Assaggio la vaniglia (2)
Carichiamo le ragazze su un taxi e lo guardiamo sparire nel traffico notturno della movida milanese.
“Allora è vero che quando esci per cercare il tuo Principe succede sempre qualcosa che manda in malora il tuo appuntamento.” commenta Sofia, ridacchiando “Credevo esagerassi con le tue storie.”
“Magari.” è la mia triste ammissione “Che si fa? È l’una. Ci dichiariamo sconfitte?”
“L’una? Ripulire tua cugina dal vomito ha fatto volare la serata.” considera “Trasciniamoci a casa tua per dormire un po’ prima di andare al lavoro.”
Così facciamo. Sofia ha il privilegio di assistere allo smontaggio della mia bellezza e ai passaggi della manutenzione necessaria.
Mentre ho la faccia spalmata di due dita di idradante, una fascia di spugna bianca per impedire ai capelli di appiccicarsi alla crema e mi appresto a dormire rigida sulla schiena come Dracula nella bara per impedire alle fette di cetriolo di scivolarmi dagli occhi, lei si strucca con latte detergente ed è pronta.
“Noi rosse abbiamo una pelle meravigliosa. Non l’ho mai apprezzata tanto come dopo aver visto… questo” afferma facendo un gesto che comprende me conciata come una strega da sabba, e poi si mette a letto al mio fianco.
Invece di rimediare un uomo dormo con la mia socia. Che progressi!
“Credevo che niente di Lisa poteva più stupirmi. Invece guarda come l’abbiamo trovata. Era sul punto di fare le corna al fidanzato!” esclamo, sistemandomi la coperta “Cioè, se vuole fare della moglie la sua carriera, che almeno si impegni a essere fedele!”
Sofia sbadiglia “Non puoi pretendere molto da una che si sposa per interesse. Probabilmente ritiene di essere la vittima del sistema, dell’economia stagnante, della crudeltà di una famiglia che la vuole indipendente, invece di sentirsi un parassita sociale e famigliare come in effetti è. Per lei non è tradimento, è prendersi un contentino meritato a suon di sofferenze.”
“Ma… questo spiega un sacco di cose.” ammetto. "Anche se non riesco a capire come faccia a ritenersi una vittima.”
“Tutti ci sentiamo un po’ vittime. Non abbastanza apprezzati, senza i meriti che sentiamo dovrebbero tributarci. Guarda te. Per farti andare fuori di senno è bastato scoprire che una congrega di pupattole ventenni rideva del tuo essere single.”
Questa è una discreta pugnalata alla schiena. Non mi riesce di ribattere in nessun modo.
La Caccia è nata dal desiderio di zittire tutti quanti e mostrare che non sono seconda a nessuno sul piano sentimentale. Sto sacrificando la mia tranquillità emotiva, per non dire mentale, pur di riuscirci.
Qui sta la differenza fondamentale.
Se Sofia ha azzeccato i pensieri di Lisa, lei si sente una vittima e in quel ruolo ci sguazza.
Le piace, così può ritenersi giustificata in ogni sua azione.
Io non sopporto la sensazione di essere impotente.
Non sopporto la prospettiva di essere in dipendenza economica da altri. Sarei felice di un compagno benestante, non mi importa se lui è ricco e io no, purchè riesca a contribuire in qualche modo al nostro menagè.
Sono decisamente noiosa. Seria fino al midollo. Quanto vorrei non esserlo e non stressarmi in questo modo!
*
Neanche il cioccolatino del buongiorno, un delicato ripieno di crema alle fragole in guscio di fondente, mi fa passare il senso di pesantezza che spinge la mia testa a posarsi sulla scrivania e cedere al sonno. Ogni tanto scatto verso l’alto e mi rendo conto che per poco non mi sono addormentata.
Non va bene. Così imparo a rincasare all’una.
Di nuovo senza aver impallinato una preda, grazie a Lisa e combriccola.
Sono curiosa di scoprire se mi telefonerà per scusarsi, chiedere chiarimenti o dire una sola parola su quanto è accaduto, oppure se opterà per un totale silenzio dall’implicito messaggio: non è mai accaduto.
Non è giusto. Ha un meraviglioso fidanzato che cerca di sostenerla e invece di apprezzarlo fa le notti brave in discoteca come fosse single, disponibile a tradirlo se gliene capita l’occasione. Non merita la fortuna che ha.
Meglio cercare di non pensarci. Dovrebbe essere il lavoro il centro del mio interesse. Almeno in orario d’ufficio.
Ma è tremendamente difficile quando non si è dormito abbastanza. Mi sembra che le voci degli altri mi arrivino ovattate.
Il caffè non migliora la situazione, così all’ora di pranzo decido di uscire per sgranchirmi le gambe e prendere un po’ d’aria.
In base alle regole della Caccia, dovrei sempre pranzare fuori e in locali affollati, ma è una regola alla quale ho sgarrato spesso.
Anzitutto è ridicolo pretendere che paghi il cibo in un locale quando ne possiedo uno, e poi non sono entusiasta di sacrificare la mia mezz’ora di pausa in un posto rumoroso e pieno di persone invece di mangiare in tutta pace nell’ufficio dopo essermi tolta le scarpe, leggendo un romanzo per distrarre i pensieri.
“Esco mezz’ora.” annuncio solennemente a Claudio “Ti affido il maniero. Al mio ritorno non voglio sgradevoli sorprese.”
“Quindi mi stai chiedendo di chiudere per mezz’ora e legare gli impiegati.” è la sua risposta.
“Spiritoso.”
“Sul serio. Sofia è nervosa come una iena digiuna. Là sotto stanno complottando piani per chiuderla nella cella frigorifera e lasciarcela finchè non diventa un cubetto di ghiaccio. Va per la maggiore la proposta di lanciarle il cellulare nella cella e aspettare che ci entri per recuperarlo per sprangare la porta alle sue spalle.”
“Falli lavorare, invece di lasciarli liberi di ideare piani di omicidio.” gli raccomando, i pensieri rivolti al pranzo. Fortuna che su di lui posso sempre contare.
Meglio che vada prima di riflettere una volta in più sulla stupidità di provare qualcosa di molto simile a una cotta per un sottoposto gay.
Uscire dal negozio in orario di lavoro mi sembra un tradimento, ma è una sensazione che dimentico in fretta.
Seduta in un piccolo bar ordino una piadina farcita con prosciutto e formaggio godendomi il piacere di essere servita in un ambiente dove nessuno mi conosce.
Credevo peggio. Non è troppo affollato, la gente presente sembra decisa a godersi il momento di relax ignorando gli altri avventori proprio come piace a me.
Questo piccolo piacere è contaminato dal continuo ripensare a ieri sera. Non posso fare a meno di preoccuparmi per Lisa.
D’accordo, è una serpe, scanfasatiche, ingrata e superficiale, ma non credo si renda davvero conto che si sta avviando allegramente per la strada che può rovinarle la vita.
Forse il comportamento di ieri sera è stato un grido d’aiuto.
Forse ora che i preparativi per il matrimonio si stanno concretizzando comincia a realizzare che non si tratta di un gioco: sta prendendo un impegno per la vita con un uomo che non ama e non la diverte particolarmente.
Forse la sua coscienza comincia a risvegliarsi e le sta dicendo di non andare fino in fondo. Inizio a credere che…
Argggggh! Chi è quel tizio che mi sta fissando dalla vetrina? Ce l’ha con me, ne sono sicura. Sta aggrottando le sopracciglia.
Ora sorride, mi fa un cenno… io rispondo perché non capisca che non ho idea di chi sia… miseria, sta entrando nel bar. Sta venendo qui!
“Ciao… sei la socia di Sofia, giusto? Sono Antonello Sasso, ci siamo conosciuti ieri sera.” allunga una mano e spero di aver mascherato bene il mio smarrimento.
Improvvisamente ho ben chiaro chi è; non è che l’illuminazione in quel locale fosse il massimo. Con la luce del giorno posso apprezzarne la mascella squadrata e i folti capelli biondi. Un insieme davvero gradevole.
Lo invito a sedersi, e lui accetta velocemente ma aggiunge “Scusa, sicura che non disturbo? Ti ho vista dalla vetrina e ho pensato che ti stavi concedendo una pausa, non vorrei essere di troppo.”
“Figurati.” è la mia replica “So che sembra strano mangiare in un locale quando se ne possiede uno, eppure…”
“Nient’affatto” m’interrompe “Dove lavoro io c’è un’ottima mensa aziendale gratuita eppure due o tre volte al mese vado a mangiare da solo in un ristorante esterno solo per poter pranzare senza dover fare conversazione con i colleghi perché sento che se devo ascoltare anche quel giorno le solite storie trite e ritrite finirò con il dirgli in faccia cosa penso di tutti quanti.”
“E non sarebbe un bene?” domando, divertita
“Se volessi essere querelato, diffamato e licenziato, si.” dichiara.
Mi rincuora constatare di non essere la sola a soffrire di occasionali attacchi di misantropia.
“Credimi, non disturba mai… chi può raccontarmi dettagli sull’oscuro passato di Sofia.” lo rassicuro.
“È presto detto. Strepita se le cose non vanno come ordina? Sparge falsità per apparire più buona? Mette in atto cattiverie a danno di chi non le piace?” snocciola lui.
“Spargere falsità? Lei dice esattamente tutto quello che pensa. Ed è sempre qualcosa al vetriolo!” gemo.
“Non so cosa dirti. Forse è migliorata.” fa una pausa “Poi non siete passate a salutarmi prima di andarvene.” osserva senza mostrare di essersela presa.
“Se te la racconto, non ci credi.” alla mia affermazione ribatte con un “Mettimi alla prova” e sorride. Ha una dentatura perfetta.
Gli fornisco una versione purgata della storia “Appena ci siamo separati, abbiamo incontrato delle conoscenti che avevano bevuto troppo, si sono sentite male e abbiamo preso in ostaggio i bagni per ripulirle e poi infilarle su un taxi.”
Ridacchia “È così orribile che deve essere vero per forza!” la cameriera porta la mia piadina e segna un caffè per lui prima di andarsene, non senza avergli lanciato un giustificato sguardo d’ammirazione.
Mi imbarazza essere la sola a mangiare, ma che altro posso fare?
“Ti dirò, averti avvistata adesso mi sembra quasi un segno del destino.” attacca Antonello appena siamo nuovamente dotati di privacy.
La mia forchetta resta a mezz’aria con un pezzo di piadina infilzata mentre un angolino del mio cervello grippa furiosamente.
Che cosa vuol dire? Una frase del genere la usa chi tenta un qualche approccio romantico, ma Sofia sa per certo che è fidanzatissimo.
Una parte di me è in lusingata attesa di sentire sdolcinatezze sul colpo di fulmine, l’altra è indignata perché mi ritiene adatta al ruolino d’amante.
“Come mai?” chiedo, freddina. Anche se la sua attenzione fa bene alla mia autostima, se spera di concludere qualcosa con me sta fresco.
Io non frequento quelli già sistemati.
“Cercavo giusto la vostra pasticceria. Senti, le fotografie sul sito sono originali o avete fatto qualche ritocchino?” mi mette davanti il cellulare con la pagina web della nostra attività già caricata.
Si vede splendidamente il bancone addobbato per le feste natalizie passate.
Sono spiazzata “No, no. Sono immagini vere al cento per cento!”
“Anche quelle dei corsi culinari? Perché quel laboratorio di cucina sembra delle dimensioni giuste per… non stai capendo nulla, vero?” ha notato il mio disorientamento “Perdonami, quando parlo di lavoro tendo a partire per la tangente. Tu sai di cosa mi occupo?”
“Veramente no.” ammetto.
“Ah… okay, pensavo che avessi chiesto qualcosa di me a Sofia… scusa, ho dato molto per scontato. Vedi, lavoro per una casa di produzione televisiva specializzata in serial. Sono l’addetto alla scelta delle location e all’organizzazione dei casting. In pratica sono pagato per andare in giro e cercare luoghi che corrispondono a certe specifiche per girarci i film in produzione.” pagato, intuisco profumatamente, per andare in giro a osservare località e negozi.
Ha un impiego che sfiora il fantastico, come il tester di videogiochi o il collaudatore di materassi.
Arriva il caffè e lo dolcifica continuando a spiegare “Sai com’è quando rivedi una persona che conosci dopo tanto tempo. Appena vi ho salutate al locale, ho cercato notizie di Sofia con il cellulare, trovando il vostro sito internet. Le immagini mi hanno colpito subito. La pasticceria sembra l’ideale per girare alcune scene, per questo stavo venendo a fare un sopralluogo.”
Ma che cos’avevo in testa? Quest’uomo è un angelo! Ommioddo, la nostra pasticceria usata per girare un film!
La pubblicità sarà grandiosa! Il comitato dei piccoli imprenditori del quartiere mi dedicherà una targa!
Calma, respira, non far capire che stai per entrare in iperventilazione!
“Potrebbero girare una serie televisiva nel nostro locale?” mi illudo di avere un tono disinteressato. Manca solo che lo afferri per la cravatta e gli punti al viso una lampada da interrogatorio.
La piadina giace dimenticata sul piatto.
“Quindi se fosse adatto, non rifiutereste?” riconosco quella sfumatura nella voce.
È quella di un avversario negli affari che fiuta un momento di vulnerabilità nelle trattative.
“Tutto dipende.” mi granitico, riacquistando lucidità “Non ci siamo mai prestati a una cosa simile. Potrebbe essere un fastidio per i clienti farvi venire in orario di lavoro, e un bell’impiccio per i lavoranti…”
“Vero, vero. E la paga non è esaltante.” che sorrisetto da schiaffi! Sa che sto bluffando! “Non mi chiedi cosa stiamo mettendo in produzione?”
“Naturale. Cos’è?” riprendo in mano la forchetta.
Si sporge verso di me “Carabiniere Cormano.” sussurra.
Clang! La forchetta ripiomba nel piatto.
“I gialli di Lux Perla? Volete trasporre i gialli di Lux Perla? Nel mio locale?” ho gettato al vento qualunque autocontrollo. Chi riuscirebbe a contenersi davanti a una simile notizia?
Lux Perla è il fenomeno dell'editoria giallistica più famoso degli ultimi dieci anni.
“Li conosc…”
“Allora sarà il locale dove Cormano e il collega Viverni fanno colazione ogni giorno? O è quello in Pezzi di cadavere? Ci sono, ci sono! Serve per L’assassino è Peter Pan! Però lì era una città costiera…” mi accorgo di straparlare. Lui è divertito.
“Per caso li hai letti?” chiede.
“Solo tutti quanti.” ammetto.
“Anch’io.” mi confida “Quando al distaccamento a Parigi è arrivata notizia della prossima realizzazione, ho chiesto il trasferimento solo per poter partecipare. Ti chiedo solo un po’ di discrezione, perché la notizia non deve trapelare fino a inizio riprese, ma le parti sono già state assegnate, rimangono solo da scegliere le location non fisse.”
“Andiamo. Ti faccio vedere i laboratori. Non posso aspettare per sapere se il locale è adatto o no.” alzo la mano per chiedere il conto “Può mettere la piadina in un sacchetto a portar via? Grazie.”
“Ma quella roba non è buona fredda…” osserva Antonello, stupito.
“E allora? La mangio io, non tu. Forza, forza. Avevi ragione. Questo incontro è stato deciso dal destino!”
*
In pasticceria, Antonello è discreto quanto un elefante in Piazza del Duomo.
Rigoroso e professionale, pone domande sulla possibilità di spostare macchinari, scatta fotografie, prende le misure con un metro portatile. I lavoranti sono incuriositi, distratti.
Resto sollevata quando saliamo in ufficio con Sofia per parlare del progetto.
“Gli spazi sembrano essere adatti. Non resta che spiegarvi le condizioni standard che offriamo per l’uso di location con scopi commerciali, e se vi sembrano accettabili posso inoltrare la candidatura del locale entro il pomeriggio. La settimana prossima sarà presa la decisione finale.”
“Quanta fretta.” osserva Sofia.
“Le riprese iniziano tra due mesi. Ci hanno sguinzagliati in cinque a setacciare la città in cerca dei posti adatti per le riprese esterne. È un progetto estremamente voluto dalla nostra azienda, dove riponiamo aspettative altissime. Ci sono voluti tre anni di trattative per ottenere i diritti televisivi dall’autrice.”
“Mi sembra azzardato arrivare a due mesi dalle riprese senza avere ancora scelto e messo sotto contratto tutti i luoghi da riprendere.”
Vorrei tagliare la lingua di Sofia. Stringo gli occhi perché capisca che le conviene stare zitta e dall’espressione, mi ha compresa.
“Quelli importanti li abbiamo opzionati da un anno, rimangono giusto i posti sparsi per la città, così che si vedano gli autentici scorci di Milano descritti nelle pagine, e quasi tutto il quartiere Cormano, perché come sapete una delle poche gaffes comiche nei romanzi è la battuta sulla coincidenza che il cognome del carabiniere protagonista sia uguale a quello del quartiere dove presta servizio. Il progetto è stato praticamente blindato, se uno dei responsabili non si fosse rotto una gamba in una gita sul Monte Rosa lo scorso weekend non ce l’avrei mai fatta a infiltrarmi.” dalla giacca di Antonello proviene un trillo che ci interrompe “Scusate.” dice, prima di uscire dall’ufficio per rispondere al cellulare.
Ne approfitto per esternare a Sofia i miei pensieri “Dì qualcosa che mette in pericolo quest’opportunità e non so cosa ti farò, ma sarà terribile!”
“Sta tranquilla, mi conosce da quando avevamo dieci anni. Sa che questo è il mio modo di fare.” la sua rassicurazione mi rende solo più insicura.
In questi momenti vorrei fosse dotata di un bottone per lo spegnimento.
Antonello rientra “Convocazione in sede. Devo stringere nelle spiegazioni contrattuali…”
“E passo il testimone a Sandra, che si occupa di queste cose.” salta su Sofia “Le nostre sole condizioni sono che non infastidiate i clienti, non intralciate il lavoro nel laboratorio e non fate danni. Sui soldi, contrattate voi due.”
Molto sollevata dall’addio improvviso della mia socia, prendo un foglio di carta e una penna per prendere appunti su quanto sto per ascoltare, ma questa dev’essere la giornata delle sorprese.
Invece di lanciarsi in un riassunto basato su doveri e diritti Antonello dice “È chiaro che per voi è una grossa opportunità pubblicitaria e volete accettare, quindi perché non mi autorizzate a candidarvi subito, senza perder tempo? Mi vogliono in sede entro un’ora, e non riuscirei a spiegarti tutto… ma possiamo restare d’accordo così: io vi segnalo, intanto appena arrivo in ufficio ti invio tramite fax la copia del contratto e domani sera ne parliamo a cena in tutta calma. Se c’è qualcosa che non vi sta bene, il giorno dopo ritiro la vostra candidatura.”
Ci rifletto sopra solo mezzo minuto. È un buon piano. Mi darebbe il tempo di esaminare attentamente la versione scritta di quanto dobbiamo firmare.
“Sento subito se va bene a Sofia.” alzo la cornetta del citofono interno del laboratorio.
“Non sarebbe possibile non chiederle di venire? Ha detto che gli affari li delega completamente a te, e… voglio essere sincero, quando ieri non vi ho riviste a fine serata ho cercato il vostro locale su internet non per vedere se andava bene per le riprese, quello mi è venuto in mente notando le fotografie. Volevo trovare un modo per contattarti e chiederti di uscire.”
Ripiomba su di me il contegno glaciale da donna offesa.
Non so voi, ma raramente ho ricevuto un invito così chiaro sul trasformare un incontro di lavoro in un’occasione per flirtare.
“Se non è per lavoro, non c’è motivo per andare a cena insieme.” faccio la virtuosa signora dei ghiacci “Non esco con uomini fidanzati.”
Invece di arrossire come un qualunque tentato traditore che si sente smascherato, lui sembra spiazzato “Guarda che non sono fidanzato.”
La regina dei ghiacci è spazzata via, sostituita da madama figuraccia “Come? Sofia sostiene che sei fidanzato.”
Scuote il capo “Ho rivisto Sofia per la prima volta dopo due anni solo ieri sera. Chiaramente non sa che la mia relazione di lunga data si è interrotta da quasi diciotto mesi.” a testimonianza di questo esibisce la propria pagina facebook, sezione relazioni, dove è chiaramente indicata sia quando era iniziata la famosa relazione, sia quando ha smesso di esistere.
Dovrei ridere di una prova del genere. È ridicola.
Per questo deve essere autentica.
Vorrei sprofondare. L’ho mal giudicato e ora penserà che sono una che se la tira maledettamente, una specie di virtuosa pronta a fare la morale a chicchessia e a giudicare, per di più!
“Io… io non … mi spiace, che posso dire?” balbetto.
“E di che? C’è stato un tempo in cui avrei voluto che la mia fidanzata avesse risposto come hai fatto tu adesso all’uomo con cui ha avuto una tresca.” sorride “Allora? L’offerta per la cena è sempre valida.”
Un uomo bello, con un lavoro eccitante e remunerativo, evidentemente di buon senso, del tutto libero e capace di non prendersela per una sbagliata accusa di scarsa moralità.
Non devo nemmeno pensare alla risposta.
*
L’unica cosa capace di guastarmi l’attacco di buonumore indotto dalla piega straordinariamente positiva che hanno preso gli eventi di questa giornata è il messaggio di Yendel, ricordate? Quello del sito d’incontri.
“Dannazione!” esclamo guardando lo schermo del computer dove la finestrella dei messaggi è balzata fuori a tradimento mentre visionavo le scansioni delle bolle di consegna.
“Che c’è? Qualche errore?” si allarma Claudio, finora concentratissimo nel suo compito di addetto alla trascrizione di quanto gli detto sui registri.
“No, no. Sai quei tizi con cui chatto da un po’? Uno ha tirato fuori una scusa dopo l’altra per non incontrarci, e ci avevo rinunciato, ma ora mi scrive che si sente pronto per un appuntamento. Che pessimo tempismo!”
Succede sempre così, no? Quando ti arrendo, ti tirano addosso quello che imploravi di ottenere.
“Se Yendel non ti interessa puoi sempre rifiutare.” osserva.
Noto un particolare “Che ne sai che si tratta di Yendel e non di MoltoPaziente?”
Risponde fulmineo “MoltoPaziente vuole incontrarti ma tu non vuoi accettare perché ha lasciato il profilo in bianco e temi brutte sorprese. Ne hai parlato troppe volte per confondermi.”
In effetti da che abbiamo fatto pace gli ho raccontato nei dettagli della mia picaresca ricerca del Principe Azzurro.
Decisamente, è sottopagato, specie ora che fa da cassa di risonanza delle mie disavventure senza riderne eccessivamente, pur criticando di continuo la mia perseveranza nel cercare un Principe Azzurro.
A sentir lui è ridicolo scartare a priori dei brav’uomini che hanno la sfortuna di essere più giovani e più bassi di me, ma non sono disposta a cedere.
Hanno già avuto le loro occasioni in passato, e mi hanno psicologicamente ferita.
“Si, ma abbiamo chattato così tanto che mi sembra di aver sprecato del tempo se non lo incontro.” mi giustifico.
“Allora incontralo. Perché all’improvviso ti infastidisce?”
“Sono già stata invitata da un vero dieci e lode.”
Gli racconto di Antonello, dell’invito a cena, mi dilungo sulla descrizione di lui e di quanto sembri corrispondere perfettamente alla descrizione di un Principe in piena regola.
Claudio diventa torvo.
“Non mi piace.” è il suo giudizio “Questa storia della location mi sa solo di una trovata per impressionarti e portarti a letto!”
Come se un uomo così affascinante e pieno di quattrini dovesse ricorrere a questi mezzucci per rimorchiare una donna.
Anche se sarebbe lusinghiero che fosse disposto a tentare di corrompermi pur di avere un appuntamento.
“Sembra incredibile anche a me che un uomo nella serie-oro si è accorto di me e da questo interesse è spuntata fuori una buona occasione per i nostri affari, ma pare che sia andata così.”
“Quando sarete a cena tirerà fuori una chiave per una camera d’albergo e dirà che se vuoi il suo aiuto per far girare qui le scene del serial, dovrai salire in camera con lui.” è la sua previsione.
“In tal caso gli rovescerò in testa quel che ha nel piatto e me ne andrò tra lo sconcerto generale della sala, contento?” non c’è proprio nessuno disposto a gioire se mi capita qualcosa di bello?
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