Plants
Io e mio fratello.
Mio fratello e me.
Ci siamo trasferiti in questa scuola un anno fa e siamo conosciuti come i gemelli-buffoni della scuola, se continuiamo così o ci espelleranno in preda ad un esaurimento nervoso o batteremo il record di note della scuola. E a quest'ultima idea non mi dispiace affatto..
Ma non abbiamo nemmeno un vero amico.
Ma io ho lei..
Lei è da circa un anno che mi piace, sto parlando di Katie. Katie Gardner. È bellissima, ed è molto gentile. Vorrei esserlo anche io con lei ma, ehi! Ho una reputazione!
Ma lei mi piace così tanto..
**
Abbandono Travor con una sua nuova conquista e decido di "fare casualmente la strada di Katie". In poche parole la stolkero male.
Lei però non si accorge di me, arriva al parco e ben nascosto tra l'erba alta, tira fuori un vaso con dentro una piccola piantina. Non essendo esperto di piante preferirei non fare una figura di merda cercando di attaccare bottone partendo da quella pianta, forse è meglio tornare indietro.. faccio qualche passo all'indietro e inciampo su un masso, cadendo rovinosamente.
Katie si gira,
Perfetto..
Penso mentre si inginocchia davanti a me, una ciocca di capelli castani le copre il viso, devo trattenermi dallo spostargliela con fare romantico dato che la mia posizione non è molto comoda.
-Connor!-
Sa come mi chiamo!.. forse perchè frequentiamo gli stessi corsi.. cosa del tutto casuale ovviamente
-Ti sei fatto male?- mi chiede
-No..- rispondo, cerco di mettermi seduto e vedo che ho il gomito sbucciato e l'avambraccio ha un taglio profondo.
Stupida roccia..
-Aspetta ho dell'acqua- si toglie lo zaino dalle spalle e imbeve un fazzoletto nell'acqua. Mi tampona la ferita, pizzica, ma non so se mi fa male o bene. Quel ciuffo mi da urto
-Carina quella pianta- dico mentre cerca dei cerotti
Lei mi guarda come per dire "come se sapessi cos'è"
-È basilico- dice -mio padre lavora in una pizzeria ed io glielo porto quando posso. A casa mia non c'è molta luce quindi la tengo qui-
-Capisco.. a casa mia non c'è mai nessuno quindi io e Travis possiamo organizzare scherzi-
Lei sbuffa un po' divertita.
-E i tuoi? Non sanno che potrebbero ritrovarsi senza una casa se la lasciano nelle vostre mani?- scherza
-Il mio patrigno vive praticamente nel suo studio a Manhattan e mia madre lavora in una farmacia e molto spesso ha i turni di notte. Quindi il giorno dorme- non fa domande su mio padre. La gente di solito è la prima cosa che chiede.
-Dovrebbe aiutarti a curarti- sospira, ma non è offensiva, tutt'altro. Il ciuffo mi impedisce di guardarla, mi sto incazzando
-Vedo che tu te la cavi piuttosto bene-
Lei sorride.
-Mia madre mi ha insegnato molte cose sulle piante- dice un po' malinconica
-Qualcosa mi dice che non ne vuoi parlare-
-Oh no, affatto! Se vuoi posso insegnare anche a te-
-Non intendevo questo. Mi sembra che tu non voglia parlare di tua madre- non credo d'esser mai stato più serio
-Una pianta tira l'altra..- risponde lei vaga, ma io capisco, capisco eccome.
Si alza e mi tende la mano, l'afferro e mi tiro su.
-Grazie..- sussurro
Lei mi fa un cenno con la testa, ha lo sguardo basso. Non mi posso più trattenere. Le sposto lentamente quella ciocca dal viso, i suoi occhi sono illuminati dal sole, la pelle chiara risplende e le lentiggini si fondono sulle sue guance molto rosse, mi avvicino lentamente, non riesco a trattenermi con lei. La bacio, un bacio casto, leggero. Mi soffermo solo qualche secondo, apro gli occhi, lei li ha ancora chiusi ed è totalmente rossa.
-Beh mi piacerebbe imparare qualcosa in più sulle piante- dico allegro
Lei sorride imbarazzata
-Va bene- sussurra
-Perfetto! Ti scrivo dopo, ciao!- e me ne vado prima che lei mi chieda come abbia fatto ad avere il suo numero
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