La crema inglese impazzisce: seconda parte
Cinque ore dopo avevo demolito otto pezzi di sushi, lasciando il pesce crudo sul piatto e mangiando il riso. Ero piena di grissini, dolci e vino rosè.
Una volta separata da mia madre ero anche riuscita a divertirmi.
Buona parte del merito ce l’aveva Matilda. Durante le presentazioni ci eravamo reciprocamente apprezzate e decidemmo di sederci vicine per chiacchierare del più e del meno, con la prudenza tipica di chi ancora non conosce la persona che ha davanti.
Ventisette anni, laurea in odontoiatria mai sfruttata sul campo, passione per il rock duro ma l’aspetto placido di una bibliotecaria, vidi in Matilda il potenziale per una nuova amica.
Avevo un nuovo motivo per invidiare Lisa. Avrebbe avuto la cognata dei miei sogni.
Leggeva almeno un romanzo a settimana, aveva girato l’Europa, amava le fiere di prodotti locali, riteneva sua madre invadente, preferiva il cinema al pub. Ah, odiava il sushi. Il suo mucchietto di pesce scartato superava il mio.
La informai che insieme ad alcune amiche quasi ogni mercoledì sera andavo nei locali dove si organizzavano partite di giochi di società come Trivial Pursuit. Di rigore jeans, imprescindibile requisito una voce potente per sovrastare quella degli altri giocatori. Ci scambiammo i numeri di cellulare e le promisi di avvertirla quando ci sarebbe stata la prossima serata, per darle modo di unirsi a noi.
Lei chiese e ottenne un mio biglietto da visita con l’indirizzo del negozio. Annunciò che avrebbe volentieri messo in pericolo la salute dei suoi denti reclamando l’assaggio gratuito dovuto ai parenti acquisiti. Oh, si, saremmo andate d’accordo.
Le persone iniziavano a congedarsi, ed ero ansiosa di fare altrettanto.
Per recuperare la giornata libera presa, l’indomani avrei dovuto sgobbare parecchio in ufficio.
Sofia, refrattaria a impegnarsi su qualunque fronte amministrativo, aveva promesso di lasciarmi sulla scrivania tutta la carta prodotta nella giornata.
Vacillavo pensando a dati da trascrivere, cifre da controllare, inevitabili documenti da aggiornare.
La mia ultima ferie aveva coinciso troppo con lo smarrimento di diverse pratiche, poi rinvenute a pezzi nel tritadocumenti. Sofia aveva negato con forza ogni responsabilità, ma l’avevo avvertita che se riaccadeva, ordini o no da infornare lei avrebbe trascorso la notte con me a incollare brandelli di carta.
Dovevo iniziare il non opzionale giro dei saluti di tutti quelli che conoscevo; vecchie zie troppo truccate con zii ormai molto panciuti, cugine che conoscevo solo di vista, inevitabili persone che mi rivolgevano la parola ma di cui non ricordavo assolutamente il nome e che avrei finto di riconoscere sforzandomi di reprimere un’espressione perplessa.
Prima, però, volli andare alla toilette. Una rinfrescata ci voleva.
Ovviamente, mentre per il bagno degli uomini non c’era fila d’attesa, davanti a quello delle donne se ne snodava una lunghissima. È legge di natura.
Mi incolonnai. Dietro di me si piazzò subito una fata un po’ agitata. Ebbene si, la ragazza indossava un luccicante costume da fatina completo d’ali. Una delle intrattenitrici dei bambini, confinati nei recinti dei giochi dove non potevano infastidire la giornata di libertà dei genitori.
La fata sembrava sul punto di mettersi a saltellare tanto aveva bisogno del bagno.
“Se deve solo rinfrescarsi, può andare nei servizi laggiù, oltre il roseto.” mi avvertì molto gentilmente, con il segreto ma palese obiettivo di accorciare la sua attesa.
Avevo notato il cartello che indicava altri servizi igienici.
E anche il foglio appeso sotto recante la scritta: chiuso per guasto.
La fatina aggiunse subito “C’è un problema con le tubature, ma i lavandini funzionano. Basta non usare i bagni. Sto cercando di dirottarci un po’ di folla, ma a quanto pare tutte hanno bisogno di … alleggerirsi.” rimase totalmente inespressiva, ma io ammirai la sua capacità di pescare il termine meno allusivo.
“Con tutti i brindisi fatti, è un miracolo se nessuno di precipita in mezzo ai cespugli.” scherzai. Quella non ridacchiò. Potevo vederle nelle pupille la sagoma di un water.
Andai verso i bagni, sollevata di potermi risparmiare la fila, mentre quella avanzava e probabilmente ripeteva l’avvertimento a tutte le donne che la precedevano. Trovai facilmente la costruzione rettangolare adibita a toilette.
Il destino sa essere beffardo in mille malefici modi. Se aveva deciso che la mia crema inglese doveva impazzire, poteva scegliere di alzare la fiamma in un altro posto. Immaginate che la vostra vita subisca una brusca svolta. Oltre a prendervi una mazzata in faccia, volete ricordare per tutta la vostra esistenza che è accaduto in un cesso?
Quel bagno non lo scorderò mai. Campassi tremila anni. E se dopo altri mille anni troveranno il modo di leggere la memoria dei cervelli mummificati, una volta ripescato il mio si chiederanno perché ho pensato all’interno di un cubicolo di bagno almeno una volta al giorno per anni. Risolveranno il mistero quando oltre alle figure ci sarà l’audio.
Perché quasi tutta la storia più che viverla l’ho ascoltata.
Ma è meglio procedere con ordine.
Ero arrivata ai bagni, dunque, lasciandomi alle spalle il frastuono della festa. La costruzione era, infatti, a un’estremità della proprietà, lontana dai punti di aggregazione. La tranquillità era un piacevole intervallo dopo il pomeriggio di ininterrotto cianciare con musica di sottofondo.
Feci per entrare, ma da una finestra, una di quelle a ribaltino, uscirono voci che mi misero sull’attenti. D’impulso mi avvicinai allo spiraglio aperto. Nelle voci c’era qualcosa di familiare, che mi spinse a farlo. E, lo ammetto, il particolare che le rese irresistibili fu il tono vagamente isterico.
Ebbene, si, spiai. Se siete persone bacchettone, sappiate in anticipo che ho avuto la giusta punizione per il mio pessimo comportamento.
“…giuro, davvero, gliel’ho letto negli occhi a tutti che provavano pietà per noi. Cos’ha in mente tuo fratello per accettare questa sceneggiata, io proprio non lo so! I troni e gli sventagliatori! Sono morta d’imbarazzo ogni volta che qualcuno mi ha fatto i complimenti!”
“E io no?”
“Si capiva subito che ci stavano prendendo in giro, trattenevano le risate! Il Re e la Regina di cuori!” gemette di nuovo la voce “Il Re e la Regina di cuori!”
“Questa cazzata da dove l’hanno tirata fuori?”
“Non usare certe espressioni! Non ti ci mettere anche tu, oggi!”
“Va bene, non saltarmi addosso, Ma’. Non prendertela con me, adesso.”
“Beh, scusami, ma sto male sul serio. Credevo di sbagliarmi sul conto di quella ragazza, invece ci ho preso in pieno. Una stupidotta che vuole stare sotto i riflettori. Prima che ce ne sbarazziamo, ci coprirà tutti di ridicolo. E mollerà tuo fratello dopo averci fatto un marmocchio per ottenere più alimenti.” prese fiato e proseguì “Conosciuti al pub, come no! Però non va a raccontare che tra loro c’era anche la ragazza che usciva con tuo fratello da sette anni. E non una parola sul fatto che il giorno dopo è diventata cliente del nostro studio, solo per lavorarselo.”
“Non ne abbiamo le prove. Magari è iniziata davvero dopo che si sono mollati…”
“Ma per favore, non sono nata ieri. Quella è una dritta, te lo assicuro. E dire che mi piaceva tanto quella ragazza! Medico pediatrico, buona famiglia, e i suoi vestiti non erano così aderenti da farmi capire quando non portava le mutande!”
Si, stavo ascoltando un franco scambio di opinioni tra la futura suocera di Lisa e sua figlia. La protagonista di una storia dovrebbe essere sostenitrice di ferrei principi morali tra i quali c’è da annoverare il resistere alle tentazioni e un’onestà assoluta, perciò appena compresa l’identità delle persone avrei dovuto tossicchiare, palesare la mia presenza e dar loro modo di zittirsi così da continuare lo sfogo più tardi, al riparo da orecchie indiscrete.
Non sono quel tipo di protagonista. Mi sarei allontanata da lì solo sotto minaccia di morte violenta. Dopo aver opposto resistenza.
“Mancano mesi al matrimonio. Magari va tutto a monte.” azzardò Matilda.
“Guarda, fino a oggi pensavo che le madri dei ragazzi che si mollano il giorno prima delle nozze fossero delle disgraziate da compatire.” gemeva l’altra “Toccasse a me una simile fortuna!”
Improvvisamente ci fu il rumore di acqua che scorre. Dovevano aver aperto un rubinetto. Non riuscii a capire cosa stessero dicendo finchè non lo richiusero, e allora il discorso era leggermente cambiato.
“… non l’hai visto perché te ne sei stata tutto il tempo con la sua cugina, com’è che si chiama…”
“Sandra. Si, ci ho parlato parecchio, e se devo proprio essere onesta…”
Mi preparai a ricevere la mazzata. Pochi minuti prima avevo ritenuto Matilda una papabile per una solida amicizia. Mi aveva davvero fatto un’ottima impressione.
Sapete quando vi sentite subito a vostro agio con una persona? A me era successo quel pomeriggio, dando per scontato che fosse stato lo stesso per lei. Invece doveva solo avermi dato corda, per pura cortesia. Visto come parlava della futura cognata, per me doveva riservare espressioni di puro fuoco.
“… è davvero buffa. Conosce un sacco di storielle divertenti, ha hobby simili ai miei, mi sono trovata benissimo in sua compagnia.” partì il fracasso del getto d’aria degli asciugamani.
Toh. Niente mazzata. L’esatto contrario. Adesso mi spiaceva davvero perché dopo aver ascoltato… beh, spiato la loro conversazione contro Lisa mi sentivo in dovere di detestarle.
“…divertente, alla mano. Ha un modo di fare così stimolante. Sarei al settimo cielo se Michele stesse con lei invece che con quella là.”
“Sarei felice se stesse con una bambola gonfiabile, invece che con quella là!” sibilò la madre. Il rumore di sottofondo si attenuò. Intuii che stavano per uscire. Mi nascosi dietro il tronco di un grosso abete appena in tempo. Uscirono, oltrepassarono il mio nascondiglio bisbigliando e tornarono alla festa.
Sollevata che non si fossero accorte di me, entrai nei bagni. Avevo molto su cui riflettere.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro