13 - Buco nero
1 ottobre 1986
William si sedette pesantemente sulla sedia del tavolo in biblioteca facendo leggermente sobbalzare Lestrange che stava leggendo pacificamente un libro sulle Maledizioni. Su quel campo era decisamente un caso perso, non doveva creare altri sospetti e si metteva a studiare magia oscura alla luce del sole, ma quello non era il momento di fare polemica, almeno per William.
Sospirò frustrato, vedendo come Lestrange avesse inclinato la testa di lato come per capire, anche se la sua espressione era già da schiaffi. Chi lo aveva obbligato ad aiutarlo? Certe volte William doveva ammetterlo, se le andava proprio a cercare.
"Invece di guardarmi come un fesso, potresti fare la tua parte sai? Ho passato tutta l'estate a fare ipotesi, tutto il viaggio sul treno a farmi domande e tutto settembre ad arrovellarmi su enigmi e a stare attento alle lezioni per i G.U.F.O. Tu cosa hai fatto in tutto ciò?" chiese irritato da quell'espressione che palesava tutto lo scherno che nascondeva il Serpeverde, quella sarebbe stata la prima e ultima volta che lo avrebbe aiutato.
Lestrange alzò le spalle con nonchalance: "Tutto quello che farebbe uno studente normale Weasley, e a differenza tua ho intuito una cosa che tu non hai nemmeno considerato" disse girando il libro che aveva in mano davanti alla faccia di William. La pagina in questione mostrava gli schiantesimi usati anche nel duello, che erano programma di quell'anno. Erano gli stessi incantesimi usati per aggredire gli studenti, quindi che stava agendo sapeva usare magie complesse fino a quel livello.
William sbiancò. Sapere una cosa del genere non aiutava per niente, anzi: peggiorava la situazione. Se quella poteva essere un'ipotesi valida, allora l'aggressore doveva essere uno studente del settimo anno, ma se così fosse stato allora dovrva essere un vigliacco.
"Non fare quella faccia!" fece Lestrange intuendo i pensieri del Grifondoro "Non credo proprio che uno studente del settimo anno possa fare una cosa del genere! Io stavo pensando solo a qualcuno del nostro anno che fosse abbastanza bravo da usare magie di questo livello"
"Eh, bravo" disse scocciato William, e chi era l'unico studente in grado di eseguire perfettamente quel tipo di magia? Il Serpeverde che aveva davanti. Tutto si riconduceva a lui, non aveva altre strade, iniziava a pensare che quello là fosse realmente colpevole e che stesse recitando bene. Emise un verso frustrato e si lasciò cadere sullo schienale della sedia portando le mani sugli occhi, gli stava scoppiando la testa e la risatina divertita di Lestrange lo stava mandando in bestia.
"Ma perché ho la sensazione che tu mi stia prendendo in giro?" chiese poi guardandolo male. A questo punto non aveva alternative, troppi elementi collegavano Lestrange agli accaduti, ciò voleva dire che il colpevole era lui e lo nascondeva molto bene. Gli studenti colpiti erano stati attaccati da una potenza incredibile, il Marchio Nero non lo aveva nessuno tranne Lestrange e inoltre lui era l'unico a conoscere bene e a padroneggiare la magia per l'età che aveva. C'era bisogno di altro per assicurarsene?
Lestrange cambiò subito d'espressione, il suo sorriso beffardo si spense in poco tempo. Wilkiam ormai la stava vedendo in quel modo, in tutto quel empo non aveva avuto risposte tranne che per quella, e se fino a quel momento lo aveva ignorato apposta, adesso ne era anche troppo convinto.
Purtroppo pareva una certezza: Antheo Lestrange era il colpevole reale elui lo aveva solo aiutato a nascondersi. In fondo i suoi genitori erano i Mangiamorte più temuti nel mondo magico, la forza e la crudeltà con cui Bellatrix attaccava le sue vittime e il modo enigmatico con cui Rodolphus ingannava anche gli Auror più bravi era totalmente risaputo, e il loro figlio emulava perfettamente entrambe le caratteristiche.
Lestrange a quel punto si alzò indispettito e si diresse verso l'uscita della biblioteca: "Che cosa ti prende Lestrange?" fece William alzandosi a sua volta "Ho forse smascherato il tuo piano perfetto e te ne vai con la coda tra le gambe?"
Lestrange si bloccò di colpo. Rimase fermo sul posto per una manciata di secondi, per poi girarsi di scatto fon la bacchetta impugnata: "STUPEFICIUM!!" urlò colpendo in pieno il Grifondoro e scagliandolo contro una delle corsie della bibliotca. L'impatto fu tale che la corsia oscillò pericolosamente per un po' e tutti i libri caddero per terra. Una forza del genere non l'aveva nemmeno uno del settimo anno.
Charlie accorse in aiuto del fratello e guardò il Serpeverde uscire dalla biblioteca con un diavolo per capello. Vedendo l'espressione sorpresa dicWilliam, il secondo Weasley ebbe la tentazione di seguire il Mangiamorte e di fargliela pagare, ma il frstello lo trattenne.
La sua in realtà non era una faccia spaventata, era sorpresa ma non spaventata. Ricevere quell'attacco a sangue freddo in realtà gli fece avere un'illuminazione: Lestrange aveva caussto una buona dose di danni con un solo colpo, mentre in tutti gli scenari era stato chiarito che i colpi erano stati di più, causando un disordine insieme allo stude svenuto.
Invece quando avevano trovato Rosier, lo sgabuzzino era perfettamente in ordine. Ebbe un'ipotesi che poteva essere giusta: gli aggressori erano più di uno, chiunque stesse organizzando quegli attacchi non era da solo, e Lestrange non aveva avuto bisogno di aiuto per fargli quel danno.
"Charlie forse ci sono" disse William guardando il fratello "Credo di ver trovato un tassello importante di questo mistero" sorrise compiaciuto sotto lo sguardo preoccupato di Charlie. Poi si alzò e rifletté: aveva bisogno di una mente un po' più avanzata. Si diresse verso l'uscita della biblioteca e percorse a grandi passi tutto il corridoio fino a raggiungere la Sala Grande. Il tavolo di Corvonero era mezzo vuoto, ma a William non importava.
Si diresse spedito in quel tavolo fino a raggiungere un posto in particolare: "Alessio!" disse con un tono pensato apposta per attirare l'attenzione. Alessio alzò lo sgusrdo sorpreso, i suoi occhi verdi vennero coperti da sottili ciocche di capelli scarlatti e sicritrovsrono davanti il volto sorridente del Grifondoro.
"Hai bisogno?"
"Diciamo di sì. Sono dentro ad un buco nero e ho un assoluto bisogno di una persona più qualificata di me in enigmi complessi. Tu sei un Corvonero, sei bravo a pensare no?"
"Sì..." fece Alessio poco convinto. William lo prese e lo trascinò fuori dalla Sala Grande senza dargli il tempo di capire che cosa avesse in mente.
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"Gli hai dato proprio una lezione, quello sbruffone ora non ti si avvicinerà tanto facilmente!" rise Sybil sentendo la vicenda successa in biblioteca, aveva visto Antheo entrare con un viso torvo e aveva chiesto spiegazioni.
Ismael sospirò, non metteva in dubbio che non fosse successo per futili motivi, ma in quel modo il suo amico si era quasi seppellito da solo. Nathan rideva soddisfatto dandogli delle gomitate ogni tanto per invogliarlo a partecipare, non gli piaceva quando faceva il musone.
Antheo era sdraiato su un divano della Sala Comune a fisare il fuoco con una faccia torva, nemmeno la risata cristallina di Sybil aveva contribuito a rilassarlo. Quando era entrato, per poco non aveva distrutto tutti i mobili della Sala Comune di Serpeverde.
"Non ti sembra però di aver... Esagerato un pochino?" chiese poi Ismael dando uno spintone a Nathan per farlo smettere. Vide Antheo guardarlo mentre emetteva un verso rassegnato che gli dava ragione; ne era consapevole anche lui, ma la rabbia non era mai stata la sua migliore amica e troppo spesso finiva per esserne vittima.
Sybil gli si avvicinò e mise la sua testa sulle sue gambe iniziando ad accarezzare i ricci scomposti. La loro amicizia era così: la vedevano tutti in modo un po' ambiguo, come se lei gli stesse fscendo le avance, in realtà era solo una loro forma intima di amicizia dove erano tutti e quattro coinvolti. Erano tutti figli di maghi oscuri, erano discententi Mangiamorte e dovevano sostenersi a vicenda.
"Prima vuole aiutarmi e dopo mi accusa, ma tu guarda... " fece Antheo in tono stanco "A proposito, come sta Felix?"
"Che noi sappiamo, pare essersi svegliato" disse prontamente Nathan, ottenendo una faccia di rimprovero da parte di Sybil. Antheo se ne accorse, il modo in cui lei lo zittì era anche troppo notevole e per un attimo li guardò con curiosità.
"Non siamo andati a trovarlo in questi giorni" continuò Ismael in tono calmo "I compiti sono aumentati e Piton ha sempre la luna storta"
"Ho capito" fece Antheo massaggiandosi il naso con l'indice della mano sinistra. Voleva andare a trovarlo, almeno per sapere come stesse, anche se si isolava spesso era comunque suo amico, e gli amici non si abbandonano, soprattutto se sono gli unici alleati che hai. "Penso che andrò da lui nel pomeriggio"
"Veniamo con te! Almeno non si sentirà solo"
"Nathan!" fece Sybil indispettita per farlo stare zitto, ottenendo uno sguardo confuso da parte di lui.
"Oh ma che avete voi due?!" Antheo si tirò su guardandoli curioso e irritato, Sybil doveva essere in quel periodo per essere tanto nerosa, ma non si spiegava perché lo zittisse in quel modo, non aveva detto niente di male. Ismael intervenne dicendo che lo avrebbero raggiunto dopo, prima dovevano finire una cosa importante per Pozioni, con l'umore di Piton non si salvava nessuno e gli errori erano letali.
"Tra l'altro ti maledice verbalmente ad ogni ora di lezione" fece Nathan con uno sguardo imbarazzato.
Antheo ridacchiò divertito, immaginandosi Severus che tirava le maledizioni peggiori ogni volta che veniva fatto il suo nome, era forse l'unico Serpeverde che odiava con tutto sé stesso. Si alzò del tutto dal divano e si diresse verso l'entrata della Sala Comune per andare in infermeria dal povero Felix. Percorse le scale e i corridoi fino ad arrivare all'entrata dove madama Chips lo accolse con un viso sorpreso. Doveva essere passato molto tempo per vederlo così.
Antheo chiese dove fosse il suo compagno e seguì il cenno dell'infermiera fino ad un letto leggermente più distaccato rispetto a tutti gli altri. Quando Felix lo vide, gli si illuminò il volto che prima era spento e stanco, forse triste perché nessuno pareva essersi preoccupato per la sua salute.
"Antheo! Non sai quanto sono felice di vederti, allora non ti hanno espulso!" disse con la felicità nella voce. Per la prima volta Antheo lo aveva visto sorridere, di solito lo vedeva sempre sui libri con una faccia anche troppo professionale per un Serpeverde.
"Saresti la prima persona felice di vedermi, ultimamente tutti mi evitano come se fossi una Chimera in calore" disse sarcastico Antheo sedendosi nello sgabello.
"Antheo non puoi immaginare che casino sta succedendo! Loro non hanno idea di cosa stanno combinando ma stanno facendo un casino terribile, li devi fermare!" Felix quasi cadde dal letto per quanto si sporse verso l'amico. Allora i colpevoli erano di più, non vi era un solo aggressore, e da come parlava Rosier, dovevano anche conoscerli bene. Felix pareva molto preoccupato.
"Ma chi devo fermare? Felix se non mi dici cosa sta succedendo non posso fare niente"
"Sybil ed Ismael! Stanno esagerando! All'inizio doveva solo essere una stupida vendetta ma stanno perdendo il controllo! Li ho sentiti parlare nello sgabuzzino al piano terra un giorno, mi hanno colpito per sbaglio ma stanno cadendo in un burrone, li devi fermare!"
Antheo per poco non ebbe un mancamento: i suoi amici stavano facendo tutto questo e lui ci stava andando di mezzo? Ma perché fare una cosa del genere? Non aveva mai fatto un torto a nessuno e loro erano un gruppo affiatato. Non aveva senso tutto quello eppure Felix pareva serio e molto preoccupato per la situazione.
"Ma perché loro, e perché a me?"
"Loro volevano solo vendicarti per quello che Weasley ti aveva fatto, ma già il primo attacco aveva avuto l'effetto contrario. Ismael poi ha tentato di far ragionare Sybil, ma lei non ha ascoltato e ha esteso troppo il tiro!"
Antheo abbassò gli occhi: i suoi amici stavano rischiando grosso per una questione che non li riguardava e che inoltre era una stupidaggine. A quel punto avrebbe anche potuto fare dietrofront e chiedere spiegazioni, ma sapeva che se li avesse presi in contropiede in quel modo avrebbero negato come dei bugiardi. Doveva avere le prove necessarie per smascherarli ed eventualmente aiutarli a capire che dovevano smettere.
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