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Stay high

Nina era un fragile sostegno per Cady, aveva una corporatura pressoché identica all'amica. Le sue esili braccia non avrebbero retto a lungo.

Vide Scott qualche metro oltre l'uscita aperta del bagno, intrattenuto da una ragazza dai capelli rossi.

- Scott! - gridò.

Non l'aveva sentita.

- Scott! - piagnucolò.

Niente.

- Scott... - sussurrò, con voce debole e rotta dalla disperazione del momento.

Scott continuava a parlare con la rossa, mentre in bagno entrarono Seth e la sua dama, una sfigata individuabile a miglia di distanza.

A Nina non importava chi fosse, sapeva solo di aver visto di sfuggita il suo volto in fondo alla lista degli sfigati del registro.

- Tu. Vieni qui. - disse, guardando Seth.

Seth accorse e porse il suo sostegno a una Cady che aveva gli occhi socchiusi e le guance bollenti.

- Che cos'è successo? - domandò.

- Credo che abbia la pressione bassa. Potrebbe svenire. - lo avvertì Nina.

Seth sentiva il peso leggero di Cady tra le sue braccia.

- È già svenuta, dobbiamo portarla via.

- Si riprenderà tra qualche minuto, è già successa una cosa simile.

Mentre Seth la reggeva con un braccio, le accarezzava i capelli con l'altra, e scorreva i contorni del suo viso.

- Non le piacerebbe sapere che tu l'hai toccata. - commentò Nina, con una punta di disgusto sulle labbra.

- Non è che abbia molta scelta. - rispose Seth pragmatico.

Nina rimase zitta. Aveva ragione.

Quando Cady aprì gli occhi, si focalizzò sulle iridi scure e brillanti su di sé.

Cercò di ricomporre i capelli bruni e le labbra leggermente storte sul viso ambrato del ragazzo. Riconobbe infine Seth.

E inaspettatamente fu felice di vederlo.

- Io...

Era sempre stata la sua prima parola. Tutti dicevano "mamma". O "nonno". Lei aveva detto "io". Anche quando non sapeva cosa dire, cominciava con "io".

- Ciao. - sussurrò Seth, con voce dolce.

- Ciao... - rispose lei, ancora nella fase di stordimento.

Un sorriso ebete si disegnò sul viso di Seth.

- Cady, sei svenuta. - s'intromise bruscamente Nina.

La scena, più smielata di cento "ti amo" detti di fila, le stava dando la nausea.

Cady parve ritrovare la connessione con il mondo reale.

Realizzò di essere tra le braccia di Seth, che sembrava più che contento di stare lì con lei.

- Connor. Devo alzarmi. - mormorò.

Seth annuì.

- Solo Seth. - le sorrise, aiutandola a reggersi in piedi.

Lei sorrise di rimando, chiedendosi perché lo stesse facendo, e uscì dal bagno allacciata al braccio di Nina.

- Forse è meglio se vai a fare una visita dal dottore. - commentò Nina, seriamente preoccupata, non tanto per lo svenimento quanto per la scenetta insulsa tra lei e Seth.

- Va bene, domani andrò dal dottore. - concordò Cady.

***

Seth continuava a perdere ogni parola che diceva Max da mezz'ora nel banco accanto al suo.

Il suo cervello si era fermato alla sera del ballo.

Non avrebbe mai dimenticato lo sguardo tiepido di Cady, privo di freddezza, mentre apriva gli occhi dopo essere svenuto.

Vedeva ancora il verde vivo combattere contro l'azzurro ghiaccio, tenendogli splendidamente testa.

Le labbra, dischiuse solo un poco al centro, gli erano sembrate una tentazione fin troppo grande, ma ciò che più di tutto lo fece sorridere fu reggere il busto leggero di Cady fasciato dell'abito.

Era la sensazione calmante ed eccitante allo stesso tempo dei polmoni che gestivano l'aria e del cuore che pompava il sangue a convincerlo che era viva e non una fredda statua di ghiaccio, che cammina meccanicamente.

La vita pulsante nel suo petto, continua, incessante, dominava ancora la sua mente stregata.

Suonò la campanella.

In corridoio, la vide.

E rimase deluso. Era la stessa di sempre, una luce troppo veloce per i suoi piccoli piedi umani. Non l'avrebbe mai raggiunta.

Le impressioni negative si intensificarono alla scoccata classica che lei infliggeva a chiunque capitava davanti al suo sguardo.

Seth premette le palpebre superiori su quelle inferiori con forza.

Appoggiò la testa all'armadietto e aprì gli occhi, puntati al soffitto.

- Che hai amico? - chiese Max.

- Eh?

Seth si voltò a guardarlo.

Poi ruotò lo sguardo, posandolo su di lei. Se solo avesse potuto scoprire quello che nascondeva... Perché lei nascondeva qualcosa, ne era certo.

O forse era solo l'aria misteriosa e impenetrabile ad attrarlo inevitabilmente.

- Ti ho chiesto che cos'hai. Sei... Assente. - continuò Max.

Seth guardava le gambe lunghe su cui correva stretto il tessuto nero delle calze.

Le braccia sottili molleggiavano liberamente vicino ai fianchi, ornate da braccialetti leggeri d'argento.

I capelli baciavano la schiena su tutta la sua lunghezza, belli e luminosi.

Seth registrava ogni particolare. Era convinto che i singoli elementi fossero comuni anche tra altre ragazze, ma solo lei possedeva quell'armonia magica capace di incantare.

Avrebbe voluto dirle che era bellissima. Ma forse le sarebbe sembrato troppo... Banale? Scontato? Evidente? Forse tutte quante le opzioni.

- È lei. Vero?

Seth scosse la testa. Lei stava troppo in alto. Era lontana. E la sensazione di averla percepita vicina era stata solo un'illusione fuggevole... Che era corsa via prima che lui se ne fosse accorto.

Chiuse gli occhi.

E quando li riaprì, incontrò i suoi. Gli stavano dicendo di avvicinarsi o di allontanarsi?

Scelse di dargli l'interpretazione che voleva, prendendosi inavvertitamente il rischio di sbagliare.

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