2 - Guerra
Le lezioni di Volo erano forse le più noiose e pericolose che William avesse mai appreso. Infiniti studenti che sfrecciavano, volavano bassi, scendevano in picchiata o che si scontravano in gare poco consone erano praticamente lo scenario tipico insieme ad una povera Rolanda Bumb che non faceva che fischiare e urlare di stare fermi.
Nonostante William avesse scelto materie del tutto diverse per i suoi studi, a cui non erano mancate le occhiate curiose dei suoi compagni di casa per via del numero forse troppo alto di scelte, non si era potuto sottrarre alle lezioni di Volo essendo comunque molto utili, almeno fino a quando non avrebbe imparato a smaterializzarsi verso la fine degli studi.
Tutto ciò, però, sembrava essere un lurido scherzo del destino: finire costantemente con i Serpeverde in materie del genere era l'equivalente di organizzare una rissa. William non riusciva a capire per quale motivo il programma scolastico si ostinasse tanto a imbrigliarlo con quei teppisti pur sapendo il risultato solito.
A dire il vero, era già tanto se in dieci minuti di lezione, nessuno si fosse ancora ferito gravemente o fosse finito in infermeria. Scrutava una persona ben precisa che in quel momento pareva fin troppo tranquilla, insolito sapendo il suo temperamento. Erano passati alcuni giorni dal compito in classe di Pozioni di Charlie, andato molto bene per grazia di Dio, ma da quel giorno Lestrange era fin troppo calmo e apatico.
Be', il bipolarismo e la schizofrenia erano sicuramente lineamenti di famiglia conoscendo la madre e sapendo che la prole non era uscita meglio.
Madama Bumb fischiò un'ennesima volta, molto forte , dentro al suo fischietto e finalmente video i ragazzi prestarle un minimo di attenzione. Ordinò loro di atterrare immediatamente e di disporsi nelle solite due file per poterli vedere tutti. William notò che lo sguardo di Lestrange non aveva cambiato espressione, pareva perso nel vuoto e ancora era sospeso a pochi centimetri da terra. Per quanto Madama Bumb cercasse di attirare la sua attenzione, lui sembrava in trance.
Dall'inizio del terzo anno, dopo l'arresto di Bellatrix, Rodolphus, Rabastan Lestrange e Barty Crouch Jr, William aveva notato come il comportamento del suo nemico fosse cambiato drasticamente: nel momento in cui doveva dare fastidio tornava il solito rompi cazzo arrogante e stronzo, ma quando non aveva alcun interesse in particolare, diventava freddo come un bambolotto abbandonato di sua sorella Ginevra. Proprio come in quel momento.
Rolanda gli si avvicinò, con un portamento troppo comprensivo secondo i Grifondoro, e gli toccò leggermente la gamba. William vide Lestrange emettere un sussulto e girarsi di scatto, ma il suo sguardo era smarrito e non irritato come le altre volte. Poi lo video atterrare piano, tenendo sempre lo sguardo basso. Rolanda sembrò parlargli, in modo privato, facendo roteare gli occhi a qualche Grifondoro e facendo sbuffare qualche Serpeverde a cui non stava simpatico Lestrange.
"Eccolo lì" sentì una voce da un suo compagno dietro di lui "Ora lo vedi fare il piagnisteo da Madama Bumb, come se già non avesse abbastanza attenzioni per conto suo"
William a quel punto avrebbe voluto ribattere in favore del compagno come aveva sempre fatto, ma in quel momento era come se non ne avesse la forza. Per la prima volta aveva visto un Lestrange diverso, con lo sguardo smarrito e il carattere a terra. Poteva essere una tattica come le solite, e lì avrebbe anche potuto ribattere, ma mai accurate prima del furto.
Madama Bumb e Lestrange gli passarono accanto. Inizialmente ebbe l'impulso di restare impassibile, poi la tentazione di fargli la predica vinse su tutto e gli presenti il braccio. Lestrange abbassò la al testa per guardarlo, aveva degli occhi tetri e privi di ogni luce, ma come pensato prima, poteva essere una tattica.
"Ti diverti a stare al centro dell'attenzione?" gli bisbigliò acido. L'odio che provava per quel ragazzo era indescrivibile, ed era certo che per Lestrange fosse la stessa cosa. Se uno dei due parlava, avevi il cento per cento di possibilità di sentire una frecciatina che avrebbe inevitabilmente fatto infuriare l'altro e lì sarebbero stati cavoli americani conoscendoli. Se Weasley precisava una determinata lezione, Lestrange gli faceva il verso e la discussione in biblioteca diventava subito una rissa verbale; se invece Lestrange lo sfidava pubblicamente o con la bacchetta o con la scopa ti potevi aspettare un infortunio in tronco.
Era come se dovessero costantemente dimostrare che uno era migliore dell'altro, cane e gatto per non tirare in ballo Creature peggiori.
"Mmh-mh" fece Lestrange prendendo un sorriso disprezzante "Ti senti trascurato Weasley?"
"No, io le attenzioni le guadagno con impegno invece che fare il povero smarrito davanti a tutti per poi prendere a calcio qualcuno!" William già sentiva le vene pulsare. Gli bastava sentire la sua dannata voce per andare su tutte le furie. Quel misto di accenti tra il francese e l'inglese con quella voce nasale gli faceva arrossire le orecchie dal fastidio.
"E allora lasciami in pace carota" gli disse disgustato Lestrange.
Fu un secondo, uno solo in cui William nemmeno riuscì quasi a realizzare. Sapeva solo che un attimo prima aveva stretto una mano a pugno, e un attimo dopo Lestrange era piegato in due con il naso sanguinante.
Era stato solo un gesto impulsivo, in condizioni normali senza alcun valore, ma non per loro. Anche solo un dito puntato per Weasley e Lestrange valeva più di un discorso di disprezzo, più di un gesto sleale con la bacchetta, era una chiara dichiarazione di guerra, come se chi avesse eseguito il gesto stesse comunicando col corpo: sei mio nemico ed io ti distruggerò. E anche quel gesto, quel pugno a tradimento, aveva lo stesso significato.
Erano entrambi a capo basso, Lestrange cercava di bloccare il sangue rosso che cadeva copioso dalle narici, mentre William non alzava lo sguardo verso l'avversario. Era paura la sua improvvisamente o ancora non aveva realizzato il colpo? Ma anche se non avesse realizzato il tutto, già la sua testa metabolizzava quello che di lì a poco sarebbe successo, e quei secondi interminabili parevano solo annunciare l'irreparabile.
Il rumore sordo delle nocche contro il volto lo avevano udito tutti, professoressa compresa, ma nessuno aveva ancora provato ad aprire bocca, come se farlo avrebbe solo anticipato il risultato finale. William so guardò la mano coperta da alcune macchie del sangue del suo nemico, e le scrutava come se fossero qualcosa di anormale; un sangue così rosso che non aveva niente di diverso dal suo o da quello di qualcun altro, che ora sporcava una mano dentro cui fluiva lo stesso liquido. Perché veniva tanto decantato un sangue diverso a seconda del mago o della strega che ti si parava davanti? Non aveva nessuna differenza, viscoso e rosso esattamente come ogni essere vivente - salvo gli Unicorni - che godeva di quella sostanza calda o fredda. William respirava affannosamente, cosa strana per un gesto che non aveva richiesto grandi sforzi. No. Non era per lo sforzo, era per la rabbia di quell'ultimo appellativo che gli era stato etichettato dal presente Lestrange che ancora non aveva alzato lo sguardo.
Però William non ebbe il tempo di formulare in testa una frase di ripicca, ebbe appena una frazione di secondo per alzare lo sguardo verso Lestrange, che neanche un battito di ciglia dopo, si drizzò di scatto urlando con tutta la rabbia che aveva incanalato in quel frangente un sonoro: "BASTARDO!!!" e avventandosi contro William buttandolo per terra violentemente e cadendo ci sopra per non lasciargli il tempo di contrattaccare.
William poteva solo urlare e gemere sotto i colpi veloci di Lestrange, non vedeva il paesaggio che li circondava, non riusciva, sentiva solo le voci allarmate e spaventate delle ragazze e gli urli di incitamento o di argomento degli altri ragazzi. Poteva sentire dei passi intorno a loro che di sicuro cercano di tirare via Lestrange dal suo corpo ma a giudicare dal resto dei colpi inferti, ogni gesto era risultato vano.
Iniziò a sentire il sapore del suo stesso sangue sulla lingua, doveva avere il labbro tagliato per colpa del Serpeverde, ma di chiara si sconfitto in uno scontro del genere, come gli altri, non lo avrebbe mai accettato. Approfittò di un secondo, uno soltanto, in cui non sentì tutto il peso del nemico sopra, e si alzò abbastanza da affrontare la divisa di Lestrange e ribaltare le posizioni iniziando a colpire il suo viso, come aveva prima fatto l'altro. Gli risultava difficile mantenere l'equilibrio e il controllo, sentendo i calci dietro di Lestrange che tentavano di tirarlo via. Poi, dopo una buona serie di colpi e insulti pesanti, sentì la mano di quello afferrargli i capelli e portandolo verso di sé per recuperare la posizione iniziare, cominciando a rotolare per il campo di volo circondati dagli altro studenti che o incitavano o cercavano di fermarli.
Avevano due corporature molto diverse: William godeva di una muscolatura adeguata e un peso forma che gli consentiva un corpo normale e ben proporzionato; Lestrange era più esile ma la sua altezza gli aveva sempre consentito di sovrastare gli avversari e, inspiegabile a tutti, quando voleva godeva di una forza innaturale per le braccia e le gambe esili che aveva, completate solo dal muscolo neutro e non molto allenato. Eppure in scontrino come quelli, dove le bacchette erano totalmente inutili, nessuno dei due riusciva a prevaricare e sembravano costantemente in parità.
Lestrange strisciò improvvisamente alle sue spalle e gli prese il collo con un bracciale iniziando a infliggere vendendo con un ginocchio sulla schiena di William. Per un attimo William temette che il suo avversario non si sarebbe fermato finché lui non fosse rimasto immobile e incapace di reagire, e vi erano alte probabilità che fosse proprio il suo intento.
Ma perché nessuno interveniva più? Non vedevano con quanta crudeltà stava subendo i colpi dell'avversario? Perché non si muovevano? Avrebbe potuto anche ucciderlo, William sapeva che Lestrange non si faceva alcune problema in quel campo, alla fine del loro primo anno aveva quasi ucciso un nato babbano per puro divertimento.
Poi William ottenne mezzo secondo di respiro dopo ogni colpo, Lestrange iniziava a stancarsi. E notò anche che, per quanto fosse dirompente nelle lotte, aveva dimenticato un fattore importante: William aveva notato che alcune parti del suo avversario erano scoperte, forse Lestrange era convinto che trovandosi dietro, non avrebbe avuto problemi di contrattacco. Invece William afferrò il ciuffo bianco di lui iniziando a tirare verso di sé, costringendo l'avversario a stoppare i suoi colpi per il dolore. Sentì il lamento di lui penetrargli nelle orecchie, e in quel momento era una soave melodia di trionfo. Se Lestrange voleva farsi male davvero, William lo avrebbe accontentato molto presto. Costrinse l'avversario a piegarsi abbastanza e appena possibile lasciò i capelli tirandogli un fendente in pieno stomaco, lasciandolo piegato sulle ginocchia a tenersi la pancia con le braccia emettendo dei grugniti. Non gli diede nemmeno il tempo per recuperare le forze, William gli si avventò contro vedendolo per un attimo proteggersi la faccia, mentre i pugni miravano quel viso pallido intriso di lividi e sangue. Dovette avere buoni riflessi per schivare almeno la metà delle risposte che le mani di Lestrange stavano tirando.
A quel punto William gli bloccò le braccia e iniziò a tirare testate contro il volto di Lestrange, mentre lui lanciava calci per allontanarlo.
"Adesso basta voi due! Finitela subito!" Rolanda tuonò di in dando si tra i due studente e prendendoli ognuno per un braccio dividendoli a fatica. I due si guardarono in cagnesco, con occhi di fuoco lividi d'odio. La lezione non era iniziata nemmeno da mezz'ora e loro due erano già arrivati alle mani.
"Ma insomma! Possibile che per voi ogni scusa è buona per farvi male a vicenda?! Siete dei ragazzi responsabili e mi cadete su queste sciocchezze!"
William abbassò lo sguardo colpevole, rilassando pian piano i muscoli. Madama Bumb non aveva tutti i torti, un mago più riflessivo e paziente avrebbe lasciato correre il caratteraccio di un bambino arrogante come Lestrange e se ne sarebbe andato, oppure non lo avrebbe considerato a priori e avrebbe seguito il suo percorso. Invece lui si era ancora una volta lasciato andare alla rabbia che quello ragazzo accendeva ogni volta. Questo non era un atteggiamento da vero Grifondoro.
William da sempre era il punto di riferimento di Charlie dentro alla scuola, e che esempio davanti ora al fratello se ogni giorno, ogni volta che due case come Grifondoro e Serpeverde si ritrovavano insieme a lezione, lui finiva sempre o in infermeria, o in presidenza, o nel peggiore dei casi in tutti e due i posti?
"William Weasley e Antheo Lestrange, io non voglio, e ripeto NON VOGLIO, più vedere una cosa del genere. È la terza volta in due settimane nella mia ora e questa storia deve finire una volta per tutte! Siete al terzo anno per Merlino, possibile che siate ancora così infantili?!" Rolanda aveva un tono che più severo e deluso non era possibile "Ora vi porto in infermeria e avviserò i direttori delle vostre case. E cinquanta punti in meno a entrambe per questo deplorevole comportamento. Lestrange non obbliga e mi addormento abbassare ancora di più il punteggio!" ringhiò sentendo il corpo del ragazzo tentare di liberarsi dalla presa e mirare ancora il suo avversario.
******
Madama Chips era sempre stata un'infermiera severa e con uno sguardo fermo. Aveva sempre raccomandato assoluto riposo ai pazienti e impedito agli amici di venire a trovarli ed erano rari i casi in cui chiudeva un occhio. Ma questo non valeva nel caso i pazienti fossero stati Weasley e Lestrange. Con loro pareva sempre avere un atteggiamento quasi eterno, ma forse perché ormai l'infermeria era un luogo di salvezza per il primo e un secondo dormitorio per l'altro.
Antheo stava martoriando un lembo del lenzuolo del letto su cui era seduto, mentre con molta resistenza si faceva pulire il viso dal sangue. Aveva sempre odiato quegli atteggiamenti da quella terribile sera, da quel maledetto giorno. Non sentiva più quei contatti aggettivi come una manifestazione di bene ma solo come una compassione di lui non se ne faceva niente. Non era un mago da due soldi che aveva bisogno della copertina per calmarsi.
Non spostava lo sguardo dal muro che stava fissando, quasi volesse disintegrarono con gli occhi, e a stento si tratteneva dal lanciare occhi infiammati contro Weasley, lo avrebbe incenerito solo fissandolo se avesse potuto. Il naso gli pulsava ancora per il sangue che si stava coagulando dentro ed era certo che tra non molto avrebbe avuto il volto completamente viola.
L'idea che sia la McGranitt che Piton fossero stati informati di quell'evento gli faceva girare al contrario lo stomaco. Severus avrebbe di sicuro preso le sue difese, incrementate anche dal fatto che Weasley aveva alzato le mani per primo, ma una volta che l'ennesimo colloquio con Silente fosse finito... quante ne avrebbe sentite. Severus non avrebbe perso l'occasione di fargli una lavata di capo come si deve, ormai era una cosa che si poteva anche programmare. Ogni volta era la stessa storia: era come se Severus se lo soffre preso a cuore - molto metaforicamente parlando - tanto da ricordargli quanto quel comportamento non si ad dicesse affatto al suo rango, né come mago e né come persona in fase di sviluppo.
Antheo sapeva perfettamente che i suoi genitori non ne sarebbero stati felici, sapeva bene che suo padre lo avrebbe guardato con delusione e che quello NON era il modo di ragionare, ma in quel momento, purtroppo, ed l'ultimo dei suoi problemi. I suoi genitori erano ad Azkaban e anche volendo non sarebbero mai venuti a fargli la predica, e vedere tutte le mamme che inviavano lettere ai figli lo mandavano in bestia. Stava chiaramente soffrendo, stava male e l'unica cosa che voleva, almeno per un giorno, era solo abbandonarsi al dolore. Allora perché per una volta non potevano anche soffrire gli altri? Perché anche loro non potevano stare male come si sentiva lui?
Weasley aveva tirato troppo la corda pur sapendo gli scatti che ultimamente Antheo lasciava intravedere, erano anche il motivo per cuore nessuno osava avvicinarsi più a lui. E anche se ora se ne vergognava, se in quel momento aveva effettivamente realizzato l'accaduto, in quel momento non si sarebbe fermato, anche a costo di finire al San Mungo piuttosto che in infermeria.
Madama Chips gli passò un delicato batuffolo candido sullo zigomo destro, proprio sotto all'occhio e a quel contatto Antheo si ritrasse girandosi di scatto. La donna ebbe davanti a sé, a pochi centimetri, quell'occhio così inquietante e così anomalo. Il serpente nella pupilla parve fissarla e mi farla con la bocca spalancata, quell'illusione ottica spaventava sempre tutti, ma lei rimase composta e gli mise una mano sotto al mento per avvicinare di nuovo il viso. Ogni tanto, vedendo la sua resistenza, passava da Weasley, che accoglieva i gesti con più morbidezza e con uno sguardo più colpevole che incazzato, lasciando che Antheo potesse almeno calmarsi.
I direttori delle case non si fecero attendere molto. I ragazzi non avevano ancora finito le medicazioni che due sguardi severi e delusi li scrutavano come per bucarne il petto e guardare l'anima. Minerva e Severus tenevano gli sguardi puntato sui rispettivi studenti, e pareva che non volessero incrociarsi a vicenda gli sguardi. Era difficile capire se fossero imbarazzati uno verso l'altra o se non sapessero nemmeno loro come interpretare il gesto.
Antheo a quel punto non poté fare a meno che abbassare anche lui lo sguardo, certo che, in ogni caso, non l'avrebbe passata liscia - come se le altre volte fossero andate diversamente - e che suo zio ne sarebbe stato informato, preoccupato per l'esempio che avrebbe avuto Draco.
"Ho quasi finito con loro. Oggi si sono impegnati" disse Madama Chips rivolgendosi prima a Minerva e poi a Severus. La prima non disse niente, si limitò ad un cenno del capo guardando Weasley con uno sguardo del tutto diverso da quello compiaciuto durante la lezione di Trasfigurazione. Piton invece emise un verso di dubbia interpretazione, ma che di certo non prometteva nulla di buono. Antheo alzò lo sguardo do nuovo sicuro per vedere gli occhi scuri del professore, come per dirgli che qualunque punizione avrebbe ricevuto, lui non si sarebbe piegato.
Silente, arrivando con passo calmo e lento, non aspettò nemmeno che fossero gli studenti a bussare alla sua porta e decise di raggiungerli in infermeria. Le contusioni, a suo avviso, erano piuttosto considerevoli e troppo evidenti per lasciar correre con una semplice punizione. Era dell'idea che un episodio del genere, avvenuto in circostanze futili, aveva superato i limiti e che i familiari dovevano essere informati quanto prima.
Quello che temeva Antheo, che abbassò lo sguardo sospirando. Ora zia Narcissa avrebbe avuto un mancamento appena lo avrebbe visto, e se sua madre fosse stata libera, non osava nemmeno immaginare cosa avrebbe detto - anzi urlato - appena avrebbe anche appreso i dettagli. Bellatrix era l'unica strega in grado di piegare effettivamente Antheo, almeno per il momento. A lui era stato insegnato a non andare mai contro i propri genitori nel momento del rimprovero e tante volte aveva pagato lo sgarbo. Il pensiero della madre furiosa era in grado di bloccarlo anche se Bellatrix non era effettivamente presente.
Zia Narcissa era tutta un'altra pasta, ma non per questo era meno pesante da digerire. Narcissa era sempre stata molto più morbida rispetto alla madre, si era sempre basata su un atteggiamento affettivo e più da mamma chioccia che da donna che doveva insegnare la vita alla prole. Ma darle una delusione del genere era proprio una lancia nel suo cuore, che Antheo mai avrebbe voluto lanciare.
"Come ha detto il preside, le vostre famiglie o i vostri tutorial verranno presto informati di quanto accaduto, e credo non voglia ulteriormente aggiungere parole" il tono della McGranitt era apatico e senza sfumature "Spero solo che questo episodio sia l'ultimo, non vogliamo essere costretti a prendere seri provvedimenti a nessuno dei due" disse poi guardandoli entrambi.
Severus rimase in silenzio, ed era strano, di solito avrebbe fatto domande tutto per i suoi studenti. O Antheo superava ogni proposito a fine di bene, o questa volta avrebbe dovuto vedersela da sé. Ma in quel momento per lui era solo una liberazione, non voleva che qualcuno facesse la bella faccia davanti a Silente per poi essere tre volte più rognoso e cattivo. Sentire le lamentele di zio Lucius non sarebbe certo stato meglio, ma tutto pur di non dover sorbire le inutili chiacchiere di Piton, false prediche di buon spirito che servivano solo per nascondere la chiara differenza di chi si era arreso in partenza e chi aveva deciso di reagire.
Silente li guardava silenzioso, senza nemmeno provare ad aggiungere altro, di sicuro non ne aveva bisogno e tutti e due lo sapevano bene. Cosa dici ad un ragazzo che ha appena smesso di picchiarsi con un altro ragazzo solo per il puro scopo di fargli del male? Le prediche non servivano, sia Weasley che Lestrange a parer suo erano abbastanza consci di quello che avrebbe comportato quel brutto momento.
Antheo era a sguardo basso, fissava le pietre che completavano il pavimento mentre sentiva di nuovo il batuffolo accarezzargli le gite e il viso, e lui adesso accoglieva quel contatto con rassegnazione, anche se si fosse sottratto non sarebbe cambiato niente.
Sentì i passi del preside avvicinarsi a lui. Era sicuro che per Silente la colpa principale l'aveva lui: "Ragazzo mio, in ogni caso lo sai meglio di chiunque altro come il dolore può lasciare segni evidenti. Quindi perché tornare sempre indietro?" gli chiese avvicinandosi.
"Ha cominciato lui, io non ho alzato le mani per primo" disse piano Antheo, pur sapendo che lui, però, aveva attaccato verbalmente, e anche questo era comunque un inizio.
"Tu mi hai insultato, non fare il santo Lestrange, che non ci guadagni nulla adesso" la risposta acida di Weasley gli arrivò alle orecchie con la stessa velocità dell'Hogwarts Express e con la stessa forza di una Chimera, che Antheo per poco non accolse aggredendolo di nuovo.
"Per favore signor Weasley, non peggioriamo ulteriormente le vostre posizioni" intervenne la professoressa McGranitt per troncare di netto un futuro scontro, che in quel momento non era assolutamente necessario.
I due furono poi congedati dall'infermeria una volta che Madama Chips ebbe finito di applicare bende e pozioni disinfettanti. Antheo percorse a passi lenti e lunghi, quasi stesse misurando i metri che lo separavano dal suo dormitorio. Voleva sentire solo silenzio in quell'ambiente che brulicava fin troppo di voci troppo felici per i suoi gusti. Lui non era né orfano né in famiglia, era in mezzo e mai come in quell'anno dovette sopportare una posizione tanto scomoda.
Qualche viso lo scrutò con un misto di preoccupazione e disgusto, i soliti visi che non perdevano tempo per farlo sentire a disagio. Ma questa volta non lo avrebbero provocato, non di nuovo.
Alcune ragazze Crovonero lo fissarono spostando subito lo sguardo tra di loro per non farsi vedere, e lei era lì con loro. Mai Antheo avrebbe voluto farsi vedere in quel modo, con il viso pieno di botte e di lividi che pian piano si rendevano visibili, manco gli fosse stato lanciato un Revelio in mezzo agli occhi. Lei lo guardò con una nota di preoccupazione in mezzo alla paura che incorniciava gli occhi verdi, quei meravigliosi occhi verdi che in quella lezione d'Incantesimi lo avevano guardato per un lungo minuto.
Ma ora essere visti così davanti tutta un'altra impressione, e non certo positiva. Erano solo tre visite torvi, eppure ad Antheo parvero moltiplicarsi come le ricchezze dentro alla camere blindata di famiglia. Mannaggia ma proprio on quel momento doveva incrociarla?
Camminò più velocemente, non gli importava più del silenzio, purché si allontanasse da lì. Ma una voce che gli aveva dato fin troppe noie lo bloccò: "Dove credi di andare? Adesso scappi così?" Weasley lo aveva raggiunto in poco tempo, con il passo veloce che si ritrovava, e di sicuro, anche senza le mani, il loro confronto non era finito, non era mai finito. "Io non scappo mai dal nemico, do solo tregua" disse Antheo girandosi piano. Come lui per il rosso, anche Weasley era in grado di annebbiare tutto il paesaggio per Antheo. Fossero stati ovunque, alla prima provocazione erano solo loro due, e anche se stanchi e provati dallo scontro, avevano ancora energie per colpirsi a parole.
"Non mi sembra da come ti stai dileguando Lestrange" Weasley si avvicinò con passo di sfida, arrivando in breve tempo a pochi passi da Antheo, che abbassò lo sguardo per guardarlo. Nonostante le circostanze non lo rendessero benevolo, Antheo sorrise beffardo, sapendo bene che il loro confronto sarebbe continuato, non importava quante volte i familiari sarebbero stati avvisati. Alzò leggermente il mento: "Chissà quale ulteriore delusione darai tra poco alla tua povera famiglia Weasley; come se già non aveste abbastanza grattacapi"
"Non ti permettere di intromettere la mia famiglia Lestrange, qui siamo solo tutti ed io" Weasley troncò subito il discorso, e non aveva torto: lì erano solo loro due e nessun altro doveva intromettersi. Mirare ai problemi che gli Weasley avevano in ogni angolo della casa era sempre stato il tasto preciso con cui dare scattare Weasley, più dei fratelli, più della competizione. E questo Antheo lo usava come unico mezzo per metterlo sul suo stesso piano.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro