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5 - Assistere sul set

Blake

Completamente nudo, mi preparo a girare l'ultima scena prima della pausa pranzo.

La piccola moretta ha invaso la mia mente per tutta la mattinata. Non ho smesso di pensare a lei nemmeno per un istante, cazzo.

È di una bellezza disarmante e ha quel mix di dolcezza e sensualità che mi fa andare fuori di testa.

Ho sentito la sua pelle bruciare quando le ho sfiorato il braccio, dopo averle tolto la giacca.

Posso solo immaginare quanto deve essere bello avere lei, avere, per la prima volta nella mia vita, qualcosa di vero e non di fasullo.

Il porno è sporco, forte, estremo, bello, anche, ma... è finto. Non c'è passione vera, non c'è emozione, non c'è quella voglia che dovrebbe invaderti quando si tratta di qualcosa di nuovo ed eccitante.

Invece Zoe no. Lei è eccitante. Solo guardarla mi eccita, o ascoltarla parlare, o perdermi nel suo sorriso ingenuo.

Se solo potessi averla, anche una sola volta. Se solo potessi perdermi in lei, anche solo per una notte.

Se solo potessi farla mia, stuzzicarla, scoprirla, assaggiarla, guardarla all'opera.

La immagino ancora, mentre prende il mio membro duro in bocca e chiudo gli occhi, mentre sento Mindy e Camille ridere, convinte che io sia eccitato per loro.

Mi chiedo se Zoe arriverà per assistere sul set.

Dopo poco arrivano gli altri e ci posizioniamo per l'ultima scena, in attesa del via del regista.

Quando siamo pronti, alla parola "azione" agiamo come previsto da copione.

Mi fiondo su Ariana, l'ultima delle ragazze arrivata sul set, e mi sputo sulle dita, per lubrificare il mio cazzo.

Poi le infilo nel suo ano e le tolgo, per spingere dentro tutta la mia durezza.

Gli altri sono già dalle loro donne, è tutto un susseguirsi di mani, ansimi, gemiti, sudori che scendono sulla pelle.

Scopiamo, ignorando le telecamere che ci sono addosso, e quando sento la porta aprirsi, cerco di ignorare la cosa.

Ma poi mi sento degli occhi addosso, e non sono gli occhi di chiunque. È lei, lo so, lo avverto.

Mi giro di poco e scopro che è lì, se ne sta impalata con un vassoio ormai vuoto in mano e capisco che sicuramente è venuta per portare del caffè a chi non è impegnato sul set in questo momento.

I nostri occhi si incrociano, la fisso, lei sembra a disagio.

Voglio che lo sia ancora di più, voglio che capisca fino in fondo in che razza di mondo si è ficcata.

Esco dal sedere di Ariana e prendo Camille, scopata con foga da Benny. Le ficco in bocca tutta la mia lunghezza e lei la prende, fino in fondo, facendomi gemere con una voce roca e profonda.

Chiudo gli occhi e la lascio fare, immaginando lei che, ne sono certo, ha ancora gli occhi su di me.

E lei succhia, prendendolo fino in fondo, con quei versi magnifici che mi fanno impazzire.

E la mente vola... sogna. È Zoe a farmi questo, è lei a farmi godere con la sua bocca, è lei che mi lecca e succhia prendendosi ogni centimetro del mio pene.

Riapro gli occhi e cerco ancora i suoi, ma non li trovo.

È andata via, forse si è imbarazzata troppo.

Cerco di tornare in me e concentrarmi sulla scena, perché ne abbiamo ancora per dieci minuti.

Passerà in fretta e verrò insieme agli altri tra le bocche aperte di Camille, Ariana e Mindy.

Questa è la mia vita. Lo sarà sempre.

Questo è ciò che sono. Lo sarò sempre.

Finiamo la scena e veniamo, così come ci è stato chiesto di fare. Perché non c'è nulla di naturale e sincero in questo lavoro. Niente.

Quando tutto è terminato, mi allontano dagli altri e mi pulisco velocemente, rivestendomi alla bell'e meglio.

Subito, d'istinto, esco dalla stanza e cerco lei.

Voglio sapere cos'ha provato. Voglio sapere se le è piaciuto o se si è imbarazzata a tal punto da andare via per questo motivo.

Vado dritto nel suo ufficio e la trovo lì, sta finendo una telefonata.

La porta era aperta così sono entrato senza nemmeno annunciarmi.

Lei mi guarda e sorride a stento. Io richiudo la porta e avanzo, appoggiandomi sul muro, all'impiedi.

Attendo che concludi la chiamata e quando attacca, la guardo dritta negli occhi.

«Stai bene?» le chiedo, osservandola serio.

«S... sì, certo.»

«Ti ha messo a disagio ciò che hai visto?» Non stacco gli occhi dai suoi. Voglio che mi risponda e che sia sincera.

«Beh... più che disagio è stato un po' imbarazzante, ma immagino che sia perché è una cosa nuova, per me.

Mi ci abituerò» dice, con un sorriso tirato.

«Sì, certo. A tutto si fa l'abitudine. Vuoi ancora pranzare con noi?» chiedo, e mi domando se il mio tono non sia risultato troppo speranzoso.

«Certo!» esclama con entusiasmo. «Visto che dovrò lavorare nel vostro ambiente mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con te e i tuoi colleghi. Insomma... saperne un po' di più su questo mondo, sul vostro mestiere.»

«Risponderò a tutte le tue domande con piacere» dico con un sorriso troppo coinvolto.

Zoe arrossisce e muove il capo in segno d'assenso.

«Ora finirei qui, se non ti dispiace. Devo ancora smistare nelle cartelline i documenti delle ragazze che hanno fatto i provini» dice, riferita al caos che ha sulla scrivania.

«Oh, certo. Ti lascio lavorare. Ci vediamo alle 13.00 all'ingresso, ok?»

«Va bene» dice lei.

Le volto le spalle, avanzando verso l'uscita, ma quando arrivo sulla soglia della porta mi fermo e mi giro un ultimo istante.

«Zoe.»

«Sì?» Alza gli occhi dalle scartoffie, guardandomi senza timore o imbarazzo.

«Ti ho vista prima, anche se per pochi istanti. Mi fissavi dritto negli occhi, però. Era perché eri imbarazzata dal guardare lì sotto o...»

«No. Io ho.... ho guardato lì sotto» ammette, arrossendo ancora.

«Oh» esalo, sorpreso. «E come ti è sembrato?» le chiedo, lanciandole un'occhiata malandrina.

Si morde il labbro, diventando più rossa di prima, direi quasi porpora.

«Parli della performance o del tuo...» sussurra, quasi, scendendo con lo sguardo sul cavallo dei miei pantaloni.

Ridacchio e mi sposto un ciuffo di capelli di lato.

«Di entrambi.» Insisto, non mollo la presa, la provoco.

Arrossisce ancora, di più, ormai è di fuoco persino lungo il collo.

«Beh, la performance mi sembrava buona, anche se non è mio uso guardare orge porno sul web, quindi non saprei. Sembravate molto presi, però.

Quanto al tuo...» esala, senza tuttavia nominarlo. «Beh... mi sembri ben messo. Insomma, lo sei sicuramente. Ma anche lì, non ho molti termini di paragone.»

Abbassa lo sguardo, imbarazzata più che mai, come se avere poca esperienza fosse qualcosa di cui vergognarsi.

«Fammi indovinare: un solo ragazzo?»

«Tre, in realtà, ma non sono state esattamente storie d'amore di quelle che ti fanno perdere la testa. E anche il sesso era... insomma... buono, ma... credo ci sia di meglio, lì fuori» dice, continuando a guardare ovunque tranne che me.

Dio, piccola, se fai così mi fai venire voglia di metterti a novanta su quella minuscola scrivania e dimostrarti quanto meglio ci sia, per te. Ma non lì fuori.

«Certo, ci sarà sicuramente per una ragazza bella come te» dico, non sapendo in quale altro modo risponderle. «Ti lascio lavorare, adesso» concludo e la lascio finalmente sola, chiudendo la porta e allontanandomi da lei.

Mi farà andare fuori di testa, con poco, in pochissimi giorni, ne sono convinto. Forse l'ha fatto già, mi ha già fatto andare fuori di testa.

Perché prima di incontrarla non mi è mai capitato di pensare ad una donna così profondamente.
Perché prima di incontrarla, le donne che non facevano parte del mondo porno nemmeno le guardavo.

Perché prima di incontrarla non ho mai dovuto sognare o immaginare certe cose. Non ne avevo bisogno perché le facevo davvero, nella vita reale, ogni fottutissimo giorno.

Ed è la prima volta che penso che il sogno possa essere più intenso della realtà.

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