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11 - Un passo per volta

William era quanto più risoluto possibile a voler scoprire la verità, voleva evitare che altri ragazzi venissero colpiti e che qualcun altro venisse accusato ingiustamente. Certo Charlie quando aveva saputo dove stesse andando il fratello e con chi, aveva già avuto mille pensieri e nessuno positivo. Di sicuro pensava che suo fratello fosse impazzito del tutto, che quella storia lo stava prendendo troppo anche, per il suo bene, avrebbe fatto meglio a lasciar correre e farsi i fatti suoi.


William però non voleva tirarsi indietro; non ora che poteva, per quanto possibile, fare riferimento a Lestrange, il diretto interessato di tutti quegli avvenimenti. Non si aspettava certo una collaborazione a trecentosessanta gradi, e le ultime notizie non erano per niente positive: le aggressioni si stavano spostando sempre di più, gli studenti colpiti non avevano più collegamenti e gli attacchi parevano essere eseguiti senza una logica, sembrava che il malcapitato fosse sempre la prima persona trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Percorse il corridoio che lo conduceva alla biblioteca con le domande ripetitive di Charlie che lo seguiva assiduamente, per assicurarsi che il fratello non si stesse portando da solo al macello: "Stiamo parlando del Serpeverde più pericoloso di tutta la scuola Bill, credi seriamente che non ti farà niente?"

"Sicurissimo Charlie" fece William sorridendo sicuro. Se Lestrange avesse voluto fargli del male lo avrebbe fatto alla Foresta Proibita senza aspettare un secondo incontro, inoltre era solo la vittima primaria di quegli attacchi mossi apposta per incastrarlo. Il Grifondoro aveva tutte le carte in regola per scagionarlo, doveva solo capire chi fosse realmente e perché lo stesse facendo. Dare la colpa al Mangiamorte era semplice, nessuno avrebbe potuto sospettare il contrario, ma William preferiva vedere tutti i punti prima di decidere.

"Senti Bill... " fece poi Charlie "E se ti stessi sbagliando? Se invece fosse lui il colpevole e tu ti stessi buttando da solo nella trappola?"

"In quel caso avrò comunque scoperto la verità. Charlie non devi preoccuparti: Lestrange è innocente e vedrai che verrà tutto a galla" William svoltò l'angolo che lo portò davanti al portone della biblioteca, sotto lo sguardo preoccupato del fratello che lo vide entrare salutandolo. Non gli dava torto per le sue preoccupazioni, ma sapeva badare a sé stesso e voleva che, prima che gli altri fratelli Weasley potessero entrare, Hogwarts tornasse sicura come un tempo.

Passò in rassegna i tavoli per scovare la testa ricciuta di Lestrange, con quel ciuffo bianco che contrastava l'ebano del capello lui era quanto più riconoscibile possibile. Gli ci volle comunque un po', passando per le corsie o controllando bene alcuni studenti, fino a trovarlo seduto in fondo alla biblioteca vicino all'entrata del reparto proibito.

Avrebbe preferito un altro posto, magari più vicino all'uscita o alle corsie di Incantesimi,ma dovette riconoscere che in quel caso era puramente colpa sua: non gli aveva dato un preciso posto dove aspettarlo, e Lestrange aveva scelto il tavolo che più gli piaceva.

Gli si sedette di fronte, ignorando le occhiate sorprese che gli lanciarono gli altri Grifondoro, Tassorosso, Corvonero e Serpeverde, come se stessero vedendo un film pieno di colpi di scena. William scrutò con la coda dell'occhio lo spazio circostante e vide la ragazza Corvonero che di tanto in tanto posava gli occhi sul Serpeverde. Dovette riconoscere che era un'ottima strategia.

"Non immaginavo avessi anche le tue strategie per attirare la sua attenzione" ridacchiò sussurrando. Vide Lestrange alzare lo sguardo e inarcare un sopracciglio.

"Francamente vorrei finire questa cosa quanto prima, inizio a a sentirmi a disagio"

"Se vuoi che le cose cambino devi fare uno forzo. Ma arriverò dritto al punto" disse William sospirando. Gli spiegò subito come intendeva agire: dato che non vi erano molte prove secondo gli Auror, tranne lo studente colpito e il Marchio Nero inciso accanto al malcapitato, la cosa migliore per il momento era chiedere ai colpiti in infermeria se avessero visto qualcosa.

La vista di Lestrange avrebbe sicuramente scatenato reazioni: se la loro reazione dovesse essere di paura, se si dovessero quindi spaventare nel vedere il Serpeverde, allora lui era colpevole; se invece come sosteneva Bill la reazione dovesse essere tutt'al più neutra, allora Lestrange era certamente innocente.

Vide lo sguardo di Lestrange farsi torvo e confuso, come se il piano risultasse banale come effettivamente era: "Certo" fece in tono sarcastico "Perché secondo te nessuno oserà sostenere il falso sapendo la reputazione che godo"

"Hai da obiettare Lestrange?" chiese William aspettandosi già la risposta acida.

"Sì: è una stronzata, come questo nostro inutile incontro"

William sospirò cercando di mantenere la calma: "Be' Lestrange, hai due opzioni: vuoi essere odiato per il resto dei tuoi giorni perché sei un Mangiamorte o vuoi essere odiato per il resto dei tuoi giorni per una cosa che non hai fatto?"

Lestrange sbuffò rumorosamente: "Senti, tanto in entrambi i casi la situazione non cambierà, quindi a che pro tutto questo?"

"Al pro di evitare che anche il resto della tua famiglia venga etichettata ingiustamente, ti conosco e so che non lo vuoi permettere" fece secco William, ottenendo una reazione interessata dall'altro. Aveva sempre visto come alla famiglia tenesse e immaginava che se fosse stata colpita lui avrebbe voluto reagire. Tanto valeva giocare d'anticipo.

Lestrange dovette riconoscere che William era molto più avanti di quello che avrebbe voluto ammettere. Emise un verso di assenso e si appoggiò con le braccia sul tavolo. Sorprese la Corvonero guardarlo: "Che cazzo guardi?" disse seccato, e lei distolse subito lo sguardo mortificata.

William lo guardò scandalizzato, ma come faceva ad essere tanto rozzo con una ragazza, l'unica poi, che gli dava attenzioni positive? Era assurdo, allora era vero che certi atteggiamenti d'odio se li andava proprio a cercare! "Ma dico... Come ti viene?!"

"Hai qualcosa da obiettare Weasley?" chiese Lestrange con lo stesso tono sarcastico.

"Sì: possibile che tu sia in grado di trattare male anche l'unica persona che non ti odia? Allora perché vuoi attirare tanto la sua attenzione?" fece indicandola con la mano. Non poteva credere che quello lì fosse un campione nell'auto-danneggiarsi. Scosse la testa e si guardò intorno, magari poteva già portarsi avanti chiedendo ai Grifondoro in biblioteca, alcuni erano appena usciti dall'infermeria.

Non era molto, ma era già un buon inizio, e poteva ben vedere che nessuno aveva avuto altre reazioni a parte la sorpresa di vederli insieme, quindi una certezza in più si era fatta strada.

"Senti" disse attirando l'attenzione di Lestrange "Credo che taglierò la testa al toro chiedendo in giro per il momento. Tu vedi di rimediare al tuo errore" indicò con la testa la ragazza Corvonero.

"Aspetta, non puoi lasciarmi qui da solo!"

"Ma se lo eri fino a che non sono arrivato io! Dai Lestrange per piacere"

"Ma per piacere tu Weasley!" fece Lestrange cercando di fermare William, ma lo vide invece allontanandosi con un sorriso vittorioso e di scherno.

******

Weasley era incredibile, era stato capace di mollarlo lì da solo, senza dirgli che cosa fare, mentre lui se n'era andato dai suoi amici a chiedere, ma non dovevano farlo insieme? Rimase sorpreso nel vederlo andare avanti senza voltarsi, era ridicolo.

Picchiettò le dita sul legno del tavolo, spostando lo sguardo di tanto in tanto su quello della ragazza che non aveva più alzato il suo. In effetti Weasley non aveva tutti i torti, ma perché doveva anche allontanarsi l'unica possibile alleata in tutto quel casino? In fondo lui stesso cercava da sempre di avvicinarla.

Dopo un tempo che parve lunghissimo, alla fine Antheo si decise ad avvicinarsi a lei, cercando di dimostrarsi tranquillo e inoffensivo. Gli pareva un sogno: lei era proprio lì davanti a lui e Antheo non aveva dovuto fare grandi sforzi, forse doveva iniziare a cambiare atteggiamento e probabilmente, come sosteneva Weasley, se si fosse accaparrato giudizi positivi avrebbe avuto più possibilità di ottenere parteggiamenti. In un momento del genere doveva solo salire e non poteva permettersi margini di errore.

Emise un verso per chiamare la ragazza, e lei alzò lo sguardo di scatto non aspettandosi presenze vicino a lei. Il cuore le batteva forte, lo si sentiva fino alle orecchie del ragazzo, e lui per un attimo si sentì male sapendo che quella sensazione gliela scatenava tutte le volte. Di solito non gli interessava cosa la gente pensasse di lui, ma con lei era diverso, era tutto diverso: la voleva al suo fianco, gli piaceva vedere i suoi occhi verdi scrutarlo con ammirazione; voleva sentire la sua presenza e sapere che la faceva stare male con i suoi modi era una brutta tortura che si auto-infliggeva ogni volta.

Aveva sempre cercato di soffocare i sentimenti con il proprio orgoglio, ma sentiva che quella mossa non lo avrebbe più portato da nessuna parte.

"Ehehm..." azzardò Antheo, non gli era mai capitato di perdere le parole alla vista di qualcuno, certo però che quel qualcuno non era mai stato la ragazza di cui si era innamorato "È libero questo posto?" chiese indicando la sedia. Lei gli fece un cenno di sì con la testa e lo guardò sedersi, si vedeva che faticava a trattenere un sorriso sincero.

E Antheo voleva vederlo quel sorriso, voleva lasciarsi andare e mostrare il lato tenero di sé stesso, almeno a lei che se lo meritava.

"Stai ripassando Difesa contro le Arti Oscure?" chiese scrutando il libro che lei stava leggendo. Lei annuì piano, senza parlare, ma quello fu il momento perfetto per Antheo: lui era un mago oscuro, praticava arti oscure da che era nato, chi meglio di lui poteva aiutare in quella materia? Si sporse più avanti per vedere l'argomento: uno molto semplice, non necessitava di molte ore di studio.

Iniziò ad indicare i paragrafi spiegando in modo semplificato come comportarsi con le fatture e con i vari veleni che potevano nascondersi nelle bevande, non riusciva a smettere di gesticolare ma per un attimo si sentì in paradiso, lontano da tutto il male che lo stava attanagliando. Ripensò a prima, Weasley aveva fatto bene a lasciarlo solo, altrimenti adesso non sarebbe lì con Béatrice, così si chiamava la ragazza.

Lei lo guardò affascinata, sciogliendo pian piano la postura rigida e intimidita e sporgendosi un po' più vicino per vedere meglio dove Antheo stesse indicando.

"Non era molto difficile, vedi?" la voce divertita di Weasley interruppe quel magico momenti, e lui si vide il volto sorpreso e scocciato di Antheo guardarlo storto. Sempre nei momenti migliori, non poteva proprio aspettare qualche minuto in più.

"Ti lascerei molto volentieri qui ad insegnare, tra parentesi avresti buone probabilità per l'impiego di insegnante di Difesa, ma abbiamo da fare" disse ancora Weasley portandolo fuori dalla biblioteca. I ragazzi Grifondoro non avevano visto l'aggressore, ma avevano comunque potuto confermare che Antheo non era colpevole.

"Che scoperta, credi seriamente che si sarebbe fatto vedere come un idiota?" fece Antheo sarcastico, non era possibile che Weasley lo avesse dato per scontato tanto da nemmeno ricordarselo. Video il Grifondoro guardarlo irritato e lui alzò le spalle come per fare l'innocente.

Percorsero il corridoio che dava all'infermeria, le ultime vittime potevano aver visto qualcosa che prima le altre non avevano notato, o almeno questo era quello che sperava Weasley. Antheo era tutt'al più convinto che fosse tutta una pagliacciata, non vi erano possibilità di scoprire qualcosa, ma se anche avessero scoperto qualcosa in più, chi diceva che non avessero cercato di incolparlo lo stesso?

Ignorarono gli sguardi degli altri studenti che li osservarono sorpresi e confusi. Erano tutti a conoscenza della loro rivalità e l'ultima cosa che si sarebbero aspettati era proprio vederli camminare insieme. Si trascinarono fino all'atrio che si apriva per l'infermeria quando Antheo venne attirato dalla porta socchiusa di uno sgabuzzino. Fermò Weasley e gli indicò la porta. quello che videro dentro li lasciò sconvolti: Un altro studente era stato colpito.

"Be' Lestrange" fece Wealsey cercando di mantenere la calma "Ora ho la certezza che tu non c'entri niente"

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