L'importanza dell'impiattamento
Perché una cena sia dichiarata riuscita non basta servire agli ospiti una selezione di buon cibo.
Il piatto deve soddisfare due sensi: gusto e vista.
È lo stesso principio che inconsciamente applichiamo a noi stessi quando siamo alla ricerca di un partner.
Non importa quanto ci riteniamo buoni, sentiamo il bisogno di offrirci con il miglior aspetto possibile, convinti che questo aumenterà esponenzialmente l’apprezzamento del prodotto, ossia di noi stessi.
Il primo passo per rintracciare il principe della mia vita era anche il più facile.
Modificare l’esteriorità non necessita un grande impegno.
A parte quello economico e temporale.
E comporta un sacco di sofferenza fisica.
Va bene, richiede un impegno incredibile, ed è una notevole rottura di scatole. Inutile negarlo.
Ma questo non doveva scoraggiarmi.
Miravo a diventare il tipo di donna appetibile per un certo genere di uomini, quel genere che solitamente adotta come metro di valutazione l’avvenenza.
Su Google avevo rintracciato l’estetista più vicino a casa mia che faceva orario continuato. Scelta strategica, in quanto prevedevo la necessità di diverse ore per finire il restauro della mia bellezza e paventavo di dover uscire nelle strade milanesi a notte fonda, sola. È quasi sinonimo di guai.
Le due estetiste cinesi non batterono ciglio di fronte alle mie richieste, ma dentro di loro dovette scatenarsi un acuto pentimento per aver abbandonato la Cina.
Iniziai con la depilazione. Non brasiliana, per istinto di sopravvivenza.
Tutto il resto del mio corpo subì la tortura della ceretta, così che un’ora dopo mi sembrava di avvertire odore di bruciato provenire dalla mia pelle.
Ma non c’era tempo per piangere, o meglio, lo feci ma le estetiste se ne fregarono. Nel loro mestiere succede spesso di assistere a pianti dirotti.
Durante lo sfogo della mia sofferenza lavorarono su piedi e mani. Intanto, il getto di vapore puntato sul viso già infiammato dopo la ceretta sopraccigliare mi faceva sudare abbondantemente.
In quelle condizioni, riuscii a rispondere agli sms di Daniela, Giulia e Sofia, desiderose di scoprire cosa stavo facendo.
Purtroppo la telefonata di mia madre non si chiuse rapidamente.
“Ma perché non ci sei andata l’altro ieri? Non potevi presentarti tutta bella alla festa? Non hai visto com’era carina tua cugina?” belò subito, pronta a lanciarsi nel consueto balletto della madre di una figlia socialmente inadeguata.
Solitamente mi sarei scusata, avrei chiesto perdono e detto qualunque cosa servisse a metterla di buon umore.
Ma non ero in vena. Anzi, la sua osservazione mi fece bollire il sangue.
“Va bene, mamma. Se vuoi che somiglio di più a Lisa, lo faccio. Da domani mollo il lavoro e passo il tempo a fare shopping. Ma tu e papà dovrete mantenermi come fanno i suoi con lei, hai capito?”
Credo che solo schiaffeggiandola avrei potuto colpirla in modo più inaspettato.
In casa mia ci sono poche, fondamentali regole, tra cui non ribattere mai la mamma, mai fare osservazioni negative sui suoi parenti e mai, mai farle notare quanto sa essere soffocante.
“Ma cosa dici?”
“La verità. Sai perché Lisa è sempre tanto in ordine? Perché non lavora, non aiuta in casa e non fa niente di niente. Mi vuoi come lei? Benissimo. Ma non puoi pretendere che sia come lei e mi spacchi anche la schiena al lavoro. Allora? Cosa vuoi che faccia?”
“Non si può mai parlare con te.” e troncò la comunicazione.
Sapevo che avrei pagato caro, molto caro quel mezzo minuto di ribellione. Ma in quel momento ero troppo arrabbiata con Lisa per non dare addosso a chiunque mi dicesse di cercare di somigliarle un po’.
Naturalmente richiamò subito mio padre per dirmi che se gli volevo bene dovevo scusarmi all’istante con la mamma o l’avrebbe crocifisso con le sue lamentele per poi farsi venire emicranie di natura nervosa per giorni.
Per amor suo cedetti subito e chiesi scusa, dando la colpa del mio sfogo allo sfinimento di fine giornata. Finalmente il cellulare tacque e potei sottomettermi alla tortura della pulizia facciale.
Mezz’ora di feroci schiacciamenti di pori. Temetti mi stessero storcendo il naso, e che me lo sarei dovuto tenere pendulo.
L’attacco selvaggio mi lasciò debole come un micetto. Il dolore era tale che provavo tremore in tutto il corpo.
Dannato Principe, probabilmente era nel suo loft in centro a bere birra guardando una finale di campionato, mentre io soffrivo per il nostro amore futuro.
L’aspetto della pelle dopo il trattamento dovette preoccuparle, perché ci diedero giù di brutto con le creme. Quattro tipi diversi, ognuna lasciata riposare per mezz’ora.
La pelle sembrava scolarsela come fareste voi con l’acqua in agosto. Di ogni crema restava solo una polvere dura da raschiar via.
Con queste maschere facciali, passai sotto le mani della parrucchiera. Mi fecero una fotografia e poi usarono il computer per mostrarsi l’effetto delle diverse acconciature sul mio viso.
Optammo per un taglio sfilacciato. Una maschera rinforzante studiata per aumentare anche la lucentezza, tinta con colpi di sole, shampoo e balsamo specifici, lavoro di spazzola per lisciare, piastra.
Un uso smodato di prodotti chimici per tenere la piega che probabilmente raddoppiarono la dimensione del buco nell’ozono.
Non dico quanto spesi perché mi prendereste per pazza.
La cosa mi fece ripromettere di dedicare ogni giorno un po’ di tempo alla manutenzione estetica per diminuire le spese esterne.
Queste sono le gioie dell’estetica. Non diciamolo che la facciamo perché ci piace… diciamo più onestamente che la facciamo per uno scopo.
Rincasai all’una di notte con la sensazione di camminare su un tappeto di chiodi.
I talloni scorticati per eliminare la pelle morta, unghie lavorate di limetta così a lungo da vibrare, il corpo che andava a fuoco e capelli svolazzanti.
Qua e là apparivano bubboni, segnale di vendetta del corpo per il perfido trattamento inflittogli.
Seguendo i consigli delle estetiste, mi spogliai restando solo in mutandine, stesi sul letto un sacco d’asciugamani e mi aspersi di creme e lozioni idratanti.
Tre secondi dopo russavo di gusto. Alle cinque e mezza subii la violenza della sveglia, barcollai in bagno e accesi la luce a occhi chiusi.
Temevo quanto avrei potuto vedere. Inspirai e osai sbirciare il mio riflesso.
Sono di parte, perciò non dirò che sembravo più giovane, ma anche l’ultimo dei miei nemici avrebbe ammesso senza sforzo che stavo da Dio.
Pelle levigata, capelli serici senza crespo, archi perfetti sugli occhi. È così raro guardarsi e provare un moto di autocompiacimento, non credete? Me lo gustai appieno, rimirandomi qualche minuto.
Misi le lenti a contatto, lavai i denti e cominciai l’impresa di truccarmi, pur essendo così stanca da desiderare fingere di non aver sentito la sveglia e ributtarmi a letto.
Se volete sapere com’era l’effetto una volta truccata, vi basti sapere che entrando al negozio le commesse mi accolsero con un “Wow, ma non era l’altro ieri la festa?”
Un’ora di sonno abortito per lavorare di fondotinta e matita nera, poter mettere un vestito intero perché non ci sono peli in vista ed ecco i risultati.
Decisamente più gratificante che ricevere un buongiorno.
Entro mezz’ora avevo ricevuto commenti analoghi dal personale in transito nell’ufficio, Claudio compreso, che mi augurò una dolce giornata con una sfogliatella di cioccolato aromatizzato ai funghi.
Mentre facevo le mie scuse per aver trasceso il giorno prima, riflettevo che a un’accoglienza del genere ci si può anche abituare.
A malapena notai il parcheggio di scarico libero. Di Panzetta, nessuna notizia.
Prima delle otto ero giù, tra i forni, per passare a Sofia le ordinazioni da preparare entro l’indomani.
Era davanti una colossale torta multipiano su cui lavoravano quattro ragazzi armati di sach a poche.
Con una velocità incredibile, disegnavano tralci verdi su uno sfondo bianco. Un quinto, appollaiato su una scala, disponeva rose di zucchero rosso sui vari strati perché creassero una cascata fiammeggiante. Era un dolce così smisurato, per larghezza e altezza, che se ci fosse caduto sopra avremmo dovuto recuperarlo scavando con delle pale.
Quella vista animò il mio stomaco, rammentandomi che dalla sera prima non toccavo cibo. Agguantai una brioche.
“Non c’è bisogno di chiederti che decisione hai preso. I cinque euro puoi darmeli quando vuoi.” disse Sofia appena la raggiunsi.
“Però io non ho mai accettato quella scommessa.” ribattei, spargendo briciole tutt’attorno “E poi non lo faccio per un fantomatico senso della competizione, ho solo deciso spontaneamente che è ora di rimettermi in gioco.”
“Ripetitelo. Finirai per crederci.” replicò prima di osservarmi con attenzione “Ti dò un otto.”
“Otto? Non mi capitava di essere così in tiro da mesi e merito solo un otto?”
“Visto che sventola abbiamo oggi? Si viene al lavoro più volentieri con questa vista.” Claudio mi passò davanti, una bocchetta piena di crema verde in mano.
Galante come suo solito e insolitamente sfacciato.
“Meno chiacchiere, più foglie!” berciò Sofia, osservandolo attaccare la creazione di una delicatissima escrescenza floreale.
“Vedi? Non sono un otto. Mi sento da dieci.”
“Ma se dico che vali dieci tu ti senti soddisfatta. Così tra una settimana torni come prima. Bisogna sempre lasciar intendere che c’è un margine di miglioramento. Che significa questo più?” mi restituì gli ordinativi.
Esaminai la voce in questione “Più crema, ricordi? Guarini si lamenta sempre che farciamo poco i bomboloni.”
“Guarini dovrebbe ringraziare se glieli farcisco ancora. Pagasse puntuale una volta, quello!”
“Però alla fine paga. Un pagante ritardatario è meglio di una voce cancellata nell’elenco dei clienti. Quindi metti più crema e zitta.”
“Se, seeee. Bada di non farti sentire o i clienti si faranno l’idea di farci un favore a pagare, invece di svolgere un loro preciso dovere. Fattostà che io stacco tra poco, se i lavoranti sbagliano non è colpa mia.” mentì.
Niente accadeva là sotto senza la sua approvazione “Piuttosto, parliamo di cose davvero importanti. Ora che sei pronta a rivelare al mondo la tua appartenenza al genere femminile, qual è la prossima mossa?”
Uh, svincolava o provava genuino interesse? Badai che nessuno fosse a portata d’orecchio, ma tutti parevano indaffarati, compresi gli artigiani della maxi-torta.
L’unico rischio era Claudio. Il fatto non mi preoccupava.
“Non ricordi? Devo uscire di più. Immagino che tutto accadrà naturalmente.”
Mi guardò di sbieco “No, ricordo una lunga lista di zone dove andare a caccia. E anche un accenno a una dieta.”
Nascosi il boccone rimasto della brioche dietro la schiena. Sorrisi “Quella la inizio domani.”
“Perdi già mordente? Cambiare approccio estetico va bene, ma mantenere fede in tutto quel piano… dai, rinuncia. ”
“Mai!” sibilai.
Sandra Stefanelli non è una che lascia le cose a metà
“Se non credi alla mia determinazione, ti sbagli. Solo, non vedo come potrei fare tutto in una giornata. Adesso che ho sistemato la parte estetica più urgente posso dedicarmi alla seconda parte del progetto, con tutta la prudenza del mondo perché io non vado lancia in resta da nessuna parte.” quello era per il commento del giorno prima “Ora torno in ufficio e al primo momento libero cerco subito qualche buon sito per incontri.”
“Aaaahh!” lo strillo, seguito da un “Che diavolo fai?” ci fece perdere un battito cardiaco. Uno dei ragazzi aveva la faccia completamente imbrattata di crema verde, al punto da ricordare un alieno!
“Scusa, scusa, scusami!” si affannava Claudio, la cui sac a poche strizzata al massimo lo rendeva l’evidente colpevole dell’incidente “Scusami, non so cos’è successo!”
“Va bene, va bene, niente drammi!” intervenne Sofia “Tu, aiutalo a ripulirsi. Voialtri, continuate, che passano a ritirarla tra due ore. Claudio, sta attento!” come ogni altro presente, anche lei faticava a restare seria osservando quel pasticcio, ma ci teneva a preservare la disciplina.
Ubbidienti, ripresero il loro lavoro. Seguimmo il tutto per un minuto, poi tornammo a parlare.
“A costo di sembrare isterica, sta’ attenta a quei siti. Non lasciare in giro i tuoi dati personali e non dare l’indirizzo o il numero di telefono. Se decidi di incontrare qualcuno lo fai in posti pubblici. Ristoranti, caffè, dove vuoi ma non a casa tua o sua.”
“Non sono scema. Cerco l’uomo perfetto, non il modo per finire smembrata in una cassa da morto.”
“Già, dicono tutte così. Poi si trovano il serial killer armato di motosega fuori dalla porta.” era distratta “Più rose a destra! E portate l’uva di marzapane! Scusa, dicevi?”
“Niente. Non ho bisogno di suggerimenti di prudenza, al massimo dritte per individuare candidati decenti. Non dimenticare che l’ultimo uomo che mi sono scelta si è rivelato un completo disastro. Per mesi mi sono lasciata andare ripetendomi che prima o poi sarei risalita in sella, adesso…”
“Aaaaah!” stavolta il grido era di Sofia “Claudio! Ti è venuto il delirium tremens?”
Un vasto schizzo verde segnava quattro ripiani di torta sotto gli occhi di pasticceri meravigliati per quell’apparizione.
“Non so cos’è successo!” ansimò lui “Deve essere difettosa la bocchetta!” si difese.
“La testa tua è difettosa! Prendete le spatole e portate la crema di burro, c’è un casino da cancellare. Tu no!” bloccò Claudio, in procinto di afferrare una paletta.
“Non so cos’hai oggi, ma se ti vedo ancora vicino a questa torta ti strappo un braccio. Via, via!”
Si allontanò, guardandomi con gli occhi di un cucciolo bastonato.
Sperai che il mio sguardo gli trasmettesse un messaggio del tipo Non prendertela, a tutti capita una giornata no, ma sparì rapidamente in direzione della cella frigorifera, oltre la montagna di cassette di frutta fresca per le crostate.
***
Una regola fondamentale per chi vuole cucinare è controllare di avere tutti gli ingredienti necessari per la ricetta che vogliamo realizzare.
Lo so, sembra così scontato. Eppure vi stupireste del numero di persone che scoprono di non avere abbastanza farina mentre preparano una torta o si accorgono che il cassetto della verdura è vuoto quando hanno già buttato in pentola la carne per fare il brodo.
Da queste dimenticanze sono nati grandi classici della cucina, come la crema Chantilly (fatta senza uova) o la torta rovesciata (la cuoca mise la frutta sul fondo della tortiera dimenticando la base di pasta e allora l’aggiunse sopra, per poi capovolgere il dolce sfornato) ma il più delle volte, una dimenticanza produce risultati immangiabili.
Un bravo cuoco non decide cosa cucinare senza controllare le sue scorte; sa sempre cosa c’è in dispensa e decide di conseguenza cosa cucinare.
Volevo un Principe Azzurro. Mi stavo già rendendo più carina possibile. Era giunto il momento di lanciarmi nella caccia.
Questo aspetto della faccenda era il più odioso.
Non sono mai stata brava a flirtare, e non avendo mai avuto particolari problemi a ricevere tentativi d’abbordaggio nei locali, ero una totale neofita nell’arte di fare il primo passo con un uomo.
Tornava anche il problema temporale. Non avevo molto tempo libero per stare seduta in un bar trendy in attesa di conoscere uomini adeguati.
Per questo le chat mi sembrarono la soluzione a ogni difficoltà.
I siti d’incontri permettono di inserire specifici parametri di ricerca per individuare le persone disponibili che corrispondono ai tuoi desideri, avrei potuto iscrivermi e chattare dall’ufficio nei momenti di pausa. Era un modo per iniziare.
Restai sbalordita per la varietà di siti d’incontro disponibili e le definizioni per alcune classi di utenti.
Imparai che cougar sono le donne pantera, le mature in caccia di uomini giovani. Le milf le casalinghe benestanti in cerca di emozioni.
C’erano siti per sposati in cerca di una botta e via, senza impegno, siti per amicizia platonica, per pratiche emozionanti su cui ho preferito non indagare e, finalmente, per chi cerca una normale tranquilla e duratura relazione.
Selezionarli mi faceva sentire antiquata e noiosa, dopo quella parata di servizi per adulteri conclamati.
Rimasi esterrefatta davanti alla scoperta che l’amore ha un prezzo fisso.
Nei siti d’incontri infatti la regola è che l’iscrizione è gratuita.
La trappola per spennarti scatta dopo.
Un iscritto non pagante ha il servizio standard, che di solito significa poter vedere la fotografia di un utente, poter inserire parametri di ricerca per individuare persone potenzialmente affini e scambiare messaggi.
Ma esistono una quantità di servizi accessori a pagamento. Visualizzare per intero i profili, fare selezioni più accurate, videochattare. Pacchetti oro, argento e platino, dove più paghi, più sono alte le possibilità di trovare l’anima gemella.
O così sostenevano gli autori del sito.
Quello dell’amore è un business niente male.
Decisi di non aver bisogno degli extra a pagamento e ficcanasai tra gli annunci altrui per farmi un’idea di cosa mi aspettava.
Gli uomini erano tutti sensibili e in cerca di un legame profondo e duraturo.
Le donne si dichiaravano piene di energia ed entusiasmo o in cerca di un uomo dolce con cui dividere la vita.
Curiosamente, tutti sembravano amare il ballo, le passeggiate all’aperto e la cucina etnica. Intuii che le tre voci erano considerate l’equivalente di una formula magica per l’acchiappo.
Nelle fotografie avevano un aspetto splendido, che in nessun modo lasciava sospettare il bisogno di ricorrere a internet per trovare l’anima gemella.
Chi era meno mozzafiato, ricorreva allo stratagemma di farsi fotografare con un cucciolo in braccio per ispirare tenerezza. O ripreso da lontano con un mazzo di fiori. A nessuno si sarebbero dati più di quarant’anni.
C’erano annunci che facevano intuire una grande solitudine, altri grande rabbia per fregature prese nella vita reale.
Dietro i punti esclamativi e le immagini realizzate per piacere, c’erano persone che probabilmente si vergognavano quanto me di dover ricorrere a internet per trovare un compagno.
Mi sentivo tremendamente fortunata per essere riuscita a vivere sola per mesi senza provare un briciolo della disperazione che trapelava da alcune frasi.
“Che stai facendo?” udendo la voce sepolcrale alle mie spalle, sobbalzai violentemente sulla sedia. Se non caddi per terra fu perché due braccia mi afferrarono.
Claudio mi fissava.
“Come… Come sei arrivato qui?” boccheggiai.
“Ho bussato senza ottenere risposta. Sono entrato, ti ho chiamata e visto che continuavi a fissare lo schermo e ridacchiare mi sono avvicinato. Ma… è un sito di appuntamenti?” guardava affascinato lo schermo. Poi me, poi lo schermo.
“Ma perché guardi i profili delle donne?”
Magnifico. Colta in flagrante, e pure scambiata per lesbica.
“Niente. È che.. che…” al diavolo, parlavo con un gay. La propaganda li vuole perennemente intrigati dalle problematiche amorose e poco portati al pregiudizio.
“Okay, ti prego di non dirlo in giro ma voglio scrivere anch’io un profilo. Non so cosa metterci, per questo ho iniziato a guardare quelli delle altre. E alcuni… sono spassosi. Guarda, c’è questa…”
Mi interruppe “Perché una come te mette un annuncio su uno di questi siti? Non ne hai bisogno. Sei bella, divertente, piena di risorse. E poi che fine ha fatto quel tuo fidanzato?
Per quale motivo una frase piena di complimenti è sempre seguita da un pugno nello stomaco?
“Non eravamo fidanzati. E comunque è finita mesi fa.” risposi, gelida.
Parve turbato “Non ne avevo idea.”
“Quando finisci una relazione metti fuori i cartelloni?” sbottai, pentendomene subito.
Per niente al mondo vorrei mai essere sgarbata con una persona speciale com’è lui.
Come sempre accadeva, fantasticai che non fosse gay e che, fatto inconsueto per un etero, non avesse pregiudizi sul frequentare una donna più alta di lui di otto centimetri. Il suo capo.
Realizzai allora che anche se non fosse stato gay, lui e tutti gli uomini come lui, cioè più bassi fisicamente, più giovani e senza titoli di studio o stipendio superiori ai miei, se mai mi avessero notata, erano ormai mercanzia che non doveva entrare nel mio radar. Avvertii una punta di rimpianto.
Non parve prendersela per il mio scatto. La perfezione nel pacchetto sbagliato “No, hai ragione. Però ancora non capisco cosa credi di fare usando questi siti. Può essere pericoloso.”
Ancora. Avevo trent’anni, perché tutti improvvisamente si mettevano a farmi la paternale?
“Parli come Sofia. Non voglio mettere un cartello indicatore con su scritto: venite ad ammazzarmi. Scriverò un profilo, chatterò e se qualcuno mi sembrerà interessante andremo a bere qualcosa per verificare se siamo compatibili. Riflettendoci, sarebbe un colpo di fortuna se funzionasse. Non è che abbia molto tempo libero per uscire e conoscere persone nuove. In questo modo si salta la trafila del mettiti-in-tiro-e-vai-per-locali-in-attesa-di-piacere-a-uno-che-ci-prova e si passa direttamente a uno scambio d’informazioni utili per valutarsi.”
Scosse il capo “Uno può dire quello che vuole lì e farti credere di essere una persona che non è. Non mi piace.” rompiscatole!
“Senti, ma che sei venuto a fare qui, a parte criticarmi?” volli sapere.
“Ho la mia mezz’ora di pausa, Sofia non mi vuole vicino alle torte e mi son detto perché non faccio visita alla cara Sandra con un regalo per abusare della sua ospitalità?”
“Quale regalo?” guardai intorno. Sul bordo della scrivania c’era una fetta di sfogliata al limone.
“E’ il nuovo gusto. Lo stiamo mettendo a punto.” mi spiegò, prendendo una sedia e piazzandosi alle mie spalle per continuare a leggere sullo schermo, senza essere stato invitato a farlo “Non cacciarmi via. Da ogni altra parte c’è qualcuno che ride per quel piccolo errore con la sac a poche.” lo chiese a mani giunte.
“Due piccoli errori. Ero presente.” puntualizzai “Cos’avevi? Non è da te sbagliare.”
“Niente!” scattò, sulla difensiva “Vuoi una mano col tuo profilo?”
L’aveva detto solo per cambiare argomento, ma accettai senza insistere, benchè la forte negazione mi avesse incuriosita.
Cosa poteva innervosire Claudio? Dovete sapere che non l’ho mai visto perdere il controllo. E quando fai lezione di cucina a persone che non sanno neppure distinguere una pentola da una padella e pretendono di saltare le basi per passare direttamente a preparare granchio imperiale in crosta di sale con glassa di ciliegia per sbalordire gli amici a cena, i motivi per andare fuori di testa saltano fuori di continuo.
Oh, che avevo da perdere? Dopotutto, un gay è come un’amica “Va bene, ma sii serio.” lo avvertii. Iniziammo la compilazione dei dati. Tutto filò liscio fino a Descriviti. Quesito complicato come quello del prof all’università che all’esame diceva “Parla di un argomento a tua scelta” e la mia mente, combattiva e preparata fino a quel momento, si riempiva di cori d’uccellini e prati fioriti.
“Ehm… come mi descriveresti?” chiesi.
“Non so se sono la persona più adatta a cui chiederlo. Lavoriamo insieme.” protestò inizialmente “Oh, ma intendi caratterialmente? Credevo di dover descrivere il tuo fisico.”
Ahi.
“Perché dovrebbero esserci problemi se fai un commento sul mio fisico? Stai pensando che sono una spilungona, vero?” essere alta mi aveva sempre infastidita. Se a tredici anni superi il metro e settanta la gente smette di dire Altezza Metà Bellezza.
Piuttosto le appare negli occhi una certa pietà, che ero riuscita a ignorare ostinatamente. Secondo il mio ex, io potevo anche chiudere gli occhi davanti al problema, ma gli uomini non facevano altrettanto.
“No. Penso che scriverei: materiale genetico in grado di assicurare figli di elevata statura.” lo disse con serietà, ma scoppiammo a ridere. Claudio è il tipo che riesce a buttarla giù divertente anche quando una cosa è vagamente pesante.
Un giorno farà la felicità di un uomo fortunato.
“Va bene. Allora, dovresti mettere: persona vitale.”
“Ci mancherebbe che sia il contrario.” mugugnai “Qualche aggettivo migliore?”
“Vitale è il migliore. Tu non sei un’entusiasta, una che non si sbraccia al ritmo decretato dagli altri. Tu ami la vita.” non mi guardava, dicendolo. Fissava lo schermo “Tu sai essere piacevole. Quando esci la sera preferisci sopra ogni altra cosa i locali dove si fanno giochi di società a quiz o indovinelli. Tu leggi i romanzi e poi ne sai parlare in un modo che fai venire agli altri voglia di leggerli. Tu hai un debole per la frutta, specie gli agrumi e idolatri il limone. Sei gentile. Ti piacciono i piccoli spostamenti e non quelli lunghi perché non ti piacciono gli alberghi. Unica eccezione: vuoi visitare l’Irlanda per vedere i balli tipici dal vivo. Parli in modo pacato, a parte se l’argomento ti interessa, allora ti ecciti come una bambina a Natale. Ti piacciono gli animali di piccola taglia. Finisci sempre quello che cominci e ti piace gareggiare…”
“Ehi, ehi, com’è che tutti ne siete convinti?” interruppi il soliloquio nonostante mi piacesse al punto da sentirmi imbarazzata non tanto perché aveva detto cose carine, ma cose vere. Come faceva a conoscermi così bene? Io cosa avrei detto dovendo descrivere lui?
“È la verità, non una critica.”
“Sembra tale. Tutto questo suona come bizzarra. Non è una parola invitante, no?”
“È onesta. Tutti possiamo ritenerci bizzarri perché non corrispondiamo all’immagine che abbiamo degli altri.”
“Senti qua: mi reputo vivace…”
“Oddio.”
“… piena di vita, ma con un lavoro che mi impedisce di viaggiare tanto quanto vorrei…”
“Tu detesti uscire dai confini nazionali. Non hai mai imparato neppure a salutare, in inglese.” osservò.
“Sportiva senza essere ossessiva.” traduzione: come la maggior parte delle donne detesto fare attività sportiva e la uso solo come ultima spiaggia per restare magra.
“Ma se hai…”
“Sei con me o contro di me? Ascolta e zitto!” terminai la descrizione con una faccina sorridente, sperando che mi conferisse un’aria sbarazzina.
Descrivere che tipo di lui puntavo era molto più semplice. C’erano tutti i criteri che avevo stabilito, più molti altri che non avevo neppure sognato.
Come parametro di selezione stabilii solo che doveva avere tra i 30 e i 40 anni, niente figli, un’altezza tra i 178 centimetri e il metro e novanta, laurea, e una certa cifra come guadagno annuo.
“Chiedi poco.” la voce di Claudio suonò di nuovo sepolcrale alla vista di quei dati. Aggiunsi residente entro cento chilometri da me.
“Si, beh, è solo la prima fase di ricerca. Sono impaziente di vedere se bastano questi per far saltar fuori qualcuno che può piacermi o se devo essere più specifica.” mentii.
In realtà provavo davvero una certa impazienza. Cosa sarebbe saltato fuori? Il sistema mi avrebbe abbinata a un megafusto? Sarebbe stato così facile?
Salve gente, questo è il mio fidanzato, ci siamo conosciuti per caso in una chat… si, era una chat d’incontri ma non toglie che sia stato casuale, non è che ci siamo scelti perché eravamo i meno peggio tra le possibilità… beh, magari insieme avremmo deciso che versione dare del nostro primo contatto.
“Manca lo pseudonimo.” mi ricordò Claudio.
“Giusto, ehm, massì, la prima cosa che mi viene in mente.” digitai FloraFauna. Finsi di non vedere il sopracciglio inarcato del mio dipendente e proseguii.
Completai l’iscrizione caricando una fotografia, la meno brutta in memoria sul pc, e attesi che la pagina si caricasse.
“Eccomi!” esclamai, tutta pimpante. L’avevo fatto davvero! Mi stavo rimettendo in gioco! “E ora…”
Bing!
Dal pc uscì un tintinnio e su un lato dello schermo apparve una busta.
Rimasi di stucco “Che roba è?”
Claudio puntò il dito sull’immagine “Il tuo primo contatto, che altro? Qualcuno ti scrive.”
“Di già? Ma sono passati solo…”
Bing! Bing!
Altre due bustine si incolonnarono.
Uau! Ma perché non l’avevo fatto prima? Questa è una cura per l’autostima, pensai, gli basta vedere la mia fotografia e tutti sbandano per me!
Aprii il primo messaggio.
Mi rifiuto di riportare la valanga che oscenità che violarono i miei occhi. Certe richieste nemmeno il marchese De Sade può essersele immaginate.
L’argomento era più o meno lo stesso in tutti gli scritti.
Bing! Bing!
“Ma come si permettono? Perché mi scrivono queste cose?” l’impulso di chiudere il portatile era violento quanto un tornado. Invece continuavo ad aprire messaggi, basita per il numero e il contenuto osceno.
Claudio rideva come un pazzo.
“Cosa ti ridi, cretino! Perché mi assaltano così? Guarda questo: Bella porcona facciamo un giro a tre? Ma cos’è?” ero rossa violacea, indecisa tra lo schiattare di vergogna e il soffocare dalla rabbia.
“Rischi di internet.” riuscì a dire Claudio, asciugandosi le lacrime delle risa “Credo che essendo nuova, sei finita nella prima pagina del sito per avere visibilità maggiore. È uno di quei favori che durano un paio di giorni. E a quelli in prima pagina scrivono un po’ tutti gli altri iscritti”
“Questo non è scrivere. È cercarsi una denuncia per attività oscene!”
Annuì, continuando a ridere “Probabilmente sono tizi che si iscrivono apposta per mandare messaggi… diciamo provocatori, alle ragazze. Scommetto che nella vita vera non battono chiodo e fanno i galletti su internet per sfogare la loro frustrazione.” bastardi.
“A spese mie!”
Bing! Bing! Bing!
“E basta! Ho capito!” strillai allo schermo “Ma non c’è un modo per fermarli?”
Bing!
“Temo di no. Ma non ti preoccupare, nel mucchio ci sarà prima o poi chi ti contatterà con un approccio educato. Tu continua a leggere.” e riesplose la risata.
Bing!
“Fuori di qui!” lo invitai gentilmente, indicandogli la porta.
“Vado, vado. Mi sono divertito abbastanza.” infilò la porta così rapidamente che nonostante il tiro perfetto, il registro dei corrispettivi si spiaccicò sul legno anziché sulla sua nuca.
Bing! Bing! Bing!
“E tu, piantala!” avvertii il computer, guardando le buste dei messaggi accumularsi in una piramide di volgarità gratuite.
*
Nonostante la partenza tutt’altro che soddisfacente, il bilancio della giornata non si chiuse in negativo. Nella massa di maniaci pervertiti che avevano trovato residenza stabile nel mondo virtuale ed eletto me vittima del giorno, erano emersi due potenziali principi: MicioMacho e MoltoPaziente.
Il primo aveva esordito con un: Ciao, piacere di conoscerti, sei bellissima,
FloraFauna. Chattiamo?
Era entrato immediatamente nelle mie grazie, specie perché gli ultimi quattro che avevano chiesto educatamente se volevo conversare, alla risposta affermativa si erano subito lanciati in domande vertenti sulle mie misure, colore dei capezzoli e che tipo di biancheria indossavo.
Altri due geniacci avevano scritto: sono sposato, ci stai lo stesso o stiamo solo perdendo tempo? Gli avevo risposto di sparire, consiglio subito seguito, a parte per lanciarmi l’ultimo commento, del tipo: beghina!
MoltoPaziente: FloraFauna, sei anche tu sotto l’assedio dei maniaci? Mi sono appena iscritto e qui è peggio dello spam in mezzo alle mail. Cerco una persona divertente disposta a divertirsi, e tu sembri l’ideale. Ps: sei uno schianto.
L’approccio di MoltoPaziente era decisamente in linea con il mio carattere. Il tono un po’ ironico sdrammatizzava la situazione, permetteva a entrambi di assumere un tono informale.
Sarebbe stato il favorito se la sua scheda non fosse stata in bianco come un campo coperto di neve. Niente fotografia, età, mestiere, reddito. Niente altezza! Le mie dita avevano esitato mentre leggevo che, se non altro, non aveva figli né matrimonio passato o attivo.
Non fumatore, milanese (la vicinanza era un ottimo bonus), si attribuiva ottime caratteristiche caratteriali.
Ma potevo fidarmi? Dietro quell’inizio accattivante poteva celarsi un dodicenne in fregola, un ottantenne voglioso, una donna.
Nelle favole il premio va al coraggioso che sfida la sorte. E il rischio per ora era basso. Al peggio, una perdita di tempo. Non ero con l’acqua così alla gola da preoccuparmene.
Scrissi una risposta adatta e iniziai un prudente scambio di messaggi, quasi identico a quelli inviati a MicioMacho, che invece esibiva dati di prim’ordine, compresa una fotografia dove appariva in costume da bagno, e poteva decisamente permettersela.
Sui trenta, slanciato, ciuffo moro ribelle. Forzatamente, sul podio delle preferenze occupava un primo posto, pur essendo la sua conversazione composta da domande e risposte piatte come una frittella.
Ebbi subito l’impressione che fosse navigato della chat. Non lo negò. Messaggiava con diverse persone, lo chiarì perché ci teneva ad essere assolutamente onesto, non come altri che mentivano dicendo di non farlo, affermò.
La sua proposta era di conoscersi un po’ e se le cose filavano, provare a incontrarsi per una cena. Scrisse di avere già incontrato due donne in quel modo, ma anche se su internet sembravano compatibili, durante l’incontro non avevano provato un vero interesse reciproco e si erano salutati da amici, rimanendo in contatto via email.
Mi sembrava un buon approccio. L’inizio soft che faceva al caso mio. Poteva essere il tipo ideale con cui sperimentare il sistema, perciò anche se la conversazione non era esaltante e si manteneva più che altro sul genere: lui ti riempie di complimenti e tu ascolti chiedendoti perché è così entusiasta e lecchino, ero decisa a proseguirla fino a un tetè a tetè. Chissà.
Non volevo nemmeno pressare MoltoPaziente chiedendogli perché il suo cv fosse così scarno di informazioni personali e senza fotografia. La data sulla pagina personale confermò che si era iscritto in serata, a poche ore di distanza da me, e gli diedi il beneficio del dubbio.
Poteva non essere versato con l’arte del pc e impaziente di cominciare a conoscere nuove persone. Forse avrebbe finito di compilare la sua scheda il giorno dopo.
Per il momento, mi godetti un piacevole scambio di messaggi sulle nostre reciproche opinioni sulla vita in Milano.
Nel contempo cestinavo tutte le richieste a luci rosse che continuavano a far bingare il mio schermo
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