1 FEBBRAIO 1925 - LA CORSA DEL SIERO
Eroi a quattro zampe
Lo so, non capita spesso, ma di tanto in tanto anche in questo volume è possibile trovare storie positive e cariche di speranza.
Oggi, infatti si festeggia il centesimo anniversario di un evento straordinario, di un'impresa epica compiuta da circa 150 cani da slitta e 20 mushers (i conducenti delle mute) ricordati come dei veri e propri eroi.
Ma veniamo ai fatti: ci troviamo in Alaska, più precisamente nella piccola città di Nome, nella quale vi era soltanto un medico, assistito da quattro infermiere, in un minuscolo ospedale con soli 25 posti letto. Nell'inverno 1924-1925, il dottor Welch, si era accorto che tutte le antitossine difteriche presenti nel suo ospedale erano scadute e ne aveva ordinate altre, che però non erano potute arrivare perché il porto era chiuso dal ghiaccio.
La sfortuna, che al contrario di sua sorella, ci vede benissimo, colpì la cittadina di Nome, facendo sì che proprio in quelle circostanze si diffondesse la difterite tra i bambini. Inizialmente il dottor Welch pensava si trattasse di comuni tonsilliti, ma dopo la morte di quattro piccoli pazienti si rese conto della catastrofe che si stava per abbattere su Nome e su tutti i suoi abitanti.
I casi aumentavano quotidianamente e le antitossine scadute non avevano nessun effetto, pertanto il medico contattò il sindaco, George Maynard, e insieme decisero di disporre la quarantena per tutti gli ammalati. Nonostante questa misura, a fine gennaio c'erano già 20 casi confermati e 50 sospetti.
Senza possibilità di curare i malati c'era il concreto rischio che l'epidemia dilagasse e spazzasse via gran parte della popolazione, come era già avvenuto qualche anno prima con l'influenza spagnola.
Venne quindi proposta l'idea di due staffette di slitte trainate da cani, una sarebbe partita dalla città di Nenana, mentre l'altra da Nome e si sarebbero incrociate a Nulato. Ma c'era un problema per raggiungere Nulato ci volevano 30 giorni di viaggio, e il siero poteva resistere alle condizioni brutali della traversata in un luogo così impervio soltanto per una settimana.
Ma c'era un uomo, Leonhard Seppala, che grazie alle sue grandi capacità atletiche e al suo rapporto quasi simbiotico con i suoi siberian husky, in passato era riuscito a compiere il viaggio in quattro giorni.
Quando fu tutto pronto, i due convogli partirono per arrivare al punto d'incontro, dove il primo avrebbe consegnato al secondo 300000 dosi di antitossine. Non erano moltissime a dire il vero, ma sarebbero bastate a contenere l'epidemia in attesa della spedizione più grande attesa da Seattle.
Il 27 gennaio Bill Shannon partì dalla stazione di Nenana, la temperatura era di circa -46° centigradi e il musher rischiò l'ipotermia, ma questo non gli impedì di arrivare a Minto e consegnare il siero al secondo pilota. Nel frattempo a Nome era deceduta un'altra persona e la popolazione era sempre più allarmata. Nessuno usciva più dalle proprie case, tutti attendevano con trepidazione l'arrivo del siero che avrebbe potuto salvarli.
Il clima rigido però non aiutava, i sentieri erano spesso bloccati dalla neve e dal ghiaccio e il freddo attentò alla vita di molti piloti. Charlie Olsen venne spazzato via dal sentiero per il forte vento e rischiò di perdere le mani per congelamento mentre copriva i suoi cani.
Ma nonostante tutte le difficoltà, il 1 febbraio del 1925 il siero giunse a destinazione, trainato nell'ultimo tratto di 55 km, da Gunnar Kaasen e dal suo leggendario cane Balto.
Nemmeno una fiale si ruppe e l'antitossina venne scongelata per essere usata il giorno stesso, curando i malati di Nome e impedendo che l'epidemia distruggesse la città.
Le squadre coprirono un tragitto di 1085 km, in sole 127 ore e mezza, battendo ogni record e rischiando la propria vita e quella dei loro amati husky, per compiere una delle imprese più eroiche che la storia possa ricordare.
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