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Viva (Esther/Jacob/Esther)

Esther

Corro, corro a perdifiato nel bosco che circonda la riserva. Sono trasformata e le immagini che riempiono la mia mente fanno preoccupare i lupi di ronda. Collin e Brady presto si infilano tra i miei pensieri, come due zii preoccupati. Ma loro non sono davvero i miei zii, e io non li voglio nella mia testa. Li scaccio, cattiva, come ormai sono sempre e con tutti. Scontrosa, come non avrei il diritto di essere.
Continuo a correre nell'unico posto che considero sicuro, anche se forse è l'unico che non dovrei considerare tale. Incontrerò un vampiro? Forse. E se non sarò in grado di sconfiggerlo, se i suoi denti mi feriranno e il suo veleno mi contaminerà, meglio così.
A nessuno importa più di me, ho perso anche l'ultima persona che ancora desiderasse starmi vicina. Ho perso Ethan, e tutto solo per la mia dannata paura di perderlo. Un concetto antitetico, forse, ma la cosa più vera che io sia riuscita a confessare a me stessa nell'ultimo mese e mezzo.
E' colpa mia, se lui mi ha lasciata. Colpa mia, se mi ha accusata di volerlo legare a me in un rapporto esclusivo che non gli lasciava la possibilità di respirare. Mia, mia, mia. Solo mia.
Un ululato squarcia l'aria. Un ordine. Non entra nella mia testa, lui, no. Ma mi vuole a tutti i costi vicina alla riserva, l'unico posto dove io non voglio stare in questo momento. Troppi ricordi. Troppi e troppo dolorosi. Tornare in camera mia, dove abbiamo passato momenti piacevoli insieme, e dove ci sono quei traditori dei miei genitori, è fuori discussione. Stare vicina a casa sua, dove la passione ci ha colti la prima volta mi distruggerebbe. Scendere alla spiaggia, dove tante volte abbiamo giocato a rincorrerci sarebbe un'agonia.
Non voglio soffrire, non voglio tornare. Ignoro il richiamo di Jacob, e continuo a correre in direzione del Canada. Jake è più grosso di me, e molto più veloce, potrebbe comunque raggiungermi. Senza contare che una sua sola parola detta con quel tono particolare mi obbligherebbe a fermarmi e tornare.
Ma non lo usa. Non lo usa perché già sa quello che è successo. Ethan a quest'ora avrà già parlato a Sarah di quello che è successo.
Sarah.
E' colpa sua. Se solo se ne fosse rimasta buona, se solo non lo avesse chiamato, quel giorno mentre lui faceva la doccia, se lo avesse chiamato in un altro momento... Se. Non si vive con i se. Le cose sono andate così, ed ora non posso fare niente per rimediare... in futuro... ma quale futuro? Io non voglio un futuro senza Ethan. L'ho desiderato da quando ero bambina, ed ora non voglio farne a meno!
Esther, torna a casa.
E' una voce gentile, quella che interrompe i miei pensieri, una voce sofferente. La voce di zio Jacob. Mi aspettavo una ramanzina, da lui, non un dispiacere così grande. Ma sicuramente sta soffrendo perché soffre suo figlio, non gli dispiace certamente per me, che sono la strega cattiva di tutta la situazione.
Esther, per favore, ritorna. Voglio solo assicurarmi che tu stia bene.
Non starò mai più bene, zio Jake. Rispondo, mentre una lacrima sfugge ai miei occhi di lupo appannandomi la vista per qualche istante. Qualche istante che è sufficiente per perdere il ritmo della corsa ed inciampare sulle mie zampe. Cado rovinosamente a terra, e mi ritrovo con un fianco nella fanghiglia che lo sciogliersi della neve caduta stanotte ha fatto formare. Ritorno nella mia forma umana, non so come, non so pensando a cosa, e spero di rimanere così per il resto della mia vita. Spero di morire per il freddo. Anche se so che non accadrà mai. In me scorre il sangue di un lupo, e il suo calore presto asciugherà anche la terra sotto di me.
Il silenzio mi riempie la testa. Raccolgo le gambe al petto, in una posizione fetale, e ricomincio a piangere.

Jacob

Vado a cercarla. Sam l'avrebbe fatto, per Sarah.
I due lupi di fronte a me annuiscono, ma non pronunciano una parola. Sanno che quello che ho appena detto corrisponde a verità, anche se sanno perfettamente che Sam non me l'avrebbe chiesto. Ma lui non sa cos'è successo. Non parla con sua figlia da quando accidentalmente ha scoperto quella verità che per anni abbiamo cercato di tenere nascosta. E l'ha scoperta per causa mia. Forse è proprio per questo che sto cercando di rimediare, in qualche modo. O forse è perché per anni l'ho considerata quasi una figlia, e saperla così sofferente mi spezza come sapere che Ethan sta soffrendo.
Si sono lasciati.
Se da una parte ne sono egoisticamente felice - a nessun padre fa piacere vedere il proprio figlio allontanarsi da tutto ciò che si è cercato di insegnargli - dall'altra penso al periodo in cui avevo deciso di lasciare la mia Renesmee per il bene dei miei figli.
Non è la stessa cosa, lo so, ma il risultato era lo stesso. Io e lei eravamo separati, e soffrivamo.
E per di più lei è l'imprinting di Ethan. Non riuscirà mai a togliersela dalla testa, prima o poi ci cadrà di nuovo. Mi auguro per lui che in quel momento avrà fatto più chiarezza nei suoi sentimenti, e che conoscerà meglio se stesso.
Corro nel bosco cercando odori e immagini che mi confermino che Esther è passata da qui. Si è fermata e trasformata, ma è un bene che sia così. Si accorgerà che sto arrivando solo quando sarà troppo tardi per evitarmi. Il suo odore si fa più forte, mentre corro attraverso gli alberi. Vedo dei rametti spezzati, quelli più bassi, segno che non si è preoccupata di non lasciare tracce, mentre fuggiva via dalla Riserva. Il suo unico pensiero era quello di allontanarsi il più possibile dalla vista di quei luoghi che per tanto, troppo tempo, la faranno ancora soffrire.
Ma andarsene non è la risposta. La risposta è affrontare la vita che avrà, con la consapevolezza che la sua strada e quella di Ethan potrebbero non incontrarsi mai più. Ne dubito, ma potrebbe succedere. Lei potrebbe innamorarsi di qualcun altro... lui... anche.
La vedo, è ancora distante, ma mi fermo e muto. Decido di proseguire in forma umana. Mentre mi avvicino, noto che Esther sembra ancora più piccola del solito, raggomitolata su se stessa alla ricerca di un conforto che non troverà nel freddo della terra e nelle lacrime.
Sfilo la maglietta che avevo appena messo, quando mi rendo conto che è nuda. La copro, esattamente come farei con Sarah, e la sollevo delicatamente tra le mie braccia. I singhiozzi continuano a scuoterla, ma non si è ancora resa conto di essere stretta al mio petto. Se ne accorgerà tra poco, quando non sentirà più il fresco umido della terra fangosa sotto di sé, ma delle braccia calde che la stringono. Saremo già un po' più vicini alla riserva, in quel momento.
«Zio Jake» sono le prime parole che pronuncia, ancora tra le lacrime, quando finalmente si accorge di essere in compagnia.
«Non è necessario che parliamo, se non ti va» le dico. Sono sicuro che in questo momento il silenzio sia l'unico compagno che desideri, ed io sono deciso a non imporle la mia presenza, se non per assicurarmi che ritorni alla Riserva.
Non dico a casa, no. In questo momento, che Esther rientri a casa sua è fuori discussione. E' tornata lì solo per una promessa che ha fatto a Ethan, e l'ha fatto per Judith. Ma ora che non è più legata al mio Ethan, le cose sono cambiate. E Judith era già passata in secondo piano da qualche tempo, quindi immagino che Terry non tornerà a casa sua.
«Dove... dove andrò?» mi chiede qualche minuto dopo. Le lacrime hanno smesso di scendere, ma la sua voce è ancora roca, e trattiene il pianto.
«Non tornerai a casa?» le chiedo, anche se so già quale sarà la risposta.
«No. - risponde secca, infatti - Non voglio tornare in quella casa. Non voglio che loro sappiano»
«Terry, sai che è impossibile che non lo vengano a sapere, vivendo alla Riserva!»
«Allora me ne andrò io!»
«Non credo sia la cosa giusta da fare»
«Beato te, che sai sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato e ti permetti di stare davanti a tutti a giudicare. Non hai mai fatto sbagli?»
«A milioni. E' per questo che posso consigliarti. Non è giudicare, Esther. Sbagli il mio intento»
«Ma non cambia il problema. Io a casa non ci torno»
«Sei testarda come Sam»
«Non lo mettere in mezzo, zio Jake. Non sono affatto come lui» mi dice, iniziando ad agitarsi, mentre io rendo la mia presa su di lei più ferma.
«Sei esattamente come lui, Terry. E lo sai anche tu. Ti sei arroccata su una posizione e sarà difficile tirarti giù da lì, proprio come con Sam»
«Pensavo non volessi farmi una ramanzina» borbotta.
«Non è una ramanzina, Terry. Se ci fossero qui Joey e Jay potrebbero confermare quello che ti sto dicendo. Sto solo cercando di farti ragionare. E sto cercando di parlare con te da persone adulte»
«Però mi tieni in braccio perché non vuoi che possa fuggire»
«Se prometti di non farlo ti metto giù»
Terry rimane in silenzio. Non è un silenzio assenso, solo mancanza di repliche. Forse l'ha stupita il fatto che sappia esattamente cosa farebbe se la lasciassi camminare con le sue gambe. O forse sta semplicemente bene tra le mie braccia. Lei e Sam hanno esattamente lo stesso carattere, e, per quanto si vogliono bene, finché uno dei due non cederà non riusciranno più a dirselo. Ed è inutile battere di nuovo sullo stesso chiodo, che ormai è affondato completamente nel muro. A lei mancano i suoi genitori.
«Allora?»
«Non posso promettertelo» mi risponde, sottovoce. E' come un soffio di vento, ma riesco a distinguere nettamente le sue parole.
«Raccontami» dico. Poi rimango in silenzio. Continuo a camminare, senza dare peso al fatto che lei non parli. Sta raccogliendo le idee? Sta cercando le parole giuste per descrivere le sue emozioni? O forse mi sta solo ignorando? Non lo so, ma continuo a sperare che la piccola Terry che mi saltava al collo e mi raccontava le sue giornate continui a riapparire.
E' dura per me, vederla così scontrosa e arrabbiata con il mondo, e immagino soltanto quello che può provare suo padre.

«Potevi fare a meno di tirare fuori quella storia, Jake!» le grida di Sam arrivavano da fuori casa, non era ancora entrato e già sapevo che, se avesse ancora potuto, in quel momento sarebbe stato trasformato e pronto ad attaccarmi.
Mi affacciai alla finestra, per vedere chi fosse con lui. Era solo, e pronto a perdere il controllo.
Uscii di corsa, prima che uno dei miei figli più piccoli potesse andare incontro allo zio, rischiando di farsi male. Sono dei cuccioli mezzosangue, ma sono comunque dei bambini. Sono i miei bambini. E non voglio che possano farsi del male.
«Cos'hai, Sam!»
«Ho che Esther non mi rivolge più la parola. Ha scoperto quello che è successo davvero a causa del mio imprinting, e mi odia, Jake. Mi odia. Ed è colpa tua!» urlò, prendendomi a spintoni. Il forte tremore che lo percuoteva dalla testa ai piedi mi diceva che era vicino al limite, e che dovevo trovare un modo per calmarlo prima che si trasformasse ancora. La differenza con Paul, che aveva trovato in Rachel e nei suoi due figli la pace interiore, era notevole. Nonostante amasse con tutto il cuore la sua famiglia, Emily gli ricordava sempre le sofferenze che aveva imposto a Leah. Sam aveva amato davvero la sorella di Seth, ma il destino non aveva voluto che vivessero la loro esistenza insieme. Aveva in serbo Emily per lui, e la piccola Esther per il mio Ethan.
«Sam, mi dispiace» dissi.
«Lo sai cosa me ne faccio dei tuoi 'mi dispiace'? Mia figlia non mi riconosce più come padre, mi ha urlato contro, e mi è venuta a sbattere in faccia le posizioni che ha usato stanotte con tuo figlio!»
Vedere un uomo grosso come Sam resistere alle lacrime che gli pungevano gli occhi non è mai stato un bello spettacolo. E sono sicuro che se non fosse stato così provato avrebbe evitato di farsi vedere da me. Abbassò lo sguardo, fissandosi i piedi, mentre le prime gocce cominciavano a cadere a terra dai suoi occhi, confondendosi con la pioggia che scendeva dal cielo.
Lo abbracciai.
«L'ho... le ho dato uno schiaffo» reazione comprensibile. Avrei ucciso Seth, quando si è lasciato sfuggire quelle immagini dalla testa, ma di certo vederle dalla testa di Sarah, sapere che l'aveva fatto di proposito per ferirmi, sarebbe stato ancora peggiore.
Rimasi in silenzio.
«Non mi perdonerà mai»

«Non credo che lo perdonerò mai» la voce di Esther interrompe il fluire dei miei pensieri. Rivedere quella scena, Sam distrutto dal dolore come non l'avevo mai visto, è ogni volta un colpo al cuore. Per quanto il sangue dica che discendiamo da famiglie diverse, io e Sam siamo fratelli. Come sono miei fratelli tutti i membri del branco. Passato e presente. Beh, i giovani sono più miei figli. Ma siamo tutti una famiglia.
«Perché?»
«Perché mi ha nascosto la verità, zio Jake. Me l'ha nascosta! - si agita tra le mie braccia, cercando di nascondere le lacrime, ma non ci riesce. Continua a combattere per un po' poi si arrende, butta la testa indietro e dà sfogo al suo dolore - Perché me l'ha nascosto, zio?»
«Temeva che lo giudicassi, che cambiassi opinione su di lui. Ed aveva ragione. Esther, tuo padre ti vuole bene, non immagini neanche quanto. Non avrebbe mai voluto che tu venissi a sapere quello che aveva fatto in gioventù. Abbiamo commesso errori su errori, tutti quanti, nessuno escluso. Eppure, per qualche motivo, non siamo stati puniti per quegli errori, e siamo tutti felici con le nostre famiglie. A parte tuo padre. Lui è felice, con voi, ma continua a sentirsi in colpa. Non credere che per lui sia stato facile capire che Leah non gli era destinata. Non credere che non abbia sofferto anche lui per quella scelta che non era una scelta. E sì, ha fatto degli errori, ma credimi, li ha davvero pagati tutti»
«In che modo? Non mi sembra che la sua reputazione sia compromessa, che sia stato additato come un traditore! Anzi, è stato l'alfa del branco. L'esempio da rispettare per tutti voi. Il modello per tutta la tribù» urla, ritrovando la sua combattività. E' proprio la figlia di Sam. Decido di metterla con i piedi a terra. Non fuggirà, ormai l'argomento le interessa troppo.
«Esistono molti modi per punirsi, Terry. E uno di questi è non perdonare se stessi»
«Sembri avere esperienza in questo senso» mi dice, puntandomi addosso quegli occhi attenti che ha decisamente preso da sua madre.
«Diciamo di sì»
«Non hai intenzione di parlarmene?»
«No - rispondo secco - E non perché ti ritengo troppo piccola, ma perché non c'è assolutamente niente da dire»
«Con i tuoi figli ne hai parlato?»
«Se vuoi sapere perché tuo padre non ne ha parlato con te, devi chiederlo a lui»
«Me l'ha già detto, è perché mi considera ancora una bambina!»
«No, da bambina ti ci stai comportando rivoltandoti in questo modo, Esther»
«Dai ragione a lui?»
«No, ti sto dicendo le cose come stanno - parlo con voce calma, meravigliandomi della consapevolezza e della maturità che ho raggiunto. Anni fa, per una chiacchierata come questa, mi sarei avvicinato alla trasformazione in pochissimo tempo - Esther, comportandoti così sei tu che gli stai dando ragione. Perché ti fa tanto male sapere qualcosa alla quale neanche Leah pensa più?»
«Non è quello che so. E' il fatto che non mi abbia mai detto la verità, e che non abbia ritenuto importante dirmela»
I suoi occhi si riempiono nuovamente di lacrime, mentre l'attiro a me, per coccolarla esattamente come farei con i gemelli o con i cuccioli.
«Non sono una bambina, zio» dice, ma i fatti affermano l'esatto contrario. Rimane stretta nel mio abbraccio. Mentre continuiamo a camminare. Ben presto, siamo fuori dalla foresta, vicinissimi a casa di Embry. Improvvisamente vengo colpito da un'idea assurda, che proprio per questo motivo potrebbe funzionare. Facendo finta di non sapere dove sto andando, mi avvicino sempre di più alla casa.
«Harry... Harry esci di lì, piccolo testardo! Sei proprio figlio di tuo padre quando fai così!»

Esther

«Harry... Harry esci di lì, piccolo testardo! Sei proprio figlio di tuo padre quando fai così!»
Non ci posso credere! Zio Jake mi ha portata a casa dell'ultima persona con la quale voglio avere a che fare in questo momento. Non voglio avere altri motivi per odiare mio padre e mia madre, ho già i miei. Lo guardo furiosa, cercando di divincolarmi dal suo braccio che, fermo, mi tiene stretta a sé. Mi restituisce uno sguardo serafico, come se io non sapessi che l'ha fatto apposta.
Tutti così i maschi del branco. Bugiardi e manipolatori.
«L'hai fatto apposta. Almeno abbi il coraggio di ammetterlo» sibilo al suo indirizzo.
«Mi stai sfidando, ragazzina? Il coraggio non mi manca di certo. Sì, l'ho fatto apposta» sorride, e il mio cuore si incrina al vedere il suo sorriso. Lo stesso che ha Ethan. Porto una mano all'altezza del petto, e stringo la maglietta che mi accorgo solo ora di indossare. Zio Jake deve avermi dato la sua, visto che lui è a torso nudo.
Sbuchiamo da un angolo della casa di Leah e zio Embry e finalmente la vedo. Sembra molto più giovane di mia madre, anche se so per certo che hanno più o meno la stessa età. Per lei il tempo si è in qualche modo fermato, così come si è fermato per me. Il mio corpo è arrivato a piena maturazione nel giro di poche settimane dalla prima trasformazione, e poi si è come congelato. Non metto più su un etto anche quando mangio un po' di più, e questo è un bene, dato che ho sempre fame.
Il mio stomaco, come se si fosse improvvisamente reso conto di essere vuoto da più di dodici ore, gorgoglia in maniera imbarazzante.
«Hai fame?» Leah è china su quella che sembra la cuccia di un cane, probabilmente è lì che si è infilato il piccolo Harry, e non si volta nemmeno quando si rivolge a me.
«Sai com'è con un giovane lupo, no? - risponde zio Jake per me - Ti serve aiuto con quello lì?» aggiunge, sfoderando uno dei suoi sorrisi migliori.
«Magari! Lo sai che ti adora! Mentre tu tiri fuori Harry dalla cuccia di Leopold io vado a preparare qualcosa per questa signorina» fa finta di non conoscermi, o sta semplicemente cercando di mettermi a mio agio? E' una domanda che mi viene spontanea, anche se la seguo in silenzio. Mi ha del tutto spiazzata, e questo mi fa perdere la mia ormai quotidiana aggressività.
Mi siedo sulla sedia che mi mostra, una volta arrivate in cucina, e mangio in silenzio quello che mi mette di fronte. Ero davvero affamata.
Leah mi osserva mangiare, ma non dice una parola e zio Jake non è ancora entrato con Harry. Mi sembra strano che non sia ancora riuscito a tirarlo fuori dalla cuccia.
Finisco di mangiare, e, sempre in silenzio, Leah mi toglie il piatto da di fronte e lo lava, per poi rimetterlo al suo posto.
Finalmente si siede di fronte a me. Mi guarda, ma non apre bocca. Aspetta che lo faccia io?
«Grazie» le dico, più per il fatto che continua a fissarmi senza dire niente, che per educazione. Inizia ad essere inquietante.
Rimaniamo in silenzio per qualche altro minuto. Comincio ad innervosirmi, e sapere che lei continua a guardarmi non facilita di certo le cose.
Mi alzo in piedi, e mi volto verso la porta. Ho intenzione di andarmene di qui il più in fretta possibile. E' chiaro che lei non mi vuole qui, rappresento tutto ciò che le ha fatto più male in vita sua, e di certo non voglio sentirmi dire quanto ha sofferto a causa dei miei genitori. E davvero non capisco come zio Jake non abbia pensato alle conseguenze di quest'azione.
Perché è un uomo, Esther. Mi risponde la mia coscienza.
Mi avvio verso la porta di ingresso, e presa nelle mie decisioni, non mi rendo conto di Leah che mi segue nel soggiorno di casa sua.
Mi fermo davanti alla porta. Fuori c'è zio Jacob che mi aspetta, e devo capire cosa fare con lui. O meglio, devo capire come liberarmi di lui.
«Le somigli molto, sai?» mi volto ad osservare la fonte di quelle parole. Leah mi scruta, stringendosi le mani in grembo.
«Voglio dire... prima che...»
«Prima che lei e mio padre se la facessero alle tue spalle?»
«No, Esther. Prima dell'incidente»
«Chiamalo con il suo nome, Leah»
«Il suo nome è 'incidente'. Sam non avrebbe mai fatto nulla che potesse nuocerle»
«Io credo ci sia qualcosa di divino, in quello che è successo. Credo sia una sorta di punizione. Una punizione macabra, certo. Ma una punizione»
«Per anni ho creduto anch'io che fosse così. Anni passati a tormentarmi per non essere nata come la compagna ideale di tuo padre. Anni in cui ho cercato di convincermi che se fossi stata diversa, se fossi stata un po' meno me, allora lui avrebbe scelto me»
«E poi?» chiedo. Ora che ha iniziato a parlare, so che voglio ascoltare quello che ha da dire. Ho bisogno di farlo, devo sapere come ha fatto a perdonare mio padre. O perlomeno a capire quello che le ha fatto. Devo saperlo.
«Il poi, te lo racconterò dopo che ti sarai fatta un bagno caldo e ti sarai vestita decentemente»
«Non ho niente da mettermi»
«Quando avrai finito di lavarti l'avrai sicuramente. Perché credi che Jake ci stia mettendo tanto a rientrare?»
«Quando...»
«Quando ci siamo messi d'accordo? Mai. Ma Jake è abbastanza prevedibile, e il fatto che abbia Harry con sé mi permette di parlarti liberamente. E tu hai scritto chiaro in faccia che hai bisogno di parlare con qualcuno. Anche se sono pienamente convinta che non avresti mai scelto me»
«No, infatti»
«Ovviamente, il nostro patto comprende anche che tu mi racconti cosa ti ha spinta a fuggire di casa. E non provare a ribattere, signorina, perché questa è casa mia e le regole le faccio io» mi guarda seria, sfidandomi con gli occhi a dire il contrario. Il mio istinto mi dice di ribattere, di dirle che non è mia madre e che il suo comportamento non mi ispira proprio fiducia. Ma la mia ragione, alla quale ho deciso di dare ascolto, almeno per una volta negli ultimi due mesi, mi spinge ad annuire e a seguirla fino al bagno. Riempie la vasca di acqua bollente e ci mette dentro dei sali profumati alla lavanda. Nel bagno si forma una densa nube di vapore profumato.
«Puoi stare dentro finché vuoi. E se ti va puoi rimanere qui, per stanotte. Ma a due condizioni»
«Quali?»
«Domani vai a scuola. E finché sarai qui farai quello che ti dico io»
Leah sarebbe stata un ottimo lupo alpha. Chissà perché alle donne non capita mai, questo onore.
Annuisco. Lei esce dal bagno. Mi sfilo la maglietta di zio Jake, solo per rendermi conto di essere completamente sporca di fango. Chissà perché non mi ha dato fastidio, finora. Decido di non sprecare il meraviglioso bagno che mi ha preparato Leah, e me ne tolgo un po' di dosso prima di entrare nella vasca.
Una volta dentro, le preoccupazioni non esistono più. Mi rilasso completamente, e mi rendo conto che oggi, per un po' di tempo, non ho pensato ad Ethan. Ethan. Forse ha ragione lui. Forse non siamo abbastanza maturi per una relazione così intensa. Forse abbiamo davvero bisogno di un periodo lontani l'uno dall'altra.
Ma allora, se è così, cos'è questo dolore che continua a divorarmi dentro? Cos'è?
La porta si spalanca senza preavviso. Leah corre dentro e sembra affannata.
«Tutto a posto?» mi chiede. Mi dedica uno sguardo preoccupato, non capisco cosa voglia dire.
«Sì»
«Ti ho sentita urlare. Mi sono preoccupata» io? Ho urlato? Forse...
«E' per Ethan, vero? - mi chiede, mentre mette una mano nell'acqua - Tesoro, ma è gelata! Perché non sei uscita? Non l'hai sentita?»
Si affanna alla ricerca di un asciugamano grande abbastanza per avvolgermi, e alla fine ne trova uno. Di spugna morbida, giallo limone. Profuma di vaniglia.
«L'ultima stanza a sinistra. E' la camera che di solito usa Seth, ma non credo che gli dispiacerà. Ti raggiungo subito. Tempo di dire ad Embry che deve fare il bagno ad Harry!»
Entro nella camera che mi ha indicata. Dentro ci sono già le mie cose. I miei vestiti sono ammucchiati su una sedia. I miei libri di scuola, la mia spazzola, il mio cellulare.
Lo stringo in una mano. Poi lo apro, ed estraggo la sim. Lo abbandono smontato sulla toeletta. L'unico mobile della stanza se si fa eccezione per il letto e la sedia, che deve essere stata portata qui dalla cucina.
Afferro qualcosa dalla pila di vestiti e lo indosso. Non mi importa se i pantaloni non sono abbinati con la maglietta, o se quest'ultima non va bene per mostrarsi in pubblico. Non mi importa davvero di queste cose. Le facevo solo per rendermi carina agli occhi di Ethan. E ora lui non mi guarderà mai più.
«Mi dispiace che la stanza sia così spartana, Esther. Ma te l'ho detto, di solito la usa Seth quando non ce la fa più a stare con il gerontocomio! Mi chiedo perché ancora non abbia comprato una casa sua, sinceramente»
«Va benissimo»
«Ma zio Jake come sapeva che avrei accettato»
«Confida nelle mie opere di convincimento! - ride - E fa bene a fidarsi. Altrimenti si ritroverebbe senza clienti in pochi giorni, all'officina!».
Leah scherza, e ride. Chissà perché me la immaginavo triste e spenta. Una sorta di zitella acida, anche se con lei c'è lo zio Embry. Invece è felice.
Sorrido.
«Ehi, finalmente un sorriso a stiracchiarti le labbra! Ha ragione Ethan quando dice che quando sorridi ti illumini!»
«Te l'ha detto... Ethan?» le chiedo, con il cuore che riacquista un battito normale e la speranza nella voce.
«Sì, lo diceva sempre, quando ancora non stavate insieme. Ogni volta che ti vedeva sorridere era come se un fulmine lo colpisse»
«Ah» rispondo. Mi esce come un gemito di delusione. Non sapevo neanche cosa mi aspettassi. In fondo Ethan mi ha lasciata, e per un giusto motivo, d'altra parte.
«Esther cos'hai?»
«Niente. Mi manca»
«E' normale che ti manchi. Ma sei il suo imprinting, no? Tornerà da te, stanne certa»
«Come fai a parlarne così serenamente?» le chiedo. Un po' per distogliere l'attenzione da me, un po' perché sono davvero curiosa.
«Dell'imprinting, dici? - annuisco - Non c'è un motivo preciso. Un giorno lo odiavo, e il mattino dopo mi sono alzata ed ero convinta che non fosse colpa di nessuno. Che dovevo smettere di incolpare quella che ero per il fatto che tuo padre si fosse innamorato di un'altra. E' stato il giorno in cui ho ritrovato me stessa, e il giorno in cui ho imparato che andarmene da casa non era servito a nulla se non a fuggire dal mio cuore. Che era venuto con me, inevitabilmente. E' stato il giorno in cui ho capito che i problemi vanno affrontati. Tuo padre era il mio fidanzato, e tua madre mia cugina. Si sono innamorati. Sono fatti loro. La cosa che mi ha ferita di più, e questo l'ho capito solo dopo, è stato che non abbiano avuto il coraggio di dirmelo in faccia. Che abbiano fatto le cose di nascosto. Ma c'era l'imprinting di mezzo, ed è ovvio che tuo padre, che è ligio alle regole fino allo sfinimento, cercasse in ogni modo di tenermi lontana dalla verità vera, Esther»
«Ma quando l'hai saputo...»
«Quando l'ho saputo l'ho reputato una cosa spregevole. Uno spacca famiglie, un qualcosa di empio e malvagio. Ho sentito il bisogno di andarmene da qui perché tutto quello in cui credevo, in cui avevo creduto, non si era rivelato reale. Dovevo ritrovare me stessa, ma ci sono riuscita solo quando ho smesso di cercarmi. Per mia fortuna Jacob capiva il mio bisogno di allontanarmi dalla Riserva, e mi ha dato il permesso di andarmene. Sapeva che sarei tornata, e così è stato»
«Tu e zio Jake vi volete molto bene. - non è una domanda, il loro affetto è tangibile - Perché non vi siete mai messi insieme?»
«Non è quel tipo di affetto che mi lega a Jake, e non c'è mai stato, Esther. Ci vogliamo bene, ma come due fratelli. Ci rispettiamo, litighiamo e ci prendiamo in giro. Ma io sto bene con Embry, che è la mia metà perfetta, anche se non lo diresti mai, e la sua metà perfetta è Renesmee, anche se può sembrare strano, visto che è la sorellastra di due dei suoi figli. Ora però tocca a te, parlare.»
«Non c'è molto da dire, Leah. Ethan mi ha lasciata, e mi ha lasciata perché sono stata un'idiota completa. Ma lui doveva capire che quello che hanno fatto i...»
«Non mettere in mezzo i tuoi genitori per quello che è successo tra te ed Ethan, loro non c'entrano»
«Come possono non entrarci se è da loro che ho imparato che non ci si può proprio fidare di nessuno, neanche della persona più cara che abbiamo accanto?»
«Erano condizioni particolari, quelle, Esther. E se non ci sto più male io, che diritto hai tu di soffrirne?»
«Ma...»
«Perché non ti fidi di Ethan?»
«Perché c'è quella ragazza che gli sta sempre intorno, ed io ho paura che...»
«Esther, lui quella non la vede neanche. Non so chi sia, ma sono sicura che non la vede. Tu sei il suo imprinting, e stavate insieme. Aveva tutto quello che gli serviva, perché sarebbe dovuto andare a cercarlo altrove?»
«Non lo so, ma avevo lo stesso paura... era lontano, e poi...»
«E poi?»
«E poi si confidava tanto con il suo compagno di stanza, dato che non parlava con Sarah, e poi Sarah ha ricominciato a chiamare, e Ethan stava iniziando a riprendersi dalla litigata, e io avevo paura che litigassero ancora e così...» mi fermo per riprendere fiato, ma anche e soprattutto perché ripetendo ad alta voce le cose che ho continuato a dirmi per quasi due settimane, non mi sembrano poi così buone.
«E così?»
«Così, mentre Ethan si faceva la doccia, ho sostituito la sua scheda del cellulare con la mia. Sapevo per certo che zio Jake e Sarah non lo chiamavano più da tempo, e al campus ha solo due amici, e con uno dei due ci abita insieme»
«E' per questo che vi siete lasciati?» annuisco.
«Esther, forse è un bene che sia successo ora. Devi lavorare un po' su te stessa. Assumere le tue responsabilità, diventare meno intransigente ed imparare a vedere le infinite sfumature di grigio che ci sono tra il bianco ed il nero. E non guasterebbe imparare a riconoscere anche qualche sfumatura di colore»
«Mi aiuteresti?»
«Me lo stai chiedendo o vuoi sapere se lo farei nell'ipotesi che tu voglia chiedermelo?»
«Te lo sto chiedendo»
«Sì, ti aiuterò»

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