Dio, Harry! Come fa a bastarti una sola borsa?»

Harry cercò di mostrarsi tranquillo. «Ho buttato via molti dei miei vestiti prima di venire qui...Sai, mi avevano stufato»

«E hai tenuto questa?» Domandò Rose sarcasticamente, sollevando una camicia rosa con tanti piccoli pois bianchi.

Il riccio si sentì arrossire fino alla punta dei capelli, perché quella lì era da sempre una delle sue camicie preferite.

«Sì è che...ehm... l'ho comprata in Cina, in una boutique abbastanza famosa e sì ecco, mi dispiaceva buttarla»

Rose lo guardò con un sopracciglio inarcato, schioccando le labbra e accomodandosi sul suo letto con una rivista in mano.

«Questo è il tuo diario segreto?» Continuò Niall, indicando il quaderno giallo all'interno della borsa.

Harry sorrise. «Oh no. E' tipo... Ci scrivo alcuni versi che mi vengono in mente e poi li aggiungo alle mie canzoni»

«Tu scrivi canzoni?» Chiesero tutti e tre a tempo.

Harry annuì vagamente mentre gli altri iniziavano ad incoraggiarlo, impazienti di sentire qualcosa.

«Ehm, okay...  I told him that I loved him, just not sure if he heard  //  The roof was pretty windy and he didn't say a word  //  Party died downstairs, had nothing left to do  //  Just me, him and the moon... Non... non è niente di che>>

Tutti e tre lo guardarono sorpresi. Niall e Bebe si lanciarono subito in complimenti ed esclamazioni entusiaste mentre Rose si limitò a guardarlo pensierosa.

«Perciò sei gay?» Chiese tranquillamente.

Harry annuì ancora e il non vedere nessun cambiamento nelle loro espressioni ammirate lo fece sentire incredibilmente bene. Era la prima volta che faceva coming out con qualcuno che non facesse parte della sua famiglia e tutto era andato benissimo, proprio come sua mamma gli aveva sempre ripetuto.

Passarono il resto della serata a chiacchierare di diverse cose per conoscersi meglio e Harry riuscì ad evitare ogni argomento che si avvicinasse alla Cina e a sua mamma. Ebbe qualche problema la mattina successiva, quando dovette spegnere la sveglia del suo cellulare al primo squillo, lanciandosi fuori dal letto e preparandosi il più silenziosamente possibile, con la paura che gli altri potessero accorgersi di lui.

Entrò nella mensa due ore dopo, quando i tavoli erano ormai quasi completamente pieni di gente. Riuscì subito a riconoscere la scintillante chioma rossa di Ed e lo raggiunse, sedendosi al suo fianco mentre Dua gli presentava quattro vivaci ragazzi australiani, che avevano formato una band chiamata '5 Seconds of Summer'.

«Allora, come è andata la nottata?» Chiese subito Ed, non appena furono terminate tutte le presentazioni.

Harry scrollò le spalle. «E' andata bene. Sai avevo molti dubbi su Rose, ma alla fine non è così male»

Ed lo guardò con un sopracciglio inarcato, senza però commentare. Lui e Dua avevano finito di parlarne poco prima: era giusto che Harry facesse le sue esperienze, loro non potevano mettersi in mezzo e condizionarlo con le loro, che, quando si trattava della bionda, erano sempre negative.

«Ne sei sicuro?»

«Certo. Perché?» Domandò Harry confuso.

Il rosso scosse le spalle nello stesso momento in cui Rose fece la sua comparsa nella stanza. Lanciò un'occhiata ad entrambi, facendo cenno ad Harry di raggiungerli.

«Scusa...» Mormorò dispiaciuto, alzandosi in piedi. «Magari deve dirmi qualcosa»

«Tranquillo, Haz. Solo un consiglio, se vuoi essere amico di Rose non essere bravo»

Harry ignorò sia quello che l'occhiataccia che Dua stava lanciando al rosso, raggiungendo Rose, Niall e Bebe al tavolo dove erano seduti. Dovette inventarsi una scusa veloce che giustificasse la sua assenza quella mattina, ma nessuno sembrò farci molto caso. Mangiarono velocemente, chiacchierando elettrizzati per la prima lezione del campo, che sarebbe stata quella di canto con James Corden.

James era l'adulto più allegro e vivace che Harry avesse mai conosciuto. Un Niall Horan inglese e con molta più pancia, praticamente. Entrò nella capanna battendo le mani a tempo con i battiti di batteria di Ashton, riportando tutti all'ordine con un paio di battute in rima.

«Allora ragazzi, vediamo un po' con chi lavorerò quest'estate!» Esclamò allegramente. «Chi vuole cantare per primo?»

Tutti i ragazzi presenti nella stanza alzarono contemporaneamente le mani. Tutti, tranne uno.

Harry infossò il più possibile il collo nelle spalle, cercando di diventare invisibile sulla sua sedia in prima fila. Lui non era bravo a cantare in pubblico, non l'aveva mai fatto e non se la sentiva: avere tutti quegli occhi puntati su di sé, pronti a giudicarlo, gli davano sempre la sensazione di stare per svenire.

«Vediamo un po'...» Iniziò James, creando la giusta dose di suspence. «Tu, bel ricciolino!»

Harry spalancò gli occhi, sollevando lo sguardo verso il volto di James -che stava cercando di evitare come la peste- osservando il suo dito puntato verso il lui.

«I-io...» Mormorò, mentre un lieve brusio di diffondeva nella stanza.

James gli sorrise incoraggiante. «Sì, proprio tu»

Harry sospirò sconsolato, cercando gli ignorare il battito impazzito del suo cuore. Si posizionò di fronte alla ventina di persone nell'aula, accanto a James, abbassando lo sguardo ai suoi piedi mentre si sentiva tremare. Prese un respiro profondo, poi puntò lo sguardo verso la parete dalla parte opposta, al di là di tutti i volti che lo fissavano.

Cantò la stessa canzone che aveva cantato la mattina del suo ultimo giorno di scuola, sentendo l'adrenalina scorrergli nelle vene mentre si scioglieva parola dopo parola. La musica lo rendeva libero come un uccello in volo e lui l'aveva sempre amata proprio per quello.

Terminò la breve strofa con ritrovata enfasi, sorridendo a tutti i ragazzi che lo guardavano applaudendo. James lanciò un urlo di approvazione, circondandogli le spalle con un braccio e dando la schiena al resto della classe, così da poter parlare solo con lui.

«Fenomenale! L'hai scritta tu?»

Harry annuì, stringendosi il labbro tra i denti. «Sì... Sì, l'ho scritta io»

«Beh fattelo dire, bocconcino, è stupenda! Hai un grande talento»

Harry si aprì in un sorriso che sapeva avrebbe potuto illuminare l'intero campo per tutta la notte. Ringraziò James e, con il cuore che ancora martellava contro la cassa toracica, tornò a sedersi al suo posto, sorridendo ai complimenti di Niall, senza accorgersi dello sguardo che Rose gli stava lanciando.

La ragazza aprì bocca solamente dopo la fine della lezione, camminando nel sentiero principale verso il loro bungalow, per posare i quaderni e godersi l'ora libera che avevano prima del corso di danza.

«Ci ho pensato bene» Esordì Rose, facendo fermare tutti accanto a lei. «Tu devi assolutamente entrare nel nostro gruppo. Una voce come la tua spaccherebbe come corista»

Harry rimase completamente spiazzato da quella richiesta. «Oh wow, cioè mi piacerebbe molto, ma io in realtà pensavo di esibirmi da solista alla Final Jam»

Rose assottigliò leggermente lo sguardo, sistemandosi i capelli lisci dietro l'orecchio.

«Coraggioso, per essere la tua prima Final Jam»

«Oh non terrorizzarlo, andrà benissimo anche da solista» Disse subito Bebe, mentre Niall annuiva convinto accanto a lei.

Harry rivolse loro un sorriso riconoscente.

«Ma certo, io lo dico solo per lui. La sua prima volta, davanti a tutta quella gente, da solo sul palco»

Il riccio si ritrovò a pensarci seriamente, forse stare in un gruppo gli avrebbe dato più coraggio, in fondo lui era davvero solo agli inizi della sua carriera musicale, doveva essere attento a non bruciare nessuna tappa.

«In effetti potrei cantare con voi» Decise alla fine. «Sì, canterò con voi»

Rose sorrise soddisfatta, riprendendo a camminare verso la loro capanna. Harry si mise a chiacchierare con Niall, fino a quando l'occhio non gli cadde sull'orologio che aveva al polso. Scattò in piedi, abbandonando il suo quaderno di appunti e facendo per uscire.

«Oh merda, sono super in ritardo» Mormorò affannato. «Scusate ragazzi, devo scappare»

Si inventò la scusa del fuso orario con la Cina, correndo via dagli sguardi confusi degli altri e percorrendo il più velocemente possibile lo stretto sentiero che portava direttamente alle cucine. Entrò di corsa, scusandosi con sua mamma per il ritardo e iniziando a pulire il bancone mentre lei portava dei dolci in dispensa.

Era inginocchiato a terra in cerca dello straccio, quando una voce annoiata fece capolino all'interno della stanza.

«C'è nessuno qui?»

Harry strabuzzò gli occhi, perché non lo aveva ancora visto in giro per il campo, ma quella voce sottile l'avrebbe riconosciuta ovunque. Si guardò attorno agitato, colpendo per sbaglio alcuni mestoli che si urtarono con un forte rumore.

Louis sbuffò sonoramente. «Guarda che ti sento. Cerca di muoverti, non ho tutto il giorno a disposizione»

Il riccio cercò di pensare al modo più veloce per svignarsela, anche se sapeva che ormai fosse impossibile. Si arrotolò velocemente i capelli in una crocchia e li infilò in un cappello da chef posato lì vicino, buttandosi poi quanta più farina possibile sulla faccia.

Si tirò in piedi titubante mentre Louis aggrottava le sopracciglia stranito.

«Beh, ti impegni davvero molto nel tuo lavoro» Commentò sarcasticamente. «Comunque non ho tempo per questo. Sono Louis Tomlinson, ma immagino che anche chi lavora in cucina mi conosca»

Harry rimase immobile a fissarlo, perché Louis Tomlinson era dall'altro lato del bancone, a un metro di distanza da lui, e dal vivo era infinitamente più sexy di quello che appariva in foto.

«Oh certo!» Balbettò. «Ciao, molto piacere»

Louis afferrò uno dei cupcake appoggiati vicino alla sua mano. «Sì, il piacere è tutto tuo. Ho detto al mio manager di comunicare i miei gusti alimentari ma stamattina mi sono potuto a mala pena avvicinare alla colazione. Fammi parlare con un responsabile»

Harry continuò a fissarlo mentre quella piccola speranza crollava dentro di lui. Bravissimo, terribilmente bello ma uno stronzo di dimensioni cosmiche. Ecco per quale motivo non aveva mai potuto sopportarlo, nonostante quegli occhi più azzurri del bellissimo lago del campo.

«Come scusa?»

Il cantante diede un morso al suo dolce. «Eh?»

«Sei molto maleducato» Disse Harry tranquillamente.

«E tu saresti...»

«Una persona» Lo illuminò il riccio. «E il tuo modo di parlare alle persone è da cafoni»

Louis sembrò rimanere confuso davanti a quell'affermazione. Per qualche secondo si squadrarono, occhi negli occhi, e Harry avrebbe davvero voluto poter spostare lo sguardo altrove, ma le labbra fini del maggiore, ancora sporche di briciole, si erano curvate in un breve sorrisetto e lui non poteva fare a meno di guardarlo.

«Bene, dirò al mio manager di comunicare tutto di nuovo» Concluse Louis, mangiando l'ultimo pezzo di cupcake.

Harry sollevò un sopracciglio in attesa mentre l'altro faceva per andarsene.

«Grazie?»

«Molto meglio» Disse Harry, sorridendo soddisfatto.

Louis gli lanciò un'ultima, lunga occhiata, prima di schioccare la lingua contro i denti e lasciare la cucina a passo svelto. Stava ancora rimuginando su quello strano incontro, quando suo zio comparve accanto a lui, avvolgendogli il braccio attorno alle spalle e tirandolo nella direzione opposta rispetto a quella dove stava andando.

«Zio...Non c'è bisogno che mi trascini» Provò, tentando di allontanarsi.

James lo strinse ancora di più, passandogli una mano tra i capelli e scombinandogli ancora di più il ciuffo castano. «E invece a quanto pare ce n'è bisogno, visto che stamattina ti sei presentato a colazione alle dieci e hai saltato il tuo corso»

«Ehi!» Si ribellò Louis, strattonando il braccio di James. «Questo non è giusto, non c'era nel mio contratto! Io me ne lavo le mani, chiama il mio agente e veditela con lui»

«Chiama il mio agente?!» Lo scimmiottò James, lasciandolo la presa. «Ma ti senti quando parli, Louis? Cosa ti hanno fatto? Questo non sei tu, bello. Dov'è finito il ragazzo che ho accolto in questo campo cinque anni fa? Dov'è il ragazzo che viveva per la musica?»

«E' cresciuto!»

«Ma fammi il favore!» Lo interruppe subito James, puntandogli un dito al petto. «Svegliati ciuffo, non esisti solo tu al mondo»

Louis sbuffò sonoramente, tentando di tenergli testa. «Nel mio mondo sì»

«Peccato che questo sia il mio mondo, Loulou» Ribatté James, avvolgendogli di nuovo il braccio attorno alle spalle. «E nel mio mondo, tu sei un insegnante come tutti gli altri. Cominci con hip hop alle due. Ci vediamo a cena, superstar»

Louis rimase immobile a fissarlo allontanarsi per qualche secondo, rimpiangendo il giorno in cui aveva deciso di scappare dal set di quel video musicale. Voleva fare qualcosa che avesse un certo significato, che potesse far capire alla sua casa discografica che lui ormai voleva tirarsi fuori da tutto quello, eppure non era servito a niente.

Camminò pensierosamente fino alla capanna dove avrebbe dovuto tenere la sua lezione di hip hop, cercando di non pensare a come lui, pessimo ballerino, avrebbe potuto insegnare a dei dilettanti. Ci stava ancora riflettendo su quando, girando l'angolo di uno dei bungalow, qualcuno lo urtò violentemente, facendolo cadere a terra prima di buttarsi su di lui.

«Oops» Mormorò il ragazzo sopra di lui.

Louis respirò profondamente mentre il suo gomito, schiacciato sotto il busto, pulsava fastidiosamente. Avrebbe davvero voluto insultare la persona che in quel momento lo stava schiacciando a terra, ma tutto quello a cui stava pensando sembrò scomparire non appena il suo sguardo si posò un paio di enormi e affranti occhi verdi, a meno di due spanne dai suoi.

«Ciao» Si limitò a rispondere.

Si accorse della stupidità di ciò che aveva detto un secondo dopo averlo fatto, ma quel bellissimo ragazzo dalla pelle candida era praticamente a cavalcioni su di lui, con i denti a stringere il rosso e gonfio labbro inferiore, e Louis non riusciva a pensare lucidamente.

Harry, al contrario, si sentì avvampare nello stesso istante in cui si rese conto di chi ci fosse sotto di lui. Si alzò in piedi di scatto, torturandosi nervosamente le dita delle mani.

«Scusami, io non ti avevo visto... Mi dispiace così tanto»

Abbassò lo sguardo a terra, aspettandosi una scenata da parte del cantate, ma quello si tirò in piedi con una risata cristallina.

«E' tutto a posto, davvero»

Harry sollevò subito lo sguardo su di lui. «Come va il gomito? Posso accompagnarti in infermeria se vuoi»

Louis sollevò un sopracciglio, incredibilmente tentato di rispondere di sì solo per poter passare altro tempo con quel bellissimo ragazzo. Stava per annuire quando ciò che aveva detto suo zio gli tornò in mente: James lo avrebbe ucciso se avesse saltato un'altra lezione.

«Tranquillo, va bene» Rispose alla fine, rivolgendo però uno dei suoi migliori sorrisi al riccio.

Lo squadrò per qualche secondo. «Hai un'aria familiare begl'occhi...Come ti chiami?»

A quel punto, se fino ad un momento prima Harry era quasi deluso dalla risposta del cantante, tutta la sua espressione divenne un estremo concentrato di nervosismo. Possibile che Louis lo riconoscesse? D'altronde era passata meno di mezz'ora da quando si erano visti.

«Ehm...Harry. Mi chiamo Harry»

«Bene "Ehm... Harry", io sono Louis» Disse tranquillamente il cantante, porgendogli la mano.

Il riccio non poté trattenere un sorriso stringendogliela subito. «Molto piacere»

«Il piacere è tutto mio» Ammiccò Louis.

Era probabilmente la prima persona che, dopo anni, non se ne usciva con il classico "lo so" o "ovviamente". E il suo sorriso timido aveva evidenziato due enormi fossette sulle guance e Louis in quel momento avrebbe voluto infilarci il dito dentro, solo per vedere quanto fossero profonde.

«Immagino fossi in ritardo per qualcosa, vista la fretta che avevi»

Harry spalancò gli occhi, perché Louis gli aveva fatto dimenticare l'appuntamento che aveva con Rose. «Oh sì, merda. Sono in ritardassimo per il mio corso, devo scappare. Ci si vede in giro»

Louis, abbassando il braccio che aveva alzato in segno di saluto, non si era mai sentito più felice di dover passare un'intera estate chiuso in quel posto.

Non sapendo nemmeno come, Harry riuscì a spostare lo sguardo dal ragazzo davanti a lui, voltandosi e iniziando a correre a perdifiato verso la capanna dove si sarebbe tenuto il suo corso di hip hop. Entrò di corsa, raggiungendo Rose, Bebe e Niall.

«Finalmente» Fece la bionda, legandosi i capelli in un'ordinata coda alta. «Pensavamo ti fossi perso»

«Lo so, scusate, mia mamma mi ha trattenuto più di quanto pensassi» Provò Harry, sedendosi accanto a Niall e legando i ricci in uno chignon veloce. «Avevo paura aveste già iniziato»

«No tranquillo» Rispose Bebe. «A quanto pare anche Louis è in ritardo»

Harry si strozzò con la sua stessa saliva. «Louis?! Louis tiene questo corso?»

«Ovviamente» Sbuffò Rose. «Secondo te perché mi sarei messa la mia tuta Calvin Klein?»

Il riccio si prese qualche secondo per osservarla mentre lei si sistemava il trucco. Quel completo le calzava a pennello, tanto da sembrarle cucito addosso, le risaltava ogni singola forma, facendola sembrare una modella appena uscita dalle riviste di gossip. Lui, con i suoi vecchi pantaloni grigi della tuta e la sua semplice t-shirt bianca, si sentiva incredibilmente inferiore.

Louis fece il suo ingresso nella stanza esattamente in quel momento, camminando a passo spedito verso il baule con alcuni oggetti di scena, senza degnarli di uno sguardo mentre nessuno osava emettere alcun suono.

«Bene» Iniziò a parlare il cantante, dando la schiena al gruppo e continuando a scavare tranquillamente nel baule. «Non so perché mi abbiano infilato qui, visto che io sono oggettivamente una frana in questo, ma devo farlo per forza, quindi vedete di fare quello che vi dirò e  tutti ne usciremo felici e contenti»

Si voltò verso la classe con alcuni cappelli in mano. «Sono stato chiaro?»

Tutti mormorarono dei 'sì' e lui ne approfittò per osservare i ragazzi che aveva davanti. La sua espressione cambiò completamente quando individuò Harry, nell'angolo infondo. Il suo cipiglio annoiato si rilassò e lui si aprì in un piccolo sorriso, che il riccio ricambiò all'istante.

«Bene, prendete un cappello e un microfono e cercate di seguirmi»

Fece un occhiolino al minore, tanto piccolo che sarebbe tranquillamente potuto passare per un tic all'occhio, e andò ad accendere lo stereo mentre afferrava a sua volta un cappello e un microfono. Si mise al centro della stanza e fece vedere alcune mosse molto semplici, invitando poi il resto della classe a seguirlo.

Harry, incredibilmente impacciato come suo solito, e ulteriormente distratto per via di quell'occhiolino sfuggente che gli aveva fatto battere il cuore all'impazzata, cercò di seguirli come meglio poteva. Non era mai stato un amante del ballo, ma alla fine non era così male. Poteva sentire il suo corpo muoversi automaticamente a ritmo di musica. Divenne persino divertente una volta che riuscì a scollegare il cervello.

Vennero interrotti dopo appena una decina di minuti, quando Ashton, uno dei ragazzi australiani che Harry aveva conosciuto a colazione, cadde rovinosamente a terra, inciampando nel filo dello stereo e spegnendo la musica.

«Ecco qualcuno che il ritmo non lo conosce proprio» Disse subito Rose sarcasticamente, mostrandosi compiaciuta quando iniziarono ad arrivare le prime risatine divertite.

Harry non era per niente divertito dalla scena e, a giudicare dallo sguardo che aveva lanciato in quella direzione, non lo era neanche Louis. Il cantante andò subito vicino al ragazzo, aiutandolo ad alzarsi in piedi.

«Sai suonare la batteria?» Chiese tranquillamente.

Ashton camminò verso la batteria nell'angolo della stanza, afferrando le bacchette e iniziando a suonare i vari tamburi con una maestria che sorprese tutti, Louis compreso.

«Wow, sei un batterista eccome!» Esclamò battendo le mani un paio di volte. «Tu controlli il ritmo, amico. Ora dobbiamo solo capire come farlo passare da quelle mani a quei piedi. Forza, tutti al lavoro»

Harry non riuscì a nascondere un sorriso tenero davanti a quella scena, mentre Ashton tornava al suo posto visibilmente orgoglioso. Louis parve accorgersene, perché ricambiò all'istante.

Quella notte Harry la passò completamente sveglio, seduto contro la corteccia di un albero ad osservare la luna che si rifletteva sulla superficie del lago. Pensava a Louis, ovviamente. Perché dopo aver contato tutti i sorrisi che si erano scambiati in quell'ora e mezza di lezione e dopo aver saltellato in modo imbarazzante sotto la doccia, si era accorto che Louis non fosse così. Louis era un pallone montato, un egocentrico. Aveva visto come si era comportato con lui in cucina. Il suo comportamento era cambiato solo dopo averlo visto in faccia, come se volesse spudoratamente provarci con lui e, se da una parte Harry ne era incredibilmente lusingato, dall'altra era solo deluso dal suo essere così superficiale.

Aveva bisogno di parlarne con qualcuno, di esternare a qualcuno le sue sensazioni, ma mai come in quel momento si era sentito così solo.

Niall gli piaceva, si trovava benissimo e con lui aveva instaurato un ottimo rapporto, ma lo conosceva solo da tre giorni. Stessa cosa valeva per Ed. C'era sua mamma, la sua confidente e migliore amica, ma raccontarle tutto avrebbe voluto dire trovare una spiegazione per i suoi capelli nascosti e la sua faccia coperta di farina, in cucina.

Alla fine, dopo troppo tempo e un forte mal di testa, aveva deciso di prendere le cose come andavano, semplicemente perché, nonostante tutto, sentiva già i primi accenni di farfalle nello stomaco ogni volta che ripensava a quegli occhi azzurri.

La mattina successiva arrivò in ritardo come al solito, raggiungendo Rose alla macchinetta della bibite. Riuscì tranquillamente ad evitare le domande della ragazza, iniziando però a preoccuparsi quando vide Anne entrare nella mensa e camminare verso di loro.

«Oh no» Mormorò, fingendo di non vederla.

Seguì velocemente Rose al tavolo, salutando sua mamma con un 'ciao' appena accennato. Anne non colse i suoi sguardi, seguendoli fino a quando non furono seduti.

«Allora» Iniziò Harry agitato, cercando di pensare a come uscire vivo da quella situazione. «Nuova ricetta per le uova, eh?»

«Come lo sai: il tuo piatto è vuoto» Rise tranquillamente Anne.

Rose intervenne all'istante. «Così pesanti a colazione? Assolutamente no. No al quadrato»

«Beh.. Io volevo solo conoscere gli amici di Harry»

Harry voleva sprofondare in quel preciso istante ma, vedendo lo sguardo confuso di tutti, toccò a lui prendere la situazione in mano. Facendo finta di nulla presentò tutti quanti ad Anne, che rivolse ad ognuno uno dei suoi calorosi sorrisi, cercando poi di farle cenno di andarsene. Sua mamma capì all'istante, salutando tutti quanti e augurando loro una buona giornata prima di ritornare in cucina.

«Okay, questo è stato strano» Disse subito Bebe, mentre Niall annuiva accanto a lei.

«Tu la conosci?» Chiese Rose con il suo solito tono infastidito.

«Pff, è ovvio» Rispose subito Harry. «Chi non la conosce? Lei ha cucinato per tutti! E' una vera fortuna averla qui a Camp Rock quest'anno»

Niall sembrò subito estremamente ammirato e iniziò a fare diverse domande al riccio, che rispose inventando tutto spudoratamente. Vennero interrotti da Rose, che indicò subito qualcosa verso l'entrata della mensa.

«Oh mio Dio! Ma non vi sembra sempre più sexy ogni giorno che passa?!»

Anche Harry si voltò in quella direzione, rimanendo a bocca aperta, come del resto tutti i presenti, nel vedere Louis camminare tranquillamente verso il buffet. Era la prima volta che partecipava anche lui ai pasti negli orari dei ragazzi.

«Sì, lo è» Bisbigliò Harry, senza riuscire a trattenersi, beccandosi una gomitata e uno sguardo di intesa da parte di Niall.

Louis indossava degli skinny jeans neri che gli fasciavano perfettamente le cosce muscolose e una semplice canotta bianca che gli metteva in risalto i bicipiti tatuati. La cosa che Harry preferiva, però, era il ciuffo: tirato su con del gel così da mettere in evidenza gli zigomi pronunciati e le labbra finissime.

Incurante di tutti gli sguardi che aveva addosso, Louis andò tranquillamente verso il tavolo del buffet, riempiendosi il piatto di cibo. Camminando verso il posto libero accanto a suo zio lanciò una lieve occhiatina in direzione del riccio, dovendo nascondere un sorrisetto quando lo vide già fermo a fissarlo, con la forchetta ancora sollevata a mezz'aria.

Harry se ne accorse, sentendosi arrossire mentre cercava di recuperare un certo contegno.

«Sapevo che avrebbe guardato in questa direzione» Si vantò subito Rose, sistemandosi i capelli dietro la schiena. «Ieri mi ha sorriso, due volte. Mi ha persino fatto l'occhiolino! Spero ci sia quando ci esibiremo stasera, ho già scelto un abito che è la fine del mondo»

Harry abbassò lo sguardo verso il suo piatto, evitando di commentare mentre Bebe si mostrava incredibilmente entusiasta per ciò che la bionda aveva appena raccontato. Anche Niall rimase in silenzio e, quando Harry si voltò a guardarlo, vide che il suo sguardo era già puntato su di lui.



Louis aveva pensato tantissimo.

Dopo la colazione era tornato nel suo bungalow, buttandosi sul letto con lo spettro dei soliti occhi verdi a perseguitarlo. Incrociava continuamente dei bei ragazzi, ci flirtava un po', se li portava a letto e tutto finiva lì, ma con Harry era diverso. Oltre al suo aspetto c'era qualcosa in quel ragazzo che lo faceva sentire una persona completamente diversa, una persona più libera.

Stufo di non riuscire a pensare a nient'altro, confuso per quella situazione e frustrato perché non riusciva a ricordare dove lo avesse già visto -perchè lui era sicuro di averlo già visto- Louis si alzò a sedere, prendendo la sua chitarra e iniziando a strimpellare qualche accordo.

Finì per suonare la canzone che aveva sentito il giorno del suo arrivo, ovviamente, quando era nascosto dietro ai cespugli.

«Nuovo sound?» Chiese James, entrando nella stanza e sedendosi accanto a lui.

Louis annuì, continuando a suonare. «Già. Sai, forse hai ragione: non ci farebbe male cambiare un po', tornare un po' alle origini»

«Sono felice che la pensi così, Louis. Te l'avevo detto che la popolarità sarebbe stato un fardello non da poco, ma tu eri davvero felice finché suonavi questa musica»

Louis non rispose, continuando a suonare, nella speranza di riuscire a ricordarsi ogni singola nota continuando a ripeterle con la sua chitarra. Si ricordava com'era agli inizi: era davvero più felice quando poteva suonare al pubblico canzoni che parlavano dei suoi sentimenti e delle sue emozioni.

«Verrai al falò sulla spiaggia questa sera?» Domandò James dopo un po'.

«Sì certo, non vedo l'ora» Commentò Louis sarcasticamente.

Suo zio si alzò dal letto. «Informati su chi si esibirà prima di prendere decisioni affrettate, superstar. Ti lascio qui una copia dell'elenco»

Louis aspettò che suo zio uscisse dalla stanza prima di aprire il foglio in tutta fretta. Harry Styles, con altri ragazzi, sarebbe stato il primo.

Quel giorno Louis partecipò a tutte le lezioni che doveva fare -erano solo un paio, con i bambini del campo- e al tramonto era già appoggiato ad un albero vicino al palco, in un punto lontano dal resto del pubblico ma da dove avrebbe avuto un ottima visuale delle esibizioni.

Harry entrò sul palco con le luci del crepuscolo, insieme a due ragazzi che Louis conosceva solo di vista: un ragazzo biondo, che sembrava un folletto vista la sua perenne allegria, e una ragazza dai capelli biondo platino. Il riccio era in mezzo ai due, tutti e tre vestiti allo stesso modo con dei semplici skinny jeans blu e delle t-shirt glitterate dello stesso colore.

Louis avrebbe voluto essere più vicino per poter vedere come quei pantaloni stretti fasciassero le lunghe e snelle gambe del riccio. Il solo pensiero era bastato a fargli sentire un brivido percorrergli la spina dorsale.

In sé lo spettacolo non fu male. La bionda che cantava da solista -Louis aveva capito fosse Rose Tyler, la figlia della famosissima cantante- aveva una bella voce e si muoveva decisamente bene sul palco. Se il suo interesse per le ragazze non fosse quasi completamente scemato nell'ultimo periodo, Louis ci avrebbe sicuramente fatto un pensierino. Harry invece non aveva fatto nulla di rilevante e il cantante, che sperava di sentire come fosse la sua voce roca, ne era rimasto un po' deluso.

Louis rimase ad ascoltare tutte le altre esibizioni, più per noia che per altro, andando a sedersi accanto a suo zio mentre, tra un artista e l'altro, alcune ragazze arrivavano per chiedergli foto e autografi. Ogni tanto lanciava lunghe occhiate tra il pubblico, ma non vide mai Harry.

La mattina dopo saltò la colazione, sedendosi nel suo posto segreto -che era costituito da un tronco spezzato posto tra il sentiero utilizzato da chi lavorava in cucina e la spiaggia del lago- con la sua amata chitarra. Si sentiva particolarmente ispirato ed era rimasto lì fermo, a studiare e provare le note, per quasi due ore.

Stava ripetendo lo stesso accordo da un po' quando sentì dei passi avvicinarsi di corsa, accompagnati dal fruscio delle foglie. Fece finta di nulla, continuando a suonare fino a quando quei rumori non si bloccarono dietro di lui.

«Possibile che non si possa avere neanche un attimo di pace?!» Sbottò ad alta voce, continuando ad osservare il lago davanti a lui.

Fu una voce roca a rispondere nervosamente. «Scusa...Mi dispiace»

Louis lo riconobbe all'istante, voltandosi velocemente in direzione del ragazzo. Harry era fermo accanto ad un grosso albero, una mano appoggiata alla corteccia e l'altra che reggeva una chitarra avvolta in una vecchia e consumata custodia.

«Harry» Mormorò sorpreso, osservando il suo sorriso imbarazzato.

Louis sorrise a sua volta, riprendendo a suonare e facendo un cenno del capo verso il posto libero accanto a lui. Il riccio non se lo fece ripetere due volte, dimenticandosi di essere in ritardo e perdendosi nell'osservare come le dita del cantante pizzicassero abilmente le corde della chitarra.

«Come conosci questo posto?» Chiese Louis dopo un paio di minuti, smettendo di suonare.

Puntò lo sguardo sul volto del minore, senza riuscire a capire il perché della sua improvvisa agitazione.

«Il primo giorno ero andato in cucina per...ehm prendere ancora un po' di dolce... visto che sapevo ne fosse avanzato dalla colazione. La signora del catering me l'ha fatto vedere. Comunque ormai passo da qui praticamente sempre, è molto più veloce e non ci passa mai nessuno»

Louis lo osservò in silenzio per qualche secondo, lasciando poi andare un sorrisetto divertito. «Sì, sì è vero»

Continuarono a fissarsi senza dire una parola, eppure nessuno dei due si sentiva in imbarazzo. Era uno di quei silenzi in cui non c'è bisogno di dire nulla.

Solo guardandolo, il giovanissimo ragazzino con la passione per la musica, che si illuminava non appena qualcuno metteva insieme due note davanti a lui, Louis riuscì a trovare ciò che gli mancava per completare la sua canzone. Riprese a suonare, senza mai staccare gli occhi da quelli incuriositi del minore.

«E' nuova?» Chiese Harry dopo un po'. «Sembra...diversa»

«Diversa dalla mia solita roba fatta con lo stampino? Spero di non averti deluso» Ribatté Louis, spostando lo sguardo verso l'acqua cristallina del lago.

«Non sono deluso» Rispose subito Harry.

Louis si voltò di nuovo a guardarlo mentre lui continuava a parlare. «Mi piace. Insomma... è forte, per essere solita roba fatta con lo stampino»

Louis scoppiò a ridere, cercando di ignorare l'improvvisa voglia che gli era venuta di infilare il dito in quelle dolci fossette.

«Pensavo ti piacesse il vostro stile» Continuò Harry. «Voglio dire, l'hai creato proprio qui. Tu per Camp Rock sei una leggenda»

Il voltò di Louis si rabbuiò nuovamente. «E che leggenda... Suono quello che secondo la mia casa discografica venderà»

«Non pensi che questo pezzo possa vendere?»

«Io... io non lo so. Non so neanche se i miei manager si prenderanno la briga di ascoltarlo tutto»

Louis si pentì all'istante di ciò che aveva detto. Non voleva sembrare la vittima e, nonostante tutto, non voleva che altri sapessero com'era davvero la situazione con la sua casa discografica. Forse fingere di essere cambiato era meglio che ammettere di aver rinunciato.

Comunque Harry gli sorrise dolcemente, appoggiandogli la mano sul ginocchio nudo in uno slancio di coraggio.

«Non lo saprai mai se non ci provi... E comunque, io lo comprerei»

Louis avrebbe voluto appoggiare la mano sulla sua, avvicinarsi e baciarlo, perché le sue labbra rosse erano incredibilmente vicine e perché poteva sentire la pelle d'oca su tutta la gamba solo grazie al suo leggerissimo tocco. Lo avrebbe fatto davvero, ma ancora prima di realizzare ciò che era successo, Harry si stava allontanando lungo il sentiero, la chitarra in spalla e la stravagante camicia azzurra che sventolava dolcemente sui suoi fianchi.

Louis si ritrovò a mordersi il labbro inferiore, guardandosi attorno qualche secondo prima di riprendere a suonare, sentendosi come ai tempi del suo primo amore.



Harry aveva seguito tutti i suoi corsi mattutini senza però ascoltare nulla di ciò che gli insegnanti stessero effettivamente spiegando loro. L'unica cosa che vedeva erano brillanti occhi azzurri contornati da alcune rughette, persino quando guardava in direzione di Rose che, perennemente imbronciata, si lamentava con l'insegnante di strumenti per il flauto traverso che le aveva assegnato.

Lui, invece, avrebbe dovuto comporre almeno una strofa al pianoforte. Ciò non l'aveva aiutato a smettere di pensare a Louis.

Lo aveva visto di nuovo all'inizio della loro ora libera prima del pranzo, mentre camminava a piedi nudi sulla sabbia, trasportando alcuni secchielli colorati seguito da tre bambini.

Con il cuore che già gli batteva forte nel petto, Harry aveva trovato una scusa con Bebe, che lo stava accompagnando verso la capanna dove di solito provavano con Rose, aspettando che la ragazza si allontanasse un po' prima di voltarsi e correre in direzione del cantante.

«Louis!» Esclamò, arrivando alle sue spalle con un piccolo balzo.

Neanche lui sapeva da dove uscisse tutto quell'improvviso coraggio ma, trattandosi di Louis Tomlinson, era felice di poter scherzare e giocare con lui senza balbettare o arrossire come gli capitava sempre a Holmes Chapel.

Louis sobbalzò spaventato e i tre bambini seduti sulla sabbia davanti a lui iniziarono a ridacchiare divertiti. Il cantante finse un'espressione contrariata, voltandosi verso il minore.

«E così, Harold, prima interrompi le mie prove e adesso vieni anche a mettermi in imbarazzo davanti ai miei giovani discepoli? Cattivo da parte tua»

Harry rise mentre l'altro si alzava accanto a lui. «Posso chiederti una cosa?»

«Jack, Molly, Dan, perché non andate a mettere un po' d'acqua in quei secchielli? Vogliamo che il nostro castello sia il più bello di tutti, no?»

Il riccio lo osservò battere il cinque ai tre bambini mentre questi si alzavano, correndo via entusiasti. C'era qualcosa di incredibilmente dolce nel modo in cui Louis si comportava con i bambini, Harry lo aveva già notato osservando tutti i video che le sorelle Tomlinson postavano con lui e i suoi fratelli più piccoli.

«Dimmi tutto» Gli sorrise Louis.

Harry si morse il labbro inferiore, sperando di non fare la figura dell'idiota. «E' un favore, più che altro...»

«Vai tranquillo, Harry. Non ho mai mangiato nessuno, o perlomeno, nessuno con quei bellissimi occhi verdi» Rise Louis, facendogli l'occhiolino.

Harry si sentì avvampare, e tanti cari saluti alla sua sicurezza appena acquistata.

«E' che ognuno di noi deve comporre almeno una strofa con uno strumento che il nostro insegnante ci ha assegnato. A me è toccato il pianoforte e beh... mi chiedevo se tu mi potessi insegnare come suonarlo. Ho visto le tue cover, sei semplicemente bravissimo»

Il riccio si sentì incredibilmente soddisfatto nel vedere le gote abbronzate del cantante assumere un colorito leggermente più rosa del normale. Aveva fatto quasi arrossire Louis Tomlinson.

«Mi stai adulando per convincermi ad aiutarti a barare?» Chiese Louis con un sorriso divertito.

Harry tirò fuori la sua miglior espressione da cucciolo. «Ti sto dicendo la verità per convincerti a dare una mano ad una schiappa che vuole ottenere un buon risultato al suo corso»

Louis scoppiò a ridere e di nuovo Harry rimase incantato dalla sua risata cristallina e dalle rughette ai lati dei suoi occhi.

«Certo che ti aiuto, Harry. Dammi il tempo di convincere mio zio a lasciarmi le chiavi della mensa, così potremo usare il pianoforte lì senza che nessuno si impicci. Iniziamo la settimana prossima?»

«E' perfetto, Louis» Mormorò Harry. «Grazie mille, davvero»

Stava per avvicinarsi e stringerlo in un abbraccio, ma Molly arrivò piangendo dal cantante, lamentandosi perché il suo secchiello era caduto in acqua e lei non sapeva come arrivarci. Louis la prese in braccio, salutando Harry con un sorriso dolce e camminando lentamente verso la riva.

Harry lo osservò lasciare la bambina a terra e allungarsi per arrivare al secchiello, recuperandolo e inchinandosi in modo eccessivamente vanesio in mezzo agli applausi dei tre bambini. Si girò e camminò verso la mensa con un sorriso che andava da un orecchio all'altro.

Rose riuscì a trattenere tutte le lamentele riguardo alla sua assenza per metà delle prove ma, visto gli urli nervosi che Harry le aveva visto rivolgere a Bebe e Niall, era sicuro che fosse solamente per via del finto lavoro di sua mamma. Se ne fece una ragione, comunque, almeno fino a quando non arrivarono in mensa.

Tutti e quattro stavano camminando con i loro piatti di spaghetti verso il tavolo al centro della sala quando il piatto di Rose, che precedeva la compagnia, venne urtato dalla mano di Ed che, seduto al suo posto, aveva scelto il momento peggiore per stiracchiarsi.

Harry poté vedere il viso della bionda diventare furibondo mentre si voltava verso Ed, il suo top Chanel sporco di ragù. Corse accanto a lei mentre il rosso tentava di scusarsi, non riuscendo a nascondere una risata divertita.

«Tu, stronzo, me la pagherai!» Esclamò Rose, rovesciando il resto del suo piatto addosso ad Ed.

Il ragazzo si alzò in piedi arrabbiato mentre alcuni curiosi si radunavano attorno al loro tavolo per assistere alla scena.

«Questo lo hai fatto apposta!»

«E allora?» Fece la bionda. «Tanto qualunque cosa renderebbe i tuoi vestiti migliori»

Harry lo conosceva da poco, ma sapeva che Ed non fosse il tipo da resistere alle provocazioni. Infatti il rosso prese alcuni pezzi di pane, sbriciolandoli e iniziando a lanciarli addosso a Rose, dando il via ad un botta e risposta che continuò fino a quando i loro piatti non furono vuoti, nonostante il riccio cercasse in tutti i modi di fermarli.

Fu a quel punto che arrivò James, l'aria infinitamente più seria rispetto alla solita espressione rilassata.

«Quanto odio dover fare queste cose! Voi tre nel mio ufficio, subito»

Ed e Rose lo seguirono scambiandosi guardi pieni di odio mentre Harry li seguiva affranto.

«Spiegatevi» Disse James.

Harry rimase in silenzio mentre Ed e Rose iniziarono a parlare a tempo, raccontando la loro versione senza che nessuno capisse nulla.

«Piano, piano» Li fermò James, realizzando che in quel modo non avrebbe risolto nulla. «Ditemi solo chi ha iniziato»

Rose sorrise soddisfatta. «Facile. Ha iniziato Ed»

«E' vero?»

«Beh sì, ma...» Iniziò Ed.

James lo interruppe subito. «Niente ma, signorino. Visto che ti diverti a maneggiare il cibo, esaudirò il tuo desiderio. Fino alla fine dell'estate aiuterai Anne in cucina, che ti sia di lezione»

Harry spalancò gli occhi sentendolo. Le lamentele di Ed passarono in secondo piano, silenziate dal battito frenetico del suo cuore. Come sarebbe riuscito a mantenere il segreto, con un ragazzo del campo che lavorava lì con lui? Ed, soprattutto. Harry non voleva che il rosso cambiasse la sua opinione su di lui dopo aver scoperto la verità.

«Grazie per l'aiuto, Harry» Commentò Ed deluso, andandosene via.

Harry uscì subito dopo di lui, scappando in cucina da sua mamma, nonostante non fosse ancora iniziato il suo turno. Sperava che finendo prima il suo lavoro, quel giorno sarebbe potuto andare via prima ed evitare di incrociare il rosso. Poteva funzionare.

«Allora mamma, come ti sembrano i ragazzi?» Stava chiedendo, mescolando distrattamente una salsa in cottura.

Anne rispose senza sollevare lo sguardo dal tuo impasto. «Mi sembrano davvero bravi, tesoro. Solo Rose, lei è...particolare»

«Lo so, ma migliora una volta che impari a conoscerla. Alla fine so che sembra così superficiale e antipatica, ma con noi... Con noi è diversa. Ma, a proposito di loro, vorrei chiederti, mammina bellissima, stupendissima e carinissima...»

«Lo sapevo io che c'era un motivo» Mormorò Anne, alzando gli occhi al cielo divertita.

Harry sorrise. «Mi conosci così bene, che mamma fantastica! Comunque, avrei delle prove con i ragazzi più tardi, ti andrebbe bene se finissi un po' prima oggi?»

«Ma certo tesoro! Vai un attimo a prendermi lo scatolone di patatine nel camion dei fornitori, poi puoi staccare»

Harry annuì subito, abbracciandola e ringraziandola ancora prima di lasciare la cucina.

Stava tornando con lo scatolone, quando tutto il suo piano crollò miseramente.

«Hey, Harry!»

Louis gli venne incontro, fermandosi davanti allo stesso tronco dove si erano seduti quella mattina, sorridendogli calorosamente. Harry non poté fare a meno di arrossire e andare a sedersi accanto a lui mentre Louis si sistemava la chitarra sulle gambe.

«Dovrei uscire con te più spesso se davvero riesci a sgraffignare così tanto dalle cucine» Commentò il cantante, indicando lo scatolone.

Harry scoppiò a ridere, appoggiandolo per terra. «Immagino sia tutto merito di questi bellissimi occhi verdi»

Louis scoppiò a ridere, facendogli un occhiolino. «Ovviamente. Hai cinque minuti? Vorrei farti sentire una cosa»

E Harry si dimenticò improvvisamente di tutti i suoi piani e di tutti i suoi programmi.

Louis si passò velocemente la lingua sulle labbra, iniziando a strimpellare le stesse note che il riccio gli aveva sentito provare quella mattina.

«Sure the night was over, I said it's forever

Twenty minutes later wound up in the hospital

The priest thinks it's the devil

My mum thinks it's the flu

But boy it's only you»

La voce di Louis era dolce, sottile e incredibilmente particolare e sentirla dal vivo, lì davanti a lui, era tutta un'altra cosa.

Harry lo osservò con il labbro stretto tra i denti nella speranza di mascherare un sorriso. Era completamente perso nel modo in cui Louis sembrava così a suo agio mentre cantava, come se fosse nato per fare solo quello. In quel momento era semplicemente completamente perso per lui.

Ci fu un piccolo stacco e il ritmo della canzone subì una lieve variazione mentre il cantante ricominciava con un'altra strofa.

«When the sun goes I know that you and me and everything will be alright

And when the city's sleeping, you and I can stay awake and keep on dreaming

You and I can stay awake and keep on dreaming»

Louis concluse sempre guardandolo negli occhi, lasciandosi scappare un sorrisetto soddisfatto una volta finito.

«Il primo giorno ho sentito un ragazzo cantare e mi ha ricordato il tipo di musica di cui mi sono innamorato. Ho iniziato a strimpellare alcune note e...è uscito questo. Per ora sono solo pezzi un po' a caso ma...»

«No» Lo interruppe Harry. «No la adoro. E' davvero bellissima, Louis»

Louis gli sorrise dolcemente. «Lo pensi sul serio? E' passato così tanto dall'ultima volta che ho scritto una cosa simile»

«Sono sincero. E' tua ed è davvero stupenda. E' questo quello che ho sempre amato della musica: la musica è poterci esprimere, poter raccontare agli altri quello che siamo e quello che vorremmo essere, è qualcosa che trasmette le nostre emozioni forse ancora prima che noi stessi riusciamo a capirle»

«Hai ragione» Concordò Louis, chiedendosi come avesse fatto a stare lontano da tutto quello per tutti quegli anni.

Continuarono a guardarsi negli occhi, senza avere più nulla da dire ma senza trovare un motivo per andarsene.

«Perché mi guardi così?» Chiese Harry dopo un paio di minuti.

Louis sorrise ancora. «Perché ho passato gli ultimi anni circondato da soldi e bei ragazzi, eppure tu, Harry Styles, mi ricordi tutto ciò che mi è sempre mancato. Tu sei tutto ciò che io ero alla tua età e molto di più. E tu, Harry, stai decisamente iniziando a piacermi più di quanto io riesca a capire»

Harry si ritrovò ad avere le mani che tremavano mentre Louis appoggiava delicatamente la sua chitarra nel fodero.

«Louis...»

«Ho parlato con mio zio. E' convinto che io voglia dedicarmi alla mia nuova musica e mi lascerà le chiavi della mensa martedì pomeriggio. A te va bene?»

Louis alzò in piedi, come se fosse pronto a scappare via.

«Sì, va benissimo» Rispose subito Harry, alzandosi a sua volta. «Ora dovrei andare»

«Torni in cucina?» Chiese Louis ironicamente.

Harry spalancò gli occhi, afferrando lo scatolone che gli stava passando. «Cosa?!»

«Per prendere la salsa»

Il riccio si lasciò andare ad una risatina mentre Louis gli faceva l'occhiolino. Erano tutti sorrisi dolci e sguardi schifosamente romantici ed Harry sentiva di poter camminare a tre metri dal terreno.

Si salutarono e Harry si voltò, camminando il più velocemente possibile verso la cucina. Stava cercando di non pensare a ciò che Louis gli aveva detto, perché sapeva che a quel punto avrebbe iniziato a saltellare come una tredicenne esaltata, ma il tutto gli stava risultando praticamente impossibile.

«Ciao mamma» Esalò, abbracciandola velocemente da dietro.

«Oh tesoro, finalmente. Ci hai messo una vita, sicuro di stare bene?»

«Io sto bene, sto benissimo, sto alla grande, sto...»

«Per mettere le patatine nelle ciotole»

Harry rise. «Sì, hai ragione. Scusa mamma»

Con il pensiero rivolto solo ed unicamente a occhi azzurri circondati da deliziose rughette, si era completamente dimenticato del suo piano e dell'arrivo di Ed.

Neanche a farlo apposta, il rosso entrò nella stanza pochi minuti dopo, presentandosi allegramente con tutti prima di spostare il suo sguardo verso Harry.

Il riccio, rimasto paralizzato con il sacchetto di patatine in mano e il grembiule ancora allacciato attorno ai fianchi, vide chiaramente i suoi occhi spalancarsi e poté quasi vedere gli ingranaggi del suo cervello girare.

«Harry...» Mormorò sorpreso.

Tutti i suoi dubbi vennero chiariti da Anne, che si presentò, avvolgendo subito un braccio alla vita di Harry.

«Quindi conosci già mio figlio, Ed?»

Il rosso fece passare lo sguardo da lei a lui fino a quando Anne non andò nell'altra stanza, pochi secondi dopo, dicendo di dover tirare fuori il pane dal forno. Harry, che non riusciva più a sollevare gli occhi sul suo amico, sentiva di star per scoppiare a piangere.

«Quindi è lei tua madre, Harry?» Chiese, quasi deluso. «Altro che presidentessa o altre cazzate varie. Lei è...lei è la cuoca!»

«Io...»

Ed lo interruppe subito. «Quanto pensavi di poterlo nascondere, Harry? E' una cosa così stupida ed infantile!»

«Allora vallo a dire a tutti! Quanto io sia stupido ed infantile!» Ribatté Harry, sollevando lo sguardo verso di lui.

«Perché l'hai fatto?»

«Ti interessa?» Mormorò Harry, sedendosi per terra.

«Sai com'è, se devo andare a dirlo a tutti vorrei almeno sapere i retroscena»

Harry continuò a guardarlo senza riuscire a capire se Ed stesse solo scherzando.

«Volevo solo essere accettato, per una volta» Rispose alla fine.

Raccontò brevemente ad Ed come era sempre stata la sua vita ad Holmes Chapel e, una volta finito, il rosso, che non aveva ancora detto una parola, si limitò a sedersi accanto a lui.

«Io ti avevo già "accettato", Harry. Ti avevo accettato perché sei una brava persona, non per il lavoro di tua mamma. E così anche Dua, o Luke e gli altri. Niall e Bebe sono a posto, anche a loro non sarebbe fregato niente»

Harry tirò su col naso, sorridendo. «Avrei preferito il cazziatone, così mi fai sentire in colpa»

«E' il mio compito, amico» Rispose Ed, battendogli un paio di pacche sulla spalla. «Dai, alziamoci e sistemiamo questa cucina. Se James dovesse scoprire che passo le mie punizioni seduto a chiacchierare... beh probabilmente riderebbe e farebbe finta di non vedere, ma comunque...»

Entrambi scoppiarono a ridere, ignorando gli sguardi che gli altri aiutanti stavano lanciando loro.

«Quindi...» Iniziò Harry dopo un po', una volta che furono rimasti da soli. «Ti sei già iscritto alla Final Jam?»

«Eh già. La mia ragazza verrà a vedermi insieme alla mia famiglia, è tutta l'estate che lavoro ad una canzone per lei. Tu, invece?»

«Alla fine parteciperò con Rose e gli altri. Sta già mettendo su tutto lo spettacolo...»

Ed lo interruppe, iniziando a pulire il bancone. «Quindi rinuncerai alla tua prima Final Jam?»

«Beh, non è che rinuncerò... Canteremo anche noi...»

«Sì, canterete in un angolo del palco, con le vostre voci nascoste da Rose e dai suoi ballerini»

Harry rimase in silenzio, impilando tutte le padelle sporche e portandole verso la lavastoviglie.

«So quanto ti faccia sentire potente essere amico di Rose» Disse il rosso dopo un po'. «Lo so perché ero anche io amico di Rose. Insomma tutti che si girano a guardarti quando passi, tutti gli insegnanti che ti chiamano per nome, il tavolo al centro della mensa... Sono cose che ti montano la testa. Però è Rose al centro dell'attenzione, è lei che canta e balla. Cosa conta essere famoso qua dentro, quando non sei più libero di fare la tua musica?»

Harry si limitò ad annuire imbarazzato. Ed aveva centrato il punto. Lui sognava Camp Rock per potersi finalmente esprimere, per poter far sentire agli altri la propria musica e sentirsi libero di essere chi era veramente, invece dall'inizio dell'estate non aveva fatto altro che nascondersi.



Martedì mattina Louis si svegliò con la sensazione dello stomaco arrotolato su se stesso, cosa che non gli capitava più da diversi anni. Non aveva idea di cosa avrebbe fatto, ma non vedeva l'ora di ritrovarsi chiuso in quella stanza accanto al riccio.

Non era più riuscito a parlare con Harry dopo il loro ultimo incontro, quando lo vedeva da lontano cercava di cambiare strada il più velocemente possibile e quando sapeva di essere stato visto si limitava a sorridergli e a salutarlo con la mano. Aveva paura di essersi spinto troppo in là con quello che aveva detto. Aveva paura di aver frainteso le sue stesse emozioni: magari si stava illudendo e la sua era una semplice attrazione per un bellissimo ragazzo.

Eppure, nonostante la voglia di portarselo a letto lo tormentasse continuamente nei suoi sogni, quella di stare con lui, di dire cavolate solo per sentire la sua bellissima risata o di ascoltarlo parlare con quella sua voce roca, era ancora più forte.

«Scusami, scusami, sono in ritardo» Disse Harry, correndo velocemente all'interno della mensa.

Louis lo osservò divertito mentre, tutto trafelato, chiudeva a chiave la porta, voltandosi poi verso di lui. Harry rimase immobile davanti all'entrata, osservandolo imbarazzato con le mani dietro la schiena.

«Puoi venire a sederti, Harry» Rise Louis, indicandogli il posto libero accanto a lui, sullo sgabello davanti al pianoforte. «Non ti mangerò neanche oggi, lo giuro»

Il riccio fece come gli era stato detto evitando di replicare, sedendosi accanto al cantante e guardandolo incuriosito. Erano così vicini, spalla contro spalla, che Louis poteva sentire il suo profumo dolce inondargli le narici.

«Vediamo di partire dalle basi, okay?» Iniziò, cercando di non saltargli subito addosso. «Cosa sai fare?»

Harry sembrò acquistare un po' di sicurezza. Appoggiò le mani sui tasti centrali del pianoforte, muovendo le lunghe dita così da suonare tutte le note in scala. Lanciò uno sguardo titubante verso Louis e, vedendo il suo breve cenno, iniziò a suonare una breve canzoncina.

Louis sorrise teneramente riconoscendo il motivetto di 'tanti auguri'.

«Diciamo che conosco il minimo indispensabile. So suonare soprattutto motivetti conosciuti e mi è capitato di provare a suonare le canzoni che compongo con la chitarra, ma sono sempre un po'... morte, credo sia il termine giusto. Il fatto è che non so come usare i suoni più gravi e quelli più acuti. Ah e non ho mai imparato a usare i tre pedali qua sotto»

«Ci possiamo lavorare» Commentò Louis, facendogli l'occhiolino. «Perché non iniziamo con qualche scala? Così inizi a prendere bene il giro delle note e dei suoni»

«Okay, certo»

Harry posizionò le dita sui tasti, aspettando il cenno di Louis prima di iniziare. Provò tutte le scale diverse volte per un po', sentendosi un po' stupido nel continuare a ripeterle mentre il cantante lo osservava concentrato.

«Premi con troppa forza» Disse alla fine, sostituendo le sue mani con le proprie. «Perdi più tempo e i suoni sembrano molto più forzati. Ti faccio vedere»

Louis iniziò a premere con forza sui tasti, cercando di concentrarsi sulla musica e non sul respiro del minore, che gli batteva sul collo come se lo stesse facendo apposta.

«Questo è come fai tu, lo senti?»

Harry annuì mentre Louis si voltava a guardarlo. Il cantante se ne pentì all'istante, perché Harry era a pochissimi centimetri da lui, i grandi occhi color smeraldo che lo fissavano innocentemente e il labbro rossissimo stretto tra i denti. Louis sentiva le labbra pizzicare dalla voglia che aveva di baciare quelle del minore.

Cercando di mantenere i polsi fermi, Louis iniziò a premere delicatamente i vari tasti senza mai spostare lo sguardo dal volto dell'altro. Harry, colto in flagrante mentre osservava spudoratamente le sue labbra, si voltò velocemente verso la tastiera.

«Questo... Questo è quello che devi fare» Bisbigliò il cantante.

Si rimise dritto sul lungo sgabello, non potendo trattenere un sorrisetto divertito dopo aver visto lo sguardo del minore scattare nuovamente sul suo volto.

«Ascolta... Delicato e sinuoso, come quando devi accarezzare la pelle di un bel ragazzo»

Louis si voltò nuovamente verso di lui appena in tempo per vedere le gote del riccio diventare di un bel rosso accesso. Sorrise divertito mentre l'aria nella stanza iniziava a diventare sempre più calda.

«Perché mi guardi così, Harry?» Chiese tranquillamente, iniziando a suonare una lenta e breve melodia.

«Perché sei bellissimo» Rispose subito il minore, senza traccia di imbarazzo.

Louis smise di suonare, voltandosi verso di lui nonostante fosse perfettamente consapevole delle sue guance arrossate. Non riuscendo a trattenersi, mentre Harry non sembrava per niente pentito di ciò che si era lasciato sfuggire, il cantante gli passò un paio di dita sulla guancia, accarezzando la pelle morbida.

Louis sorrise dolcemente, non riuscendo a ricordarsi l'ultima volta che qualcuno glielo aveva detto così candidamente, senza il secondo fine di portaselo a letto. Con la punta delle dita tracciò una linea dall'angolo della bocca alla tempia, allontanandogli il solito ciuffo ribelle dalla fronte e incastrandolo dietro l'orecchio.

«Adesso prova tu, okay?»

Con una certa fatica si allontanò leggermente da Harry, che annuì.

«Prendi un bel respiro e fai quello che ho fatto io» Istruì, rendendosi conto di come la sua voce suonasse più roca del normale.

Harry si allargò sul lungo sgabello, posizionando le dita sui tasti e iniziando a premerli come Louis gli aveva detto di fare, in modo dolce e non troppo precipitoso.

I tre quarti d'ora successivi passarono tranquillamente. Entrambi a proprio agio, avevano persino iniziato a scherzare e a chiacchierare e, tra un'istruzione e l'altra, Louis aveva raccontato ad un curioso Harry tantissimi dettagli sulla sua infanzia, a partire dal momento in cui era nato il suo amore per la musica quando, da soli nella loro piccola casetta di Doncaster, per distrarre la sua sorellina dai temporali notturni, Louis le suonava le sigle dei cartoni Disney con il vecchio pianoforte di Jay.

Harry aveva imparato a destreggiarsi tra i pedali ed i tasti neri, nonostante ogni tanto si lasciasse andare a sbuffi frustrati quando dimenticava le note giuste o quando premeva male i tasti. Louis, comunque, era l'insegnante migliore che avesse mai avuto: gli faceva vedere tutto quello che avrebbe dovuto fare e lo seguiva sempre nei movimenti, appoggiando le sue mani abbronzate sulle sue e prendendolo bonariamente in giro quando sbagliava, facendo ridacchiare entrambi.

Non c'erano più state situazioni imbarazzanti, in cui si ritrovavano a pochi centimetri uno dall'altro, almeno fino alla fine della lezione quando Louis, cercando di aiutare Harry con un passaggio un po' più difficile, si era avvicinato a lui, appoggiando le mani sulle sue.

A Louis era bastato sollevare lo sguardo e incrociare quello soddisfatto del minore per non capire più niente.

In un piccolo scatto, allontanando una mano dalla tastiera e portandola sulla nuca del riccio, Louis premette le loro labbra una contro l'altra, lasciandosi finalmente andare ad un sospiro soddisfatto.

Le labbra carnose di Harry erano morbide e si incastravano alla perfezione tra le sue, tanto che il cantante non riuscì ad aspettare, stringendo quello minore tra i denti e iniziando a mordicchiarlo piano. Sentì le mani di Harry stringersi alla sua t-shirt mentre, rigidamente, inclinava il capo. Louis colse all'istante il suo imbarazzo, gli lasciò tanti piccoli baci a stampo, facendo schioccare le loro labbra, prima di stringere i ricci del minore in un pugno, stringendolo contro di lui e unendo le loro lingue.

Sentendo che il riccio sembrava non rispondere più al suo bacio, spaventato di essere stato troppo precipitoso nei suoi movimenti Louis si allontanò dalle sue labbra, guardandolo negli occhi.

Harry aveva il voltò completamente arrossato e gli occhi verdi erano acquosi e pieni di imbarazzo.

«Mi-mi dispiace» Bisbigliò, tanto piano che Louis aveva paura di esserselo immaginato. «E' che... questo è il mio primo bacio»

Louis si ritrovò a guardarlo con gli occhi spalancati mentre il riccio sollevava lo sguardo verso di lui. Normalmente sarebbe stato semplicemente sorpreso nel sentire una cosa simile detta da un tipo come Harry, ma in quel momento il pensiero di essere il primo a sfiorarlo, il primo ad assaggiare le sue labbra, lo fece solamente eccitare più di quanto fosse consono durante una lezione di pianoforte.

Il cantante gli appoggiò una mano sulla guancia, passandogli il pollice sulle labbra gonfie, ancora bagnate dalla sua saliva.

«Fai semplicemente quello che faccio anche io» Mormorò, sorridendogli dolcemente.

Si avvicinò ancora e, questa volta, fu Harry a prendere l'iniziativa, portando entrambe le braccia a circondargli il collo e facendo nuovamente unire le loro labbra.

Louis si limitò ad accarezzargli i fianchi, lasciando che il minore mordicchiasse il suo labbro per qualche secondo, prima di passarvi la lingua sopra. Sentendo i suoi primi tentennamenti, Louis prese in mano la situazione, facendo intrecciare le loro lingue e esplorando la bocca del minore mentre questo imitava i suoi movimenti, imparando fin troppo in fretta.

Sentendolo quasi miagolare contro le sue labbra, mentre il suo bassoventre si faceva sempre più caldo, Louis non poté non pensare a quanto Harry Styles fosse un ottimo studente.

Continuò a baciarlo dolcemente nonostante la posizione -seduti davanti al pianoforte, con i busti in torsione a spiaccicati uno contro l'altro- non fosse delle migliori. Solo all'ennesimo mugolio del minore, al quale lui aveva involontariamente risposto con un sospiro eccitato, Louis si azzardò a spostare la mano dal suo fianco alla patta dei suoi jeans, sentendo l'erezione già completamente formata del riccio premere contro il tessuto stretto.

A quel punto Harry interruppe il loro bacio, premendo delicatamente una mano contro il petto del maggiore mentre si allontanava da lui, un sottilissimo filo di saliva che ancora univa le loro labbra.

Harry lo guardò timidamente, il respiro accelerato e le labbra gonfie.

«Possiamo... fermarci qui, Lou?»

Louis lo osservò passare la lingua sul labbro inferiore e, involontariamente, si ritrovò ad imitarlo, potendo sentire ancora il suo sapore di menta e fragole.

«Sì» Rispose subito, per la prima volta imbarazzato. «Sì, sì, sì, sì certo. Io, mi dispiace, non voglio farti fare niente che non voglia anche tu»

Harry gli sorrise dolcemente, intrecciando le loro mani e avvicinandosi ancora, lasciandogli un veloce bacio che Louis non esitò a ricambiare.

«Ah, Harry Styles» Esalò Louis voltandosi nuovamente verso il pianoforte e avvolgendo le spalle del minore con un braccio. «Tu devi venire da una città di ciechi e sordi, dev'essere l'unica spiegazione»

Harry ridacchiò compiaciuto, voltandosi a sua volta verso la tastiera e appoggiando il capo sulla spalla di Louis. Avevano ancora una decina di minuti prima che gli inservienti iniziassero a preparare la mensa per la cena.

«Canti qualcosa?» Domandò Harry, allungandosi e baciando la mascella del cantante, sentendo la barba pizzicargli le labbra. «Per favore»

«Come posso dire di no a quegli occhi verdi?»

Harry sorrise dolcemente e, non appena le solite profonde fossette fecero la loro comparsa sulle sue guance, Louis si chinò per baciarle entrambe, esattamente come voleva fare dal primo giorno in cui lo aveva visto.

Sistemandosi bene, con Harry sempre appoggiato alla sua spalla, Louis posizionò le dita sui tasti, iniziando a suonare quella canzone che ormai conosceva a memoria. Cantò lentamente 'look after you' dei The Fray, pensando al fatto che, nonostante lo conoscesse da poco tempo, fosse già completamente perso per il bellissimo ragazzo seduto accanto a lui.

«Sai, credo di non averti mai sentito cantare» Osservò Louis una volta finita la canzone, continuando però a suonare.

Harry, che non aveva staccato gli occhi dal suo volto nemmeno per un secondo mentre cantava, lo guardò tranquillamente, scuotendo vagamente le spalle. «Immagino mi sentirai alla Final Jam»

«Canterai da solista?»

«Già...Ho incredibilmente paura»

Louis gli lasciò un bacio tra i ricci. «Andrai benissimo»

Rimasero in silenzio, uno contro l'altro, godendosi la vista del sole che iniziava a tramontare dietro ad alcune colline mentre il cantante continuava con la sua lenta melodia.

Quando Louis tornò nel suo bungalow mezz'ora dopo. Dopo aver salutato Harry con un lungo bacio che aveva lasciato entrambi a corto di fiato e incredibilmente felici, si lanciò sul letto con il cuore leggero come non lo sentiva da anni. Osservando il soffitto e accarezzandosi distrattamente il labbro ancora gonfio, consapevole del sorriso da ebete che gli incorniciava il volto, si allungò verso il comodino, recuperando il cellulare.

Zayn rispose al primo squillo.

«Hey macho» Dissero a tempo lui e Liam.

Louis attivò il viva voce e si appoggiò lo smartphone sulla pancia. «Ciao ragazzi. Come va lì da voi? Qui è tutto... Meraviglioso»

«Sicuro di star bene, Lou?» Chiese Zayn divertito.

«Ho conosciuto un ragazzo ed è...E' perfetto. Dio, era da anni che non provavo più tutto questo. Mi sento come un adolescente alla sua prima cotta e la cosa strana è che lui è davvero un adolescente alla sua prima cotta, eppure è così maturo e controllato. Dovreste sentirlo parlare, è incredibilmente intelligente. Poi scrive musica, è dolce, ed è bellissimo. Davvero bellissimo. E altamente scopabile»

Liam sbuffò all'ultimo pezzo. «Bene, sei ancora Louis Tomlinson, avevo paura ti avessero rapito gli alieni»

«Ma guarda un po', noi lo cacciamo in punizione e lui trova anche l'amore» Commentò bonariamente Zayn.

Louis spalancò gli occhi all'ultima parola. Era quello, allora? Lui non era pronto per pensarci, non era decisamente pronto per pensarci. Alla fine, senza ascoltare un parola di ciò che Liam che Zayn stessero raccontando, pensò di non aver bisogno di nessun nome. Si sentiva euforico, con i suoi battiti accelerati e le farfalle nello stomaco. Era semplicemente felice, che bisogno c'era di trovare un nome a tutto quello?

«Ho anche scritto della nuova musica» Disse dopo un po', probabilmente interrompendo Zayn, che iniziò a borbottare qualcosa sul fatto che fosse sempre lo stesso. «Ve la manderò. A me sembra forte, come quello che facevamo agli inizi»

«Louis...» Iniziò Liam, seriamente.

«Lo so, Lì, lo so e non mi interessa. Ho perso troppi anni ad ascoltare i manager, è arrivato il momento che siano loro ad ascoltare me. D'altronde siamo noi i cantanti»

Zayn lanciò un urlo colpito. «Wow amico, è bello sentirti di nuovo così!»

«Grazie» Mormorò tranquillamente Louis. «Stando qui ho capito molte cose...A proposito di questo, per quanto riguarda il duetto con il vincitore della Final Jam...»

«Devi farlo, Louis, niente ripensamenti» Lo interruppe subito Liam.

«Già e non vedo l'ora» Mormorò in risposta.

Rimase al telefono i suoi migliori amici ancora per pochi minuti e, una volta chiusa la telefonata, corse fuori dal suo bungalow.

«Hey,  Ashton!» Esclamò, attirando l'attenzione del batterista, che stava passando lì vicino con alcune bacchette in mano.

Lo raggiunse velocemente, spiegandogli la sua situazione. Gli raccontò di aver sentito un ragazzo cantare e di avere un disperato bisogno di parlargli e lo pregò di spargere la voce per tutto il campo. Ashton lo assecondò volentieri e Louis, soddisfatto, si incamminò verso la mensa per la cena.

Era riuscito a trovare Harry, che gli aveva dato la forza di combattere per la propria musica, ora aveva solo bisogno di conoscere il ragazzo che gli aveva dato la spinta iniziale. Doveva vederlo di persona e ringraziarlo, non si sarebbe dato per vinto fino a che non ci fosse riuscito.

Quando Harry entrò in mensa quella sera la prima cosa che fece fu lanciare un'occhiata al tavolo dove di solito sedeva Louis, non stupendosi di trovarlo già lì, un'enorme bistecca ancora intera nel piatto e il cellulare in mano.

Il cantante non si voltò verso di lui ed Harry seguì Rose, andando con lei a riempirsi il piatto prima di raggiungere Niall e Bebe, già seduti al loro tavolo.

«Louis non ti ha tolto gli occhi di dosso nemmeno per un secondo!» Esclamò la ragazza, mentre Rose si sedeva davanti a lei.

La bionda, che era seduta accanto ad Harry e lo copriva dal tavolo di Louis, lanciò uno sguardo al cantante, voltandosi poi verso i suoi amici con un sorriso compiaciuto. Harry non ascoltò quello che disse dopo, troppo occupato a dondolare all'indietro, così da poter incrociare lo sguardo di Louis che, vedendolo, gli sorrise teneramente e gli fece un occhiolino veloce.

Quando Harry puntò lo sguardo sui suoi compagni, le guance arrossate e un sorriso sul volto, Niall lo stava osservando con il sorrisetto di chi la sa lunga.

«E' dall'inizio dei corsi che Louis mi lancia tutte quelle occhiata» Iniziò Rose, finendo di masticare un broccolo. «Appena entra in mensa o nelle stanze dei corsi la prima cosa che fa è guardare nella mia direzione...E' ovvio che io gli piaccia. Devo solo capire se a lui piacciono di più le ragazze che fanno la prima mossa o quelle che aspettano. Nel frattempo ieri mi sono fatta spedire alcuni vestiti della nuova collezione di Dolce e Gabbana»

«Saranno sicuramente bellissimi» Disse Bebe con un sorriso incoraggiante.

Rose mosse distrattamente la mano, tornando a guardare Louis. «Ovviamente»

«Che bel braccialetto, Rose!» Esclamò Harry, osservando il polso della ragazza.

In realtà stava solamente cercando di cambiare argomento, perché il suo stomaco bolliva di gelosia ad ogni parola della ragazza e perché Niall stava iniziando a fissarlo decisamente troppo.

«Me l'ha regalato mia mamma. Ogni volta che vince un Grammy aggiunge un ciondolo» Mormorò Rose distrattamente, scuotendo i brillanti dorati.

Nessuno disse più nulla e i ragazzi finirono di mangiare in silenzio. Mai come in quel momento Harry si trovò ad osservare il tavolo dove erano seduti Ed, Dua ed altri ragazzi, con tanta invidia. All'inizio dell'estate avrebbe dato qualunque cosa per sedersi accanto a Rose -cosa che aveva effettivamente fatto- mentre in quel momento poteva solo osservare come gli altri passassero il loro tempo insieme ridendo e scherzando su qualunque cosa.

Non trovò il coraggio di parlare con Rose riguardo alla Final Jam, quel giorno. Poteva ancora sentire il sapore di Louis sulle labbra e la sua voce dolce mentre cantava per lui, non aveva voglia di rovinarsi la serata mettendosi a discutere con la bionda.

Era seduto sul molo del campo, le gambe a penzoloni nell'aria mentre si godeva la luce della luna riflessa sulla superficie del lago, quando Niall lo raggiunse, sedendosi tranquillamente accanto a lui.

«E' te che guarda sempre, vero? Louis, intendo»

Harry si voltò a guardarlo con un'espressione sconvolta. «I-io... non so di cosa tu stia parlando»

«Siamo amici, Haz, puoi fidarti di me» Gli sorrise Niall.

Il riccio sbuffò, incredibilmente indeciso. Voleva parlarne con Niall, perché si fidava di lui e perché aveva decisamente bisogno di una voce esterna, qualcuno con cui confidarsi e che lo tenesse un po' con i piedi per terra.

«Sì» Rispose alla fine. «Sì, è me che guarda. Noi... Dio, Nì! Non so neanche come sia successo tutto questo ma...oggi mi ha baciato. Lui, Louis Tomlinson, ha baciato me, l'invisibile»

Niall gli diede una sonora pacca sulla spalla. «Altro che invisibile, amico. Se vuoi il mio parere da etero, sei un gran bel pezzo di figo. Rose voleva provarci con te, prima di sapere che fossi gay, ovviamente. Poi c'è anche tua mamma... Voglio dire, ovvio che noi siamo tuoi amici a prescindere, ma con il suo lavoro tu decisamente non passi inosservato»

Il sorriso di Harry si spense all'istante e lui tornò a puntare lo sguardo verso l'acqua calma. «Già, mia mamma»

«Prima o poi ti chiederò anche di come sia finita a lavorare in Cina, ma ora abbiamo altre priorità. Dimmi un po', lui ti piace?»

Harry non poté trattenere una risata vedendo le sopracciglia di Niall alzarsi e abbassarsi velocemente.

«Sì, mi piace davvero molto. Lui è...diverso da come i giornali lo hanno sempre descritto. Hai visto i video e le interviste dopo la Final Jam, quando è diventato famoso? Ecco, con me lui è ancora quel Louis»

Solo molto molto più malizioso e con quell'aria da bad boy che faceva impazzire Harry, ma questo non c'era bisogno di dirlo ad alta voce.

Lui e Niall rimasero a parlare ancora per più di un'ora, sia di Louis che di qualunque altra cosa passasse loro in mente. Harry si sentiva scoppiare dai sensi di colpa quando, dopo aver promesso all'irlandese che lo avrebbe portato in Cina a conoscere sua mamma, si alzarono per andare al loro bungalow.

Rose e Bebe dormivano già. Loro si preparano in silenzio, augurandosi la buona notte prima di infilarsi nelle rispettive cuccette. Harry stava per cadere nel mondo dei sogni quando, infilando la mano sotto al cuscino urtò un pezzo di carta spiegazzato. Improvvisamente sveglio, lo afferrò velocemente, aprendolo e inclinandolo così che fosse illuminato dalla luce della luna.

Harry lesse quella grafia piccola e disordinata con un sorriso che andava da un orecchio all'altro.

Ho convinto mio zio a lasciarmi la mensa sabato pomeriggio, quando nessuno dei due ha corsi da fare. Muoio dalla voglia di sentire di nuovo il sapore delle tue labbra, begl'occhi. Tuo, xx.


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