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Capitolo 1. Occhi negli occhi

Gabe

La Mercedez classe S su cui mi trovo sfreccia tra le vie della città, mentre Ludmilla mi tiene la mano e la accarezza lentamente.

Igor, il suo autista, guida veloce perché la sua signora non vede l'ora di arrivare a destinazione.

La sto accompagnando in un atelier dove deve comprare un abito per il party della Mane, la compagnia di aerei di lusso privati che dirige il marito.

Grant Mane è un uomo plurimilionario, possiede aziende, catene d'alberghi e negozi. Ludmilla lo sposò che era molto giovane, quando tentò di entrare nell'alta società aprendo le gambe agli uomini più ricchi di Seattle.

Figlia di immigrati polacchi, questa donna ha sempre cercato di risalire la china, lottando contro tutto pur di ottenere la bella vita che aveva sempre desiderato.

Mane, dal canto suo, è sempre stato un Don Giovanni incallito, col vizio del bondage e la predilezione per le minorenni. Che sua moglie scopi altri uomini o no, a lui non importa.

Per questo io e Ludmilla possiamo farci vedere in giro insieme come niente fosse. Io sono il suo amante ufficiale, l'unico che la soddisfi dentro e fuori dal letto.

È convinta che prima o poi lascerò il mio lavoro, dandole l'esclusiva, ma questo non accadrà mai! La mia professione è ciò che mi permette di vivere, di pagarmi il mio bellissimo attico in centro, di accedere a qualsiasi festa privata della città. Il denaro apre tutte le porte, ma il sesso ancora di più. E quando sei un gigolò ricco e desiderato come me, puoi stare certo che le porte, non solo si apriranno al tuo passaggio, ma saranno il più delle volte già belle e sfondate. Per te!

Perché qui a Seattle tutti vogliono provare almeno una volta nella loro vita il favoloso Gabe Hupton!

«Quanto manca, Igor?» chiede Ludmilla, parlando dall'interfono.

«Siamo quasi arrivati, signora.»

Guardo fuori dai finestrini neri il via vai della città. A volte mi chiedo cosa ci sia dopo questa vita. Cosa rimane di tanto movimento, di questo strano sfarfallio di corpi, mani, teste che si muovono, incessanti, vibranti.

Spero che dopo la morte non ci sia nulla, il famoso "eterno riposo". Mi sono fatto il culo in questa vita, in tutti i sensi! Non voglio trovarmi a dover affrontare una nuova realtà, una seconda occasione. Mi è bastata questa!

«Sei particolarmente affascinante stamattina, Gabe» sibila Ludmilla e sale a carezzarmi il braccio, con bramosia e lascivia.

«Grazie, cara. Anche tu sei uno splendore» le rispondo, sapendo quanto ama i complimenti.

«Ah, troppo buono!» si sminuisce, dandomi un colpetto sul petto con la mano.

«È la verità» dico serissimo, guardandola dritto negli occhi. «Se non fossimo qui dentro ti avrei già messa a novanta e fatta urlare fino allo sfinimento.»

«Gabe, smettila. Così mi ecciti.»

«È proprio quello che voglio, Lud» esalo e ficco la mia mano sotto al suo vestito. Ludmilla tira già la testa all'indietro, consapevole di quello che sto per fare.

Le scosto gli slip con un dito e ne affianco un altro per affondare dentro di lei.

«Ahhh» ansima lei, preda del piacere.

«Come sospettavo» dico, togliendo le dita da lì e facendola incazzare.

Me le porto alla bocca e le lecco assaggiando i suoi umori.

«Già così fradicia per me, Lud. Sei davvero prevedibile.»

«E tu uno stronzo. Perché hai smesso?» si lamenta, imbronciata come fosse una bambina.

«Veramente non avevo nemmeno iniziato.» Le faccio l'occhiolino e lei sbuffa, mentre l'auto accosta e Igor ci informa del fatto che siamo arrivati.

Scendo dall'auto aiutando Ludmilla a fare lo stesso e lei si ferma un istante di più davanti alla grossa insegna del negozio.

Si mette sotto al mio braccio e continua a guardare l'insegna estasiata.

«È la prima volta che vieni qui con me, vero?» chiede e io annuisco.

«A pensarci bene.... è la prima volta in assoluto che mi accompagni a fare shopping!» esclama quasi sorpresa, guardandomi con interesse e malizia.

«Esatto. Entriamo? Non vedo l'ora di vederti con uno di quei ridicoli capi costosi addosso.» La incito ad entrare perché non vedo l'ora che questa noiosa mattinata voli via.

Ho un mucchio di appuntamenti di lavoro, oggi, e voglio tornare a casa mia per rilassarmi un'oretta.

«Oh, caro, quei capi sono tutto tranne che ridicoli. Vieni.»

Facciamo qualche passo e le porte scorrevoli si aprono per farci passare.

Entriamo ancora attaccati, lei sotto il mio braccio e io che la guido nell'enorme sala del negozio.

Da lontano, vedo delle commesse parlottare tra loro, mentre una donna più anziana si avvicina a noi aprendo le braccia.

«Ludmilla cara, che piacere vederti qui.»

Lei e la donna accanto a me si salutano, in un modo così finto che mi fa vomitare.

«È un piacere sì. Ogni volta che vengo spendo un patrimonio. Le tue ragazze devono gran parte del loro stipendio a me» dice Ludmilla ridacchiando e io mi irrigidisco.

Non sopporto quando denigra le persone normali, quelle che non possono permettersi il suo stesso tenore di vita.

Sono nato per strada, partorito chissà dove e abbandonato a me stesso. Ho vissuto per anni tra i rifiuti, come il peggiore dei barboni.

So cosa significa patire la sete, la fame. So cosa vuol dire non avere niente, quando, invece, al mondo c'è gente che ha tutto.

«Oh, ti ringrazieranno di sicuro. Allora, cosa posso fare per te?» chiede, mentre Ludmilla si guarda intorno come alla ricerca di qualcuno.

«Xylia non c'è? Di solito è sempre lei ad occuparsi di me. Conosce alla perfezione le mie misure, sa rispondere ad ogni mia esigenza e per ogni ritocco sartoriale è sempre lei a occuparsene. Non vorrei dover stare l'intera giornata qui dentro spiegando a te o ad altre tue sottoposte quello di cui ho bisogno» dice sprezzante e la donna alza un sopracciglio infastidita.

Un instante dopo, però, il suo volto si libera in un falso sorriso, unisce le mani con un leggero battito e finge che vada tutto bene.

«Ma certo. Nessun problema. Xylia, tesoro, vieni qui!» urla, sempre con una certa classe, tornando poi con lo sguardo su me e Ludmilla.

«Arrivo!»

Una voce risponde in lontananza mentre la padrona del negozio si sofferma su di me, squadrandomi per bene.

«Lui è Gabe Hupton, un amico. Gabe questa è Dorothy Perris, la proprietaria di questo magnifico atelier.»

Dopo l'intervento di Ludmilla "marca territorio", allungo una mano per presentarmi alla donna di fronte a me e lei me la stringe, abbassando lo sguardo per non far vedere che mi stava fissando.

Distolgo lo sguardo anch'io e vedo avanzare verso di noi una giovane donna. Ha i capelli scuri, un portamento di classe. Indossa un tubino porpora con delle decolleté nere ai piedi.

Quando arriva più vicina sento qualcosa di strano, un fremito d'eccitamento, un leggero sussulto.

«Salve. Ludmilla, che piacere rivederla. Come sta?» chiede alla donna al mio fianco, alzando un istante dopo gli occhi su di me.

I suoi sono verdi, di una sfumatura chiara che si mischia col color del caramello. Non riesco a smettere di guardarla, è così semplice e allo stesso tempo particolare.

Ho conosciuto un mucchio di donne nella mia vita, molte bellissime, molto più di questa giovane fanciulla, eppure... eppure ai miei occhi sembra l'essere più affascinante che abbia mai incontrato.

«Benissimo. Finalmente sei arrivata.»

Ludmilla le risponde, interrompendo quel breve e fugace attimo di contatto visivo tra me e lei. La ragazza cambia obiettivo e torna sulla donna al mio fianco.

«Tesoro, puoi occuparti tu della signora Mane? Finisco io, di sopra» interviene Dorothy e lei annuisce.

«Ottimo. Da questa parte, signora Mane.»

La bruna la invita a seguirla e Ludmilla, finalmente, si sgancia.

Vado loro dietro, seguendo ogni passo e continuo a tenere gli occhi fissi su questa semplice commessa.

È così appassionata mentre spiega la fattura di un abito, il particolare colore dell'altro, la lavorazione dello stilista X sul vestito di punta della collezione.

Non mi frega un cazzo di ciò che sta dicendo eppure non riesco a smettere di ascoltarla.

Lei e Ludmilla toccano una giacca di seta, accarezzandone il tessuto, mentre io scendo a guardare le sue forme.

Mi dà le spalle e io navigo con gli occhi sul suo corpo, soffermandomi un istante in più sul suo sedere. È perfetto. Piccolo e sodo al punto giusto. Anche se non l'ho mai toccata sono sicuro che ha un sedere così sodo da farti venire voglia di mangiarlo.

I capelli lunghi e scuri le scendono lungo la schiena e io immagino di tirarglieli mentre la penetro da dietro, facendola godere fino a farla venire e spostandomi per scoparle il culo mentre è ancora scossa dai fremiti dell'orgasmo.

Mi guardo il cavallo dei pantaloni e noto che sono ingrossati, riempiti dalla mia potente e repentina erezione.

Schiarisco un po' troppo la voce, attirando l'attenzione delle due donne che si girano a voltarmi.

Mi porto, d'istinto, le mani davanti al pube e sorrido maliziosamente.

«Tesoro, a te quale piace?» chiede Ludmilla, tenendo ancora un lembo della giacca in mano.

Prendo l'abito più costoso del negozio, quello dello stilista Oscar de La Renta. È un pezzo da collezione e costa un occhio della testa.

«Questo» dico porgendolo a Ludmilla.

«Economico» ironizza lei, sorridendo.

«Quando mai tuo marito ha badato a spese? La tua carta di credito senza limiti non vede l'ora di strisciare su quel pos» dico, indicando la cassa d'ingresso.

«Provalo!» le ordino e lei torna con lo sguardo sulla fanciulla che stavo ammirando fino a qualche istante prima, immaginando le cose più sporche da fare dentro e fuori dal suo corpo.

«Xylia, tesoro, tu quale mi consigli oltre questo? Vorrei provarne qualcuno in più per essere sicura di aver scelto quello giusto.»

Ludmilla si rivolge a lei, rammentandomi il suo nome: Xylia. Un nome così particolare e inusuale.

Immagino il suono di quelle lettere sulle mie labbra, mentre le scopo la bocca e lei mi fa venire accogliendo il mio seme.

Muovo la testa nervosamente e faccio un passo indietro, inspirando forte e chiudendo gli occhi per un istante. Il pene mi fa male per quanto si è ingrossato, lo sento pulsare nei pantaloni e se non mi calmo sono sicuro che rischio seriamente di scoppiare.

La commessa prende tre abiti e li mostra a Ludmilla.

«Questi tre credo siano perfetti. Li provi insieme a quello scelto da...» si blocca, non conoscendo né il mio nome né chi io sia.

«Gabe» risponde Ludmilla per me, e un inevitabile sorrisetto mi spunta sul viso indirizzato alla bella Xylia.

«Certo, Gabe» ripete lei, fissandomi. Distoglie lo sguardo ma io non posso fare a meno di pensare a quanto diventa dolce il mio nome pronunciato da quelle labbra pure.

«Vuole seguirmi in camerino?» chiede lei rivolta a Ludmilla.

«Ma certo. Gabe vieni anche tu? Così mi dai un consiglio!»

Annuisco silenzioso e le seguo. Arrivati ai camerini, Ludmilla si chiude dentro lasciando fuori me e la giovane brunetta che il mio amico qui sotto vorrebbe tanto assaggiare.

«Hai un nome molto particolare» esordisco, riempiendo quei pochi istanti di silenzio.

Lei arrossisce e mi ringrazia, distogliendo però lo sguardo.

Decido di non darmi per vinto e continuo a farla parlare.

«Lavori da molto qui?» chiedo, curioso di sentire ancora la sua dolce voce.

«Sì, sono tre anni.» Si ferma lì, non fa altre domande e smette di guardarmi.

«Immagino non sia facile avere a che fare ogni giorno con donne viziate come Ludmilla» la provoco, sperando in una sua reazione.

«Affatto! La signora Mane è una donna per bene, come tutte le nostre clienti, d'altronde.» Non si espone, teme che io possa fare la spia con la milf bionda che sta provando capi costosi a pochi passi da noi.

«Sì, certo. E a parte il lavoro, cosa fai nel tempo libero?» azzardo, rendendomi conto da solo di quanto questo approccio sia ridicolo.

Xylia mi guarda un istante, rimanendo in silenzio un attimo in più. Si porta i capelli dietro le orecchie e poi esala:

«Nulla di speciale. Perlopiù passo il tempo con la mia famiglia. Mi prendo cura di mio padre, mio fratello più piccolo e la mia sorellina Zoe. Sono tutto ciò che ho.» Il modo protettivo in cui ha parlato di loro mi ha fatto accapponare la pelle. Quanto mi sarebbe piaciuto avere nella mia vita qualcuno che avesse tenuto a me allo stesso modo, che avesse parlato così di me.

Invece non c'è, non c'è mai stato. Tutti mi vogliono per una sola cosa: il sesso.

Schiarisco la voce e distolgo lo sguardo, poi torno su di lei fissandola con intensità.

«È una bella cosa» dico serio e lei annuisce in silenzio.

«Eccomi pronta col primo vestito!»

La voce gracchiante di Ludmilla ci fa interrompere quel momento e la vediamo uscire, pavoneggiandosi come una ragazzina al ballo della scuola.

«Questo è quello scelto da Gabe. Come mi sta?» chiede a me e Xylia, girando su se stessa.

Non do il tempo alla commessa di dire una parola perché sono io a parlare e a stroncare sul nascere ogni entusiasmo di Lud.

«Male. Prova qualcos'altro!» replico granitico.

Ludmilla alza lo sguardo, fissandomi scioccata. «Fai sul serio?» chiede un secondo dopo.

«Ti sembra che stia scherzando? Vedi un sorriso sul mio volto?» rispondo acido. «Non hai più vent'anni, Lud, dovresti saperlo ormai che non tutto ciò che provi può starti bene.»

«Ma se questo vestito l'hai scelto tu!»

«Non te l'avevo ancora visto addosso! Forza, avanti il prossimo.» Il mio sguardo gelido e penetrante si confonde nel suo che, invece, è di fuoco, arrabbiato e teso.

Ludmilla rientra dentro senza chiedere a Xylia una sola parola.

Quando riesce, dopo poco, ha un abito color miele addosso che le sta bene, anche se non mi sembra un granché.

«Questo?» chiede, stavolta guardando Xylia.

La commessa ci pensa un secondo su, prima di rispondere. Osserva il vestito e poi Ludmilla. Si lecca le labbra, prima di parlare, e mi fa letteralmente salire il sangue al cervello.

«Le sta bene, ma... non credo sia l'abito adatto. Provi quello blu notte di Chanel, sono sicura sia quello giusto» conclude, con entusiasmo.

Ludmilla annuisce leggermente infastidita e rientra dentro.

Mentre attendiamo che esca col terzo vestito, mi butto ancora, perché voglio sapere tutto di questa donna.

«Allora, Xylia, a parte i vestiti e la famiglia, non hai altri interessi? Non so... non hai un uomo che ti aspetta nelle serate grigie?»

Lo dico ammiccando e noto che lei arrossisce ancora.

«No, niente del genere. Non al momento comunque! Mi basta e avanza quello scapestrato di mio fratello in giro per casa!»

«Vivi con lui?» domando.

«Con tutta la mia famiglia, insomma... con lui, mio padre e mia sorella minore. Tu, che lavoro fai, invece?» azzarda, facendomi per la prima volta una domanda, anche se quella sbagliata.

È interessata a me, glielo leggo in quegli occhi dal colore particolare. Non che sia una novità, per me! Qualsiasi donna mi incontri sul suo cammino si interessa a me, ad ogni parte di me.

«Fidati, non ti piacerebbe saperlo» rispondo con un piccolo sorriso.

«Perché? È un mestiere pericoloso?»

«No, niente del genere.»

«Illegale?»

«Nemmeno.»

«Oh, ok, allora... è qualcosa che fai, ma ti fa schifo. Come quelli che lavorano in mezzo al pesce ma odiano il pesce!» dice divertita e io vorrei fare una battuta sagace, visto il doppio senso della parola che ha pronunciato, ma evito!

«Non potrebbe mai farmi schifo ciò che faccio. A nessuno al mondo fa schifo» dico serissimo e la fisso intensamente.

I nostri occhi si perdono l'uno nell'altro, quando Ludmilla esce nuovamente interrompendoci ancora.

«Allora? Che ne dite?» chiede, facendo un giro su se stessa.

Gli occhi di Ludmilla si illuminano, non so se sinceramente o per finta.

«Signora Mane, le sta da Dio! Sembra creato apposta per lei» dice e le va vicino per sistemarglielo meglio.

«Dici? Tu che ne pensi, Gabe?» domanda Ludmilla, rivolta a me.

«Che è quello giusto, ma fossi in te proverei anche l'ultimo per essere sicura.»

Voglio restare ancora qui con lei, vorrei che questi attimi non finissero mai.

Mi sento così strano, accidenti! Non mi è mai capitata un'attrazione così forte per nessuna donna. Eppure, di corpi, ne ho visti tanti. Ho scopato le donne più belle e influenti della città, mi sono fatto i loro figli, i loro mariti.

Non c'è uomo dell'alta società, amante della perversione, che non sia finito nel mio letto! E non c'è donna che non abbia tradito il proprio fidanzato o marito per me!

Tutto per il mio corpo, per avere il leggendario Gabe Hupton dentro di loro.

«Giusto. Vado a misurare l'ultimo, allora.»

Ludmilla scompare e io decido che è il momento di agire, di fare qualcosa.

Prendo un bigliettino da visita dalla giacca e lo porgo a Xylia.

«Questo è il mio numero. Mi piacerebbe vederti ancora» dico, ma lei non afferra il biglietto.

«Che lavoro fai?» chiede ancora, facendo guizzare gli occhi dal biglietto a me.

«Lo scoprirai se mi chiamerai» azzardo, alzando un sopracciglio.

Xylia resta in silenzio, osservando ancora il biglietto.

Poi guarda me, intensamente, e un fremito attraversa il mio corpo soffermandosi nello stomaco.

«Mi spiace. Non sono interessata» esala, alla fine.

Resto interdetto, spiazzato e sento una fitta al petto mai provata prima. Non so se sia questione di orgoglio o cosa, ma fa male, cazzo!

Nessuna donna mi ha mai rifiutato prima di allora.

Sto per risponderle qualcosa quando Ludmilla esce nuovamente, costringendomi a tacere.

«Secondo me non mi valorizza!» dice. Non mi importa! Non mi importa niente del suo stupido vestito.

Sono incazzato, molto incazzato! Come ha potuto dire "non sono interessata"?

«Xylia, puoi venire un istante?»

La voce della padrona del negozio la fa allontanare e Ludmilla ne approfitta per rimirarsi allo specchio.

«Decisamente no. Molto meglio quello blu, non trovi?»

«Sì» rispondo, più freddo del marmo.

«Vado a toglierlo» sibila piano lei e si richiude nel camerino.

Quando Xylia torna, ha in mano un abito bordeaux d'organza e quando arriva al mio fianco, alza di più la voce per farsi sentire da Ludmilla.

«Signora Mane, Dorothy ci teneva a farle provare quest'altro abito. È una nuova collezione, è appena arrivato.»

«Grazie, tesoro. Dallo a Gabe, me lo passerà lui.»

Mi cede il vestito senza dire una parola e le nostre dita, inevitabilmente, si sfiorano.

Qualcosa balla nel mio stomaco e cerco di ignorare quella strana e nuova sensazione.

La guardo un istante, entrando poi nel camerino di Ludmilla come niente fosse per passarle l'abito.

Quando esce per l'ultima prova è entusiasta e dice che è quello giusto.

La accontento, senza esprimere giudizi, perché ora che Xylia mi ha rifiutato voglio solo andarmene via da lì prima possibile.

Quando Ludmilla esce dal camerino la accompagno alla cassa e Xylia ci segue. Dorothy prepara il pacchetto con l'abito e Lud paga con la carta di credito, mentre alla padrona brillano gli occhi.

Una volta completato il pacchetto, Ludmilla saluta affettuosamente Dorothy e ringrazia Xylia per i suoi preziosi consigli.

Usciamo dal negozio insieme. Io la tiro a me, stringendola forte per un fianco e lancio un'ultima occhiata a Xylia, fulminandola.

Una volta in auto ripenso ancora a lei.

Devo scoprire qualcosa di più su questa donna, devo capire chi è e come farla mia.

Penso al suo corpo sinuoso e a quel viso dolce e furbo allo stesso tempo.

Il naso piccolo e all'insù, le labbra carnose quanto basta.

Seduzione, fascino, attrazione, bellezza... anima.

Tutto questo e molto più è questa misteriosa donna che mi ha ammazzato con una semplice occhiata.

E state sicuri che, in un modo o nell'altro, sarò io ad ammazzare lei! Lo farò affondando con le mie fauci sul suo corpo, facendola mia in ogni modo possibile.


Buondì! Eccoci col primo capitolo!
Gli aggiornamenti di questa storia (salvo imprevisti) saranno il lunedì e il mercoledì 🥰
Vi ricordo sempre, a meno che non lo facciate già, di seguirmi sui social per rimanere aggiornate su ogni cosa: pubblicazioni, card spoiler ecc.❤️

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