Under control
Dean Spider arrivò puntualmente a Casa Wharton, alle sei precise. A quell'ora non c'era nessuno a parte Cady ed era proprio ciò che lei voleva.
Seth era sempre stato un caso incognito per lei, e sperava che Dean potesse offrirle qualche chiarimento.
Era fuori dubbio che lei controllasse tutto e tutti.
- Entra, caro Dean. - gli disse affabile.
Il ragazzo posò lo zaino accanto al divano su cui si sedette e tirò fuori un blocco di fogli.
- Allora... Dimmi cosa hai scoperto. - chiese lei impaziente.
Lui le lanciò un'occhiata come a dirle di calmarsi, poi dispose il materiale in ordine sul tavolino.
- Per prima cosa vive solo con sua madre Cindy, perché suo padre è un marine che ha scelto di servire gli Stati Uniti in Afghanistan. Sua madre è di origini messicane, è riuscita ad arrivare negli Stati Uniti grazie a un certo Mr. Dallas, che è riuscito a trovarle un lavoro come segretaria qui a San Francisco. Prima di questo trasferimento c'è una dinamica di spostamenti delle persone coinvolte in questa storia che non sono riuscito a comporre e da qui ho perso le tracce di questo Mr. Dallas. Probabilmente John, il padre di Seth, è rimasto con la madre fino a poco dopo la nascita dello stesso Seth. Credo che lui non abbia ricordi del padre. - Dean fece quella osservazione con una venatura di tristezza. Somigliava quasi alla compassione.
- Continua.
- Risulta, nella stesura di un processo a nome di Philippe Wharton, che John Connor è stato privato di una ingente somma di denaro, probabilmente derivante da un traffico illecito di materiale illegale, e che quella somma si sia persa di vista. Non voglio sollevare accuse, ma questo desta alcuni sospetti. - e qui fissò esplicitamente Cady - Io farei attenzione.
Cady si sentiva come se nei suoi giri mentali fosse interferito un pezzo di legno a sconvolgere l'equilibrio. Stava fondendosi tutto nella sua testa.
Mr. Dallas cosa poteva mai c'entrare?
E suo padre che ruolo aveva in tutto ciò?
Non le sembrava possibile che Cam dovesse rovinarle costantemente la vita, anche senza essere presente.
- La conclusione è... ? - sussurrò infine Cady.
- Non c'è una conclusione. Mancano tanti pezzi... Forse non riusciremo a trovarli mai. Cady, si tratta di cose grosse, protette da uomini abbastanza influenti. C'è un motivo per cui Mr. Dallas è introvabile, così come c'è un motivo per cui manca il nesso logico fra Philippe Wharton e John Connor. Di Cindy è accennato l'essenziale. Inoltre, non sono in grado di definire se i nomi dei signori si riferiscano a padri o nonni delle attuali nuove generazioni... Insomma, potrei averne un'idea ma non la certezza.
Cady lasciò ticchettare le dita sul tavolino.
Che cosa diamine stava succedendo? E che cosa era successo in passato? Dean aveva parlato di documenti vecchi anche di dieci anni.
- Altro?
Dean scosse la testa.
- Grazie. Sei una delle poche persone utili di questa Terra. - gli sorrise.
Lui ricambiò il sorriso, poi aggiunse con aria grave: - Qui gatta ci cova, amica mia. Qualcuno vuole sotterrare tutto. Stai attenta.
Stai attenta.
***
- Stasera?
- Stasera cosa? - chiese Seth.
- Il piano! Cosa sennò? - rispose Max.
- Non è ancora il momento.
- Questa cosa sta andando troppo per le lunghe, amico.
Max si grattò la testa scompigliando i biondi ricci.
- Non mi interessa. L'importante è raggiungere il risultato! Costi quel che costi. - replicò Seth.
Si alzò e fece il giro della stanza, fermandosi dietro l'amico, che era seduto sul divano. Si abbassò e avvicinò la testa al suo orecchio.
- I grandi predatori attendono le prede tutto il tempo necessario. - sibilò.
Max voltò la testa dall'altra parte e irrigidì la mascella.
- Ho bisogno del premio adesso. Non posso aspettare ancora molto. - confessò, con una certa durezza.
- Tu hai bisogno di me. Giusto?
Max annuì.
- Allora seguirai le mie regole.
Questa frase pose fine all'argomento. Seth non aveva voglia di discutere oltre ed era più che convinto dei suoi progetti. Non avrebbe permesso a Max di rovinarglieli.
Controllò l'ora.
- Max, adesso devo andare. Ci vediamo domani. - salutò in fretta.
- Cos'hai da fare adesso, scusa?
- I cazzi miei, ogni tanto.
- Calma, amico. Che cazzo ti sta succedendo? Me lo spieghi?
Max si era alzato e ora stavano faccia a faccia.
- La mia Cady gioca una partita. E devo andare.
- La tua Cady? - ridacchiò Max - E da quando è tua?
- Oh, senti. Vaffanculo, Max.
Seth rise e gli batté una pacca sulla spalla per salutarlo.
- Cerca di non farti fottere il cervello da un bel visino, amico. Potrebbe costarti caro. - lo avvertì Max.
Seth chiuse la porta dietro di sé, poi si bloccò.
Potrebbe costarti caro.
L'immagine di Cady, la ragazza di ghiaccio dalle sembianze di una regina, vestita in modo magnificamente maestoso e dall'aria cattiva gli si presentò in mente. Aveva una forca d'oro in mano e il rossetto più rosso del sangue.
Subito dopo l'avvolse una nuvola di fumo e Cady diventò tutta bianca, con una aureola sulla testa.
Era luminosa, solare e bellissima.
Seth si focalizzò sugli occhi.
Ricordava ancora la prima volta che l'aveva vista: occhi di ghiaccio talmente belli da non sembrare veri.
Potrebbe costarti caro.
Oh cazzo.
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